Il Filosofo alla Moda: Lezione CCXL
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Lezione ccl.
Alli Padri negligenti nell’ allevare i proprj Figli.
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Brief/Leserbrief
Sig. Filosofo.
IN qualità di Filosofo alla Moda avete
diritto di censurare tutto ciò che non ha buona grazia,
o che riesce disgradevole alla natura. Parmi che frà
tutti gli obbietti di questo ordine, non ve ne sia
alcuno sì disgustoso, quanto lo scandaloso incontro d’
una infinità di poveri in tutti li quartieri di questa
per altro ricca Città. Si fastidiosi obbietti non ponno,
che muovere a compassione chi li vede, riempirlo di
funeste idee, alterare il suo buon’ umore, e diminuire
il piacere, che ha nell’ osservare la magnificenza di
questa nobile Patria. Chi puole mirare senza fastidio,
un povero marinajo ridotto a perire di necessità benche
abbia provveduto egli stesso, co’ suoi stenti al nostro
Lusso? Chi puole vedere un bravo Soldato,
che si è coraggiosamente opposto a’ nostri nemici,
strascinarsi per le contrade a mendicarvi il pane? Chi
volesse numerare le varie sorte di miseri, che si
offrono a nostri occhi, e la infinita quantità de’
poveri, che vi dimandano la carità, ò soli, ò
accomagnati, riescirebbe quasi impossibile. Si ritrovano
spettacoli di questa natura, per così dire, ad ogni
passo; e parmi assai strano, che frà tante strepitose
grida, che risuonano per questa Città, il vostro
generale Collettore, non abbi dato orecchio alla più
penetrante, alle lamentazioni, voglio dire, de’
necessitosi, ed afflitti. Forse sensibile, alla civiltà,
ed alla politezza, ha scelto di affogare la sua
compassione più tosto, che accusare d’ inumana la sua
Patria. Mai si dee sagrificare la carità al desiderio di
rendersi popolare; e se ha fatto il sordo ai pianti de’
miserabili, voi non avete a trascurarli. Si danno, è
vero, molti impostori trà quelli, che fanno i zoppi, e i
ciechi; ma i passaggeri hanno l’uso della vista, e di
tutte le loro membra, per impiegarle a scuoprirne la
furberia. Io non sò chi sia più reo, ò quello si finge
cieco per eccitare la compassione, ò quello, che chiude
gli occhi per non vedere l’altrui miseria per rimediare
a sì grave disordine. Io vorrei, mio Signore, che ci
daste una Lezzione sopra li Questuanti, affinche
possiamo fare la limosina a chi la
merita, e liberarci dalle insidie, che ci vengono tele
dagli astuti. Una mattina più a buon’ ora
dell’ordinario, osservai dalla mia finestra un
Questuante, che sì fa cieco, applicato coll’ ago, e filo
in mano a rappezzarsi i calzoni; prima che la gente
incominciasse a passare per le strade. Fù anche maggiore
la mia sorpresa in vederne un’altro, le di cui gambe,
un’ora dopo, erano sì gonfie, e piagate, che appena si
tenea in piè, camminare con passo svelto, e portargli
una pinta di vino bianco. Non parlerò di que’ tremori,
di quelle contorsioni, che fingono per attraersi la
limosina; ma è certo, che i ministri, ò magistrati
dovrebbero avere l’occhio sopra tali Birbanti. Lascio
pure quelli, che scelgono i posti, dove possano meglio
esercitare il loro furbesco talento. Vi è una vecchia,
la quale non incomincia la sua Ronda se non la sera;
allora la udite gridare, con lamentevole tuono, che non
ha in quella notte ricovro, che è stata gettata sulla
pubblica strada per non avere di che pagare il letto; e
questa è la sua canzone da un capo all’ altro dell’anno.
Dovreste per tanto impiegare un ufficiale, ch’
esaminasse lo stato di que’ mendicanti, che si fissano a
certi posti, e recitano sempre la stessa lamentazione,
con buon esito, perche il loro uditorio, si cambia ad
ogni momento. Se dobbiamo essere
ingannati; questo almeno sia con qualche destrezza, e
sottigliezza. Pensatevi, e mi rimetto di buon cuore, a
tutto ciò, che la vostra universale vigilanza, ne
disporrà. Sono &c.
Zitat/Motto
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Zitat/Motto
Quid dulcius hominum
generi à Natura datum est quàm sui cuique
Liberi?
Cicerone.
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Brief/Leserbrief
Sig. Filosofo. Ebbi, Domenica
passata, il piacere di udire il discorso patetico del
nostro Paroco, a favore de’ poveri fanciulli, che si
mantengono in un Pio luogo, e rimasi eziandio più
commosso nell’ ascoltare un Inno cantato da que’
figliuoli, con voce, che parea animasse tutto il mondo
alla carità. Ebbi anch’ io la fortuna di contribuire a
sì lodevole fondazione; nè credo d’ avere mai impiegato
il mio danaro, con maggiore soddisfazione per me, e con
maggiore utilità per lo pubblico. Il giubilo, che ne
provai, e la benevolenza che nodrisco verso tutti gl’
individui della mia specie, mi fanno sospirare, e ben
con ardore, che tali opere pie vengano incoraggite; che
le persone bene intenzionate in questo, vi ritrovino il
più gradito de’ loro piaceri; e che la posterità ne
raccolga, una volta, il frutto. Ma in tempo che
innalziamo questi belli edificj, non dovremmo tollerare,
che i vecchi ricovri vadano in rovina, e guastino la
morale Simetria de’ nuovi. Voglio dire,
che applicati a coltivare queste giovani piante, questi
poveri innocenti, non dobbiamo trascurare i vecchi, e
gl’ infermi privi d’ ogni soccorso. I poveri, sieno
veri, o pretesi, che formigolano per le nostre contrade,
ci dovrebbono coprire di rossore, nè ponno, che oscurare
lo splendore delle altre altre nostre carità generose.
Lasciare una povera, ed onesta Persona senza sollievo,
ed un Forfante senza castigo, è il maggiore disonore
possa cadere sopra una Società di Cristiani. Tutto ciò,
che ha qualche relazione colla vita umana, è degno della
vostra attenzione: e perciò m lusingo, ci darete, a
vostr’ aggio, una storia esatta dell’abbondanza, e della
carestia, come pure di tutti i gradi, per i quali si
arriva ò all’una, ò all’ altra; e questa per uso della
nostra Patria. Sono &c.
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Brief/Leserbrief
Sig. Filosofo. Vi priego di
rilevare una grande indecenza, la quale benche assai
commune, non credo l’abbiate fin’ ora toccata. Si tratta
di certe poco oneste libertà, che certe persone maritate
di poco buona educazione, si pigliano: ò della
tenerezza, che li mariti, e le mogli si mostrano anche
alla presenza de’ Semplici. Parlano, ed oprano come se
la modestia non fosse, che per le Donzelle, e per i Giovani, e questo dico, in loro presenza.
Mi ritrovai, l’altro giorno, in un luogo, dov’ erano
molte Giovanette, e dove questa libertà si innoltrò a
segno, che io, benche di timodo naturale, perdetti il
contegno.
Il timore di cadere io nel diffetto, che ad altri
rimprovero, mi trattiene la penna, e perciò non mi
avvanzo che a di nuovo priegarvi, di qualche rimedio.
Sono &c.
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Fremdportrait
Lucina, ch’ era
incinta, non parlò se non della difficoltà vi era
nel giustamente calcolare, e sapere il giorno
preciso del Parto, e ci disse ch’ ella conoscea
delle Donne, le quali ne poteano segnare la ora;
si pose indi a scherzare con una Giovane senza
sperienza, che si era ingannata d’ un mese. All’
arrivo di suo marito, gli fè varie inchieste molto
avvanzate, e non volendo egli rispondere: Bene
Bene, disse, l’obbligerò io in altro tempo a
soddisfarmi.
