Clemente Merlo an Hugo Schuchardt (20-07093)
von Clemente Merlo
an Hugo Schuchardt
02. 10. 1909
Italienisch
Zitiervorschlag: Clemente Merlo an Hugo Schuchardt (20-07093). Porto Valtravaglia, 02. 10. 1909. Hrsg. von Frank-Rutger Hausmann (2019). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.11067, abgerufen am 12. 02. 2026. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.11067.
Illustre Signor Professore.
Grazie infinite della Sua dolce cartolina, la quale mi prova ancora una volta la squisita bontà dell’animo suo! Anch’io son malato di nervi; e le mie sofferenze son fatte maggiori dalle calunnie che, e qui e fuori, il Prof.re M. G. Bartoli va spargendo sul conto mio. Chi mi conosce di persona, e sa di quale amore ami la scienza e come io sia incapace di azioni disoneste e malvagie, non le raccoglie; chi non mi conosce, o del Bartoli è amico, spesso vi crede e da ragioni morali è tratto a darmi torto pur nel campo scientifico. Quel suo “zu empfindlich” mi fece credere che le calunnie dell’avversario avesser potuto un poco anche su di Lei; e poiché io La venero ed amo con tutto l’animo, ne provai vivissimo dolore. Ora son mortificato di aver dubitato di Lei e gliene chiedo perdono. Ripensandoci a mente serena, mi pare anzi di meritare intero il suo “zu empfindlich”; chi mi tocca, non nel poco che ho fatto in questi anni tribolatissimi; ma nelle questioni vitali della nostra scienza, in quel che a me sembra il vero, mi trova “zu empfindlich”. Chi ama davvero, lo deve essere a parer mio.
Io non so concepire un vero amante se non geloso, gelosissimo di perdere il suo bene; la |2| gelosia è per me l’indice, il segno, del vero amore. Chi fa della scienza una mercatura, vive alla giornata, pago di sbarcare il lunario. Chi, dopo maturo esame, sposa una causa, una idea, deve essere pronto a morire per quella, se occorre. Io dissi in quelle pagine quel che pensavo, incurante del mio avvenire, ben sapendo che i giudici eran per lui; io lo ripeterò fino alla morte. Insieme volli difendere l’Ive che so ottima persona, ancorchè non addentro nelle questioni della nostra scienza, dalle contumelie che gli aveva addensato contro quell’uomo. Soprattutto mi parve di dover protestare contro certi metodi che la scienza non dovrebbe conoscere; gli scritti scientifici non sono libelli, giornaliuoli di cittadine, dove trionfa l’anonimo e la ingiuria villana.
Grazie del suo opuscolo, denso di pensiero come tutte le cose sue, e una preghiera, quella di seguitare a voler bene
al dev.mo e # ma suo
C. Merlo
Portovaltr., 2 ott. 1909
