Gazzetta urbana veneta: Num. 72
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Num 72.
Prospetto dell’Accademia recitata il dì 7. Settembre 1789. alle Pubbliche Scuole in Venezia.
Prefazione recitata dal Cl. Carlo Gagini. Nella quale investigata l’essenza, e la natura della
Religione, in quanto è virtù, e questa costituita nell’abito di determinare le azioni in conseguenza
di motivi presi dagli attributi, ed operazioni divine, a noi svelate o dalla ragione o dalla fede,
si propone di trattare dei principali doveri imposti da essa all’uomo, e degli estremi, che ad essa
maggiormente si oppongono. I. L’empietà, e l’Ateismo essere l’eccesso il più diametralmente alla
Religione contrario, come quello, che, negando l’esistenza dell’Esser Supremo, toglie affatto ogni
ragione di culto religioso. Assurdità dell’Ateismo. Canzone. Sig. Alberto Stella. II. Nec minus
religioni superstitionem adversari, guippe quae Deo imperfectiones, & vitia affingat, quae
eminenti, absolutissimaeque ejus naturae repugnant. Superstitionum exemplum ex Levit. cap. 18. p.
21. Elegia. Cl. Bernardus Girardini. III. Quantunque colla ragione nostra comprendere non possiamo i
misterj della Divinità, e perciò necessaria ci si renda la Fede; con tutto ciò, dovendo essere,
secondo il detto dell’Apostolo, ragionevole il nostro ossequio, atto sarà di culto religioso il
credere, quando i motivi di credibilità persuadano a credere il nostro intelletto. Sonetti. Sig.
Spiridion Calucci. Fanciullo che fu universalmente applaudito. IV. Cum religio nos obliget ad ea
omnia firmiter credenda, quae Deus revelavit, eaquae ingenii nostri, intelligentiaeque vim longe
superent, in religionem committere, qui mysteriorum rationem, modumque intemperanter investigant,
scrutatores majestatis, ejusque gloria opprimendi. Carmen. Sig. Gio: Battista Zucchi. V. La
religione prescrivere all’uomo atti d’esterno, e di pubblico culto. Ragioni del medesimo prese dalla
nostra natura, dallo stato nostro, dall’antichità dello stesso, dall’autorità di Dio. Ottave. Sig.
Pietro Gaspari. VI. Sed verum, maximeque Deo dignum, gratumque cultum non in hac exteriori pietatis
testificatione, verum in animo, ac virtute consistere, eamque esse sanctissimam religionem, ut Deus
adoretur in spiritu, & veritate. Ode. Sig. Giuseppe Succi. VII. Pietatis, Religionisque officium
esse, ut sensus, affectusque nostri ii sint, qui Dei voluntati conveniant. Comprimi autem, & in
officio contineri calcitrosos natura, tumultuososque non posse, nisi corporis maceratione aliqua,
& castigatione reprimantur. Hanc igitur ad religionis necessitatem pertinere. Endecasyllabi. G.
L. Cl. Francesco Fontanella. VIII. Umbram tantum, speciemque religionis sectari, qui summam sibi
piae vitae ponunt in hac affectata a luxu, voluptatibusque continentia, vel vitia intus aliqua
celant, aut nulla Dei, similiumque sibi charitate tanguntur: in quo multos ess, qui pernicioso
errore fallantur. Satyra. Cl. Giovanni Bozzato. IX. Consistere il midollo della Religione
nell’amore, il quale riposto essendo nel piacere in noi cagionato, e prodotto dalla cognizione viva
delle perfezioni d’un oggetto, esclude dal culto di venerazione all’Esser Supremo il
timore, detto servile, e la determinazione di operare unicamente per motivo del nostro vantaggio.
Quaderni. Sig. Giovanni Dofin. X. Come però l’inclinazione del cuore umano del suo bene è naturale,
e necessaria nell’uomo, e come il possedimento di Dio nella beatitudine eterna è il bene maggiore
dell’uomo, possedimento, di cui Egli ci rese per esercitare la sua bontà, e per la gloria sua
capaci: diverrebbe non un culto di religione, ma un atto di condannata follìa il supporre un amore
di Dio disinteressato a segno di separarlo dal desiderio della nostra beatitudine. Lode del Fenelon
per la sua ubbidienza. Versi sciolti. Co: Marco Corniani Notizie di Brescia. Sino dai 3 del corrente
abbiamo avviso, che in quel Nobil Teatro fu posto in iscena il Dramma La Nitteti, del cui destino
niuno diedeci avviso. In altra in data de’6 si narra esser seguita la corsa de’Fantini nel dì
precedente, e che la sera il Teatro fù illuminato a giorno tanto per l’Opera, che per la Cavalchina.
Annunziasi in questa la solennità di tre giorni cioè: 6. 7. e 8. corr. nella Chiesa Parrocchiale
della Terra di S. Eufemia distante due miglia allo in circa dalla Città, per il trasporto delle SS.
Croci. Le strade, che ivi conducono, coperte di tele per difendere i passeggieri da’raggi Solari,
una brillante Macchina di fuochi d’artifizio, estesa e copiosa illuminazione, tiri di Mascoli in
gran quantità, una strepitosa musica, solenne processione, addobbo oltre modo ricco e magnifico di
quella Chiesa, sono le comodità, gli spettacoli, e gli oggetti di divozione descritti in questa
relazione succinta. Notizie di Verona. Lo spirito distruttore del suicidio dalle qualificate persone
discende sino alla gente di bassa condizione. Un Servitore di Casa Brenzoni gettossi nell’Adice,
come comunemente si crede, benchè manchi da più giorni, e non siasi trovato il di lui cadavere. Un
fulmine colpì nell’abitazione di Cà Carminati, e rovinò tre delle migliori camere. Dicesi che il
Guattero di Cà Bevilacqua reo delli due omicidj descritti su questi Fogli, si stato arrestato ai
Sette Comuni, e che in breve sarà condotto in quella Città. La Comica Compagnia che agisce
nell’Arena, e in Teatro ebbe il rinforzo del Sig. Petronio di quì partito a tal fine. Si produsse
coll’Eugenia nella quale la parte di Padre gli fece sempre grandissimo onore, come in
quest’occasione. In quel Castel Vecchio fu posto l’Orologio alla Francese. Tanto in due Lettere de’2
e 3 de corr. mese. Funzioni Sacre. Jeri giorno dedicato alla Natività di M. V. Sua Serenità col
solito maestoso accompagnamento scese nella Ducale Basilica ad assistere alla solenne Messa, secondo
l’annuo costume, poi si portò alla visita della Cattedrale di Castello a venerare il Corpo di San
Lorenzo Giustiniani, atto pubblico di pietà trasportato dall’uso recente dal mese di Gennajo al
presente. Giace questo nella Cappella Maggiore ov’è la sua Statua marmorea, sotto i cui piedi
leggesi nel piedestallo Per il corso di 727. anni cioè dal 774 sino
all’elezione al Patriarcato di questo gran Santo, il Prelato ordinario di Venezia fu sempre chiamato
col titolo di Vescovo, e dopo 52. Prelati che coprirono questa Sede il primo che la occcupò [sic.]
come Patriarca di Venezia per Breve del Sommo Pontefice Niccola V. scolpita già su pilastro in mezzo
la Chiesa, fu il suddetto glorioso Santo, ch’era già Vescovo, e in età d’anni 80. Leggesi
nell’accennata Bolla, che insorta contesa tra il Patriarca di Grado, e il Vescovo di Castello, il
prefato Papa dichiarò che quelle due Chiese si dovessero unire, e ne divenisse padrone quello de’due
Prelati viventi che sopravvivesse all’altro. La morte di Domenico Michiele ultimo Patriarca di Grado
verificò il caso ed il titolo nel Santo Lorenzo Giustiniani. Forastieri di alto rango Oggi ariverà
in questa Capitale S. E. il Sig. Conte Potoky Ambasciatore della Polonia alla sublime Porta.
Presentemente il suo seguito consiste in ventisei persone compresovi il corteggio nobile di
Secretarj ed Uffiziali d’onore. Il resto del medesimo ascendente ad altre sessantasei deve tra poco
raggiungerlo per la via di mare prendendo l’imbarco a Trieste. Da qui fu noleggiato Bastimento
passerà egli a Costantinopoli a rappresentare nella splendida sua ambasciata la dignità del suo Re,
e della Serenissima Repubblica, conferitagli in momenti di tanta importanza, che rendono la scelta
molt’onorevole, e ad offerire al Gran Signore i preziosi doni de’quali hanno parlato i Fogli
politici. Il suo alloggio a questo rinomato Albergo del Signor Petrillo a S. Gio: Grisostomo.
Bastimenti arrivati.
Mercordì 9 Settembre 1789.
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Libri Nuovi.
Da’Torchj d’Antonio qu: Giacomo Curti stampatore a S. Niccolò, è uscito il Tomo Secondo de’Capi d’Opera del Teatro Antico e Moderno. Italiano e Straniero, che viene ad essere il Primo della Classe Tragica. Contiene le tre seguenti Greche Tragedie. Il Prometeo di Eschilo tradotto dal Sig. Abbate Melchior Cesarotti, l’Edipo di Sofocle tradotto da Orsato Giustiniano P. V. e l’Ippolito di Euripide tradotto dal Signor Abbate Francesco Boaretti. Ognuna di queste Tragedie è preceduta dalla Vita dell’Autore, e da un Discorso critico sulla sua Tragedia. Un Preliminare dell’Editore introduce alla lettura di questo Tomo, e si comincia a gustar la poesia da’Versi dedicatorj del Signor Abbate Cesarotti, che precedono la sua traduzione. La scelta di queste Tragedie non poteva essere più giudiziosa per dare un Saggio nell’Idioma Italiano dell’antico Greco Teatro Tragico. Il Collettore onora con molta ripugnanza col titolo di Tragedia il Prometeo, dramma bizzarro, o piuttosto drammatico ditirambo tutto mitologico, spesso puerilmente strano, e talvolta oscuro: ma essendo questo, il più antico fra tutti i soggetti tragici, che noi conosciamo, e contenendo, come ei soggiunge, benchè un tragico Mostro, certi tratti estraordinarj sì ma grandi e brillanti che non an forse le altre tragedie più regolari del medesimo Autore, e nel quale ravvisasi la natura, non ancor limitata da regole, nè infievolita da’precetti, libera scorrer quasi torrente che, in mezzo alle ruine eziandio e allo spavento, desta non solo l’ammirazione ma una certa spezie di sublime piacere, era ben giusto che da essa si dovesse cominciar la Raccolta onde da un parto, tuttochè informe, ammirabile, del Padre della Tragedia, guidati fossimo alla conoscenza de’progressi, che fece nella Grecia questo sublime genere di componimenti drammatici. Così, ad onta dell’oscurità, dello stento, delle barbare voci, e di quant’altro si biasima nella Divina Commedia di Dante, mai non potranno le altrui censure cancellare l’impronta dell’immortalità dalla profonda e dottissima sua Opera, perchè il merito d’essere stato il fondatore dell’Italiana Poesia in un lavoro de’più vasti ed arditi a cui mai siasi azzardata l’umana immaginazione, rende degne d’eterna lode le sue bellezze, e non mai condannabili i suoi difetti. Sofocle, che si formò dietro a un sì gran originale qual fu Eschilo, si gusta meglio nel suo Edipo al confronto, e la sua sorpresa quando carico d’anni e di gloria udì in Atene l’Ippolito d’Euripide, segna l’epoca più luminosa a’fasti di Melpomene nella Grecia: onde siamo a mano a mano guidati nella lettura di queste tre Tragedie a’prodigj successivi dell’ingegno e del sapere, che nel giro di pochi anni produssero in quella dotta Città, l’esempio, l’emulazione, i premj, le ricompense, e gli onori, semi che sparsi tra le colte Nazioni, hanno fatto sempre crescere il merito. Opportunissime, e dilettevoli sono le storiche notizie sulla Vita de’tre celebri prenominati Poeti Tragici. Siamo sempre più interessati alla lettura dell’altrui Opere quando sappiamo la condizione, le vicende, e il destino di chi le scrisse. I discorsi critici, che ad esse succedono, raccolgono succintamente le opinioni degli Scrittori di sommo credito, ch’hanno deciso maturamente sulle bellezze, e i difetti delle predette Tragedie. Il Raccoglitore non li cita, ma confessa modestamente di valersi de’loro oracoli ne’suoi discorsi. Quanto alle traduzioni, è sì estesa la fama del sig. Abbate Cesarotti, che basta il solo suo nome ad accreditare la sua impresa, in cui dice l’Editore, benchè della prima sua adolescenza, vi si vede pur quella mano, che divenir un giorno doveva l’autrice famosa delle traduzioni d’Ossian, e di Omero. Se mancasse ogn’altra onorevole testimonianza dell’alto pregio di quella del V. P. Orsato Giustiniano basterebbe la sola dell’immortale Marchese Scipione Maffei, riportata dall’Editore suddetto per conciliarle la stima di chi nulla sapesse della medesima. E finalmente conchiudendo col valore del Sig. Abbate Boaretti trascriviamo le parole del terzo Discorso, che lo riguardano. Ei congiunge gli studj delle Scienze più astratte e profonde con quelli della più squisita Letteratura Greca e Italiana, e sà calcolare colla medesima esattezza i moti celesti come quelli del cuore umano. A egli intrapreso ad insinuazione nostra questo suo eccellente lavoro . . . . Nella sua traduzione conserva egli costantemente il sentimento e il colorito del Greco Originale. Le frasi e le parole le conserva soltanto allorchè stan bene colla nostra lingua, e colla nostra Poesia, facendovi altrimente delle sostituzioni rendenti una proporzionata corrispondenza alla forza e alla bellezza Greca, e allo spirito dell’Opera e de Autore. Non resta che a far parola dell’Edizione. È questa bellissima per bianchezza e solidità di carta, nitidezza di caratteri, e compatto armonico nel tipografico lavoro. La forma è d’un maneggevole ottavo; il frontespizio è decorato d’un elegante rametto, ed accompagnato da una pittoresca antiporta di molte ben disegnate e distribuite Figure, ove sulle appese cetre, e sulle fascie ondeggianti sostenute dagli alati amorini leggonsi i nomi di Sofocle, d’Euripide, d’Aristofane, di Voltaire, di Cornelio, di Racine, di Moliere, di Goldoni, di Metastasio, d’Alfieri. Dinanzi al titolo d’ogni Tragedia v’è il busto in rame del Greco Autore. Il prezzo di questo Tomo è di L. 4:16 computando i Fogli di pagine 16, che sono 19. a 4 soldi l’uno, come pure i rami, e la legatura provisionale. Vendesi dal prenominato Stampatore Antonio Curti qu. Giacomo a S. Niccolò, e da’Libraj Giacomo Storti, e Andrea Foglierini in Merceria. Avviso. “Si torna a replicare agli Amatori delle novelle del giorno, che Antonio Zatta, e Figli Stampatori, e Libraj di Venezia al Traghetto di S. Barnaba, attenti sempre a tutto quello che può interessare la curiosità non lasciano di pubblicare tratto tratto quelle cose che possono servire di fondamento a ben intenderle. Di ciò ne fa prova la già accennata pubblicazione dalla loro Calcografia di una Carta esattissima dei Contorni di Parigi miniata, dove si scorgono tutte le situazioni, che sono state il teatro delle vicende di quella Capitale; come pure di una Pianta e Prospetto del rinomato Castello della Bastiglia, corredata d’una veridica descrizione delle varie interne situazioni della medesima, delle Torri, degli Appartamenti, e di ogni altra particolarità di quella Prigione di Stato, il tutto tratto da documenti degni di fede. Queste due Carte che sono in Foglio Reale si vendono cadauna a L. 1:10 Venete, ossia Bajocchi 15. Romani. Inoltre hanno dati in luce al prezzo di soldi sei, o sia bajocchi tre Romani cadauno li Ritratti del celebre Amministratore delle Finanze Sig. Necker, di Luigi XVI. Re di Francia, e del Principe di Ligne Generale delle Armi Imperiali. Sotto l’incisione poi tengono il Ritratto del nuovo Gran Signore di Costantinopoli. Tutte le sopraddette Stampe sono vendibili anche presso i migliori Libraj d’Italia. Per servire gli Amici ed Associati, che da Padova ci hanno spedita una Lettera del primo corrente, abbiamo parlato subito col Librajo Curti, e siamo da lui assicurati, ch’egli ha tre Tomi tradotti di proseguimento al Prospetto dell’Asia ec. che verranno successivamente in luce tra poco, e l’Opera avrà il suo proseguimento sino alla fine. In Senato,5. Settembre 1789.
Inquisitor sopra l’Esaz. de’Cred. Pub. dura mesi 36. Mes. Benedetto Giovanelli Proc. Prov. Sopra Feudi. dura m. 24. s. Alvise Emo qu: Zuanne. 2 Del Collegio sulle Pompe. dur. m. 24. s. Angiolo Boldù s. Giacomo Ant. Marcello. In M. C.Domenica 6 detto.
Uffiziale al Cattaver. Và in Senato con voto per m. 16. s. Alvise Contenti Fin. s. Costanzo Arnaldi. Prov. al Cottimo di Damasco. s. Giacinto Corner qu. Ant. Fin. s. Tommaso Badoer. Offiz. alla Ternaria Nuova. s. Paolo Donà qu. Marin Luogo di s. Gir. Foscarini eletto Pod. a Rovigo. 3 dell’Eccelso Cons.di X s. Zuanne Bonfadini s. Lodovico Angaran s. Alvise Mocenigo Pmo qu. Ser. 6 del Consiglio di Pregadi. s. Marco Zen K. qu. Ales. Proc. s. Ant. Zen qu. Ant. s. Vicenzo Minotto qu. Franc. s. Ant. Grimani qu. Pietro s. Alvise Emo qu. Zuanne s. Gabriel Marcello qu: Ang. È necessario, a lume de’Forastieri, che leggono questo Foglio, non men che a quello d’alucni che delle cose patrie sono poco informati, che questo Consiglio di Pregadi è formato di 60 Patrizj Veneti, il quale unitamente a quel della Giunta, ch’è d’altri 60, a’Procuratori di S. Marco, a’Consiglieri, al Consiglio di X, agli Avvogadori attuali ed usciti, a’Censori attuali ed usciti, alla Quarantia Criminali, ed altri Magistrati con voto e senza, compone l’Eccellentissimo Senato.Metatextualität
Nel
nostro Foglio N. 69 abbiamo inserito un Articolo relativo all’Opera attuale di Bergamo; ora per
soddisfare alle premure d’un nostro Associato ci conviene aggiungere la seguente notizia.
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Brief/Leserbrief
L’Opera in complesso è bella e magnifica, questi Impresarj, quantunque
certi d’un non indifferente discapito, non hanno mancato di fare tutto ciò che loro è stato
possibile, onde rendere lo spettacolo dei più maestosi, e brillanti. Del Sig. Pacchierotti non se ne
parla, mentre è abbastanza nota la sua abilità: piace assaissimo. La Sig. Casentini prima Attrice
sotto la scuola di sì celebre Maestro fa molto bene la sua parte, e il di lei canto corredato dalle
più espressive azioni è veramente insinuante. Il Tenore hà una voce degna del più gran Teatro, ma il
suo gesto non corrisponde; hà bisogno di studio. Le seconde Parti vagliono poco. La Musica è ottima,
e comparirebbe migliore se l’Orchestara fosse più numerosa. Li Balli non dispiaciono. Il Sig.
Beretti è instancabile nel farli riuscire più aggradevoli. La Villeneuve, per quanto si decanti, non
incontra troppo. I Groteschi poi meritano tutto l’applauso. Per li dieci del corrente si attende qui
S. A R. l’Arciduca di Milano per sentir una recita. Sono ec.
Bergamo 2 Settembre 1789.
Metatextualität
Dall’Autore della Lettera intornò all’Opera di Padova del Signor
Paisello, un’altra ne abbiamo ricevuta in data de’6 corrente, nella quale di risponsivo alla seconda
critica fattagli non v’è che il seguente Paragrafo.
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Brief/Leserbrief
“Non credo, che all’apparir dei Galli abbiano gridato tanto le oche
del Campidoglio, come all’apparir della mia Lettera le oche filarmoniche della vostra Gazzetta. È
comparsa adesso un’oca seconda con una Lettera di risposta divisa in Capitoli a guisa di Scrittura
Mercantile, o di Affitanza. Per imitare anch’io lo stile notoriale di quest’ocha critica vi dirò
dunque che levando dalla suddetta Lettera. I. le teorie musicali degne solo di un Meastro di
Cappella bandito dal Regno Armonico a forza di fischiate II. le ingiurie invece di ragioni. III. le
inezie. IV. gli spropositi di ogni genere, diventa la pretesa Critica un semplice Foglio in bianco.
Degnar di risposta tal sorte di Avversarj saria lo stesso, che accordar diritto ad un oca di
stimarsi un animal ragionevole. Io non commetterò mai una simile bestialità.
Metatextualität
È finalmente giunta la risposta della Moglie Filarmonica, ma dopo
tanto tempo, e con tutte l’assistenza del suo Virtuoso, il Pubblico stenterebbe ad inrenderla senza
leggerla, rileggerla, e ponderarla: ond’è che siamo in necessità di valerci dell’autorità, ch’ella
ci accorda di svolgere i periodi, cangiar le frasi, e le parole, e dare con aria diversa alle sue
ragioni, senza scemarle od accrescerle, per render tollerabile la lettura.
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Brief/Leserbrief
Signore. “Prima di giudicare, è giusto che intendiate le due parti:
perchè una istoria non è buona finchè non se ne dica un’altra, proverbio imparato a
Londra da una celebre Virtuosa, che mi onora della sua amicizia, lo sono la sventurata Moglie di
quel grossolano Marito (quasi dissi insensibile) che pubblicamente dichiarami pazza. Confesso la mia
passione per la Musica, e me ne glorio. Può citarsene una più nobile, e più degna d’essere
confessata? I miei nervi sono formati per l’armonia, e tutte le differenti combinazioni della Solfa
fanno sopra di me il loro effetto. Il soggiorno, ch’io feci in cotesta Città accrebbe questa mia
naturale disposizione. I migliori giudici della vostra Patria m’hanno riguardata come una vera
Virtuosa. Ora io compongo, ed eseguisco; ed oso dire che vi son pochi Musici, che intendino meglio
di me il contrappunto e il cromatico. Ho l’inesplicabile piacere di cominciar a sentire unanimamente
da tutti i gran Professori, che decorano la mia abitazione, qualificate le mie composizioni di
squisite, divine, adorabili. V’hà in ciò della stravaganza? Non è più naturale che mio Marito
s’incarichi di questa imputazione, egli la cui anima è insensibile, impenetrabile all’incanto, ed al
potere dell’Armonia? egli, ch’io vidi uscire della mia camera alla metà del passaggio il più movente
e patetico, e che mai non si scosse all’espressioni più irresistibili, alla melodia, alle cadenza,
alle appoggiature, agli arpeggi, a’staccati, agli andanti, agli allegri, agli adagi, a’larghi,
a’piani, od ai forti? Mio Marito affetta d’essere un gran politico, e si scatenò l’altr’jeri contro
di me, perchè tenni un Concerto mentre da’Paesi stranieri erano venute delle triste notizie. Che ci
penso io delle guerre, delle rivoluzioni, dell’altrui perdite? La maggior perdita che far potrebbe
l’Italia sarebbe quella d’una Banti, d’un Marchesi, d’un Pacchierotti, d’un Rubinelli, a’quali
miseramente non veggonsi successori. Finalmente per quanto goffo sia mio marito, io sono risoluta di
soddisfare verso di lui a’doveri che mi ci attaccano. Allorch’ei viene nella mia camera, io mi metto
al gravicembalo, canto e suono le Arie più analoghe al suo carattere colla speranza di coglier
l’unissono; ma, io debbo confessarlo, ho paura, ch’egli non abbia neppure un sol nervo armonico in
tutta la sua costruzione, quantunque uomo onesto. Quand’egli interrompe la mia musica, e mi
minaccia, come vi scrisse, di fare un concerto ridicolo di trombette marine ec. io gli rispondo,
ch’egli non ha le menoma nozione su queste materie; e che sarebbe di tutta impossibilità di
concertar insieme tutti questi strumenti ridicoli, e adattaravi un basso continuo, perchè non hanno
che tre note al più, le quali non posson essere sostenute. Egli insiste sull’Articolo della spesa
con molto calore. Io gli rimostro, ch’egli ha de’Beni sufficienti, e ch’io gliene portai ancora di
più; che i denari devono impiegarsi, e che non se ne può far miglior uso di quello di incoraggiare,
e ricompensare il gusto ed il merito. In poche parole, io lo ripeto, mio Marito è inaccessibile alla
più nobile, più bella, e più forte delle passioni, a quella della Musica. Questa divina passione, è
la sola, che assorbe interamente la nostr’anima, e non lascia luogo ad altre cure, nè ad altri gusti
subalterni: perchè, voi avrete veduto, che chiunque ha questo gusto con delle cognizioni non può
esser proprio ad alcun’altra cosa. Eccovi instrutto del caso in cui trovomi. Son certo, che
giudicherete rettamente chi di noi due abbia il torto. Sono ec.
Zitat/Motto
Beatus Laurentius Justinianus Primus Venetiarum
Patriarcha, Die VIII Januarij MCCCCLV.
