Gazzetta urbana veneta: Num. 104
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Num. 104 Mercordi’ 30 Decembre 1789.
Continuazione della lettera al Signor Lonvaglia.
Conchiusione del Proclama riportato nel precedente Foglio. di cui è peculiare la materia. In
relazione però alla suddetta Pubblica Massima, si fa con il presente Proclama al Pubblico noto, che
li Bollettini delli tre Banchi del Ghetto sin ora dilatati a Duc. 6. per l’Articolo Secondo
dell’attuale Ricondotta, faranno d’ora innanzi estesi, fino alli Duc. 9., riservando sempre
all’Autorità del loro Eccellentissimo Magistrato a senso del Decreto surriferito di proporzionare in
seguito gli assensi in ragguaglio della summa, che fosse giacente. Ed il presente farà stampato, e
pubblicato ad universale notizia. Dal Consiglio Eccellentissimo di XL. Criminal li 14. Decembre
1789. e pubblicato il dì 15. Invito Sacro. Apparisce oggetto commovente alla più tenera compassione
l’accaduto incendio nella Contrada di S. Marcuola, per cui rimasero distrutte 60. abitazioni.
Cagionò fatalmente questo inoltre la desolazione di 140. famiglie situate in dette Case, e fra
queste un total eccidio di 80. che compongono 400. individui circa de’più indigenti. Nelle orribili
circostanze adunque, in cui immersi sono detti 400. infelici con la perdita delle loro sostanze,
mancanti nella maggior parte dell’alimento, e vestiti, in mezzo ad una stagione, ch’esige più cose
onde ripararsi; ricorrono supplici alla pietà de’ Fedeli al bacio del Sacro Manipolo, che si farà
nella mattina e dopo pranzo, giorno di Domenica 3. del venturo mese di Gennaro nella Parrocchiale
Chiesa di S. Moisè, ove si presteranno ad assistere a detta pia Opera tre NN.HH. Patrizj, ed alcuni
particolari. Il denaro, che verrà raccolto dall’Umanità de’Fedeli in soccorso di tanti meschini sarà
consegnato da chi assiste al benemerito Signor Cassiere Carlo Ferrari, affinchè con la presenza, ed
assenso delli due Procuratori, e Presidenti di detta Chiesa di S. Marcuola siano dispensati in
relazione alli danni sofferti, con quelle proporzionate misure, che crederanno della loro Giustizia.
Confidano pertanto tutte le dette desolate Famiglie sugli esempj anche recenti di rimaner in detto
incontro suffragate con quelle caritatevoli beneficenze, che servir possano di conforto al loro
squallido stato, ed a tante penosissime angustie.
Per la Preghiera a Diana
Sonetto Non il rapido
vol di cento note, Non il variar in mille modi il suono; Non i balzi dall’uno all’altro tuono Onde
l’alme nei sensi rendi immote; Queste virtù sublimi, e quasi ignote I soli pregi tuoi Donna non
sono: Tu acrescesti con l’arte il sommo dono Che al nascer tuo natura dar ti puote. T’ascolti ognun,
quando dell’ara avanti Alla gran Dea supplici preci esprimi E trattenga che può teneri pianti; Per
Te Diana scende; ma tu sei Capace ancor co’tuoi soavi canti Di far scender dal Ciel tutti gli Dei.
La Commedia in musica Riccardo cuor di Leone ebbe un tristo destino su queste scene del Nob.
Teatro a S. Moisè. Se ne apparecchia un’altra tratta egualmente dal Francese, che ha per titolo Le
nozze di Figaro. L’Opera seria posta in iscena a Verona la seria de’27 cor. È intitolata Chlilomene.
Il primo soprano Sig. Roncaglia piace. La prima donna Sig. Nava per essere la prima volta che canta
il serio fa buona figura, e diletta colla sua agilità, ma è troppo presto, perchè si scordi il
Teatro Busso. Il Sig. Franchi Tenore, benchè d’abilità limitata, è applaudito. Il primo Ballo del
Sig. Garzia, Emirene e Sigismondo riuscì, quanto alla composizione, di pubblico aggradimento; non
così il secondo campestre. Nello scenario son passabili due teloni, e nel Vestiario è bello l’abito
del primo uomo. Tali son le notizie a noi dirette da un intelligente dilettante di musicali
spettacoli. D’Affittare Una Casa sopra Canal grande in Contrada di S. Tommà in secondo Piano
composto di tredici stanze tra grandi e piccole, con camerini di sopra e soffitta, con terrazza,
magazzini, e con tutte le sue comodità. Chi applicasse alla medesima parli col fabbro in detta
Contrada vicino al Campanile. Paga all’anno di affitto D. 200 Commedie per questa sera S. Luca.
Agamennone Tragedia S. Angelo. Tartaglia finto donna S. Gio: Grisostomo Aurengzebbe Re di Siam o sia
l’eroe Dalmata.
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Metatextualität
Se il Signor Lonvaglia formò la risposta alla Lettera critica
dell’anonimo, ch’una volta si sottoscriveva il Forense, prima di mandarcela può farle un’addizione,
che comprenda i punti di difesa anche del proseguimento, ch’ora diamo in luce; o se non l’ha formata
può esaminar l’una, e l’altro, e disegnare la sua apologia; o se meglio gli aggrada aspettare che il
suo avversario abbia terminate le accuse, e poi tessere le sue oratorie difese. Basterà a noi però
un solo suo cenno per non pubblicare alcun altro scritto contro de’suoi, qualora ciò gli spiacesse.
Dev’egli persuadersi, che appunto perchè lo stimiamo, e lo crediamo capace di sostenere quanto
afferì in sua propria persona, o approvò in altri riferendo delle massime, e de’pensieri, abbiamo
accettate le due Lettere dell’incognito, che tali non ci sembrano da turbarlo, e imporre silenzio al
suo ingegno.
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Brief/Leserbrief
Voi voleste, o Signor Lonvaglia, rappresentare il vostro Sig. Olivo
come un soggetto pieghevole, e docile alla ragione: egli anche lo farà in fatto; ma, perdonate, Voi
avete poca confidenza coi colori, e ne faceste un ritratto, per cui anzi comparisce talvolta un uom
bisbetico, e un cattivo ragionatore. Buono affè! Il Sig. Olivo non vuol dunque, che se gli chiegga,
se stia bene? E considera tal richiesta come una ingiuria? E ne prova un insoffribil tormento? Ella
è ben cosa comica, e da ridere. Non havvi alcuno, a cui di continuo non venga fatta la stessa
domanda: eppur non veggo alcun altro che se ne turbi, ed offenda. Più curioso è ancora il sentire il
perchè gli sia fitto in capo un odio così mortale contro siffatta ricerca. Pare a lui, che il
domandarlo di sua salute sia un metterla ad esso in dubbio. Passi anche questo per vero. Ma che
perciò? Ha forse il torto chi entra in tale sospetto? Convien bene, che il Sig. Olivo ignori quanto
sia ferace di mali il funestissimo vaso di Pandora; e che non abbia egli attinto verun principio di
Anatomia e Patologia; poichè altrimenti converrebbe anzi coi più grand’uomini, che l’umana salute è
un continuo prodigio. Mi congratulo però col Olivo, poichè bisogna ch’egli non abbia
mai trista cera, non che alcun incomodo; altrimenti almeno allora riputerebbe anzi l’odiata
richiesta per un’amorosa sollecitudine, e per una brama del suo ben essere. Sebbene non è egli corso
perfino in proverbio, che le belle cere talvolta ingannano? Egli ha torto perciò in tutti in casi.
Ma io si spiegherò l’origine di questa sua avversione. Il Sig. Olivo è un uomo che non cancellò per
anco i pregiudizj inspiratigli dalla Balia; che crede ai prestigj, ai tristi augurj, alle
superstizioni: e tien per fermo che il chiedergli se stia bene, sia un tirargli addosso il male;
come stimano appunto le grosse donnicciuole, che il rompersi d’una scodella sia certo indizio della
morte di alcun di Casa; e che il canto de’notturni barbagianni sia un avviso di prossimo danno.
Progrediamo. (Ma un’altra volta.)
In M.C. 27 Decembre.
Consigliere del Sestiero di Canalregio. s. Niccolò Michiel qu. Tom. F. s. Ales. Ant. Barziza. Consigliere del Ses. Di S. Marco. s. Paolo Contarini di s. Tom. F. s. Giambat. Benzon Consigliere di Castello s. Lauro Costantin Querini il 4ta criminal F. s. Odoardo Collalto Podestà a Caneva dura m. 16 s. Pietro Ces. Corner di f. Giac. F. s. Giov. Minio qu. Marco Cam. a Treviso dura m. 16 s. And. Vitturi qu. Franc. F. s. Franc. Bernando qu. Marin Castellan a Chiozza dura m. 16 s. Ant. Soranzo di s. Seb. F. s. Dom. Querini Castellan a Pontevigo dura m. 24. s. Girol. Cassetti qu. Giov. F. s. Alv. Corner qu. Gius. Ant. Signor di Notte al Civil s. Marco Zorzi qu. Almorò Luogo di S. Pietro Bembo 2to + Signor di Notte al Criminal s. Gasp. Donà qu. Vic. F. s. Giac. Benzon qu. Cam. Avvocato per gli offizj a Rialto s. Ant. Dolfin qu. Gian Paolo riconfermato.Ebene 3
Brief/Leserbrief
Sig. Gazzettiere Scommetterei che più di mille, che lessero la vostra
Gazzetta, e che si degnarono di gettar l’occhio sopra le ciarle, che seco voi feci sinora,
riputeranno la nostra società una compagnia di pazzi, o di gente stolta e scimunita. Qual mai
piacere, diran essi, si può trovare a questa stagione in mezzo ad una deserta campagna, dove appena
il sole va qualche volta a farsi vedere? Il freddo, il fango, i diacci, le nevi, v’intercettano ogni
conversazione con il resto dell’uman genere, e appena vi lasciano uscir della capanna il rozzo
bifolco, e i lupi e gli orsi dalle lor tane… Quanto mai s’ingannano questi tali! Guai se il restante
degli uomini vogliessero in capo le medesime idee! Certamente che non è questo il luogo per chi non
fa vivere se non in mezzo al continuo imbarazzo degli affari cittadineschi, nè per chi non fa di
essere al mondo se non se allora, che perde il tempo su d’una scranna d’un Caffè, o in un palchetto
di Teatro. Non v’ha dubio che quì bisogna aver il cervello montato in una guisa un po diversa da
codesta, e che bisogna saper esistere talora da sè medesimi, se non fi vuole che una noja eterna
s’appicchi attorno irreparabilmente. La solitudine non è alcerto per questi tali se non per
que’momenti, nei quali sono spinti a cercarla a tutto costo dalla moda in altre stagioni. La
campagna non lascia di presentare anche a questo tempo oggetti di piacere e di trattenimento, per
chi specialmente si compiace d’ammirare la grandezza imponente della Natura persino allora quando è
spoglia delle sue bellezze, e sembra d’essere vicina ad una totale decadenza. Il piano che offre un
vasto deserto; un ammasso di monti, che per la somiglianza del colorito, e per vapori che da lungi
li ottenebrano, sembrano fra di loro confusi e messi l’uno sull’altro; delle roccie spaventose
ricoperte di neve, o biancheggianti di perenni brine, nelle cui volte scoscese pendono lunghi massi
di ghiaccio; una folta nebbia, che si estende a molte braccia di sopra delle campagne, e che sembra
avviluppare nel suo seno tutti gli esseri, formano altrettanti oggetti di rozza e grandiosa
magnificenza ch’eccitano un dolce sentimento di ammirazione ed orrore. In mezzo a questi
l’immaginazione diviene più ardita, e va spaziando nell’infinito allorchè nessun oggetto particolare
la trattiene. L’universo ad essa confusamente si dipinge in mezzo a quel denso vapore; essa lo trae
fuori dal suo Caos. Qual piacere non ne viene allo spirti dalla contemplazione di cose
sì illimitate sì grandi. Egli ne resta per così dire inghiottito, e si risveglia poi da una spezie
di estasi con quella contentezza, che nasce d’aver tentate cose di gran lunga superiori alle proprie
facoltà. A queste sublimi immagini succede poi il desiderio di veder presto cangiata la scena; e già
la gentil primavera dipinge alla mente i prati, e i colli ricoperti di fiori, e di erbe novelle.
L’imitazione dell’arte può in ciò arrivare ad una sorprendente confine; ma nelle rozze e neglette
scene della Natura v’ha sempre qualche cosa di più ardito, che fa riconoscere la mano del Creatore.
Ma lasciamo là queste esteriori cose, che pure trattener potrebbono l’immaginazione e lo spirito. I
gentili abitatori delle Città tremeranno di freddo al solo immaginarle, e si faran beffe di noi. Ma
dov’è che per il resto meglio di quì si possan passare i giorni? Non convien nò darsi a credere, che
il verno sia quì quella spavensa cosa, che pensan taluni. Il freddo si fa anzi sentire assai meno,
che fra le muraglie delle città, e i mezzi per discacciarlo sono più facili e pronti.
Diceva quel buon’ uomo d’Orazio al suo amico Aristio. (Epis. 10. L.1.) Anche i bisogni della
vita son quì più ristretti che altrove, nè manca il poco per soddisfarli. Perciò lontani da ogni
sorta di servile dipendenza, non si rimarcano fra noi quelle pallide faccie, che, come diceva il
Satirico, danno a divedere i mortali fastidj, che accompagnano le grandi amicizie. Qui se un amico
ci giunge, egli è sempre il ben venuto, nè vi son cerimonie, che leghino la sincerità del cuore; un
buon bicchiere di vino è sempre pronto per lui.
Quanto non vale un bicchiere di scelto vino in confronto dei vostri caffè! L’ippocondria, il
mal umore, le convulsioni delle città fanno vedere quanto la nostra bevanda sia più salubre e
gioconda. Dato il bando a tutta sorta d’intrighi, quanto non si può passare così contenti la vita, e
quanto a ragione non si può passare così contenti la vita, e quanto a ragione non si può esclamare a
tutti i tempi: O Nostes, cᴂu ᴂque Deum! Qui in somma, come disse Virgilio, si gusta il vero riposo,
quì si mena una vita innocente e ricca di varj beni,
Oh benedetti pure que’grandi uomini dell’antichità! Quanto pensavano meglio che noi! Gli
elogj commoventi che fecero della solitudine campestre in tutte le stagioni, mostrano quanto Poco
stimassero quell’aura popolare, e quel continuo vortice d’inezie che a’nostri dì nelle città cotanto
si apprezza. Alloro non s’aveva paura che il sole annerisse il viso e le candide mani. Allora non si
costumava di scorrere soltanto rapidamente la campagna tutti chiusi in una ristretta gabbia,
temendone per fino l’aria salubre. Allora non era uno spettacolo insignificante quello del contadino
intento ai rustici lavori, ma formava il più grato trattenimento. Allora non erano rari gl’illustri
esempj di liberalità, e di tutta forte di virtù. Allora l’industria, e l’emulazione non era
soffocata, nè il merito avvilito. Allora . . . . . Ma che non si direbbe di que’secoli felici se si
volesse proseguirne il confronto co’ nostri giorni? Non è questa la nostra intenzione. Contentiamoci
d’aver detto a que’tali che ci credessero per avventura un branco di bestie o di misantropi
infelicissimi, che anche quì si vive, e si vive bene ad onta del pessimo inverno. Si disingannino
questi Signori, e pensino che tutto è relativo alla maniera, con cui quaggiù si
guardano le cose. Questo è l’unico fine, amico mio, per cui vi mando questa mia. Non la crederei
perciò fuori di proposito. Ritornerò in cammino un’altra volta. Perdonatemi intanto i miei
traviamenti, e credetemi quale ho l’onore di essere Il vostro Affez. L….
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Zitat/Motto
Novisti ne locum potiorem rure beato? Est ubi plus tepeant hiemes?
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Zitat/Motto
Siccat inᴂguales calices conviva solutus Legibus infanis. S. bta.
Lib. z.
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Zitat/Motto
At fecura quies, & nescia fallere vita Dives opum variarium.
Georg. Lib. 2.
