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        <title>Num. 95</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Ingrid Scherk</name>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 753-760 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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Autopoetica</term>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 95</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Sabbato</hi> 28 <hi rend="smallcaps">Novembre</hi> 1789.</p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone></p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Libri usciti di fresco da’Torchj Veneti.</hi></head>
<p rend="SO">Tossicologia ossia dottrina intorno i veleni ed i loro antidoti del Signor <hi rend="italic">Gioseffo Jacopo Plenck</hi> Chirurgo Chimico Botanico ec. trad. dall’Originale Latino
in Italiano 1789. in 12. </p>
<p>I dialoghi di <hi rend="italic">Focione.</hi> 1789. in 8vo. </p>
<p>Publii Ovidii Nasonis Metamorphoseon Libri XV. expurgati, &amp; explanati <hi rend="italic">Cum
Appendice de Diis, &amp; Heroibus Poeticis</hi> Auctore <hi rend="italic">Josepho Juvencio</hi> e
Societate Jesu. 1789. in 8vo.</p>
<p>Instituzioni di Chirurgia di <hi rend="italic">Giuseppe Nessi</hi> Comasco Dottore in Filosofia e
Medicina, e Professore di Ostetricia, e Instituzioni Chirurgiche nella Regia Università di Pavia.
Tomo quarto.1789. in 8vo.</p>
<p>Arte Ostetricia. Teorico. Pratica di <hi rend="italic">Giuseppe Nessi</hi> Dottore &amp;c. 1790.
in 8vo.</p>
<p>I Principj della Morale, e sia Saggio sopra l’Uomo, Poema Inglese di <hi rend="italic">Alessandro
Pope</hi> tradotto in versi sciolti Italiani dal Cavaliere <hi rend="italic">Anton-Filippo
Adami</hi> con la Giunta <hi rend="italic">di Critiche e Filosofiche Annotazioni, e di varj egregj
Componimenti dello stesso Autore, come può vedersi nella Prefazione</hi>. 1790. in 8vo.</p>
<p>Tutte queste Opere Presso <hi rend="italic">Giuseppe Orlandelli</hi>. Per la Dita del fu <hi rend="italic">Francesco di Niccolò Pezzana.</hi></p>
<p>Nella promozione delle Cariche Ecclesiastiche della Ducale Basilica, descritta nel Foglio di
Mercordì, passò dal Suddiaconato al posto di Diacono, ch’era vacante, il M. R. Sig. D. <hi rend="italic">Giovanni Corner.</hi></p>
<p>S. E. Abb. <hi rend="italic">Gian And. Avogadro</hi> eletto al Vescovato di Verona, ritrovasi in
questa Città, e faceva l’annuale nella Chiesa di <hi rend="italic">S. Trovaso</hi>. Ciò serve a
soddisfazione d’una richiesta, che ci venne indiritta.</p>
<p>Tosto che avremo la Serie promessaci di tutti i Vescovi di quella Città la daremo in luce.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizie Sacre.</hi></head>
<p rend="SO">“21 Novembre. Presentazione della Madonna, Chiesa de’ RR. PP. Somaschi detta della
Salute. Sua Serenità la visita in tal giorno per voto pub-<pb n="754"></pb>blico fatto per la peste che
afflisse questa Capitale nell’anno 1631. Vi si espone l’Immagine di M. V. portata da Candia l’anno
1670.</p>
<p>Alla Giudecca Chiesa del Pio Luogo dette delle Zittelle, governato da Nobili, &amp; altre persone
di condizione, ove si ricevono le Fanciulle, che sono in pericolo, &amp; al loro maritarsi, o
monacato hanno dal Luogo una sufficiente summa di denaro per il loro mantenimento. Fu instituito il
medesimo per insinuazione del P. <hi rend="italic">Benedetto Palmio</hi> insigne Predicatore della
Compagnia di Gesù, che predicando nell’anno 1558. nella Chiesa Parrocchiale di Ss. Apostoli,
consigliò la pietà de’Veneziani a fondarlo per ricovero ed alimento delle Vergini pericolanti.</p>
<p>Questa Chiesa è dedicata al suddetto Mistero ed è fabbricata sul modello di Palladio”</p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.4"></milestone><hi rend="italic"> Sig. Gazzettiere.</hi></p>
<p rend="SO">Il volersi far credere insensibile alle altrui lodi è da pazzo, perchè è un voler
mostrare d’essere al di sopra dell’umana natura. Io sono sincero, e perciò lungi dal dimostrami
indifferente, vi professo d’essere sensibilissimo all’elogio che faceste a que’quattro miei
scarabocchi sul carattere del vero e del falso Medico. Non istà per questo, ch’io non conosca quanto
sia meschino il mio merito. Ma voi sarete curioso di sapere di qual sorta di gente sia formata la
nostra società. Eccomi pronto a soddisfarvi. Otto sole sono le persone che la compongono, fra le
quali c’entra anche una Donna ed un’amabile sua figliolina di circa due anni. Non vi rechi
meraviglia il sentire che vi siano delle femmine tra di noi. <milestone unit="E4" xml:id="FR.5"></milestone>
<milestone unit="FP" xml:id="FR.6"></milestone> Piacesse al cielo che tutte le donne assomigliassero alla
padrona della Casa, dove si raduna la nostra società. Essa è moglie d’uno de’nostri socj. Spoglia di
tutti i pregiudicj del bel sesso essa non possede che ciò, che può renderlo caro ed amabile. Senza
veruna di quelle miserabili presunzioni che rendono tante donne ridicole, essa sa adempire ad ogni
dovere di madre di famiglia, e sa ricreare il cuore di tutti col suo spirito naturalmente fecondo di
graziosi concetti, e di riflessioni mature. M’incresce di non potermi dilungare a descrivervi il
carattere di questa nostra buona compagna. Ad un tale ritratto non adorno di alcun arabesco della
moda arrossirebbono forse quelle graziose <hi rend="italic">farfalle</hi>, che non sanno di esistere
se non allora quando consuman la vita volteggiando tra i veli, i nastri, e le cuffie, o rovesciando
l’ordine della natura tra le veglie, e il frastuono d’una stolta moltitudine. Perchè mai non posso
io darvi un’idea della educazione ch’ella dà a questa sua tenera figliuolina! <milestone rend="closer" unit="FP"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E4"></milestone> V’assicuro ch’ella porgerebbe il più utile esempio in affare di
tanta importanza, il quale varrebbe forse assai più dei tanti trattati a questo proposito. Ma
convien passare agli altri. <milestone unit="E4" xml:id="FR.7"></milestone>
<milestone unit="FP" xml:id="FR.8"></milestone> Noi ci abbiamo creato come nostro Preside il più vecchio di
tutti. È questi un buon vecchio di circa settant’anni, ma robusto ed agile quanto un giovinotto di
venti; che così va per chi non ha scialacquato malamente il prezioso tempo della gioventù. Sia pur
benedetto il nostro <hi rend="italic">Sig. Olivo</hi>, che così egli si chiama. Non è questi uno di
que’vecchi ringhiosi che disprezzano tutto, ed avvelenano di noja interrompendo ostinatamente ogni
discorso e ripetendo ad ogni proposito la felicità de’suoi passati tempi. Il <hi rend="italic">Sig.
Olivo</hi> è sempre pieghevole, e docile alla ragione gli venisse ella detta da un giovinetto. Egli
nacque di poche fortune; ma il suo spirito intraprendente ed ardito lo fece sormontare gli ostacoli
della povertà. Desideroso di migliore fortuna egli intraprese a’suoi dì molti lun-<pb n="755"></pb>ghi e
rischiosi viaggi: ma il solo profitto che egli ritrasse dalla sua sorte ora avversa ed ora propizia
fu quello di istruirsi a fondo nella scienza difficile di conoscere gli uomini. Nelle popolose
Città, e nelle gran Capitali non gli venne fatto di trovare la sua felicitá. Stanco quindi di
cercarla dove non è risolvette di ritirarsi, e passare il resto de’suoi di in una picciola
possessione quì vicina, unico retaggio de’suoi maggiori. Non gli chiedete però, interrogandolo
de’suoi viaggi, di alcune curiosità, ed a suo modo d’intendere inutili produzioni della natura. Egli
non volle mai sapere di Vulcani spenti, di petrificazioni, di erbuccie, d’insetti da microscopio.
Persuaso di maggiori utilità, egli non potè mai attendere, dic’egli, a queste frivolerie da
bamboccio, che pur oggidì rendono tanti uomini illustri e celeberrimi. Ricercatelo sulle affezioni
dell’uomo, sulla sua educazione, sulla maniera di renderelo piucchè si può felice; il <hi rend="italic">Sig. Olivo</hi> vi sorprenderà; fu quello il suo studio, e la sua continuata
osservazione. Fra le scienze <hi rend="italic">secondarie</hi>, come dic’egli, gli piacque assai
l’agricoltura, e non mancò di raccogliere da per tutto delle utili cognizioni. Se fossimo in
que’beati secoli, fra la giornata vedendolo ne’suoi campi a coltivarli di propria mano lo credereste
un Serrano, un Fabio, un Catone. Ne’suoi tardi giorni egli forma così la sua felicità, e quella
della povera gente, che ha a che fare con lui. Immaginatevi, amico mio, se il solo <hi rend="italic">Sig. Olivo</hi> sia un tesoro per Noi. Un’uomo di questa fatta meriterebbe ovunque il primo posto
fra gli altri. <milestone rend="closer" unit="FP"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E4"></milestone>
<milestone unit="E4" xml:id="FR.9"></milestone>
<milestone unit="FP" xml:id="FR.10"></milestone> Il secondo è il Sig. <hi rend="italic">Nardino</hi>. Egli è lo
sposo della nostra Padrona, giovane di buon criterio e d’un’animo senza pari. Egli è ricco assai, ma
lontano dal far pompa di sue ricchezze egli le sa computare per quello che sono, e ne fa il più
retto uso nel beneficare l’umanità. Egli sa che l’uomo non si rende veramente stimabile che per la
sola virtù, e che il resto non è che un falso splendore pegli occhi dello stolido volgo. Egli non si
lasciò mai sedurre dall’opinione predominante, che pur troppo! non consiste che nella sola
estimazione delle esteriori facoltà. Noi tutti siamo poveri; ma egli non ci lascia accorgere di
esserlo meno di noi. Poche parole, modi semplici ma decisi, maturità di pensare, cuore de’più umani
e generosi formano il carattere del nostro Sig. <hi rend="italic">Nardino</hi>. Lo chiamiamo spesso
il nostro Mylord, tanto egli sembra nato in riva al Tamigi. Abbiamo nel nostro numero anche un
Maestro di Musica. È questi un degno Religioso di matura età i di cui avvenimenti sarebbono degni di
memoria. Anch’egli fu in sua vita errante quà e là trasportato dalla fortuna. Amantissimo sempre
dell’arte sua trovò finalmente la sua tranquillità nel ritirarsi fuori del mondo. Egli passa la
maggior parte della giornata beandosi della dolce armonia dei Corelli, dei Pargolesi, dei Giomelli,
dei Vallotti. Egli dice di non trovare alcun gusto in certe <hi rend="italic">cantatine</hi>
moderne, che titillano così dolcemente gli orecchi al nostro bel mondo. <milestone rend="closer" unit="FP"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E4"></milestone> Del nostro Medico, di Biscancile, nè di me non vi farò parola,
voi avete de’dati per conoscerci. Eccovi tutta la nostra società. Io vi manderei anche la storia
de’nostri trattenimenti; ma mi accorgo mio dolce amico, che andando più avanti, eccederei il limite
d’una lettera destinata pel vostro foglio. Mi riserverò il resto per un’altra che vi manderò in
seguito, se pure non credeste queste bazzecole degne di tutt’altro che della vostra e dell’altrui
attenzione. Tutti vi salutano di cuore. Addio.</p>
<p rend="BU">Il vostro Lonvaglia </p>
<p rend="date">24. Novembre 1789.<lb></lb><hi rend="italic">Dal solito luogo. </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO"><pb n="756"></pb>
<milestone unit="MT" xml:id="FR.11"></milestone> Sono così rari in natura gli amabili, e venerandi caratteri
descritti nell’elegante spiritoso Foglio qui riportato, che la loro unione socievole verrà riputata
da molti una poetica immaginazione da porsi al rango delle Novelle morali. Anche su questo punto di
vista la colta gente gradirà sempre, che da noi le si porga ciò che insegna il buon uso della vita,
e dipinge con sì vivi colori quella vera giocondità, che invano si cerca ne’trattenimenti delle
Cittadi, e nelle numerose adunanze. Quelli poi, che crederanno sotto la finzione de’nomi la realità
delle persone, uniranno a’nostri i lor desiderj di conoscere davvicino uno stato così felice, e la
nobile invidia di non poterne partecipare. Contentiamoci intanto d’averne delle notizie, e siano
questi Fogli onorati da una sì degna corrispondenza. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">In Senato.</hi></head>
<p rend="date">26. corente.</p>
<p rend="SO">Savio alla Mercanzia, dura mesi 24.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Paolo Bembo.</hi></p>
<p>Prov. sopra Ogli m. 24.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Niccolò Michiel</hi>.</p>
<p>Nobile di Nave</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Niccolò Badoer.</hi></p>
<p>In questa Sessione dell’Eccellentissimo Senato fu esaudita con pienezza di voti favorevoli la
Supplica di dispensa dal Reggimento di Verona del N. H. </p>
<p>s. <hi rend="italic">Marc’Antonio Michiel</hi>, come lo fu in prima dall’Eccellentissimo
Collegio.</p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.12"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.13"></milestone><hi rend="italic"> Sig. Gazzettiere.</hi></p>
<p rend="SO">Voi amate di pubblicare col vostro Foglio il Testamento de fù Nobile Sig. Marchese <hi rend="italic">Gio: Antonio dondi</hi>
<hi rend="italic">orologgio</hi> nella parte, in cui dispone delle sue Terme d’Abano a benefizio
de’poveri infermi, ed io mi compiaccio di soddisfare il desiderio vostro col spedirvene una Copia
fedele.</p>
<p>Son certo, che la lettura di detta disposizione spremerà dai cuori sensibili larghi tributi di
lagrime alla memoria d’un’uomo, che in vita, e in morte fu tanto proficuo alla misera umanità, e di
cui passeranno ai nostri posteri le illustri azioni.</p>
<p>Se poi questo ai giorni nostri raro esempio di Religiosa pietà desterà la gara tra le persone
doviziose, si vedrà da quì innanzi suffragata con copiosi legati la povertà languente di malattia
nelli Spedali, e sarà tutto vostro il merito di averla eccitata. Sono con vera stima.</p>
<p>Padova 26. Novembre 1789.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Un vostro assocciato. </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Punto di Testamento del qu: Nob. Sig. Marchese</hi> Gio: Antonio
Dondi Orologgio <hi rend="italic">del giorno 3. Gennaro 1789. pubblicato il giorno 27. Settembre
detto Anno.</hi></p>
<p>Siccome poi tratto dal desiderio di mettere a profitto dell’Umanità le celebri, e non mai
abbastanza lodate Terme di Abano, Tesoro dato da Dio Signore, e dalla benefica Natura a sollievo
de’mali degli Uomini, ho erette a proprie mie spese, ed ammobigliate alcune Fabbriche ad uso di
Locanda di Bagni per Signori, cioè per quelli, che con pagamento volessero godere del benefizio di
esse Terme, le quali sono separate dalle altre mie Fabbriche, Beni, e rendite, che possedo in
Abbano, così cercando di soccorrere con altre Fabbriche, e Bagni anco quelle persone, che per la
loro povertà non potrebbero proffittarne, perciò circa ad esse ordino, stabilisco, e voglio.</p>
<p>Che tutte le Fabbriche antedette da Signori ammobigliate con le loro adiacenze tutte, situate
nella Villa dei Bagni d’Abbano, e Montaon, coll’Osteria, Scuderia, rimesse, Casini, Bottega da
Caffè, ed altre Botteghe, Conserve da Acqua, e da Fanghi, ed ogni <pb n="757"></pb> altra cosa ad esse
aderente, e spettante, e col terreno a’Luoghi sopraddetti confinante, ed ora ad essi inserviente,
continuino ogni anno ad affittarsi con quel sistema, che sino ad ora è corso, o con quel migliore,
che paresse di darsi dal zelo, e prudenza di chi dovrà dirigere, e presiedere a questa mia
ordinazione, li quali abbasso nominerò, e che il tratto della rendita, o sia il ricavato dalle
medesime divenga patrimonio per l’anno susseguente, e sostentamento a quel numero, e quantità di
Poveri, a’quali possa essere sufficiente per prestar loro bagni, fanghi, goccia, alloggio, e
conveniente vitto per quindici giorni, prendendo in cadauna muta quel quantitativo di persone, delle
quali sarà comodamente capace il destinato luogo per l’alloggio, e che sarà relativo alla rendita
ricavata nell’anno precedente dal luogo de’Signori.</p>
<p>Dovrà dunque ogni anno, come dissi, o affittare, o far dirigere la Locanda de’Signori, e luoghi
tutti antedetti con quel metodo, che si crederà di maggior interesse, e col ricavato, o sia prodotto
de’medesimi siano prima pagati gli aggravj insiti a’loro fondi, indi siano supplite tutte le spese
annualmente necessarie nelli ristauri, e conservazione delle Fabbriche, in rimessa, e mantenimento
di Biancheria, mobili, ed utensili bisognosi ben spesso di reclutarli, in salario ad un’Economo, o
sia direttore del luogo, e Serventi occorrenti al servigio de’luoghi, e finalmente nella provvista
de Letti, e sufficiente mobigliatura anche de’luoghi, che servir devono per abitazione
de’Poveri.</p>
<p>Hanno questi già il lor Bagno, ed alloggio separato dagli altri de’Signori concorrenti a’Bagni,
co’quali non deve esservi mescolanza, o comunicazione di sorte, nè per luoghi, nè per mobilia,
desiderando, che tanto la mobilia, che la biancheria, ed altri utensili tutti dell’uno, e dell’altro
delli due alloggj siano presi in distinto separato Inventario, e se ne schivi la promiscuità.</p>
<p>Saranno destinate abili, onorate, e probe persone all’assistenza, e direzione de’Poveri con quel
Salario, e dipendenza, che sarà giudicato da quelli, che nominerò alla sopraintendenza, e direzione
de’luoghi, li quali avranno l’intiero arbitrio di eleggere le persone, e cambiarle secondo, che
giudicheranno opportuno.</p>
<p>E perchè si vede, che sin dall’anno 1338., come da Registro di Enrico di Bastiano Nodaro, la
Chiesa ora da me rifabbricata aveva il jus della Decima de’Beni nella Villa de’Bagni di Abano, lo
che risulta dal Tomo 18. che si conserva nell’Archivio del Pio Ospitale di San Francesco, così
riuscendo di poter ricuperare esso jus, sarà la rendita da me lasciata in aumento dell’entrata
medesima disponibile come sopra.</p>
<p>Siccome però desidero, che questo benefizio sia comune ed agli Uomini, ed alle Donne, così
potranno farsi alternativamente delle mute, e degli uni, e delle altre, schivando la promiscuità per
evitar li disordini, che quella potrebbe eccitare; ma perchè potrebbe anche darsi, che in qualche
anno mancasse la quantità de’poveri, e che perciò sopravvanzasse porzione della rendita suespressa,
in tal caso sarà impiegato il sopravvanzo negli anni susseguenti a migliorare la condizione
de’poveri, o ad accrescerne il numero.</p>
<p>Li Poveri da eleggersi siano prima quelli della propria Parrocchia di Abano, e gl’Infermi del Pio
Ospitale di S. Francesco di Padova, indi li Padovani, e finalmente quelli delle altre Città, Terre,
e luoghi del Serenissimo Dominio Veneto, dalla di cui Muni-<pb n="758"></pb>ficenza possono sperare le
Terme il loro ingrandimento. Dovranno esser li Poveri muniti delle Fedi del proprio Parroco, e del
Medico: Queste, che provino la convenienza del rimedio al male, quelle, che asseriscano la bontà di
costume, e la povertà del ricorrente, per cui senza di questo sollievo non avrebbe il modo di
curarsi, e ciò perchè li cattivi, e li non realmente bisognosi non abbiano ad escludere li buoni, e
quelli, che veramente per colpa di miseria restarebbero privi de’mezzi per risanarsi. Per impetrare
perciò la sanità da Dio Signore nella prima festa del loro ingresso in questo luogo dovranno
confessarsi, e comunicarsi, ed ogni sera (potendo muoversi) concorrere alla Recita nell’Oratorio
delle Litanie, e preci, e di cinque Pater, &amp; Ave per conseguir la Plenaria Indulgenza concessa
da Leone Decimo l’anno 1516. 14. Giugno nell’Oratorio da me eretto, pregando per l’ingrandimento
della Serenissima Nostra Repubblica, per il risanamento di tutti li concorrenti a’Bagni, e per
l’anima di chi proccurò ad essi questo benefizio; dovranno inoltre assistere personalmente alla
Santa Messa, che nel tempo de’Bagni si celebrerà, e siccome spero d’ottenere dalla Sovrana Carità, e
somma Pietà del Principe l’assegnazione di una Cappellania a tenore anco del Decreto 1779. 27.
Marzo, che la prescrive, così sino al conseguimento della medesima, sarà cura de’Signori miei
Commissarj Presidenti infranominandi a questa pia Opera di destinar un Religioso, che nel tempo
de’Bagni celebri ogni giorno la Santa Messa, stabilendo allo stesso Camera per di lui alloggio nei
mesi della celebrazione, ed accordando al medesimo quell’elemosina, che crederanno conveniente. </p>
<p rend="BU"><milestone unit="MT" xml:id="FR.14"></milestone><hi rend="italic"> (Il resto Mercordì.)
</hi><milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<div3>
<head><hi rend="italic">Teatri.</hi></head>
<p rend="SO">Nella recita dello scorso prossimo Lunedì si cangiò a San Moisè il Primo Ballo, e se ne
diede un nuovo il cui argomento stancato in prosa, in poesia, in musica, in pantomimo, è quello del
disertore. Il suo Compositore Sig. <hi rend="italic">Piatoli</hi> ebbe la soddisfazione di sentirsi
chiamato fuori, e di segnare la sua gratitudine a passi di riverenze, ed inchini.</p>
<p>La nuova Commedia a Sant’Angiolo intitolata <hi rend="italic">La disgrazia prova gli Amici</hi>,
è una di quelle, che meno dell’altre del Sig. <hi rend="italic">Fedrici</hi> provano la sua
comic’arte. Un Ministro ingiustamente deposto, è un bel Soggetto per far conoscere la viltà
de’cortigiani, che secondano gl’influssi dell’Astro terreno da cui son illuminati, regolando su
quelli le riverenze e i disprezzi; e per dar la più vera prova all’amicizia, sentimento il più
nobile, che sollevi l’anima umana allorchè regga alle altrui calamità, e dalle vicissitudini della
fortuna, riceva nuovo vigore. Ottimo fu il pensiero, ma non vi corrispose l’esecuzione. È mai
probabile, che un Principe fedelmente servito da un buon Ministro s’abbandoni al capriccio di
precipitarlo, e farlo credere un reo di Stato, per veder com’ei tolleri la sua disgrazia, e per
conoscere quali siano i veri, e i falsi suoi amici? È probabile, che un uomo saggio, giusto,
benefico, in vece d’esser compianto nella sua caduta resti affogato da un torrente d’inimicizie
messo in corso da chi da lui ebbe del bene, o non ebbe del male? Che una Comunità, per non essere da
meno degli altri corpi, mandi un Sindaco a querelarlo, e ch’ei non trovi pietà che in un Giovine
disgustato di lui, perchè gli ricusò un posto al quale aspirava?</p>
<p><pb n="759"></pb> Sarà, sempre più facile, che si trovi un’anima grata in un gran numero di persone
beneficate, che un eroe in un Giovinetto malcontento il quale voglia virtuosamente vendicarsi col
far del bene a chi l’ha umiliato.</p>
<p>Tutto in quest’azione è spinto agli eccessi. Il Padre di questo Giovinetto accoglie in sua Casa
il Ministro da lui condottogli, gli assegna un Feudo, e le sue rendite come se si trattasse di
dargli un pranzo, e la di lui Figlia, ch’è innamorata dello Sventurato senza ch’ei nulla sappia,
dona un fornimento di gioje al di lui Figlioletto scacciato dal Collegio, come se fossero tanti
confetti. In opposizione a questa estrema generosità è messa l’ambizione d’una Dama di Corte
promessa Sposa al Ministro, di cui ella si fa un oggetto di sdegno dopo la sua caduta; e
l’ingratitudine d’un Cavaliere, che in mercede d’onori, e pensioni ottenute per mezzo suo dal
Sovrano, lo mette con un Madrigale in ridicolo. Nè la vanità della Dama, nè la sconoscenza del
Cavaliere può essere di raro esempio alle Corti: ma è bene fuor de’confini d’ogni probabilità, che
un Mercante favorito di jus privativo in una sua Fabbrica per beneficenza del Ministro, lo
perseguiti quand’è rovinato per un credito di 600 Scudi, lascj spogliare il di lui Figlioletto d’un
monile prezioso per cauzione del pagamento, e poi con questo capitale nelle mani tenti d’avere la
suddetta summa dal Principe a cui presenta un Memoriale ond’essere doppiamente pagato. Questa
malvagità ha un inverisimile così irritante, che dalle scene non può che disgustare l’Udienza, come
fece realmente. È fuori egualmente della proprietà di carattere, che un Sovrano, fingendo, o
castigando davvero, s’introduca egli stesso in Casa di chi diede ricetto all’uomo, ch’è in sua
disgrazia, per ispargervi lo scompiglio, e il terrore, costituire i colpevoli, e fare in uno stesso
tempo da Padrone e da Servitore.</p>
<p>Si può dire, che l’oggetto di questa Commedia è lodevole se tende alla punizione del vizio, al
trionfo della virtù, ma i mezzi che conduconla al suo fine son destituti affatto della comica
proprietà, i caratteri non son copiati dalla natura, gli accidenti son strani, e vi manca il pregio,
che ritrovasi in altre Composizioni dello stesso Autore, d’un dialogo instruttivo senz’ostentazione,
e di certe vivezze, e sali poetici co’quali suole condirle.</p>
<p>Si conosce appieno da noi la difficoltà di giungere alla perfezione in una Commedia, non
manchiamo mai d’animare chi vi si approssima, ma sarebbe un tradimento tacendo la verità, quando
taluno tanto le stà da lontano.</p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Causa.</hi></head>
<p rend="BA"><hi rend="italic">Coll. de’XV. 23. cor. Mane.</hi></p>
<p rend="SO">Dell’Anno 1660. fu dall’Eccellentissimo Sig. Inq. <hi rend="italic">Dolfin</hi> formata
la Tariffa del Dazio per li Pestrinari o siano Pistori di Crema.</p>
<p>In seguito furono fatti varj aggiunti a detto Dazio.</p>
<p>Domino <hi rend="italic">Antonio Raguzzi</hi> Direttore delli Dazj della Fiscal Camera di Crema
per le Condotte 1776. credette che gli Aggionti imposti dopo la Tariffa suddetta, dovessero essere
pagati di Aggionti sopra Aggionti, e perciò con tal ragguaglio addebitò li Pestrinari: ma costretto
a ricorrere alla via Giudiciaria sostenne con sua Dimanda un tal punto, eseguiti avendo già anco
degli Atti esecutivi.</p>
<p>Difesisi li Pistori proposero che li Aggionti dopo la Tariffa Dolfin dovessero ragguagliarsi
sopra il primo impianto del debito del Dazio, e non con il ragguaglio di Aggionti sopra Aggionti;
proponendo anco un punto rap-<pb n="760"></pb>porto alla qualità della Moneta, ed impugnando li Atti
esecutivi.</p>
<p>In tal questione nacque Sentenza dell’Eccell. Rappresentante a favor del Dazier, che appellata
dalli Pestrinari fù con Spazzo P. A. 1785. 23. Agosto del Coll. Eccell. de 15. tagliata a favor
delli stessi.</p>
<p>Usato del benefizio del Pristino dal Daziere ripropose il proprio punto distinguendolo in Capi
sei, e facendo anco la distinzione rapporto al pane di <hi rend="italic">scaffa</hi> da quello col
butirro.</p>
<p>Si difesero li Pestrinari da tal Dimanda, riproponendo in pristino il Punto suddetto.</p>
<p>Insorta questione per il pagamento interinale, fù questa sopita con Accordo che stabilisce il
Deposito da farsi.</p>
<p>Quindi nacque Spedizione absente a favor delli Pestrinari che appellata dal Daziere fù tagliata
dal Coll. Eccell. de XV. con il seguente Spazzo.</p>
<p>Taglio 8. Laudo 3. N. S. 1.</p>
<p>Avv. al Taglio Ecc. <hi rend="italic">Sola</hi> e <hi rend="italic">Cromer.</hi></p>
<p>Interrut. <hi rend="italic">Seriman</hi> Interv. <hi rend="italic">Cardina</hi>.</p>
<p>Al Laudo Ecc. <hi rend="italic">Silvestrini</hi> e <hi rend="italic">Sartori</hi>.</p>
<p>Interv. <hi rend="italic">Casilini</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cambj.</hi></head>
<p rend="date">27 corrente.</p>
<p rend="SO">Lione 58 e mezzo. Parigi 56 e 7 8vi. Roma 63. Napoli 116 e 3 4ti. Livorno 99 e 3 4ti.
Milano 155. Genova 91 e 5 8vi. Amsterdam 93 Londra 48 e mezzo. Augusta 102 e mezzo. Vienna 196 e 3
4ti.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Prezzi delle Biade.</hi></head>
<p rend="SO">Formento a L. 35. Sorgo Turco a L. 17.10 alle 18. Segale a L. 22. Fag. bian. a L. 21.
Miglio a L. 18.</p>
<p>Risi da’Duc. 36. a 36.12 al m.</p>
</div2>
<div2>
<head>Savio in Settimana<lb></lb>Per la prossima v.</head>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zaccaria Valaresso</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cosa trovata.</hi></head>
<p rend="SO">Varj Biglietti di Pegno del Monte di Pietà di Treviso. Chi li ha perduti si porti al
Caffè della Fortuna in Piazza, che dati li dovuti contrassegni.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">D’Affittare.</hi></head>
<p rend="SO">Casa in Contrada di S. Samuel in <hi rend="italic">Calle della Commedia</hi> composta
di due camere grandi, due camerini, tinello, cucina, e due magazzini. All’anno Duc. 80.</p>
<p>Chi la vuole parli coll’Agente di S. E. <hi rend="italic">Marc’Ant. Zustinian</hi> al di lui
Casino al Ponte di Legno vicino al <hi rend="italic">Cavalletto</hi>.</p>
<p>Un Signore Inglese vorrebbe al suo servizio un Giovinotto, che sapesse la sua lingua. Se c’è chi
la possegga, e sia in istato di prevalersi della sua occorrenza si porti dal Sig. <hi rend="italic">Luigi</hi> Locandiere all’<hi rend="italic">Albergo Reale </hi>a S. Polo, nè abbia riguardo se
fosse male in arnese; che verrà subito vestito bene.</p>
<p>Dopo la recità d’jeri, il Comico Sig. <hi rend="italic">Belloni</hi> fece per Martedì l’invito
seguente a S. Gio: Grisostomo.</p>
<p><hi rend="italic">Uno storico avvenimento di questa immortale, e sempre gloriosa Repubblica ha
somministrato l’argomento della Tragedia, che m’onoro d’annunziare a questo rispettabile Pubblico.
Ell’avrà per titolo: </hi>Alessio Comneno<hi rend="italic"> o siano </hi>I Veneziani in
Costantinopoli<hi rend="italic">. L’animo debole di quel Principe raggirato da’maneggj d’un accorto
Ministro: la ingenua pittura delle circostanze d’allora: il valore, e la nobile condotta dell’Armi
Venete, ne formano l’interesse. Possano i nostri sforzi anche in questo incontro meritarci quel
generoso gradimento, ch’è l’unico scopo de’nostri umilissimi voti!</hi></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Commedie per questa Sera.</hi></head>
<div3>
<head>A San Luca.</head>
<p><hi rend="italic">Il Negoziante in Londra</hi>.</p>
</div3>
<div3>
<head>A San Gio: Grisostomo.</head>
<p><hi rend="italic">Li quattro Brontoloni.</hi></p>
</div3>
<div3>
<head>A Sant’Angelo.</head>
<p>Replica <hi rend="italic">La Disgrazia prova gli Amic </hi><milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
</div3>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 95 <seg type="DT">Sabbato 28 Novembre 1789.</seg>
<seg synch="#FR.2" type="E2"> Libri usciti di fresco da’Torchj Veneti. Tossicologia ossia dottrina
intorno i veleni ed i loro antidoti del Signor Gioseffo Jacopo Plenck Chirurgo Chimico Botanico ec.
trad. dall’Originale Latino in Italiano 1789. in 12. I dialoghi di Focione. 1789. in 8vo. Publii
Ovidii Nasonis Metamorphoseon Libri XV. expurgati, &amp; explanati Cum Appendice de Diis, &amp;
Heroibus Poeticis Auctore Josepho Juvencio e Societate Jesu. 1789. in 8vo. Instituzioni di Chirurgia
di Giuseppe Nessi Comasco Dottore in Filosofia e Medicina, e Professore di Ostetricia, e
Instituzioni Chirurgiche nella Regia Università di Pavia. Tomo quarto.1789. in 8vo. Arte Ostetricia.
Teorico. Pratica di Giuseppe Nessi Dottore &amp;c. 1790. in 8vo. I Principj della Morale, e sia
Saggio sopra l’Uomo, Poema Inglese di Alessandro Pope tradotto in versi sciolti Italiani dal
Cavaliere Anton-Filippo Adami con la Giunta di Critiche e Filosofiche Annotazioni, e di varj egregj
Componimenti dello stesso Autore, come può vedersi nella Prefazione. 1790. in 8vo. Tutte queste
Opere Presso Giuseppe Orlandelli. Per la Dita del fu Francesco di Niccolò Pezzana. Nella promozione
delle Cariche Ecclesiastiche della Ducale Basilica, descritta nel Foglio di Mercordì, passò dal
Suddiaconato al posto di Diacono, ch’era vacante, il M. R. Sig. D. Giovanni Corner. S. E. Abb. Gian
And. Avogadro eletto al Vescovato di Verona, ritrovasi in questa Città, e faceva l’annuale nella
Chiesa di S. Trovaso. Ciò serve a soddisfazione d’una richiesta, che ci venne indiritta. Tosto che
avremo la Serie promessaci di tutti i Vescovi di quella Città la daremo in luce. Notizie Sacre. “21
Novembre. Presentazione della Madonna, Chiesa de’ RR. PP. Somaschi detta della Salute. Sua Serenità
la visita in tal giorno per voto pub-<pb n="754"></pb>blico fatto per la peste che afflisse questa
Capitale nell’anno 1631. Vi si espone l’Immagine di M. V. portata da Candia l’anno 1670. Alla
Giudecca Chiesa del Pio Luogo dette delle Zittelle, governato da Nobili, &amp; altre persone di
condizione, ove si ricevono le Fanciulle, che sono in pericolo, &amp; al loro maritarsi, o monacato
hanno dal Luogo una sufficiente summa di denaro per il loro mantenimento. Fu instituito il medesimo
per insinuazione del P. Benedetto Palmio insigne Predicatore della Compagnia di Gesù, che predicando
nell’anno 1558. nella Chiesa Parrocchiale di Ss. Apostoli, consigliò la pietà de’Veneziani a
fondarlo per ricovero ed alimento delle Vergini pericolanti. Questa Chiesa è dedicata al suddetto
Mistero ed è fabbricata sul modello di Palladio” <seg synch="#FR.3" type="E3">
<seg synch="#FR.4" type="LB"> Sig. Gazzettiere. Il volersi far credere insensibile alle altrui lodi
è da pazzo, perchè è un voler mostrare d’essere al di sopra dell’umana natura. Io sono sincero, e
perciò lungi dal dimostrami indifferente, vi professo d’essere sensibilissimo all’elogio che faceste
a que’quattro miei scarabocchi sul carattere del vero e del falso Medico. Non istà per questo, ch’io
non conosca quanto sia meschino il mio merito. Ma voi sarete curioso di sapere di qual sorta di
gente sia formata la nostra società. Eccomi pronto a soddisfarvi. Otto sole sono le persone che la
compongono, fra le quali c’entra anche una Donna ed un’amabile sua figliolina di circa due anni. Non
vi rechi meraviglia il sentire che vi siano delle femmine tra di noi. <seg synch="#FR.5" type="E4">
<seg synch="#FR.6" type="FP"> Piacesse al cielo che tutte le donne assomigliassero alla padrona
della Casa, dove si raduna la nostra società. Essa è moglie d’uno de’nostri socj. Spoglia di tutti i
pregiudicj del bel sesso essa non possede che ciò, che può renderlo caro ed amabile. Senza veruna di
quelle miserabili presunzioni che rendono tante donne ridicole, essa sa adempire ad ogni dovere di
madre di famiglia, e sa ricreare il cuore di tutti col suo spirito naturalmente fecondo di graziosi
concetti, e di riflessioni mature. M’incresce di non potermi dilungare a descrivervi il carattere di
questa nostra buona compagna. Ad un tale ritratto non adorno di alcun arabesco della moda
arrossirebbono forse quelle graziose farfalle, che non sanno di esistere se non allora quando
consuman la vita volteggiando tra i veli, i nastri, e le cuffie, o rovesciando l’ordine della natura
tra le veglie, e il frastuono d’una stolta moltitudine. Perchè mai non posso io darvi un’idea della
educazione ch’ella dà a questa sua tenera figliuolina! </seg>
</seg> V’assicuro ch’ella porgerebbe il più utile esempio in affare di tanta importanza, il quale
varrebbe forse assai più dei tanti trattati a questo proposito. Ma convien passare agli altri. <seg synch="#FR.7" type="E4">
<seg synch="#FR.8" type="FP"> Noi ci abbiamo creato come nostro Preside il più vecchio di tutti. È
questi un buon vecchio di circa settant’anni, ma robusto ed agile quanto un giovinotto di venti; che
così va per chi non ha scialacquato malamente il prezioso tempo della gioventù. Sia pur benedetto il
nostro Sig. Olivo, che così egli si chiama. Non è questi uno di que’vecchi ringhiosi che disprezzano
tutto, ed avvelenano di noja interrompendo ostinatamente ogni discorso e ripetendo ad ogni proposito
la felicità de’suoi passati tempi. Il Sig. Olivo è sempre pieghevole, e docile alla ragione gli
venisse ella detta da un giovinetto. Egli nacque di poche fortune; ma il suo spirito intraprendente
ed ardito lo fece sormontare gli ostacoli della povertà. Desideroso di migliore fortuna egli
intraprese a’suoi dì molti lun-<pb n="755"></pb>ghi e rischiosi viaggi: ma il solo profitto che egli
ritrasse dalla sua sorte ora avversa ed ora propizia fu quello di istruirsi a fondo nella scienza
difficile di conoscere gli uomini. Nelle popolose Città, e nelle gran Capitali non gli venne fatto
di trovare la sua felicitá. Stanco quindi di cercarla dove non è risolvette di ritirarsi, e passare
il resto de’suoi di in una picciola possessione quì vicina, unico retaggio de’suoi maggiori. Non gli
chiedete però, interrogandolo de’suoi viaggi, di alcune curiosità, ed a suo modo d’intendere inutili
produzioni della natura. Egli non volle mai sapere di Vulcani spenti, di petrificazioni, di
erbuccie, d’insetti da microscopio. Persuaso di maggiori utilità, egli non potè mai attendere,
dic’egli, a queste frivolerie da bamboccio, che pur oggidì rendono tanti uomini illustri e
celeberrimi. Ricercatelo sulle affezioni dell’uomo, sulla sua educazione, sulla maniera di renderelo
piucchè si può felice; il Sig. Olivo vi sorprenderà; fu quello il suo studio, e la sua continuata
osservazione. Fra le scienze secondarie, come dic’egli, gli piacque assai l’agricoltura, e non mancò
di raccogliere da per tutto delle utili cognizioni. Se fossimo in que’beati secoli, fra la giornata
vedendolo ne’suoi campi a coltivarli di propria mano lo credereste un Serrano, un Fabio, un Catone.
Ne’suoi tardi giorni egli forma così la sua felicità, e quella della povera gente, che ha a che fare
con lui. Immaginatevi, amico mio, se il solo Sig. Olivo sia un tesoro per Noi. Un’uomo di questa
fatta meriterebbe ovunque il primo posto fra gli altri. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.9" type="E4">
<seg synch="#FR.10" type="FP"> Il secondo è il Sig. Nardino. Egli è lo sposo della nostra Padrona,
giovane di buon criterio e d’un’animo senza pari. Egli è ricco assai, ma lontano dal far pompa di
sue ricchezze egli le sa computare per quello che sono, e ne fa il più retto uso nel beneficare
l’umanità. Egli sa che l’uomo non si rende veramente stimabile che per la sola virtù, e che il resto
non è che un falso splendore pegli occhi dello stolido volgo. Egli non si lasciò mai sedurre
dall’opinione predominante, che pur troppo! non consiste che nella sola estimazione delle esteriori
facoltà. Noi tutti siamo poveri; ma egli non ci lascia accorgere di esserlo meno di noi. Poche
parole, modi semplici ma decisi, maturità di pensare, cuore de’più umani e generosi formano il
carattere del nostro Sig. Nardino. Lo chiamiamo spesso il nostro Mylord, tanto egli sembra nato in
riva al Tamigi. Abbiamo nel nostro numero anche un Maestro di Musica. È questi un degno Religioso di
matura età i di cui avvenimenti sarebbono degni di memoria. Anch’egli fu in sua vita errante quà e
là trasportato dalla fortuna. Amantissimo sempre dell’arte sua trovò finalmente la sua tranquillità
nel ritirarsi fuori del mondo. Egli passa la maggior parte della giornata beandosi della dolce
armonia dei Corelli, dei Pargolesi, dei Giomelli, dei Vallotti. Egli dice di non trovare alcun gusto
in certe cantatine moderne, che titillano così dolcemente gli orecchi al nostro bel mondo. </seg>
</seg> Del nostro Medico, di Biscancile, nè di me non vi farò parola, voi avete de’dati per
conoscerci. Eccovi tutta la nostra società. Io vi manderei anche la storia de’nostri trattenimenti;
ma mi accorgo mio dolce amico, che andando più avanti, eccederei il limite d’una lettera destinata
pel vostro foglio. Mi riserverò il resto per un’altra che vi manderò in seguito, se pure non
credeste queste bazzecole degne di tutt’altro che della vostra e dell’altrui attenzione. Tutti vi
salutano di cuore. Addio. Il vostro Lonvaglia <seg type="DT">24. Novembre 1789.<lb></lb>Dal solito
luogo. </seg>
</seg></seg>
<pb n="756"></pb><seg synch="#FR.11" type="MT"> Sono così rari in natura gli amabili, e venerandi
caratteri descritti nell’elegante spiritoso Foglio qui riportato, che la loro unione socievole verrà
riputata da molti una poetica immaginazione da porsi al rango delle Novelle morali. Anche su questo
punto di vista la colta gente gradirà sempre, che da noi le si porga ciò che insegna il buon uso
della vita, e dipinge con sì vivi colori quella vera giocondità, che invano si cerca
ne’trattenimenti delle Cittadi, e nelle numerose adunanze. Quelli poi, che crederanno sotto la
finzione de’nomi la realità delle persone, uniranno a’nostri i lor desiderj di conoscere davvicino
uno stato così felice, e la nobile invidia di non poterne partecipare. Contentiamoci intanto
d’averne delle notizie, e siano questi Fogli onorati da una sì degna corrispondenza. </seg> In
Senato. <seg type="DT">26. corente.</seg> Savio alla Mercanzia, dura mesi 24. s. Paolo Bembo. Prov.
sopra Ogli m. 24. s. Niccolò Michiel. Nobile di Nave s. Niccolò Badoer. In questa Sessione
dell’Eccellentissimo Senato fu esaudita con pienezza di voti favorevoli la Supplica di dispensa dal
Reggimento di Verona del N. H. s. Marc’Antonio Michiel, come lo fu in prima dall’Eccellentissimo
Collegio. <seg synch="#FR.12" type="E3">
<seg synch="#FR.13" type="LB"> Sig. Gazzettiere. Voi amate di pubblicare col vostro Foglio il
Testamento de fù Nobile Sig. Marchese Gio: Antonio dondi orologgio nella parte, in cui dispone delle
sue Terme d’Abano a benefizio de’poveri infermi, ed io mi compiaccio di soddisfare il desiderio
vostro col spedirvene una Copia fedele. Son certo, che la lettura di detta disposizione spremerà dai
cuori sensibili larghi tributi di lagrime alla memoria d’un’uomo, che in vita, e in morte fu tanto
proficuo alla misera umanità, e di cui passeranno ai nostri posteri le illustri azioni. Se poi
questo ai giorni nostri raro esempio di Religiosa pietà desterà la gara tra le persone doviziose, si
vedrà da quì innanzi suffragata con copiosi legati la povertà languente di malattia nelli Spedali, e
sarà tutto vostro il merito di averla eccitata. Sono con vera stima. Padova 26. Novembre 1789. Un
vostro assocciato. </seg>
</seg> Punto di Testamento del qu: Nob. Sig. Marchese Gio: Antonio Dondi Orologgio del giorno 3.
Gennaro 1789. pubblicato il giorno 27. Settembre detto Anno. Siccome poi tratto dal desiderio di
mettere a profitto dell’Umanità le celebri, e non mai abbastanza lodate Terme di Abano, Tesoro dato
da Dio Signore, e dalla benefica Natura a sollievo de’mali degli Uomini, ho erette a proprie mie
spese, ed ammobigliate alcune Fabbriche ad uso di Locanda di Bagni per Signori, cioè per quelli, che
con pagamento volessero godere del benefizio di esse Terme, le quali sono separate dalle altre mie
Fabbriche, Beni, e rendite, che possedo in Abbano, così cercando di soccorrere con altre Fabbriche,
e Bagni anco quelle persone, che per la loro povertà non potrebbero proffittarne, perciò circa ad
esse ordino, stabilisco, e voglio. Che tutte le Fabbriche antedette da Signori ammobigliate con le
loro adiacenze tutte, situate nella Villa dei Bagni d’Abbano, e Montaon, coll’Osteria, Scuderia,
rimesse, Casini, Bottega da Caffè, ed altre Botteghe, Conserve da Acqua, e da Fanghi, ed ogni <pb n="757"></pb>altra cosa ad esse aderente, e spettante, e col terreno a’Luoghi sopraddetti confinante, ed
ora ad essi inserviente, continuino ogni anno ad affittarsi con quel sistema, che sino ad ora è
corso, o con quel migliore, che paresse di darsi dal zelo, e prudenza di chi dovrà dirigere, e
presiedere a questa mia ordinazione, li quali abbasso nominerò, e che il tratto della rendita, o sia
il ricavato dalle medesime divenga patrimonio per l’anno susseguente, e sostentamento a quel numero,
e quantità di Poveri, a’quali possa essere sufficiente per prestar loro bagni, fanghi, goccia,
alloggio, e conveniente vitto per quindici giorni, prendendo in cadauna muta quel quantitativo di
persone, delle quali sarà comodamente capace il destinato luogo per l’alloggio, e che sarà relativo
alla rendita ricavata nell’anno precedente dal luogo de’Signori. Dovrà dunque ogni anno, come dissi,
o affittare, o far dirigere la Locanda de’Signori, e luoghi tutti antedetti con quel metodo, che si
crederà di maggior interesse, e col ricavato, o sia prodotto de’medesimi siano prima pagati gli
aggravj insiti a’loro fondi, indi siano supplite tutte le spese annualmente necessarie nelli
ristauri, e conservazione delle Fabbriche, in rimessa, e mantenimento di Biancheria, mobili, ed
utensili bisognosi ben spesso di reclutarli, in salario ad un’Economo, o sia direttore del luogo, e
Serventi occorrenti al servigio de’luoghi, e finalmente nella provvista de Letti, e sufficiente
mobigliatura anche de’luoghi, che servir devono per abitazione de’Poveri. Hanno questi già il lor
Bagno, ed alloggio separato dagli altri de’Signori concorrenti a’Bagni, co’quali non deve esservi
mescolanza, o comunicazione di sorte, nè per luoghi, nè per mobilia, desiderando, che tanto la
mobilia, che la biancheria, ed altri utensili tutti dell’uno, e dell’altro delli due alloggj siano
presi in distinto separato Inventario, e se ne schivi la promiscuità. Saranno destinate abili,
onorate, e probe persone all’assistenza, e direzione de’Poveri con quel Salario, e dipendenza, che
sarà giudicato da quelli, che nominerò alla sopraintendenza, e direzione de’luoghi, li quali avranno
l’intiero arbitrio di eleggere le persone, e cambiarle secondo, che giudicheranno opportuno. E
perchè si vede, che sin dall’anno 1338., come da Registro di Enrico di Bastiano Nodaro, la Chiesa
ora da me rifabbricata aveva il jus della Decima de’Beni nella Villa de’Bagni di Abano, lo che
risulta dal Tomo 18. che si conserva nell’Archivio del Pio Ospitale di San Francesco, così riuscendo
di poter ricuperare esso jus, sarà la rendita da me lasciata in aumento dell’entrata medesima
disponibile come sopra. Siccome però desidero, che questo benefizio sia comune ed agli Uomini, ed
alle Donne, così potranno farsi alternativamente delle mute, e degli uni, e delle altre, schivando
la promiscuità per evitar li disordini, che quella potrebbe eccitare; ma perchè potrebbe anche
darsi, che in qualche anno mancasse la quantità de’poveri, e che perciò sopravvanzasse porzione
della rendita suespressa, in tal caso sarà impiegato il sopravvanzo negli anni susseguenti a
migliorare la condizione de’poveri, o ad accrescerne il numero. Li Poveri da eleggersi siano prima
quelli della propria Parrocchia di Abano, e gl’Infermi del Pio Ospitale di S. Francesco di Padova,
indi li Padovani, e finalmente quelli delle altre Città, Terre, e luoghi del Serenissimo Dominio
Veneto, dalla di cui Muni-<pb n="758"></pb>ficenza possono sperare le Terme il loro ingrandimento.
Dovranno esser li Poveri muniti delle Fedi del proprio Parroco, e del Medico: Queste, che provino la
convenienza del rimedio al male, quelle, che asseriscano la bontà di costume, e la povertà del
ricorrente, per cui senza di questo sollievo non avrebbe il modo di curarsi, e ciò perchè li
cattivi, e li non realmente bisognosi non abbiano ad escludere li buoni, e quelli, che veramente per
colpa di miseria restarebbero privi de’mezzi per risanarsi. Per impetrare perciò la sanità da Dio
Signore nella prima festa del loro ingresso in questo luogo dovranno confessarsi, e comunicarsi, ed
ogni sera (potendo muoversi) concorrere alla Recita nell’Oratorio delle Litanie, e preci, e di
cinque Pater, &amp; Ave per conseguir la Plenaria Indulgenza concessa da Leone Decimo l’anno 1516.
14. Giugno nell’Oratorio da me eretto, pregando per l’ingrandimento della Serenissima Nostra
Repubblica, per il risanamento di tutti li concorrenti a’Bagni, e per l’anima di chi proccurò ad
essi questo benefizio; dovranno inoltre assistere personalmente alla Santa Messa, che nel tempo
de’Bagni si celebrerà, e siccome spero d’ottenere dalla Sovrana Carità, e somma Pietà del Principe
l’assegnazione di una Cappellania a tenore anco del Decreto 1779. 27. Marzo, che la prescrive, così
sino al conseguimento della medesima, sarà cura de’Signori miei Commissarj Presidenti infranominandi
a questa pia Opera di destinar un Religioso, che nel tempo de’Bagni celebri ogni giorno la Santa
Messa, stabilendo allo stesso Camera per di lui alloggio nei mesi della celebrazione, ed accordando
al medesimo quell’elemosina, che crederanno conveniente. <seg synch="#FR.14" type="MT"> (Il resto
Mercordì.) </seg> Teatri. Nella recita dello scorso prossimo Lunedì si cangiò a San Moisè il Primo
Ballo, e se ne diede un nuovo il cui argomento stancato in prosa, in poesia, in musica, in
pantomimo, è quello del disertore. Il suo Compositore Sig. Piatoli ebbe la soddisfazione di sentirsi
chiamato fuori, e di segnare la sua gratitudine a passi di riverenze, ed inchini. La nuova Commedia
a Sant’Angiolo intitolata La disgrazia prova gli Amici, è una di quelle, che meno dell’altre del
Sig. Fedrici provano la sua comic’arte. Un Ministro ingiustamente deposto, è un bel Soggetto per far
conoscere la viltà de’cortigiani, che secondano gl’influssi dell’Astro terreno da cui son
illuminati, regolando su quelli le riverenze e i disprezzi; e per dar la più vera prova
all’amicizia, sentimento il più nobile, che sollevi l’anima umana allorchè regga alle altrui
calamità, e dalle vicissitudini della fortuna, riceva nuovo vigore. Ottimo fu il pensiero, ma non vi
corrispose l’esecuzione. È mai probabile, che un Principe fedelmente servito da un buon Ministro
s’abbandoni al capriccio di precipitarlo, e farlo credere un reo di Stato, per veder com’ei tolleri
la sua disgrazia, e per conoscere quali siano i veri, e i falsi suoi amici? È probabile, che un uomo
saggio, giusto, benefico, in vece d’esser compianto nella sua caduta resti affogato da un torrente
d’inimicizie messo in corso da chi da lui ebbe del bene, o non ebbe del male? Che una Comunità, per
non essere da meno degli altri corpi, mandi un Sindaco a querelarlo, e ch’ei non trovi pietà che in
un Giovine disgustato di lui, perchè gli ricusò un posto al quale aspirava? <pb n="759"></pb>Sarà,
sempre più facile, che si trovi un’anima grata in un gran numero di persone beneficate, che un eroe
in un Giovinetto malcontento il quale voglia virtuosamente vendicarsi col far del bene a chi l’ha
umiliato. Tutto in quest’azione è spinto agli eccessi. Il Padre di questo Giovinetto accoglie in sua
Casa il Ministro da lui condottogli, gli assegna un Feudo, e le sue rendite come se si trattasse di
dargli un pranzo, e la di lui Figlia, ch’è innamorata dello Sventurato senza ch’ei nulla sappia,
dona un fornimento di gioje al di lui Figlioletto scacciato dal Collegio, come se fossero tanti
confetti. In opposizione a questa estrema generosità è messa l’ambizione d’una Dama di Corte
promessa Sposa al Ministro, di cui ella si fa un oggetto di sdegno dopo la sua caduta; e
l’ingratitudine d’un Cavaliere, che in mercede d’onori, e pensioni ottenute per mezzo suo dal
Sovrano, lo mette con un Madrigale in ridicolo. Nè la vanità della Dama, nè la sconoscenza del
Cavaliere può essere di raro esempio alle Corti: ma è bene fuor de’confini d’ogni probabilità, che
un Mercante favorito di jus privativo in una sua Fabbrica per beneficenza del Ministro, lo
perseguiti quand’è rovinato per un credito di 600 Scudi, lascj spogliare il di lui Figlioletto d’un
monile prezioso per cauzione del pagamento, e poi con questo capitale nelle mani tenti d’avere la
suddetta summa dal Principe a cui presenta un Memoriale ond’essere doppiamente pagato. Questa
malvagità ha un inverisimile così irritante, che dalle scene non può che disgustare l’Udienza, come
fece realmente. È fuori egualmente della proprietà di carattere, che un Sovrano, fingendo, o
castigando davvero, s’introduca egli stesso in Casa di chi diede ricetto all’uomo, ch’è in sua
disgrazia, per ispargervi lo scompiglio, e il terrore, costituire i colpevoli, e fare in uno stesso
tempo da Padrone e da Servitore. Si può dire, che l’oggetto di questa Commedia è lodevole se tende
alla punizione del vizio, al trionfo della virtù, ma i mezzi che conduconla al suo fine son
destituti affatto della comica proprietà, i caratteri non son copiati dalla natura, gli accidenti
son strani, e vi manca il pregio, che ritrovasi in altre Composizioni dello stesso Autore, d’un
dialogo instruttivo senz’ostentazione, e di certe vivezze, e sali poetici co’quali suole condirle.
Si conosce appieno da noi la difficoltà di giungere alla perfezione in una Commedia, non manchiamo
mai d’animare chi vi si approssima, ma sarebbe un tradimento tacendo la verità, quando taluno tanto
le stà da lontano. Causa. Coll. de’XV. 23. cor. Mane. Dell’Anno 1660. fu dall’Eccellentissimo Sig.
Inq. Dolfin formata la Tariffa del Dazio per li Pestrinari o siano Pistori di Crema. In seguito
furono fatti varj aggiunti a detto Dazio. Domino Antonio Raguzzi Direttore delli Dazj della Fiscal
Camera di Crema per le Condotte 1776. credette che gli Aggionti imposti dopo la Tariffa suddetta,
dovessero essere pagati di Aggionti sopra Aggionti, e perciò con tal ragguaglio addebitò li
Pestrinari: ma costretto a ricorrere alla via Giudiciaria sostenne con sua Dimanda un tal punto,
eseguiti avendo già anco degli Atti esecutivi. Difesisi li Pistori proposero che li Aggionti dopo la
Tariffa Dolfin dovessero ragguagliarsi sopra il primo impianto del debito del Dazio, e non con il
ragguaglio di Aggionti sopra Aggionti; proponendo anco un punto rap-<pb n="760"></pb>porto alla qualità
della Moneta, ed impugnando li Atti esecutivi. In tal questione nacque Sentenza dell’Eccell.
Rappresentante a favor del Dazier, che appellata dalli Pestrinari fù con Spazzo P. A. 1785. 23.
Agosto del Coll. Eccell. de 15. tagliata a favor delli stessi. Usato del benefizio del Pristino dal
Daziere ripropose il proprio punto distinguendolo in Capi sei, e facendo anco la distinzione
rapporto al pane di scaffa da quello col butirro. Si difesero li Pestrinari da tal Dimanda,
riproponendo in pristino il Punto suddetto. Insorta questione per il pagamento interinale, fù questa
sopita con Accordo che stabilisce il Deposito da farsi. Quindi nacque Spedizione absente a favor
delli Pestrinari che appellata dal Daziere fù tagliata dal Coll. Eccell. de XV. con il seguente
Spazzo. Taglio 8. Laudo 3. N. S. 1. Avv. al Taglio Ecc. Sola e Cromer. Interrut. Seriman Interv.
Cardina. Al Laudo Ecc. Silvestrini e Sartori. Interv. Casilini. Cambj. <seg type="DT">27
corrente.</seg> Lione 58 e mezzo. Parigi 56 e 7 8vi. Roma 63. Napoli 116 e 3 4ti. Livorno 99 e 3
4ti. Milano 155. Genova 91 e 5 8vi. Amsterdam 93 Londra 48 e mezzo. Augusta 102 e mezzo. Vienna 196
e 3 4ti. Prezzi delle Biade. Formento a L. 35. Sorgo Turco a L. 17.10 alle 18. Segale a L. 22. Fag.
bian. a L. 21. Miglio a L. 18. Risi da’Duc. 36. a 36.12 al m. <seg type="U2">Savio in
Settimana<lb></lb>Per la prossima v.</seg> s. Zaccaria Valaresso. Cosa trovata. Varj Biglietti di Pegno
del Monte di Pietà di Treviso. Chi li ha perduti si porti al Caffè della Fortuna in Piazza, che dati
li dovuti contrassegni. D’Affittare. Casa in Contrada di S. Samuel in Calle della Commedia composta
di due camere grandi, due camerini, tinello, cucina, e due magazzini. All’anno Duc. 80. Chi la vuole
parli coll’Agente di S. E. Marc’Ant. Zustinian al di lui Casino al Ponte di Legno vicino al
Cavalletto. Un Signore Inglese vorrebbe al suo servizio un Giovinotto, che sapesse la sua lingua. Se
c’è chi la possegga, e sia in istato di prevalersi della sua occorrenza si porti dal Sig. Luigi
Locandiere all’Albergo Reale a S. Polo, nè abbia riguardo se fosse male in arnese; che verrà subito
vestito bene. Dopo la recità d’jeri, il Comico Sig. Belloni fece per Martedì l’invito seguente a S.
Gio: Grisostomo. Uno storico avvenimento di questa immortale, e sempre gloriosa Repubblica ha
somministrato l’argomento della Tragedia, che m’onoro d’annunziare a questo rispettabile Pubblico.
Ell’avrà per titolo: Alessio Comneno o siano I Veneziani in Costantinopoli. L’animo debole di quel
Principe raggirato da’maneggj d’un accorto Ministro: la ingenua pittura delle circostanze d’allora:
il valore, e la nobile condotta dell’Armi Venete, ne formano l’interesse. Possano i nostri sforzi
anche in questo incontro meritarci quel generoso gradimento, ch’è l’unico scopo de’nostri umilissimi
voti! Commedie per questa Sera. <seg type="U3">A San Luca.</seg> Il Negoziante in Londra. <seg type="U3">A San Gio: Grisostomo.</seg> Li quattro Brontoloni. <seg type="U3">A Sant’Angelo.</seg>
Replica La Disgrazia prova gli Amic </seg>
</seg>
</ab>
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