Il Filosofo alla Moda: Lezione CCXLI
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Lezione ccxli.
A’ chi dolcemente si inganna con l’Immaginazione.
Zitat/Motto
Mentis gratissimus error.
Hor. Lib. 2. Ep. 142.
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VI è una sorta di composizione, dove il Poeta perde affatto la natura di vista, e trattiene i suoi Leggitori con azioni, e caratteri di certi personaggi, la
maggior parte de’ quali non hanno altra esistenza fuori di quella viene loro comunicata dalla di lui
fantasia. Tali sono le fate, gli stregoni, i maghi, i demonj, e le anime separate da’ loro corpi.
Chiameremo le composizioni di questa natura coll’ epiteto d’incantate, le quali, senza
contradizione, sono le più difficili di tutte quelle, che dipendono dalla immaginazione. Il Poeta
non ha in queste modello; dee ricavare il tutto dal proprio fondo. Questa sorta di composizione
richiede un talento assai singolare: è impossibile, che un Poeta vi riesca, se non ha la
immaginazione naturalmente superstiziosa, e seconda. Deve in oltre essere ben versato nelle
Leggende, e nelle. Favole degli antichi Romanzi, e ne’racconti delle nodrici, e delle vecchie, per
accomodarsi a’ nostri pregiudizj, e conservare quelle idee, che abbiamo ricevute fin da fanciulli.
Senza questo, si mette a rischio di far parlare le Fate, come individui della nostra specie, e non
già come persone d’ un'altra natura, che conversano con ogn’ altra sorta di oggetti, e pensano in
diferente maniera dagli uomini. Sù tale fondamento di Oratio:
Non dico già, che i spiriti debbano stare lontani dall’ assennato parlare, ma è certo, che il
loro buon senno de’ essere un poco mascherato, acciò comparisca più singolare, e proprio al
carattere, ed allo stato di quello, che parla. Tali descrizioni eccitano nell’ animo del Leggitore
un gradito orrore, e trattengono la sua immaginazione colla singolarità, e colla novità delle
persone, che vi rappresentano. Richiamano alla nostra memoria i racconti, ch’abbiamo uditi da
Giovanetti, e servono di appoggio da que’ segreti terrori a’ quali il cuore umano è naturalmente
soggetto. Proviamo diletto nel vedere la diversità degli abiti, e de’ costumi ne’ Paesi stranieri.
Ma non de’ essere più gradevole la sorpresa nell’ essere per così dire, condotti a
vedere un nuovo mondo? Vi sono degli uomini di freddo cervello, e di filosofica mente, che
disapprovano questa sorta di Poesia, perche non vi è probabilità, che basti a muovere la
immaginazione; ma si puole loro rispondere, essere cosa certa, in generale, che vi è nel mondo una
infinità di creature intellettuali, e vaj ordini di spiriti soggetti a Leggi diverse da quelle degli
uomini, e che vivono sotto diferenti (sic!) economie. Così quando ce ne viene rappresentato
qualcuno, al naturale, non sapremo concepire, che la cosa sia del tutto impossibile. Che dico? Vi
sono delle persone prevenute da certi errori, che le dispongono à credere queste illusioni; almeno
tutti ne abbiamo uditi sì piace. voli racconti, che non si curiamo di penetrarne la menzogna, e
prestiamo volontieri l’ orecchio a sì dilettevoli imposture. Gli antichi Poeti Cristiani non hanno
molto scritto in questo gusto; e bisogna confessare, che quasi tutta la sostanza di tale
composizione dee la sua origine alle superstiziose tenebre de’ secoli posterirori, quando s’
impiegava le pie frodi per tratternere gli uomini, spaventarli, e renderli più sensibili al loro
dovere. I nostri Antenati, prima, che le scienze, e la Filosofia illuminassero il mondo, rimiravano
la natura con più rispetto, ed orrore, godeano di spaventarsi col timore de’sortileg,
de’prodigj, degl’incantesimi, e delle malie. Non vi era villa, che non avesse uno spirito Foletto.
Tutti i Cimiterj erano pieni di anime de’ trapassati. Ogni Communità di qualche estensione avea le
sue Fate; ed appena si ritrovava un Pastore, che non avesse veduto qualche Fantasma. Frà tutti li
Poeti di quest’ ordine gl’Ingelsi, sono i migliori, sia perche hanno più racconti di questa natura,
ò perche il loro ingegno è più proprio per simili composizioni. In fatti gl’ Inglesi sono fantastici
e visionarj, e di umore malinconico, e perciò dispostissimi a formarsi quantità di stravaganti idee,
e di chimere, alle quali non sono soggette le altre Nazioni. Ne fanno indubitata testimonianza le
storie, particolarmente da che vivono all’ oscuro de’ loro errori. Vi è un altra specie di enti
immaginarj, che alle volte ritroviamo presso i Poeti, quando rappresentano le passioni, gli
appetiti, le virtù, ò vizj sotto visibili figure, e ne formano de’ personaggi, ò degli Attori. Tali
sono la Fame, ed il Desiderio in Ovidio, la Fama in Virgilio, ed altri simili traslati in molti de’
nostri moderni Poeti. Questi non lavorano quasi, che sopra la immaginazione; non solamente hanno
tutta la natura a’ loro comandi, ma fabbricano no (sic!) nuovi mondi; danno la vita à
cose incognite, e personalizano il tutto, fino le facoltà dell’anima.
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Zitat/Motto
I Fauni tirati dalle foreste sopra le Scene, debono, a mio parere,
guardarsi dal parlare colla politezza de’ nostri Romanzi, e dall’ affettate maniere
tenere, e galanti nelle loro espressioni. Debbono sopra tutto astenersi da quelle infami parole, che
offendono le persone di qualità, benche divertiscano la canaglia. “Silvis deducti caveant, me
judice, Fauni,
”Ne, velut innanti triviis, at penè forenses,
”Aut nimium teneris juvenentur versibus unquam,
“Aut immunda crepent, ignominiosaque dicta, A.P.v. 244.
”Ne, velut innanti triviis, at penè forenses,
”Aut nimium teneris juvenentur versibus unquam,
“Aut immunda crepent, ignominiosaque dicta, A.P.v. 244.
Metatextualität
Ne’ due seguenti Fogli esaminerò, in generale, quale sia la natura degli altri scritti che piacciono
alla immaginazione, e con ciò metterò fine al mio assaggio.
