
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://www.tei-c.org/ns/1.0 http://gams.uni-graz.at/mws/schema/mws.xsd">
  <teiHeader type="mws">
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>Lezione CCXL</title>
        <author>Cesare Frasponi</author>
      </titleStmt>
      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
        <respStmt>
          <name>Klaus-Dieter Ertler</name>
          <resp>Herausgeber</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Herausgeber</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Lisa Pirkebner</name>
          <resp>Mitarbeiter</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Johanna Waldner</name>
          <resp>Mitarbeiter</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Sarah Lang</name>
          <name>Gerlinde Schneider</name>
          <name>Martina Scholger</name>
          <name>Johannes Stigler</name>
          <name>Gunter Vasold</name>
          <resp>Datenmodellierung</resp>
          <resp>Applikationsentwicklung</resp>
        </respStmt>
      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>
          <orgName ref="http://romanistik.uni-graz.at/">Institut für Romanistik,
                        Universität Graz</orgName>
        </publisher>
        <publisher>
          <orgName ref="http://informationsmodellierung.uni-graz.at">Zentrum für
                        Informationsmodellierung, Universität Graz</orgName>
        </publisher>
        <pubPlace>Graz</pubPlace>
        <date when="2019-06-03">03.06.2019</date>
        <idno type="PID">o:mws.7083</idno>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Frasponi, Cesare: Il Filosofo alla Moda, ovvero, Il Maestro Universale.
                    Venezia: Giovanni Malachino 1728, 339-344 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="FMIT">
          <title level="j">Il Filosofo alla
                        Moda</title>
          <biblScope unit="volume">4</biblScope>
          <biblScope unit="issue">250</biblScope>
          <date>1728</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <editorialDecl>
        <interpretation>
          <ab type="interpGrp">
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
              <interp xml:id="E1">Ebene 1</interp>
              <interp xml:id="E2">Ebene 2</interp>
              <interp xml:id="E3">Ebene 3</interp>
              <interp xml:id="E4">Ebene 4</interp>
              <interp xml:id="E5">Ebene 5</interp>
              <interp xml:id="E6">Ebene 6</interp>
            </interpGrp>
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsformen">
              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
              <interp xml:id="AL">Allegorisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="TR">Traumerzählung</interp>
              <interp xml:id="F">Fabelerzählung</interp>
              <interp xml:id="S">Satirisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="UT">Utopische Erzählung</interp>
              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
              <interp xml:id="LB">Leserbrief</interp>
            </interpGrp>
          </ab>
        </interpretation>
      </editorialDecl>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <creation>
        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords scheme="http://gams.uni-graz.at/mws">
          <term>
            <term xml:lang="de">Menschenbild</term>
            <term xml:lang="it">Immagine          
                  dell&apos;Umanità</term>
            <term xml:lang="en">Idea of Man</term>
            <term xml:lang="es">Imagen de los Hombres</term>
            <term xml:lang="fr">Image de
                            l’humanité</term>
            <term xml:lang="pt">Imagem humana</term>
          </term>
          <term>
            <term xml:lang="de">Gesellschaftsstruktur</term>
            <term xml:lang="it">Struttura della Società</term>
            <term xml:lang="en">Structure of
                            Society</term>
            <term xml:lang="es">Estructura de la Sociedad</term>
            <term xml:lang="fr">Structure de la société</term>
            <term xml:lang="pt">Estrutura social</term>
          </term>
          <term>
            <term xml:lang="de">Wohltätigkeit</term>
            <term xml:lang="it">Beneficenza</term>
            <term xml:lang="en">Charity</term>
            <term xml:lang="es">Caridad</term>
            <term xml:lang="fr">Bienfaisance</term>
            <term xml:lang="pt">Caridade</term>
          </term>
        </keywords>
      </textClass>
      <textClass>
        <keywords scheme="cirilo:normalizedPlaceNames">
          <list>
            <item>
              <placeName xml:id="GID.1">
                <name ref="http://geonames.org/3175395" type="fcode:PCLI">Italy</name>
                <location>
                  <geo>12.83333,42.83333</geo>
                </location>
              </placeName>
            </item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <group>
      <text ana="layout">
        <body xml:space="preserve">
<p rend="EU"><hi rend="smallcaps"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></hi></p>
<div1><head><hi rend="smallcaps">Lezione ccl.</hi></head>
<div2><head>Alli Padri negligenti nell’ allevare i proprj Figli.</head>
<p rend="BA"><hi rend="smallcaps"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone> <milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone> <milestone unit="LB" xml:id="FR.4"></milestone> Sig. Filosofo.</hi></p>
<p rend="MO"><milestone unit="E4" xml:id="FR.5"></milestone> <milestone unit="ZM" xml:id="FR.6"></milestone><hi rend="italic"> Quid dulcius hominum generi à Natura datum est quàm sui cuique Liberi?</hi></p>
<p rend="QU"><persName corresp="FMIT" key="Cicero" rend="italic" subtype="H" xml:id="PN.1">Cicerone</persName><hi rend="italic">. </hi><milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E4"></milestone></p>
<p rend="SO">IN qualità di Filosofo alla Moda avete diritto di censurare tutto ciò che non ha buona grazia, o che riesce disgradevole alla natura. Parmi che frà tutti gli obbietti di questo ordine, non ve ne sia alcuno sì disgustoso, quanto lo scandaloso incontro d’ una infinità di poveri in tutti li quartieri di questa per altro ricca Città. Si fastidiosi obbietti non ponno, che muovere a compassione chi li vede, riempirlo di funeste idee, alterare il suo buon’ umore, e diminuire il piacere, che ha nell’ osservare la magnificenza di questa nobile Patria. Chi puole mirare senza fastidio, un povero marinajo ridotto a perire di necessità benche abbia provveduto egli stesso, co’ suoi stenti al nostro Lusso? Chi puole vedere un bravo Sol-<pb n="340"></pb>dato, che si è coraggiosamente opposto a’ nostri nemici, strascinarsi per le contrade a mendicarvi il pane? Chi volesse numerare le varie sorte di miseri, che si offrono a nostri occhi, e la infinita quantità de’ poveri, che vi dimandano la carità, ò soli, ò accomagnati, riescirebbe quasi impossibile. Si ritrovano spettacoli di questa natura, per così dire, ad ogni passo; e parmi assai strano, che frà tante strepitose grida, che risuonano per questa Città, il vostro generale Collettore, non abbi dato orecchio alla più penetrante, alle lamentazioni, voglio dire, de’ necessitosi, ed afflitti. Forse sensibile, alla civiltà, ed alla politezza, ha scelto di affogare la sua compassione più tosto, che accusare d’ inumana la sua Patria. Mai si dee sagrificare la carità al desiderio di rendersi popolare; e se ha fatto il sordo ai pianti de’ miserabili, voi non avete a trascurarli. Si danno, è vero, molti impostori trà quelli, che fanno i zoppi, e i ciechi; ma i passaggeri hanno l’uso della vista, e di tutte le loro membra, per impiegarle a scuoprirne la furberia. Io non sò chi sia più reo, ò quello si finge cieco per eccitare la compassione, ò quello, che chiude gli occhi per non vedere l’altrui miseria per rimediare a sì grave disordine. Io vorrei, mio Signore, che ci daste una Lezzione sopra li Questuanti, affinche possia-<pb n="341"></pb>mo fare la limosina a chi la merita, e liberarci dalle insidie, che ci vengono tele dagli astuti. Una mattina più a buon’ ora dell’ordinario, osservai dalla mia finestra un Questuante, che sì fa cieco, applicato coll’ ago, e filo in mano a rappezzarsi i calzoni; prima che la gente incominciasse a passare per le strade. Fù anche maggiore la mia sorpresa in vederne un’altro, le di cui gambe, un’ora dopo, erano sì gonfie, e piagate, che appena si tenea in piè, camminare con passo svelto, e portargli una pinta di vino bianco. Non parlerò di que’ tremori, di quelle contorsioni, che fingono per attraersi la limosina; ma è certo, che i ministri, ò magistrati dovrebbero avere l’occhio sopra tali Birbanti. Lascio pure quelli, che scelgono i posti, dove possano meglio esercitare il loro furbesco talento. Vi è una vecchia, la quale non incomincia la sua Ronda se non la sera; allora la udite gridare, con lamentevole tuono, che non ha in quella notte ricovro, che è stata gettata sulla pubblica strada per non avere di che pagare il letto; e questa è la sua canzone da un capo all’ altro dell’anno. Dovreste per tanto impiegare un ufficiale, ch’ esaminasse lo stato di que’ mendicanti, che si fissano a certi posti, e recitano sempre la stessa lamentazione, con buon esito, perche il loro uditorio, si cambia ad ogni mo-<pb n="342"></pb>mento. Se dobbiamo essere ingannati; questo almeno sia con qualche destrezza, e sottigliezza. Pensatevi, e mi rimetto di buon cuore, a tutto ciò, che la vostra universale vigilanza, ne disporrà. Sono &amp;c. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="BA"><hi rend="smallcaps"><milestone unit="E3" xml:id="FR.7"></milestone> <milestone unit="LB" xml:id="FR.8"></milestone> Sig. Filosofo.</hi></p>
<p rend="SO">Ebbi, Domenica passata, il piacere di udire il discorso patetico del nostro Paroco, a favore de’ poveri fanciulli, che si mantengono in un Pio luogo, e rimasi eziandio più commosso nell’ ascoltare un Inno cantato da que’ figliuoli, con voce, che parea animasse tutto il mondo alla carità. Ebbi anch’ io la fortuna di contribuire a sì lodevole fondazione; nè credo d’ avere mai impiegato il mio danaro, con maggiore soddisfazione per me, e con maggiore utilità per lo pubblico. Il giubilo, che ne provai, e la benevolenza che nodrisco verso tutti gl’ individui della mia specie, mi fanno sospirare, e ben con ardore, che tali opere pie vengano incoraggite; che le persone bene intenzionate in questo, vi ritrovino il più gradito de’ loro piaceri; e che la posterità ne raccolga, una volta, il frutto. Ma in tempo che innalziamo questi belli edificj, non dovremmo tollerare, che i vecchi ricovri vadano in rovina, e guastino la morale Simetria de’ nuovi. Voglio <pb n="343"></pb> dire, che applicati a coltivare queste giovani piante, questi poveri innocenti, non dobbiamo trascurare i vecchi, e gl’ infermi privi d’ ogni soccorso. I poveri, sieno veri, o pretesi, che formigolano per le nostre contrade, ci dovrebbono coprire di rossore, nè ponno, che oscurare lo splendore delle altre altre nostre carità generose. Lasciare una povera, ed onesta Persona senza sollievo, ed un Forfante senza castigo, è il maggiore disonore possa cadere sopra una Società di Cristiani. Tutto ciò, che ha qualche relazione colla vita umana, è degno della vostra attenzione: e perciò m lusingo, ci darete, a vostr’ aggio, una storia esatta dell’abbondanza, e della carestia, come pure di tutti i gradi, per i quali si arriva ò all’una, ò all’ altra; e questa per uso della nostra Patria. Sono &amp;c. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="BA"><hi rend="smallcaps"><milestone unit="E3" xml:id="FR.9"></milestone> <milestone unit="LB" xml:id="FR.10"></milestone> Sig. Filosofo.</hi></p>
<p rend="SO">Vi priego di rilevare una grande indecenza, la quale benche assai commune, non credo l’abbiate fin’ ora toccata. Si tratta di certe poco oneste libertà, che certe persone maritate di poco buona educazione, si pigliano: ò della tenerezza, che li mariti, e le mogli si mostrano anche alla presenza de’ Semplici. Parlano, ed oprano come se la modestia non fosse, che per le Donzel-<pb n="344"></pb>le, e per i Giovani, e questo dico, in loro presenza. Mi ritrovai, l’altro giorno, in un luogo, dov’ erano molte Giovanette, e dove questa libertà si innoltrò a segno, che io, benche di timodo naturale, perdetti il contegno. <milestone unit="E4" xml:id="FR.11"></milestone> <milestone unit="FP" xml:id="FR.12"></milestone> <persName corresp="FMIT" key="Lucina" rend="italic" subtype="U" xml:id="PN.2">Lucina</persName>, ch’ era incinta, non parlò se non della difficoltà vi era nel giustamente calcolare, e sapere il giorno preciso del Parto, e ci disse ch’ ella conoscea delle Donne, le quali ne poteano segnare la ora; si pose indi a scherzare con una Giovane senza sperienza, che si era ingannata d’ un mese. All’ arrivo di suo marito, gli fè varie inchieste molto avvanzate, e non volendo egli rispondere: <hi rend="italic">Bene Bene</hi>, disse, <hi rend="italic">l’obbligerò io in altro tempo a soddisfarmi.</hi> <milestone rend="closer" unit="FP"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E4"></milestone></p>
<p>Il timore di cadere io nel diffetto, che ad altri rimprovero, mi trattiene la penna, e perciò non mi avvanzo che a di nuovo priegarvi, di qualche rimedio. Sono &amp;c. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p></div2></div1></body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body>
          <div>
            <ab>
              <seg synch="#FR.1" type="E1"> Lezione ccl. <seg type="U2">Alli Padri
                                    negligenti nell’ allevare i proprj Figli.</seg>
                <seg synch="#FR.2" type="E2">
                  <seg synch="#FR.3" type="E3">
                    <seg synch="#FR.4" type="LB"> Sig. Filosofo. <seg type="MO">
                        <seg synch="#FR.5" type="E4">
                          <seg synch="#FR.6" type="ZM"> Quid dulcius hominum
                                                  generi à Natura datum est quàm sui cuique
                                                  Liberi?</seg>
                          <seg type="QU">Cicerone. </seg>
                        </seg>

                      </seg> IN qualità di Filosofo alla Moda avete
                                            diritto di censurare tutto ciò che non ha buona grazia,
                                            o che riesce disgradevole alla natura. Parmi che frà
                                            tutti gli obbietti di questo ordine, non ve ne sia
                                            alcuno sì disgustoso, quanto lo scandaloso incontro d’
                                            una infinità di poveri in tutti li quartieri di questa
                                            per altro ricca Città. Si fastidiosi obbietti non ponno,
                                            che muovere a compassione chi li vede, riempirlo di
                                            funeste idee, alterare il suo buon’ umore, e diminuire             
                               il piacere, che ha nell’ osservare la magnificenza di
                                            questa nobile Patria. Chi puole mirare senza fastidio,
                                            un povero marinajo ridotto a perire di necessità benche
                                            abbia provveduto egli stesso, co’ suoi stenti al nostro
                                            Lusso? Chi puole vedere un bravo Sol-<pb n="340"></pb>dato,
                                            che si è coraggiosamente opposto a’ nostri nemici,
                                            strascinarsi per le contrade a mendicarvi il pane? Chi
                                            volesse numerare le varie sorte di miseri, che si
                                            offrono a nostri occhi, e la infinita quantità de’
                                            poveri, che vi dimandano la carità, ò soli, ò
                                            accomagnati, riescirebbe quasi impossibile. Si ritrovano
                                            spettacoli di questa natura, per così dire, ad ogni
                                            passo; e parmi assai strano, che frà tante strepitose
                                            grida, che risuonano per questa Città, il vostro
                                            generale Collettore, non abbi dato orecchio alla più
                                            penetrante, alle lamentazioni, voglio dire, de’
                                            necessitosi, ed afflitti. Forse sensibile, alla civiltà,
                                            ed alla politezza, ha scelto di affogare la sua
                                            compassione più tosto, che accusare d’ inumana la sua
                                            Patria. Mai si dee sagrificare la carità al desiderio di
                                            rendersi popolare; e se ha fatto il sordo ai pianti de’
                                            miserabili, voi non avete a trascurarli. Si danno, è
                                            vero, molti impostori trà quelli, che fanno i zoppi, e i
                                            ciechi; ma i passaggeri hanno l’uso della vista, e di
                                            tutte le loro membra, per impiegarle a scuoprirne la
                                            furberia. Io non sò chi sia più reo, ò quello si finge
                                            cieco per eccitare la compassione, ò quello, che chiude
                                            gli occhi per non vedere l’altrui miseria per rimediare
                                            a sì grave disordine. Io vorrei, mio Signore, che ci
                                            daste una Lezzione sopra li Questuanti, affinche
                                                possia-<pb n="341"></pb>mo fare la limosina a chi la
                                            merita, e liberarci dalle insidie, che ci vengono tele
                                            dagli astuti. Una mattina più a buon’ ora
                                            dell’ordinario, osservai dalla mia finestra un
                                            Questuante, che sì fa cieco, applicato coll’ ago, e filo
                                            in mano a rappezzarsi i calzoni; prima che la gente
                                            incominciasse a passare per le strade. Fù anche maggiore
                                            la mia sorpresa in vederne un’altro, le di cui gambe,
                                            un’ora dopo, erano sì gonfie, e piagate, che appena si
                                            tenea in piè, camminare con passo svelto, e portargli
                                            una pinta di vino bianco. Non parlerò di que’ tremori,
                                            di quelle contorsioni, che fingono per attraersi la
                                            limosina; ma è certo, che i ministri, ò magistrati
                                            dovrebbero avere l’occhio sopra tali Birbanti. Lascio
                                            pure quelli, che scelgono i posti, dove possano meglio          
                                  esercitare il loro furbesco talento. Vi è una vecchia,                                    
        la quale non incomincia la sua Ronda se non la sera;
                                            allora la udite gridare, con lamentevole tuono, che non
                                            ha in quella notte ricovro, che è stata gettata sulla
                                            pubblica strada per non avere di che pagare il letto; e
                                            questa è la sua canzone da un capo all’ altro dell’anno.
                                            Dovreste per tanto impiegare un ufficiale, ch’
                                            esaminasse lo stato di que’ mendicanti, che si fissano a
                                            certi posti, e recitano sempre la stessa lamentazione,
                                            con buon esito, perche il loro uditorio, si cambia ad
                                            ogni mo-<pb n="342"></pb>mento. Se dobbiamo essere
                                            ingannati; questo almeno sia con qualche destrezza, e
                                            sottigliezza. Pensatevi, e mi rimetto di buon cuore, a
                                            tutto ciò, che la vostra universale vigilanza, ne
                                            disporrà. Sono &amp;c. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.7" type="E3">
                    <seg synch="#FR.8" type="LB"> Sig. Filosofo. Ebbi, Domenica
                                            passata, il piacere di udire il discorso patetico del
                                            nostro Paroco, a favore de’ poveri fanciulli, che si
                                            mantengono in un Pio luogo, e rimasi eziandio più
                                            commosso nell’ ascoltare un Inno cantato da que’
                                            figliuoli, con voce, che parea animasse tutto il mondo
                                            alla carità. Ebbi anch’ io la fortuna di contribuire a
                                            sì lodevole fondazione; nè credo d’ avere mai impiegato
                                            il mio danaro, con maggiore soddisfazione per me, e con
                                            maggiore utilità per lo pubblico. Il giubilo, che ne
                                            provai, e la benevolenza che nodrisco verso tutti gl’
                                            individui della mia specie, mi fanno sospirare, e ben
                                            con ardore, che tali opere pie vengano incoraggite; che
                                            le persone bene intenzionate in questo, vi ritrovino il
                                            più gradito de’ loro piaceri; e che la posterità ne
                                            raccolga, una volta, il frutto. Ma in tempo che
                                            innalziamo questi belli edificj, non dovremmo tollerare,
                                            che i vecchi ricovri vadano in rovina, e guastino la
                                            morale Simetria de’ nuovi. Voglio <pb n="343"></pb> dire,
                                            che applicati a coltivare queste giovani piante, questi
                                            poveri innocenti, non dobbiamo trascurare i vecchi, e
                                            gl’ infermi privi d’ ogni soccorso. I poveri, sieno
                                            veri, o pretesi, che formigolano per le nostre contrade,             
                               ci dovrebbono coprire di rossore, nè ponno, che oscurare
                                            lo splendore delle altre altre nostre carità generose.
                                            Lasciare una povera, ed onesta Persona senza sollievo,                                         
   ed un Forfante senza castigo, è il maggiore disonore
                                            possa cadere sopra una Società di Cristiani. Tutto ciò,
                                            che ha qualche relazione colla vita umana, è degno della
                                            vostra attenzione: e perciò m lusingo, ci darete, a
                                            vostr’ aggio, una storia esatta dell’abbondanza, e della   
                                         carestia, come pure di tutti i gradi, per i quali si
                                            arriva ò all’una, ò all’ altra; e questa per uso della
                                            nostra Patria. Sono &amp;c. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.9" type="E3">
                    <seg synch="#FR.10" type="LB"> Sig. Filosofo. Vi priego di
                                            rilevare una grande indecenza, la quale benche assai
                                            commune, non credo l’abbiate fin’ ora toccata. Si tratta
                                            di certe poco oneste libertà, che certe persone maritate
                                            di poco buona educazione, si pigliano: ò della
                                            tenerezza, che li mariti, e le mogli si mostrano anche
                                            alla presenza de’ Semplici. Parlano, ed oprano come se
                                            la modestia non fosse, che per le Donzel-<pb n="344"></pb>le, e per i Giovani, e questo dico, in loro presenza.
                                            Mi ritrovai, l’altro giorno, in un luogo, dov’ erano
                                            molte Giovanette, e dove questa libertà si innoltrò a
                                            segno, che io, benche di timodo naturale, perdetti il
                                            contegno. <seg synch="#FR.11" type="E4">
                        <seg synch="#FR.12" type="FP"> Lucina, ch’ era
                                                  incinta, non parlò se non della difficoltà vi era
                                                  nel giustamente calcolare, e sapere il giorno
                                                  preciso del Parto, e ci disse ch’ ella conoscea
                                                  delle Donne, le quali ne poteano segnare la ora;
                                                  si pose indi a scherzare con una Giovane senza
                                                  sperienza, che si era ingannata d’ un mese. All’
                                                  arrivo di suo marito, gli fè varie inchieste molto
                                                  avvanzate, e non volendo egli rispondere: Bene
                                                  Bene, disse, l’obbligerò io in altro tempo a
                                                  soddisfarmi. </seg>
                      </seg> Il timore di cadere io nel diffetto, che ad altri
                                            rimprovero, mi trattiene la penna, e perciò non mi
                                            avvanzo che a di nuovo priegarvi, di qualche rimedio.
                                            Sono &amp;c. </seg>
                  </seg>
                </seg>
              </seg>
            </ab>
          </div>
        </body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
