Gazzetta urbana veneta: Num. 96
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Num. 96
Mercordì 2 Decembre 1789.
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Continuazione del Punto di Testametno del qu: Nob. Sig. Marchese Gio:
Antonio Dondi Orologio del giorno 3. Gennaro 1789. pubblicato il giorno 27. Settembre detto Anno.
Comprendendo finalmente, che restarebbe inefficace questa mia presente intenzione tutta diretta alla
Gloria di Dio nell’assistenza de suoi poveri, quando non fosse essa fondata, e ben appoggiata per la
sua esecuzione, perciò imploro colla maggior umiltà, e colle più vive, e fervide suppliche li
Veneratissimi miei Confratelli, cioè li componenti pro tempore il Sacro Collegio de Signori Leggisti
di questa Città, acciò volgiano assumere la direzione, la Commissaria, e Presidenza di questa pia
opera. Per vieppiu impegnarli sottopongo a’loro riflessi il Testamento del quondam Rev. D.
Allessandro Vitaliani dell’anno 1538. 18. Maggio Nodaro quondam Gio: Battista Talamazzo, nel qual
Testamento lascia al Pio Ospitale di San Francesco le sue Fabbriche, e Suppellettili poste in Abano
nel luogo chiamato Santa Maria di Montaon sotto il perpetuo governo del Collegio degli
Eccellentissimi Dottori Leggisti a perpetuo comodo, ed alloggio de’Poveri di Cristo. Tali Fabbriche
per varie vicende passarono con titolo di affitto in molte Persone, indi a Livello, e finalmente con
permuta in mio potere, alla quali aggiunte altre Fabbriche, & acquistati maggiori Fondi ho
eretto un luogo da Bagni con tutte le sue adiacenze, quali ora ne’modi suespressi consacro di tutto
cuore a perpetuo benefizio de’malati, e ad utilità, comodo, e vantaggio de’Poveri, a’quali la
miseria levarebbe il modo di risanarsi. Prima però, che tale Commissaria passi al maneggio del
sopraddetto Sacro Collegio, l’assoggetto colle più fervide preci per la sua esecuzione al vero Padre
de’Poveri, ed al Protettore dell’Umanità Eccellentissimo Signor Kav. Andrea Memo Procurator di S.
Marco, come a quello, che ha pochi pari nel genio, e nell’impegno di giovare altrui, che sino
dall’erezione de Bagni stessi ho eletto per Protettore de’medesimi, e che ha loro fatti anco godere
de’benefici effetti di sua Protezione. Resta dunque egli da me supplicato ad esercitare quest’atto
di sua Carità, facendo in sua vita, (che il Signore lungamente conservi) che dal Sacro
Maggior Collegio de’Signori Leggisti siano eletti due abili, idonei, e probi Soggetti di esso Corpo,
quali amministrino sotto la di lui ispezione, e direzione per quel tempo, che a lui parerà
conveniente questa azienda, al terminar de’quali nel modo stesso siano sostituiti altri del Collegio
medesimo, & hoc totius quoties con quel regalo, che crederà opportuno, e con quelle prescrizioni
che verranno a Lui suggerite dal suo cuore benefico, e dall’eccelsa sua mente. Durante pertanto il
suo vivere vorrà aver egli la benignità di eleggere tutte le persone inservienti a detto luogo e
così parimenti tutti li Poveri, che avranno a godere del benefizio instituito a loro favore.
Cessando egli di vivere (che piaccia a Dio di allontanarne il caso) o ricusandomi, che nol dubito,
questa Carità, supplico, ed imploro colla maggior umiltà assumere il carico della Commissaria,
Presidenza, e direzione il Venerato Collegio de’Signori Leggisti, la Spettabile Banca del quale
voglia nominar sempre due Soggetti della maggior idoneità, e della più accreditata probità, acciò il
corpo tutto de’Signori Dottori li approvi colla superiorità de’suoi voti, e questi col titolo di
Presidenti a’Bagni, li quali amministrino, ordinino, ed accudiscano alla buona direzione tanto del
Luogo Nobile (dirò così) quanto di quello de’Poveri. Sia la loro durata di anni tre, in fine
de’quali vorranno render inteso il Sacro Maggior Collegio della loro amministrazione, ed operato,
restando in libertà di esso Sacro Collegio di abballottar di nuovo la loro Conferma. Sarebbe
un’offesa al nobile carattere, che possedono, assegnare a questi un mercenario emolumento forse
anche per la conveniente summa distruttivo del mantenimento de’Poveri, pure a titolo di compenso a
qualche dispendio, che dovranno incontrare o per Sopraluochi, o per una almeno settimanale Visita,
che intendo, che facciano alli luoghi, lascio loro la facoltà di trattenersi dal corpo della rendita
il valore di cinquanta oncie di argento in ogni anno a cadauno di essi. L’esperienza di alcuni anni
mi lusinga della buona riuscita di questa mia intenzione. Dio Signore per sua Misericordia degni di
benedire la mia disposizione diretta solo alla sua Gloria, al giovamento del prossimo, ed al
benefizio de’suoi Poveri. D’altra penna venne trasportato in questi quattro versi
Francesi.
L’estro del Sig. Butturini si sarà scosso ed acceso alle recite di Venerdì e di Domenica, nelle
quali la Signora Banti, (o per uno di que’buoni punti, che favoriscono i genj, e sollevar li fanno
sopra della loro sfera, o per altra cagione) mise nel suo canto una sì soave delicatezza, un dolce
sì grato a’sensi, una perfezione di tanta ineffabilità nell’eseguire le più difficili operazioni
dell’arte sua a Lei rese facili da quell’organo privilegiato in cui la Natura fa pompa dell’armonico
suo potere, che gli ascoltatori nell’applaudirla, e colle mani, e colla voce diedero tutti i segni
di degno meritato entusiasmo. Biglietto a Noi.
Disgrazie. Il più terribile, e rovinoso incendio, che nel presente secolo abbia funestata
questa Metropoli, fu il tristo spettacolo del Sabbato 28 pros. corso, e della notte susseguente; nè
certamente a memoria d’uomini viventi si ha un’idea che approssimi a tant’orrore se quella non fosse
che ci ricorda il fuoco del Ghetto, da cui, son trentacinque anni circa, distrutte rimasero molte
Case, e perirono non poche persone. Esistevano nella Parrocchia di San Marcuola poco lontani dal
ponte storto, che conduce alla Chiesa, de’magazzini da oglio appartenenti al Signor Giovanni
Heinzelmann ne’quali ven’era 240 mila libbre. Per adempire una commissione si portarono in essi
nella mattina fatale i ficchini di suo servizio, e compiuto il lavoro li richiusero, e son partiti.
L’origine di simili calamità resta sempre trà l’incertezza, i dubbj, i sospetti,e ravvolgesi nelle
contraddizioni. Sia, o perchè abbiano lasciato in sito pericoloso del carbone acceso, che servì ad
isciogliere l’oglio gelato cavato da una gran tina; sia che scordati si fossero di smorzare la
lucerna a grossi lucignoli appesa internamente all’alto della medesima per aver lume nella lor
operazione, è certo che da lì a non molto uscirono da quelle tinaje le vive fiamme, e quella gran
quantità d’oglio sciolto in un torrente di fuoco scese nel vicino canale, e nel mescolarsi
coll’acqua ricevè nuovo vigore onde innalzato impetuosamente in ardenti globi attaccò il fuoco alle
case tutte che dall’una, e dall’altra parte nel suo corso trovava. Testimonj di quella scena
infernale protestano, che inenarrabili sono i spaventosi suoi orrori. La scorrente lavra del
Vesuvio, le più terribili immagini delle poetiche fantasie nel descrivere i flagelli d’averno,
soltanto potrebbero approssimare l’idea di quel caos in cui si confusero gli elementi. Volavano a
gran altezza le fiamme, ed appiccavansi alle parte, alle imposte de’balconi, comunicando, e
dilatando rapidamente l’incendio. Il corso benchè lento dell’acqua lo guidò al ponte di Rioterrà ove
limitate non furono le sue rovine. Si estesero a’due lati per tutto il resto del canale sin dove si
torce, e dividesi circondando la Chiesa, e il Convento de’ p. p. Serviti, onde allla [sic.] destra
soggiacque alla distruzione l’intero Volto Santo ov’esisteva l’antichissima Scuola dei Lucchesi. Fu
in pericolo anche quella della B. V. Annunziata, che giace isolata nell’estremità del terreno
rimpetto alla porta maggiore della Chiesa de’ PP. Serviti, e la salvò lo sfacimento del tetto. Vi fu
maggiore difficoltà a preservare dal fuoco il Palazzo de’Circospetti Tornielli appresso cui ardeva
una piccola Casa. Il fumo in ondeggianti e densi volumi era giunto a tant’altezza, che spargendosi
ci tolse la luce del Sole, per pochi istanti, all’ora del meriggio. Da quie segni a cui stavano i
guardi rivolti, e dal suono delle campane a martello concepivano anche i lontani affanno e mestizia.
Erano a quell’ora usciti gli artefici dall’Arsenale, onde per maggiore fatalità ci volle del tempo a
raccoglierli, a provvederli de’necessarj strumenti pubblici, a farli arrivare a porre i ripari
possibili a un tanto incendio. Essendo questo d’una natura diverso dagli altri non si stupirà,
ch’abbia fatti progressi sì rapidi in pien giorno, e sugli occhi di chi cercava di salvare i suoi
stabili, o le sue sostanze. Quell’ala di Case che stendevasi lungo il campiello e la
calle delle Colombine, e il Volto Santo colle fabbriche annesse, preda rimasero delle fiamme, sicchè
li confini della loro distruzione furono al ponte storto l’abitazione del Sig. Cav. Rombenchi, e a
quello de’Servi il Palazzo de’Tornielli. Dall’opposta parte la rovina si estese in eguale lunghezza
ma fu maggiore in latitudine, perchè il fuoco trovò un pascolo continuato nella unione delle case,
che avevano soltanto una piccola divisione dal viottolo o sia calletta a mano dritta giù del ponte
di Rioterrà. Così perirono miseramente le fabbriche che prendevano lo spazio trà il canale, e il
campiello dell’Anconetta. Circa al numero totale della loro perdita variano le opinioni, e sinora
nulla dir possiamo di certo. Sembra probabile, che non siano meno di 50, nè più di 60. Ma quante
misere Famiglie abitavano in esse, che ad un tratto perdettero tutto quello, che avevano al Mondo!
C. N. Mane 23. Nov. 1789. “Scipion Bissari qu. Giacomo con suo Testametno
1676 3. Gennaro formò un Mascolin discensivo Fideicomisso. Passarono in potere delli Nobb. Signori
March. Sale, e Co: Sassatelli d’Imola come Eredi della Casa Repeta varj Beni di ragione di detto
Fideicomisso in vigore di Acquisto 1702., e ciò riconoscendo il qu. Co: Girolamo Bissaro uno
de’Discendenti beneficati sentenziò a Legge detto Fideicomisso, e con sua scrittura propose. Primo
la vocazione propria, ed il Caso in detto Fideicomisso. Secondo la identità de’Beni di ragione del
Fideicomisso. Terzo il rilascio cum onere, & honore. Si difesero li Eredi Repetta instandone la
licenza. Seguita spedizione absente a favor del Co: Girolamo fu questa appellata, e con Spazzo 9.
Gennaro 178 3. tagliata a favor delli detti Eredi. Usato il Pristino dal detto Co:Girolamo propose
la sua pretesa distinguendo in Capi 4. le sue azioni, e proponendo nelli due primi la vocazione e
l’identità, e nelli due secondi il rilascio distintamente. Si difesero li Eredi Repetta accordando
la Vocazione, e l’identità, instando assoluzion dalli Capi Terzo, e Quarto. Seguita Spedizione a
favor del Co: Girolamo fu quella appellata dalli suddetti Eredi, ma passato a miglior vita il Sig.
Co: Girolamo assunsero Giudizio li di lui Figlioli e fatto il Pender seguì li 9. Genaro 1787. uno
spazzo di Laudo a loro favore nelli 3. primi Capi e di Patta nel quarto Capo con un voto di
avvantaggio al Taglio. Rinnovate le Citazioni fu fatto il Pender sopra detto quarto Capo che era
seguita la Patta, e nel sudetto giorno seguì il Giudizio presente. Al Taglio 12. Al Laudo + 16. N.
S. 2. Avv. al Taglio Ecc. Gio: Batista Cromer Ecc. Stefano Stefani. Interu. Domenico Facini Interv.
Valentin Cardina. Avv. al Laudo Ecc. Co: Cesare Santonini. Ecc. Antonio Orlandi. Interv. Gio:
Antonio Peretti. Bastim. arrivati 18. Nov. Nave l’Elena Cap. Gus. Tobin Inglese manca da Berghen il
primo Ottobre rac. al Sig. Gius. Treves qu. Eman. con 574. pezzi piombo 700 bal. baccalari in pesci
100. m. 133. lame e 418 fasci ferro grezzo. Da vendere, od’affittare Un bella comodissima Casa in Contrada
di S. Sofia sulla fondamenta di S. Andrea vicina al Campo dall’Erba, in tre Piani contenente una
bell’Entrata, corte grande con pozzo d’acqua perfetta, comoda Riva, quatro Magazzini, una ben
disposta scala di pietra viva, 4 mezzadi belli con Portichetto, diversi cameroni, camere, e
camerini, cucina, spazza cucina, salvaroba, e soffitta ad uso che copre tutta la Casa. Il
Procuratore del Proprietario è il Sig. Ant. Sonabelli che sta a S. Giustina in Corte Nuova vicino a
Cà Soranzo presso cui esistono li autentici documenti di possesso legittimo. A lui dunque potrà
rivolgersi chi applicasse all’acquisto, o alla locazione; o veramente al Caffè del Abbondanza sotto
le Proc. Nuove ove pratica il Proprietario medesimo. Jeri fu abbassato il prezo dell’Oglio alla
minuta 4. soldi per libbra ond’è a 28, e in alcuni Posti per l’obbligo del consumo, e per la
quantità invenduta si trova a 26. Commedie Nuove. A S. Luca replica del Vero Cittadino. A S. Angiolo
Il rimedio peggior del male. A S. Gio: Gristomo Replica della Trag. messa jeri in iscena Alessio
Commeno ec. Vi fu una piena sì folta, che faceva paura. Per non trovar luogo tornarono indietro le
persone a centinaja. Gran aspettazione! Gran curiosità i Gran Gente! Mo quanta Gente! Morti Il
Reverendiss. D. Moisè Novello Piovano di S. Gio: di Rialto Canonico di S. Marco.
In Senato.
28. Novembre.
Sopra l’Esaz. del den. pub. m. 36. s. Ant. Zen qu. Ant. s. Angelo Morosini qu. Gir. Inquisitor Sopra ori e monete m. 36. s. Sebastian Zen. qu. Francesco.In M. C. 29. detto
Giudice al Piovego. s. Alv. Soranzo di s. Zuanne F. s. Giac. Contarini q. Ales. q. Fantin Sindico e Giud. Estraordinario s. Andrea Paruta qu. Polo. F. s. Ant. Donà qu. Marco Leon. Offizio al Sopra Gastaldo. s. Paolo Ant. Condulmer qu. Alv. F. s. Francesco Donà qu. Marco Leon. Avv. per le Corti m. 36. s. Ales. Priuli qu. Fed. Sopra Consoli. s. Lor. Bon qu. Alv. F. s. Vido Marcello qu. And. Prov. Sopra Offizj và in Senato m. 12. senza voto s. Vettor Marcello. Di suppositi. Offiz. alle Ragion Nuove. Và in Senato con voto m. 16. s. Gir. Ant. Valaresso qu. Alv. F. s. Tom. Gritti di s. Dom. Offiziale alla Giustizia Vecchia. s. Dom. Grimani qu. Franc. M. F. s. Zuanne Pasqualigo qu. Marc’Ant. Capit. a Bergamo luogo di s. Lelio Martinengo, che non accettò, dura m. 16. Reggimento con pena, elez. dello Scrutinio confermato dal M. C. s. Pattaro Buzzacarini. Dall’erudito nob. Sig. Mattia Butturini fu composto il seguente distico greco ad onore della celebre Signora Banti. griechisches Zitat Ne fece poi egli cosi la traduzione latinaEbene 3
Musae errantes quem quaeritis? Phaebum, qui nos
Novem reliquit, unam propter Bantiam.
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Errant de tous cotès, Muses, que cherchez vous? Ah ! Nous
cherchons par tout le divin Apollon, Qui prèfèrant la Banti aux accens les plus doux, A quittè les
neuf Saeurs & le sacrè Vallon.
Metatextualität
Vi son di quelli, che non intendono nè il greco, nè il latino, nè il
francese; e per questi potrà qualcuno farne la versione in lingua italiana, e così provare se con
meno parole si possa meglio del traduttore francese spiegare il sentimento dell’originale.
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Brief/Leserbrief
Sabbato scorso è andato in Scena in questo Nobilissimo Teatro di S.
Samuele il Dramma intitolato l’Erifile Musica di varj autori. Gli applausi furono sinceri, ed
universali. La celebre Signora Mara è riuscita nella difficile impresa di corrispondere pienamente
all’immensa aspettazione di questo Pubblico. Tutte le sue arie si fanno replicare, e si ascoltano
con sempre maggior piacere. Quest’è una virtuosa che ad una sorprendente agilità, estensione, e
forza di voce accoppia la più profonda scienza dell’arte del canto senza di cui la più bella voce di
questo Mondo non arriverà mai ad interessare il cuore. Il Sig. Babini divide colla Mara gli applausi
universali, spezialmente nell’aria del secondo atto, parto felice del Sig. Maestro Andreozzi. Questi
è un Attore che potrebbe servir di modello a tutti gli altri della sua professione. I Balli furono
meno fortunati dell’opera. La caccia di Meleagro Ballo Tragico che a sommamente piaciuto nei primi
Teatri d’Italia, ed ultimamente anche in quello di Treviso incontrò quì per la prima volta un
Destino meno felice. L’azione è condotta con chiarezza, erapidità, le situazioni sono patetiche, e
variate, i gruppi disegnati da mano maestra, ma sfortunatamente la ristrettezza del Palco Scenario
distruggendo l’illusione a’distrutto per conseguenza tutto l’effetto di questa rappresentazione. La
Signora Carolina Pitrot incanta colle sue solite grazie, ed à sorpassato sè stessa nel Pas de deux
del secondo Ballo da lei composto, ed eseguito colla maggior perfezione. Il vestiario è bello, le
decorazioni nobili me la Musica generalmente buona, in somma questo spettacoio
interessa in tutte le sue parti, e chi va a S. Samuele è sicuro di comprare col suo mezzo Ducato
quattro ore di continuo divertimento cosa molto rara e difficile nei tempi presenti,
Metatextualität
La trista pittura di questo quadro afflittivo sarà continuata nel
Foglio di Sabbato.
19 Detto.
Piel. P. Ant. Ballarin ven. da Ravenna con 12 sac. gripola, e 26 cas. pignoli curati.20 detto
Piel. P. Franc. Vianello vendalle case abbruciate con 270 st. sem. di lino, e un sac. sem. di melon.21 Detto.
Brac. P. Andr. Spolar ven. da Trieste un 50. bar. uva, 2. cas. tele e fazzoletti, e un fag. libri. Brac. P. Franc. Romano ven. da Capodistria con 11 sac. gripola, 6. cas. cand. di sevo, una cas. e un fag. seta, un fag. cera abbruciata, 6. bar. budelli salati. Trab. P. Ant. Rassol ven. da Spalato con 4 cai Oglio. Piel. P. Giov. Bottolo ven. da Lissa e Spalato con 200 bar. Sard. salate, 17 fag. polv. di gripola, 26 bal. cordovani e montoni pel. 5299, 63 schiavinotti da cavallo, 21 fag. cera, 2 fag. sac. vuoti, 8 fasci ferro, 4 bal. boldroni, 12 masteladi e cadise susinne, 55 mazzi e 3 pelli montoni, un fag. seta grezza, 6 vasi quinta essenza, 100 st. mandole in iscorza, 218 bar. e mastel. fighi, un fag. cera gialla, un fag. cera colature, 3 cassoni cand. di sevo.23 Detto.
Piel. P. Ant. Bovo ver. da Palma Nuova con 2600 lib. gomma, e 400 st. formento. Piel. P. Bat. Vianello manca da Durazzo li 22. Ottobr. rac. al Sig. Ben. Scarpa con 2 bal. pel. di Lepre, 150 bal. e 7 fag. cordovani e montoni pel. 31083 16 bal. lana patita, 46 bal. lana. 36. col. cera, 31 cai e ludri oglio. Pinco Cap. Saverio Cacace Napoletano manca da Messina li 28 Set. e da Rocchetta li 16 Ot. rac. a sè med. con 500 cantara uva di calabria in ceste, 27 cant. pasta in sacchi, 11 ceste detta, 90 cas. limoni, 50 cant. Mandole in sacchi e 200 lib. seme di cedro.24 Detto.
Checchia l’Orione Capit. Giorgio Muller Danese manca da Berghen li 2 Ottobre, rac. a sè med. con mille balle baccalari in pesci cento mila.25 Detto.
Bergantino la Speranza Cap. Ant. Domenico Berningeri Francese, manca da Malaga li 10 Agosto, e da Marsiglia li 9 Set. rac. al Sig. Giov. Jovovich con 100 cai vino di Malaga trà grandi e piccoli 105. cai del vino med. trà grandi, e piccoli, per transito. È dichiarato, che in questo viaggio il Legno sofferse diverse burrasche, e che per sollevarlo si son vuotate, e dimezzate delle botti.Capi dell’Eccelso Consiglio di X. per il mese presente.
s. Zuanne Bonfadini s. Z. Bat. Contarini s. Lodovico Angaran Del Cons. di 40 Criminal per il presente e venturo mese. s. Lor. Niccolò da Ponte s. Zuanne Semenzi s. Marco Molin V. C. s. Franc. Boldù s. Nic. Morosini fu di s. Tom. Del Cons. di 40 C. V. s. Giacomo Boldù s. Carlo Zen s. Pietro Minotto V. C. s. Z. Ant. Foscarini s. Ottavian M. Zorzi Del Cons. di 40 C. N. s. Vincenzo Donà s. Gir. Michel Moro s. Carlo Maria Angaran V. C. s. Cristof. Maria Poli s. Vincenzo Scroffa. Del Collegio dei XXV. s. Z. Vic. Gherardini s. Z. Ant. Benzon s. Gaetano Dolfin V. C. s. Franc. Trevisan s. Alvise Zen Del Collegio dei XV. s. Alessandro Dofin s. Galean Contarini s. Pietro Ant. Condulmer V. C. s. Marc’Antonio Venier s. Zuanne Trevisan s. Agostin Sagredo. Teatri Comici. La sera dello scorso Lunedì s’è posto in iscena a S. Luca un Dramma del Sig: Giuseppe Foppa mai più rappresentato, che ha per titolo Il vero Cittadino. È questo al maggior grado verificato nelle appassionatissime, e terribili situazioni in cui l’Autore ha messo il suo Protagonista. Ernesto è un fedelissimo suddito del Re d’Arragona, di cui custodisce un Castello. Ximene è un amico suo, che si ribella contro il comun Sovrano, per essere, o per credersi mal compensato de’Servigj prestatigli. La di lui fede è tentata invano da questo, che nel Castello lo assedia, e si dispone all’assalto. Roberto figlio d’Ernesto, è perdutamente innamorato d’Isabella figlia del Ribelle. L’eccesso dell’amor suo lo trasporta sino tal Campo nemico, per esser vicino all’amante, per vegliare alla sua salvezza: onde si finge del partito de’Ribelli, e così lacera il cuore del virtuoso suo Genitore. L’azione comincia ad interessar vivamente al colloquio richiesto da Ernesto con Ximene. L’eroe della sudditanza spiega in esso tutta la dignità del suo carattere, e sostiene un dialogo in cui molto s’applaude la sublimità delle sue massime. Reso inutile L’eloquente suo zelo dalla pervicacia del Ribelle, dividonsi, questi apparecchiato ad assalirlo, quello a difendersi. Tutto ciò che precede il destino fatale dell’eroe, il quale resta vinto, e ferito, è un ordine di cose sempre unite al Soggetto, che destano la meraviglia, e la compassione. La prigionia d’Isabella, la resistenza d’Ernesto a non cedere alla pretesa della sua mano ond’è stretto suo Padre alla crudele necessità d’esser il severo suo Giudice, intrecciano delle scene, belle, sorti, ed interessanti. L’arrivo del Re, già preveduto, e disposto, con un’armata, che trionfa del Ribelle, e copre del diadema di gloria il vero Cittadino, fa terminare il Dramma con universale soddisfazione. Isabella, che s’è dimostrata un’amante virtuosa sagrificando al dovere gli affetti suoi per salvare i giorni di Ernesto, è compensata dal dono di vita ch’ottiene per suo Padre impetrato dal Re col mezzo dello stesso Ernesto; e colla di lei mano, è felicitato l’amore di Roberto, che ha combattuto valorosamente in difesa del Padre, s’è purgato da nere accuse, e ne’traviamenti della sua passione si vide sempre un colpevole da commiserarsi. Da questa idea si vede, che l’azione nella sua grandezza, è semplice ed una. Quanto agli espisodj, che l’arricchiscono rimettiamo il Pubblico alla sua rappresentazione nella quale troverà ciò, che quì tacesi per mancanza di spazio, e potrà appagare la sua aspettazione. Siamo soltanto in obbligo di render un giustissimo tributo di lodi al merito insuperabile del Sig. Petronio, che sostenne la Parte d’Ernesto. Egli è l’Atlante del Dramma. Al suono degli applausi strepitosi d’un folto Teatro sì chiamò l’Autore, ma comparve per esso il Sig. Martelli ad avvisar, ch’era uscito. Addì 27. Novembre 1789.In Consiglio di Dieci,
Providi essenzialissimi oggetti di ritenere li Sudditi nella dovuta moderazione, ed in un regolato sistema, da loro allontanando li motivi, e le occasioni tutte di viziose distrazioni, onde prestar si dovessero alli doveri del proprio stato, dallo sbilancio economico del quale derivar non ne possono, che perniciosissime conseguenze a loro stessi, ed alle loro Famiglie, con offesa della Società, e del Pubblico bene, determinarono la maturità del Consiglio di Dieci ad accorrere di tempo in tempo con opportune relative provvidenze, fra le quali rimarcasi quella emanata nel 1521, successivamente confermata con più deliberazioni, di inibire, sotto le più severe pene, tanto in questa Città, che nello Stato le molte private Lotterie di vario genere, che eransi senza Pubblico permesso introdotte a grave danno della Popolazione; e stessamente dall’autorità del Senato, per li stessi principj di buon governo, nella moltiplicità dell’introdotte Lotterie, fu fatto pubblicare la stessa inibizione, stabilindone una sol tanto per conto Pubbico, a similitudine di altre Estere Dominanti, e per importanti riguardi del Principato. Tutto ciò non ostante vedesi con molta sorpresa da qualche tempo generalmente instituita dall’arbitrio di qualche privato per l’avidità di un sicuro guadagno, tanto in questa Dominante, che nelle Città della Terra Ferma, e particolarmente in quei Pubblici Teatri altra Lotteria, sotto il nome di Giuoco della Tombola, quale giornalmente chiamando riflessibile concorso dei Giuocatori, abbandonano questi li loro particolari doveri, e volontariamente, negligendo il loro pregiudizio, si sottomettono ad una immancabile perdita, con la difficilissima lontana lusinga di un premio ad una sola persona dall’eventualltà riservato; qual Lotteria si rende ancor più riflessibile per gli inviti, o scommesse, che vi si fanno sopra, sicchè diviene ella un violento Giuoco d’azzardo. Quindi a preservazione delle viste del Principato, fra le quali, relativamente alle recenti Deliberazioni del Senato 31. Marzo 1787., quella del Pubblico Lotto, il medesimo Consiglio di Dieci, confermando li rimoti, e recenti Decreti nel proposito, risolutamente proibisce la prosecuzione, ed introduzione di qualunque privata Lotteria, e particolarmente la sopraddetta denominata il Giuoco della Tombola, tanto in qualunque pubblica, e privata Assemblea di questa Dominante, quanto in qualunque città, e Luogo dello Stato Nostro,Metatextualität
(Il resto Sabato.)
