Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (38-11819)

von Alfredo Trombetti

an Hugo Schuchardt

Bologna

10. 04. 1910

language Italienisch

Schlagwörter: Möller, Hermann Uhlenbeck, Christian Cornelius Pedersen, Holger Finck, Franz Nikolaus Ginneken, Jacques van Meillet, Antoine Wulff, Frederik Amadeus Barth, Johann Ambrosius (Hans) Meinhof, Karl

Zitiervorschlag: Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (38-11819). Bologna, 10. 04. 1910. Hrsg. von Bernhard Hurch (2015). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.3167, abgerufen am 31. 01. 2023. Handle: hdl.handle.net/ 11471/518.10.1.3167.


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[Regia Università di Bologna / Facoltà di Filosofia e Lettere
Addì] 10 aprile [19]10

Riverito e caro Collega,

Molto ho gradito la sua lettera, alla quale rispondo con ritardo cagionato da una mia assenza da Bologna.

Io non ho letto le parole che il S. scrisse contro di me, ma seppi a suo tempo quanto egli aveva detto davanti ad un pubblico di signori e signore più o meno incompetenti. Si tratta di una delle solite vigliaccherie de’ miei avversari italiani, i quali sanno bene che in una discussione serio con me rimarrebbero schiacciati. Ma sarebbero capaci di una discussione seria codesti signori? Dato anche che la passione non facesse loro velo, non sarebbero davvero i cultori di campi linguistici ristrettissimi i più adatti a discutere problemi di glottologia generale. Io osservo che sono appunto i glottologi più insanabilmente miopi che affettano disprezzo per i miei studi, mentre |2| altri che sanno spingere lo sguardo oltre al campo trito ( Moeller, Uhlenbeck, Pedersen, Finck, Van Ginneken ecc.) non sono per principio avversi alla dottrina che io sostengo. Chi mostra di conoscere bene i miei lavori è Jac. van Ginneken, il quale in uno scritto recente sullo stato presente della glottologia genealogica (De huidige stand der geneal. taalwetenschap*), dopo avere parlato dei lavori di altri, viene ad esaminare le cose mie notando imparzialmente ciò che gli sembra da approvarsi e ciò che secondo lui son si potrebbe accettare. Egli fa notare che molte delle mie conclusioni concordano con quelle raggionate da altri. E infatti io potrei ora formare una lunga lista di argomenti in cui mi sono incontrato con altri ed di conclusioni mie confermate poi dagli studi di altri glottologi. Ora è impossibileche la medesima cosa sia vera quando è affermata da altri e falsa quando è affermata da me.

Ho coscienza di non meritare il trattamento ostile usato verso di me. Anche soltanto  con la raccolta del materiale linguistico disperso credo di rendere un servizio alla scienza, |3| di questo almendo si dovrebbe tener conto. Perciò dico che verso di me non si usa giustizia e non si è imparziali. Infatti delle cose mie si tace o si parla con affettato disprezzo, mentre io vedo ad ogni momento lodati lavori privi di valore.

Molto mi nocque l’attacco di Meillet nella Revue critique. Posteriormente egli ha modificato alquanto – se non m’inganno – il suo linguaggio, e, toccando dell’ultima parte dei Pron. Pers. e del lavoro sull’Etrusco,*(*) ha per lo meno ammesso l’ampiezza delle mie cognizioni linguistiche e ha riconosciuto ch’io studio coscienziosamente sulle fonti migliori. Avrei pensato di mandargli in omaggio qualche mio lavoro; farei bene?

Sento vivo il bisogno di un conforto morale. Vi sarebbero due vie, mi pare. Se si potesse ottenere la mia nomina a socio corrispondente di qualche Accademia o Società estera, in Italia l’ostilità cesserebbe come per incanto. Io non ho nessuna ambizione, ma nel momento presente una siffatta nomina mi farebbe un bene grandissimo. Io La scongiuro, caro Professore, se può aiutarmi in ciò, lo faccia e darà a me nuova vita. La parola autorevole sarebbe certamente ascoltata, |4| e poi Ella potrebbe forse trovare consenzienti nella proposta alcuni colleghi come Uhlenbeck, Moeller e altri.

L’altra via sarebbe quella di ottenere la mia collaborazione a qualche rivista straniera. Ma a quale? Non saprei. Certo la prima via sarebbe la migliore, e la collaborazione potrebbe poi venire da sè. Per qualche rivista straniera io potrei trattare di nuovo la questione etrusca oppure potrei esaminare le lingue indoeuropee alla luce degli altri gruppi linguistici, ecc.

Aiutandomi in questo difficile momento Ella acquisterà un nuovo titolo alla mia gratitudine.

In questi ultimi tempi ho rivolto la massima attenzione ai problemi di fonologia. Oscuri per molto tempo mi erano rimasti i suoni laterali che si trovano nell’Ottentoto, nel Cafro ecc., nel Caucasico, nell’Ostjaco, e in lingue paleoasiatiche e americane (altrove sono rari). Ormai mi sono convinto che tali suoni provengono dall’azione die j; da tja, per esempio, si ha generalmente tsa, sa, ma alcune lingue danno tla o sim., e così da χja si ottiene χla (Avaro χlab- Ʒ da *χjab-), da lja si ha tla o thla (θla) ecc. Il fenomeno è accertato, ma quale potrà esserne la spiegazione fonetica? Nel campo romanzo si |5| trova qualche cosa similie? Uno svolgimento di l si ha nello Slavo: plj da pj, mlj da mj (zemljā terra da *zemjā); ma soltanto dopo labiale.

L’articolo pubblicato recentemente da Wulff nella ZDMG sulla formazione delle radici bisillabe del Malese ha grande importanza per le applicazioni che si possono fare alla formazione delle radici bisillabe del Semitico con deduzioni per le corrispondenti radici dell’Indoeuropeo. Il Wulff dimostra che le radici malesi diventano bisillabe per una specie di «distrazione» (così la chiemerei io) con inserzione di -j-, -w- o -h-, per es. schematicamente dar: dajar, dawar, dahar. I verbi con -j- e ­-w- corrispondono ai verbi mediae j e w del Semitico, quelli con -h- hanno nel Semitico ­-h- o -ḥ- o altra laringale. Per esempio ‘girare, voltare’ è

nel Malese e nel Semitico

d-r- d-r-(r-)

d-w-r- d-w-r

d-h-r- d-h-r-

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Anche l’Indoeuropeo ha le medesime formazioni (con t = d): t-r- in τόρ-νο-ς, t-w-r- nel Lit. tveriū ecc. (v. Moeller). Che cosa corrisponde qui alle forme con -h- o -ḥ- ? Forme con esplosiva aspirata ! Per esempio accanto a kap- ‘capere’ abbiamo ghap- (anche ghab- e ghabh-) da *gaháp- (per *kaháp-) che corrisponde esattamente al Semitico gaḥáp-. Così si dimostra in modo evidente l’origine secondaria delle aspirate indoeuropee. L’importanza di questo è evidentemente grandissima.

Credo poi di poter dimostrare quale è l’origine delle spiranti semitiche. Come nel Bantu, esse sono dovute all’influenza di ī, j oppure ū, v. Per esempio ث ɵ deriva da tu.

Vengo ora alle lingue nilotiche. Prima di tutto metto volontieri a Sua disposizione quanto io possiedo, cioè i lavori di Beltrame, die Colombaroli*(**), il Barth e altro che ho. Ma Ella dice che non può valersi di libri prestati e vorrebbe invece acquistarli. Perchè non incarica Harrassowitz o qualche altro libraio di procurarle quei libri? Nei cataloghi si trovano solo qualche volta.

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La Gramm. e Voc. della lingua Denka del Beltrame fu pubblicata nelle Memorie della Soc. geogr. italiana, vol III. Così pure il lavoro sull’Akka. Poche parole scilluk si trovano in «Il fiume Bianco e i Dénka» del medesimo autore (Verona 1881). Assai di più c’è in «Lingu. Ergebnisse» di Schweinfurth (Bongo, Sandeh, Kredj, Golo, Dinka, Dyur o Scilluk). Negli Atti del XIV Congresso degli Orientaliti (Algeri) M. Gaudefroy-Demombynes ha pubblicato molti «Documents sur les langues del’Oubanghi-Chari», ma siamo lontani dal Nilotico. Meinhof nelle pubblicazioni del Seminarium di Berlino ha qualche cosa sullo Ndorobo con raffronti lessicali co altre lingue nilotiche (Mitteilungen des Seminars ecc. Afrik. St. X, ivi è anche uno studio eccellente di Focken sul verbo del Masai), sullo Mbulunge e Mbugo. Tutte le fonti fino al 1883 sono indicte in «A sketch of the Modern Languages of Africa» di Cust, ma per lo più si tratta di vocabolari raccolti da viaggiatori, specialmente da Marno.

Stia bene e si ricordi del suo

affm̃o

A. Trombetti

*Tijdschr. v. Ned. Taal- en Letterk., XXVIII

*(*) Il Trop mi scrisse dichiarando di credere ch’io avevo rettamente determinato la posizione linguistica dell’Etrusco e van Ginneken ]si[ dice «ganz und gar einverstanden».

*(**) Di Colombaroli c’è anche un’edizione francese (Cairo).

Faksimiles: Universitätsbibliothek Graz Abteilung für Sondersammlungen, Creative commons CC BY-NC https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ (Sig. 11819)