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        <title>Num. 72</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 569-576 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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Arte</term>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num 72.</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì</hi> 9 <hi rend="smallcaps">Settembre</hi> 1789.</p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone></p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Libri Nuovi</hi>.</head>
<p rend="SO">Da’Torchj d’<hi rend="italic">Antonio</hi> qu: <hi rend="italic">Giacomo Curti</hi>
stampatore a S. Niccolò, è uscito il Tomo Secondo de’<hi rend="italic">Capi d’Opera del Teatro
Antico e Moderno. Italiano e Straniero</hi>, che viene ad essere il Primo della Classe Tragica.</p>
<p>Contiene le tre seguenti Greche Tragedie. Il <hi rend="italic">Prometeo di Eschilo</hi> tradotto
dal Sig. Abbate <hi rend="italic">Melchior Cesarotti</hi>, l’<hi rend="italic">Edipo di Sofocle</hi>
tradotto da <hi rend="italic">Orsato Giustiniano</hi> P. V. e l’<hi rend="italic">Ippolito</hi> di
<hi rend="italic">Euripide</hi> tradotto dal Signor Abbate <hi rend="italic">Francesco
Boaretti</hi>.</p>
<p>Ognuna di queste Tragedie è preceduta dalla Vita dell’Autore, e da un Discorso critico sulla sua
Tragedia. Un Preliminare dell’Editore introduce alla lettura di questo Tomo, e si comincia a gustar
la poesia da’Versi dedicatorj del Signor Abbate <hi rend="italic">Cesarotti</hi>, che precedono la
sua traduzione.</p>
<p>La scelta di queste Tragedie non poteva essere più giudiziosa per dare un Saggio nell’Idioma
Italiano dell’antico Greco Teatro Tragico. Il Collettore <hi rend="italic">onora con molta
ripugnanza col titolo di Tragedia il Prometeo, dramma bizzarro, o piuttosto drammatico ditirambo
tutto mitologico, spesso puerilmente strano, e talvolta oscuro: </hi>ma essendo questo<hi rend="italic">, il più antico fra tutti i soggetti tragici, che noi conosciamo</hi>, e contenendo,
come ei soggiunge, benchè <hi rend="italic">un tragico Mostro, certi tratti estraordinarj sì ma
grandi e brillanti che non an forse le altre tragedie più regolari del medesimo Autore</hi>, e nel
quale ravvisasi <hi rend="italic">la natura, non ancor limitata da regole, nè infievolita
da’precetti, libera scorrer quasi torrente che, in mezzo alle ruine eziandio e allo spavento, desta
non solo l’ammirazione ma una certa spezie di sublime piacere</hi>, era ben giusto che da essa si
dovesse cominciar la Raccolta onde da un parto, tuttochè informe, ammirabile, del Padre della
Tragedia, guidati fossimo alla conoscenza de’progressi, che fece nella Grecia questo sublime genere
di componimenti drammatici. Così, ad onta dell’oscurità, dello stento, delle barbare voci, e di
quant’altro si biasima nella <hi rend="italic">Divina Commedia</hi> di <hi rend="italic">Dante</hi>,
mai non potranno le altrui censure cancellare l’impronta dell’immortalità dalla profonda e
dottissima sua Opera, perchè il merito d’essere stato il fondatore dell’Italiana Poesia in un
lavo-<pb n="570"></pb>ro de’più vasti ed arditi a cui mai siasi azzardata l’umana immaginazione, rende
degne d’eterna lode le sue bellezze, e non mai condannabili i suoi difetti.</p>
<p><hi rend="italic">Sofocle</hi>, che si formò dietro a un sì gran originale qual fu <hi rend="italic">Eschilo</hi>, si gusta meglio nel suo <hi rend="italic">Edipo</hi> al confronto, e la
sua sorpresa quando carico d’anni e di gloria udì in Atene l’<hi rend="italic">Ippolito</hi> d’<hi rend="italic">Euripide</hi>, segna l’epoca più luminosa a’fasti di Melpomene nella Grecia: onde
siamo a mano a mano guidati nella lettura di queste tre Tragedie a’prodigj successivi dell’ingegno e
del sapere, che nel giro di pochi anni produssero in quella dotta Città, l’esempio, l’emulazione, i
premj, le ricompense, e gli onori, semi che sparsi tra le colte Nazioni, hanno fatto sempre crescere
il merito.</p>
<p>Opportunissime, e dilettevoli sono le storiche notizie sulla Vita de’tre celebri prenominati
Poeti Tragici. Siamo sempre più interessati alla lettura dell’altrui Opere quando sappiamo la
condizione, le vicende, e il destino di chi le scrisse. I discorsi critici, che ad esse succedono,
raccolgono succintamente le opinioni degli Scrittori di sommo credito, ch’hanno deciso maturamente
sulle bellezze, e i difetti delle predette Tragedie. Il Raccoglitore non li cita, ma confessa
modestamente di valersi de’loro oracoli ne’suoi discorsi.</p>
<p>Quanto alle traduzioni, è sì estesa la fama del sig. <hi rend="italic">Abbate Cesarotti</hi>, che
basta il solo suo nome ad accreditare la sua <hi rend="italic">impresa</hi>, in cui dice l’Editore,
<hi rend="italic">benchè della prima sua adolescenza, vi si vede pur quella mano, che divenir un
giorno doveva l’autrice famosa delle traduzioni d’Ossian, e di Omero.</hi> Se mancasse ogn’altra
onorevole testimonianza dell’alto pregio di quella del V. P. <hi rend="italic">Orsato
Giustiniano</hi> basterebbe la sola dell’immortale Marchese <hi rend="italic">Scipione Maffei</hi>,
riportata dall’Editore suddetto per conciliarle la stima di chi nulla sapesse della medesima. E
finalmente conchiudendo col valore del Sig. <hi rend="italic">Abbate Boaretti</hi> trascriviamo le
parole del terzo Discorso, che lo riguardano. <hi rend="italic">Ei congiunge gli studj delle Scienze
più astratte e profonde con quelli della più squisita Letteratura Greca e Italiana, e sà calcolare
colla medesima esattezza i moti celesti come quelli del cuore umano. A egli intrapreso ad
insinuazione nostra questo suo eccellente lavoro . . . . Nella sua traduzione conserva egli
costantemente il sentimento e il colorito del Greco Originale. Le frasi e le parole le conserva
soltanto allorchè stan bene colla nostra lingua, e colla nostra Poesia, facendovi altrimente delle
sostituzioni rendenti una proporzionata corrispondenza alla forza e alla bellezza Greca, e allo
spirito dell’Opera e de Autore.</hi></p>
<p>Non resta che a far parola dell’Edizione. È questa bellissima per bianchezza e solidità di carta,
nitidezza di caratteri, e compatto armonico nel tipografico lavoro. La forma è d’un maneggevole
ottavo; il frontespizio è decorato d’un elegante rametto, ed accompagnato da una pittoresca
antiporta di molte ben disegnate e distribuite Figure, ove sulle appese cetre, e sulle fascie
ondeggianti sostenute dagli alati amorini leggonsi i nomi di <hi rend="italic">Sofocle, </hi>d<hi rend="italic">’Euripide, </hi>d’<hi rend="italic">Aristofane, </hi>di<hi rend="italic"> Voltaire,
</hi>di<hi rend="italic"> Cornelio, </hi>di <hi rend="italic">Racine, </hi>di<hi rend="italic">
Moliere, </hi>di<hi rend="italic"> Goldoni, </hi>di<hi rend="italic"> Metastasio, </hi>d’<hi rend="italic">Alfieri.</hi> Dinanzi al titolo d’ogni Tragedia v’è il busto in rame del Greco
Autore.</p>
<p>Il prezzo di questo Tomo è di L. 4:16 computando i Fogli di pagine 16, che sono 19. a 4 soldi
l’uno, come pure i rami, e la legatura provisionale.</p>
<p>Vendesi dal prenominato Stampatore <hi rend="italic">Antonio Curti</hi> qu. Giacomo a S. Niccolò,
e da’Libraj <hi rend="italic">Giacomo Storti</hi>, e <hi rend="italic">Andrea Foglierini</hi> in
Merceria.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">Avviso.</hi></head>
<p rend="SO">“Si torna a replicare agli Amatori delle novelle del giorno, che Antonio Zatta, e Figli
Stampatori, e Libraj di Venezia al Traghetto di S. Barnaba, attenti sempre a tutto quello che può
interessare la curiosità non lasciano di pubblicare tratto tratto quelle cose che possono servire di
fondamento a ben intenderle. Di ciò ne fa prova la già accennata pubblicazione dalla loro
Calcografia di una Carta esattissima dei Contorni di Parigi miniata, dove si scorgono tutte le
situazioni, che sono state il teatro delle vicende di quella Capitale; come pure di una Pianta e
Prospetto del rinomato Castello della Bastiglia, corredata d’una veridica descrizione delle varie
interne situazioni della medesima, delle Torri, degli Appartamenti, e di ogni altra particolarità di
quella Prigione di Stato, il tutto tratto da documenti degni di fede. Queste due Carte che sono in
Foglio Reale si vendono cadauna a L. 1:10 Venete, ossia Bajocchi 15. Romani. Inoltre hanno dati in
luce al prezzo di soldi sei, o sia bajocchi tre Romani cadauno li Ritratti del celebre
Amministratore delle Finanze Sig. Necker, di Luigi XVI. Re di Francia, e del Principe di Ligne
Generale delle Armi Imperiali. Sotto l’incisione poi tengono il Ritratto del nuovo Gran Signore di
Costantinopoli. Tutte le sopraddette Stampe sono vendibili anche presso i migliori Libraj
d’Italia.</p>
<p>Per servire gli <hi rend="italic">Amici ed Associati</hi>, che da Padova ci hanno spedita una
Lettera del primo corrente, abbiamo parlato subito col Librajo <hi rend="italic">Curti</hi>, e siamo
da lui assicurati, ch’egli ha tre Tomi tradotti di proseguimento al <hi rend="italic">Prospetto
dell’Asia</hi> ec. che verranno successivamente in luce tra poco, e l’Opera avrà il suo
proseguimento sino alla fine.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">In Senato,</hi></head>
<p rend="date">5. Settembre 1789.</p>
<p rend="SO">Inquisitor sopra l’Esaz. de’Cred. Pub. dura mesi 36.</p>
<p rend="SO">Mes. <hi rend="italic">Benedetto Giovanelli</hi> Proc. </p>
<p>Prov. Sopra Feudi. dura m. 24.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Alvise Emo</hi> qu: Zuanne.</p>
<p>2 Del Collegio sulle Pompe. dur. m. 24. </p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Angiolo Boldù</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Giacomo Ant. Marcello</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">In M. C. </hi></head>
<p rend="date">Domenica 6 detto.</p>
<p>Uffiziale al Cattaver.</p>
<p>Và in Senato con voto per m. 16.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Alvise Contenti</hi></p>
<p rend="SO">Fin. s. <hi rend="italic">Costanzo Arnaldi</hi>.</p>
<p>Prov. al Cottimo di Damasco.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Giacinto Corner</hi> qu. Ant.</p>
<p rend="SO">Fin. s. <hi rend="italic">Tommaso Badoer</hi>.</p>
<p>Offiz. alla Ternaria Nuova.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Paolo Donà</hi> qu. Marin</p>
<p rend="SO">Luogo di s. <hi rend="italic">Gir. Foscarini</hi> eletto Pod. a Rovigo.</p>
<p>3 dell’Eccelso Cons.di X</p>
<p rend="SO">s<hi rend="italic">. Zuanne Bonfadini</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Lodovico Angaran</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Alvise Mocenigo</hi> Pmo qu. Ser.</p>
<p>6 del Consiglio di Pregadi.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Marco Zen</hi> K. qu. Ales. Proc.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ant. Zen</hi> qu. Ant.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Vicenzo Minotto</hi> qu. Franc.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ant. Grimani</hi> qu. Pietro</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Alvise Emo</hi> qu. Zuanne</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Gabriel Marcello</hi> qu: Ang.</p>
<p rend="SO">È necessario, a lume de’Forastieri, che leggono questo Foglio, non men <pb n="572"></pb>
che a quello d’alucni che delle cose patrie sono poco informati, che questo Consiglio di Pregadi è
formato di 60 Patrizj Veneti, il quale unitamente a quel della <hi rend="italic">Giunta</hi>, ch’è
d’altri 60, a’Procuratori di S. Marco, a’Consiglieri, al Consiglio di X, agli Avvogadori attuali ed
usciti, a’Censori attuali ed usciti, alla Quarantia Criminali, ed altri Magistrati con voto e senza,
compone l’Eccellentissimo Senato.</p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.3"></milestone> Nel nostro Foglio N. 69 abbiamo inserito un Articolo
relativo all’Opera attuale di Bergamo; ora per soddisfare alle premure d’un nostro Associato ci
conviene aggiungere la seguente notizia. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.4"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.5"></milestone><hi rend="italic"> L’Opera in complesso è bella e magnifica,
questi Impresarj, quantunque certi d’un non indifferente discapito, non hanno mancato di fare tutto
ciò che loro è stato possibile, onde rendere lo spettacolo dei più maestosi, e brillanti. Del Sig.
</hi>Pacchierotti<hi rend="italic"> non se ne parla, mentre è abbastanza nota la sua abilità: piace
assaissimo. La Sig. Casentini prima Attrice sotto la scuola di sì celebre Maestro fa molto bene la
sua parte, e il di lei canto corredato dalle più espressive azioni è veramente insinuante. Il Tenore
hà una voce degna del più gran Teatro, ma il suo gesto non corrisponde; hà bisogno di studio. Le
seconde Parti vagliono poco. La Musica è ottima, e comparirebbe migliore se l’Orchestara fosse più
numerosa. Li Balli non dispiaciono. Il Sig. Beretti è instancabile nel farli riuscire più
aggradevoli. La </hi>Villeneuve<hi rend="italic">, per quanto si decanti, non incontra troppo. I
Groteschi poi meritano tutto l’applauso.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Per li dieci del corrente si attende qui S. A R. l’Arciduca di Milano per
sentir una recita. Sono ec.</hi></p>
<p rend="date">Bergamo 2 Settembre 1789. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.6"></milestone> Dall’Autore della Lettera intornò all’Opera di
Padova del Signor <hi rend="italic">Paisello</hi>, un’altra ne abbiamo ricevuta in data de’6
corrente, nella quale di risponsivo alla seconda critica fattagli non v’è che il seguente Paragrafo.
<milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.7"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.8"></milestone> “Non credo, che all’apparir dei Galli abbiano gridato tanto le
oche del Campidoglio, come all’apparir della mia Lettera le <hi rend="italic">oche filarmoniche</hi>
della vostra Gazzetta. È comparsa adesso un’<hi rend="italic">oca seconda </hi>con una Lettera di
risposta divisa <hi rend="italic">in Capitoli</hi> a guisa di <hi rend="italic">Scrittura
Mercantile</hi>, o di <hi rend="italic">Affitanza</hi>. Per imitare anch’io lo stile notoriale di
quest’<hi rend="italic">ocha critica</hi> vi dirò dunque che levando dalla suddetta Lettera. I. le
teorie musicali degne solo di un <hi rend="italic">Meastro di Cappella</hi> bandito dal Regno
Armonico a <hi rend="italic">forza di fischiate</hi> II. le ingiurie invece di ragioni. III. le
inezie. IV. gli spropositi di ogni genere, diventa la <hi rend="italic">pretesa Critica</hi> un
semplice Foglio in bianco. Degnar di risposta tal sorte di Avversarj saria lo stesso, che accordar
diritto ad un oca di stimarsi un animal ragionevole. Io non commetterò mai una simile bestialità.
<milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.9"></milestone> È finalmente giunta la risposta della <hi rend="italic">Moglie Filarmonica</hi>, ma dopo tanto tempo, e con tutte l’assistenza del suo <hi rend="italic">Virtuoso</hi>, il Pubblico stenterebbe ad inrenderla senza leggerla, rileggerla, e ponderarla:
ond’è che siamo in necessità di valerci dell’autorità, ch’ella ci accorda di svolgere i periodi,
cangiar le frasi, e le parole, e dare con aria diversa alle sue ragioni, senza scemarle od
accrescerle, per render tollerabile la lettura. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.10"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.11"></milestone><hi rend="italic"> Signore.</hi></p>
<p rend="SO">“Prima di giudicare, è giusto che intendiate le due parti: perchè <hi rend="italic">una
istoria non è buona finchè non se ne dica</hi>
<pb n="573"></pb>
<hi rend="italic">un’altra</hi>, proverbio imparato a Londra da una celebre <hi rend="italic">Virtuosa</hi>, che mi onora della sua amicizia, lo sono la sventurata Moglie di quel grossolano
Marito (quasi dissi insensibile) che pubblicamente dichiarami pazza.</p>
<p>Confesso la mia passione per la Musica, e me ne glorio. Può citarsene una più nobile, e più degna
d’essere confessata? I miei nervi sono formati per l’armonia, e tutte le differenti combinazioni
della Solfa fanno sopra di me il loro effetto. Il soggiorno, ch’io feci in cotesta Città accrebbe
questa mia naturale disposizione. I migliori giudici della vostra Patria m’hanno riguardata come una
vera <hi rend="italic">Virtuosa</hi>. Ora io compongo, ed eseguisco; ed oso dire che vi son pochi
Musici, che intendino meglio di me il contrappunto e il cromatico. Ho l’inesplicabile piacere di
cominciar a sentire unanimamente da tutti i gran Professori, che decorano la mia abitazione,
qualificate le mie composizioni di <hi rend="italic">squisite, divine, adorabili</hi>.</p>
<p>V’hà in ciò della stravaganza? Non è più naturale che mio Marito s’incarichi di questa
imputazione, egli la cui anima è insensibile, impenetrabile all’incanto, ed al potere dell’Armonia?
egli, ch’io vidi uscire della mia camera alla metà del <hi rend="italic">passaggio</hi> il più
movente e patetico, e che mai non si scosse all’espressioni più irresistibili, alla melodia, alle
cadenza, alle appoggiature, agli arpeggi, a’staccati, agli andanti, agli allegri, agli adagi,
a’larghi, a’piani, od ai forti?</p>
<p>Mio Marito affetta d’essere un gran politico, e si scatenò l’altr’jeri contro di me, perchè tenni
un Concerto mentre da’Paesi stranieri erano venute delle triste notizie. Che ci penso io delle
guerre, delle rivoluzioni, dell’altrui perdite? La maggior perdita che far potrebbe l’Italia sarebbe
quella d’una <hi rend="italic">Banti</hi>, d’un <hi rend="italic">Marchesi</hi>, d’un <hi rend="italic">Pacchierotti</hi>, d’un <hi rend="italic">Rubinelli</hi>, a’quali miseramente non
veggonsi successori. Finalmente per quanto goffo sia mio marito, io sono risoluta di soddisfare
verso di lui a’doveri che mi ci attaccano. Allorch’ei viene nella mia camera, io mi metto al
gravicembalo, canto e suono le Arie più analoghe al suo carattere colla speranza di coglier l’<hi rend="italic">unissono</hi>; ma, io debbo confessarlo, ho paura, ch’egli non abbia neppure un sol
nervo armonico in tutta la sua costruzione, quantunque uomo onesto. Quand’egli interrompe la mia
musica, e mi minaccia, come vi scrisse, di fare un concerto ridicolo di trombette marine ec. io gli
rispondo, ch’egli non ha le menoma nozione su queste materie; e che sarebbe di tutta impossibilità
di concertar insieme tutti questi strumenti ridicoli, e adattaravi un basso continuo, perchè non
hanno che tre note al più, le quali non posson essere sostenute. Egli insiste sull’Articolo della
spesa con molto calore. Io gli rimostro, ch’egli ha de’Beni sufficienti, e ch’io gliene portai
ancora di più; che i denari devono impiegarsi, e che non se ne può far miglior uso di quello di
incoraggiare, e ricompensare il gusto ed il merito.</p>
<p>In poche parole, io lo ripeto, mio Marito è inaccessibile alla più nobile, più bella, e più forte
delle passioni, a quella della Musica. Questa divina passione, è la sola, che assorbe interamente la
nostr’anima, e non lascia luogo ad altre cure, nè ad altri gusti subalterni: perchè, voi avrete
veduto, che chiunque ha questo gusto con delle cognizioni non può esser proprio ad alcun’altra cosa.
Eccovi instrutto del caso in cui trovomi. Son certo, che giudicherete rettamente chi di noi due
abbia il torto. Sono ec. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<div3>
<head><hi rend="italic">Prospetto dell’Accademia recitata il dì 7. Settembre 1789. alle Pubbliche
Scuole in Venezia.</hi></head>
<p rend="SO">Prefazione recitata dal <hi rend="italic">Cl. Carlo Gagini</hi>. Nella quale
investigata l’essenza, e la natura della Religione, in quanto è virtù, e questa costituita
nell’abito di determinare le azioni in conseguenza di motivi presi dagli attributi, ed operazioni
divine, a noi svelate o dalla ragione o dalla fede, si propone di trattare dei principali doveri
imposti da essa all’uomo, e degli estremi, che ad essa maggiormente si oppongono.</p>
<p>I. L’empietà, e l’Ateismo essere l’eccesso il più diametralmente alla Religione contrario, come
quello, che, negando l’esistenza dell’Esser Supremo, toglie affatto ogni ragione di culto religioso.
Assurdità dell’Ateismo.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Canzone</hi>.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Sig. Alberto Stella.</hi></p>
<p rend="SO">II. Nec minus religioni superstitionem adversari, guippe quae Deo imperfectiones, &amp;
vitia affingat, quae eminenti, absolutissimaeque ejus naturae repugnant. Superstitionum exemplum ex
Levit. cap. 18. p. 21.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Elegia</hi>.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Cl. Bernardus Girardini</hi>.</p>
<p rend="SO">III. Quantunque colla ragione nostra comprendere non possiamo i misterj della Divinità,
e perciò necessaria ci si renda la Fede; con tutto ciò, dovendo essere, secondo il detto
dell’Apostolo, ragionevole il nostro ossequio, atto sarà di culto religioso il credere, quando i
motivi di credibilità persuadano a credere il nostro intelletto.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Sonetti</hi>.</p>
<p><hi rend="italic">Sig. Spiridion Calucci</hi>. Fanciullo che fu universalmente applaudito.</p>
<p rend="SO">IV. Cum religio nos obliget ad ea omnia firmiter credenda, quae Deus revelavit, eaquae
ingenii nostri, intelligentiaeque vim longe superent, in religionem committere, qui mysteriorum
rationem, modumque intemperanter investigant, <hi rend="italic">scrutatores majestatis, ejusque
gloria opprimendi.</hi></p>
<p><hi rend="smallcaps">Carmen</hi>.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Sig. Gio: Battista Zucchi</hi>.</p>
<p rend="SO">V. La religione prescrivere all’uomo atti d’esterno, e di pubblico culto. Ragioni del
medesimo prese dalla nostra natura, dallo stato nostro, dall’antichità dello stesso, dall’autorità
di Dio.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Ottave</hi>.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Sig. Pietro Gaspari</hi>.</p>
<p rend="SO">VI. Sed verum, maximeque Deo dignum, gratumque cultum non in hac exteriori pietatis
testificatione, verum in animo, ac virtute consistere, eamque esse sanctissimam religionem, ut Deus
adoretur <hi rend="italic">in spiritu, &amp; veritate</hi>.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Ode</hi>.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Sig. Giuseppe Succi.</hi></p>
<p rend="SO">VII. Pietatis, Religionisque officium esse, ut sensus, affectusque nostri ii sint, qui
Dei voluntati conveniant. Comprimi autem, &amp; in officio contineri calcitrosos natura,
tumultuososque non posse, nisi corporis maceratione aliqua, &amp; castigatione reprimantur. Hanc
igitur ad religionis necessitatem pertinere.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Endecasyllabi. G. L.</hi></p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Cl. Francesco Fontanella</hi>.</p>
<p rend="SO">VIII. Umbram tantum, speciemque religionis sectari, qui summam sibi piae vitae ponunt
in hac affectata a luxu, voluptatibusque continentia, vel vitia intus aliqua celant, aut nulla Dei,
similiumque sibi charitate tanguntur: in quo multos ess, qui pernicioso errore fallantur.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Satyra</hi>.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Cl. Giovanni Bozzato.</hi></p>
<p rend="SO">IX. Consistere il midollo della Religione nell’amore, il quale riposto essendo nel
piacere in noi cagionato, e prodotto dalla cognizione viva delle perfezioni d’un oggetto, <pb n="575"></pb> esclude dal culto di venerazione all’Esser Supremo il timore, detto servile, e la
determinazione di operare unicamente per motivo del nostro vantaggio.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Quaderni</hi>.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Sig. Giovanni Dofin</hi>.</p>
<p rend="SO">X. Come però l’inclinazione del cuore umano del suo bene è naturale, e necessaria
nell’uomo, e come il possedimento di Dio nella beatitudine eterna è il bene maggiore dell’uomo,
possedimento, di cui Egli ci rese per esercitare la sua bontà, e per la gloria sua capaci:
diverrebbe non un culto di religione, ma un atto di condannata follìa il supporre un amore di Dio
disinteressato a segno di separarlo dal desiderio della nostra beatitudine. Lode del Fenelon per la
sua ubbidienza.</p>
<p><hi rend="smallcaps">Versi sciolti.</hi></p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Co: Marco Corniani</hi></p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizie di Brescia.</hi></head>
<p rend="SO">Sino dai 3 del corrente abbiamo avviso, che in quel Nobil Teatro fu posto in iscena il
Dramma <hi rend="italic">La Nitteti</hi>, del cui destino niuno diedeci avviso. In altra in data
de’6 si narra esser seguita la corsa de’Fantini nel dì precedente, e che la sera il Teatro fù
illuminato a giorno tanto per l’Opera, che per la <hi rend="italic">Cavalchina</hi>. Annunziasi in
questa la solennità di tre giorni cioè: 6. 7. e 8. corr. nella Chiesa Parrocchiale della Terra di S.
Eufemia distante due miglia allo in circa dalla Città, per il trasporto delle SS. Croci. Le strade,
che ivi conducono, coperte di tele per difendere i passeggieri da’raggi Solari, una brillante
Macchina di fuochi d’artifizio, estesa e copiosa illuminazione, tiri di <hi rend="italic">Mascoli</hi> in gran quantità, una strepitosa musica, solenne processione, addobbo oltre modo ricco
e magnifico di quella Chiesa, sono le comodità, gli spettacoli, e gli oggetti di divozione descritti
in questa relazione succinta.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizie di Verona.</hi></head>
<p rend="SO">Lo spirito distruttore del suicidio dalle qualificate persone discende sino alla gente
di bassa condizione. Un Servitore di Casa <hi rend="italic">Brenzoni</hi> gettossi nell’Adice, come
comunemente si crede, benchè manchi da più giorni, e non siasi trovato il di lui cadavere.</p>
<p>Un fulmine colpì nell’abitazione di Cà <hi rend="italic">Carminati</hi>, e rovinò tre delle
migliori camere.</p>
<p>Dicesi che il Guattero di Cà <hi rend="italic">Bevilacqua</hi> reo delli due omicidj descritti su
questi Fogli, si stato arrestato ai Sette Comuni, e che in breve sarà condotto in quella Città.</p>
<p>La Comica Compagnia che agisce nell’Arena, e in Teatro ebbe il rinforzo del Sig. <hi rend="italic">Petronio</hi> di quì partito a tal fine. Si produsse coll’<hi rend="italic">Eugenia</hi> nella quale la parte di Padre gli fece sempre grandissimo onore, come in
quest’occasione.</p>
<p>In quel Castel Vecchio fu posto l’Orologio alla Francese.</p>
<p>Tanto in due Lettere de’2 e 3 de corr. mese.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Funzioni Sacre.</hi></head>
<p rend="SO">Jeri giorno dedicato alla Natività di M. V. Sua Serenità col solito maestoso
accompagnamento scese nella Ducale Basilica ad assistere alla solenne Messa, secondo l’annuo
costume, poi si portò alla visita della Cattedrale di Castello a venerare il Corpo di San Lorenzo
Giustiniani, atto pubblico di pietà trasportato dall’uso recente dal mese di Gennajo al
presente.</p>
<p>Giace questo nella Cappella Maggiore ov’è la sua Statua marmorea, sotto i cui piedi leggesi nel
piedestallo </p>
<p rend="MO"><pb n="576"></pb>
<hi rend="italic">Beatus Laurentius Justinianus Primus Venetiarum Patriarcha, </hi>Die VIII<hi rend="italic"> Januarij </hi>MCCCCLV<hi rend="italic">.</hi></p>
<p rend="SO">Per il corso di 727. anni cioè dal 774 sino all’elezione al Patriarcato di questo gran
Santo, il Prelato ordinario di Venezia fu sempre chiamato col titolo di Vescovo, e dopo 52. Prelati
che coprirono questa Sede il primo che la occcupò [sic.] come Patriarca di Venezia per Breve del
Sommo Pontefice Niccola V. scolpita già su pilastro in mezzo la Chiesa, fu il suddetto glorioso
Santo, ch’era già Vescovo, e in età d’anni 80. Leggesi nell’accennata Bolla, che insorta contesa tra
il Patriarca di Grado, e il Vescovo di Castello, il prefato Papa dichiarò che quelle due Chiese si
dovessero unire, e ne divenisse padrone quello de’due Prelati viventi che sopravvivesse all’altro.
La morte di <hi rend="italic">Domenico Michiele</hi> ultimo Patriarca di Grado verificò il caso ed
il titolo nel Santo <hi rend="italic">Lorenzo Giustiniani</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Forastieri di alto rango</hi></head>
<p rend="SO">Oggi ariverà in questa Capitale S. E. il Sig. Conte <hi rend="italic">Potoky</hi>
Ambasciatore della Polonia alla sublime Porta. Presentemente il suo seguito consiste in ventisei
persone compresovi il corteggio nobile di Secretarj ed Uffiziali d’onore. Il resto del medesimo
ascendente ad altre sessantasei deve tra poco raggiungerlo per la via di mare prendendo l’imbarco a
Trieste. Da qui fu noleggiato Bastimento passerà egli a Costantinopoli a rappresentare nella
splendida sua ambasciata la dignità del suo Re, e della Serenissima Repubblica, conferitagli in
momenti di tanta importanza, che rendono la scelta molt’onorevole, e ad offerire al Gran Signore i
preziosi doni de’quali hanno parlato i Fogli politici.</p>
<p>Il suo alloggio a questo rinomato Albergo del Signor <hi rend="italic">Petrillo</hi> a S. Gio:
<hi rend="italic">Grisostomo</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Bastimenti arrivati.</hi></head>
<p rend="date">23. Agosto</p>
<p>Snò nominato <hi rend="italic">Trio</hi>, Capitan <hi rend="italic">Giacomo Kill</hi>, venuto da
<hi rend="italic">Cork</hi> e <hi rend="italic">Liverpool</hi>. </p>
<p>Al Sig. <hi rend="italic">Gio: Cor. Rech</hi> Budelli salati. Bot. 21.</p>
<p>Al Sig<hi rend="italic">. Gio: Wanautgardem</hi> detti Bot. 33. </p>
<p>A <hi rend="italic">chi presenterà</hi> Bombace tinto casse 2. </p>
</div2>
<div2>
<head>Avviso.</head>
<p rend="SO">Sulla <hi rend="italic">Fondamenta de’Pignoli</hi> in Contrada di San Salvatore, v’è un
nuovo posto da <hi rend="italic">Stuer</hi>, ove tagliasi calli ed unghie, si fa Bagni, e con tutta
la esattezza, e diligenza possibile si serve chi ha bisogno di tali operazioni non meno necessarie
alla pulitezza, che alla salute del corpo.</p>
<p>Un servizio di Porcellana di Sassonia, nuovo, all’ultima moda, dipinto a fiori naturali, orlo
dorato a merletto, da Tavola, <hi rend="italic">dessert</hi>, e Caffè per numero 24. persone.</p>
<p>Altro servizio simile da Thè, Cioccolata, Caffè, dipinto con cerchio porpora, con ghirlande di
fiori, foglie, e <hi rend="italic">bouquet</hi> di fiori naturali, orlo dorato a merletto, per
numero 24. persone.</p>
<p>Una Carrozza d’Inghilterra a quattro luoghi da Città, e da viaggio, guarnita in metalli bianchi,
con bauli, Imperiali, ed ogni altro apprestamento necessario.</p>
<p>Chi applicasse alle cose suddette, parli col Sig. <hi rend="italic">Valentino Francesconi</hi>,
detto <hi rend="italic">Floriano</hi>, Caffettiere sotto le Procuratie nuove.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Morti.</hi></head>
<p rend="SO">Il Sig. Girolamo Novelli Proto Chirurgo del Eccellentiss. Magistrato alla Sanità.</p>
<p>L’Illustriss. Sig. Gasparo Aix morta questa mattina improvvisamente nel Palazzo Ducale.
<milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num 72. <seg type="DT">Mercordì 9 Settembre 1789.</seg>
<seg synch="#FR.2" type="E2">
<seg type="U2">Libri Nuovi.</seg> Da’Torchj d’Antonio qu: Giacomo Curti stampatore a S. Niccolò, è
uscito il Tomo Secondo de’Capi d’Opera del Teatro Antico e Moderno. Italiano e Straniero, che viene
ad essere il Primo della Classe Tragica. Contiene le tre seguenti Greche Tragedie. Il Prometeo di
Eschilo tradotto dal Sig. Abbate Melchior Cesarotti, l’Edipo di Sofocle tradotto da Orsato
Giustiniano P. V. e l’Ippolito di Euripide tradotto dal Signor Abbate Francesco Boaretti. Ognuna di
queste Tragedie è preceduta dalla Vita dell’Autore, e da un Discorso critico sulla sua Tragedia. Un
Preliminare dell’Editore introduce alla lettura di questo Tomo, e si comincia a gustar la poesia
da’Versi dedicatorj del Signor Abbate Cesarotti, che precedono la sua traduzione. La scelta di
queste Tragedie non poteva essere più giudiziosa per dare un Saggio nell’Idioma Italiano dell’antico
Greco Teatro Tragico. Il Collettore onora con molta ripugnanza col titolo di Tragedia il Prometeo,
dramma bizzarro, o piuttosto drammatico ditirambo tutto mitologico, spesso puerilmente strano, e
talvolta oscuro: ma essendo questo, il più antico fra tutti i soggetti tragici, che noi conosciamo,
e contenendo, come ei soggiunge, benchè un tragico Mostro, certi tratti estraordinarj sì ma grandi e
brillanti che non an forse le altre tragedie più regolari del medesimo Autore, e nel quale ravvisasi
la natura, non ancor limitata da regole, nè infievolita da’precetti, libera scorrer quasi torrente
che, in mezzo alle ruine eziandio e allo spavento, desta non solo l’ammirazione ma una certa spezie
di sublime piacere, era ben giusto che da essa si dovesse cominciar la Raccolta onde da un parto,
tuttochè informe, ammirabile, del Padre della Tragedia, guidati fossimo alla conoscenza
de’progressi, che fece nella Grecia questo sublime genere di componimenti drammatici. Così, ad onta
dell’oscurità, dello stento, delle barbare voci, e di quant’altro si biasima nella Divina Commedia
di Dante, mai non potranno le altrui censure cancellare l’impronta dell’immortalità dalla profonda e
dottissima sua Opera, perchè il merito d’essere stato il fondatore dell’Italiana Poesia in un
lavo-<pb n="570"></pb>ro de’più vasti ed arditi a cui mai siasi azzardata l’umana immaginazione, rende
degne d’eterna lode le sue bellezze, e non mai condannabili i suoi difetti. Sofocle, che si formò
dietro a un sì gran originale qual fu Eschilo, si gusta meglio nel suo Edipo al confronto, e la sua
sorpresa quando carico d’anni e di gloria udì in Atene l’Ippolito d’Euripide, segna l’epoca più
luminosa a’fasti di Melpomene nella Grecia: onde siamo a mano a mano guidati nella lettura di queste
tre Tragedie a’prodigj successivi dell’ingegno e del sapere, che nel giro di pochi anni produssero
in quella dotta Città, l’esempio, l’emulazione, i premj, le ricompense, e gli onori, semi che sparsi
tra le colte Nazioni, hanno fatto sempre crescere il merito. Opportunissime, e dilettevoli sono le
storiche notizie sulla Vita de’tre celebri prenominati Poeti Tragici. Siamo sempre più interessati
alla lettura dell’altrui Opere quando sappiamo la condizione, le vicende, e il destino di chi le
scrisse. I discorsi critici, che ad esse succedono, raccolgono succintamente le opinioni degli
Scrittori di sommo credito, ch’hanno deciso maturamente sulle bellezze, e i difetti delle predette
Tragedie. Il Raccoglitore non li cita, ma confessa modestamente di valersi de’loro oracoli ne’suoi
discorsi. Quanto alle traduzioni, è sì estesa la fama del sig. Abbate Cesarotti, che basta il solo
suo nome ad accreditare la sua impresa, in cui dice l’Editore, benchè della prima sua adolescenza,
vi si vede pur quella mano, che divenir un giorno doveva l’autrice famosa delle traduzioni d’Ossian,
e di Omero. Se mancasse ogn’altra onorevole testimonianza dell’alto pregio di quella del V. P.
Orsato Giustiniano basterebbe la sola dell’immortale Marchese Scipione Maffei, riportata
dall’Editore suddetto per conciliarle la stima di chi nulla sapesse della medesima. E finalmente
conchiudendo col valore del Sig. Abbate Boaretti trascriviamo le parole del terzo Discorso, che lo
riguardano. Ei congiunge gli studj delle Scienze più astratte e profonde con quelli della più
squisita Letteratura Greca e Italiana, e sà calcolare colla medesima esattezza i moti celesti come
quelli del cuore umano. A egli intrapreso ad insinuazione nostra questo suo eccellente lavoro . . .
. Nella sua traduzione conserva egli costantemente il sentimento e il colorito del Greco Originale.
Le frasi e le parole le conserva soltanto allorchè stan bene colla nostra lingua, e colla nostra
Poesia, facendovi altrimente delle sostituzioni rendenti una proporzionata corrispondenza alla forza
e alla bellezza Greca, e allo spirito dell’Opera e de Autore. Non resta che a far parola
dell’Edizione. È questa bellissima per bianchezza e solidità di carta, nitidezza di caratteri, e
compatto armonico nel tipografico lavoro. La forma è d’un maneggevole ottavo; il frontespizio è
decorato d’un elegante rametto, ed accompagnato da una pittoresca antiporta di molte ben disegnate e
distribuite Figure, ove sulle appese cetre, e sulle fascie ondeggianti sostenute dagli alati amorini
leggonsi i nomi di Sofocle, d’Euripide, d’Aristofane, di Voltaire, di Cornelio, di Racine, di
Moliere, di Goldoni, di Metastasio, d’Alfieri. Dinanzi al titolo d’ogni Tragedia v’è il busto in
rame del Greco Autore. Il prezzo di questo Tomo è di L. 4:16 computando i Fogli di pagine 16, che
sono 19. a 4 soldi l’uno, come pure i rami, e la legatura provisionale. Vendesi dal prenominato
Stampatore Antonio Curti qu. Giacomo a S. Niccolò, e da’Libraj Giacomo Storti, e Andrea Foglierini
in Merceria. Avviso. “Si torna a replicare agli Amatori delle novelle del giorno, che Antonio Zatta,
e Figli Stampatori, e Libraj di Venezia al Traghetto di S. Barnaba, attenti sempre a tutto quello
che può interessare la curiosità non lasciano di pubblicare tratto tratto quelle cose che possono
servire di fondamento a ben intenderle. Di ciò ne fa prova la già accennata pubblicazione dalla loro
Calcografia di una Carta esattissima dei Contorni di Parigi miniata, dove si scorgono tutte le
situazioni, che sono state il teatro delle vicende di quella Capitale; come pure di una Pianta e
Prospetto del rinomato Castello della Bastiglia, corredata d’una veridica descrizione delle varie
interne situazioni della medesima, delle Torri, degli Appartamenti, e di ogni altra particolarità di
quella Prigione di Stato, il tutto tratto da documenti degni di fede. Queste due Carte che sono in
Foglio Reale si vendono cadauna a L. 1:10 Venete, ossia Bajocchi 15. Romani. Inoltre hanno dati in
luce al prezzo di soldi sei, o sia bajocchi tre Romani cadauno li Ritratti del celebre
Amministratore delle Finanze Sig. Necker, di Luigi XVI. Re di Francia, e del Principe di Ligne
Generale delle Armi Imperiali. Sotto l’incisione poi tengono il Ritratto del nuovo Gran Signore di
Costantinopoli. Tutte le sopraddette Stampe sono vendibili anche presso i migliori Libraj d’Italia.
Per servire gli Amici ed Associati, che da Padova ci hanno spedita una Lettera del primo corrente,
abbiamo parlato subito col Librajo Curti, e siamo da lui assicurati, ch’egli ha tre Tomi tradotti di
proseguimento al Prospetto dell’Asia ec. che verranno successivamente in luce tra poco, e l’Opera
avrà il suo proseguimento sino alla fine. In Senato, <seg type="DT">5. Settembre 1789.</seg>
Inquisitor sopra l’Esaz. de’Cred. Pub. dura mesi 36. Mes. Benedetto Giovanelli Proc. Prov. Sopra
Feudi. dura m. 24. s. Alvise Emo qu: Zuanne. 2 Del Collegio sulle Pompe. dur. m. 24. s. Angiolo
Boldù s. Giacomo Ant. Marcello. In M. C. <seg type="DT">Domenica 6 detto.</seg> Uffiziale al
Cattaver. Và in Senato con voto per m. 16. s. Alvise Contenti Fin. s. Costanzo Arnaldi. Prov. al
Cottimo di Damasco. s. Giacinto Corner qu. Ant. Fin. s. Tommaso Badoer. Offiz. alla Ternaria Nuova.
s. Paolo Donà qu. Marin Luogo di s. Gir. Foscarini eletto Pod. a Rovigo. 3 dell’Eccelso Cons.di X s.
Zuanne Bonfadini s. Lodovico Angaran s. Alvise Mocenigo Pmo qu. Ser. 6 del Consiglio di Pregadi. s.
Marco Zen K. qu. Ales. Proc. s. Ant. Zen qu. Ant. s. Vicenzo Minotto qu. Franc. s. Ant. Grimani qu.
Pietro s. Alvise Emo qu. Zuanne s. Gabriel Marcello qu: Ang. È necessario, a lume de’Forastieri, che
leggono questo Foglio, non men <pb n="572"></pb>che a quello d’alucni che delle cose patrie sono poco
informati, che questo Consiglio di Pregadi è formato di 60 Patrizj Veneti, il quale unitamente a
quel della Giunta, ch’è d’altri 60, a’Procuratori di S. Marco, a’Consiglieri, al Consiglio di X,
agli Avvogadori attuali ed usciti, a’Censori attuali ed usciti, alla Quarantia Criminali, ed altri
Magistrati con voto e senza, compone l’Eccellentissimo Senato. <seg synch="#FR.3" type="MT"> Nel
nostro Foglio N. 69 abbiamo inserito un Articolo relativo all’Opera attuale di Bergamo; ora per
soddisfare alle premure d’un nostro Associato ci conviene aggiungere la seguente notizia. </seg>
<seg synch="#FR.4" type="E3">
<seg synch="#FR.5" type="LB"> L’Opera in complesso è bella e magnifica, questi Impresarj, quantunque
certi d’un non indifferente discapito, non hanno mancato di fare tutto ciò che loro è stato
possibile, onde rendere lo spettacolo dei più maestosi, e brillanti. Del Sig. Pacchierotti non se ne
parla, mentre è abbastanza nota la sua abilità: piace assaissimo. La Sig. Casentini prima Attrice
sotto la scuola di sì celebre Maestro fa molto bene la sua parte, e il di lei canto corredato dalle
più espressive azioni è veramente insinuante. Il Tenore hà una voce degna del più gran Teatro, ma il
suo gesto non corrisponde; hà bisogno di studio. Le seconde Parti vagliono poco. La Musica è ottima,
e comparirebbe migliore se l’Orchestara fosse più numerosa. Li Balli non dispiaciono. Il Sig.
Beretti è instancabile nel farli riuscire più aggradevoli. La Villeneuve, per quanto si decanti, non
incontra troppo. I Groteschi poi meritano tutto l’applauso. Per li dieci del corrente si attende qui
S. A R. l’Arciduca di Milano per sentir una recita. Sono ec. <seg type="DT">Bergamo 2 Settembre
1789. </seg>
</seg></seg>
<seg synch="#FR.6" type="MT"> Dall’Autore della Lettera intornò all’Opera di Padova del Signor
Paisello, un’altra ne abbiamo ricevuta in data de’6 corrente, nella quale di risponsivo alla seconda
critica fattagli non v’è che il seguente Paragrafo. </seg>
<seg synch="#FR.7" type="E3">
<seg synch="#FR.8" type="LB"> “Non credo, che all’apparir dei Galli abbiano gridato tanto le oche
del Campidoglio, come all’apparir della mia Lettera le oche filarmoniche della vostra Gazzetta. È
comparsa adesso un’oca seconda con una Lettera di risposta divisa in Capitoli a guisa di Scrittura
Mercantile, o di Affitanza. Per imitare anch’io lo stile notoriale di quest’ocha critica vi dirò
dunque che levando dalla suddetta Lettera. I. le teorie musicali degne solo di un Meastro di
Cappella bandito dal Regno Armonico a forza di fischiate II. le ingiurie invece di ragioni. III. le
inezie. IV. gli spropositi di ogni genere, diventa la pretesa Critica un semplice Foglio in bianco.
Degnar di risposta tal sorte di Avversarj saria lo stesso, che accordar diritto ad un oca di
stimarsi un animal ragionevole. Io non commetterò mai una simile bestialità. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.9" type="MT"> È finalmente giunta la risposta della Moglie Filarmonica, ma dopo
tanto tempo, e con tutte l’assistenza del suo Virtuoso, il Pubblico stenterebbe ad inrenderla senza
leggerla, rileggerla, e ponderarla: ond’è che siamo in necessità di valerci dell’autorità, ch’ella
ci accorda di svolgere i periodi, cangiar le frasi, e le parole, e dare con aria diversa alle sue
ragioni, senza scemarle od accrescerle, per render tollerabile la lettura. </seg>
<seg synch="#FR.10" type="E3">
<seg synch="#FR.11" type="LB"> Signore. “Prima di giudicare, è giusto che intendiate le due parti:
perchè una istoria non è buona finchè non se ne dica <pb n="573"></pb>un’altra, proverbio imparato a
Londra da una celebre Virtuosa, che mi onora della sua amicizia, lo sono la sventurata Moglie di
quel grossolano Marito (quasi dissi insensibile) che pubblicamente dichiarami pazza. Confesso la mia
passione per la Musica, e me ne glorio. Può citarsene una più nobile, e più degna d’essere
confessata? I miei nervi sono formati per l’armonia, e tutte le differenti combinazioni della Solfa
fanno sopra di me il loro effetto. Il soggiorno, ch’io feci in cotesta Città accrebbe questa mia
naturale disposizione. I migliori giudici della vostra Patria m’hanno riguardata come una vera
Virtuosa. Ora io compongo, ed eseguisco; ed oso dire che vi son pochi Musici, che intendino meglio
di me il contrappunto e il cromatico. Ho l’inesplicabile piacere di cominciar a sentire unanimamente
da tutti i gran Professori, che decorano la mia abitazione, qualificate le mie composizioni di
squisite, divine, adorabili. V’hà in ciò della stravaganza? Non è più naturale che mio Marito
s’incarichi di questa imputazione, egli la cui anima è insensibile, impenetrabile all’incanto, ed al
potere dell’Armonia? egli, ch’io vidi uscire della mia camera alla metà del passaggio il più movente
e patetico, e che mai non si scosse all’espressioni più irresistibili, alla melodia, alle cadenza,
alle appoggiature, agli arpeggi, a’staccati, agli andanti, agli allegri, agli adagi, a’larghi,
a’piani, od ai forti? Mio Marito affetta d’essere un gran politico, e si scatenò l’altr’jeri contro
di me, perchè tenni un Concerto mentre da’Paesi stranieri erano venute delle triste notizie. Che ci
penso io delle guerre, delle rivoluzioni, dell’altrui perdite? La maggior perdita che far potrebbe
l’Italia sarebbe quella d’una Banti, d’un Marchesi, d’un Pacchierotti, d’un Rubinelli, a’quali
miseramente non veggonsi successori. Finalmente per quanto goffo sia mio marito, io sono risoluta di
soddisfare verso di lui a’doveri che mi ci attaccano. Allorch’ei viene nella mia camera, io mi metto
al gravicembalo, canto e suono le Arie più analoghe al suo carattere colla speranza di coglier
l’unissono; ma, io debbo confessarlo, ho paura, ch’egli non abbia neppure un sol nervo armonico in
tutta la sua costruzione, quantunque uomo onesto. Quand’egli interrompe la mia musica, e mi
minaccia, come vi scrisse, di fare un concerto ridicolo di trombette marine ec. io gli rispondo,
ch’egli non ha le menoma nozione su queste materie; e che sarebbe di tutta impossibilità di
concertar insieme tutti questi strumenti ridicoli, e adattaravi un basso continuo, perchè non hanno
che tre note al più, le quali non posson essere sostenute. Egli insiste sull’Articolo della spesa
con molto calore. Io gli rimostro, ch’egli ha de’Beni sufficienti, e ch’io gliene portai ancora di
più; che i denari devono impiegarsi, e che non se ne può far miglior uso di quello di incoraggiare,
e ricompensare il gusto ed il merito. In poche parole, io lo ripeto, mio Marito è inaccessibile alla
più nobile, più bella, e più forte delle passioni, a quella della Musica. Questa divina passione, è
la sola, che assorbe interamente la nostr’anima, e non lascia luogo ad altre cure, nè ad altri gusti
subalterni: perchè, voi avrete veduto, che chiunque ha questo gusto con delle cognizioni non può
esser proprio ad alcun’altra cosa. Eccovi instrutto del caso in cui trovomi. Son certo, che
giudicherete rettamente chi di noi due abbia il torto. Sono ec. </seg>
</seg> Prospetto dell’Accademia recitata il dì 7. Settembre 1789. alle Pubbliche Scuole in Venezia.
Prefazione recitata dal Cl. Carlo Gagini. Nella quale investigata l’essenza, e la natura della
Religione, in quanto è virtù, e questa costituita nell’abito di determinare le azioni in conseguenza
di motivi presi dagli attributi, ed operazioni divine, a noi svelate o dalla ragione o dalla fede,
si propone di trattare dei principali doveri imposti da essa all’uomo, e degli estremi, che ad essa
maggiormente si oppongono. I. L’empietà, e l’Ateismo essere l’eccesso il più diametralmente alla
Religione contrario, come quello, che, negando l’esistenza dell’Esser Supremo, toglie affatto ogni
ragione di culto religioso. Assurdità dell’Ateismo. Canzone. Sig. Alberto Stella. II. Nec minus
religioni superstitionem adversari, guippe quae Deo imperfectiones, &amp; vitia affingat, quae
eminenti, absolutissimaeque ejus naturae repugnant. Superstitionum exemplum ex Levit. cap. 18. p.
21. Elegia. Cl. Bernardus Girardini. III. Quantunque colla ragione nostra comprendere non possiamo i
misterj della Divinità, e perciò necessaria ci si renda la Fede; con tutto ciò, dovendo essere,
secondo il detto dell’Apostolo, ragionevole il nostro ossequio, atto sarà di culto religioso il
credere, quando i motivi di credibilità persuadano a credere il nostro intelletto. Sonetti. Sig.
Spiridion Calucci. Fanciullo che fu universalmente applaudito. IV. Cum religio nos obliget ad ea
omnia firmiter credenda, quae Deus revelavit, eaquae ingenii nostri, intelligentiaeque vim longe
superent, in religionem committere, qui mysteriorum rationem, modumque intemperanter investigant,
scrutatores majestatis, ejusque gloria opprimendi. Carmen. Sig. Gio: Battista Zucchi. V. La
religione prescrivere all’uomo atti d’esterno, e di pubblico culto. Ragioni del medesimo prese dalla
nostra natura, dallo stato nostro, dall’antichità dello stesso, dall’autorità di Dio. Ottave. Sig.
Pietro Gaspari. VI. Sed verum, maximeque Deo dignum, gratumque cultum non in hac exteriori pietatis
testificatione, verum in animo, ac virtute consistere, eamque esse sanctissimam religionem, ut Deus
adoretur in spiritu, &amp; veritate. Ode. Sig. Giuseppe Succi. VII. Pietatis, Religionisque officium
esse, ut sensus, affectusque nostri ii sint, qui Dei voluntati conveniant. Comprimi autem, &amp; in
officio contineri calcitrosos natura, tumultuososque non posse, nisi corporis maceratione aliqua,
&amp; castigatione reprimantur. Hanc igitur ad religionis necessitatem pertinere. Endecasyllabi. G.
L. Cl. Francesco Fontanella. VIII. Umbram tantum, speciemque religionis sectari, qui summam sibi
piae vitae ponunt in hac affectata a luxu, voluptatibusque continentia, vel vitia intus aliqua
celant, aut nulla Dei, similiumque sibi charitate tanguntur: in quo multos ess, qui pernicioso
errore fallantur. Satyra. Cl. Giovanni Bozzato. IX. Consistere il midollo della Religione
nell’amore, il quale riposto essendo nel piacere in noi cagionato, e prodotto dalla cognizione viva
delle perfezioni d’un oggetto, <pb n="575"></pb>esclude dal culto di venerazione all’Esser Supremo il
timore, detto servile, e la determinazione di operare unicamente per motivo del nostro vantaggio.
Quaderni. Sig. Giovanni Dofin. X. Come però l’inclinazione del cuore umano del suo bene è naturale,
e necessaria nell’uomo, e come il possedimento di Dio nella beatitudine eterna è il bene maggiore
dell’uomo, possedimento, di cui Egli ci rese per esercitare la sua bontà, e per la gloria sua
capaci: diverrebbe non un culto di religione, ma un atto di condannata follìa il supporre un amore
di Dio disinteressato a segno di separarlo dal desiderio della nostra beatitudine. Lode del Fenelon
per la sua ubbidienza. Versi sciolti. Co: Marco Corniani Notizie di Brescia. Sino dai 3 del corrente
abbiamo avviso, che in quel Nobil Teatro fu posto in iscena il Dramma La Nitteti, del cui destino
niuno diedeci avviso. In altra in data de’6 si narra esser seguita la corsa de’Fantini nel dì
precedente, e che la sera il Teatro fù illuminato a giorno tanto per l’Opera, che per la Cavalchina.
Annunziasi in questa la solennità di tre giorni cioè: 6. 7. e 8. corr. nella Chiesa Parrocchiale
della Terra di S. Eufemia distante due miglia allo in circa dalla Città, per il trasporto delle SS.
Croci. Le strade, che ivi conducono, coperte di tele per difendere i passeggieri da’raggi Solari,
una brillante Macchina di fuochi d’artifizio, estesa e copiosa illuminazione, tiri di Mascoli in
gran quantità, una strepitosa musica, solenne processione, addobbo oltre modo ricco e magnifico di
quella Chiesa, sono le comodità, gli spettacoli, e gli oggetti di divozione descritti in questa
relazione succinta. Notizie di Verona. Lo spirito distruttore del suicidio dalle qualificate persone
discende sino alla gente di bassa condizione. Un Servitore di Casa Brenzoni gettossi nell’Adice,
come comunemente si crede, benchè manchi da più giorni, e non siasi trovato il di lui cadavere. Un
fulmine colpì nell’abitazione di Cà Carminati, e rovinò tre delle migliori camere. Dicesi che il
Guattero di Cà Bevilacqua reo delli due omicidj descritti su questi Fogli, si stato arrestato ai
Sette Comuni, e che in breve sarà condotto in quella Città. La Comica Compagnia che agisce
nell’Arena, e in Teatro ebbe il rinforzo del Sig. Petronio di quì partito a tal fine. Si produsse
coll’Eugenia nella quale la parte di Padre gli fece sempre grandissimo onore, come in
quest’occasione. In quel Castel Vecchio fu posto l’Orologio alla Francese. Tanto in due Lettere de’2
e 3 de corr. mese. Funzioni Sacre. Jeri giorno dedicato alla Natività di M. V. Sua Serenità col
solito maestoso accompagnamento scese nella Ducale Basilica ad assistere alla solenne Messa, secondo
l’annuo costume, poi si portò alla visita della Cattedrale di Castello a venerare il Corpo di San
Lorenzo Giustiniani, atto pubblico di pietà trasportato dall’uso recente dal mese di Gennajo al
presente. Giace questo nella Cappella Maggiore ov’è la sua Statua marmorea, sotto i cui piedi
leggesi nel piedestallo <seg type="MO"><pb n="576"></pb>Beatus Laurentius Justinianus Primus Venetiarum
Patriarcha, Die VIII Januarij MCCCCLV.</seg> Per il corso di 727. anni cioè dal 774 sino
all’elezione al Patriarcato di questo gran Santo, il Prelato ordinario di Venezia fu sempre chiamato
col titolo di Vescovo, e dopo 52. Prelati che coprirono questa Sede il primo che la occcupò [sic.]
come Patriarca di Venezia per Breve del Sommo Pontefice Niccola V. scolpita già su pilastro in mezzo
la Chiesa, fu il suddetto glorioso Santo, ch’era già Vescovo, e in età d’anni 80. Leggesi
nell’accennata Bolla, che insorta contesa tra il Patriarca di Grado, e il Vescovo di Castello, il
prefato Papa dichiarò che quelle due Chiese si dovessero unire, e ne divenisse padrone quello de’due
Prelati viventi che sopravvivesse all’altro. La morte di Domenico Michiele ultimo Patriarca di Grado
verificò il caso ed il titolo nel Santo Lorenzo Giustiniani. Forastieri di alto rango Oggi ariverà
in questa Capitale S. E. il Sig. Conte Potoky Ambasciatore della Polonia alla sublime Porta.
Presentemente il suo seguito consiste in ventisei persone compresovi il corteggio nobile di
Secretarj ed Uffiziali d’onore. Il resto del medesimo ascendente ad altre sessantasei deve tra poco
raggiungerlo per la via di mare prendendo l’imbarco a Trieste. Da qui fu noleggiato Bastimento
passerà egli a Costantinopoli a rappresentare nella splendida sua ambasciata la dignità del suo Re,
e della Serenissima Repubblica, conferitagli in momenti di tanta importanza, che rendono la scelta
molt’onorevole, e ad offerire al Gran Signore i preziosi doni de’quali hanno parlato i Fogli
politici. Il suo alloggio a questo rinomato Albergo del Signor Petrillo a S. Gio: Grisostomo.
Bastimenti arrivati. <seg type="DT">23. Agosto</seg> Snò nominato Trio, Capitan Giacomo Kill, venuto
da Cork e Liverpool. Al Sig. Gio: Cor. Rech Budelli salati. Bot. 21. Al Sig. Gio: Wanautgardem detti
Bot. 33. A chi presenterà Bombace tinto casse 2. <seg type="U2">Avviso.</seg> Sulla Fondamenta
de’Pignoli in Contrada di San Salvatore, v’è un nuovo posto da Stuer, ove tagliasi calli ed unghie,
si fa Bagni, e con tutta la esattezza, e diligenza possibile si serve chi ha bisogno di tali
operazioni non meno necessarie alla pulitezza, che alla salute del corpo. Un servizio di Porcellana
di Sassonia, nuovo, all’ultima moda, dipinto a fiori naturali, orlo dorato a merletto, da Tavola,
dessert, e Caffè per numero 24. persone. Altro servizio simile da Thè, Cioccolata, Caffè, dipinto
con cerchio porpora, con ghirlande di fiori, foglie, e bouquet di fiori naturali, orlo dorato a
merletto, per numero 24. persone. Una Carrozza d’Inghilterra a quattro luoghi da Città, e da
viaggio, guarnita in metalli bianchi, con bauli, Imperiali, ed ogni altro apprestamento necessario.
Chi applicasse alle cose suddette, parli col Sig. Valentino Francesconi, detto Floriano, Caffettiere
sotto le Procuratie nuove. Morti. Il Sig. Girolamo Novelli Proto Chirurgo del Eccellentiss.
Magistrato alla Sanità. L’Illustriss. Sig. Gasparo Aix morta questa mattina improvvisamente nel
Palazzo Ducale. </seg>
</seg>
</ab>
</div>
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      </text>
    </group>
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</TEI>
