Cita bibliográfica: Pietro und Alessandro Verri (Ed.): "XIII", en: Il Caffè, Vol.1\13 (1766), pp. NaN-181, editado en: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Los "Spectators" en el contexto internacional. Edición digital, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4315 [consultado el: ].


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XIII

Alcuni pensieri Politici.

Nivel 2► Alla conservazione, ed accrescimento della pubblica felicità sono naturalmente indirizzate le sollecitudini d’ogni Corpo politico costituito dalla Società degli Uomini. A questo fine ha egli cinte di mura le Città, ha fabbricate Fortezze, armate numerose Schiere di Cittadini, e coperto d'infinite navi il Mare. Da questo principio ha tratta l’origine il tanto decantato equilibrio del Potere fra le Nazioni Europee, per cui s'intrapresero alleanze, ed unioni fra più Potenze per la comune difesa, e furono fatti vigorosi sforzi per indebolire le troppo grandi, dalle quali poteano esse per avventura restare oppresse. Vi fu un tempo, in cui si credette troppo grande quella Nazione, che superava le altre nella gloria militare. Gli antichi Greci da una parte frugali nel vitto, e bisognosi di poco, e dall’altra pieni d’entusiasmo per l’onore e per il valore guerriero, credeano di tutto perdere, se non sosteneano la superiorità in quest’eroiche virtù; perciò bastava loro d'aver vinto per avvilire la Nazione rivale. Di fatti gli Storici riguardano le guerre, che vicendevolmente si sono fatte le Repubbliche Greche, come guerre d’emulazione piuttosto che di politica. Ciascheduno Sta-[169]to parve d’aver avuto meno per oggetto una conquista, che l’onore d’essere alla Testa dell'altro. Introdottosi poi a poco a poco il lusso, e nuovi bisogni fra gli Uomini, senza che l’equivalente industria gli accompagnasse; si trovò che io il possesso di poca terra non bastava a mantenere ciascun individuo, e ch’era ristretta una piccola Provincia per nodrire una grande quantità d’abitanti. Un Sovrano, che fosse stato desideroso d’avere un maggior numero di Sudditi, era costretto di conquistare una maggior estensione, formando proporzionatamente la potenza d’un Regno, sembrò all’ambizione dei Dominanti necessaria, e conveniente, e si procurò da essi coll'arme alla mano.

Intorno al secolo XIII. i Fiorentini, i Pisani, gli Amalfitani, i Veneziani ed i Genovesi cominciarono ad adottare una politica diversa per ingrandirsi. Si avvidero che le scienze, la coltura delle terre, l’applicazione alle arti, ed all’industria, e l’introduzione d’un esteso Commercio poteano formare una copiosa popolazione, provvedere ad infiniti bisogni, sostenere un gran lusso ed acquistare ricchezze immense, senza una vasta ampliazione di Dominj, e vi riuscirono con sì felice successo che fecero per la seconda volta rivolgere verso l’Italia lo sguardo di tutto il Mondo. L’esempio loro fu ben tosto imitato dai Fiaminghi, dagli Olandesi, dagli Inglesi; dalle Città Anseatiche, e da’Francesi; ed ora tutta 1’Europa addottrinata conviene, che da tali principj si dee cavare la potenza dei Re, e la felicità dei Popoli, e sembra inconveniente il ricercare fuori dalle accennate sorgenti la grandezza propria, e l’equilibrio dell’altrui. Questa grandezza, e quest’equilibrio invano si proccurano nel rapporto della massa delle Armate: L’esperienza ha provato mille vol-[170]te che dei pari vi possano essere delle grandi ineguaglianze fra due Armate d’un numero eguale di Soldati, come si può trovare una certa eguaglianza di altre due Armate composte d'un numero ineguale d’Uomini. L'abilità del Comandante, l’ubbidienza degli Ufficiali, la confidenza delle Truppe, la libertà d'operare contribuiscono infinitamente alla superiorità d’un Partito. L’interesse privato ha sovente indebolite le armi, ed oscurata la gloria dei Sovrani. Nivel 3► Exemplum► Il Maresciallo di Biron rispose a suo Figliuolo, che gli suggeriva il mezzo di terminare ben presto la guerra. Come? Vuoi tu, che in tempo di pace andiamo a Birone a piantar cavoli? ◀Exemplum ◀Nivel 3

La guerra altro non fa, che spargere a rivi il sangue umano, senza ottenere l’intento che si desidera. Le battaglie non sono oramai più decisive. Il Comandante prima d’assalire il Nemico pensa come possa ritirare le sue Truppe, se la sorte dell’armi non lo seconda. Infinite sono le circostanze, che nella guerra avvanzano, o ritardano i progressi delle imprese militari. La Francia, nella guerra terminata colla pace di Ryswick resistette non solamente ad una gran parte dell’Europa riunita contro di essa, ma fece ancora delle conquiste in Fiandra, in Germania, in Italia, e nella Spagna. Poco tempo dopo ella ebbe a sostenere una seconda guerra contro le stesse Nazioni. Erale alleata la Spagna, che avea già avuto contro di lei, e non ostante una differenza così forte, ella fu ridotta alle più disgustose estremità. Nel medesimo tempo la Svezia, attaccata da un nembo di Nemici avrebbe data a questi la legge, se il suo Re avesse saputo fare la pace in Sassonia nel momento glorioso, in cui 1’Europa si tacque avanti questo moderno Alessandro. L’Augustissima Erede [171] di Carlo VI nel 1741. Senz’Alleati, senza finanze, e senz’altro appoggio che il di lei grand'animo, respinse coraggiosamente una Lega formidabile, che da ogni parte l’investiva. La guerra ultima ci ha offerti dei risultati, ch’era impossibile alla politica di prevedere. Se da due Corpi ineguali si tolgono due quantità uguali, essi resteranno ancora ineguali. Ora, questo è quello, che presentemente arriva in tutte le guerre d'Europa. I due Partiti si vuotano d’uomini, e di denaro, poi si ritrovano nel fare la pace ai medesimi termini, d'onde partirono. Ho inteso a dire, che la suddetta pace di Ryswick, fatta nel 1697 era stata offerta nel 1682., che in Francoforte si potea pure sottoscrivere la pace nel 1743. alle stesse condizioni, che le Potenze belligeranti furono ben contente d’accettare in Aquisgrana nel 1748.

Ancorchè si venga coll’armi a fare una conquista, la conservazione di essa, e le spese della guerra arrivano per lo più a superarne il valor capitale, onde l’Erario, lungi d’aver approfittato si trova infine d’aver fatto una considerevole perdita, a cui per ordinario va congiunta la rovina degli antichi Stati patrimoniali, ed alcune volte il pericolo ancora della Real Persona. Nivel 3► Exemplum► Alessandro, e Cesare hanno distrutti più di due milioni d’Uomini. Si sono impadroniti di grandi ricchezze; ma nel sommo della grandezza loro sono periti di morte violenta, ed ambidue non hanno lasciato alle proprie, ed alle conquistate Nazioni, che pene, ed orrori.◀Exemplum ◀Nivel 3 Nivel 3► Exemplum► Il Re di Francia Luigi XIV. dopo d’aver fatte grandi conquiste, tenne un Consiglio, dove si agitò, se la di lui Persona era sicura in Versaglies. La Svezia è ancora occupata a saldare le ferite fattele dal glorioso suo Monarca Carlo XII. nel volerla ampliare. ◀Exemplum ◀Nivel 3 La sperienza insegna, che la feli-[172]cità durevole degli Stati è sempre nata dalla pace, e dalla moderazione.

Ognuno vede i disordini che seco loro strascinano le guerre; ma come sarà mai possibile l’evitarle? Ogni Nazione sente la necessità di difendersi da’suoi Nemici; bisogna pur anche ch’ella ricerchi il modo di debellarli, affinchè non prenda più ad essi talento di offenderla? e siccome per un naturale istinto ciascheduno si procaccia in primo luogo la sua, che l’altrui felicità, così pare doversi ragionevolmente proccurare le conquiste, se da queste la medesima dipende. Come dunque si otterrà tutto questo senza spargimento di sangue?

Ed il difendersi da’Nemici, e l’opprimerli, ed il fare conquiste è possibile, anzi direi più facile, senza la distruzione del Genere umano. Sono gli Uomini tacitamente convenuti fra di loro di far consistere le ricchezze nel possesso di molt’oro, e di molto argento, perciò i Nemici più crudeli d’una Nazione sono coloro, che privandola di questi metalli, tentano d'introdurvi la povertà. La povertà è una sola parola, ma non è un sol male. Fu con ragione chiamata dal Poeta turpis egestas, e collocata su le soglie dell’Inferno, perchè ella sola porta un’infinità di miserie a quei Regni de’quali s'impadronisce. Spopola le Città dei buoni Cittadini, non vi lascia che i soli mendicanti, e malviventi: diminuisce la potenza del Principe: oscura lo splendore della Corona: avvilisce in modo singolare gli animi, e quello ch’è peggio, li sottopone al più sensibile de’mali, qual è la derisione, ed il disprezzo. Nivel 3► Cita/Lema► Nihil habet paupertas durius in se quam quod ridiculos homines facit. ◀Cita/Lema ◀Nivel 3 Quest’è l’ombra più nera, che le vada addietro, quest’è la pesante catena, che si strascina al piede. Se v’è un popolo neghittoso, che non sappia prov-[173]vedere ai proprj bisogni, le industriose Nazioni accorrono puntualmente, e con una simulata pietà gli presentano tutto ciò che gli è opportuno: Gli danno il vitto, il vestito, lo esimono d’ogni fatica; e se lo vedono inclinato al lusso gli pongono in vista mille inezie per fomentarlo, ed appagarlo. A questi grandiosi danni si dee sollecitamente por rimedio, e da questi perniciosissimi nemici vigorosamente difendersi colle arme più opportune, che sono le scienze, l’industria, ed il commercio.

La prima diligenza dev’essere rivolta all’Agricoltura, la quale è una scienza chiamata da’più saggi Politici il sostegno delle arti, la base del commercio, e delle ricchezze. Ella ha tre articoli: il moltiplicare i frutti della terra, il perfezionarli, e l’introdurne dei nuovi; e con questi va congiunta la moltiplicazione delle Bestie domestiche, e la migliorazione della loro specie. La storia naturale mettendo in palese le produzioni della terra, dell’acque, e dell’aria, che fin ora sono restate nascoste, deve unirle alle già cognite, e presentarle alle arti, ed all’industria per essere lavorate, e perfezionate all’uso universale degli Uomini. Saviamente riflette il Signor di Cantillon, supposto Autore del Saggio sopra la natura del Commercio in generale, che la Terra dà la materia prima alle ricchezze; ma che il travaglio degli uomini le somministra la forma per cui vengono queste aumentate. Ecco la maniera efficacissima per impedire l’esportazione de’nobili metalli; ed ecco le armi colle quali una Nazione si difende da’suoi Nemici, che la procurano con ogni impegno.

Quindi oso asserire, che non è impossibile di rimediare alla povertà d’uno Stato, e di allontanare i Nemici che la cagionano.

Polibio dice, che tutto si dee porre in opera per [174] opporsi a quella Potenza, che è troppo grande. Se mai una Nazione ha tratta a se la maggior parte dell’universale Commercio, ancorchè noi ci fossimo particolarmente sottratti dalla sua tirannide, è nostro interesse; ed anche di tutte le altre Nazioni meno commercianti l’applicarci unitamente ad aumentare fra di noi le reciproche negoziazioni, ed a diminuire il nostro comune rapporto colla prima, affinchè un giorno non venga ella ad imporci le catene. Si devono impedire non solo le di lei importazioni nello Stato nostro, ma essendo queste a noi necessarie, si hanno da favorire le importazioni delle altre. In conseguenza di questi principj dovrebbe la Francia preferire il bue d’Ostein, e della Prussia a quello d’Irlanda, e qualunque altro tabacco ad esclusione di quello della Virginia. La Spagna potrebbe promovere il commercio Austriaco ne’suoi Stati a preferenza di quello d’Inghilterra d’Olanda, e d’altri Regni molto commercianti. Un Popolo debole, e di poca ricchezza, generalmente parlando, fa male di somministrare al più forte; ed al più ricco le sue materie prime. Queste Nazioni piene d’industria le manifatturano, raddoppiano più volte il loro valore, e sostenendo con quest’arte finissima una gran parte della loro popolazione, e facendo guadagni immensi, mantengono costantemente la superiorità.

Se una nazione rifiuta d’ammettere ne’suoi Porti le navi straniere cariche di merci d’un altro Paese, tutti gli altri regni non devono mancare di fare lo stesso rispettivamente a quella. Se gli abitanti d’una tale Nazione pescano molto, bisogna sempre preferire la compra del pesce degli Forastieri che pescano meno. La pesca delle Aringhe e del Merluzzo contribuisce assai alla superiorità degli Inglesi, ed Olandesi sulla Spagna, Portogal-[175]lo, ed Italia; e forse i nostri Riti medesimi vi contribuiscono.

Se la supposta Nazione invita gli Stranieri industriosi, e sapienti col presentargli il modo da vivere con qualche comodo, gli altri Paesi devono anch’essi adottare questa buona massima, sforzandosi in primo luogo di conservare i Nazionali, non già per mezzo di proibizioni, sempre mai impotenti in simili casi, ma bensì col rendere loro amabile la Patria. Debellato che sia il più formidabile dei Nemici, si può tentare di far delle conquiste. Il più sicuro metodo si è di ridurre manifatture portate già alla possibile perfezione, al quale non possono venderle gli altri, indi ricercare diligentemente la strada di farle penetrare ne’Paesi forestieri per mezzo del Commercio, e degli opportuni Trattati coi Principi. Noi Italiani guadagniamo ogni anno una riguardevole somma colla vendita delle nostre sete, ma se di queste sete ne formassimo delle stoffe, e dei drappi colla maggior economia di spese, e è ingegnassimo d’introdurle in Germania, nel Nord, ed in America per la scala di Cadice, non è egli vero che triplicaressimo almeno la suddetta somma? I lini venduti informi fanno passare a noi ogni anno anch’essi del denaro; se riducessimo quelli in tele, ed in merletti, che maggior somma di denaro non ci acquisterebbero? Ecco in che modo si possono fare importanti conquiste.

La saggia Politica insegna, che un Monarca, il quale accresce la popolazione de’suoi Stati, che possede un Erario abbondante d’oro, e d’argento, che fabbrica Città, e Fortezze, che dà sussidj, e che mantiene un numeroso Esercito, frutto della guerra d’industria, si trova in una situazione da farsi temere, rispettare, amare da’suoi vicini, e di [176] spaventare ogni genere di Nemici. Nivel 3► Exemplum► Vide, è vero, Cartagine i Romani alle sue Porte, ma non cessò d’essere temuta, ed in questo stesso estremo pericolo si ammirarono dagli Agressori le risorse di questa ricca Città. Catone ne fu sorpreso. Pochi anni dopo la battaglia di Zama, dove ella avea tanto perduto, vi osservò una florida Gioventù, una quantità d’oro e d'argento, un ammasso prodigioso d’armi, un ricco apparato di guerra, un’ambizione, una confidenza a tutto intraprendere. Ritornato a Roma vi sparse lo spavento, ed in Senato arringò che si distruggesse Cartagine. Cartagine fu distrutta, ma da una Potenza, cui il Mondo intiero non potè resistere. ◀Exemplum ◀Nivel 3

In ogni caso poi, in cui le antiche guerre siano assolutamente inevitabili, e chi non sa che per essere queste al sommo dispendiose, in qualunque luogo esse si facciano, bisogna marciare coll’oro alla mano, metallo che altronde non può aversi presentemente, che dalla guerra d’industria? II mantenimento d’una quantità sproporzionata di Truppe mercenarie, l’attiraglio immenso delle munizioni, la perfezione della marina, il furore degli assedi, la moltiplicazione delle Piazze forti, il lusso degli Ufficiali, tutti questi oggetti obbligano ad una spesa enorme. Infine la guerra d’industria in ogni tempo, ed in ogni occasione felicita i Popoli, rende potenti i Dominanti, impedisce le guerre sanguinose, oppure compera la vittoria.

F. [Sebastiano Franci]

Nivel 3►

[177] La Fortuna dei Libri.

Relato general► Son pochi dì, che un Filosofo venne a visitarmi per cercare il mio parere su un libro destinato da esso per pubblicarsi colla stampa. Nivel 4► Diálogo► Qual’è il fine, gli dissi, Amico, per cui volete andare al pubblico, ed aggiungere il vostro nome alla lunga lista degli Autori? Dalla vostra risposta sceglierò la misura, con cui stimare il merito dell’opera vostra. Io voglio, mi rispose il Filosofo, farmi un nome presso agli Uomini miei contemporanei, col mezzo del quale procurarmi la loro considerazione, che contribuisca al mio ben essere. La impresa è difficile, risposi io, e voi saprete meglio di me quanta parte abbia il capriccio della fortuna nell’accreditare un Autore, o nel lasciarlo nell’angolo polveroso d’una stamperia esposto alle tignuole, ed alle maledizioni dello stampatore; pure leggente, poichè volete il parer mio ve lo darò schiettamente. Allora il Filosofo cominciò così:

Nivel 5► La Politica sacrifica molte miliaja di vittime umane per disotterrare sino negli Antipodi nuove rappresentazioni di valore, nè altro effetto produce che quello di renderne l'uso più incomodo. Si cercano a dilatare i confini, ne si riflette che la circonferenza è alla massa, come il quadrato alla radice. Non v’è Armata, che non si abbandoni alla fuga prima che la decima parte sia estinta; l’abito men fatto alla guerra è quello del Soldato. Gli Editti di alcuni Sovrani di Costantinopoli su alcuni casi particolari, il parere di alcuni privati Romani, o di altri oscuri Curiali, purchè sieno morti, regolano la vita, e le fortune.

L’amor del ben essere, più forte di quello della stessa esistenza, dovrebbe servire nel morale, come [178] nella meccanica la gravità. Guai alla umanità se si eseguissero alcune Teoriche dal volgo rispettato! I Genj, e il Volgo s’assomigliano più che i mediocri fra di loro, e l’uomo . . . . . ◀Nivel 5 Basta così, Amico, gli dissi, il vostro libro non vale zero. Quest’opera o non sarà intesa, o lo sarà malamente, consegnandola al Pubblico non avrete il vostro intento; almeno vent’anni opere sì fatte devono languire sconosciute, e devono passare per la trafila dell’indolenza, e del ridicolo per lo meno. Avete voi vocazione di passarvi? No davvero, rispose il Filosofo. Ebbene datemi adunque, mi disse, il parer vostro su un’altr’opera, che ho in mente, poichè autore voglio essere, e autore applaudito.

Primieramente, continuò il Filosofo, il titolo del libro sarà. La cucina Politica. Proverò al principio, che gli avvenimenti politici dipendono dagli uomini che gli trattano, cosa che nessuno potrà negarmi. Passerò in seguito a dimostrare che gli uomini in gran parte dipendono dal loro attual umore, ossia dallo stato attuale del loro animo or vigoroso e intraprendente, ora debole e timido; e confermerò con molti fatti storici la variabilità di quest’umore, per cui molti Eroi in alcuni punti della lor vita sono stati uomini, e uomini meno che mediocri. L’umore farò poscia vedere come dipenda dallo stato della nostra digestione, e la nostra digestione dalla natura de’cibi, che ci alimentano; e quì avrò campo di parlar molto di Anatomia, e di Fisica, coll’ajuto delle quali proverò il mio assunto.

Da questi principj ne nasce dunque, che la massima influenza negli affari parte dalla Cucina, e che da essa si spediscono come da prima origine le più importanti decisioni. Questo sarà il soggetto della prima parte. [179]

Nella seconda parlerò dei metodi di riformare la Cucina e ratificarla secondo le sane viste della Politica; e primieramente di destinare il Cuoco, ad ogni persona, che interessi il ben essere degli uomini a quest’oggetto importante, colle istruzioni secrete ora di abbondare, ora di scemare le droghe a misura, che d’attività, o di ponderazione fa duopo; passerò poi ad un’analisi chimica delle particolarità di esse droghe, delle erbe, delle diverse carni, e tutti in somma i materiali di cucina, e della influenza loro particolare a ciascuna sul nostro stomaco, e tutto ciò fondato sulle più esatte sperienze. Finalmente concluderò la mia opera con una compiuta serie di vivande, atte ciascuna a svegliare passioni differenti; con che sarà perfetto il mio trattato. E bene, che ve ne pare, soggiunse il Filosofo.

Ottimo, risposi io; il vostro libro è d’una idea tutto nuova, a portata d’ognuno, e dovrebbe piacere. Gli uomini amano più chi li diverte, che chi gl’istruisce, poichè sentono il male della noja continuamente, e rare volte il male dell’errore. Il Filosofo ha approvato il mio parere; ebbene, disse, conviene esser frivolo per principio, siamolo di buona grazia. La verità più grande di tutte è che convien cercare onestamente la propria felicità. ◀Diálogo ◀Nivel 4 ◀Relato general ◀Nivel 3 Metatextualidad►Così finì la conversazione, onde fra pochi giorni comincerà la bell’opera, e fra un anno al più vo la prometto pubblicata. ◀Metatextualidad

P. [ietro Verri]

La Bugia

La falsità è un vizio, che punisce chi lo possiede: chi passa per bugiardo ha perduta la fede, e con essa tutti i vantaggi, che ne risultano dalla [180] fidanza che hanno gli altri in noi; questo vizio allontana gli uomini fra loro, li fa diffidenti, onde s’oppone a quella bontà di cuore, che è l’anima della società. L’uomo vero si rende interiormente conto delle sue azioni, ed ha in ogni tempo la soddisfazione di ritrovarsi irreprensibile agli occhi d’ognuno, e da quì nasce quella forza d’animo e quella modesta franchezza, che è dipinta sul volto di coloro, che hanno il cuore sulle labbra.

V’è un’altra sorta di falsità, ed è quella per la quale taluno non lascia traspirare i sentimenti suoi, e sta sempre in guardia che alcuno non possa conoscere quale egli è. Questa qualità talvolta è un’estrema moderazione; ma bene spesso quelli che fanno tanto mistero de’loro pensieri, non meritano d’essere conosciuti. La falsità è l’appanaggio delle Nazioni deboli, e tali erano i Greci, e tali erano gl’Italiani quando queste Nazioni ebbero l’antica loro forza. La piccola cabala, l'astuzia, e con essa gli enormi delitti del veneficio, de’tradimenti non si veggono nelle grandi Nazioni, dove regna per lo più uno spirito di libera bontà. Piccoli, e brevi vediamo esser i vantaggi della falsità; e grandi; e stabili quelli che produce all’uomo la grandezza, e semplicità di cuore. La buona fede è indispensabile in tutte le nostre azioni, perchè ogni volta che vi manchiamo, ci facciamo molti inimici, che ci possono far pentire d’essere stati falsi. Il Commercio, i depositi, gl’imprestiti, e tutti i contratti in somma prendono anima, e sicurezza dalla buona fede. Le Leggi umane hanno veduta la necessità di punire gli uomini falsi, e dove v’è una Legge penale, non è utile al certo l’esser falso. Ma se parliamo ancora di quella falsità, che dalle Leggi non è punita, [181] com’è l’esser bugiardo, vedremo che il disprezzo; la fuga de' Concittadini sono venute in sussidio alla mancanza delle Leggi positive; quindi vediamo esser il bugiardo screditato su i Teatri colle pubbliche beffe, ed applaudire estremamente gli Spettatori all’avvilimento, ed alla confusione del mendace.

A. [ALESSANDRO VERRI]

L’ingratitudine

L’uomo ingrato non può essere beneficato più volte, perchè la gratitudine è ricompensa de’beneficj, e senza sperare questa ricompensa è difficile che ci potiamo risolvere ad esser benefici. Intende dunque male i suoi veri interessi chi corrisponde a’beneficj coll’ingratitudine. Tolta questa mutua comunicazione di beneficj, e di gratitudine, è tolto ogni adito ad una vera amicizia, e così è annichilato il vero spirito di Società; che consiste nell’amicizia; quindi l’ingrato è un Uomo diviso dagli altri, e che non può provare l'utilità de’beneficj, e la dolcezza degli amici, egli ha sacrificato per un presente guadagno il diritto di godere più volte gli altrui benefizj in avvenire. A. [Alessandro Verri]

Colui, che rivela un secreto confidatogli, perde la propria riputazione; Colui che rivela un secreto proprio, per lo più s’espone a gran rischio. L’Uomo saggio non manifesta un secreto, che allor quando v’è un onesta utilità nel farlo: scieglie allora per depositario un Uomo d’una conosciuta propità, e gli apre il suo cuore in tal guisa, che si distingue ch’egli lo fa per ragione, e discernimento, non mai per debolezza, o impazienza di contenere un secreto. Non affidare mai la metà d’un secreto, la metà è sempre o troppo, o troppo poco. Quando il prurito di parlare ti prende, cercati una distrazione al momento; il periodo di questo prurito è corto, e sarai liberato dal pericolo. ◀Nivel 2 ◀Nivel 1