Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (40-11821)

von Alfredo Trombetti

an Hugo Schuchardt

Bologna

19. 12. 1912

language Italienisch

Schlagwörter: Westermann, Diedrich Hermann Möller, Hermann Radloff, [Wilhelm Friedrich] Meinhof, Karl Lepsius, Karl Richard Schleicher, August Schuchardt, Hugo (1912) Radloff, Wilhelm Friedrich (1882–1883) Trombetti, Alfredo (1905) Trombetti, Alfredo (1907) Meinhof, Carl (1912) Meinhof, Carl (1909) Westermann, Diedrich (1911) Nekes, Hermann (1912) Nekes, Hermann (1913) Schuchardt, Hugo (1912) Marré, Ernst Carl (1901) Langdon, Stephen (1911)

Zitiervorschlag: Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (40-11821). Bologna, 19. 12. 1912. Hrsg. von Bernhard Hurch (2015). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.3169, abgerufen am 09. 06. 2026. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.3169.


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Bologna, 19 dicembre 1912

Riverito e caro Professore,

Già da molto tempo desideravo scriverle anche per ringraziarla delle graditissime sue pubblicazioni, ma volevo scriverle piuttosto a lungo e il tempo veniva sempre a mancarmi. E anche ora non potrò estendermi quanto vorrei.

In primo luogo La ringrazio per avermi citato più volte. Ciò mi torna tanto più gradito in quanto che molti affettano di non accorgersi de’ miei lavori pur togliendo da essi quello che fa al caso loro. Molti poi arrivano alle medesime conclusioni alle quali ero pervenuto io, e non si credono in obbligo di citarmi. Ma questo potrà durare solo fino a un certo punto.

Con grande piacere ho letto il suo lavoro «Nubisch und Baskisch».1 Una connessione molto stretta fra i due idiomi non si può ammettere, credo, e anche Lei non l’ammette di certo; ma, data la stretta relazione del Nubiano col Camitico propriamente detto (non già col «Sudanese» – tipo Ewe – come vuole Westermann), la connessione col Basco si comprende. Anzi, le lingue |2| dell’Africa settentrionale, in genere, presentano spesso delle mirabili concordanze col Basco. Così il Basco hiru 3 trova un ottimo riscontro nel ga-χkir, ankró 3 del gruppo Logone (*kiro).

Venendo ai particolari, devo darle ragione per quel che riguarda B. gizon ecc. (pag. 5). Quanto alle parole che significano ‘destra’, io veramente sono d’accordo con Lei e la divisione nj-amo della parola del Pul vuol soltanto significare che in njam- ‘mangiare’ il nj- non fa parte della radice, che è in ultima analisi am (onomatopea, cfr. Bantu nj-ama carne). In moltissime lingue, anche fuori dell’Africa, la ‘destra’ è la ‘mano del mangiare’.

Mi permetto di aggiungere che le forme ag- e ab- per ‘bocca’ sono probabilmente parallele fino da tempi remotissimi. Così secondo Moeller l’Indoeur. au̯-s ‘bocca’ deriva da * ap-s e va col Sem. ap-, mentre le lingue turche hanno au̯-z ecc. da aγ-s (Radloff 73).2

Le forme del nome ‘formica’ da Lei esaminate si avvicinano assai |3| al tipo di cui ho trattato io in U. 27 e Cr. 109 (si può aggiungere, fra altro, il Finnico kusi- Donner I 20, il Jucaghiro yoya-kondža ecc.).3

Per i sostantivi berberi in -im osservo soltanto che Meinhof, Die Sprachen der Hamiten,4 non ne ha riconosciuto l’origine. Il detto lavoro mi sembra molto frettoloso e poco di nuovo vi ho trovato. Tra le comparazioni lessicali ne trovo parecchie di scarso valore, altre impossibili o inverosimili a cagione de certi trapassi fonetici non dimostrati. Inoltre Meinhof non discute le comparazioni e perciò non ne trae l’utilità che si potrebbe trarre (cfr. per esempio Nama //gara‑b pag. 238).5 Un grave errore comune a Westermann e a Meinhof è quello di avere incluso nel Sudanese – tipo Ewe – il Nuba e il Kunama col Dinka. Quanto alla inclusione dell’Ottentoto nel Camitico, può andare; ma circa la posizione del Pul io ho ancora i miei dubbi, perchè Meinhof non ha esaminato affatto le relazioni del Pul col Serer, col Wolof, col Fada ecc.

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In generale, i considero come pericoloso trarre vaste conclusioni dall’esame di poche lingue scelte arbitrariamente. Westermann ha avuto il coraggio di ricostruire un Ur-Sudanisch fondandosi su cinque lingue della regione occidentale (le tre lingue della regione orientale sono camitiche)! E quelle cinque lingue sono poi tra le più logore, mentre verso il fiume Senegal e nel centro se ne trovano di assai arcaiche e infinitamente meglio conservate. Perciò non fa meraviglia se Westermann non ha potuto riconoscere la connessione col Bantu – che pure è così evidente – e se ha potuto considerare come caratteri primitivi quelli che sono invece indizi di decadimento fonetico e morfologico (cfr. il passo di R. Lepsius citato in U. pag. 248). Il monosillabismo e i toni sono una conseguenza di tale decadimento, come nelle lingue indocinesi.

Un errore gravissimo di Westermann6 è quello di avere ammesso un preteso suffisso ḷi nelle lingue sudanesi, mentre e facile vedere che tale elemento è radicale e, dove manca, è scomparso. A pag. 109 n. 9 abbia|5|mo S. báḷi ‘schnell’ con un preteso suffisso -ḷi, che sarebbe una delle caratteristiche del Sudanese. Ma nel Jaunde – lingua bantu della sezione di nord-ovest – abbiamo m̥-bí Schnelligkeit accanto a m̥-bil e questa è certo forma più antica di quella, cfr. Etón m̥-mil = m̥-bil, Duala mila = m-mila = m-bila  schnell, anche mula = m-bula ecc. e forse attraverso il Nilotico si giunge fino al Semitico afila, afira ecc. e Greco ἄφαρ, v. Moeller W. pag. 1. Chissà per quanto tempo l’errore di Westermann trarrà altri in errore. – Che i toni dello Ewe ecc. attestino la caduta di sillabe finali, è dimostrato ormai dagli studi di Nekes sul Jaunde.7 Lo Ewe sta per *béle mentre blé sta per *belé (W. pag. 31), ecc.

Vengo ora al suo lavoro ‘Bari und Dinka’.8 Non sono più in grado di trovare la fonte donde ho tratto l’Isubu a-su egli : a-si essa (forse da Christaller o da Schleicher). Ma l’esistenza di tali forme è certissima, cfr. Ewe (Westermann) a-tsú Männchen, Ehemann : a-si Weibchen, Ehefrau, poi, oltre alle forme |6| citate in Pron. pers. 345, Banda u-su, zu uomo : ya-si, ya-ze donna. Quanto al Pul moll-u : moll-i-l, la notizia deriva da Barth, ma non da pag. 190, bensì da pag. CXXXVIII, ove quelle forme sono citate espressamente per il genere (nel testo inglese: ‘a peculiar formation’). Era dunque facile essere tratto in inganno. Non resta altro che l’affinità tra il femminile e i diminutivi, cosicchè lo -i- di -i-l può essere il segno della classe inferiore (femminile–neutro, diminutivo ecc.) contrapposto a ­-u.

A pag 26 trovo āri Fluss : n-āre Wasser. Iotrovo una meravigliosa corrispondenza col Dravidico: Tamil āṛu Mal. āṛa Tel. ēru Yerukala āru Fluss, ma Brahni n-ala. Anche in altri casi il Brahni ha un prefisso n-, per esempio in n-at, n-aṭ Bein, Fuss di fronte a Tamil e Canarese aḍi Mal. aṭi Telugu aḍugu.

A pag. 30 Ella dice che io ho seguito ki- verso il nord, andando |7| forse troppo oltre. Può essere. Ma quanto allo Hausa kiši sete, devo dire che io seguii Marré, Die Sprache der Hausa (Hartleben),9 il quale a pag. 33 spiega ki-ši con ‘Sache, Notwendigkeit des Trinkens, Durst’ e aggiunge ki-tše ‘die Sache vom Essen, die Korpulenz’ da tše mangiare.

Lo Arabo šai’ ‘cosa’ secondo le leggi fonetiche determinate da Moeller ha š da ki e risale a *, donde šī e per dittongazione šai’ (con’ inorganico). Credo dunque che non vi siano difficoltà fonetiche.

A pag. 39 Ella dice che io non dovevo dividere il Madi mudri 10 in mud-ri. Qui credo di aver ragione io. Il Madi ha mudí-ri 20, mudi-na 30, cfr. Anidi modu-ri 20, mudi-ná 30. Ora per 10 abbiamo anche A-Lendú dre, Wa-Legga o Ba-Lega dre, e qui il dr non rappresenta un suono unico, poichè accanto a dre il Lendù ha dir e diri-, per es. diri-tó 10x4, dré dir 10x10. Non credo che si possa staccare mudri per *mudiri da questo diri.

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Le parole significanti ‘ombra’ citate a pag. 40 sono interessanti per molti rispetti. Al Madi an-zǘlo̥ da an-diulo corrisponde il Sumerico andùl shadow (Langdon, A Sum. Grammar pag. 211)!10 La cosa ha importanza per la questione della reale esistenza del Sumerico, questione che sarà argomento di un mio prossimo lavoro.

Intanto sto terminando la 2a parte dei ‘Numerali’. La classificazione delle forme mi ha dato dei risultati importantissimi.

La glottologia recentissima va rapidamente avviandosi nella direzione da me indicata. Già anche Meinhof non riconosce più alcun abisso tra il Bantu e il Camitico. Il gruppo Sudanese è nato morto: esso sarà spartito fra il Bantu e il Camitico.

Ma ormai questa lettera sta per diventare troppo lunga.

Io faccio a Lei i migliori auguri per l’anno prossimo, e specialmente l'augurio che Ella possa attendere ancora per molti anni agli studi bellissimi ai quali ha rivolto la sua mente sempre così lucida.

Con antico affetto suo devm̃o
Alfredo Trombetti


1 Schuchardt (1912a).

2 Radloff (1882).

3 Trombetti (1905 und 1907).

4 Meinhof (1912).

5 Meinhof (1909).

6 Westermann (1911).

7 Bis dato war von Nekes offenbar nur Nekes (1912) erschienen. Danach folgten noch weitere Arbeiten zum Jaunde. 1913 sollte dann „Die Sprache der Jaunde in Kamerun” erscheinen. Vielleicht kannte Trombetti dieses Werk bereits.

8 Schuchardt (1912b)

9 Marré (1901).

10 Langdon (1911).

Faksimiles: Universitätsbibliothek Graz Abteilung für Sondersammlungen, Creative commons CC BY-NC https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ (Sig. 11821)