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        <title>Num. 83</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 657-664 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 83</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Sabbato</hi> 17 <hi rend="smallcaps">Ottobre</hi> 1789.</p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone></p>
<div2>
<head><hi rend="italic">La novità, e la importanza del seguente Proclama appartenente alle Provincie
della Terraferma, ci consigliano a riportarlo nella sua integrità.</hi></head>
<p rend="SO">Oggetto interessante gli studj, ed applicazioni degl’Illustrissimi, ed Eccellentissimi
Signori Deputati alla Regolazione delle Tariffe Mercantili fu sempre quello di vegliare al bene del
Commercio, e dell’industria della Nazione, per iscoprire, e per togliere gli abusi, e disordini
introdotti contro il prescritto da tante Pubbliche providenze; e però richiamando le Loro Eccellenze
alla dovuta osservanza il voler delle Leggi, fanno pubblicamente intendere, e sapere.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Primo</hi>. Che i Generi, e Merci tutte di qualsisia natura venienti
dall’Estero nel Veneto Dominio, tanto per terra, quanto per acqua, da chiunque fossero condotte,
debbano a tenor delle Leggi <hi rend="italic">rassegnarsi immancabilmente alla prima Cedola, o Muda
dello Stato, per essere ogni cosa esattamente Dinonziata nella sua giusta, e reale quantità, e
qualità</hi>, con il lievo della relativa Bolletta di Scorta, per indi passare <hi rend="italic">direttamente</hi>
<hi rend="italic">per le Strade</hi> legali alle relative Dogane Centrali, o in mancanza di esse ai
Luoghi delle Pubbliche Esazioni Daziali; previo sempre il debito di rassegnarsi all’ingresso delle
Città, Castelli, e Fortezze al Cedolario delle Porte rispettive, dal quale abbia sempre ad essere
registrata, e sottoscritta la Bolletta suddetta di Scorta per i successivi esami, e riscontri.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Secondo</hi>. Giunti i Generi, e le Merci nelle indicate Dogane, o Luoghi
Daziali, dovranno tutti i Colli, che passar devono in Consumo, <hi rend="italic">essere
indistintamente visitati alla presenza di apposito Pubblico Ispettore</hi>, per riconoscerne con
precisione, e fondamento il rispettivo peso; e qualità, sicchè col mezzo di tali visite ottener si
possa l’utile oggetto, che sotto differente denominazione non s’introducano contro le Leggi, a danno
del Commercio, e dell’industria Nazionale, <hi rend="italic">Generi, e Manifatture proibite, o
aggravate di Dazio, o che in fatto non fossero della natura privilegiata, ed esente.</hi></p>
<p><hi rend="smallcaps">Terzo</hi>. Sarà precisa incombenza dell’Ispettore, che a tal effetto sarà
nominato, <hi rend="italic">di personalmente sopraintendere all’apertura dei Colli,</hi> facendo
senza riserve trattenere in Dogana a Pubblica disposizione tutto ciò, che si trovasse non
corrispondere esattamente <hi rend="italic">alla notifica della Bolletta.</hi></p>
<p>Dovrà detto Ispettore di Mese in Mese, coll’appoggio delle Cedole del primo Cedolario, e delle
Porte di ogni Città, Castello, e Fortezza, fare i dovuti confronti sopra gl’interni Registri della
Dogana, o dell’Offizio Daziale in mancanza di essa, dei Colli tutti pervenuti dall’Estero, per
rassegnarne prontamente a questa Deputazione, col mezzo dei respettivi N. N. H. H. Rappresentanti,
un Foglio mensuale del risultato, accompagnato sempre da Informazione dei relativi Avvocati Fiscali,
che dimostri chiaramente gli arbitrj, collusioni, mancanze, e <pb n="658"></pb> distrazioni, che fossero
nate sopra Generi, e Merci introdotte nello Stato <hi rend="italic">dalle conterminanti Estere
Provincie.</hi></p>
<p><hi rend="smallcaps">Quarto</hi>. Qualunque contravvenzione, e mancanza al prescritto dalli
presenti Capitoli apporterà non solo la perdita dei Generi, e Merci, colte in contraffazione, ma
degli Animali ancora, Carri, Carrette, Carrozze, Sedie, Barche, ed altro, che servisse alla loro
condotta, come precisamente comanda il Proclama 20. Luglio 1787., esteso dal N. H. Capitanio Vice
Podestà di Padova a tutela di quel Dazio <hi rend="italic">Mercanzia</hi>, ed approvato dalle
relative Ducali dell’Eccellentissimo Senato 29. Settembre susseguente.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Quinto</hi>. Quanto ai Cavallari, e Corrieri, che giusto al XV. dei loro
Capitoli 28. Settembre 1781., estesi dalla Conferenza dei Deputati, ed Aggionti alla Provision del
Danaro, Proveditori di Comun, e Savj Cassieri, obbligati sono a non ricever Tramessi senza le
Bollette dei Dazj, ai quali fossero soggetti; ed a tenor del Capitolo XVI. sottoposti pur sono anche
a tutte le discipline, e providenze a custodia dei Dazj medesimi stabilite dai Decreti 27. Agosto,
26. Settembre, e 10. Ottobre 1778., dai quali è prescritto, che all’indicato oggetto di riconoscere,
che non deviino dal loro cammino, o lascino per strada Merci, o Robe soggette a Dazio, o proibite,
tutto ciò, che con le loro Valigie, eccettuato il Valigino delle sole Lettere, sarà condotto, sia
soggetto negli Uffizj Postali alla Visita col mezzo del Ministro Daziale a tal carico destinato, col
riscontro delle Polizze di viaggio, ch’essi devono allo stesso produrre; viene con il presente
ripubblicato, e richiamato ad universale notizia il prescritto dalli Decreti soprariferiti, e fermo
l’obbligo, a tenor dei medesimi, di far passare secondo il solito alla Pubblica Dogana, o in
mancanza di essa al Luogo della Pubblica esazion Daziale, per le relative visite, e pagamento i
Generi, e le Merci tutte da essi condotte per Consumo; ed affinchè poi espressamente appariscano
anche quelle condotte per solo Transito, viene ingionto in oltre al detto Ministro di rilasciar loro
per esse Gratis una corrispondente apposita Bolletta, che a tale oggetto sarà ovunque istituita.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Sesto</hi>. Qualunque Ministro dei Dazj, che mancasse per ignoranza, o
connivenza all’esecuzione pontuale dei presenti Capitoli, sarà soggetto alla pena di Ducati cento,
d-tre le maggiori anche afflittive dalle Leggi già fissate contro i Ministri impontuali, e
negligenti, e la perpetua privazione di qualunque Impiego nei Pubblici Dazj; permettendo a tale
effetto anche le <hi rend="italic">secrete Dinonzie</hi> con premio ai Denuncianti della metà della
pena pecuniaria sopracomminata in caso di mancanza, o d’inobbedienza legalmente rilevata, come ha
già prescritto il sopraccitato Proclama 20. Luglio 1787. dalla Pubblica autorità approvato.</p>
<p>Il presente, avvalorato che sia dall’approvazione dell’Eccellentissimo Senato, sarà stampato,
pubblicato, e diffuso per la Terra Ferma col mezzo dei N. N. H. H. Pubblici Rappresentanti, al zelo
dei quali resta raccomandato d’invigilare all’immancabile, ed esatto suo adempimento, portando
sempre a cognizione di questa Deputazione tutti gli arbitrj, e defraudi, che venissero di
scuoprire.</p>
<p>(<hi rend="smallcaps">Giacomo Nani</hi>
<hi rend="italic">Cav. Deputato</hi>.</p>
<p>(<hi rend="smallcaps">Agostin Garzoni</hi>
<hi rend="italic">Deputato</hi>.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Addì 3. Ottobre 1789.</hi></p>
<p><hi rend="smallcaps">Approvato con decreto dell’eccellentissimo senato.</hi></p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Cesare Vignola Seg.</hi></p>
<p rend="date">Pubblicato. Addì 12. Ottobre 1789.</p>
<p rend="date">Verona 12. Ottobre 1789.</p>
<p rend="SO">“Le opere buone di chi è destinato al Governo de’Popoli è necessario, che siano poste
nel più chiaro lume, onde servano di modello, e di regola agl’inferiori, che tanto più volentieri
loro obbediscono, quanto più li conoscono meritevoli di comandare. Questo Eccellentissimo
Rappresentante: s. <hi rend="italic">Giulio Antonio Mussati</hi>, ch’è dotato di tutti quei numeri,
che sono più desiderabili in natura, ha voluto con indefesso studio porli tutti a profitto in
qualunque esigenza di questa Città, e particolarmente nell’attuale lugubre situazione, in cui una
extraordinaria Piena dell’Adige ha causata l’innondazione di cinque miserabili Contrade. Dopo di
aver dati gli Ordini più avveduti per la sicurezza degli Argini, e Linee esterne del Fiume, si portò
tutto il giorno, e la notte in Persona or quà, or là in apprestati Battelli a soccorrere tutti quei
Abitanti, che circondati dalle Acque non potevano sortire dalle loro Case; somministrando ad essi
Pane, Farine, ed altri Generi, suffragando persino con <pb n="659"></pb> Elemosine numero non picciolo
de’Poveri, e mantenendo la libera comunicazione di quelle Contrade col rimanente della Città. Quelle
Famiglie, che vollero garantire altrove i loro Effetti furono da esso assistite con Guardie
Militari, acciò nel trasporto non fossero molestate, e non succedessero dispersioni delle loro
sostanze. Le Religiose Benedettine di S. Lucia, che spaventate dall’Acqua ricorsero ad esso, colle
sue Carrozze le fece tradurre nel Monastero di S. Nazaro, accompagnate, e confortate
dall’Eccellentissima Podestaressa di lui Consorte, Dama fornita di tutti quei ornamenti di Virtù, e
Saviezza, che divisi in molte basterebbero per ornarle tutte, e distinguerle. Vigilante
l’Eccellentissimo Podestà, ed istancabile a tutto, niente sfuggì alla di lui attenzione di quanto
poteva tendere al sollievo della Popolazione, che se da un canto vede la disgrazia, riconosce
dall’altro la sicurezza, e la difesa nell’amoroso suo Rettore.</p>
<p>Si distinsero pure colla loro attività questi Nobb. Proved. della Città, che cooperarono al Bene
degli Abitanti, non trascurando alcuno di quei salutari provvedimenti, che spettano al loro Offizio,
sostenuto da essi con vero zelo, e fervore.</p>
<p>Questa mattina sembrava, che l’Acqua decrescesse, ma la pioggia che continova minaccia nuove
insorgenze. Ad onta del pessimo tempo anche tutt’oggi S. E. rinnovò le sue Carità in Persona. Dio
tenga lontani mali maggiori, e ci dia la grazia di poter tranquillamente, liberati da tal calamità,
benedire, e festeggiare il nome dell’affettuoso nostro Rappresentante, e Padre s.<hi rend="italic">
Giulio Antonio Mussati</hi>.”</p>
<p>
<milestone unit="MT" xml:id="FR.3"></milestone> Questa Lettera ci poteva giungere a tempo d&apos;inserirla nel
Foglio di Mercordì, ma non l&apos;ebbimo, ad onta delle nostre diligenze, che ad ora in cui la Gazzetta
era già stampata. Leggonsi queste triste notizie anche nel <hi rend="italic">Nuovo Postiglione</hi>,
ov&apos;è detto: <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone> che l&apos;Adige innondò la metà di Verona le cui strade
erano il dì 11. ripiene di Barchetti; che la Dogana al Ponte delle Navi era tutta sommersa, e le
merci trasportate furono in Fiera a riserva dell&apos;Oglio nelle Botti; e che quelle ancora della Dogana
a S. Fermo trasportate furono altrove. Aggiungesi poi il naufragio d&apos;un Barchetto sul Lago colla
perdita di undici persone tra le quali il Medico <hi rend="italic">Olivetti,</hi> e il Medico <hi rend="italic">Gozza</hi>, e sua Moglie, e sua Figlia, il Medico <hi rend="italic">Barbieri</hi> del
Comune di <hi rend="italic">Lazise</hi> con sua Moglie, l&apos;Avvocato <hi rend="italic">Balestra</hi>,
e l&apos;Interveniente <hi rend="italic">Benaglia</hi>.</p>
<p>In un&apos;altra Lettera nella stessa data de&apos;12. si legge, che l&apos;inondazione è simile a quella del
1767. ed ha prese tre parti della Città; che l&apos;acqua cominciò ad innalzarsi alle ore 4. la notte del
Sabbato, e crescendo d&apos;ora in ora, la mattina della Domenica coperto aveva sì gran tratto di quella
Città; che la notte seguente cominciato aveva a calare, ma da lì a non molto arrestò il suo
decrescimento onde per le continue pioggie al monte temevasi un mal maggiore di quello de&apos;tempi
passati: cioè di più lunga durata. Al vivo dipingonsi in questa descrizione i danni sofferti, le
angustie degli animi, le miserie de&apos;poveri. Riportiamo il seguente Progetto dello Scrittore della
medesima, credendolo dettato da un amor di Patria, e da un sentimento d&apos;umanità.</p>
<p>&quot;Non è un fantasma, nè un sogno, la proposta di gettar l&apos;acqua nel Lago. Sopra <hi rend="italic">Ponton </hi>evvi certo picciol <hi rend="italic">Progno</hi> che tra collinette passa a <hi rend="italic">Brandolino</hi>. Quello aperto, profondato, ed allargato, e postevi all&apos;imboccatura
dell&apos;Adige le Porte, come son sulla Brenta, potrebbe ricevere le acque, e scaricarle nel Lago,
ch&apos;essendo largo sedici mi-<pb n="660"></pb>glia, e lungo trentadue, niente altererebbe il suo livello,
come con calcoli provano i Matematici idrostatici, e così la Città sarebbe liberata. Che poi l&apos;Adige
sia più alto del pelo dell&apos;acqua del Lago questo è stato verificato sino dal 1556. con una
livellazione, ch&apos;oggi si potria riscontrare. La spesa sarebbe grande, ma non mai che superi i danni,
che soffre la città e la Provincia in meno di 40. anni. Quanto all&apos;obbietto che il Lago s&apos;alzasse
per le nove acque, che introdotte gli fossero, un taglio che si facesse al di sopra di Peschiera con
un condotto navigabile, e capace di dar acqua da irrigare 2. cento mila campi che ci sono alla parte
del Vallese tutti arenosi, leverebbe ogni timore, e renderebbe fertile una parte del Territorio.
Certo che vi vorrebbe il braccio, e la borsa del Principe, ma le investiture di Risaje, Molini,
Edifizj risarcirebbero il Pubblico.&quot;</p>
<p>Crediamo la mestizia de’Bergamaschi espressa in una lettera indirittaci de’10. per la partenza
del loro saggio ed ottimo Podestà e Vice Capitano S. E. Conte <hi rend="italic">Giovanni
Widmann.</hi> Sono in questa di degna lode onorate quell’eminenti qualità, che colà reser caro, e
d’eterna rimembranza il suo nome, e che da noi furono in passato rammentate in questi Fogli per
servire alla riverente gratitudine de’giusti suoi estimatori.</p>
<p>Il Teatro fu in ogni età, e in ogni Paese un pelago senza lido nel cui vortice azzuffate si sono,
e confuse le varie opinioni degli uomini. Chi ci và per dir male, chi per dir bene; chi trova tutto
buono, chi tutto pessimo. L’ignoranza, il cattivo gusto, l’inclinazione allo sforzato, al
meraviglioso, a tutto ciò ch’esce dall’imitazione della Natura, hanno posto in voga le Fiabe, le
Rappresentazioni spettacolose, le stregherie poetiche; hanno conservati ed accresciuti i difetti
degli Attori, che assorbendosi gli applausi degl’indotti fanatici si credon grand’uomini predicando,
o cantando in vece di recitare, e calpestando il suolo, e gestendo come i Ballerini colle braccia in
un movimento perpetuo. L’intelligenza, il buon senso irritati da’difetti delle composizioni, e
de’Comici, ed esigendo in tutto la perfezione piegarsi non vogliono a quel discreto compatimento,
che adattandosi alla condizione de’tempi distingue il merito delle cose, e delle persone,
incoraggisce i talenti, favorisce le Arti, e caratterizza una docil bontà separata egualmente dalla
stupida dabbenaggine, e dalla incontentabile Dottrina. Raccolte queste due classi di gente ad una
nuova Rappresentazione ecco una guerra d’applausi, e di biasimi, un urto di piacere e di disgusto,
una confusione ond’esce di bocca uno strepitoso <hi rend="italic">bravo</hi> mentre in basso tuono
odesi un <hi rend="italic">maledetto</hi> allo stessissimo oggetto. Di più concorrono per curiosità,
e per andare dove van tutti, alle nuove comiche produzioni, o tragiche, o tragicomiche quegli ancora
che vantandosi Filarmonici non istimano, non amano, e non gustano che la musica, onde per essi è lo
stesso la Merope del <hi rend="italic">Maffei</hi>, o la Zaitra di <hi rend="italic">Voltaire</hi>,
che la più spropositata delle moderne Rappresentazioni, perchè dove non si canta, e non si balla,
stanno essi in violenza, e apparecchiati ad annojarsi, tutto deridono, e si sfogano ne’Caffè
detestando ciò che hanno udito. Il torrente delle avversioni è accresciuto dal numero di quelli che
appassionati son per le maschere, e mai non vorrebbero altro che Commedie all’improvviso,
sgangherandosi dalle risa come i fanciulli all’udire i motti (veramente ingegnosi!) de’nostri
Arlecchini, e godendosi le loro baruffe collo stocco di legno. Si dirà che gli uni, e gli altri non
dovrebbero mai andare dove si re-<pb n="661"></pb>cita qualche cosa di scritto, ma se andare ci
vogliono, chi può impedirlo? Così non manca mai ad ogni prima Recita una quantità d’avventori sulla
cui maldicenza si può contare in qualunque evento.</p>
<p>Al colpo d’occhio d’una Udienza raccolta a qualche Comica novità, discerne l’osservatore quelli
che sono corrotti dallo spirito di partito. Tre sono le Compagnie de’Commedianti, che in un tempo
medesimo agiscono in questa Città. Quando l’una chiama al suo Teatro col <hi rend="italic">mai più
rappresentata</hi>, è certo che se vi son de’parziali per essa disposti a battere il tamburo della
vittoria prim’ancora che la battaglia finisca, vi son altresì gli striduli pifferi del disprezzo
apparecchiati all’infernale frastuono che precipitar fanno le nuove Commedie quando son tali da non
meritare la pubblica sofferenza, o tali almen son credute. Nè questi pifferi mettonsi in sacco
sennon quando la Commedia piaccia, o per merito, o per fortuna.</p>
<p>Se tanti son i punti di vista co’quali gli spettatori al Teatro riduconsi, c’è d’uopo forse di
farglielo avvisato, perchè sappia lo Scrittore di questo Foglio, che molti restano disgustati delle
libere sue descrizioni intorno alle nuove Rappresentazioni teatrali? Poteva risparmiarsi questo
disturbo un Incognito, che si sottoscrive nostro Amico, e ci fa sentire che dovevamo dir meno della
Commedia a Sant’Angiolo, e più della Semi-tragica a San Gio: Grisostomo. Sappia egli, che questo
genere non c’interessa, che ci mancava il tempo, e lo spazio per un’analisi, e che il di più che
avremmo potuto dire non gli sarebbe piaciuto, giacch’ei dimostrasi stimatore d’un tale Componimento.
Quanto al <hi rend="italic">Riparo peggior del male</hi> a torto ei ci accusa di parzialità nel
giudizio. Possiamo esser ingannati, insinceri non mai. L’abbiamo detto ancora, che non è questo un
Foglio Letterario, che dia gli estratti, e sottoponga a critico esame rigoroso le cose. Nello stato
attuale dell’Italiano Teatro quando c’è del buono contentarsi bisogna, ed essere su’difetti
indulgenti. Che che se ne dica in contrario la suddetta Commedia è una di quelle che devono
necessariamente piacere alla comune degli uomini ovunque vengano recitate. In tanta penuria di cose,
non perfette, ma passabili, è ben giusto che di lodi si onori chi sà trattenerci con utile, e con
diletto.</p>
<p>Di questa miseria del nostro Teatro Comico ce ne diede una maggior prova l’altr’jeri la Compagnia
del Teatro a S. Luca colla non più rappresentata Commedia in due Atti intitolata <hi rend="italic">Il Padre servitor di suo Figlio</hi>, che intitolar piuttosto potevasi: <hi rend="italic">I
Personaggj del Sig. Petronio</hi>. Se questo abilissimo Attore non avesse egregiamente sostenuto il
finto carattere d’un Inglese ravvivando l’Udienza, e chiamandola al riso dalla noja in cui languiva,
la Commedia non sarebbe stata nemmeno di due Atti, e caduto sarebbe innanzi tempo il Sipario. Già
cominciavasi a udire de’sbadigliamenti, e de’fischj, che senza la sua bravura moltiplicati poco a
poco sarebbonsi, nè valso avrebbe a reprimerli la parzialità, o la compassione. Il Pubblico soffre
sino ad un certo segno, e quando per sollevarsi dal tedio d’una cattivissima Rappresentazione
s’abbandona alla derisione, e al diprezzo, è un torrente che trabocca e non soffre più gli argini.
Noi non giugiudichiamo s’egli abbia il diritto di vendicare in tal modo la sua delusione, ma
possiamo dire bensì che aveva tutta la ragione d’infastidirsi, e di fremere alla recita della
predetta Commedia, che sia originale, o tradotta, o impasticciata, non è certamente degna di essere
riprodotta sulle scene. Raccolgasi i voti di que’tanti, ch’ebbero la <pb n="662"></pb> disgrazia
d’udirla, e si vedrà se rispondono a questo giudizio.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Nozze.</hi></head>
<p rend="SO">Giovedì in questa Chiesetta di San Gallo ebbe la mano di Sposa da S. E. la N. D. <hi rend="italic">Elisabetta Memmo</hi> figlia dell’Eccellentis. K. e Proc. il N. H. s. <hi rend="italic">Alv. Gius. Martinengo</hi> di s. <hi rend="italic">Venceslao Gasparo.</hi></p>
<p>Siamo da molti giorni dominati in Venezia da un piovoso scilocco ostinato, caro sempre a’vecchj
ed a’cagionevoli, perchè ritarda l’arrivo del freddo loro inimico implacabile, ma sempre incomodo e
disgustoso a chi non ha dell’Inverno tanta paura, perchè si suda al Teatro, e ne’luoghi chiusi, si
cammina male, non respirasi un’aria pura, nè la vista si gode d’un Ciel sereno. Il mare gonfio e
irritato versò nelle nostre Lagune una porzione della sua piena ond’ebbimo, ed abbiamo le acque a
quell’altezza a cui sogliono giungere ordinariamente i primi giorni del mese venturo, e l’altr’jeri
superate arditamente le sponde si sparsero in Piazza, e nelle piu basse vie soggette alla loro
temerità. I fanciulli se la godono in queste occasioni, passandole a guado, e festeggiando come
l’anitre la strasordinaria lor visita; coloro che portano sulle spalle chi si sa tragittare le
braman men rare; e certi <hi rend="italic">cortesani</hi>, per far vedere ch’hanno i stivali
camminano nell’acqua a passi che in burrasca la mettono, e fan credere d’essere asciutti quand’hanno
le piante non difese da un impenetrabile cuojo ma coperte da una spezie di spugna. Che gusti! Buon
per noi, che dalla Pubblica Provvidenza la maggior parte de’pozzi delle Contrade sono stati difesi
da’danni di queste escrescenze coll’innalzarli di molto.</p>
<p>Un Forastiero venuto per istar quì qualche mese s’è messo l’altr’jeri in tanto spavento al veder
che il mare arriva tra noi a questo segno, che non ha voluto intender ragioni ed è tornato via
subito non riputandosi sicuro memmeno nell’ultimo piano della Locanda. Niuno della sua mancanza
s’accorse, perch’è un di quelli che viaggiano senza servitù, ma l’ha sentita come una vera disgrazia
una Virtuosa dismessa, che contava il suo soggiorno come la rendita d’un posto di Prima Donna in
qualche Teatro d’Opera Buffa.</p>
<p>I Polacchi del seguito di S. E. <hi rend="italic">Potoki</hi> son ancora rimpetto al Porto di
Malamocco aspettando il tempo opportuno da escire. Il Vascello su cui affollati si trovano ha fatto
ne’giorni scorsi, e nelle notti tante profonde riverenze all’Adriatico, che dovrebbe trattarlo bene
nel suo viaggio, per il rispetto mostratogli. Almeno questi stranieri hanno potuto avere una piena
idea del mare prima d’entrarvi, e così avvezzati alle sue agitazioni saranno più coraggiosi e forti
a resistere alle sue scosse.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizie Sacre.</hi></head>
<p rend="SO">L’ornamento, e l’illuminazione di questo superbo Tempio di San Francesco della Vigna,
corrispondono alla dignità della sacra solenne funzione, che chiama un concorso numerosissimo. Il
primo giorno, che fu domenica, diede la benedizione per S. E. Reverendis. Monsig. Patriarca
(condannato alle sue stanze dalla cecità ed altr’incomodi, con vera afflizione di tutti i buoni)
Monsignore <hi rend="italic">Stefano Seriman</hi> Vescovo di Caorle. Il secondo Monsignor <hi rend="italic">Baccolo</hi> Vescovo di Cattaro. Il terzo il Reverendissimo P. Ab. <hi rend="italic">Segala </hi>Can. Later. della Carità. Il quarto il Reverendis. P. Ab. <hi rend="italic">Mandelli</hi> de’Monaci Camald. di S. Michel di Murano. <pb n="663"></pb> Il quinto il sud. Monsignor
<hi rend="italic">Baccoli</hi>. Jeri il Reverendis. P. Ab. D. <hi rend="italic">Pietro Marzoni</hi>
de’Can. del Salvatore. Oggi la darà il Reverendis. P. Ab. di S. Mattia di Murano, domani il sud.
Monsignor <hi rend="italic">Seriman</hi>, e posdomani S. E. Monsignor Nunzio Apostolico.</p>
<p>I sacri Oratori già nominati, che sinora hanno soddisfatto al loro impegno, si fecero molt’onore,
e non cederanno certamente in merito ed eloquenza gli altri che incaricati si sono delle lodi
panegiriche del gran Santo.</p>
<p>Sulla Porta della Chiesa si legge</p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">Divo</hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">Petro de Alcantera</hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">Admirabilis paenitentiae</hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">et</hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">altissimae contemplationis</hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">munere</hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">a </hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">Deo. opt. max.</hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">illustrato</hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">saeculum novendiale</hi></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">sacrum</hi></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Ricerca.</hi></head>
<p rend="SO">Se l’Isoletta di S. Giorgio in Alga sia nello spirituale soggetta alla Parrocchia delle
<hi rend="italic">Gambarare</hi>, o a questa di S. Niccolò di Venezia.</p>
<p rend="EU"><milestone unit="E3" xml:id="FR.4"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">È questa una disgrazia, o una fortuna?</hi></head>
<p rend="SO"><milestone unit="EX" xml:id="FR.5"></milestone> Un’uomo di mezz’età, benestante, buono, di spirito
sufficiente, s’è innamorato all’estremo d’una Fanciulla ben nata, che non ha in dote che la
bellezza. La chiese a’suoi Genitori in isposa, che gli diedero il loro assenso senza pensarci sopra,
benedicendo la sorte di poter collocarla sì bene. Credettero di consolarla al comunicarle il
partito. Al contrario ella si turbò, e dichiarò un alto stupore, ch’un uomo di bassa nascita,
sprovveduto affatto di doni personali, osasse d’aspirare al suo letto. <hi rend="italic">Che non fè,
che non disse</hi> il Padre, e la Madre sua, perchè aprisse gli occhi sull’inganno che acciecala, e
confessasse che una povera Figlia ha da preferire un marito ricco, a tutta la bellezza, e la nobiltà
del Mondo, senza denari? Pianti, preghiere, consigli, minaccie, nulla valsero. Ella è ferma più
d’una quercia d’un secolo nella sua negativa, e la sua costanza non fa che accendere maggiormente lo
spasimato amante il quale per piacerle s’è posto in aria di galanteria, che serve soltanto a mettere
in maggior vista i suoi personali difetti. Ha disegnato un albero genealogico della sua discendenza
per provarle che il di lui bisavolo era un togato; prende lezioni di ballo, e di lingua francese,
frequenta i Caffè di maggior concorso, s’è fatto socio a un Casino in cuid al sommo all’imo c’entra
di tutto, ma nulla giova. Le scrive delle Lettere di fuoco per iscaldarla ed ella resta gelata;
copia da’Libri delle belle massime per convincerla, che in vece la fanno ridere: Ella non risponde
mai, e mostra a tutti quei che conosce quanto da lui scritto le viene. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Penetrata la Gazzetta dall’afflizione di questo pover uomo, e dalla cecità di questa Giovine
dissennata, si crede in dovere di consigliarla ad una sana risoluzione prima che si raffreddi il
capo a chi può farla felice. Secondando l’Amore nella sua scelta può ben presto ridursi ad un
inutile pentimento. Il mondo è provveduto abbastanza di miserabili senz’accrescerne il numero con
de’matrimonj infelici. Quando allo sfogo d’una passione succede il languor della fame, e il peso
d’una Famiglia, la vita resta un supplizio. Questo pensiero le sia d’un salutare spavento onde più
non indugii a porgere la bella <pb n="664"></pb> sua mano ad un galantuomo, che poi non è un mostro, e
che ha degli alberi nelle sue campagne oltre quello di carta della cui legittimità ella non deve
affannarsi.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">D’Affittare.</hi></head>
<p rend="SO">Una Casa in Padova, nella Contrada di San Massimo, in tre solaj con la scuderia,
Rimessa, e Giardino.</p>
<p>Chi vi applicasse parli col Caffettiere appresso la Chiesa di Santa Sofia nella suddetta
Città.</p>
<p>Un Albergo da Forastieri, o Locanda convenientemente fornita, d’<hi rend="italic">inviamento</hi>
incamminato da più di trent’anni, situato in una Città poco distante da questa Capitale. Previo
l’accordo, il Proprietario della medesima la consegnerà nello stato in cui trovasi a chi prendere la
volesse ad affitto.</p>
<p>Il Sig. <hi rend="italic">Giacomo Silvia</hi> primo Agente nel Negozio <hi rend="italic">Zorzi</hi> a S. <hi rend="italic">Zulian</hi>, darà tutte le informazioni sull’affare, a chi vi
applicasse.</p>
</div2>
<div2>
<head>Savio in Settimana</head>
<p>Per la prossima v.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zaccaria Valaresso.</hi></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cambj.</hi></head>
<p rend="date">16. Ottobre.</p>
<p>Lione 57 e un 8vo.</p>
<p>Parigi 56 e 3 4ti.</p>
<p>Roma 63 e un 6to.</p>
<p>Napoli 115 e mezzo.</p>
<p>Livorno 100 e un 4to.</p>
<p>Milano 155.</p>
<p>Genova 91.</p>
<p>Amsterdam 93 e un 4to.</p>
<p>Londra 48 e 7 8vi.</p>
<p>Augusta 103.</p>
<p>Vienna 197 e 3 4ti.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Prezzi delle Biade.</hi></head>
<p>Formento dalle L. 32.10 alle 33.</p>
<p>Sorgo Turco a L. 16.</p>
<p>Segale a L. 21.</p>
<p>Fag. bianchi a L. 24.</p>
<p>Miglio a L. 18.</p>
<p>Risi a Duc. 34 e 34. 12.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Di Partenza.</hi></head>
<p rend="SO">Nave Cap. <hi rend="italic">Vicenzo Picello</hi></p>
<p>Veneto con can. 12 e Marin. 16.</p>
<p>Per Costantinopoli entro il mese cor.</p>
<p rend="SO">S’è sparsa la funesta notizia che la Nave Cap. <hi rend="italic">Camenarovich</hi> che
veniva da Salonicchio con un carico di 3 cento mila Ducati si sia incendiata per un fatale accidente
che non è nuovo tra i pericoli della navigazione. I gottoni, e la lana, calcati a <hi rend="italic">palo</hi>, e forse non bene stagionati, presero foco nella violenza della loro pressione, e non vi
fu arte, o ripiego bastante ad estinguerlo. Ciò nacque nell’acque di Prevesa.</p>
<p>Dopo tutti i tentativi il Capitano per salvezza sua, e della sua gente andò a rompere l’accesa
nave all’Isola di Corfù sulle cui secche s’è consumata. Dicesi che questa Compagnia grande
d’Assicurazioni abbia un danno di 27m. Duc. e la minore di 21 mila, oltre quelli d’altri
Assicuratori.</p>
<p>Desideriamo di non dover ratificare questa trista nuova, ma per quanto s’ode la nostra brama
resterà pur troppo delusa.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Commedie per questa Sera.</hi></head>
<p>A S. Angiolo</p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Replica del riparo peggior del male.</hi></p>
<p>A San Luca.</p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">La Comunità di Monte Fosco.</hi></p>
<p>A S. Gio: Grisostomo.</p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Le Gelosie di Lindoro. </hi>Replica</p>
<p>Alla pag. 662 leggasi <hi rend="italic">Paolina</hi> non <hi rend="italic">Elisabetta </hi>Memmo.
L’Articolo sul scilocco e tempo piovoso e in data de’15. Ora il Sole risplende, è non si parla di
melanconie. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 83 <seg type="DT">Sabbato 17 Ottobre 1789.</seg>
<seg synch="#FR.2" type="E2"> La novità, e la importanza del seguente Proclama appartenente alle
Provincie della Terraferma, ci consigliano a riportarlo nella sua integrità. Oggetto interessante
gli studj, ed applicazioni degl’Illustrissimi, ed Eccellentissimi Signori Deputati alla Regolazione
delle Tariffe Mercantili fu sempre quello di vegliare al bene del Commercio, e dell’industria della
Nazione, per iscoprire, e per togliere gli abusi, e disordini introdotti contro il prescritto da
tante Pubbliche providenze; e però richiamando le Loro Eccellenze alla dovuta osservanza il voler
delle Leggi, fanno pubblicamente intendere, e sapere. Primo. Che i Generi, e Merci tutte di
qualsisia natura venienti dall’Estero nel Veneto Dominio, tanto per terra, quanto per acqua, da
chiunque fossero condotte, debbano a tenor delle Leggi rassegnarsi immancabilmente alla prima
Cedola, o Muda dello Stato, per essere ogni cosa esattamente Dinonziata nella sua giusta, e reale
quantità, e qualità, con il lievo della relativa Bolletta di Scorta, per indi passare direttamente
per le Strade legali alle relative Dogane Centrali, o in mancanza di esse ai Luoghi delle Pubbliche
Esazioni Daziali; previo sempre il debito di rassegnarsi all’ingresso delle Città, Castelli, e
Fortezze al Cedolario delle Porte rispettive, dal quale abbia sempre ad essere registrata, e
sottoscritta la Bolletta suddetta di Scorta per i successivi esami, e riscontri. Secondo. Giunti i
Generi, e le Merci nelle indicate Dogane, o Luoghi Daziali, dovranno tutti i Colli, che passar
devono in Consumo, essere indistintamente visitati alla presenza di apposito Pubblico Ispettore, per
riconoscerne con precisione, e fondamento il rispettivo peso; e qualità, sicchè col mezzo di tali
visite ottener si possa l’utile oggetto, che sotto differente denominazione non s’introducano contro
le Leggi, a danno del Commercio, e dell’industria Nazionale, Generi, e Manifatture proibite, o
aggravate di Dazio, o che in fatto non fossero della natura privilegiata, ed esente. Terzo. Sarà
precisa incombenza dell’Ispettore, che a tal effetto sarà nominato, di personalmente sopraintendere
all’apertura dei Colli, facendo senza riserve trattenere in Dogana a Pubblica disposizione tutto
ciò, che si trovasse non corrispondere esattamente alla notifica della Bolletta. Dovrà detto
Ispettore di Mese in Mese, coll’appoggio delle Cedole del primo Cedolario, e delle Porte di ogni
Città, Castello, e Fortezza, fare i dovuti confronti sopra gl’interni Registri della Dogana, o
dell’Offizio Daziale in mancanza di essa, dei Colli tutti pervenuti dall’Estero, per rassegnarne
prontamente a questa Deputazione, col mezzo dei respettivi N. N. H. H. Rappresentanti, un Foglio
mensuale del risultato, accompagnato sempre da Informazione dei relativi Avvocati Fiscali, che
dimostri chiaramente gli arbitrj, collusioni, mancanze, e <pb n="658"></pb>distrazioni, che fossero nate
sopra Generi, e Merci introdotte nello Stato dalle conterminanti Estere Provincie. Quarto. Qualunque
contravvenzione, e mancanza al prescritto dalli presenti Capitoli apporterà non solo la perdita dei
Generi, e Merci, colte in contraffazione, ma degli Animali ancora, Carri, Carrette, Carrozze, Sedie,
Barche, ed altro, che servisse alla loro condotta, come precisamente comanda il Proclama 20. Luglio
1787., esteso dal N. H. Capitanio Vice Podestà di Padova a tutela di quel Dazio Mercanzia, ed
approvato dalle relative Ducali dell’Eccellentissimo Senato 29. Settembre susseguente. Quinto.
Quanto ai Cavallari, e Corrieri, che giusto al XV. dei loro Capitoli 28. Settembre 1781., estesi
dalla Conferenza dei Deputati, ed Aggionti alla Provision del Danaro, Proveditori di Comun, e Savj
Cassieri, obbligati sono a non ricever Tramessi senza le Bollette dei Dazj, ai quali fossero
soggetti; ed a tenor del Capitolo XVI. sottoposti pur sono anche a tutte le discipline, e providenze
a custodia dei Dazj medesimi stabilite dai Decreti 27. Agosto, 26. Settembre, e 10. Ottobre 1778.,
dai quali è prescritto, che all’indicato oggetto di riconoscere, che non deviino dal loro cammino, o
lascino per strada Merci, o Robe soggette a Dazio, o proibite, tutto ciò, che con le loro Valigie,
eccettuato il Valigino delle sole Lettere, sarà condotto, sia soggetto negli Uffizj Postali alla
Visita col mezzo del Ministro Daziale a tal carico destinato, col riscontro delle Polizze di
viaggio, ch’essi devono allo stesso produrre; viene con il presente ripubblicato, e richiamato ad
universale notizia il prescritto dalli Decreti soprariferiti, e fermo l’obbligo, a tenor dei
medesimi, di far passare secondo il solito alla Pubblica Dogana, o in mancanza di essa al Luogo
della Pubblica esazion Daziale, per le relative visite, e pagamento i Generi, e le Merci tutte da
essi condotte per Consumo; ed affinchè poi espressamente appariscano anche quelle condotte per solo
Transito, viene ingionto in oltre al detto Ministro di rilasciar loro per esse Gratis una
corrispondente apposita Bolletta, che a tale oggetto sarà ovunque istituita. Sesto. Qualunque
Ministro dei Dazj, che mancasse per ignoranza, o connivenza all’esecuzione pontuale dei presenti
Capitoli, sarà soggetto alla pena di Ducati cento, d-tre le maggiori anche afflittive dalle Leggi
già fissate contro i Ministri impontuali, e negligenti, e la perpetua privazione di qualunque
Impiego nei Pubblici Dazj; permettendo a tale effetto anche le secrete Dinonzie con premio ai
Denuncianti della metà della pena pecuniaria sopracomminata in caso di mancanza, o d’inobbedienza
legalmente rilevata, come ha già prescritto il sopraccitato Proclama 20. Luglio 1787. dalla Pubblica
autorità approvato. Il presente, avvalorato che sia dall’approvazione dell’Eccellentissimo Senato,
sarà stampato, pubblicato, e diffuso per la Terra Ferma col mezzo dei N. N. H. H. Pubblici
Rappresentanti, al zelo dei quali resta raccomandato d’invigilare all’immancabile, ed esatto suo
adempimento, portando sempre a cognizione di questa Deputazione tutti gli arbitrj, e defraudi, che
venissero di scuoprire. (Giacomo Nani Cav. Deputato. (Agostin Garzoni Deputato. Addì 3. Ottobre
1789. Approvato con decreto dell’eccellentissimo senato. Cesare Vignola Seg. <seg type="DT">Pubblicato. Addì 12. Ottobre 1789.</seg>
<seg type="DT">Verona 12. Ottobre 1789.</seg> “Le opere buone di chi è destinato al Governo
de’Popoli è necessario, che siano poste nel più chiaro lume, onde servano di modello, e di regola
agl’inferiori, che tanto più volentieri loro obbediscono, quanto più li conoscono meritevoli di
comandare. Questo Eccellentissimo Rappresentante: s. Giulio Antonio Mussati, ch’è dotato di tutti
quei numeri, che sono più desiderabili in natura, ha voluto con indefesso studio porli tutti a
profitto in qualunque esigenza di questa Città, e particolarmente nell’attuale lugubre situazione,
in cui una extraordinaria Piena dell’Adige ha causata l’innondazione di cinque miserabili Contrade.
Dopo di aver dati gli Ordini più avveduti per la sicurezza degli Argini, e Linee esterne del Fiume,
si portò tutto il giorno, e la notte in Persona or quà, or là in apprestati Battelli a soccorrere
tutti quei Abitanti, che circondati dalle Acque non potevano sortire dalle loro Case; somministrando
ad essi Pane, Farine, ed altri Generi, suffragando persino con <pb n="659"></pb>Elemosine numero non
picciolo de’Poveri, e mantenendo la libera comunicazione di quelle Contrade col rimanente della
Città. Quelle Famiglie, che vollero garantire altrove i loro Effetti furono da esso assistite con
Guardie Militari, acciò nel trasporto non fossero molestate, e non succedessero dispersioni delle
loro sostanze. Le Religiose Benedettine di S. Lucia, che spaventate dall’Acqua ricorsero ad esso,
colle sue Carrozze le fece tradurre nel Monastero di S. Nazaro, accompagnate, e confortate
dall’Eccellentissima Podestaressa di lui Consorte, Dama fornita di tutti quei ornamenti di Virtù, e
Saviezza, che divisi in molte basterebbero per ornarle tutte, e distinguerle. Vigilante
l’Eccellentissimo Podestà, ed istancabile a tutto, niente sfuggì alla di lui attenzione di quanto
poteva tendere al sollievo della Popolazione, che se da un canto vede la disgrazia, riconosce
dall’altro la sicurezza, e la difesa nell’amoroso suo Rettore. Si distinsero pure colla loro
attività questi Nobb. Proved. della Città, che cooperarono al Bene degli Abitanti, non trascurando
alcuno di quei salutari provvedimenti, che spettano al loro Offizio, sostenuto da essi con vero
zelo, e fervore. Questa mattina sembrava, che l’Acqua decrescesse, ma la pioggia che continova
minaccia nuove insorgenze. Ad onta del pessimo tempo anche tutt’oggi S. E. rinnovò le sue Carità in
Persona. Dio tenga lontani mali maggiori, e ci dia la grazia di poter tranquillamente, liberati da
tal calamità, benedire, e festeggiare il nome dell’affettuoso nostro Rappresentante, e Padre s.
Giulio Antonio Mussati.” <seg synch="#FR.3" type="MT"> Questa Lettera ci poteva giungere a tempo
d&apos;inserirla nel Foglio di Mercordì, ma non l&apos;ebbimo, ad onta delle nostre diligenze, che ad ora in
cui la Gazzetta era già stampata. Leggonsi queste triste notizie anche nel Nuovo Postiglione, ov&apos;è
detto: </seg> che l&apos;Adige innondò la metà di Verona le cui strade erano il dì 11. ripiene di
Barchetti; che la Dogana al Ponte delle Navi era tutta sommersa, e le merci trasportate furono in
Fiera a riserva dell&apos;Oglio nelle Botti; e che quelle ancora della Dogana a S. Fermo trasportate
furono altrove. Aggiungesi poi il naufragio d&apos;un Barchetto sul Lago colla perdita di undici persone
tra le quali il Medico Olivetti, e il Medico Gozza, e sua Moglie, e sua Figlia, il Medico Barbieri
del Comune di Lazise con sua Moglie, l&apos;Avvocato Balestra, e l&apos;Interveniente Benaglia. In un&apos;altra
Lettera nella stessa data de&apos;12. si legge, che l&apos;inondazione è simile a quella del 1767. ed ha prese
tre parti della Città; che l&apos;acqua cominciò ad innalzarsi alle ore 4. la notte del Sabbato, e
crescendo d&apos;ora in ora, la mattina della Domenica coperto aveva sì gran tratto di quella Città; che
la notte seguente cominciato aveva a calare, ma da lì a non molto arrestò il suo decrescimento onde
per le continue pioggie al monte temevasi un mal maggiore di quello de&apos;tempi passati: cioè di più
lunga durata. Al vivo dipingonsi in questa descrizione i danni sofferti, le angustie degli animi, le
miserie de&apos;poveri. Riportiamo il seguente Progetto dello Scrittore della medesima, credendolo
dettato da un amor di Patria, e da un sentimento d&apos;umanità. &quot;Non è un fantasma, nè un sogno, la
proposta di gettar l&apos;acqua nel Lago. Sopra Ponton evvi certo picciol Progno che tra collinette passa
a Brandolino. Quello aperto, profondato, ed allargato, e postevi all&apos;imboccatura dell&apos;Adige le
Porte, come son sulla Brenta, potrebbe ricevere le acque, e scaricarle nel Lago, ch&apos;essendo largo
sedici mi-<pb n="660"></pb>glia, e lungo trentadue, niente altererebbe il suo livello, come con calcoli
provano i Matematici idrostatici, e così la Città sarebbe liberata. Che poi l&apos;Adige sia più alto del
pelo dell&apos;acqua del Lago questo è stato verificato sino dal 1556. con una livellazione, ch&apos;oggi si
potria riscontrare. La spesa sarebbe grande, ma non mai che superi i danni, che soffre la città e la
Provincia in meno di 40. anni. Quanto all&apos;obbietto che il Lago s&apos;alzasse per le nove acque, che
introdotte gli fossero, un taglio che si facesse al di sopra di Peschiera con un condotto
navigabile, e capace di dar acqua da irrigare 2. cento mila campi che ci sono alla parte del Vallese
tutti arenosi, leverebbe ogni timore, e renderebbe fertile una parte del Territorio. Certo che vi
vorrebbe il braccio, e la borsa del Principe, ma le investiture di Risaje, Molini, Edifizj
risarcirebbero il Pubblico.&quot; Crediamo la mestizia de’Bergamaschi espressa in una lettera indirittaci
de’10. per la partenza del loro saggio ed ottimo Podestà e Vice Capitano S. E. Conte Giovanni
Widmann. Sono in questa di degna lode onorate quell’eminenti qualità, che colà reser caro, e
d’eterna rimembranza il suo nome, e che da noi furono in passato rammentate in questi Fogli per
servire alla riverente gratitudine de’giusti suoi estimatori. Il Teatro fu in ogni età, e in ogni
Paese un pelago senza lido nel cui vortice azzuffate si sono, e confuse le varie opinioni degli
uomini. Chi ci và per dir male, chi per dir bene; chi trova tutto buono, chi tutto pessimo.
L’ignoranza, il cattivo gusto, l’inclinazione allo sforzato, al meraviglioso, a tutto ciò ch’esce
dall’imitazione della Natura, hanno posto in voga le Fiabe, le Rappresentazioni spettacolose, le
stregherie poetiche; hanno conservati ed accresciuti i difetti degli Attori, che assorbendosi gli
applausi degl’indotti fanatici si credon grand’uomini predicando, o cantando in vece di recitare, e
calpestando il suolo, e gestendo come i Ballerini colle braccia in un movimento perpetuo.
L’intelligenza, il buon senso irritati da’difetti delle composizioni, e de’Comici, ed esigendo in
tutto la perfezione piegarsi non vogliono a quel discreto compatimento, che adattandosi alla
condizione de’tempi distingue il merito delle cose, e delle persone, incoraggisce i talenti,
favorisce le Arti, e caratterizza una docil bontà separata egualmente dalla stupida dabbenaggine, e
dalla incontentabile Dottrina. Raccolte queste due classi di gente ad una nuova Rappresentazione
ecco una guerra d’applausi, e di biasimi, un urto di piacere e di disgusto, una confusione ond’esce
di bocca uno strepitoso bravo mentre in basso tuono odesi un maledetto allo stessissimo oggetto. Di
più concorrono per curiosità, e per andare dove van tutti, alle nuove comiche produzioni, o
tragiche, o tragicomiche quegli ancora che vantandosi Filarmonici non istimano, non amano, e non
gustano che la musica, onde per essi è lo stesso la Merope del Maffei, o la Zaitra di Voltaire, che
la più spropositata delle moderne Rappresentazioni, perchè dove non si canta, e non si balla, stanno
essi in violenza, e apparecchiati ad annojarsi, tutto deridono, e si sfogano ne’Caffè detestando ciò
che hanno udito. Il torrente delle avversioni è accresciuto dal numero di quelli che appassionati
son per le maschere, e mai non vorrebbero altro che Commedie all’improvviso, sgangherandosi dalle
risa come i fanciulli all’udire i motti (veramente ingegnosi!) de’nostri Arlecchini, e godendosi le
loro baruffe collo stocco di legno. Si dirà che gli uni, e gli altri non dovrebbero mai andare dove
si re-<pb n="661"></pb>cita qualche cosa di scritto, ma se andare ci vogliono, chi può impedirlo? Così
non manca mai ad ogni prima Recita una quantità d’avventori sulla cui maldicenza si può contare in
qualunque evento. Al colpo d’occhio d’una Udienza raccolta a qualche Comica novità, discerne
l’osservatore quelli che sono corrotti dallo spirito di partito. Tre sono le Compagnie
de’Commedianti, che in un tempo medesimo agiscono in questa Città. Quando l’una chiama al suo Teatro
col mai più rappresentata, è certo che se vi son de’parziali per essa disposti a battere il tamburo
della vittoria prim’ancora che la battaglia finisca, vi son altresì gli striduli pifferi del
disprezzo apparecchiati all’infernale frastuono che precipitar fanno le nuove Commedie quando son
tali da non meritare la pubblica sofferenza, o tali almen son credute. Nè questi pifferi mettonsi in
sacco sennon quando la Commedia piaccia, o per merito, o per fortuna. Se tanti son i punti di vista
co’quali gli spettatori al Teatro riduconsi, c’è d’uopo forse di farglielo avvisato, perchè sappia
lo Scrittore di questo Foglio, che molti restano disgustati delle libere sue descrizioni intorno
alle nuove Rappresentazioni teatrali? Poteva risparmiarsi questo disturbo un Incognito, che si
sottoscrive nostro Amico, e ci fa sentire che dovevamo dir meno della Commedia a Sant’Angiolo, e più
della Semi-tragica a San Gio: Grisostomo. Sappia egli, che questo genere non c’interessa, che ci
mancava il tempo, e lo spazio per un’analisi, e che il di più che avremmo potuto dire non gli
sarebbe piaciuto, giacch’ei dimostrasi stimatore d’un tale Componimento. Quanto al Riparo peggior
del male a torto ei ci accusa di parzialità nel giudizio. Possiamo esser ingannati, insinceri non
mai. L’abbiamo detto ancora, che non è questo un Foglio Letterario, che dia gli estratti, e
sottoponga a critico esame rigoroso le cose. Nello stato attuale dell’Italiano Teatro quando c’è del
buono contentarsi bisogna, ed essere su’difetti indulgenti. Che che se ne dica in contrario la
suddetta Commedia è una di quelle che devono necessariamente piacere alla comune degli uomini
ovunque vengano recitate. In tanta penuria di cose, non perfette, ma passabili, è ben giusto che di
lodi si onori chi sà trattenerci con utile, e con diletto. Di questa miseria del nostro Teatro
Comico ce ne diede una maggior prova l’altr’jeri la Compagnia del Teatro a S. Luca colla non più
rappresentata Commedia in due Atti intitolata Il Padre servitor di suo Figlio, che intitolar
piuttosto potevasi: I Personaggj del Sig. Petronio. Se questo abilissimo Attore non avesse
egregiamente sostenuto il finto carattere d’un Inglese ravvivando l’Udienza, e chiamandola al riso
dalla noja in cui languiva, la Commedia non sarebbe stata nemmeno di due Atti, e caduto sarebbe
innanzi tempo il Sipario. Già cominciavasi a udire de’sbadigliamenti, e de’fischj, che senza la sua
bravura moltiplicati poco a poco sarebbonsi, nè valso avrebbe a reprimerli la parzialità, o la
compassione. Il Pubblico soffre sino ad un certo segno, e quando per sollevarsi dal tedio d’una
cattivissima Rappresentazione s’abbandona alla derisione, e al diprezzo, è un torrente che trabocca
e non soffre più gli argini. Noi non giugiudichiamo s’egli abbia il diritto di vendicare in tal modo
la sua delusione, ma possiamo dire bensì che aveva tutta la ragione d’infastidirsi, e di fremere
alla recita della predetta Commedia, che sia originale, o tradotta, o impasticciata, non è
certamente degna di essere riprodotta sulle scene. Raccolgasi i voti di que’tanti, ch’ebbero la <pb n="662"></pb>disgrazia d’udirla, e si vedrà se rispondono a questo giudizio. Nozze. Giovedì in questa
Chiesetta di San Gallo ebbe la mano di Sposa da S. E. la N. D. Elisabetta Memmo figlia
dell’Eccellentis. K. e Proc. il N. H. s. Alv. Gius. Martinengo di s. Venceslao Gasparo. Siamo da
molti giorni dominati in Venezia da un piovoso scilocco ostinato, caro sempre a’vecchj ed
a’cagionevoli, perchè ritarda l’arrivo del freddo loro inimico implacabile, ma sempre incomodo e
disgustoso a chi non ha dell’Inverno tanta paura, perchè si suda al Teatro, e ne’luoghi chiusi, si
cammina male, non respirasi un’aria pura, nè la vista si gode d’un Ciel sereno. Il mare gonfio e
irritato versò nelle nostre Lagune una porzione della sua piena ond’ebbimo, ed abbiamo le acque a
quell’altezza a cui sogliono giungere ordinariamente i primi giorni del mese venturo, e l’altr’jeri
superate arditamente le sponde si sparsero in Piazza, e nelle piu basse vie soggette alla loro
temerità. I fanciulli se la godono in queste occasioni, passandole a guado, e festeggiando come
l’anitre la strasordinaria lor visita; coloro che portano sulle spalle chi si sa tragittare le
braman men rare; e certi cortesani, per far vedere ch’hanno i stivali camminano nell’acqua a passi
che in burrasca la mettono, e fan credere d’essere asciutti quand’hanno le piante non difese da un
impenetrabile cuojo ma coperte da una spezie di spugna. Che gusti! Buon per noi, che dalla Pubblica
Provvidenza la maggior parte de’pozzi delle Contrade sono stati difesi da’danni di queste
escrescenze coll’innalzarli di molto. Un Forastiero venuto per istar quì qualche mese s’è messo
l’altr’jeri in tanto spavento al veder che il mare arriva tra noi a questo segno, che non ha voluto
intender ragioni ed è tornato via subito non riputandosi sicuro memmeno nell’ultimo piano della
Locanda. Niuno della sua mancanza s’accorse, perch’è un di quelli che viaggiano senza servitù, ma
l’ha sentita come una vera disgrazia una Virtuosa dismessa, che contava il suo soggiorno come la
rendita d’un posto di Prima Donna in qualche Teatro d’Opera Buffa. I Polacchi del seguito di S. E.
Potoki son ancora rimpetto al Porto di Malamocco aspettando il tempo opportuno da escire. Il
Vascello su cui affollati si trovano ha fatto ne’giorni scorsi, e nelle notti tante profonde
riverenze all’Adriatico, che dovrebbe trattarlo bene nel suo viaggio, per il rispetto mostratogli.
Almeno questi stranieri hanno potuto avere una piena idea del mare prima d’entrarvi, e così
avvezzati alle sue agitazioni saranno più coraggiosi e forti a resistere alle sue scosse. Notizie
Sacre. L’ornamento, e l’illuminazione di questo superbo Tempio di San Francesco della Vigna,
corrispondono alla dignità della sacra solenne funzione, che chiama un concorso numerosissimo. Il
primo giorno, che fu domenica, diede la benedizione per S. E. Reverendis. Monsig. Patriarca
(condannato alle sue stanze dalla cecità ed altr’incomodi, con vera afflizione di tutti i buoni)
Monsignore Stefano Seriman Vescovo di Caorle. Il secondo Monsignor Baccolo Vescovo di Cattaro. Il
terzo il Reverendissimo P. Ab. Segala Can. Later. della Carità. Il quarto il Reverendis. P. Ab.
Mandelli de’Monaci Camald. di S. Michel di Murano. <pb n="663"></pb>Il quinto il sud. Monsignor Baccoli.
Jeri il Reverendis. P. Ab. D. Pietro Marzoni de’Can. del Salvatore. Oggi la darà il Reverendis. P.
Ab. di S. Mattia di Murano, domani il sud. Monsignor Seriman, e posdomani S. E. Monsignor Nunzio
Apostolico. I sacri Oratori già nominati, che sinora hanno soddisfatto al loro impegno, si fecero
molt’onore, e non cederanno certamente in merito ed eloquenza gli altri che incaricati si sono delle
lodi panegiriche del gran Santo. Sulla Porta della Chiesa si legge Divo Petro de Alcantera
Admirabilis paenitentiae et altissimae contemplationis munere a Deo. opt. max. illustrato saeculum
novendiale sacrum Ricerca. Se l’Isoletta di S. Giorgio in Alga sia nello spirituale soggetta alla
Parrocchia delle Gambarare, o a questa di S. Niccolò di Venezia. <seg synch="#FR.4" type="E3"> È
questa una disgrazia, o una fortuna? <seg synch="#FR.5" type="EX"> Un’uomo di mezz’età, benestante,
buono, di spirito sufficiente, s’è innamorato all’estremo d’una Fanciulla ben nata, che non ha in
dote che la bellezza. La chiese a’suoi Genitori in isposa, che gli diedero il loro assenso senza
pensarci sopra, benedicendo la sorte di poter collocarla sì bene. Credettero di consolarla al
comunicarle il partito. Al contrario ella si turbò, e dichiarò un alto stupore, ch’un uomo di bassa
nascita, sprovveduto affatto di doni personali, osasse d’aspirare al suo letto. Che non fè, che non
disse il Padre, e la Madre sua, perchè aprisse gli occhi sull’inganno che acciecala, e confessasse
che una povera Figlia ha da preferire un marito ricco, a tutta la bellezza, e la nobiltà del Mondo,
senza denari? Pianti, preghiere, consigli, minaccie, nulla valsero. Ella è ferma più d’una quercia
d’un secolo nella sua negativa, e la sua costanza non fa che accendere maggiormente lo spasimato
amante il quale per piacerle s’è posto in aria di galanteria, che serve soltanto a mettere in
maggior vista i suoi personali difetti. Ha disegnato un albero genealogico della sua discendenza per
provarle che il di lui bisavolo era un togato; prende lezioni di ballo, e di lingua francese,
frequenta i Caffè di maggior concorso, s’è fatto socio a un Casino in cuid al sommo all’imo c’entra
di tutto, ma nulla giova. Le scrive delle Lettere di fuoco per iscaldarla ed ella resta gelata;
copia da’Libri delle belle massime per convincerla, che in vece la fanno ridere: Ella non risponde
mai, e mostra a tutti quei che conosce quanto da lui scritto le viene. </seg>
</seg> Penetrata la Gazzetta dall’afflizione di questo pover uomo, e dalla cecità di questa Giovine
dissennata, si crede in dovere di consigliarla ad una sana risoluzione prima che si raffreddi il
capo a chi può farla felice. Secondando l’Amore nella sua scelta può ben presto ridursi ad un
inutile pentimento. Il mondo è provveduto abbastanza di miserabili senz’accrescerne il numero con
de’matrimonj infelici. Quando allo sfogo d’una passione succede il languor della fame, e il peso
d’una Famiglia, la vita resta un supplizio. Questo pensiero le sia d’un salutare spavento onde più
non indugii a porgere la bella <pb n="664"></pb>sua mano ad un galantuomo, che poi non è un mostro, e
che ha degli alberi nelle sue campagne oltre quello di carta della cui legittimità ella non deve
affannarsi. D’Affittare. Una Casa in Padova, nella Contrada di San Massimo, in tre solaj con la
scuderia, Rimessa, e Giardino. Chi vi applicasse parli col Caffettiere appresso la Chiesa di Santa
Sofia nella suddetta Città. Un Albergo da Forastieri, o Locanda convenientemente fornita,
d’inviamento incamminato da più di trent’anni, situato in una Città poco distante da questa
Capitale. Previo l’accordo, il Proprietario della medesima la consegnerà nello stato in cui trovasi
a chi prendere la volesse ad affitto. Il Sig. Giacomo Silvia primo Agente nel Negozio Zorzi a S.
Zulian, darà tutte le informazioni sull’affare, a chi vi applicasse. <seg type="U2">Savio in
Settimana</seg> Per la prossima v. s. Zaccaria Valaresso. Cambj. <seg type="DT">16. Ottobre.</seg>
Lione 57 e un 8vo. Parigi 56 e 3 4ti. Roma 63 e un 6to. Napoli 115 e mezzo. Livorno 100 e un 4to.
Milano 155. Genova 91. Amsterdam 93 e un 4to. Londra 48 e 7 8vi. Augusta 103. Vienna 197 e 3 4ti.
Prezzi delle Biade. Formento dalle L. 32.10 alle 33. Sorgo Turco a L. 16. Segale a L. 21. Fag.
bianchi a L. 24. Miglio a L. 18. Risi a Duc. 34 e 34. 12. Di Partenza. Nave Cap. Vicenzo Picello
Veneto con can. 12 e Marin. 16. Per Costantinopoli entro il mese cor. S’è sparsa la funesta notizia
che la Nave Cap. Camenarovich che veniva da Salonicchio con un carico di 3 cento mila Ducati si sia
incendiata per un fatale accidente che non è nuovo tra i pericoli della navigazione. I gottoni, e la
lana, calcati a palo, e forse non bene stagionati, presero foco nella violenza della loro pressione,
e non vi fu arte, o ripiego bastante ad estinguerlo. Ciò nacque nell’acque di Prevesa. Dopo tutti i
tentativi il Capitano per salvezza sua, e della sua gente andò a rompere l’accesa nave all’Isola di
Corfù sulle cui secche s’è consumata. Dicesi che questa Compagnia grande d’Assicurazioni abbia un
danno di 27m. Duc. e la minore di 21 mila, oltre quelli d’altri Assicuratori. Desideriamo di non
dover ratificare questa trista nuova, ma per quanto s’ode la nostra brama resterà pur troppo delusa.
Commedie per questa Sera. A S. Angiolo Replica del riparo peggior del male. A San Luca. La Comunità
di Monte Fosco. A S. Gio: Grisostomo. Le Gelosie di Lindoro. Replica Alla pag. 662 leggasi Paolina
non Elisabetta Memmo. L’Articolo sul scilocco e tempo piovoso e in data de’15. Ora il Sole
risplende, è non si parla di melanconie. </seg>
</seg>
</ab>
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