Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (25-11806)

von Alfredo Trombetti

an Hugo Schuchardt

Bologna

26. 10. 1905

language Italienisch

Schlagwörter: Müller, Friedrich Schmidt, Wilhelm Uhlenbeck, Christian Cornelius Curr, Edward Micklethwaite (1886–1887) Delafosse, Maurice (1904) Müller, Friedrich (1876) Uhlenbeck, Christian Cornelius (1903) Uhlenbeck, Christian Cornelius (1905)

Zitiervorschlag: Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (25-11806). Bologna, 26. 10. 1905. Hrsg. von Bernhard Hurch (2015). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.3154, abgerufen am 09. 06. 2026. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.3154.


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Bologna, 26 ottobre 1905

Riverito e caro Collega,

La ringrazio molto vivamente della Sua cartolina e della notizia che mi ha dato, che cioè il mio libro s’ignora dai più perfino l’esistenza nei luoghi da Lei visitati. La cosa naturalmente mi dispiace, ma l’avevo in parte preveduta. Forse fu un errore il mio di affidare il libro, per comodità, ad un editore di Bologna, mentre avrei potuto darlo all’Hoepli di Milano e ad altri. Si aggiunge la circostanza che la lingua italiana è conosciuta da pochi stranieri. Il titolo poi del libro, se da una parte può avere stuzzicato la curiosità di alcuni, d’altra parte può anche aver suscitato qualche diffidenza. Ma io sono rassegnato: quanto più approfondisco e allargo i miei studi, tanto più mi persuado che mi sono messo per una via buona. Il tempo mi darà ragione.

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Intanto però è giusto quello che Ella dice. Bisogna che il libro sia conosciuto, perchè la gente se ne occupi. Dagli Stati Uniti d’America mi venne la proposta di far tradurre l’opera in inglese. Pare anzi che la traduzione sia già avviata. Se il compenso sarà equo, io concederò ben volontieri l’autorizzazione e così il mio libro potrà uscire in veste anglo-americana, con molte aggiunte e con molti miglioramenti.

Quest’anno ho avuto la soddisfazione che un mio scolaro ha scelto la mia materia per la sua dissertazione di laurea. Io stesso gli suggerii il lavoro: uno studio comparativo lessicale delle lingue dell’Australia fondato sul copioso materiale raccolto dal Curr.1 Ne è venuto fuori un contributo eccellente per la linguistica dell’Oceania. Il mio scolaro ha dimostrato l’esistenza di non pochi prefissi nelle lingue australiane (come nelle andamanesi), mentre finora si ammettevano solo dei suffissi e si vedeva in ciò un ostacolo ad un nesso delle lingue dell’Australia con le lingue maleopolinesiache. Di più egli ha dimostrato con centinaia di ottimi raffronti lessicali che le lingue della Tasmania e quelle papuane della Nuova Guinea inglese e germanica sono strettamente affini alle lingue australiane. Egli estenderà poi le sue ricerche |3| anche alle lingue andamenesi, e così confermerà l’esistenza del gruppo andamenese–papua–australiano da me già affermata.

Un professore mio amico ha preso in esame il materiale lessicale e grammaticale di 60 lingue circa parlate in Africa nella Costa d’avorio, materiale fornito da un libro di Delafosse.2 Esse lingue rientrano tutte nel gruppo bantu.

Io non sono stato in ozio. Quanto all’Africa, ho dimostrato (a me stesso) che la lingua degli Akká quale ci fu fatta conoscere alla meglio da Beltrame3 rientra nella famiglia equatoriale di F. Müller4 ed è assai vicina alla lingua dei Mangbettu o Mombuttu. In tal modo sarebbero classificati – linguisticamente – i famosi pigmei Akká e mi fa meraviglia che la cosa non sia stata riconosciuta prima. In generale, molto ho lavorato intorno alle lingue della zona africana centrale, alcune delle quali sono più camitosemitiche che bantu, mentre la maggior parte rientrano nel Bantu. Interessante è stato lo studio delle reliquie dei prefissi nominali.

Maggiormente ho lavorato intorno alle lingue americane. |4| Seguendo il suo consiglio, ho cominciato dall’America meridionale, quantunque io abbia già «attacato» il continente nuovo in più punti strategici. La Terra del Fuoco presenta il vantaggio che le affinità linguistiche vi si devono cercare solo in una direzione. Le tre lingue fuegine Ona, Yagan e Alakaluf sono profondamente distinte fra di loro, benchè non manchino gli elementi comuni. Ho stabilito con assoluta certezza il nesso Ona – Patagonico e l’ho seguito anche al Nord. L’America centrale è un altro punto strategico. L’eschimese per me è l’anello di congiunzione fra le lingue americane e le eurasiatiche.

Intanto la copia dei fatti cresce e io ho bisogno di pubblicarli. Mi sono persuaso che mi è assolutamente necessario pubblicare un periodico che raccolga i miei studi e quelli di coloro che volessero lavorare nella direzione che io ho indicato e che ha per limite – come direbbe un matematico – l’unità. Si tratta di riduzioni graduali e di classificazioni genealogiche. Manca finora una Rivista che sia come l’organo centrale |5| di siffatti studi. Dopo aver stabilito tanti gruppi linguistici anche minuscoli, ora i glottologi tendono in ogni parte alle unificazioni e alla formazione di gruppi sempre più vasti. Ella avrà visto come W. Schmidt affermi ora recisamente il nesso genealogico Mon-Khmer – Maleopolinesiaco. Lo Schmidt è un buon conoscitore di ambedue i gruppi.

Io spero di poter iniziare la pubblicazione della mia «Rivista di glottologia generale» nella prossima primevera. Non conto che sulle mie povere forze, intellettuali e materiali. Un inconveniente sarà certo l’uso della lingua italiana.

Non ho letto finora alcun giudizio veramente competente sul mio libro. Temo che non se ne putrò leggere molti. Se il critico vuole verificare il materiale lessicale, farà opera faticosa e inutile, perchè esso materiale è tolto da ottime fonti e riferito con esattezza scrupolosa tanto nella forma quanto nel significato; se poi vuole verificare anche le analisi grammaticali, dovrà studiare la struttura |6| grammaticale di moltissime lingue, ossia dovrà rifare quasi il lavoro che ho fatto io e senza necessità. Se invece il critico prende il materiale come un dato e intende di esaminare il valore dei raffronti, il suo compito sarà assai semplificato. Credo pertanto che molti sarebbero in grado di dare un giudizio sul mio libro. E tale giudizio dovrebbe essere, a mio parere, complessivo, cioè si dovrebbe dire se la dimostrazione sembra più che sufficiente. – Del resto, è assai difficile che un altro possa giungere al grado di persuasione al quale sono giunto io, che lavoro ogni giorno per il mio intento e vedo ogni giorno moltiplicarsi le prove e accumularsi le conferme, senza che le possa comunicare agli altri.

Il Prof. Uhlenbeck mi mandò gentilmente in dono due suoi lavori sul Basco (Beiträge zu einer vergleich. lautlehre der bask. dialecte, e De woordafleidende suffixen van het Baskisch).5 Io gli mandai in contra|7|cambio il mio libro ed egli, ringraziandomi, mi scrisse che l’aveva già visto e che io avevo dimostrato tutto quello che per ora poteva essere dimostrato, cioè che è un dogma il credere nella pluralità d’origine del linguaggio. Senonchè questo non aveva veramente bisogno di essere dimostrto, io credo. L’Uhlenbeck considera il mio libro come prematuro, e in un certo senso ha ragione, ma ... die Wissenschaft wäre nie vorgeschritten, hätte sie nie vorgegriffen. Del resto l’Uhlenbeck riconosce che io ho felicemente posto in chiaro non poche cose.

Una recensione molto favorevole del mio libro publicò nel numero del 27 settembre scorso del giornale berlinese «der Tag» il Dr. A. Wirth, libero docente a Monaco; ma il Wirth non è un glottologo.

E qui in Italia? Ahimè, che miseria! I «competenti» tacciono o per soverchia modestia o per soverchia prudenza. So che ve ne sono alcuni che, se potessero, |8| mi attaccherebbero volontieri. Piccole miserie umane! Conviene però che stiano attenti, se non vogliono mostrare, fra altro, la loro ignoranza anche in ciò in cui si vantano «specialisti». In un articolo – peraltro assai benevolo – comparso nella „Nazione” di Firenze si facevano le meraviglie perchè io a pag. 66 avevo scritto che l'indoeur. luk- (lat. lux, gr. λευκό-ς ecc.) deriva da welk-: eppure v. Brugmann Grundriss I2 pag. 260; perchè avevo identificato (pag. 111) il turco et-me-(k) pane col greco om. ἒδ-με-(ν-αι) mangiare: eppure ognuno dovrebbe sapere che etmek significò in origine „mangiare, il mangiare”. Ma non conviene fermarsi oltre su codeste minuzie.

Manderò qualche copia del mio libro alle principali riviste. Se Ella desidera di averne per i suoi amici, me lo dica, che sarò lieto di metterle a sua disposizione.

Augurandole la salute che desidera, mi confermo con affettuosa devozione

Suo

Alfredo Trombetti


1 Curr (1886-87).

2 Delafosse (1904).

3 Trombetti bezieht sich offenbar nicht auf ein spezifisches Werk von Giovanni Beltrame.

4 Müller (1876-1887).

5 Uhlenbeck ( 1903 und 1905).

Faksimiles: Universitätsbibliothek Graz Abteilung für Sondersammlungen, Creative commons CC BY-NC https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ (Sig. 11806)