Gazzetta urbana veneta: Num. 92
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Num. 92
Mercordì 18 Novembre 1789.
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Domenica si raccolse la prima volta, dopo l’Autunnale Villeggiatura,
il Serenissimo M. C. alle seguenti elezioni.
Sulla disgrazia accaduta al Capit. Caminarovich di cui questi Fogli hanno parlato, ecco una Lettera circostanziata, che la ratifica, e mette in chiaro.
Fu ricercato a noi se sia vero, che per aver mangiato de’funghi hanno perduta la vita alcune
persone alla Battaglia distante sette miglia da Padova. Di questo funesto caso s’è già sparsa voce
in questa Città nello scorso mese, ma alcuni lo posero tra le invenzioni, e mancandoci notizie
scritte si stimò bene il non accennarlo. Ora in conseguenza della dimanda abbiamo una proccurataci
informazione, che pur troppo ratifica la disgrazia. Quattro o cinque furono i morti, altri ammalati.
Intervenne alla visione de’cadaveri l’Illustr. Offizio della Sanità di Padova. L’avversione a questo
cibo di quelli, che non ne vogliono mai, profonderà maggiormente ne’loro cuori le sue radici; e chi
se ne diletta dovrà su questo nuovo funesto esempio usare con maggior attenzione delle prove, che
assicurano da ogni sospetto. Nel Prodromo, che ristampato abbiamo dell’Opera su’Bagni d’Abano, si
fece menzione onorevole del Sig. March. Gian Ant. Dondiorologio, ch’era del numero degli Assocciati
di qualità a questo Foglio. Compiacquersi la riconoscenza, e la stima nostra d’una tale occasione, e
speravamo d’averne altre in appresso da celebrare il nobil e benefico suo genio quando ci giunse la
dolorosa notizia della sua morte. L’abbiamo allora taciuta, come saputa troppo tardi, ed ora la
palesiamo a chi non la seppe, perchè ci stimola un amico a chiedere informazioni sulla sua
disposizione testamentaria intorno a’Bagni d’Abano delle quali preghiamo chi può favorirci. Teatri.
Tutto lo strepito del fanatismo, della prevenzione, dello spirito di partito, può bene metter
sossopra un Teatro, chiamar delle repliche, voler gli Attori a rassegna per affogliarli di bravi, e
stordirli d’applausi di mano, ma non farà mai il gran prodigio di cangiar in buona una cosa cattiva,
o di persuader in contrario quegli spettatori tranquilli, che non si sgangherano per secondare il
frastuono della parzialità, o dell’ignoranza. Quando le cose piacciono non c’è bisogno del romore
degli apparecchiati tamburi: la pubblica approvazione forma il loro destino, questa avvia il
concorso, hanno utilità le Imprese, e vengono onorati gli Attori. Tale è il caso presente dell’Opera
Giocosa a S. Moisè. Fu sincero, giusto, universale il favorevol giudizio che d’essa decise alla
prima Recita: per ciò alle repliche non mancò mai numerosa udienza, e non c’è chi si trovi scontento
d’averla udita. È una gran verità non istimata quanto si deve da’direttori di simili Spettacoli, che
la Musica è la loro anima, e che bisogna pensar prima a’Maestri poi al resto. Chi non la intende
così, e si fida al valor della Compagnia, e alla ricchezza delle decorazioni paga sovente il fio del
suo inganno. Qual conto facevasi nella prima Opera, della Signora Caravoglio? Come si
parlava di Lei? Tutti lo fanno. Ed ora non sembra più quella, risorse dalle cadute a’voli, dal
disprezzo agli elogj in grazia della musica, che si adattò alla sua abilità. Qual confronto trà la
figura, che faceva il Signor Morelli, e quella che fa al presente? Chi meglio di lui eseguir
potrebbe i suoi pezzi cantabili, e particolarmente l’aria dell’Atto Secondo? Ci vogliono i suoi
talenti, i suoi fisici doni per ispiegare quel bello, quel semplice sì grato a’sensi, che passa al
cuor dagli orecchi, ma che valsero in prima le sue cognizioni, i personali suoi pregj, se in vece di
disegnargli un campo da esercitarli, gli si aprì una voragine da inghiottirli? Musica, e poi Musica.
Senza questa i grandi diventan piccoli, e per questa i piccoli compariscon mediocri. Gareggia in
fortuna, nel vario genere dello Spettacolo, con questo Musicale Teatro quello Comico a San Luca. Ad
onta della sua grandezza, Domenica non bastò al concorso. Ad onore della Signora Laura Checatti si
gettò un Sonetto. Replicare le si fece il duello due volte. Tanto è vero che i segni del comune
aggradimento furono spontanei ed ingenui alla pima recita, che continuan le repliche con pienezza di
spettatori e d’applausi, e si pagano a caro prezzo i palchetti. Molti però ne dicono male, forse
perchè non fissano quel punto di vista, che guidarli dovrebbe al Teatro. Quando è detto
Rappresentazione Tragica spettacolosa, quando si tratta d’Amazzoni, e si veggono in quadro dipinte
sopra il cartello le figure, e le azioni per invogliare il Popolo che s’incanta ad esaminarle, non
si deve aspettare una Composizione regolare, nè in conseguenza assoggettarla a certi giudizj. Per le
cose belle, o almeno credute tali da’Comici, essi non fanno le spese, che costano le decorazioni di
questa. Però chi ha pratica de’nostri Teatri non s’è lagnato di trovarla qual’è, e non iscemò il suo
divertimento con riflessioni degne di cose migliori. Passiamo a più alto ed amplo Soggetto.
L’Argomento del Dramma serio il Motezuma, è tratto dalla Storia del Mestico del Solis. L’Autore è
stato scrupolosissimo (si dice nel Libretto) in proccurare che non vi fosse cosa, che molto si
allontanasse dalla storica verità. Si desidererebbe leggendolo di trovar meno fedeltà, e più
interesse nell’azione, più scioltezza, e sugo ne’recitativi, più spirito ed armonia nelle arie. È
ben da credere, che riprodotta quest’Opera con musica di varj Maestri siasi assoggettata al consueto
destino delle mutilazioni, de’cangiamenti, degli arbitrj, ma fu cosa spiacevole per chi la lesse,
onde intendere che dicessero gli Attori, il non trovarvi un pezzo che veramente fosse poetico, e lo
scoprire ne’versi più felici, non un’ingegnosa imitazione, ma una cattiva copia. Quanto al musicale
centone non hanno gl’intelligenti ritrovate parti originali, nuove, di quelle ch’esigono il
silenzio, l’attenzione, e spargono la compiacenza, e il diletto. Sarebbe caduto lo spettacolo se non
lo sosteneva la Signora Banti. Questa donna inimitabile, organo il più perfetto della musicale
armonia, che mai siasi udito dalle nostre scene, ci aveva dati in passato de’saggj sufficienti d’un
sommo merito, e ben si aspettava molto da Lei, ma non quel tanto con cui giunse a superare ogni
speranza, a stordire, a violentare all’applauso le mani più dilicate, e le labbra più difficili ad
aprirsi per l’esaltazione del merito. Si vede quanto il tempo, e l’arte abbiano aggiunto alla
solidità de’naturali suoi pregj. Si può concepire l’estensione, e i raffinamenti della sua bravura,
all’udirla, ma il descriverli non è possibile. Però accenniamo soltanto i voli d’un Aquila che
sormonta le nuvole, e domina sicuramente le altezze più pericolose; e assicurar
possiamo chi ha un orecchio, e un’anima che sente, che se altro non ci fosse di grande, e di buono
nello Spettacolo a San Benedetto, la sola Banti meriterebbe ogni sera un pieno Teatro; anzi il solo
Rondeau, che le si fa replicare nell’Atto secondo, vale la spesa d’entrata. Compiacente al pubblico
universal desiderio, reca nuovi piaceri colle varietà proprie di sì gran maestra dell’Arte, e muove
l’Udienza a’trasporti nel farle applauso. Si ritrovò il Sig. Senesino qual era nell’anno scorso, e
si spera maggior diletto dal canto suo nell’Opera del Carnovale, ove il genio del Sig. Anfossi potrà
sollevarlo a più felice destino. Quanto al Tenore così diverse son le opinioni, che non osiamo di
pronunziare la nostra. Sembra, che nelle cose soggette a’sensi i calcoli esser dovrebbero
d’approssimazione, ma in questo caso si passa dal sì al nò, dal bianco al nero. Nel bollore di tale
discordia è prudenza il tacere per ora, ed aspettare altra occasione che di lui possa decidere. Il
Primo Ballo ebbe applauso, e finito che fu si volle fuori il Traffieri, e le Parti principali, alla
ratifica d’attestati d’aggradimento. Piacque nel Secondo la Contraddanza. Ben inteso, e ricco il
Vestiario, e degne le Scene del celebre Sig. Cav. Fontanesi. Spicca molto più che nell’altre il
sublime suo genio, l’esattezza del suo disegno, la maestà de’suoi pensieri, il bello dell’arte sua
risultante dall’insieme delle parti arditamente connesse, nella superba Scena rappresentante la Sala
nell’Atto Secondo, che per l’artifizio de’chiari e oscuri allontana il vicino, avvicina il lontano,
e fa errare la vista ingannata nel prospetto d’un animata tela. Lunedì si ebbe a Sant’Angiolo una
nuova Commedia del noto Autore di quella Compagnia intitolata La bugia vive poco. Non annojò, non
dispiacque, fu applaudita ad alcune situazioni, ma i segni decisivi, che sogliono succedere alle
prime recite, non le promisero un propizio successo. Don Pietro Re di Navarra salito al trono in
fresca etade, s’introduce sotto il nome d’un Duca nel Castello d’un Grande, che vive lontano dalla
Corte, per fare all’amor con sua Figlia. È ricevuto dal di Lei Padre, benchè di severa onestà,
perchè il nome da lui preso ad imprestito è quello stesso dello sposo destinatole coll’assenso del
Genitore di esso, che vive pure in altra solitudine. Ecco la bugia favorita da un accidente su cui
si pianta l’azione. Il Re s’innamora davvero, e le sue amabili qualità gli acquistano il dominio del
cuore della sua bella Adelaide, che in lui non vede che il Duca destinatole in isposo. Regalata d’un
anello col suo ritratto, bench’abbia promesso di custodirlo in secreto, lo porta in dito per
inavvertenza. Torna dall’Armata un suo Fratello Uffiziale, che conduce il vero Duca a ricevere la
sua mano. L’equivoco de’nomi intreccia una scena interessante trà lui e la Serva. Viene sua Sorella,
le vede l’anello, conosce il ritratto, intende la finzione, ed ecco la bugia di poca durata.
Verificato sì presto il titolo, e finita per così dir la Commedia, s’accorsero gl’intelligenti, che
l’Autore erasi esposto ad un brutto impegno empir dovendo quasi un vacuo di quattro Atti. Egli
s’ingegnò di farlo col silenzio del Fratello, e del Duca sulla finzione del Re, e col ritrovato di
presentare a quella Famiglia il Duca stesso sotto nome del Re, come il Re s’era presentato col suo.
Da questo pensiero dell’Uffiziale secondato dall’Amante, e promesso Sposo di sua Sorella, nasce il
nuovo intrigo dell’azione per cui si tira innanzi sino all’Atto quarto che termina
bene. Un buon dialogo, qualche tratto di morale opportuno, il ridicolo sparso dal Sig. Martelli,
ch’è sempre eguale nell’abilità, come lo è ne’caratteri che gli si addossano, delle scene che
interessano, l’esattezza, e la bravura degli Attori, un Colonnello indorato come una pillola, delle
Guardie riccamente vestite; tutte queste cose concorsero a non far troppo sentire la languidezza
d’un’azione di cui abbiamo presentata una semplice idea.
Tabella
Gennajo. Per
tutto il mese a ore 4 Febbrajo. Dal 1 ai 15 - 4e mez. Dai 16 all’ultimo 5 Marzo. Dal 1 ai 15 - 5 Dai
16 all’ultimo 5e mez. Aprile. Dal 1 ai 15 - 6 Dai 16 all’ultimo 6e mez. Maggio. Per tutto il mese 7
Giugno. Dal 1 ai 15 - 7 Dai 16 all’ultimo 7e mez. Luglio. Per tutto il mese 7 Agosto. Per tutto il
mese 6e mez. Settembre. Dal 1 ai 15 - 6 Dai 16 all’ultimo 5e mez. Ottobre. Per tutto il mese 5
Novembre. Dal 1 ai 15 - 4e mez. Dai 16 all’ultimo 4 Decembre. Per tutto il mese 4 Tabella
Gennajo. Per tutto il mese a
ore 5 Febbrajo. Dal 1 ai 15 - 5e mez. Dai 16 all’ultimo 6 Marzo. Dal 1 ai 15 - 6 Dai 16 all’ultimo
6e mez. Aprile. Dal 1 ai 15 - 7 Dai 16 all’ultimo 7e mez. Maggio. Per tutto il mese 8 Giugno. Dal 1
ai 15 - 8 Dai 16 all’ultimo 8e mez. Luglio. Per tutto il mese 8 Agosto. Per tutto il mese 7e mez.
Settembre. Dal 1 ai 15 - 7 Dai 16 all’ultimo 6e mez. Ottobre. Per tutto il mese 6 Novembre. Dal 1 ai
15 - 5e mez. Dai 16 all’ultimo 5 Decembre. Per tutto il mese 5 S’accordano egualmente le tre
preaccennate Lettere, ad istabilire il danno dello scoppio della polvere non a 3. mila Ducati, come
ci scrisse il contradditore della notizia sull’Orologio, ma ad 800. allo in circa. Avviso Dalla
Calcografia di Antonio Zatta e Figli Stampatori e Libraj Veneti si è stampato in mezzo Foglio
imperiale il solo Assedio della Città e Fortezza di Bello Assedio della Città e Fortezza di
Belgrado, che vedesi delineato in Pianta, tutte le recenti operazioni fattevi dagli Ottomani, e
dall’esercito Cesareo prima della presa, con le trincee, fortini ec. erette dal celebre
Generalissimo Barone de Laudon, e questo per facilitarne l’acquisto agli Amatori, vendendosi al solo
prezzo di un Paolo la Copia. Chi poi vorrà quello in foglio imperiale colli due Prospetti in alzato
della Città e Fortezza di Belgrado sì dalla parte di Acqua che di Terra, mancando
questi nell’accennato mezzo Foglio, potrà averlo al già individuato prezzo di Paoli 2. Romani. Le
presenti insorte rivoluzioni nel Brabante e Fiandre Austriache han dato motivo che li detti Zatta
mettano sotto l’incisione la Carta Geografica di que’Paesi, la quale hanno oggi data in luce
delineata con tutta precisione in Foglio imperiale, e vendono al solito prezzo di Paoli due e mezzo
Romani la Copia. Li suddetti Libraj Zatta avendo fatto recentemente acquisto delle seguenti Opere,
ne rendono inteso il pubblico letterato, affinchè chi volesse acquistarle sappia ove ricorrere per
averle. Dialoghi e Sermoni sopra varj soggetti per ammaestramento de’Giovani studenti di Rettorica.
8. vale Paoli 2. baj. 5 Della pubblica felicità, trattato economico-polittico di Ludovico Antonio
Muratori. 8. Paoli 4. Almanacco per tutti, ossia nuovo metodo per ritrovare le lunazioni, le feste
mobili, l’epatta, l’aureo numero, ec. Paoli 5. Baumeisteri, M. Friderici Christ., institutiones
philosophie rationalis. 8. Paoli 2. Ejusdem methaphisica complectens ontologiam, cosmologiam,
psycologiam & theologiam naturaiem. 8. Paoli 3. Bastimenti arrivati. Addizione
Jeri a S. Gio: Grisostomo si
rappresentò per la prima volta un Dramma Tragico di questo titolo: Le due Regine scritto da un
Cittadino di questa Patria felice. Non abbiamo potuto esserne spettatori. Dal seguente avviso si
vedrà il suo destino. Commedie per questa Sera.
15 Nov. 1789.
Capitan a Verona dura m. 16. Reggim. con pena. Elez. dello Scrutinio conferm. dal M. C. s. Marc’Ant. Michiel qu. Zuanne Luogo di s. Gir. Silvio Martinengo che non accettò. Prov. alle Biade. Và in Senato con Voto m. 16. s. Polo Donà qu. Pietro, fu del Cons. dell’Aggiunta al Pregadi, ed ora in attualità del Reggimento dell’Arsenale. Pieggio s. Giac. Zustinian di s. Lor. Finisce s. Bart. Mora Primo. Giud. al Mag. del Forastier. s. Cristof. Moro. Fin. s. Zuanne Bon qu. Gir. Uffiz. alla Ternaria Nuova. s. Franc. Mosto qu. Giac. F. s. Mat. Soranzo qu. Z. Tom. Prov. al Cotimo di Londra. s. Alv. Minio qu. Alv. F. s. Luca Minio qu. Pietro. Uffiz. al Formento a Rialto. s. Bernardin Pizzamano qu. Nic. fin. s. Marc’Ant. Barbaro Prov. alla Giustizia Nuova. s. Gir. Bragadin qu. Franc. Fin. s. Nuzio Balbi qu. Marchiò. Nell’accennare il meditato delitto contro il Veneto Avvocato, s’è ridetto quanto i Fogli nostri politici avevan asserito intorno al Feld-Maresciallo Klebek, non per vaghezza d’uscire da’confini prescritti a questa Gazzetta, ma per valersi d’un esempio recente sui pericoli di chi ha dell’oro. Come però non s’è verificato il funesto avvenimento così a disinganno di chi lo ha letto siamo in dovere di riportare la seguente Lettera di Vienna de’29. Ottobre.Ebene 3
Brief/Leserbrief
Si sparse jeri in questa Capitale, che nel ritornare il
Tenente-Feld-Maresciallo Klebek all’Armata, fossegli avvenuta, cammin facendo, la maggiore delle
disgrazie sulla sua vita; ma oggi con piacere universale viene a rilevarsi per totalmente falsa
questa novella, ed a sapersi al tempo stesso con certezza il di lui felice arrivo in ottimo stato di
salute al suo destino.
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Brief/Leserbrief
Il giorno 19. Settembre si appiccò il fuoco nel carico della Polacca
Madonna del Rosario e S. Giovanni Battista, Cap. Marco Caminarovich Veneto, procedente da
Salonicchio per Trieste. In distanza di 15. miglia dall’Isola di Corfù, il Capitano sbarcò sopra un
Bastimento raguseo, col quale incontrossi, le armi, i bagagli dell’equipaggio, e dieci colli in
circa di merci; e procurò poscia di affondare la Polacca nella spiaggia di S. Giovanni di Giro ossia
a Lemata presso l’Isola di Corfù. Non riuscendogli il tentativo, perchè il Bastimento era carico di
generi leggieri, gettò alla spiaggia li Coroni ed altri effetti che avea sopra coperta; e quindi
avvenne, che comunicatosi l’incendio alla parte superiore della Polacca, potè riuscirgli un ricupero
di circa 240. Colli esistenti nella parte inferiore del Bastimento, ch’era sott’acqua. Questa
disgrazia interessa la Piazza di Trieste, e quelle di Venezia, Livorno ed Amsterdam per le
assicurazioni fattevi, oltre diversi Proprietarj di effetti non assicurati.
Metatextualität
Da tre
Lettere di Brescia di quest’ordinario riconfermata ci viene la notizia, che quell’Orologio della
Torre alla Palata, è ridotto al nuovo Piano, e non dovevamo mai temere dalla mano che ce l’ha
spedita quella contraddizione così falsamente assoluta. In prova del vero mandate ci furono le due
seguenti Tabelle a stampa.
