
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://www.tei-c.org/ns/1.0 http://gams.uni-graz.at/mws/schema/mws.xsd">
  <teiHeader type="mws">
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>Num. 89</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
      </titleStmt>
      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
        <respStmt>
          <name>Ingrid Scherk</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Kirsten Dickhaut</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Johanna Plos</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
        <idno type="PID">o:mws.4088</idno>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 705-712 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="GUV">
          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
          <biblScope type="vol">3</biblScope>
          <biblScope type="issue">089</biblScope>
          <date>1789</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <editorialDecl>
        <interpretation>
          <ab type="interpGrp">
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
              <interp xml:id="E1">Ebene 1</interp>
              <interp xml:id="E2">Ebene 2</interp>
              <interp xml:id="E3">Ebene 3</interp>
              <interp xml:id="E4">Ebene 4</interp>
              <interp xml:id="E5">Ebene 5</interp>
              <interp xml:id="E6">Ebene 6</interp>
            </interpGrp>
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsformen">
              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
              <interp xml:id="AL">Allegorisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="TR">Traumerzählung</interp>
              <interp xml:id="F">Fabelerzählung</interp>
              <interp xml:id="S">Satirisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="UT">Utopische Erzählung</interp>
              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
              <interp xml:id="LB">Leserbrief</interp>
            </interpGrp>
          </ab>
        </interpretation>
      </editorialDecl>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <creation>
        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords scheme="http://gams.uni-graz.at/mws">
          <term>
            <term xml:lang="de">Theater Literatur Kunst</term>
            <term xml:lang="it">Teatro Letteratura
Arte</term>
            <term xml:lang="en">Theatre Literature Arts</term>
            <term xml:lang="es">Teatro Literatura
Arte</term>
            <term xml:lang="fr">Théâtre Littérature Art</term>
          </term>
          <term>
            <term xml:lang="de">England</term>
            <term xml:lang="it">Inghilterra</term>
            <term xml:lang="en">England</term>
            <term xml:lang="es">Inglaterra</term>
            <term xml:lang="fr">Angleterre</term>
          </term>
          <term>
            <term xml:lang="de">Moral</term>
            <term xml:lang="it">Morale</term>
            <term xml:lang="en">Morale</term>
            <term xml:lang="es">Moral</term>
            <term xml:lang="fr">Morale</term>     
     </term>
          <term>
            <term xml:lang="de">Menschenbild</term>
            <term xml:lang="it">Immagine dell&apos;Umanità</term>
            <term xml:lang="en">Idea of Man</term>
            <term xml:lang="es">Imagen de los Hombres</term>
            <term xml:lang="fr">Image de l’humanité</term>
          </term>
        </keywords>
      </textClass>
      <textClass>
        <keywords scheme="cirilo:normalizedPlaceNames">
          <list>
            <item>
              <placeName xml:id="GID.1">
                <name ref="http://geonames.org/3175395" type="fcode:PCLI">Italy</name>
                <location>
                  <geo>12.83333,42.83333</geo>
                </location>
              </placeName>
            </item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <group>
      <text ana="layout">
        <body xml:space="preserve">
<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 89</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Sabbato 7 Novembre 1789.</hi></p>
<p rend="BA"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
<milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.4"></milestone><hi rend="italic"> Sig. Gazzettiere Stimatissimo.</hi></p>
<p rend="SO">Se ne’passati tempi le somministrò Brescia notizie funeste, e lagrimevoli, è ben giusto
che qualche volta almeno possa avanzarne di liete, e interessanti la società. Sono alcuni mesi che
godesi qui della più perfetta tranquillità. Non più omicidj, non più ruberie. La notte però dei 25
scaduto fu praticato uno svaligio alla casa di certo Signor <hi rend="italic">Ottavio Majoli</hi>,
in momento che trovavasi alla Campagna, con asporto de’denari, argenteria, ed altri effetti di
valore; ma furono sul fatto colti ed arrestati li rei. Grazioso è il modo della loro scoperta, e
fermo: ed ecco come viene raccontato. Essendo in giro la Squadra de’Birri di Città, si presentò a
questi Persona, avvertendoli, che in detta Casa aveva inteso rumore, e che dubitava potesse esservi
entro de’Ladri. S’innoltrarono tosto chetamente li Birri a quella parte, e giunti vicino
all’abitazione, sorpresero in istrada Persona con due rotoli Tela statigli consegnati dagli altri
rei Compagni, ch’erano ancora in Casa a terminare il Bottino. La rottura d’una Ferriata servì a loro
d’introduzione.</p>
<p>Arrestato ch’Egli fù, lo allontanatono poscia: vestito delli di lui abiti uno de’Birri lo
postarono nel luogo ove questi fu sorpreso, per ricevere gli effetti, che tratto tratto andavano
gettando dalla rotta ferriata al da loro creduto Compagno. Terminato il Bottino scese uno dalla
Ferriata assistito dal supposto compagno, e giunto in istrada fù anch’egli arrestato; ma nel voler
difendersi col coltello alla mano fece tanto rumore, che ingelositi altri due suoi Compagni ch’erano
ancora in Casa, si diedero a precipitosa fuga con iscalo di muri, ed altro. Entrarono immantinente
per la stessa Ferriata li Birri dandosi ad inseguir li fuggitivi rei. Ma dopo due ore di diligenti
ricerche, non riuscì a loro che scoprirne uno solo rifugiato in una rimessa di una Casa contigua, e
ch’erasi nascosto in un Carrozzino avente due Pistole cariche in mano. Retento anch’esso con parte
degli effetti rubati furono tutti e tre condotti in queste Carceri. Universale fù la sorpresa,
allorchè si conobbero in costoro certo P. R. che cantò la seconda Parte di tenore in questo <pb n="706"></pb> Teatro la scorsa Fiera, e negli altri due un Cocchio del Sig. Co: <hi rend="italic">Valoti</hi>, ed uno Staffiere della Sig. <hi rend="italic">Dalaj</hi>. Non si sà per anche se
costoro abbiano cordone, e se sia questo il primo delitto ch’abbiano commesso. Questo fatto ho
creduto possa meritar luogo nella sua Gazzetta, sicchè piacendogli potrà inserirlo. Sono intanto con
tutta la stima</p>
<p rend="BU">Suo affettuoss. Assoc.<lb></lb>N. N. </p>
<p rend="date">Brescia 28 Ottobre 1789. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.5"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.6"></milestone><hi rend="italic"> Signor Gazzettiere Stimatissimo.</hi></p>
<p rend="date">Padova il primo Novembre 1789.</p>
<p rend="SO">L’Autore della relazione, che descrive lo stato infelice di S. <hi rend="italic">Martino di Luperi</hi>, e stampata nella Gazzetta Urbana N. 84. senza dubbio si prefisse di esporre
qualche persona alla odiosità di tutta quella popolazione. Dice delle cose vere, ma ne dice anche di
falsissime. È vero il zelo di quel benemerito Arciprete Sig. Dot. <hi rend="italic">Antonio
Tonati</hi>, che è grande sopra ogni credenza, che cerca ogni occasione, e abbraccia ogni incontro
di far del bene, che s’impiega in ogni cosa, che si presenta, e che s’impiegherà <hi rend="italic">deo placente</hi> in altra cosa ben giusta, ed a lui ben nota. È vero, che ha istituita una Scuola
Pubblica eretta su un fondo comprato col suo per Fanciulli, e Fanciulle sotto la disciplina di
Maestro, e Maestra di rari talenti, e capaci d’insegnare oltre il leggere, scrivere, e conteggio, e
lavori ordinarj, anche cose maggiori, e di miglior gusto, se mai occorresse. Ma chi volea dir tutto
il bene di lui, come già merita, non dovea dimenticarsi di cose egualmente massiccie. Potea far
memoria della di lui attenzione a’doveri parrocchiali val a dire alla predicazione immancabile nei
giorni festivi con unzione, eloquenza, e profitto mirabile: ai Catechismi eruditi, coi quali pasce
egualmente i fanciulli, che gli adulti: alla vigilanza, e carità con cui visita, e assiste
indefessamente li suoi infermi; ma come ama più le tenebre, che la luce, cerca far del bene, e non
cura elogj, e non vuole, che la sinistra, sappia quel che fa la destra, se ne sarebbe con ragione
aggravato. Non è poi vero quanto fu detto della mendicità, e miseria di quella popolazione. Se fosse
vero, quella scuola dovrebbe esser numerosa almeno di duecento tra ragazzi, e ragazze, quando quelli
non arrivano al numero di quattordeci, e queste nemmeno alla metà. E chi vuole vedere tal falsità
rifletta, che in S. Martino di Luperi vi sono Signori, che vivono di mera entrata: vi sono mercanti,
che possono star in riga di qualunque mercante di ogni Città: vi sono moltissimi, che arano ma sul
suo, vi sono numerosi artigiani di ogni professione; vi sono numerosissimi trafficanti per Vicenza,
Padova, Treviso, Venezia, e che frequentano continuamente i mercati di Bassano, Cittadella,
Castelfranco, Camposanpietro, Noale, Mirano, ed altri quanti sono; e non fu poi vero, che sia
partita alcuna Famiglia, <hi rend="italic">o disparse quà, e là alcune di quelle desolate colonie ad
accattarsi questuando gli umani soccorsi.</hi> Quei industriosi Trafficanti col loro continuo
trasporto da luogo a luogo di ogni genere di biade, anno saputo fare che gli anni 1782. 83. hanno
portato minor danno a quel popolo, che in altri luoghi, e col commercio di ogni spezie di prodotti
fu difeso quel paese dalla mendicità, e miseria, che da certa persona si ebbe il piacere di porre in
vista. Più ancora in quell’anno della fatale carestia, dal quale si ripete così orribile
desolazione, colla loro industria, e fatiche hanno tratti considerabili van-<pb n="707"></pb>taggj, che
godono anche presentemente. Non si può negare però, che come in ogni paese, così anche là non vi
siano dei poveri: ma è un fatto vero, che alle date giornate nelle quali sogliono presentarsi i
poveretti ad alcune famiglie, per ricevere la elemosina, sono più numerosi quelli delle ville
contigue, che della propria. Quanto poi ad alcune persone inette, o per l’età, o per mala salute, vi
sono delle caritatevoli famiglie, che soccorrono ai loro bisogni, e massime il zelante Pastore, che
lo fà senza pieggieria.</p>
<p>Lo scopo di questa vera sincera Relazione, è unicamente di salvare tanti industriosi trafficanti
dal discredito, che avrebbe potuto cagionare l’altra con loro danno, presso tutti quelli, che
l’avranno letta; scritta bensì con verità riguardo al zelo del sopra lodato Arciprete, ma con vera
menzogna riguardo alle altre cose sopra notate.</p>
<p>Per ultima prova poi, che non è nello sterminio estremo quella popolazione, si dimandi a quel
zelante Pastore, se ha saputo in pochi anni far ispendere a quella Comunità, parte per il suo zelo,
parte per suo genio, parte per divozione per la Chiesa, e campanile, poco meno di sessanta mila
lire.</p>
<p>Tanto siete pregato di pubblicare a gloria della verità e del fatto, credendomi tutto
affezione</p>
<p rend="BU">Un vostro fedele Assocciato. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E3" xml:id="FR.7"></milestone></p>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">La resa di Belgrado<lb></lb>Sonetto.</hi></head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Cantiam cantiam, cigni felici, e ratte</hi></p>
<p><hi rend="italic">Scorran le rime in sull’ostil cordoglio;</hi></p>
<p><hi rend="italic">La fortissima rocca omai s’abbatte</hi></p>
<p><hi rend="italic">che fea sicuro l’ottomano orgoglio.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Infrange prigionier tra scoglio e scoglio</hi></p>
<p><hi rend="italic">Gorghi sanguigni il Savo, e le disfatte</hi></p>
<p><hi rend="italic">Schiere sprofonda, il torvo re si batte</hi></p>
<p><hi rend="italic">La fera guancia in sul mal fermo soglio.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">L’ombra d’Eugenio al nostro Marte unita </hi></p>
<p><hi rend="italic">Da le percosse mura urta e sospinge</hi></p>
<p><hi rend="italic">L’immonda turba disperata e vile,</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">E di Bizanzio lagrimoso addita</hi></p>
<p><hi rend="italic">La strada al vincitor, che già restringe </hi></p>
<p><hi rend="italic">L’Oriente e l’Occaso a un solo ovile. </hi><milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO">Senza sprezzare questo Sonetto diremo soltanto, che avrebbe fatto migliore figura se
fosse comparso prima di quello venutoci da Padova, impresso al numero 86 di questi Fogli.</p>
<p><hi rend="italic">L’adulazione è un vizio de’più detestabili, ma il coraggio di dire certe verità
a’Potenti fu a chi l’ha avuto, quasi sempre, fatale.</hi></p>
<p><pb n="708"></pb>
<milestone unit="E3" xml:id="FR.8"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.9"></milestone> Un terribile esempio di questa massiccia verità presentato ci
viene nell’antica Storia di Persia. Presaspe uno de’primi Uffiziali di Cambise, e de’più intimi suoi
Confidenti, fù da lui sforzato a dirgli ciò che pensassero di esso i Persiani. Ammirano in voi,
risposegli l’ingenuo Uffiziale, molte ottime qualità, ma si dolgono che siate un pò dedito al vino.
Cambise si mise subito a berne molti bicchieri, poi comandò al suo Coppiere, ch’era figlio dello
stesso Presaspe di situarsi in capo alla Sala, e di tener dritta la mano sinistra sopra la sua
testa; prese poi l’arco, lo tese contro di lui, e scoccò il dardo dicendo: prendo di mira il suo
cuore.</p>
<p>Fattogli aprire il fianco mostrò al di lui Genitore il cuore trapassato dalla freccia, e fu
quegli sì vile, dopo avergli parlato con tanta franchezza, da dirgli: <hi rend="italic">Apollo
medesimo non tirerebbe sì giusto. </hi><milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.10"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.11"></milestone> Non furono così incauti i Giudici del suo Regno quando
essendosi egli innamorato di <hi rend="italic">Meroe</hi> la più giovine delle sue Sorelle, fornita
di seducente bellezze a loro chiese, come interpreti delle Leggi del Paese, se ve ne fosse alcuna
che permettesse a un Fratello di sposare la sua Sorella. Sire, risposero, non ne troviamo alcuna, ma
ne troviamo una bensì, che permette a’Re di Persia di far tutto ciò che vogliono. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Questi antichi esempj dell’oriental dispotismo, della tirannia de’barbari, non sono veramente
applicabili a certi fati domestici: ma discendendo dall’alto al basso, e scorrendo il giro
de’Secoli, si troverà che l’adulazione fu sempre premiata, e il coraggio sincero degli uomini onesti
onorato soltanto di sterili elogj, quando non venne punito.</p>
<p>Un empio vilissimo Padre, per conservarsi la grazia del suo Padrone, che dopo aver tentate invano
le vie della seduzione, usò la violenza, e la forza a superare la vereconda repugnanza d’una sua
Figlia, ha detto che a’Grandi è lecito tutto: nuovo Presaspe, che all’esaminare il cuor lacerato del
proprio Figlio loda la mano del suo carnefice: e non meno adulatore di que’Giudici infami, che per
timore hanno pronunziata la sentenza favorevole all’illecito amor di Cambise. <milestone unit="E3" xml:id="FR.12"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.13"></milestone> Un onorato Vecchio all’incontro, che vantava una lunghissima
fedel servitù nella Famiglia di questo violento, e prepotente Signore, quando seppe il suo delitto
glielo rimproverò con quella franchezza, che caratterizza l’innocenza, e l’onore; gli richiamò alla
memoria i fatti de’suoi antenati che si distinsero nelle imprese di gloria, e tentò quanto di più
poteva un’anima pura e onorata per ridurre il suo Padrone ad un pentimento, e ad emendare il suo
fallo con un matrimonio. La mercede ottenuta dal vivo suo zelo quella fu d’essere licenziato,
cacciato come un ladro di casa, e ridotto a vivere d’elemosine, quando avrà mangiato quel poco, che
raccolse a forza di stenti e sudori. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Non ci fa sapere in qual Paese seguito sia questo tristo fatto chi ce lo scrisse in poche righe,
ad oggetto di far sempre più conoscere a qual legno giungano l’adulazione, e lo spirito d’interesse,
e i pericoli di chi tenta d’indirizzare sul buon cammino certi sviati malvagj. Sarà sempre però
nella sua stessa miseria degno di rispetto, e di venerazione il vecchio dabbene, ed esposto al
castigo del pubblico obbrobrio l’empio Padre che nuota tra gli agii dell’opulenza. Nè forse la virtù
di quello rimarrà nemmeno quaggiù senza premio; nè la viziosa bassezza di questo senza una
punizione, che serva al Mondo d’esempio.</p>
<p><pb n="709"></pb>
<milestone unit="MT" xml:id="FR.14"></milestone> Molti credono cosa inconveniente ed ingiusta il pubblicare
imparzialmente su questi Fogli la riuscita delle nuove Rappresentazioni teatrali. Vorrebbero, che si
dicesse bene, quando si può dirne, e si tacesse il male per sentimento di fraterna benevolenza, onde
non recar pregiudizio a tanta povera gente che vive di Teatro. Altri meno dilicati di coscienza
s’esprimono che il Mondo è mezzo di quei che comprano, e l’altra metà di quei che vendono; che fu
sempre ingannato, ama i suoi inganni, e che lasciarlo in essi conviene senza prendersi la briga di
farglieli conoscere. Vi sono poi di quelli, che non dicendo mai bene di nulla non vorrebbero mai
udirne dire dagli altri, e ci rimproverano quando da noi cogliendosi le rare occasioni di celebrar
l’altrui merito proccuriamo di metterlo nella più bella vista in vece di scemarlo con una critica
rigorosa. Questi sostengono ostinatamente, che trà i Teatri delle colte Nazioni il nostro sia nella
maggior decadenza; non veggono che luce nella Francia, nell’Inghilterra, nella Germania, e fra noi
chiamansi nelle tenebre. A loro disinganno tradurremo intanto il seguente Articolo comparso in un
Foglio periodico a Londra. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.15"></milestone><hi rend="italic"> Al Pubblico, sullo stato
attuale de’Teatri.<lb></lb></hi><milestone unit="LB" xml:id="FR.16"></milestone><hi rend="smallcaps">
Signori.</hi></p>
<p rend="SO">Essendo io amatore degli Spettacoli, mi rincresce d’esser obbligato a riprendere
quell’autorità salutare, che già da voi esercitata su ne’passati tempi sulli Teatri, ed alla quale
avete sventuratamente rinunziato.</p>
<p>Una volta il nome di <hi rend="italic">Città</hi> era egualmente formidabile a’Poeti, agli
Attori, ed a’Direttori. Questi rispettabili Personaggj eran obbligati a coltivar i loro talenti, ed
istudiare le regole dell’arte nelle loro differenti professioni.</p>
<p>Vi fu un tempo nel quale un Poeta sentiva, ch’era necessario d’imparar a leggere, prima di
comunicare i suoi scritti al Pubblico; e nel quale voi giudicavate, Signori, che bisognava ch’un
Commediante sapesse parlare avanti di comparir in iscena; e che un Direttore sapesse qualche cosa di
più ch’empiere la sua borsa.</p>
<p>Sin che le cose camminavano di questo piede, si ravvisò qualche gusto negli spettacoli. Se le
nuove Composizioni non erano tanto numerose, s’esse non avevano lo stesso successo, ch’hanno al
presente, almeno erano la maggior parte originali, e avevano il merito della novità. La loro
riuscita era una prova sicura del loro merito; e quantunque la ricompensa fosse mediocre, non
lasciava però d’incoraggiare il genio.</p>
<p>Era lo stesso degli Attori: si esaminava con maggior diligenza i loro talenti, e ci si persuadeva
ch’essi riuscir non potessero, che a proporzione della loro industria; e ciò in un tempo nel quale
l’approvazione del Pubblico era più certa della loro pecuniaria ricompensa.</p>
<p>Oggidì gli emolumenti, che traggono dal Teatro son sì considerabili, la vostr’autorità è sì
debolmente esercitata, che i Poeti e gli Attori non si curano più che del buon esito delle loro
rappresentazioni. Li Direttori sono compresi in questo trattato: e purchè venga denaro, lor poco
importa se lo devono alla moda od al merito. Intanto i nostri Poeti, senz’affaticare alla coltura
del loro genio, si contentano di saccheggiare i loro predecessori, di tradurre alcune cattive
Composizioni Francesi, cucendovi qualche pezzo di loro invenzione. A loro esempio, i nostri Attori,
poco si curano d’entrare nello spirito del Dramma, e mol-<pb n="710"></pb>ti d’essi, anche de’più
celebri, sdegnano d’imparare la loro Parte a memoria. Non è dunque da stupire se vengono disprezzate
le Inglesi Rappresentazioni, e se le canzoni, li divertimenti burleschi, le mascherate, che ne’tempi
passati non divertivano che il basso Popolo, facciano al presente le delizie delli più distinti
Personaggj.</p>
<p>Non potete che voi, Signori, rimettere in onore il Teatro Inglese; perchè non crediate mai, che
nè i Direttori, nè i Poeti, nè gli Attori, vogliano riformare il gusto d’un Uditorio, per quanto
depravato egli sia, sin che saranno sicuri di poter contentare la loro pigrizia, e di riuscire con
un mezzo sì assurdo, e ridicolo.</p>
<p>Ora sono ad indicarvi i modi che converrebbe impiegare per rendere il nostro Teatro tanto utile
quanto lo era una volta; ma in prima conviene instruirvi di certe circostanze, che l’hanno ridotto
nell’attuale suo stato.</p>
<p>La vanità delle persone che s’impiegano per il Teatro, siano Poeti od Attori, è sì grande, che
supera ogn’altro motivo, fuorchè quello dell’avarizia. L’amor del guadagno è più forte di quello
della riputazione, ed allorchè son essi sicuri di piacere senza studio, non è mai da sperare che
studino per piacere. Da ciò nacque il costume di tradurre, o di rimettere in Teatro delle cose
antiche, e di dare le principali Parti a degli Attori cattivi: il che riesce a profitto
de’Direttori, sinchè questa sorta di Poeti e di Attori trovan il loro interesse, od hanno tanta
temerità di dare al Pubblico simili Componimenti.</p>
<p>Per rimediare a questi abusi, converrebbe, Signori, che voi indicaste a’Direttori quelli, ch’essi
devono rappresentare; perchè non hanno soltanto usurpato il vostro nome, e la vostr’autorità, ma gli
Attori medesimi s’usurparono il diritto di decidere, ne’casi dubbiosi, chi di voi o d’essi, esser
dovesse il padrone. Una simile condotta meriterebbe il più severo castigo.</p>
<p>Un’altra circostanza, tanto abusiva che la precedente, è l’uso, o l’abuso, che fanno i Direttori
continuamente de’Fogli pubblici, per imporre agli abitanti di questa Capitale.</p>
<p>Hanno essi immaginato da poco in quà, un altro espediente per iscuotere la vostr’autorità, e dar
del credito alle più spregievoli produzioni; ed è quello di recitare una Farsa, per allettar, come
dicono, il Pubblico. Il pretesto è veramente specioso, ma le conseguenze ne sono nocevoli. Il gusto
della Gioventù si corrompe a segno, che di due mila persone, appena se ne troverà una in istato di
giudicare d’una Rappresentazione Teatrale.</p>
<p>Tocca a Voi, Signori, a rimediare a questi abusi, e impedire, che alla Posterità trasmesse non
venghino come celebri Attori, delle persone, ce al più sono degne di allettare la Plebe.</p>
<p>Sono, Signori &amp;c. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.17"></milestone> Riserbiamo al Foglio venturo la continuazione di questa
materia. Si vedrà maggiormente in appresso quanto male la discorrino certi tali che a caso fanno
de’confronti, e s’immaginano delle autorità per condannare il nostro contegno. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.18"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.19"></milestone> Amico Pregiatissimo</p>
<p rend="date">Padova li 4 Novembre 1789.</p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Ancor prima di ritrovarmi costì, dalla vostra amena villeggiatura
volete essere messo al fatto dell’esito della nostra gran Fiera d’Ottobre per osservare gli utili
effetti, che produsse la resistenza nostra nel voler conservare a questa Popolazione i privilegj
delle Fiere Franche nonostante, che non vi sieno più Botteghe nell’Isola di questo nuovo
Prato?</hi></p>
<p><pb n="711"></pb>
<hi rend="italic">A dirvi confidentemente il vero sù sì miserabile cosa, che mi vergognavo a
rendervene conto, come sapevo d’avervi promesso; ma giacchè mi ricordate l’impegno mio eccomi a
servirvi con poca fatica, e colla maggior precisione. Cinque furono i Banchetti dei Tirolesi, non
già discesi dalle respettive lor Patrie, franchi dai Dazj a tenor de’Privilegj, onde questi
compratori risentissero qualche vantaggio nell’acquisto delle lor telarie germaniche, ma domiciliati
nelle Città di Vicenza, di Treviso, ed altre vicine Terre, che portarono quì la lor merce già
daziata nell’ingresso a quelle.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Ingannati molti de’nostri, e specialmente ingannate le Donnicciuole per
l’opinione, che nel tempo di Fiera si paga meno, ebbero i nostri </hi>Marzeri<hi rend="italic">, che
vendono le stesse cose a minor prezzo, per non aver eglino a pagare il mezzo Dazio negli ultimi otto
giorni, nè esser obbligati a far spese di viaggio, nè da pagare stazj (benchè costoro non abbino
voluto pagarli in questa Fiera alla Nobile Presidenza) alloggj &amp;c. a soffrire non poca
mortificazione, e discapito nel vedersi abbandonati, come preferiti quegli altri. Portarono via
qualche cosa, mentre senza guadagnare non verrebbero alle spalle d’nostri.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Due altri Banchetti s’aggiunsero a quelli, l’uno d’una Donna nostra, che vende
Merli da Chiozza, l’altro d’un Banchetto con Orologj col cucco, ed altre ordinarie
galanterie.</hi></p>
<p><hi rend="italic">In confronto d’un tanto decoro, che si mantenne alla Città, si perdettero li
trecento Ducati co’quali la Presidenza stessa averebbe potuto soddisfare a’debiti contratti sino
dall’escavazione del Canale, e mantenere col restante un Giardiniere che avesse debito di tener
netta l’Isola, e di bagnar nel mese di Giugno, e Luglio la strada all’intorno del Canal suddetto;
operazione tanto necessaria per richiamare, esclusa la polvere, il concorso di tutti que’Forestieri
al Prato, che nel trovarsi sempre più contenti del soggiorno tra noi, recano il maggior de’possibili
benefizj ad ogni ordine di Persone.</hi></p>
<p><hi rend="italic">L’Isola però, mediante la cura del genio suo tutelare, aumenta in bellezza
sendosi compiuti già i quaranta </hi>Canapè <hi rend="italic">di verdura, innalzate due nuove
Guglie, ingrandite le cinque, che v’eran prima, ed allargato un gran pezzo di </hi>Marchiapiedi<hi rend="italic"> esterno con scalino all’intorno di selce, e trovansi pur in lavoro e Statue, e Vasi,
ed altre Guglie, che si godranno nella State ventura.</hi></p>
<p><hi rend="italic">In questa notte fece una rotta presso il </hi>Bassanello<hi rend="italic"> con
cento piedi d’apertura. Niente altro potrei aggiungervi mentre m’avete messo di mal umore
riflettendo sopra la materia, della quale volete sapere, e sulla quale, perdonatemi, vorrete
dispensarmi nel tempo avvenire di scrivervi.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Venite qui che potrete parlarne voi stesso a vostro bel agio, e forse non
inutilmente. Amatemi, come v’amo, e credetemi sempre vostro Amicissimo</hi></p>
<p rend="BU">N. N. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO">La figura d’un Santo titolare d’una di queste nostre Parrocchie dipinta da <hi rend="italic">Paolo Veronese</hi>, ora non ha d’intatto che le braccia, le mani, e una porzione di
testa, per essersi permesso da’padroni dello stabile, su cui esternamente appariva, un <hi rend="italic">Belvedere</hi> che la guastò. Contro di questa concessione fu scritto un elegante e
spiritoso Sonetto in Dialetto Veneziano, che non diamo in luce, non per la ragione che ci fece
escludere quello della nobil Fanciulla sulla carrozza, ma per altra che ben può immaginarsi chi lo
ha composto.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Bastimenti di partenza.</hi></head>
<p rend="SO">Bergantino Il <hi rend="italic">Plenilunio</hi> Cap. <hi rend="italic">Giovanni
Premuda</hi> Veneto con cannoni 8 e marin. 12. Per Costantinopoli, alli 25 del cor. Novembre.</p>
<p>Checchia <hi rend="italic">la Nobil Andrianna</hi> Capit. Giac. <hi rend="italic">Pernesich</hi>
Veneto con can. 10 e marin. 14. Per Livorno, Genova, e Marsiglia, entro il vent. Decembre.</p>
<p>Checchia <hi rend="italic">Le due Grazie </hi>Capit. <hi rend="italic">Cristof. Moretti</hi>
Veneto con car. 12 e marin. 16. Per Smirne entro il cor. Novembre.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Forastieri a questa Locanda dello Scudo di Francia.</hi></head>
<p rend="SO">S. E. Il Sig. Conte <hi rend="italic">di</hi>
<hi rend="italic">Perelada </hi>Grande di Spagna con dodici persone di Famiglia.</p>
<p>S. E. il Sig. Principe <hi rend="italic">Caraffa</hi> Duca di <hi rend="italic">Matalone</hi>
colla Moglie, e Servitù.</p>
<p>Il Signor Conte <hi rend="italic">de Lorge</hi> Francese con un Domestico.</p>
<p>Il Signor <hi rend="italic">Fhermann</hi> di Livorno con sua Moglie e Figlio.</p>
<p>Li Signori <hi rend="italic">Bogher</hi>
<hi rend="italic">e</hi>
<hi rend="italic">Federico Schauber</hi> di Stutgard.</p>
<p>È partito da questo Albergo S. E. il Signor General <hi rend="italic">Herwel Inglese</hi>, colla
di lui Famiglia.</p>
</div2>
<div2>
<head>Savio in Settimana<lb></lb>Per la prossima v.</head>
<p>Mes. <hi rend="italic">Francesco</hi> K. e Proc. <hi rend="italic">Morosini.</hi></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">D’Affittar.</hi></head>
<p rend="SO">Casa e Bottega nella Contrada di S. Pantaleone situata nel <hi rend="italic">Campiello
delle Mosche</hi>. Annuo affitto Duc. cor. 36.</p>
<p>Le chiavi sono dal <hi rend="italic">Calegher</hi> vicino, e volendo trattare converrà portarsi
al Negozio da panni all’Insegna del General in Merceria ddi S. Giuliano.</p>
<p>Quattro luoghi in parte forniti, ad uso di compagnia, in Campo a S. Marina sopra il Caffè col cui
Padrone parlerà chi volesse vederli per prenderli ad affitto.</p>
<p>Siccome per sottrarsi a quella conveniente contribuzione assegnata agli articoli tendenti
all’altrui interesse, alcuni tentano di prevalersi della nostra grata condiscendenza a’cenni degli
Associati a questo Foglio, prendendone il titolo senza nominarsi, così abbiamo deciso di non servire
a’Biglietti anonimi: onde se veder voleva stampato il suo dovea sottoscriversi quel tale che lo
mandò al Colombani, che riconosciuto per Assocciato non avremmo tardato a soddisfarlo. Ma forse nol
fece, perchè non è tale.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cambj.</hi></head>
<p rend="date">6 Novembre.</p>
<p rend="SO">Lione 57 e mezzo. Parigi 56 e 3 4ti. Roma 63. Napoli 115 e 7 8vi. Livorno 100. Milano
155. Genova 91 e un 4to. Amsterdam 93 e un 4to. Londra 48 e 3 4ti. Augusta 102 e 3 4ti. Vienna 196 e
mezzo.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Prezzi delle Biade.</hi></head>
<p rend="SO">Formento a L. 33. Sorgo Turco L. 17. Segale a L. 21.10 Fag. bianchia L. 23. Miglio a L.
18. Risi da’Duc. 34 12. a 35.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Teatri.</hi></head>
<p rend="SO">La Tragedia <hi rend="italic">il</hi>
<hi rend="italic">Fajel</hi> si replica S. Gio: Grisostomo. Non è nuovo sulle nostre scene questo
forte soggetto gravido di spaventi, e d’orrori. La sola diversità della traduzione non poteva
interessare di molto la pubblica curiosità: nondimeno ebbe sufficiente concorso, fu ascoltata con
attenzione, e applaudita.</p>
<p>L’altr’jeri a Sant’Angiolo rappresentata fu una nuova Commed. di carattere intitolata <hi rend="italic">Il Conte di Freienof</hi>. Dicesi che tradotta sia dal Tedesco. Secondo alcuni fu
fortunata, benchè non ebbe neppure una replica, perchè non meritava di giungere al fine. Non
avendola udita non possiamo dirne nulla, piegando il capo all’autorità del Pubblico, che la chiamò
nojosa, e improbabile.</p>
<p>Questa sera và in iscena a S. Moisè <hi rend="italic">Il Burbero di buon cuore</hi>. La Sig. <hi rend="italic">Giuseppa Nettelet</hi>, è la nuova donna entrata a vicenda colla prima. Alle prove s’è
detto molto bene della Musica, particolarmente del Primo Finale, giudicato un capo d’Opera
degl’intendenti.</p>
<div3>
<head>A S. Luca.</head>
<p rend="SO">D. <hi rend="italic">Gusmano</hi> Replica.</p>
</div3>
<div3>
<head>A S. Angiolo.</head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Non si conta gli anni alle Donne.</hi></p>
</div3>
<div3>
<head>A S. Gio: Grisostomo.</head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Fajel</hi>. Replica. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
</div3>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 89 Sabbato 7 Novembre 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2">
<seg synch="#FR.3" type="E3">
<seg synch="#FR.4" type="LB"> Sig. Gazzettiere Stimatissimo. Se ne’passati tempi le somministrò
Brescia notizie funeste, e lagrimevoli, è ben giusto che qualche volta almeno possa avanzarne di
liete, e interessanti la società. Sono alcuni mesi che godesi qui della più perfetta tranquillità.
Non più omicidj, non più ruberie. La notte però dei 25 scaduto fu praticato uno svaligio alla casa
di certo Signor Ottavio Majoli, in momento che trovavasi alla Campagna, con asporto de’denari,
argenteria, ed altri effetti di valore; ma furono sul fatto colti ed arrestati li rei. Grazioso è il
modo della loro scoperta, e fermo: ed ecco come viene raccontato. Essendo in giro la Squadra
de’Birri di Città, si presentò a questi Persona, avvertendoli, che in detta Casa aveva inteso
rumore, e che dubitava potesse esservi entro de’Ladri. S’innoltrarono tosto chetamente li Birri a
quella parte, e giunti vicino all’abitazione, sorpresero in istrada Persona con due rotoli Tela
statigli consegnati dagli altri rei Compagni, ch’erano ancora in Casa a terminare il Bottino. La
rottura d’una Ferriata servì a loro d’introduzione. Arrestato ch’Egli fù, lo allontanatono poscia:
vestito delli di lui abiti uno de’Birri lo postarono nel luogo ove questi fu sorpreso, per ricevere
gli effetti, che tratto tratto andavano gettando dalla rotta ferriata al da loro creduto Compagno.
Terminato il Bottino scese uno dalla Ferriata assistito dal supposto compagno, e giunto in istrada
fù anch’egli arrestato; ma nel voler difendersi col coltello alla mano fece tanto rumore, che
ingelositi altri due suoi Compagni ch’erano ancora in Casa, si diedero a precipitosa fuga con iscalo
di muri, ed altro. Entrarono immantinente per la stessa Ferriata li Birri dandosi ad inseguir li
fuggitivi rei. Ma dopo due ore di diligenti ricerche, non riuscì a loro che scoprirne uno solo
rifugiato in una rimessa di una Casa contigua, e ch’erasi nascosto in un Carrozzino avente due
Pistole cariche in mano. Retento anch’esso con parte degli effetti rubati furono tutti e tre
condotti in queste Carceri. Universale fù la sorpresa, allorchè si conobbero in costoro certo P. R.
che cantò la seconda Parte di tenore in questo <pb n="706"></pb>Teatro la scorsa Fiera, e negli altri
due un Cocchio del Sig. Co: Valoti, ed uno Staffiere della Sig. Dalaj. Non si sà per anche se
costoro abbiano cordone, e se sia questo il primo delitto ch’abbiano commesso. Questo fatto ho
creduto possa meritar luogo nella sua Gazzetta, sicchè piacendogli potrà inserirlo. Sono intanto con
tutta la stima Suo affettuoss. Assoc.<lb></lb>N. N. <seg type="DT">Brescia 28 Ottobre 1789. </seg>
</seg></seg>
<seg synch="#FR.5" type="E3">
<seg synch="#FR.6" type="LB"> Signor Gazzettiere Stimatissimo. <seg type="DT">Padova il primo
Novembre 1789.</seg> L’Autore della relazione, che descrive lo stato infelice di S. Martino di
Luperi, e stampata nella Gazzetta Urbana N. 84. senza dubbio si prefisse di esporre qualche persona
alla odiosità di tutta quella popolazione. Dice delle cose vere, ma ne dice anche di falsissime. È
vero il zelo di quel benemerito Arciprete Sig. Dot. Antonio Tonati, che è grande sopra ogni
credenza, che cerca ogni occasione, e abbraccia ogni incontro di far del bene, che s’impiega in ogni
cosa, che si presenta, e che s’impiegherà deo placente in altra cosa ben giusta, ed a lui ben nota.
È vero, che ha istituita una Scuola Pubblica eretta su un fondo comprato col suo per Fanciulli, e
Fanciulle sotto la disciplina di Maestro, e Maestra di rari talenti, e capaci d’insegnare oltre il
leggere, scrivere, e conteggio, e lavori ordinarj, anche cose maggiori, e di miglior gusto, se mai
occorresse. Ma chi volea dir tutto il bene di lui, come già merita, non dovea dimenticarsi di cose
egualmente massiccie. Potea far memoria della di lui attenzione a’doveri parrocchiali val a dire
alla predicazione immancabile nei giorni festivi con unzione, eloquenza, e profitto mirabile: ai
Catechismi eruditi, coi quali pasce egualmente i fanciulli, che gli adulti: alla vigilanza, e carità
con cui visita, e assiste indefessamente li suoi infermi; ma come ama più le tenebre, che la luce,
cerca far del bene, e non cura elogj, e non vuole, che la sinistra, sappia quel che fa la destra, se
ne sarebbe con ragione aggravato. Non è poi vero quanto fu detto della mendicità, e miseria di
quella popolazione. Se fosse vero, quella scuola dovrebbe esser numerosa almeno di duecento tra
ragazzi, e ragazze, quando quelli non arrivano al numero di quattordeci, e queste nemmeno alla metà.
E chi vuole vedere tal falsità rifletta, che in S. Martino di Luperi vi sono Signori, che vivono di
mera entrata: vi sono mercanti, che possono star in riga di qualunque mercante di ogni Città: vi
sono moltissimi, che arano ma sul suo, vi sono numerosi artigiani di ogni professione; vi sono
numerosissimi trafficanti per Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, e che frequentano continuamente i
mercati di Bassano, Cittadella, Castelfranco, Camposanpietro, Noale, Mirano, ed altri quanti sono; e
non fu poi vero, che sia partita alcuna Famiglia, o disparse quà, e là alcune di quelle desolate
colonie ad accattarsi questuando gli umani soccorsi. Quei industriosi Trafficanti col loro continuo
trasporto da luogo a luogo di ogni genere di biade, anno saputo fare che gli anni 1782. 83. hanno
portato minor danno a quel popolo, che in altri luoghi, e col commercio di ogni spezie di prodotti
fu difeso quel paese dalla mendicità, e miseria, che da certa persona si ebbe il piacere di porre in
vista. Più ancora in quell’anno della fatale carestia, dal quale si ripete così orribile
desolazione, colla loro industria, e fatiche hanno tratti considerabili van-<pb n="707"></pb>taggj, che
godono anche presentemente. Non si può negare però, che come in ogni paese, così anche là non vi
siano dei poveri: ma è un fatto vero, che alle date giornate nelle quali sogliono presentarsi i
poveretti ad alcune famiglie, per ricevere la elemosina, sono più numerosi quelli delle ville
contigue, che della propria. Quanto poi ad alcune persone inette, o per l’età, o per mala salute, vi
sono delle caritatevoli famiglie, che soccorrono ai loro bisogni, e massime il zelante Pastore, che
lo fà senza pieggieria. Lo scopo di questa vera sincera Relazione, è unicamente di salvare tanti
industriosi trafficanti dal discredito, che avrebbe potuto cagionare l’altra con loro danno, presso
tutti quelli, che l’avranno letta; scritta bensì con verità riguardo al zelo del sopra lodato
Arciprete, ma con vera menzogna riguardo alle altre cose sopra notate. Per ultima prova poi, che non
è nello sterminio estremo quella popolazione, si dimandi a quel zelante Pastore, se ha saputo in
pochi anni far ispendere a quella Comunità, parte per il suo zelo, parte per suo genio, parte per
divozione per la Chiesa, e campanile, poco meno di sessanta mila lire. Tanto siete pregato di
pubblicare a gloria della verità e del fatto, credendomi tutto affezione Un vostro fedele
Assocciato. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.7" type="E3"> La resa di Belgrado<lb></lb>Sonetto. Cantiam cantiam, cigni felici, e
ratte Scorran le rime in sull’ostil cordoglio; La fortissima rocca omai s’abbatte che fea sicuro
l’ottomano orgoglio. Infrange prigionier tra scoglio e scoglio Gorghi sanguigni il Savo, e le
disfatte Schiere sprofonda, il torvo re si batte La fera guancia in sul mal fermo soglio. L’ombra
d’Eugenio al nostro Marte unita Da le percosse mura urta e sospinge L’immonda turba disperata e
vile, E di Bizanzio lagrimoso addita La strada al vincitor, che già restringe L’Oriente e l’Occaso a
un solo ovile. </seg> Senza sprezzare questo Sonetto diremo soltanto, che avrebbe fatto migliore
figura se fosse comparso prima di quello venutoci da Padova, impresso al numero 86 di questi Fogli.
L’adulazione è un vizio de’più detestabili, ma il coraggio di dire certe verità a’Potenti fu a chi
l’ha avuto, quasi sempre, fatale. <pb n="708"></pb><seg synch="#FR.8" type="E3">
<seg synch="#FR.9" type="EX"> Un terribile esempio di questa massiccia verità presentato ci viene
nell’antica Storia di Persia. Presaspe uno de’primi Uffiziali di Cambise, e de’più intimi suoi
Confidenti, fù da lui sforzato a dirgli ciò che pensassero di esso i Persiani. Ammirano in voi,
risposegli l’ingenuo Uffiziale, molte ottime qualità, ma si dolgono che siate un pò dedito al vino.
Cambise si mise subito a berne molti bicchieri, poi comandò al suo Coppiere, ch’era figlio dello
stesso Presaspe di situarsi in capo alla Sala, e di tener dritta la mano sinistra sopra la sua
testa; prese poi l’arco, lo tese contro di lui, e scoccò il dardo dicendo: prendo di mira il suo
cuore. Fattogli aprire il fianco mostrò al di lui Genitore il cuore trapassato dalla freccia, e fu
quegli sì vile, dopo avergli parlato con tanta franchezza, da dirgli: Apollo medesimo non tirerebbe
sì giusto. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.10" type="E3">
<seg synch="#FR.11" type="EX"> Non furono così incauti i Giudici del suo Regno quando essendosi egli
innamorato di Meroe la più giovine delle sue Sorelle, fornita di seducente bellezze a loro chiese,
come interpreti delle Leggi del Paese, se ve ne fosse alcuna che permettesse a un Fratello di
sposare la sua Sorella. Sire, risposero, non ne troviamo alcuna, ma ne troviamo una bensì, che
permette a’Re di Persia di far tutto ciò che vogliono. </seg>
</seg> Questi antichi esempj dell’oriental dispotismo, della tirannia de’barbari, non sono veramente
applicabili a certi fati domestici: ma discendendo dall’alto al basso, e scorrendo il giro
de’Secoli, si troverà che l’adulazione fu sempre premiata, e il coraggio sincero degli uomini onesti
onorato soltanto di sterili elogj, quando non venne punito. Un empio vilissimo Padre, per
conservarsi la grazia del suo Padrone, che dopo aver tentate invano le vie della seduzione, usò la
violenza, e la forza a superare la vereconda repugnanza d’una sua Figlia, ha detto che a’Grandi è
lecito tutto: nuovo Presaspe, che all’esaminare il cuor lacerato del proprio Figlio loda la mano del
suo carnefice: e non meno adulatore di que’Giudici infami, che per timore hanno pronunziata la
sentenza favorevole all’illecito amor di Cambise. <seg synch="#FR.12" type="E3">
<seg synch="#FR.13" type="EX"> Un onorato Vecchio all’incontro, che vantava una lunghissima fedel
servitù nella Famiglia di questo violento, e prepotente Signore, quando seppe il suo delitto glielo
rimproverò con quella franchezza, che caratterizza l’innocenza, e l’onore; gli richiamò alla memoria
i fatti de’suoi antenati che si distinsero nelle imprese di gloria, e tentò quanto di più poteva
un’anima pura e onorata per ridurre il suo Padrone ad un pentimento, e ad emendare il suo fallo con
un matrimonio. La mercede ottenuta dal vivo suo zelo quella fu d’essere licenziato, cacciato come un
ladro di casa, e ridotto a vivere d’elemosine, quando avrà mangiato quel poco, che raccolse a forza
di stenti e sudori. </seg>
</seg> Non ci fa sapere in qual Paese seguito sia questo tristo fatto chi ce lo scrisse in poche
righe, ad oggetto di far sempre più conoscere a qual legno giungano l’adulazione, e lo spirito
d’interesse, e i pericoli di chi tenta d’indirizzare sul buon cammino certi sviati malvagj. Sarà
sempre però nella sua stessa miseria degno di rispetto, e di venerazione il vecchio dabbene, ed
esposto al castigo del pubblico obbrobrio l’empio Padre che nuota tra gli agii dell’opulenza. Nè
forse la virtù di quello rimarrà nemmeno quaggiù senza premio; nè la viziosa bassezza di questo
senza una punizione, che serva al Mondo d’esempio. <pb n="709"></pb><seg synch="#FR.14" type="MT"> Molti
credono cosa inconveniente ed ingiusta il pubblicare imparzialmente su questi Fogli la riuscita
delle nuove Rappresentazioni teatrali. Vorrebbero, che si dicesse bene, quando si può dirne, e si
tacesse il male per sentimento di fraterna benevolenza, onde non recar pregiudizio a tanta povera
gente che vive di Teatro. Altri meno dilicati di coscienza s’esprimono che il Mondo è mezzo di quei
che comprano, e l’altra metà di quei che vendono; che fu sempre ingannato, ama i suoi inganni, e che
lasciarlo in essi conviene senza prendersi la briga di farglieli conoscere. Vi sono poi di quelli,
che non dicendo mai bene di nulla non vorrebbero mai udirne dire dagli altri, e ci rimproverano
quando da noi cogliendosi le rare occasioni di celebrar l’altrui merito proccuriamo di metterlo
nella più bella vista in vece di scemarlo con una critica rigorosa. Questi sostengono ostinatamente,
che trà i Teatri delle colte Nazioni il nostro sia nella maggior decadenza; non veggono che luce
nella Francia, nell’Inghilterra, nella Germania, e fra noi chiamansi nelle tenebre. A loro
disinganno tradurremo intanto il seguente Articolo comparso in un Foglio periodico a Londra. </seg>
<seg synch="#FR.15" type="E3"> Al Pubblico, sullo stato attuale de’Teatri.<lb></lb><seg synch="#FR.16" type="LB"> Signori. Essendo io amatore degli Spettacoli, mi rincresce d’esser obbligato a riprendere
quell’autorità salutare, che già da voi esercitata su ne’passati tempi sulli Teatri, ed alla quale
avete sventuratamente rinunziato. Una volta il nome di Città era egualmente formidabile a’Poeti,
agli Attori, ed a’Direttori. Questi rispettabili Personaggj eran obbligati a coltivar i loro
talenti, ed istudiare le regole dell’arte nelle loro differenti professioni. Vi fu un tempo nel
quale un Poeta sentiva, ch’era necessario d’imparar a leggere, prima di comunicare i suoi scritti al
Pubblico; e nel quale voi giudicavate, Signori, che bisognava ch’un Commediante sapesse parlare
avanti di comparir in iscena; e che un Direttore sapesse qualche cosa di più ch’empiere la sua
borsa. Sin che le cose camminavano di questo piede, si ravvisò qualche gusto negli spettacoli. Se le
nuove Composizioni non erano tanto numerose, s’esse non avevano lo stesso successo, ch’hanno al
presente, almeno erano la maggior parte originali, e avevano il merito della novità. La loro
riuscita era una prova sicura del loro merito; e quantunque la ricompensa fosse mediocre, non
lasciava però d’incoraggiare il genio. Era lo stesso degli Attori: si esaminava con maggior
diligenza i loro talenti, e ci si persuadeva ch’essi riuscir non potessero, che a proporzione della
loro industria; e ciò in un tempo nel quale l’approvazione del Pubblico era più certa della loro
pecuniaria ricompensa. Oggidì gli emolumenti, che traggono dal Teatro son sì considerabili, la
vostr’autorità è sì debolmente esercitata, che i Poeti e gli Attori non si curano più che del buon
esito delle loro rappresentazioni. Li Direttori sono compresi in questo trattato: e purchè venga
denaro, lor poco importa se lo devono alla moda od al merito. Intanto i nostri Poeti,
senz’affaticare alla coltura del loro genio, si contentano di saccheggiare i loro predecessori, di
tradurre alcune cattive Composizioni Francesi, cucendovi qualche pezzo di loro invenzione. A loro
esempio, i nostri Attori, poco si curano d’entrare nello spirito del Dramma, e mol-<pb n="710"></pb>ti
d’essi, anche de’più celebri, sdegnano d’imparare la loro Parte a memoria. Non è dunque da stupire
se vengono disprezzate le Inglesi Rappresentazioni, e se le canzoni, li divertimenti burleschi, le
mascherate, che ne’tempi passati non divertivano che il basso Popolo, facciano al presente le
delizie delli più distinti Personaggj. Non potete che voi, Signori, rimettere in onore il Teatro
Inglese; perchè non crediate mai, che nè i Direttori, nè i Poeti, nè gli Attori, vogliano riformare
il gusto d’un Uditorio, per quanto depravato egli sia, sin che saranno sicuri di poter contentare la
loro pigrizia, e di riuscire con un mezzo sì assurdo, e ridicolo. Ora sono ad indicarvi i modi che
converrebbe impiegare per rendere il nostro Teatro tanto utile quanto lo era una volta; ma in prima
conviene instruirvi di certe circostanze, che l’hanno ridotto nell’attuale suo stato. La vanità
delle persone che s’impiegano per il Teatro, siano Poeti od Attori, è sì grande, che supera
ogn’altro motivo, fuorchè quello dell’avarizia. L’amor del guadagno è più forte di quello della
riputazione, ed allorchè son essi sicuri di piacere senza studio, non è mai da sperare che studino
per piacere. Da ciò nacque il costume di tradurre, o di rimettere in Teatro delle cose antiche, e di
dare le principali Parti a degli Attori cattivi: il che riesce a profitto de’Direttori, sinchè
questa sorta di Poeti e di Attori trovan il loro interesse, od hanno tanta temerità di dare al
Pubblico simili Componimenti. Per rimediare a questi abusi, converrebbe, Signori, che voi indicaste
a’Direttori quelli, ch’essi devono rappresentare; perchè non hanno soltanto usurpato il vostro nome,
e la vostr’autorità, ma gli Attori medesimi s’usurparono il diritto di decidere, ne’casi dubbiosi,
chi di voi o d’essi, esser dovesse il padrone. Una simile condotta meriterebbe il più severo
castigo. Un’altra circostanza, tanto abusiva che la precedente, è l’uso, o l’abuso, che fanno i
Direttori continuamente de’Fogli pubblici, per imporre agli abitanti di questa Capitale. Hanno essi
immaginato da poco in quà, un altro espediente per iscuotere la vostr’autorità, e dar del credito
alle più spregievoli produzioni; ed è quello di recitare una Farsa, per allettar, come dicono, il
Pubblico. Il pretesto è veramente specioso, ma le conseguenze ne sono nocevoli. Il gusto della
Gioventù si corrompe a segno, che di due mila persone, appena se ne troverà una in istato di
giudicare d’una Rappresentazione Teatrale. Tocca a Voi, Signori, a rimediare a questi abusi, e
impedire, che alla Posterità trasmesse non venghino come celebri Attori, delle persone, ce al più
sono degne di allettare la Plebe. Sono, Signori &amp;c. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.17" type="MT"> Riserbiamo al Foglio venturo la continuazione di questa materia. Si
vedrà maggiormente in appresso quanto male la discorrino certi tali che a caso fanno de’confronti, e
s’immaginano delle autorità per condannare il nostro contegno. </seg>
<seg synch="#FR.18" type="E3">
<seg synch="#FR.19" type="LB"> Amico Pregiatissimo <seg type="DT">Padova li 4 Novembre 1789.</seg>
Ancor prima di ritrovarmi costì, dalla vostra amena villeggiatura volete essere messo al fatto
dell’esito della nostra gran Fiera d’Ottobre per osservare gli utili effetti, che produsse la
resistenza nostra nel voler conservare a questa Popolazione i privilegj delle Fiere Franche
nonostante, che non vi sieno più Botteghe nell’Isola di questo nuovo Prato? <pb n="711"></pb>A dirvi
confidentemente il vero sù sì miserabile cosa, che mi vergognavo a rendervene conto, come sapevo
d’avervi promesso; ma giacchè mi ricordate l’impegno mio eccomi a servirvi con poca fatica, e colla
maggior precisione. Cinque furono i Banchetti dei Tirolesi, non già discesi dalle respettive lor
Patrie, franchi dai Dazj a tenor de’Privilegj, onde questi compratori risentissero qualche vantaggio
nell’acquisto delle lor telarie germaniche, ma domiciliati nelle Città di Vicenza, di Treviso, ed
altre vicine Terre, che portarono quì la lor merce già daziata nell’ingresso a quelle. Ingannati
molti de’nostri, e specialmente ingannate le Donnicciuole per l’opinione, che nel tempo di Fiera si
paga meno, ebbero i nostri Marzeri, che vendono le stesse cose a minor prezzo, per non aver eglino a
pagare il mezzo Dazio negli ultimi otto giorni, nè esser obbligati a far spese di viaggio, nè da
pagare stazj (benchè costoro non abbino voluto pagarli in questa Fiera alla Nobile Presidenza)
alloggj &amp;c. a soffrire non poca mortificazione, e discapito nel vedersi abbandonati, come
preferiti quegli altri. Portarono via qualche cosa, mentre senza guadagnare non verrebbero alle
spalle d’nostri. Due altri Banchetti s’aggiunsero a quelli, l’uno d’una Donna nostra, che vende
Merli da Chiozza, l’altro d’un Banchetto con Orologj col cucco, ed altre ordinarie galanterie. In
confronto d’un tanto decoro, che si mantenne alla Città, si perdettero li trecento Ducati co’quali
la Presidenza stessa averebbe potuto soddisfare a’debiti contratti sino dall’escavazione del Canale,
e mantenere col restante un Giardiniere che avesse debito di tener netta l’Isola, e di bagnar nel
mese di Giugno, e Luglio la strada all’intorno del Canal suddetto; operazione tanto necessaria per
richiamare, esclusa la polvere, il concorso di tutti que’Forestieri al Prato, che nel trovarsi
sempre più contenti del soggiorno tra noi, recano il maggior de’possibili benefizj ad ogni ordine di
Persone. L’Isola però, mediante la cura del genio suo tutelare, aumenta in bellezza sendosi compiuti
già i quaranta Canapè di verdura, innalzate due nuove Guglie, ingrandite le cinque, che v’eran
prima, ed allargato un gran pezzo di Marchiapiedi esterno con scalino all’intorno di selce, e
trovansi pur in lavoro e Statue, e Vasi, ed altre Guglie, che si godranno nella State ventura. In
questa notte fece una rotta presso il Bassanello con cento piedi d’apertura. Niente altro potrei
aggiungervi mentre m’avete messo di mal umore riflettendo sopra la materia, della quale volete
sapere, e sulla quale, perdonatemi, vorrete dispensarmi nel tempo avvenire di scrivervi. Venite qui
che potrete parlarne voi stesso a vostro bel agio, e forse non inutilmente. Amatemi, come v’amo, e
credetemi sempre vostro Amicissimo N. N. </seg>
</seg> La figura d’un Santo titolare d’una di queste nostre Parrocchie dipinta da Paolo Veronese,
ora non ha d’intatto che le braccia, le mani, e una porzione di testa, per essersi permesso
da’padroni dello stabile, su cui esternamente appariva, un Belvedere che la guastò. Contro di questa
concessione fu scritto un elegante e spiritoso Sonetto in Dialetto Veneziano, che non diamo in luce,
non per la ragione che ci fece escludere quello della nobil Fanciulla sulla carrozza, ma per altra
che ben può immaginarsi chi lo ha composto. Bastimenti di partenza. Bergantino Il Plenilunio Cap.
Giovanni Premuda Veneto con cannoni 8 e marin. 12. Per Costantinopoli, alli 25 del cor. Novembre.
Checchia la Nobil Andrianna Capit. Giac. Pernesich Veneto con can. 10 e marin. 14. Per Livorno,
Genova, e Marsiglia, entro il vent. Decembre. Checchia Le due Grazie Capit. Cristof. Moretti Veneto
con car. 12 e marin. 16. Per Smirne entro il cor. Novembre. Forastieri a questa Locanda dello Scudo
di Francia. S. E. Il Sig. Conte di Perelada Grande di Spagna con dodici persone di Famiglia. S. E.
il Sig. Principe Caraffa Duca di Matalone colla Moglie, e Servitù. Il Signor Conte de Lorge Francese
con un Domestico. Il Signor Fhermann di Livorno con sua Moglie e Figlio. Li Signori Bogher e
Federico Schauber di Stutgard. È partito da questo Albergo S. E. il Signor General Herwel Inglese,
colla di lui Famiglia. <seg type="U2">Savio in Settimana<lb></lb>Per la prossima v.</seg> Mes. Francesco
K. e Proc. Morosini. D’Affittar. Casa e Bottega nella Contrada di S. Pantaleone situata nel
Campiello delle Mosche. Annuo affitto Duc. cor. 36. Le chiavi sono dal Calegher vicino, e volendo
trattare converrà portarsi al Negozio da panni all’Insegna del General in Merceria ddi S. Giuliano.
Quattro luoghi in parte forniti, ad uso di compagnia, in Campo a S. Marina sopra il Caffè col cui
Padrone parlerà chi volesse vederli per prenderli ad affitto. Siccome per sottrarsi a quella
conveniente contribuzione assegnata agli articoli tendenti all’altrui interesse, alcuni tentano di
prevalersi della nostra grata condiscendenza a’cenni degli Associati a questo Foglio, prendendone il
titolo senza nominarsi, così abbiamo deciso di non servire a’Biglietti anonimi: onde se veder voleva
stampato il suo dovea sottoscriversi quel tale che lo mandò al Colombani, che riconosciuto per
Assocciato non avremmo tardato a soddisfarlo. Ma forse nol fece, perchè non è tale. Cambj. <seg type="DT">6 Novembre.</seg> Lione 57 e mezzo. Parigi 56 e 3 4ti. Roma 63. Napoli 115 e 7 8vi.
Livorno 100. Milano 155. Genova 91 e un 4to. Amsterdam 93 e un 4to. Londra 48 e 3 4ti. Augusta 102 e
3 4ti. Vienna 196 e mezzo. Prezzi delle Biade. Formento a L. 33. Sorgo Turco L. 17. Segale a L.
21.10 Fag. bianchia L. 23. Miglio a L. 18. Risi da’Duc. 34 12. a 35. Teatri. La Tragedia il Fajel si
replica S. Gio: Grisostomo. Non è nuovo sulle nostre scene questo forte soggetto gravido di
spaventi, e d’orrori. La sola diversità della traduzione non poteva interessare di molto la pubblica
curiosità: nondimeno ebbe sufficiente concorso, fu ascoltata con attenzione, e applaudita.
L’altr’jeri a Sant’Angiolo rappresentata fu una nuova Commed. di carattere intitolata Il Conte di
Freienof. Dicesi che tradotta sia dal Tedesco. Secondo alcuni fu fortunata, benchè non ebbe neppure
una replica, perchè non meritava di giungere al fine. Non avendola udita non possiamo dirne nulla,
piegando il capo all’autorità del Pubblico, che la chiamò nojosa, e improbabile. Questa sera và in
iscena a S. Moisè Il Burbero di buon cuore. La Sig. Giuseppa Nettelet, è la nuova donna entrata a
vicenda colla prima. Alle prove s’è detto molto bene della Musica, particolarmente del Primo Finale,
giudicato un capo d’Opera degl’intendenti. <seg type="U3">A S. Luca.</seg> D. Gusmano Replica. <seg type="U3">A S. Angiolo.</seg> Non si conta gli anni alle Donne. <seg type="U3">A S. Gio:
Grisostomo.</seg> Fajel. Replica. </seg>
</seg>
</ab>
</div>
</body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
