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        <title>Num. 91</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Ingrid Scherk</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 721-728 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 91</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Sabbato 14 Novembre 1789.</hi></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
</p>
<p rend="BA"><hi rend="smallcaps">Agli Amatori<lb></lb></hi><hi rend="italic">Della Giurisprudenza
Criminale</hi>.</p>
<p rend="SO">Nessuno può possedere appieno la utilissima Scienza Criminale, se oltre i delitti, le
pene, la giurisdizione, e la competenza dei Magistrati, non conosca insieme i principj, che
risguardano la forma dei Criminali Giudizj. Tutti ne convengono.</p>
<p>A così interessante oggetto mirarono perciò le Fatiche meritamente apprezzate del <hi rend="italic">Priori</hi>, del <hi rend="italic">Zamboni</hi>, del <hi rend="italic">Zetterle</hi>,
del <hi rend="italic">Teobaldo,</hi> del <hi rend="italic">Barbaro</hi>, del <hi rend="italic">Melchiorri</hi>, e del <hi rend="italic">Pasqualigo</hi>: i quali scrissero la Pratica de’nostri
Criminali Processi, e ne additarono le regole, e le formalità.</p>
<p>In mezzo però alle istruzioni di tanti Scrittori, il Giudice, il Cancelliere, il Notajo, e
l’Avvocato Criminale non possono disimpegnare lodevolmente le incombenze della loro professione, se
non si sieno esercitati assai tempo nella medesima. Manca, cioè, una diligente Raccolta di tutti gli
Atti, Annotazioni, Decreti, e Sentenze, che nelle moltiplice, e varia combinazione della
circostanze, rispettivamente convengono alla qualità del processo, agli estremi di ciascun delitto,
al diverso metodo delle Magistrature, ed alle Leggi, o Consuetudini particolari di questa
gloriosissima Repubblica.</p>
<p>Si avvicinarono, è vero, ad una siffatta Raccolta il <hi rend="italic">Parma</hi>, ed il <hi rend="italic">Nani</hi>. Ma il primo si studiò di ammaestrare soltanto nelle meno malagevoli
ispezioni de’Processi di <hi rend="italic">autorità ordinaria</hi> chi debbe esercitarsi nel
Malefizio di Verona: l’altro diede un Saggio appena delle incombenze particolari di un Cancelliere:
il terzo per servire alla brevità pubblicò una troppo sterile Collezione. </p>
<p>Un Lavoro, che supplisca alla mancanza, nella quale si troviamo, egli è certamente quello ch’è
vicino a sortire dai Torchj, cioè</p>
<p><hi rend="italic">Le Formalità del Processo Criminale nel Dominio Veneto, raccolte dal Dottore,
ed Avvocato</hi> Zeffirino Giambatista Grecchi <hi rend="italic">Originario Milanese, coll’aggiunta
di un Saggio Elementare delle Teorie più analoghe ad una pratica istruzione.</hi></p>
<p>Quest’Opera, scritta in Italiano, con <pb n="722"></pb> la possibile precisione, semplicità, e
chiarezza, è divisa in due Volumi. Comprende il primo le nozioni appartenenti a tutta la procedura
in generale. Contiene il secondo le particolari nozioni risguardanti la procedura in ciascuna classe
di delitto.</p>
<p>L’Autore, seguendo l’esempio del <hi rend="italic">Pivetta</hi> ne’Giudizj Civili, ha voluto
pubblicare la vera Arte di ben’apprendere la norma, le parti, e le leggi di ogni Processo Criminale.
Le Massime, e gli Precetti sono in tal’Opera autenticati dal Gius Comune, e Veneto, e dalle opinioni
de’più sensati Interpreti, che opportunamente vi sono citate. I metodi pratici sono quelli, che
oggidì si usano nelle Magistrature della Dominante, e delle Provincie. Si notificano parecchie cose
non mai promulgate; si riportano all’uopo le Decisioni de’Supremi Tribunali Augusti; e s’inseriscono
le Avvogaresche, che nella diversità dei bisogni si sogliono ottenere. L’Opera in somma, secondo il
giudizio di chi l’ha veduta, è atta da sè sola a formare nell’arte di procedere, di difendere, e di
giudicare un ottimo Pratico Criminalista.”</p>
<p>Fu detto, che lo scegliere un Indirizzo al Pubblico, trà gl’Inglesi, per provare che la decadenza
del Teatro non è particolare all’Italia, sia stato vano, perchè <hi rend="italic">da tutti si sà,
che quella Nazione non ha mai dato saggi di buon gusto, e di regolarità nelle cose teatrali</hi>. Su
questo punto si risponderà ne’Fogli della settimana ventura. Ora è d’uopo convincere chi aggiunse:
che <hi rend="italic">la Francia non ebbe mai bisogno di simili indirizzi,</hi> del manifesto suo
torto, espresso nel seguente Articolo agli Autori del Giornal di Parigi, che diamo tradotto.</p>
<p rend="BA"><hi rend="smallcaps"><milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.4"></milestone> Signori</hi>.</p>
<p rend="SO">“Io non sono nè Poeta, nè Autore drammatico, ma leggo molti versi, e vado spesso al
Teatro. Ho tanto sofferto nello intendere alle Rappresentazioni i nostri migliori versi tragici e
comici, miseramente storpiati, che voi dovete permettermi di denunziare al Pubblico la negligenza
de’Commedianti su questo molto importante Articolo di teatrale declamazione. La mia Lettera non
giungerà forse a correggerli; ma avrò vendicato almeno le mie orecchie squarciate se punto non
riesco a garantire quelle degli altri. È vergogna il vedere su’Teatri della Capitale degli Attori,
anche stimabili, che mutilano de’versi nel recitarli, senz’accorgersi di romperne la misura,
raccorciandoli a spese dell’armonia.</p>
<p>Entra oggidì nell’educazione, che si dà alla gente civile, non già il saper fare de’versi, ma il
conoscerne almeno la misura, e sapere di qual numero di piedi sono composti; perchè se le persone
civili non son obbligate a verseggiare, sono talvolta sforzate a recitar de’versi nelle compagnie;
perchè non bisogna guastare co che si recita, nè ignorare ciò ch’è sì facile ad apprendere.</p>
<p>Dopo ciò non è forse da stupire, che degli uomini che prendono l’impiego di recitare de’versi in
pubblico, non abbiano fatto uno studio preliminare almeno del meccanismo della versificazione?
Crescerà questo stupore al considerare, che a forza di recitarne, la loro orecchia continuamente
esercitata, non arrivi a sentirne la misura senza il soccorso della riflessione.</p>
<p>Finalmente, Signori, per la pena ch’io soffro, come spettatore, udendo queste mutilazioni
anti-armoniche, concepisco il supplizio d’un povero Autore, che celato dietro le scene, avendo
consegnati i suoi versi sani ed interi, li sente uscir di bocca dall’Attore mostruosamente
storpiati. Sò che la memoria può ingannare talvolta il Commediante più esercitato ed attento; ma <pb n="723"></pb> non è ch’io quì mi dolga delle distrazioni. Non accuso che gli Attori i quali avendo a
dire cento volte i versi medesimi, li reciteranno cento volte o troppo lunghi, o troppo corti. Io
vorrei che l’amore della loro arte impegnasse i Commedianti a stabilire trà loro delle ammende per
questa spezie di delitto drammatico. Questo rigore sarebbe utile alla loro gloria, ed a’nostri
piaceri. Non sò se vorranno prendere questo partito; ma son certo che il Pubblico l’aggradirebbe. Si
può, senza dubbio, aver molto talento per il Teatro, ed ignorare il meccanismo, e la versificazione;
ma io credo che l’instruirsene sia dovere d’un Commediante; e penso che un Attore che storpia
de’versi, possa paragonarsi ad un Musico che stuona. Ho l’onore &amp;c. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Così nel num. 79de’19 Marzo 1780. </p>
<p>Si persuadino adunque gli sprezzatori fanatici di tutto ciò ch’è tra noi, che non v’ha Nazione sì
colta su’costumi della quale, e sulle sue produzioni di spirito la critica non trovi da esercitarsi.
Altro è il dire, che stiamo peggio degli altri in proposito di Teatro, ed altro il dire, che i
difetti sono particolari al nostro. <milestone unit="MT" xml:id="FR.5"></milestone> Su questa distinzione
aggiungeremo in appresso dell’altre cose, ch’aver luogo non possono nel Foglio presente. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.7"></milestone><hi rend="italic"> Sig. Gazzettiere.</hi></p>
<p rend="SO">“<hi rend="italic">La guerra dichiarata ossia l’astuzia vinta </hi>dal caso è una
Commedia, che a Parigi ebbe il più felice sucesso, e fù replicata per sessanta sere. A tal vera
autentica relazione la Comica Compagnia del Teatro a S. Gio: Grisostomo ne fece la ricerca, tradur
la fece, e per la prima volta l’espose in Torino l’estate passata nel nobile Teatro del principe di
Carignano ove fù sommamente agradita: La stessa Compagnia la recitò tal quale in Treviso, ed anco là
divertì, piaque, fù applaudita.</p>
<p>La sud. Comica unione volendo anco qui esporla, e sapendo a prova che il pubblico Veneto è più
delicato di qualunque altro, per non usar di quel inganno, che voi Sig. Gazzettiere avete la bontà
di taciarla, nel solito invitto per tre sere consecutive anunziò questa Commedia nel modo che
segue.</p>
<p>In Francia que bravi Comici non recitano a Soggetto, e per divertire in tutte le maniere il
pubblico, a queste Commedie, che noi Italiani chiamiamo dell’arte, vi sostituiscono delle Commedie
di burle tal quali noi le vediamo ne giuochi varj de nostri Zanni. La Guerra dichiarata
&amp;c. . . . . Che si produrrà &amp;c. . . . . è una di quel calibro &amp;c. . . . .</p>
<p>Con tal prevenzione può chiamarsi offeso un pubblico, che sà di dover vedere una delle nostre
Commediaccie, benchè scritta?</p>
<p>Signor Gazzettiere cariss. siate giusto, imparziale; prima di mettere in Carta informatevi bene,
esaminate le circostanze cribrate tutto se non volete usar di quel inganno, che in altri
condannate.</p>
<p>Chi vi scrive non pretende già che per non dire il parere vostro su le produzioni di questa
Compagnia, cerchiate sotrarvi col scioco prettesto di <hi rend="italic">non averla udita</hi>, ma
desidera che siate, qual dovreste essere con tutto il Mondo. Credetemi”</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Un vostro Amico, ed Assocciato. </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="BA"><hi rend="italic">Risposta del Gazzettiere.</hi></p>
<p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.8"></milestone> Signor <hi rend="italic">Amico ed Assocciato</hi>
carissimo, eccovi servito della fedele pubblicazione della vostra Lettera. Ho rispettato sino gli
errori d’ortografia, onde non abbiate ad accusarmi d’averci posto mano. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p>Perchè la ragione dell’invito valer dovesse a difesa de’Comici bisognava, <pb n="724"></pb> che
l’Udienza della prima recita fosse stata composta di que’soltanto, che l’hanno udito nelle sere
precedenti. Ma siccome la maggior parte degli spettatori andò al Teatro sulla promessa del Cartello,
e nulla sapeva della dichiarazione, così non ha potuto contentarsi d’una <hi rend="italic">Commediaccia</hi> quando credeva di ritrovare una <hi rend="italic">Commedia di carattere</hi>. Io
pure fui di questo numero, e vi giuro in coscienza, che nel ritornare dal Teatro, non udiva che
lamenti e motteggj della gente intervenutavi, per la burla che le si fece. A’più frequentati Caffè
si rise sulla medesima, e fu detto quello ch’io tacqui nel riferire il destino di tale
Rappresentazione. Segno dunque che una gran quantità di persone fu alla mia condizione.</p>
<p>La <hi rend="italic">Guera dichiarata</hi> può aver avute a Parigi anche cento repliche, può
essere piaciuta a Torino, e a Treviso, che non è per altro che quello che è: una buona Commedia <hi rend="italic">dell’arte</hi>, ma cattiva di <hi rend="italic">carattere</hi>. Un diverso punto di
vista comune l’avrà altrove resa grata, quì non fu neppure soffribile: ebbe una replica per forza.
Se il mio parere s’uniformò a quello del Pubblico, giudice inappellabile delle teatrali
Composizioni, come potete, Signor Amico ed Assocciato stimatissimo, prendervela contro di me
senz’offendere la sua autorità? Il vostro rimprovero cade su tutti gli ascoltatori. È lo stesso che
avere lor detto: <hi rend="italic">Dovevate sapere, benchè il cartello nulla di questo accennasse,
che </hi>la Guerra dichiarata<hi rend="italic"> è nel suo originale una di quelle Commedia che si
danno a Parigi per far ridere il Popolo; ch’è tradotta, e sul gusto delle nostre dette dell’Arte; nè
mai privarla de’vostri applausi. L’invito lo espresse, e ciò basta: il Cartello non conta
nulla.</hi> Che vi risponderebbero se ad uno ad uno si udissero così rimproverati da voi?
Immaginatevelo.</p>
<p>Io non decido di’<hi rend="italic">delicatezza</hi> di gusto da Pubblico a Pubblico: li rispetto
tutti, e non adulo la mia Nazione. Dirò bene, che vi mostrate in contraddizione con voi medesimo
asserendo che per questa <hi rend="italic">dilicatezza</hi> attribuita al nostro, li Comici <hi rend="italic">per tre sere</hi>
<hi rend="italic">consecutive </hi>hanno fatto il riportato invito. Se lo fecero per conoscere <hi rend="italic">a prova</hi> questa <hi rend="italic">dilicatezza</hi> s’ha dunque a dedurre, che
negli altri Paesi fatto non l’abbiano; ch’abbian creduto di potere colà impunemente spacciare
lucciole per lanterne. Dov’è, in tal caso, quella ingenuità, che in essi vantate? S’ha ad esser
sinceri con tutti , o solo con quelli che agevolmente scoprono le menzogne? Il vostro discorso tira
a simile conseguenza, e forse mal informato di loro li accusate ingiustamente, credendo di
difenderli.</p>
<p>Io sono <hi rend="italic">giusto e imparziale</hi>, e vorrei potere dir bene di tutte le nuove
Commedie, ma se sì rare sono quelle che piacciono ho da dir forse delle bugie per comperarmi la
grazia de’Comici col tradire il dover del mio uffizio? I loro Cartelli sono come i frontispizj
de’Libri. Se mi si promette un Trattato di Morale, e non trovo leggendo che una Scuola di
buffonerie, ho tutta la ragione di lagnarmi, e di riputarmi ingannato. Non ho d’uopo <hi rend="italic">d’informarmi bene, d’esaminar circostanze</hi>, quando a Letteroni da Scatola son
chiamato al Teatro per udire, una <hi rend="italic">Commedia di carattere</hi>. Per credere <hi rend="italic">uno sciocco pretesto</hi> quello di non esser io intervenuto alla recita del <hi rend="italic">Conte di Freienof</hi> bisogn’assolutamente ignorare in qual impegno io mi sia per cui
qualche sera mi manca la libertà di concorrere alle cose nuove. Per accusarmi giustamente di
parzialità converrebbe provare, che non ho di quella Commedia detto nè bene, nè male. Si vegga al
num. 89, ch’organo della voce comune: ho scritto che <hi rend="italic">il Pubblico la chiamò nojosa,
e improbabile.</hi></p>
<p><pb n="725"></pb> Eccovi, pregiatissimo Sig. Amico ed Assocciato, quanto a mia giustificazione era
necessario di dirvi. Desidero vivamente delle occasioni, che possano rendermi favorevole al vostro
genio; perchè bramo il bene di tutti, e il vantaggio di conservarmi nella vostr’amicizia di cui ora
data m’avete una prova sufficiente.</p>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">Progetto</hi>.</head>
<p rend="SO">“Persona di qualche carattere, e non del tutto ignota istituirebbe di buon grado una
Scuola per soli sei Giovani colla lusinga di poter seguire metodi non tanto comuni, ma pure
prescritti, ed approvati da’più illuminati Ingegni, anzi dalla retta ragione maestra, e direttrice
di ogni sana Filosofia.</p>
<p>I tre importanti oggetti di questa Scuola saranno: Primo di rendere il cuore dolce, e sensibile,
onde senta pietà per gl’infelici; leggi d’umanità per tutti; gratitudine, e riconoscenza
pe’benefattori. Secondo d’illuminare la mente con quelle cognizioni, che fanno distinguere il bene
dal male, la virtù dal vizio, ed il vero dal falso, affinchè nel maneggio sì de’pubblici, che
de’privati affari sieno scorte indivisibili e fide la Religione, l’onore, e la Sapienza. Terzo di
regolare le maniere in modo, che rendano i Giovani amabili, gentili, colti, e graditi in Società: in
fine di renderli conoscitori del Mondo intelligibile, fisico, e morale insieme onde sorgano
illustri, ed onorati Cittadini utili allo Stato, ed al possibile felici per loro stessi.</p>
<p>Chi si offerisce ben conoscendo, che la saggia e completa educazione è l’unica e sola eredità
permanente e sicura, sarà qual sollecito Padre, e tenero, che tenta di guidare sei Figlj amici e
cari per la via più breve, più dolce, e più facile a quella meta, che la nascita, le circostanze, ed
il Cielo stesso loro prescrisse.</p>
<p>Si stabilisce il numero di soli sei e non più, perchè a questo un solo Maestro può supplire, e
bastano essi sei per destarsi reciprocamente l’emulazione tanto utile a’giovani, senza che regni il
tristo esempio, la confusione, ed il ritardo de’talenti più pronti: difetti inevitabili nella
moltitudine.</p>
<p>Ora chi si compiacesse di affidare a questa Scuola qualche Figlio, scriva in un Viglietto il suo
Nome, Cognome, ed il luogo, dove abita, poi il suggelli facendo la Soprascrizione nel seguente modo:
<hi rend="italic">Ricapito alla Libreria Foglierini all’Insegna della Sacra Scrittura in
Merceria.</hi> Tosto che saranno stati consegnati sei Viglietti alla detta Libreria, l’Autore del
progetto si presenterà impegnandosi di osservare le seguenti condizioni.</p>
<p>Primo. Insegnerà le tre Lingue Toscana, Francese, e Latina. Le Favole morali per regolare il
costume, e per avvezzare i Giovani a pronunciare, e scrivere racconti ordinati. Le Favole Eroiche
per l’intelligenza de’Poeti, de’Quadri, e delle Statue. L’Arimmetica, l’Algebra, la Geometria, la
Geografia antica, e moderna, la Cronologia, la Storia, la Logica, l’Arte Oratoria, la Metafisica, la
Fisica, l’Etica, il Jus di Natura, e delle Genti, le Leggi civili, e canoniche. Se qualche
circostanza esigesse s’insegnerebbe pure il Diritto Politico. Tutte queste Facoltà, e Scienze furono
insegnate privatamente da chi si offerisce, come si potrà riscontrare allora che sarà
riconosciuto.</p>
<p>Secondo. Presenterà un piano del modo d’insegnare le suddette Facoltà, e Scienze; sempre pronto
però a cangiarne il sistema quando le altrui ragioni prevalessero alle proprie.</p>
<p>Terzo. Il Luogo della Scuola sarà non molto lontano da S. Marco.</p>
<p><pb n="726"></pb> Quarto. La Scuola sarà provveduta di Sfera, Globi celeste, e terrestre, e di Carte
Geografiche sì per l’antica Geografia, che moderna, come pure di Stromenti per uso della Geometria,
e Trigonometria.</p>
<p>Quinto. Sarà mantenuto un Servitore, perchè alle ore della Scuola sia sempre pronto a servire
ognuno de’Scolari di tutto ciò che abbisognasse, come sarebbe carta, inchiostro, penne &amp;c. così
ancora per accompagnare alla propria Casa, dopo la Scuola, chi de’Giovani desiderasse essere
servito. Tutto questo sarà a peso della Scuola.</p>
<p>Sesto. Le ore della Scuola la mattina in tutte le Stagioni saranno da Terza infino a Nona.</p>
<p>Il dopo pranzo da San Martino in fino al primo di Quaresima, essendo i giorni troppo brevi, non
si farà Scuola, ma saranno incaricati di occuparsi allo Studio in Casa propria.</p>
<p>Dal primo di Quaresima insino alla Vigilia di S. Antonio le ore di scuola del dopo pranzo saranno
dalle 21 insino alle 23; così pure dal Redentore insino al primo di Ottobre.</p>
<p>Tutte le Feste, e li Giovedì non si farà Scuola, come ancora gli ultimi otto giorni di Carnovale,
e gli ultimi quattro giorni della Settimana Santa.</p>
<p>Le vacanze saranno dal giorno di S. Antonio insino al giorno del Redentore, e dal primo di
Ottobre insino al giorno di S. Martino.</p>
<p>Per parte de’Giovani si desidera, che abbiano compito il decimo anno almeno, e che sappiano
leggere, e scrivere.</p>
<p>Per questa Scuola dovranno corrispondere quattro Ducati effettivi ogni Mese compresi ancora i
mesi delle Villeggiature.</p>
<p>Le mancie a’soliti tempi saranno del tutto arbitrarie sì nella qualità, come nella quantità.</p>
<p>Ognuno dovrà portarsi nella Scuola una sedia, ed un tavolino del maggior suo comodo.&quot;</p>
<p rend="SO"><milestone unit="E3" xml:id="FR.9"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.10"></milestone> Un Giovine Avvocato di questo Foro vicino ad ammogliarsi ebbe
a conto di Dote 4 mila Ducati, che da lui posti furono in un armadio della sua camera. Questa summa
tentò il suo Servitore al delitto d’ucciderlo per impossessarsene. Confidò la sua intenzione ad un
amico del suo carattere, e lo chiamò ad esser complice. Questi s’arrese prontamente all’idea del
furto, ma resistì a quella dell’omicidio; pure persuaso della necessità del medesimo dall’eloquenza
del suo seduttore, vinse la ripugnanza, e acconsentì al misfatto. Tutto ciò fu noto ad un Ciabattino
confidente del reo principale, ma non possiamo credere che quest’empio glielo avesse palesato pura
intrinsichezza, come vien detto. Lo abbia saputo in un modo, o nell’altro, è certo che questo buon
artigiano chiamò a secreta conferenza l’Avvocato, e gli svelò il pensato assassinamento, dandogli in
prova che ritrovate avrebbe cariche a palla le due pistole, ch’ei teneva vuote nella sua camera.
Trovò vero questo, e le lasciò com’erano per valersene all’occorrenza in difesa della sua vita.
Contro il solito si chiuse la notte seguente nella stanza col catenaccio, e si stese sul letto con
quell’armi vicine. Ad ora tarda udì che tentavasi d’aprire la porta, e dimandò ad alta voce chi
fosse. Intese il Servitore a rispondergli, che veniva a ricevere i suoi comandi, fingendo d’essere
stato chiamato. Io non ti chiamai, soggiunse il Padrone in tuono alto, và a dormire, e lasciami
cheto.</p>
<p>Questa scena s’è rinnovata qualch’ora dappoi, e si dice che quattro birri situati nella via
sottoposta abbiano udito tutto, colà disposti a difesa dell’Avvocato in caso di pericolo, e <pb n="727"></pb> ciò atteso un suo preventivo ricorso. Con queste prove fec’egli le sue instanze alla
Giustizia nella seguente mattina, e il Servitore fù preso, legato, e condotto nelle Carceri, ove
palesò il complice, che fu pure arrestato e chiuso in prigione. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.11"></milestone> Ecco l’avvenimento accennato nel precedente Foglio. Trà le
varie maniere con le quali raccontasi abbiamo creduto conveniente il descriverlo in questo modo.
<milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.12"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.13"></milestone> Cadde dal dito d’una Dama un anello di gran valore nella
platea del Teatro a S. Moisè. Dal cappello d’una Maschera scese a piedj d’un poveruomo, che lo
raccolse ed uscì dal Teatro. Scopertasi la perdita si mandò a cercarlo. Unitisi i sospetti sopra chi
l’aveva raccolto, per cognizione d’uno de’Portinaj si venne a sapere chi fosse, e andò gente alla di
lui Casa ad avvisarlo che l’anello da lui trovato era della tal Dama, e che dovesse portarlo subito
al tal Caffè. ‘l poveruomo lo portò di fatti protestando che non aveva avute cattive intenzioni, ed
ebbe 4 zecchini di mancia. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Assicurate meglio, gentilissime Signore, ne’vostri morbidi diti, le gemme così preziose, perchè
se capiteran in certe mani non le riavrete mai più.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Disgrazie.</hi></head>
<p rend="SO">Jermattina fu trovato affogato presso i <hi rend="italic">burchj</hi> da farine che
stan vicini a’pubblici Forni, un Fanciullo d’anni dieci circa con una grave percossa di capo, e fu
trasportato a questa Piazzetta. Si crede che sia caduto da un Vascello.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Teatri.</hi></head>
<p rend="SO">Giovedì si recitò a S. Luca una nuova Tragica Rappresentazione intitolata <hi rend="italic">La distruzione del Regno delle Amazzoni.</hi></p>
<p>Il Teatro era pieno, e nelle Loggie di nobili spettatori. L’azione piacque e si vide dell’ingegno
in chi la compose. Si potrebbe notar de’gran difetti anche considerandola nel suo genere, che non è
vincolato alla severità de’precetti: ma chi ha saputo ordire una composizione, che allettò l’Udienza
senza mai annojarla, merita dell’indulgenza nella revisione de’conti. Si stupirà della felicità del
suo esito sapendo da chi non la vide, che non recita nella medesima nè il Sig. <hi rend="italic">Petronio</hi>, nè la Sig. <hi rend="italic">Consoli</hi>, nè il Sig. <hi rend="italic">Martelli</hi>. Tre parti principali la sostengono mirabilmente. La Signora <hi rend="italic">Laura
Checatti</hi> in quella di Regina delle <hi rend="italic">Amazzoni</hi> accoppiando le qualità
personali alle doti dello spirito riesce a meraviglia, e rapisce gli applausi.</p>
<p>Le si fa replicare un duello con Ulisse. Una donna che si batta in iscena, è un’impresa difficile
a cui poche s’accingono, e rare son quelle, ch’abbiano per la buona riuscita il suo spirito, e la
sua sveltezza. La Sig. <hi rend="italic">Fiorilli</hi> che rappresenta la Sacerdotessa <hi rend="italic">Antiope</hi> di lei Sorella, ha superata a di lei vantaggio la, per altro favorevole,
aspettazioni. S’investì sì bene del carattere, pose tant’anima nelle situazioni più forti, che non
lasciò desiderare di meglio all’intelligenza della declamazione. Il Sig. <hi rend="italic">Menichelli</hi> nella Parte d’<hi rend="italic">Idomeneo</hi> benchè privo di que’doni di natura,
che particolarmente in un gran Teatro son più necessarj, nondimeno collo stustio, coll’arte,
coll’attenzione, coll’impegno ha saputo soddisfare il Pubblico. Le decorazioni di questa
Rappresentazione sono piu che magnifiche per un Teatro Comico la cui entrata qui costa sì poco.
Particolarmente l’ultima scena figurar potrebbe anche in un’Opera seria.</p>
<p>Questa sera s’apre il nobilissimo Teatro <hi rend="italic">Venier</hi> a S. Benedetto coll’Opera
<pb n="728"></pb> il <hi rend="italic">Motezuma</hi>, la cui musica è di varj celebri Autori. Gli Attori
sono il Sig. <hi rend="italic">And. Martini</hi> detto il <hi rend="italic">Senesino</hi>. La Sig.
<hi rend="italic">Brigida Banti</hi>. Il Sig. <hi rend="italic">Gius. Simoni</hi>. Il Sig. <hi rend="italic">Inn. Quattrini</hi>. La Sig. <hi rend="italic">Terlozza</hi>. Il Sig. <hi rend="italic">And. Malton.</hi></p>
<p>Le scene del Sig. Cav. <hi rend="italic">Franc. Fontanesi</hi>. Il Vestiario del Sig. <hi rend="italic">Ant. Mojani.</hi></p>
<p>Il Primo Ballo è intitolato <hi rend="italic">Ippolita Regina delle Amazzoni</hi> d’invenzione e
direzione del Sig. <hi rend="italic">Gius. Trafieri</hi>, esposto per la prima volta in questa
Città. La musica del medesimo del Sig. <hi rend="italic">Vittorio Trento</hi>. I Personaggj che ne
sono incaricati son questi. La Sig. <hi rend="italic">Elena Dondi</hi>. Il Sig. <hi rend="italic">Giov. Monticini</hi>. Il Sig. <hi rend="italic">Pietro del Giudice</hi>. La Sig. <hi rend="italic">Ter. Mezzorati Monticini</hi>. La Sig. <hi rend="italic">Laura Carlini</hi>. La Sig. <hi rend="italic">Carolina Branchener.</hi></p>
<p>Il titolo del secondo Ballo è <hi rend="italic">I Polacchi</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head>Savio in Settimana<lb></lb>Per la prossima v.</head>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne Querini</hi> K.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cambj.</hi></head>
<p rend="date">13 corrente.</p>
<p rend="SO">Lione 57 e 7 8vi. Parigi 56 e 3 4ti. Roma 63. e un 8vo. Napoli 116. Livorno 99 e 3 4ti.
Milano 155. Genova 91 e un 4to. Amsterdam 93 e mezzo. Londra 48 e 3 4ti. Augusta 102 e 3 4ti. Vienna
196 e mezzo.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Prezzi delle Biade.</hi></head>
<p rend="SO">Formento a L. 33. 10. Sorgo Turco a L. 17. Segale a L. 21. Fag. bianchi a L. 23. Miglio
a L. 18.</p>
<p>Risi da’Duc. 35.12. a 36. al m.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Bastimenti di partenza.</hi></head>
<p rend="SO">Bergantino <hi rend="italic">Tre Fratelli</hi> Cap. <hi rend="italic">Mich. Ant.
Francovich</hi> Veneto con can. 8 e marin. 12 per Costantinopoli entro il cor.</p>
<p>Bergantino <hi rend="italic">La Provvidenza</hi> Cap. <hi rend="italic">Paolo Ballarin</hi>
veneto con can. 8 e Marin. 12 per Cipro e Alessandretta entro il mese v.</p>
<p>Checchia <hi rend="italic">il</hi>
<hi rend="italic">Cocchio di Nettuno</hi> Cap. <hi rend="italic">And. Zanco</hi> Veneto con can. 8 e
marin. 14 per Genova e Lisbona entro il cor.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">D’Affittar.</hi></head>
<p rend="SO">Casa a S. Cassan in <hi rend="italic">Calle del Campaniel</hi> per annui Duc. cor.
40.</p>
<p>Le chiavi sono in Cà Grimani a S. Polo.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Forastieri a questa Locanda della Regina d’Inghilterra.</hi></head>
<p rend="SO">Il Sig. Conte <hi rend="italic">Giac. Boncio</hi> e il Sig. D.<hi rend="italic"> Gius.
Barbati</hi> suo Compagno, e Servi, di Crema.</p>
<p>Mons. <hi rend="italic">Denon</hi> Francese. Mons. <hi rend="italic">Jean Kacmans</hi> d’Amburgo
con suo cameriere.</p>
<p>S. E<hi rend="italic">. Giuliano Spinola</hi> di Genova.</p>
<p>Il Sig. Conte <hi rend="italic">Gius. Carbonesi</hi> di Bologna, con suoi servitori.</p>
<div3>
<head><hi rend="italic">Dall’Albergo Reale</hi></head>
<p rend="SO">Jeri è partito S. E. il <hi rend="italic">Barone de Fredejend</hi> colla Dama sua
Moglie e 5 Persone di Servizio. Tedeschi.</p>
<p>È partito pure il Sig. Conte de <hi rend="italic">Giveben</hi> Prussiano, per Milan[...] prender
in Moglie una delle principali Dame di quella Città, per cui provvide de’be’regali. Ha 4 persone di
seguito.</p>
<p>Chi vorrà Assocciarsi all’Opera del Sig. <hi rend="italic">Grecchi</hi> potrà dirigersi alla
Stamperia del Seminario di Padova ove se ne fa l’edizione. Costerà Lire 6 al tomo, ed 8 a’non
Assocciati.</p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Commedie per questa Sera.</hi></head>
<div3>
<head>A S. Luca.</head>
<p rend="SO">Replica delle <hi rend="italic">Amazzoni.</hi></p>
</div3>
<div3>
<head>A S. Gio: Grisostomo.</head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Com. da ridere.</hi></p>
</div3>
<div3>
<head>A S. Angiolo.</head>
<p rend="SO">Il <hi rend="italic">Segreto</hi> Commed. Spagnuola con maschere.</p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head>Morti.</head>
<p rend="SO">Il Reverendis. D. <hi rend="italic">Ant. Bonaccioli</hi> Piovano di S. M. Maddalena
d’anni 66 el. 14 Gen. 1784. M. V. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 91 Sabbato 14 Novembre 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2"> Agli
Amatori<lb></lb>Della Giurisprudenza Criminale. Nessuno può possedere appieno la utilissima Scienza
Criminale, se oltre i delitti, le pene, la giurisdizione, e la competenza dei Magistrati, non
conosca insieme i principj, che risguardano la forma dei Criminali Giudizj. Tutti ne convengono. A
così interessante oggetto mirarono perciò le Fatiche meritamente apprezzate del Priori, del Zamboni,
del Zetterle, del Teobaldo, del Barbaro, del Melchiorri, e del Pasqualigo: i quali scrissero la
Pratica de’nostri Criminali Processi, e ne additarono le regole, e le formalità. In mezzo però alle
istruzioni di tanti Scrittori, il Giudice, il Cancelliere, il Notajo, e l’Avvocato Criminale non
possono disimpegnare lodevolmente le incombenze della loro professione, se non si sieno esercitati
assai tempo nella medesima. Manca, cioè, una diligente Raccolta di tutti gli Atti, Annotazioni,
Decreti, e Sentenze, che nelle moltiplice, e varia combinazione della circostanze, rispettivamente
convengono alla qualità del processo, agli estremi di ciascun delitto, al diverso metodo delle
Magistrature, ed alle Leggi, o Consuetudini particolari di questa gloriosissima Repubblica. Si
avvicinarono, è vero, ad una siffatta Raccolta il Parma, ed il Nani. Ma il primo si studiò di
ammaestrare soltanto nelle meno malagevoli ispezioni de’Processi di autorità ordinaria chi debbe
esercitarsi nel Malefizio di Verona: l’altro diede un Saggio appena delle incombenze particolari di
un Cancelliere: il terzo per servire alla brevità pubblicò una troppo sterile Collezione. Un Lavoro,
che supplisca alla mancanza, nella quale si troviamo, egli è certamente quello ch’è vicino a sortire
dai Torchj, cioè Le Formalità del Processo Criminale nel Dominio Veneto, raccolte dal Dottore, ed
Avvocato Zeffirino Giambatista Grecchi Originario Milanese, coll’aggiunta di un Saggio Elementare
delle Teorie più analoghe ad una pratica istruzione. Quest’Opera, scritta in Italiano, con <pb n="722"></pb>la possibile precisione, semplicità, e chiarezza, è divisa in due Volumi. Comprende il
primo le nozioni appartenenti a tutta la procedura in generale. Contiene il secondo le particolari
nozioni risguardanti la procedura in ciascuna classe di delitto. L’Autore, seguendo l’esempio del
Pivetta ne’Giudizj Civili, ha voluto pubblicare la vera Arte di ben’apprendere la norma, le parti, e
le leggi di ogni Processo Criminale. Le Massime, e gli Precetti sono in tal’Opera autenticati dal
Gius Comune, e Veneto, e dalle opinioni de’più sensati Interpreti, che opportunamente vi sono
citate. I metodi pratici sono quelli, che oggidì si usano nelle Magistrature della Dominante, e
delle Provincie. Si notificano parecchie cose non mai promulgate; si riportano all’uopo le Decisioni
de’Supremi Tribunali Augusti; e s’inseriscono le Avvogaresche, che nella diversità dei bisogni si
sogliono ottenere. L’Opera in somma, secondo il giudizio di chi l’ha veduta, è atta da sè sola a
formare nell’arte di procedere, di difendere, e di giudicare un ottimo Pratico Criminalista.” Fu
detto, che lo scegliere un Indirizzo al Pubblico, trà gl’Inglesi, per provare che la decadenza del
Teatro non è particolare all’Italia, sia stato vano, perchè da tutti si sà, che quella Nazione non
ha mai dato saggi di buon gusto, e di regolarità nelle cose teatrali. Su questo punto si risponderà
ne’Fogli della settimana ventura. Ora è d’uopo convincere chi aggiunse: che la Francia non ebbe mai
bisogno di simili indirizzi, del manifesto suo torto, espresso nel seguente Articolo agli Autori del
Giornal di Parigi, che diamo tradotto. <seg synch="#FR.3" type="E3">
<seg synch="#FR.4" type="LB"> Signori. “Io non sono nè Poeta, nè Autore drammatico, ma leggo molti
versi, e vado spesso al Teatro. Ho tanto sofferto nello intendere alle Rappresentazioni i nostri
migliori versi tragici e comici, miseramente storpiati, che voi dovete permettermi di denunziare al
Pubblico la negligenza de’Commedianti su questo molto importante Articolo di teatrale declamazione.
La mia Lettera non giungerà forse a correggerli; ma avrò vendicato almeno le mie orecchie squarciate
se punto non riesco a garantire quelle degli altri. È vergogna il vedere su’Teatri della Capitale
degli Attori, anche stimabili, che mutilano de’versi nel recitarli, senz’accorgersi di romperne la
misura, raccorciandoli a spese dell’armonia. Entra oggidì nell’educazione, che si dà alla gente
civile, non già il saper fare de’versi, ma il conoscerne almeno la misura, e sapere di qual numero
di piedi sono composti; perchè se le persone civili non son obbligate a verseggiare, sono talvolta
sforzate a recitar de’versi nelle compagnie; perchè non bisogna guastare co che si recita, nè
ignorare ciò ch’è sì facile ad apprendere. Dopo ciò non è forse da stupire, che degli uomini che
prendono l’impiego di recitare de’versi in pubblico, non abbiano fatto uno studio preliminare almeno
del meccanismo della versificazione? Crescerà questo stupore al considerare, che a forza di
recitarne, la loro orecchia continuamente esercitata, non arrivi a sentirne la misura senza il
soccorso della riflessione. Finalmente, Signori, per la pena ch’io soffro, come spettatore, udendo
queste mutilazioni anti-armoniche, concepisco il supplizio d’un povero Autore, che celato dietro le
scene, avendo consegnati i suoi versi sani ed interi, li sente uscir di bocca dall’Attore
mostruosamente storpiati. Sò che la memoria può ingannare talvolta il Commediante più esercitato ed
attento; ma <pb n="723"></pb>non è ch’io quì mi dolga delle distrazioni. Non accuso che gli Attori i
quali avendo a dire cento volte i versi medesimi, li reciteranno cento volte o troppo lunghi, o
troppo corti. Io vorrei che l’amore della loro arte impegnasse i Commedianti a stabilire trà loro
delle ammende per questa spezie di delitto drammatico. Questo rigore sarebbe utile alla loro gloria,
ed a’nostri piaceri. Non sò se vorranno prendere questo partito; ma son certo che il Pubblico
l’aggradirebbe. Si può, senza dubbio, aver molto talento per il Teatro, ed ignorare il meccanismo, e
la versificazione; ma io credo che l’instruirsene sia dovere d’un Commediante; e penso che un Attore
che storpia de’versi, possa paragonarsi ad un Musico che stuona. Ho l’onore &amp;c. </seg>
</seg> Così nel num. 79de’19 Marzo 1780. Si persuadino adunque gli sprezzatori fanatici di tutto ciò
ch’è tra noi, che non v’ha Nazione sì colta su’costumi della quale, e sulle sue produzioni di
spirito la critica non trovi da esercitarsi. Altro è il dire, che stiamo peggio degli altri in
proposito di Teatro, ed altro il dire, che i difetti sono particolari al nostro. <seg synch="#FR.5" type="MT"> Su questa distinzione aggiungeremo in appresso dell’altre cose, ch’aver luogo non possono
nel Foglio presente. </seg>
<seg synch="#FR.6" type="E3">
<seg synch="#FR.7" type="LB"> Sig. Gazzettiere. “La guerra dichiarata ossia l’astuzia vinta dal caso
è una Commedia, che a Parigi ebbe il più felice sucesso, e fù replicata per sessanta sere. A tal
vera autentica relazione la Comica Compagnia del Teatro a S. Gio: Grisostomo ne fece la ricerca,
tradur la fece, e per la prima volta l’espose in Torino l’estate passata nel nobile Teatro del
principe di Carignano ove fù sommamente agradita: La stessa Compagnia la recitò tal quale in
Treviso, ed anco là divertì, piaque, fù applaudita. La sud. Comica unione volendo anco qui esporla,
e sapendo a prova che il pubblico Veneto è più delicato di qualunque altro, per non usar di quel
inganno, che voi Sig. Gazzettiere avete la bontà di taciarla, nel solito invitto per tre sere
consecutive anunziò questa Commedia nel modo che segue. In Francia que bravi Comici non recitano a
Soggetto, e per divertire in tutte le maniere il pubblico, a queste Commedie, che noi Italiani
chiamiamo dell’arte, vi sostituiscono delle Commedie di burle tal quali noi le vediamo ne giuochi
varj de nostri Zanni. La Guerra dichiarata &amp;c. . . . . Che si produrrà &amp;c. . . . . è una di
quel calibro &amp;c. . . . . Con tal prevenzione può chiamarsi offeso un pubblico, che sà di dover
vedere una delle nostre Commediaccie, benchè scritta? Signor Gazzettiere cariss. siate giusto,
imparziale; prima di mettere in Carta informatevi bene, esaminate le circostanze cribrate tutto se
non volete usar di quel inganno, che in altri condannate. Chi vi scrive non pretende già che per non
dire il parere vostro su le produzioni di questa Compagnia, cerchiate sotrarvi col scioco prettesto
di non averla udita, ma desidera che siate, qual dovreste essere con tutto il Mondo. Credetemi” Un
vostro Amico, ed Assocciato. </seg>
</seg> Risposta del Gazzettiere. <seg synch="#FR.8" type="MT"> Signor Amico ed Assocciato carissimo,
eccovi servito della fedele pubblicazione della vostra Lettera. Ho rispettato sino gli errori
d’ortografia, onde non abbiate ad accusarmi d’averci posto mano. </seg> Perchè la ragione
dell’invito valer dovesse a difesa de’Comici bisognava, <pb n="724"></pb>che l’Udienza della prima
recita fosse stata composta di que’soltanto, che l’hanno udito nelle sere precedenti. Ma siccome la
maggior parte degli spettatori andò al Teatro sulla promessa del Cartello, e nulla sapeva della
dichiarazione, così non ha potuto contentarsi d’una Commediaccia quando credeva di ritrovare una
Commedia di carattere. Io pure fui di questo numero, e vi giuro in coscienza, che nel ritornare dal
Teatro, non udiva che lamenti e motteggj della gente intervenutavi, per la burla che le si fece.
A’più frequentati Caffè si rise sulla medesima, e fu detto quello ch’io tacqui nel riferire il
destino di tale Rappresentazione. Segno dunque che una gran quantità di persone fu alla mia
condizione. La Guera dichiarata può aver avute a Parigi anche cento repliche, può essere piaciuta a
Torino, e a Treviso, che non è per altro che quello che è: una buona Commedia dell’arte, ma cattiva
di carattere. Un diverso punto di vista comune l’avrà altrove resa grata, quì non fu neppure
soffribile: ebbe una replica per forza. Se il mio parere s’uniformò a quello del Pubblico, giudice
inappellabile delle teatrali Composizioni, come potete, Signor Amico ed Assocciato stimatissimo,
prendervela contro di me senz’offendere la sua autorità? Il vostro rimprovero cade su tutti gli
ascoltatori. È lo stesso che avere lor detto: Dovevate sapere, benchè il cartello nulla di questo
accennasse, che la Guerra dichiarata è nel suo originale una di quelle Commedia che si danno a
Parigi per far ridere il Popolo; ch’è tradotta, e sul gusto delle nostre dette dell’Arte; nè mai
privarla de’vostri applausi. L’invito lo espresse, e ciò basta: il Cartello non conta nulla. Che vi
risponderebbero se ad uno ad uno si udissero così rimproverati da voi? Immaginatevelo. Io non decido
di’delicatezza di gusto da Pubblico a Pubblico: li rispetto tutti, e non adulo la mia Nazione. Dirò
bene, che vi mostrate in contraddizione con voi medesimo asserendo che per questa dilicatezza
attribuita al nostro, li Comici per tre sere consecutive hanno fatto il riportato invito. Se lo
fecero per conoscere a prova questa dilicatezza s’ha dunque a dedurre, che negli altri Paesi fatto
non l’abbiano; ch’abbian creduto di potere colà impunemente spacciare lucciole per lanterne. Dov’è,
in tal caso, quella ingenuità, che in essi vantate? S’ha ad esser sinceri con tutti , o solo con
quelli che agevolmente scoprono le menzogne? Il vostro discorso tira a simile conseguenza, e forse
mal informato di loro li accusate ingiustamente, credendo di difenderli. Io sono giusto e
imparziale, e vorrei potere dir bene di tutte le nuove Commedie, ma se sì rare sono quelle che
piacciono ho da dir forse delle bugie per comperarmi la grazia de’Comici col tradire il dover del
mio uffizio? I loro Cartelli sono come i frontispizj de’Libri. Se mi si promette un Trattato di
Morale, e non trovo leggendo che una Scuola di buffonerie, ho tutta la ragione di lagnarmi, e di
riputarmi ingannato. Non ho d’uopo d’informarmi bene, d’esaminar circostanze, quando a Letteroni da
Scatola son chiamato al Teatro per udire, una Commedia di carattere. Per credere uno sciocco
pretesto quello di non esser io intervenuto alla recita del Conte di Freienof bisogn’assolutamente
ignorare in qual impegno io mi sia per cui qualche sera mi manca la libertà di concorrere alle cose
nuove. Per accusarmi giustamente di parzialità converrebbe provare, che non ho di quella Commedia
detto nè bene, nè male. Si vegga al num. 89, ch’organo della voce comune: ho scritto che il Pubblico
la chiamò nojosa, e improbabile. <pb n="725"></pb>Eccovi, pregiatissimo Sig. Amico ed Assocciato, quanto
a mia giustificazione era necessario di dirvi. Desidero vivamente delle occasioni, che possano
rendermi favorevole al vostro genio; perchè bramo il bene di tutti, e il vantaggio di conservarmi
nella vostr’amicizia di cui ora data m’avete una prova sufficiente. <seg type="U2">Progetto.</seg>
“Persona di qualche carattere, e non del tutto ignota istituirebbe di buon grado una Scuola per soli
sei Giovani colla lusinga di poter seguire metodi non tanto comuni, ma pure prescritti, ed approvati
da’più illuminati Ingegni, anzi dalla retta ragione maestra, e direttrice di ogni sana Filosofia. I
tre importanti oggetti di questa Scuola saranno: Primo di rendere il cuore dolce, e sensibile, onde
senta pietà per gl’infelici; leggi d’umanità per tutti; gratitudine, e riconoscenza pe’benefattori.
Secondo d’illuminare la mente con quelle cognizioni, che fanno distinguere il bene dal male, la
virtù dal vizio, ed il vero dal falso, affinchè nel maneggio sì de’pubblici, che de’privati affari
sieno scorte indivisibili e fide la Religione, l’onore, e la Sapienza. Terzo di regolare le maniere
in modo, che rendano i Giovani amabili, gentili, colti, e graditi in Società: in fine di renderli
conoscitori del Mondo intelligibile, fisico, e morale insieme onde sorgano illustri, ed onorati
Cittadini utili allo Stato, ed al possibile felici per loro stessi. Chi si offerisce ben conoscendo,
che la saggia e completa educazione è l’unica e sola eredità permanente e sicura, sarà qual
sollecito Padre, e tenero, che tenta di guidare sei Figlj amici e cari per la via più breve, più
dolce, e più facile a quella meta, che la nascita, le circostanze, ed il Cielo stesso loro
prescrisse. Si stabilisce il numero di soli sei e non più, perchè a questo un solo Maestro può
supplire, e bastano essi sei per destarsi reciprocamente l’emulazione tanto utile a’giovani, senza
che regni il tristo esempio, la confusione, ed il ritardo de’talenti più pronti: difetti inevitabili
nella moltitudine. Ora chi si compiacesse di affidare a questa Scuola qualche Figlio, scriva in un
Viglietto il suo Nome, Cognome, ed il luogo, dove abita, poi il suggelli facendo la Soprascrizione
nel seguente modo: Ricapito alla Libreria Foglierini all’Insegna della Sacra Scrittura in Merceria.
Tosto che saranno stati consegnati sei Viglietti alla detta Libreria, l’Autore del progetto si
presenterà impegnandosi di osservare le seguenti condizioni. Primo. Insegnerà le tre Lingue Toscana,
Francese, e Latina. Le Favole morali per regolare il costume, e per avvezzare i Giovani a
pronunciare, e scrivere racconti ordinati. Le Favole Eroiche per l’intelligenza de’Poeti, de’Quadri,
e delle Statue. L’Arimmetica, l’Algebra, la Geometria, la Geografia antica, e moderna, la
Cronologia, la Storia, la Logica, l’Arte Oratoria, la Metafisica, la Fisica, l’Etica, il Jus di
Natura, e delle Genti, le Leggi civili, e canoniche. Se qualche circostanza esigesse s’insegnerebbe
pure il Diritto Politico. Tutte queste Facoltà, e Scienze furono insegnate privatamente da chi si
offerisce, come si potrà riscontrare allora che sarà riconosciuto. Secondo. Presenterà un piano del
modo d’insegnare le suddette Facoltà, e Scienze; sempre pronto però a cangiarne il sistema quando le
altrui ragioni prevalessero alle proprie. Terzo. Il Luogo della Scuola sarà non molto lontano da S.
Marco. <pb n="726"></pb>Quarto. La Scuola sarà provveduta di Sfera, Globi celeste, e terrestre, e di
Carte Geografiche sì per l’antica Geografia, che moderna, come pure di Stromenti per uso della
Geometria, e Trigonometria. Quinto. Sarà mantenuto un Servitore, perchè alle ore della Scuola sia
sempre pronto a servire ognuno de’Scolari di tutto ciò che abbisognasse, come sarebbe carta,
inchiostro, penne &amp;c. così ancora per accompagnare alla propria Casa, dopo la Scuola, chi
de’Giovani desiderasse essere servito. Tutto questo sarà a peso della Scuola. Sesto. Le ore della
Scuola la mattina in tutte le Stagioni saranno da Terza infino a Nona. Il dopo pranzo da San Martino
in fino al primo di Quaresima, essendo i giorni troppo brevi, non si farà Scuola, ma saranno
incaricati di occuparsi allo Studio in Casa propria. Dal primo di Quaresima insino alla Vigilia di
S. Antonio le ore di scuola del dopo pranzo saranno dalle 21 insino alle 23; così pure dal Redentore
insino al primo di Ottobre. Tutte le Feste, e li Giovedì non si farà Scuola, come ancora gli ultimi
otto giorni di Carnovale, e gli ultimi quattro giorni della Settimana Santa. Le vacanze saranno dal
giorno di S. Antonio insino al giorno del Redentore, e dal primo di Ottobre insino al giorno di S.
Martino. Per parte de’Giovani si desidera, che abbiano compito il decimo anno almeno, e che sappiano
leggere, e scrivere. Per questa Scuola dovranno corrispondere quattro Ducati effettivi ogni Mese
compresi ancora i mesi delle Villeggiature. Le mancie a’soliti tempi saranno del tutto arbitrarie sì
nella qualità, come nella quantità. Ognuno dovrà portarsi nella Scuola una sedia, ed un tavolino del
maggior suo comodo.&quot; <seg synch="#FR.9" type="E3">
<seg synch="#FR.10" type="EX"> Un Giovine Avvocato di questo Foro vicino ad ammogliarsi ebbe a conto
di Dote 4 mila Ducati, che da lui posti furono in un armadio della sua camera. Questa summa tentò il
suo Servitore al delitto d’ucciderlo per impossessarsene. Confidò la sua intenzione ad un amico del
suo carattere, e lo chiamò ad esser complice. Questi s’arrese prontamente all’idea del furto, ma
resistì a quella dell’omicidio; pure persuaso della necessità del medesimo dall’eloquenza del suo
seduttore, vinse la ripugnanza, e acconsentì al misfatto. Tutto ciò fu noto ad un Ciabattino
confidente del reo principale, ma non possiamo credere che quest’empio glielo avesse palesato pura
intrinsichezza, come vien detto. Lo abbia saputo in un modo, o nell’altro, è certo che questo buon
artigiano chiamò a secreta conferenza l’Avvocato, e gli svelò il pensato assassinamento, dandogli in
prova che ritrovate avrebbe cariche a palla le due pistole, ch’ei teneva vuote nella sua camera.
Trovò vero questo, e le lasciò com’erano per valersene all’occorrenza in difesa della sua vita.
Contro il solito si chiuse la notte seguente nella stanza col catenaccio, e si stese sul letto con
quell’armi vicine. Ad ora tarda udì che tentavasi d’aprire la porta, e dimandò ad alta voce chi
fosse. Intese il Servitore a rispondergli, che veniva a ricevere i suoi comandi, fingendo d’essere
stato chiamato. Io non ti chiamai, soggiunse il Padrone in tuono alto, và a dormire, e lasciami
cheto. Questa scena s’è rinnovata qualch’ora dappoi, e si dice che quattro birri situati nella via
sottoposta abbiano udito tutto, colà disposti a difesa dell’Avvocato in caso di pericolo, e <pb n="727"></pb>ciò atteso un suo preventivo ricorso. Con queste prove fec’egli le sue instanze alla
Giustizia nella seguente mattina, e il Servitore fù preso, legato, e condotto nelle Carceri, ove
palesò il complice, che fu pure arrestato e chiuso in prigione. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.11" type="MT"> Ecco l’avvenimento accennato nel precedente Foglio. Trà le varie
maniere con le quali raccontasi abbiamo creduto conveniente il descriverlo in questo modo. </seg>
<seg synch="#FR.12" type="E3">
<seg synch="#FR.13" type="EX"> Cadde dal dito d’una Dama un anello di gran valore nella platea del
Teatro a S. Moisè. Dal cappello d’una Maschera scese a piedj d’un poveruomo, che lo raccolse ed uscì
dal Teatro. Scopertasi la perdita si mandò a cercarlo. Unitisi i sospetti sopra chi l’aveva
raccolto, per cognizione d’uno de’Portinaj si venne a sapere chi fosse, e andò gente alla di lui
Casa ad avvisarlo che l’anello da lui trovato era della tal Dama, e che dovesse portarlo subito al
tal Caffè. ‘l poveruomo lo portò di fatti protestando che non aveva avute cattive intenzioni, ed
ebbe 4 zecchini di mancia. </seg>
</seg> Assicurate meglio, gentilissime Signore, ne’vostri morbidi diti, le gemme così preziose,
perchè se capiteran in certe mani non le riavrete mai più. Disgrazie. Jermattina fu trovato affogato
presso i burchj da farine che stan vicini a’pubblici Forni, un Fanciullo d’anni dieci circa con una
grave percossa di capo, e fu trasportato a questa Piazzetta. Si crede che sia caduto da un Vascello.
Teatri. Giovedì si recitò a S. Luca una nuova Tragica Rappresentazione intitolata La distruzione del
Regno delle Amazzoni. Il Teatro era pieno, e nelle Loggie di nobili spettatori. L’azione piacque e
si vide dell’ingegno in chi la compose. Si potrebbe notar de’gran difetti anche considerandola nel
suo genere, che non è vincolato alla severità de’precetti: ma chi ha saputo ordire una composizione,
che allettò l’Udienza senza mai annojarla, merita dell’indulgenza nella revisione de’conti. Si
stupirà della felicità del suo esito sapendo da chi non la vide, che non recita nella medesima nè il
Sig. Petronio, nè la Sig. Consoli, nè il Sig. Martelli. Tre parti principali la sostengono
mirabilmente. La Signora Laura Checatti in quella di Regina delle Amazzoni accoppiando le qualità
personali alle doti dello spirito riesce a meraviglia, e rapisce gli applausi. Le si fa replicare un
duello con Ulisse. Una donna che si batta in iscena, è un’impresa difficile a cui poche s’accingono,
e rare son quelle, ch’abbiano per la buona riuscita il suo spirito, e la sua sveltezza. La Sig.
Fiorilli che rappresenta la Sacerdotessa Antiope di lei Sorella, ha superata a di lei vantaggio la,
per altro favorevole, aspettazioni. S’investì sì bene del carattere, pose tant’anima nelle
situazioni più forti, che non lasciò desiderare di meglio all’intelligenza della declamazione. Il
Sig. Menichelli nella Parte d’Idomeneo benchè privo di que’doni di natura, che particolarmente in un
gran Teatro son più necessarj, nondimeno collo stustio, coll’arte, coll’attenzione, coll’impegno ha
saputo soddisfare il Pubblico. Le decorazioni di questa Rappresentazione sono piu che magnifiche per
un Teatro Comico la cui entrata qui costa sì poco. Particolarmente l’ultima scena figurar potrebbe
anche in un’Opera seria. Questa sera s’apre il nobilissimo Teatro Venier a S. Benedetto coll’Opera
<pb n="728"></pb>il Motezuma, la cui musica è di varj celebri Autori. Gli Attori sono il Sig. And.
Martini detto il Senesino. La Sig. Brigida Banti. Il Sig. Gius. Simoni. Il Sig. Inn. Quattrini. La
Sig. Terlozza. Il Sig. And. Malton. Le scene del Sig. Cav. Franc. Fontanesi. Il Vestiario del Sig.
Ant. Mojani. Il Primo Ballo è intitolato Ippolita Regina delle Amazzoni d’invenzione e direzione del
Sig. Gius. Trafieri, esposto per la prima volta in questa Città. La musica del medesimo del Sig.
Vittorio Trento. I Personaggj che ne sono incaricati son questi. La Sig. Elena Dondi. Il Sig. Giov.
Monticini. Il Sig. Pietro del Giudice. La Sig. Ter. Mezzorati Monticini. La Sig. Laura Carlini. La
Sig. Carolina Branchener. Il titolo del secondo Ballo è I Polacchi. <seg type="U2">Savio in
Settimana<lb></lb>Per la prossima v.</seg> s. Zuanne Querini K. Cambj. <seg type="DT">13 corrente.</seg>
Lione 57 e 7 8vi. Parigi 56 e 3 4ti. Roma 63. e un 8vo. Napoli 116. Livorno 99 e 3 4ti. Milano 155.
Genova 91 e un 4to. Amsterdam 93 e mezzo. Londra 48 e 3 4ti. Augusta 102 e 3 4ti. Vienna 196 e
mezzo. Prezzi delle Biade. Formento a L. 33. 10. Sorgo Turco a L. 17. Segale a L. 21. Fag. bianchi a
L. 23. Miglio a L. 18. Risi da’Duc. 35.12. a 36. al m. Bastimenti di partenza. Bergantino Tre
Fratelli Cap. Mich. Ant. Francovich Veneto con can. 8 e marin. 12 per Costantinopoli entro il cor.
Bergantino La Provvidenza Cap. Paolo Ballarin veneto con can. 8 e Marin. 12 per Cipro e
Alessandretta entro il mese v. Checchia il Cocchio di Nettuno Cap. And. Zanco Veneto con can. 8 e
marin. 14 per Genova e Lisbona entro il cor. D’Affittar. Casa a S. Cassan in Calle del Campaniel per
annui Duc. cor. 40. Le chiavi sono in Cà Grimani a S. Polo. Forastieri a questa Locanda della Regina
d’Inghilterra. Il Sig. Conte Giac. Boncio e il Sig. D. Gius. Barbati suo Compagno, e Servi, di
Crema. Mons. Denon Francese. Mons. Jean Kacmans d’Amburgo con suo cameriere. S. E. Giuliano Spinola
di Genova. Il Sig. Conte Gius. Carbonesi di Bologna, con suoi servitori. Dall’Albergo Reale Jeri è
partito S. E. il Barone de Fredejend colla Dama sua Moglie e 5 Persone di Servizio. Tedeschi. È
partito pure il Sig. Conte de Giveben Prussiano, per Milan[...] prender in Moglie una delle
principali Dame di quella Città, per cui provvide de’be’regali. Ha 4 persone di seguito. Chi vorrà
Assocciarsi all’Opera del Sig. Grecchi potrà dirigersi alla Stamperia del Seminario di Padova ove se
ne fa l’edizione. Costerà Lire 6 al tomo, ed 8 a’non Assocciati. Commedie per questa Sera. <seg type="U3">A S. Luca.</seg> Replica delle Amazzoni. <seg type="U3">A S. Gio: Grisostomo.</seg> Com.
da ridere. <seg type="U3">A S. Angiolo.</seg> Il Segreto Commed. Spagnuola con maschere. <seg type="U2">Morti.</seg> Il Reverendis. D. Ant. Bonaccioli Piovano di S. M. Maddalena d’anni 66 el. 14
Gen. 1784. M. V. </seg>
</seg>
</ab>
</div>
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      </text>
    </group>
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</TEI>
