Gazzetta urbana veneta: Num. 89
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Num. 89 Sabbato 7 Novembre 1789.
Senza sprezzare questo Sonetto diremo soltanto, che avrebbe fatto migliore
figura se fosse comparso prima di quello venutoci da Padova, impresso al numero 86 di questi Fogli.
L’adulazione è un vizio de’più detestabili, ma il coraggio di dire certe verità a’Potenti fu a chi
l’ha avuto, quasi sempre, fatale.
Questi antichi esempj dell’oriental dispotismo, della tirannia de’barbari, non sono veramente
applicabili a certi fati domestici: ma discendendo dall’alto al basso, e scorrendo il giro
de’Secoli, si troverà che l’adulazione fu sempre premiata, e il coraggio sincero degli uomini onesti
onorato soltanto di sterili elogj, quando non venne punito. Un empio vilissimo Padre, per
conservarsi la grazia del suo Padrone, che dopo aver tentate invano le vie della seduzione, usò la
violenza, e la forza a superare la vereconda repugnanza d’una sua Figlia, ha detto che a’Grandi è
lecito tutto: nuovo Presaspe, che all’esaminare il cuor lacerato del proprio Figlio loda la mano del
suo carnefice: e non meno adulatore di que’Giudici infami, che per timore hanno pronunziata la
sentenza favorevole all’illecito amor di Cambise.
Non ci fa sapere in qual Paese seguito sia questo tristo fatto chi ce lo scrisse in poche
righe, ad oggetto di far sempre più conoscere a qual legno giungano l’adulazione, e lo spirito
d’interesse, e i pericoli di chi tenta d’indirizzare sul buon cammino certi sviati malvagj. Sarà
sempre però nella sua stessa miseria degno di rispetto, e di venerazione il vecchio dabbene, ed
esposto al castigo del pubblico obbrobrio l’empio Padre che nuota tra gli agii dell’opulenza. Nè
forse la virtù di quello rimarrà nemmeno quaggiù senza premio; nè la viziosa bassezza di questo
senza una punizione, che serva al Mondo d’esempio.
La figura d’un Santo titolare d’una di queste nostre Parrocchie dipinta da Paolo Veronese,
ora non ha d’intatto che le braccia, le mani, e una porzione di testa, per essersi permesso
da’padroni dello stabile, su cui esternamente appariva, un Belvedere che la guastò. Contro di questa
concessione fu scritto un elegante e spiritoso Sonetto in Dialetto Veneziano, che non diamo in luce,
non per la ragione che ci fece escludere quello della nobil Fanciulla sulla carrozza, ma per altra
che ben può immaginarsi chi lo ha composto. Bastimenti di partenza. Bergantino Il Plenilunio Cap.
Giovanni Premuda Veneto con cannoni 8 e marin. 12. Per Costantinopoli, alli 25 del cor. Novembre.
Checchia la Nobil Andrianna Capit. Giac. Pernesich Veneto con can. 10 e marin. 14. Per Livorno,
Genova, e Marsiglia, entro il vent. Decembre. Checchia Le due Grazie Capit. Cristof. Moretti Veneto
con car. 12 e marin. 16. Per Smirne entro il cor. Novembre. Forastieri a questa Locanda dello Scudo
di Francia. S. E. Il Sig. Conte di Perelada Grande di Spagna con dodici persone di Famiglia. S. E.
il Sig. Principe Caraffa Duca di Matalone colla Moglie, e Servitù. Il Signor Conte de Lorge Francese
con un Domestico. Il Signor Fhermann di Livorno con sua Moglie e Figlio. Li Signori Bogher e
Federico Schauber di Stutgard. È partito da questo Albergo S. E. il Signor General Herwel Inglese,
colla di lui Famiglia. Savio in Settimana
Mes. Francesco
K. e Proc. Morosini. D’Affittar. Casa e Bottega nella Contrada di S. Pantaleone situata nel
Campiello delle Mosche. Annuo affitto Duc. cor. 36. Le chiavi sono dal Calegher vicino, e volendo
trattare converrà portarsi al Negozio da panni all’Insegna del General in Merceria ddi S. Giuliano.
Quattro luoghi in parte forniti, ad uso di compagnia, in Campo a S. Marina sopra il Caffè col cui
Padrone parlerà chi volesse vederli per prenderli ad affitto. Siccome per sottrarsi a quella
conveniente contribuzione assegnata agli articoli tendenti all’altrui interesse, alcuni tentano di
prevalersi della nostra grata condiscendenza a’cenni degli Associati a questo Foglio, prendendone il
titolo senza nominarsi, così abbiamo deciso di non servire a’Biglietti anonimi: onde se veder voleva
stampato il suo dovea sottoscriversi quel tale che lo mandò al Colombani, che riconosciuto per
Assocciato non avremmo tardato a soddisfarlo. Ma forse nol fece, perchè non è tale. Cambj.
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Brief/Leserbrief
Sig. Gazzettiere Stimatissimo. Se ne’passati tempi le somministrò
Brescia notizie funeste, e lagrimevoli, è ben giusto che qualche volta almeno possa avanzarne di
liete, e interessanti la società. Sono alcuni mesi che godesi qui della più perfetta tranquillità.
Non più omicidj, non più ruberie. La notte però dei 25 scaduto fu praticato uno svaligio alla casa
di certo Signor Ottavio Majoli, in momento che trovavasi alla Campagna, con asporto de’denari,
argenteria, ed altri effetti di valore; ma furono sul fatto colti ed arrestati li rei. Grazioso è il
modo della loro scoperta, e fermo: ed ecco come viene raccontato. Essendo in giro la Squadra
de’Birri di Città, si presentò a questi Persona, avvertendoli, che in detta Casa aveva inteso
rumore, e che dubitava potesse esservi entro de’Ladri. S’innoltrarono tosto chetamente li Birri a
quella parte, e giunti vicino all’abitazione, sorpresero in istrada Persona con due rotoli Tela
statigli consegnati dagli altri rei Compagni, ch’erano ancora in Casa a terminare il Bottino. La
rottura d’una Ferriata servì a loro d’introduzione. Arrestato ch’Egli fù, lo allontanatono poscia:
vestito delli di lui abiti uno de’Birri lo postarono nel luogo ove questi fu sorpreso, per ricevere
gli effetti, che tratto tratto andavano gettando dalla rotta ferriata al da loro creduto Compagno.
Terminato il Bottino scese uno dalla Ferriata assistito dal supposto compagno, e giunto in istrada
fù anch’egli arrestato; ma nel voler difendersi col coltello alla mano fece tanto rumore, che
ingelositi altri due suoi Compagni ch’erano ancora in Casa, si diedero a precipitosa fuga con iscalo
di muri, ed altro. Entrarono immantinente per la stessa Ferriata li Birri dandosi ad inseguir li
fuggitivi rei. Ma dopo due ore di diligenti ricerche, non riuscì a loro che scoprirne uno solo
rifugiato in una rimessa di una Casa contigua, e ch’erasi nascosto in un Carrozzino avente due
Pistole cariche in mano. Retento anch’esso con parte degli effetti rubati furono tutti e tre
condotti in queste Carceri. Universale fù la sorpresa, allorchè si conobbero in costoro certo P. R.
che cantò la seconda Parte di tenore in questo Teatro la scorsa Fiera, e negli altri
due un Cocchio del Sig. Co: Valoti, ed uno Staffiere della Sig. Dalaj. Non si sà per anche se
costoro abbiano cordone, e se sia questo il primo delitto ch’abbiano commesso. Questo fatto ho
creduto possa meritar luogo nella sua Gazzetta, sicchè piacendogli potrà inserirlo. Sono intanto con
tutta la stima Suo affettuoss. Assoc.
N. N.
N. N.
Brescia 28 Ottobre 1789.
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Brief/Leserbrief
Signor Gazzettiere Stimatissimo.
Padova il primo Novembre 1789.
L’Autore della relazione, che descrive lo stato infelice di S. Martino di Luperi, e stampata nella Gazzetta Urbana N. 84. senza dubbio si prefisse di esporre qualche persona alla odiosità di tutta quella popolazione. Dice delle cose vere, ma ne dice anche di falsissime. È vero il zelo di quel benemerito Arciprete Sig. Dot. Antonio Tonati, che è grande sopra ogni credenza, che cerca ogni occasione, e abbraccia ogni incontro di far del bene, che s’impiega in ogni cosa, che si presenta, e che s’impiegherà deo placente in altra cosa ben giusta, ed a lui ben nota. È vero, che ha istituita una Scuola Pubblica eretta su un fondo comprato col suo per Fanciulli, e Fanciulle sotto la disciplina di Maestro, e Maestra di rari talenti, e capaci d’insegnare oltre il leggere, scrivere, e conteggio, e lavori ordinarj, anche cose maggiori, e di miglior gusto, se mai occorresse. Ma chi volea dir tutto il bene di lui, come già merita, non dovea dimenticarsi di cose egualmente massiccie. Potea far memoria della di lui attenzione a’doveri parrocchiali val a dire alla predicazione immancabile nei giorni festivi con unzione, eloquenza, e profitto mirabile: ai Catechismi eruditi, coi quali pasce egualmente i fanciulli, che gli adulti: alla vigilanza, e carità con cui visita, e assiste indefessamente li suoi infermi; ma come ama più le tenebre, che la luce, cerca far del bene, e non cura elogj, e non vuole, che la sinistra, sappia quel che fa la destra, se ne sarebbe con ragione aggravato. Non è poi vero quanto fu detto della mendicità, e miseria di quella popolazione. Se fosse vero, quella scuola dovrebbe esser numerosa almeno di duecento tra ragazzi, e ragazze, quando quelli non arrivano al numero di quattordeci, e queste nemmeno alla metà. E chi vuole vedere tal falsità rifletta, che in S. Martino di Luperi vi sono Signori, che vivono di mera entrata: vi sono mercanti, che possono star in riga di qualunque mercante di ogni Città: vi sono moltissimi, che arano ma sul suo, vi sono numerosi artigiani di ogni professione; vi sono numerosissimi trafficanti per Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, e che frequentano continuamente i mercati di Bassano, Cittadella, Castelfranco, Camposanpietro, Noale, Mirano, ed altri quanti sono; e non fu poi vero, che sia partita alcuna Famiglia, o disparse quà, e là alcune di quelle desolate colonie ad accattarsi questuando gli umani soccorsi. Quei industriosi Trafficanti col loro continuo trasporto da luogo a luogo di ogni genere di biade, anno saputo fare che gli anni 1782. 83. hanno portato minor danno a quel popolo, che in altri luoghi, e col commercio di ogni spezie di prodotti fu difeso quel paese dalla mendicità, e miseria, che da certa persona si ebbe il piacere di porre in vista. Più ancora in quell’anno della fatale carestia, dal quale si ripete così orribile desolazione, colla loro industria, e fatiche hanno tratti considerabili vantaggj, che godono anche presentemente. Non si può negare però, che come in ogni paese, così anche là non vi siano dei poveri: ma è un fatto vero, che alle date giornate nelle quali sogliono presentarsi i poveretti ad alcune famiglie, per ricevere la elemosina, sono più numerosi quelli delle ville contigue, che della propria. Quanto poi ad alcune persone inette, o per l’età, o per mala salute, vi sono delle caritatevoli famiglie, che soccorrono ai loro bisogni, e massime il zelante Pastore, che lo fà senza pieggieria. Lo scopo di questa vera sincera Relazione, è unicamente di salvare tanti industriosi trafficanti dal discredito, che avrebbe potuto cagionare l’altra con loro danno, presso tutti quelli, che l’avranno letta; scritta bensì con verità riguardo al zelo del sopra lodato Arciprete, ma con vera menzogna riguardo alle altre cose sopra notate. Per ultima prova poi, che non è nello sterminio estremo quella popolazione, si dimandi a quel zelante Pastore, se ha saputo in pochi anni far ispendere a quella Comunità, parte per il suo zelo, parte per suo genio, parte per divozione per la Chiesa, e campanile, poco meno di sessanta mila lire. Tanto siete pregato di pubblicare a gloria della verità e del fatto, credendomi tutto affezione Un vostro fedele Assocciato.Ebene 3
La resa di Belgrado
Sonetto. Cantiam cantiam, cigni felici, e ratte Scorran le rime in sull’ostil cordoglio; La fortissima rocca omai s’abbatte che fea sicuro l’ottomano orgoglio. Infrange prigionier tra scoglio e scoglio Gorghi sanguigni il Savo, e le disfatte Schiere sprofonda, il torvo re si batte La fera guancia in sul mal fermo soglio. L’ombra d’Eugenio al nostro Marte unita Da le percosse mura urta e sospinge L’immonda turba disperata e vile, E di Bizanzio lagrimoso addita La strada al vincitor, che già restringe L’Oriente e l’Occaso a un solo ovile.
Sonetto. Cantiam cantiam, cigni felici, e ratte Scorran le rime in sull’ostil cordoglio; La fortissima rocca omai s’abbatte che fea sicuro l’ottomano orgoglio. Infrange prigionier tra scoglio e scoglio Gorghi sanguigni il Savo, e le disfatte Schiere sprofonda, il torvo re si batte La fera guancia in sul mal fermo soglio. L’ombra d’Eugenio al nostro Marte unita Da le percosse mura urta e sospinge L’immonda turba disperata e vile, E di Bizanzio lagrimoso addita La strada al vincitor, che già restringe L’Oriente e l’Occaso a un solo ovile.
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Exemplum
Un terribile esempio di questa massiccia verità presentato ci viene
nell’antica Storia di Persia. Presaspe uno de’primi Uffiziali di Cambise, e de’più intimi suoi
Confidenti, fù da lui sforzato a dirgli ciò che pensassero di esso i Persiani. Ammirano in voi,
risposegli l’ingenuo Uffiziale, molte ottime qualità, ma si dolgono che siate un pò dedito al vino.
Cambise si mise subito a berne molti bicchieri, poi comandò al suo Coppiere, ch’era figlio dello
stesso Presaspe di situarsi in capo alla Sala, e di tener dritta la mano sinistra sopra la sua
testa; prese poi l’arco, lo tese contro di lui, e scoccò il dardo dicendo: prendo di mira il suo
cuore. Fattogli aprire il fianco mostrò al di lui Genitore il cuore trapassato dalla freccia, e fu
quegli sì vile, dopo avergli parlato con tanta franchezza, da dirgli: Apollo medesimo non tirerebbe
sì giusto.
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Exemplum
Non furono così incauti i Giudici del suo Regno quando essendosi egli
innamorato di Meroe la più giovine delle sue Sorelle, fornita di seducente bellezze a loro chiese,
come interpreti delle Leggi del Paese, se ve ne fosse alcuna che permettesse a un Fratello di
sposare la sua Sorella. Sire, risposero, non ne troviamo alcuna, ma ne troviamo una bensì, che
permette a’Re di Persia di far tutto ciò che vogliono.
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Exemplum
Un onorato Vecchio all’incontro, che vantava una lunghissima fedel
servitù nella Famiglia di questo violento, e prepotente Signore, quando seppe il suo delitto glielo
rimproverò con quella franchezza, che caratterizza l’innocenza, e l’onore; gli richiamò alla memoria
i fatti de’suoi antenati che si distinsero nelle imprese di gloria, e tentò quanto di più poteva
un’anima pura e onorata per ridurre il suo Padrone ad un pentimento, e ad emendare il suo fallo con
un matrimonio. La mercede ottenuta dal vivo suo zelo quella fu d’essere licenziato, cacciato come un
ladro di casa, e ridotto a vivere d’elemosine, quando avrà mangiato quel poco, che raccolse a forza
di stenti e sudori.
Metatextualität
Molti
credono cosa inconveniente ed ingiusta il pubblicare imparzialmente su questi Fogli la riuscita
delle nuove Rappresentazioni teatrali. Vorrebbero, che si dicesse bene, quando si può dirne, e si
tacesse il male per sentimento di fraterna benevolenza, onde non recar pregiudizio a tanta povera
gente che vive di Teatro. Altri meno dilicati di coscienza s’esprimono che il Mondo è mezzo di quei
che comprano, e l’altra metà di quei che vendono; che fu sempre ingannato, ama i suoi inganni, e che
lasciarlo in essi conviene senza prendersi la briga di farglieli conoscere. Vi sono poi di quelli,
che non dicendo mai bene di nulla non vorrebbero mai udirne dire dagli altri, e ci rimproverano
quando da noi cogliendosi le rare occasioni di celebrar l’altrui merito proccuriamo di metterlo
nella più bella vista in vece di scemarlo con una critica rigorosa. Questi sostengono ostinatamente,
che trà i Teatri delle colte Nazioni il nostro sia nella maggior decadenza; non veggono che luce
nella Francia, nell’Inghilterra, nella Germania, e fra noi chiamansi nelle tenebre. A loro
disinganno tradurremo intanto il seguente Articolo comparso in un Foglio periodico a Londra.
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Al Pubblico, sullo stato attuale de’Teatri.
Brief/Leserbrief
Signori. Essendo io amatore degli Spettacoli, mi rincresce d’esser obbligato a riprendere
quell’autorità salutare, che già da voi esercitata su ne’passati tempi sulli Teatri, ed alla quale
avete sventuratamente rinunziato. Una volta il nome di Città era egualmente formidabile a’Poeti,
agli Attori, ed a’Direttori. Questi rispettabili Personaggj eran obbligati a coltivar i loro
talenti, ed istudiare le regole dell’arte nelle loro differenti professioni. Vi fu un tempo nel
quale un Poeta sentiva, ch’era necessario d’imparar a leggere, prima di comunicare i suoi scritti al
Pubblico; e nel quale voi giudicavate, Signori, che bisognava ch’un Commediante sapesse parlare
avanti di comparir in iscena; e che un Direttore sapesse qualche cosa di più ch’empiere la sua
borsa. Sin che le cose camminavano di questo piede, si ravvisò qualche gusto negli spettacoli. Se le
nuove Composizioni non erano tanto numerose, s’esse non avevano lo stesso successo, ch’hanno al
presente, almeno erano la maggior parte originali, e avevano il merito della novità. La loro
riuscita era una prova sicura del loro merito; e quantunque la ricompensa fosse mediocre, non
lasciava però d’incoraggiare il genio. Era lo stesso degli Attori: si esaminava con maggior
diligenza i loro talenti, e ci si persuadeva ch’essi riuscir non potessero, che a proporzione della
loro industria; e ciò in un tempo nel quale l’approvazione del Pubblico era più certa della loro
pecuniaria ricompensa. Oggidì gli emolumenti, che traggono dal Teatro son sì considerabili, la
vostr’autorità è sì debolmente esercitata, che i Poeti e gli Attori non si curano più che del buon
esito delle loro rappresentazioni. Li Direttori sono compresi in questo trattato: e purchè venga
denaro, lor poco importa se lo devono alla moda od al merito. Intanto i nostri Poeti,
senz’affaticare alla coltura del loro genio, si contentano di saccheggiare i loro predecessori, di
tradurre alcune cattive Composizioni Francesi, cucendovi qualche pezzo di loro invenzione. A loro
esempio, i nostri Attori, poco si curano d’entrare nello spirito del Dramma, e molti
d’essi, anche de’più celebri, sdegnano d’imparare la loro Parte a memoria. Non è dunque da stupire
se vengono disprezzate le Inglesi Rappresentazioni, e se le canzoni, li divertimenti burleschi, le
mascherate, che ne’tempi passati non divertivano che il basso Popolo, facciano al presente le
delizie delli più distinti Personaggj. Non potete che voi, Signori, rimettere in onore il Teatro
Inglese; perchè non crediate mai, che nè i Direttori, nè i Poeti, nè gli Attori, vogliano riformare
il gusto d’un Uditorio, per quanto depravato egli sia, sin che saranno sicuri di poter contentare la
loro pigrizia, e di riuscire con un mezzo sì assurdo, e ridicolo. Ora sono ad indicarvi i modi che
converrebbe impiegare per rendere il nostro Teatro tanto utile quanto lo era una volta; ma in prima
conviene instruirvi di certe circostanze, che l’hanno ridotto nell’attuale suo stato. La vanità
delle persone che s’impiegano per il Teatro, siano Poeti od Attori, è sì grande, che supera
ogn’altro motivo, fuorchè quello dell’avarizia. L’amor del guadagno è più forte di quello della
riputazione, ed allorchè son essi sicuri di piacere senza studio, non è mai da sperare che studino
per piacere. Da ciò nacque il costume di tradurre, o di rimettere in Teatro delle cose antiche, e di
dare le principali Parti a degli Attori cattivi: il che riesce a profitto de’Direttori, sinchè
questa sorta di Poeti e di Attori trovan il loro interesse, od hanno tanta temerità di dare al
Pubblico simili Componimenti. Per rimediare a questi abusi, converrebbe, Signori, che voi indicaste
a’Direttori quelli, ch’essi devono rappresentare; perchè non hanno soltanto usurpato il vostro nome,
e la vostr’autorità, ma gli Attori medesimi s’usurparono il diritto di decidere, ne’casi dubbiosi,
chi di voi o d’essi, esser dovesse il padrone. Una simile condotta meriterebbe il più severo
castigo. Un’altra circostanza, tanto abusiva che la precedente, è l’uso, o l’abuso, che fanno i
Direttori continuamente de’Fogli pubblici, per imporre agli abitanti di questa Capitale. Hanno essi
immaginato da poco in quà, un altro espediente per iscuotere la vostr’autorità, e dar del credito
alle più spregievoli produzioni; ed è quello di recitare una Farsa, per allettar, come dicono, il
Pubblico. Il pretesto è veramente specioso, ma le conseguenze ne sono nocevoli. Il gusto della
Gioventù si corrompe a segno, che di due mila persone, appena se ne troverà una in istato di
giudicare d’una Rappresentazione Teatrale. Tocca a Voi, Signori, a rimediare a questi abusi, e
impedire, che alla Posterità trasmesse non venghino come celebri Attori, delle persone, ce al più
sono degne di allettare la Plebe. Sono, Signori &c.
Metatextualität
Riserbiamo al Foglio venturo la continuazione di questa materia. Si
vedrà maggiormente in appresso quanto male la discorrino certi tali che a caso fanno de’confronti, e
s’immaginano delle autorità per condannare il nostro contegno.
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Brief/Leserbrief
Amico Pregiatissimo
