Gazzetta urbana veneta: Num. 71
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Num. 71.
Sabbato 5 Settembre 1789.
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Carte Pubbliche. Con Avviso a stampa del primo corr. furono eccitati
tutti li Parrochi, e Curati di queste Contrade ad avvertire li poveri infetti dal Morbo Gallico di
prevalersi della Pubblica carità concorrendo nel Pio Ospitale degl’Incurabili alla medicatura
accenata in uno di questi prossimi passati Fogli, e ciò per ordine dell’Eccellentissimo Magistrato
alla Sanità. Nelli giorni 2. 3. e 4. la mattina dalle ore 12. e il dopo pranzo dalle 22. furono
fatti gli esami, ed accettati i più bisognosi. Le donne vennero esaminate privatamente, colle più
modeste riserve. Nel giorno medesimo si rese pubblico colle diffuse stampe il seguente Avviso.
"L’uniforme sentimento delle Mediche facoltà, l’esempio di tutte le Nazioni dell’Europa, quello dei
Sovrani medesimi, li favorevoli successi pongono fuori di dubbio, che gli uomini possano garantirsi
dalle fatali conseguenze del Vajuolo naturale con una semplice, blanda, e sicura operazione qual è
quella dell’innesto. Quindi gl’Illustrissimi, ed Eccellentissimi Signori Sopra Provveditori, e
Provveditori alla Sanità, sempre intenti alla salvezza della vita de’Sudditi, dietro anche il
fortunatissimo evento delle due ultime Inoculazioni Ottobre 1788., e Maggio 1789., eccitano la
Popolazione a prevalersi di quelle opportunità, e veri mezzi relativi alla importanza dell’oggetto,
che dalla Sovrana munificenza, senza alcun risparmio, e spesa vengono caritatevolmente offerti.
Sotto la immediata Protezione adunqe, e Presidenza del Magistrato Eccellentissimo alla Sanità,
dentro il corrente Mese di Settembre nell’Ospedale dei Mendicanti si effettuerà l’innesto, e saranno
accolti in questo Pio Luogo tutti li ricorrenti, che non fossero stati altre volte innestati, o che
non avessero avuto il Vajuolo naturale, e verranno trattati con Paterno affetto per tutto il
necessario periodo della Medicatura, e saranno ad essi donate, oltre al solito Vestito, all’atto del
licenziamento, Lire undici per cadauno. Restano perciò precisamente fissati li giorni 17. e 18. dopo
pranzo soltanto, cioè dalle ore venti fino le ventiquattro, per l’accettazione (premesso sempre l’esame agl’Inoculandi) di tutti quelli, che usando di così caritatevole invito volessero
allontanare le conseguenze di una malattia terribile nei Fanciulli, e molto più funesta negli
Adulti.“ Nel dì susseguente de’2 gl’Illustriss. ed Eccellentiss. Signori Esecutori contro la
Bestemmia hanno riprodotto l’infrascritto Proclama già pubblicato nel 1771., e ripubblicato nel
1775. d’loro Predecessori. „Rendendosi sempre più intollerabile l’impudenza di quelle Meretrici che
abusando della Pubblica sofferenza, escono dalle loro Stazioni e girando sì di Notte, che di Giorno
per le Piazze e contorni di esse, non che per le vie tutte della Città, vanno tessendo laccj, e
moltiplicando inciampi e pericoli alle Persone più morigerate ed innocenti, e formano uno spettacolo
abbominevole agli occhj del Cielo, ed a quelli del Principe; alcune delle quali o caritatevolmente
corrette dal Magistrato, o Forastiere espalse dalla Dominante con respettivi adattati Imbarchi
sfacciatamente ritornano alle primiere contraffazioni: Quindi è, che gl’Illustrissimi, ed
Eccellentissimi Signori Esecutori contro la Bestemmia corrispondendo alle Pubbliche pie intenzioni,
ed alle peculiari incombenze del loro gravissimo Tribunale, avvalorando le antiche e recenti
Provisioni in tal proposito, terminano, che rinnovati a’Capitanj tutti gli Ordini più risoluti per
l’arresto di simili Meretrici, posteggiando fuori delle loro Case, o vaganti per l’odioso accennato
oggetto per le Pubbliche strade, cadauna di esse retenta che sarà, oltre la pena di Camerotto ed
altre ad arbitrio di loro Eccellenze, e Successori saranno alle Recidive irremissibilmente rasa la
testa intieramente: la qual pena respettivamente non potrà a veruna delle contraffacenti esser
rimessa, o minorata, se non con tutti i Voti del Magistrato ridotto al suo intero numero.
Causa. All’Eccell. Consiglio di 40. Civil Vecchio. Mane. 27. Agosto 1789. „Girolamo
Zanadio con suo Testamento 1762. 28. Agosto formò varj Legati Vitalizj in num. di 27. Col Legato
XXVI ordinò: che al caso non si ritrovasse facoltà bastante a supplire alli detti Legati, che
fossero eseguiti li primi come sono dichiariti; e che li Prò di ciò che ha investito, che sarà da
investire, come pur quelli delli Legati, che andassero estinguendosi, siano investiti per supplire
alli posteriori Legati; e nulla mancando nella sua Eredità forma un Fideicommisso delli Prò in
Girolamo Zanadio e Figli sostituendo alla mancanza delli primi chiamati il Sig. Niccolò qu. Franc.
Zanadio suo terzo cugino abitante in Ferrara, con Fideicom. nelli suoi Figli. In fatti la facoltà
dello stesso non bastò a supplire alli Legati: quindi la Signora Pasqua Zanadio li 13 Agosto 1782.
annotò la sua parentela al Magistrato del Proprio per succedere in detta Eredità come inordinata, e
dietro a questa vennero le altre parentele de’L.L. C.C. Zanadio: indi interdetta dalli stessi la S.
a L. praticata li 30 Luglio 1782 dal suddetto Sig. Nic. Zanadio sopra il Legato XXVI. instarono il
Taglio negando allo stesso azione, e sostenendo caducata l’eredità medesima. A detta dimanda rispose
il Sig. Nic. Zanadio contestando che con arbitrio fosse creduta caducata detta Eredità, e sostenendo
il Taglio delle Parentele Zanadio. Sopra tal questione nacque li 29. Luglio 1784. Spazzo di Taglio a
favore de’L.L. C.C. ch’escluse la pretesa del Sig. Niccolò, sopra il quale usato dallo stesso il
Pristino contestò: che non si potesse col pretesto, che non vi fosse facoltà sufficiente a supplire
a tutti i Legati, sostenere caducata detta Eredità, ma dovessero li Prò ( soddisfatti per ordine i
Legati ( sortire la disposizione ordinata dal Testatore; impugnando con ciò le Parentele de’L.L. C.
C. Anche da questa pretesa essi si difesero, ed ottennero li 21 Marzo 1786. un secondo
Spazzo di Taglio a loro favore. Sopra lo stesso fu usato dal Sig. Niccolò un terzo tentativo col
Pristino, contestando, che per la forma della disposizione si debba verificare l’esecuzione del
Legato XXVI. Si difesero lì Signori L.L. C.C. anche da questo ed ottennero nel suddetto giorno il
terzo Spazzo di Taglio seguente. Al Taglio 20 Al Laudo 6. N. S. I. Avvoc. al Taglio. Ecc. Orlandi e
Gromer. Interruttor Facini. Interv. Gir. Spaziani e Nic. Pellegrini. Avvoc. al Laudo. Ecc. Gallini e
Sozzi. Interv. Giuseppe dall’Acqua. Aggiunta dell’estensore di questo Foglio relativo alla riferita
Causa. Il Signor Girolamo Zanadio Testatore era Mercante da Fettuccie, Veli, e altri generi lavorati
con oro falso in Calle della Bissa all’Insegna dell’Ombrella. Dopo aver condotta una vita agiata, e
aver fatto del bene a’Luoghi Pii, ed a’Poveri di questa Città, come lo dice egli stesso in fine del
suo Testamento, lasciò una facoltà di Ducati 80925: 6 così divisa. Cotanti 4412: 17. Argenti, Gioje,
e Mobili 8031: 14. Beni, e Capitali S. Rocco 21762:12. Crediti 46717:11. Lasciò in oltre un florido
Negozio in legato co’crediti annessi al suo Agente Bart. Colombana, che passò pur esso all’altra
vita. Il grand’uso, che facevasi ne’Teatri de’capi suddetti, e la frequenza e lusso delle Regatte
Pubbliche hanno potuto arricchire quel Negozio sussistente da più d’un Secolo sotto la medesima
Dita, e colla stessa Insegna. Nella nota de’Vitalizj Legati egli discese da’suoi parenti, alla gente
di sua dipendenza e servizio; non se ne scordò alcuno, e beneficò fino il suo Barbiere, e il di lui
giovine di cento Duc. all’anno. Volle che nel termine di giorni 8 celebrate fossero 5 mila Messe a
benefizio dell’anima sua, ed essere seppellito nella Chiesa di queste Rev. Monache del S. Sepolcro
colla seguente Inscrizione dettatagli dalla divota sua Musa. Gerolemo Zanadio qu: Francesco, che quì
giace Per le preghiere tue attende pace. È da riflettere, che per non aver bene conosciuto il suo
stato dispose il Testatore dabbene ne’suoi Legati più di quello che aveva, onde i beneficati non
potendo tutti ad un tempo godere gli effetti della sua disposizione, cominciarono gli Atti
Giudiziarj, insorsero le Liti, e s’inasprirono gli animi de’suoi Eredi. Corso il breve spazio di 9.
mesi dal giorno del suo Testamento a quello della sua morte, non si può supporre un decrescimento
notabile nell’Asse della sua facoltà. Così ad onta delle sue rette intenzioni, e dopo avere invocate
tutte le Celesti Gerarchie prima di scriverle, mancò l’effetto desiderato e voluto dalla sua anima
giusta e caritatevole, e le sue sostanze così bene distribuite divennero oggetto di contese, e
discordie, e furono in tanta parte divorate dalle spese Forensi. Sarà sempre un Problema, fin che la
stima dovuta agli eloquenti difensori del giusto viene usurpata dagl’ingegnosi cavillatori
(evidentissima prova della maggior corruzione de’nostri costumi da cui guaste son le opinioni) se un
uomo nel migliore stato di salute e di serenità di mente possa scrivere un Testamento così semplice,
e chiaro, che andar soggetto non debba ad attacchi; ma sarà sempre vero, che lo difenderà
possibilmente da tal pericolo chi nelle sue disposizioni studierà di prevenire tutti
gli ostacoli, e fare un conto esatto di quello che ha, perchè pacificamente possino verificarsi i
suoi benefizj. Avviso al Pubblico. Martedì 8 del corrente Settembre nella Chiesa detta de’Mendicanti
si canterà un’Oratorio intitolato Abigail con Musica tutta nuova del Signor Andrea Favi di Forlì.
Questa è la prima produzione del detto Signor Maestro, ch’esce alla luce del Mondo colto. Castighi
Pubblici. La mattina del prossimo scorso Lunedì soggiacque all’ignominiosa pena della frusta un
Falegname, che seppe arricchirsi a forza di latrocinj di capi preziosi in alcune di queste case
opulenti ove chiamato fu a lavorare. Era già da non poco tempo nelle forze della Giustizia. Gli fu
fatto fare un lungo insolito giro onde passasse dinanzi alle abitazioni ove commise i più
considerabili furti, prima che giungesse a Rialto a baciare il gobbo1meta de’condannati al castigo da lui sofferto. Posdomani alle scuole Pubbliche, che ancora conservano il nome de’Gesuiti, da quel Maestro di
Rettorica Signor Abbate Dottor Bregolini si darà pure un’Accademia Poetica sotto gli auspizj di
questi Signori Eccellentissimi Riformatori dello studio di Padova. Intorno a quella di Brescia del
Sig. Abb. Maceri, è accusato lo Scrittore che ci mandò la relazione da noi stampata di non essere
stato un giudice troppo giusto. Dicesi però in una Lettera de’30. Agosto, che l’Accademia
generalmente piacque, che S. E. Rappresentante vi assistì con piacere, e che non bisogna ai
Recitanti affiggere un’idea di declamatori Greci, o Romani, acciochè piacciano, ma un’idea
relativa al subbietto, e che finalmente gli aspettatori colle loro interrogazioni si
unirono al buon esito della medesima. Se sia vero che il Brolo del Monastero di S. Zaccaria
arrivasse anticamente dov’ora è il Broglio vicino al Palazzo Ducale; e se il Principe per la
cessione del Terreno passi annualmente de
frutti a quelle R. R. M. M. Tanto ricercasi dalla nostra Gazzetta per una questione insorta poche sere sono. Uno sosteneva il fatto, l’altro lo negava coll’opinione, che il Monastero non fosse più antico del Palazzo Ducale. Se parliamo della prima Chiesa di S. Zaccaria essa è d’un’antichità delle più rimote, riconoscendo la sua fondazione dal Doge Ang. Participazio, quello che da Malamocco trasferì la Sede a Venezia, e ciò fu verso la metà del Secolo Settimo. La fabbrica del Monistero fu posteriore. Abbiamo dal Sansovino che nell’anno 407. dall’edificazione di questa Città ed 827. dell’Era Cristiana, Giustiniano Participazio il X. de’nostri Dogi, fabbricò e ristaurò questo Monasterio, pregato da Leone quinto Imp. di Costantinopoli, il quale non solamente gli mandò denari: ma huomini e maestri eccellenti nell’Architettura. Segno dunque che il Monastero esisteva anche allora, e da non poco giacchè aveva di ristauro bisogno. Quanto alla fabbrica del Palazzo Ducale, secondo lo stesso autore fu cominciata dal prenominato Ang. Participatio IX. Doge dalla parte del ponte della paglia: ecco dunque falsa l’asserzione che il Brolo delle Monache giungesse al sito dov’ora è il Broglio. Ben è vero, che ad esse il prefato Doge Participazio donò per il loro mantenimento le terre, e l’acque al Monastero vicine, com’è detto nel Tomo Terzo della Storia della fondazione delle Chiese di Venezia. Ivi si assegna la cagione della pubblica visita del Principe nel giorno di Pasqua, per avere queste illustri Vergini ceduto di buon grado porzion di terreno al Doge, che lo ricercava per la fabbrica della Chiesa di San Marco. Di fatti anche il citato Sansovino asserisce che: Possedeva questo Sacrario gran terreno all’intorno, & era suo quello, dove ora è la Piazza Pubblica di S. Marco: però volendo Sebastiano Ziani Doge XXXVIII. ampliar la Piazza, ottenne dalle Monache il terreno, & all’incontro diede loro possessioni sul Trevisano, & s’obbligò allora (per quanto si dice) di visitar ogni anno in perpetuo il giorno di Pasqua la Chiesa loro. Apparisce dunque da quanto abbiamo riferito, che il Terreno appartenente a queste RR. MM. estendevasi fino a tutto lo spazio, ch’ora occupa la nostra Piazza; e può darsi ancora che il loro Brolo fosse appunto nel sito del Broglio, non essendovi allora il Canale, che divide il Palazzo Pubblico dalle Prigioni. Ma di questa particolarità non troviamo memoria, e se alcuno somministrarci potesse un certo documento la contesa sarebbe decisa. Notizie Letterarie. “Se gli Scrittori del Secolo a favore dell’umanità hanno dato un forte impulso ai Sovrani per correggere la rigidezza delle Leggi penali, e renderle maggiormente proporzionate all’indole, e natura de’delitti, così per la rivoluzione accaduta nei Codici Criminali, e nelle nove riforme sarà di necessità l’avere un’esatta cognizione della Teorica-scienza uniforme a tali regole, in mancanza della quale o non si può comprendere il valore, e lo spirito delle novatrici opinioni, o viene ad esse data un’intelligenza erronea, e non analoga a quelli metodi, che si sono voluti insinuare. A tal oggetto il Sig. Dottor Antonio Pasquale Valli Nobile Toscano e Avvocato Criminale in questo Foro, hà dato alla luce un corso d’instituzioni Criminali diviso in due Tomi, nel quale l’uniformità della sua opera con il dritto delle Genti, e di Natura, l’adesione ai Moderni Scrittori, e la consonanza ai recenti Codici sì nella fabbricazione dell’offensivo, come nel Decretorio, e Cominatoria Penale, vengono ad indicare un sistema sicuro alieno dai pregiudizj sin’ora adottati, e riconosciuti contrarj all’interesse sociale ne’corrispettivi al fine primario delle Leggi, che in tutte le circostanze esigono en ‘adecquata proporzione. Si vende al Negozio Andrea Folglierini Librajo in Merceria dell’Orologio al prezzo di Lire 3. per ciascun Tomo." In Senato.Savio in Settimana.
s. Zuanne Querini K. di s. And. Li NN. HH. concorrenti all’Auditorato della S. Rota
R. e per ciò ad dottoratisi a Padova sono s. Lauro Costantin Querini s. Z. Bat. Falier s. Zuanne Ab.
Priuli. Oggi s’è aperta una Bottega da Caffè sotto le Procuratie Nuove colla Insegna Pitt l’Eroe,
nella quale, oltre le solite, si troverà ogni sorta di bibita all’uso d’Inghilterra. Si ricerca un
Cameriere di buona figura, e giovane che sappia ben pettinare, e che abbia qualche abilità per
Cucina da valersene una qualche volta se occorresse. Cambj.
Metatextualität
Ecco la risposta dell’Autore della Lettera sull’Opera presente di Padova
alla prima Critica, che gli fu fatta. L’ebbimo fino dal passato Martedì, ma non a tempo di poter
inserirla nel precedente Foglio. S’egli risponderà anche alla seconda la daremo in luce, com’è
conveniente, rinnovando però le più ferme proteste di non volere ammetter altro in seguito.
Risposta alla Lettera che comincia il N. 69. della Gazzetta Urbana di sabbato scorso 26. Agosto.
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Brief/Leserbrief
Veneratiss. Sig. Maestro. Non ò termini bastanti a spiegarle quant’io
le deva per la bontà, ch’ella à avuto di farmi arrossire pubblicamente de’miei spropositi. Per darle
poi, Sig. Maestro, una prova della mia docilità assoggetterò al suo riverito giudizio le seguenti
riflessioni introno alcuni punti della sua correzione, che per mia sfortuna non ò potuto
comprendere. Non è picciola bagatella censurare in aria di acuto osservatore direttamente un
Paisello. L’autorità dei nomi fu sempre l’arma prediletta dei pedanti; dal canto mio m’ingegnerò di
opporvi quella della ragione, senza per altro citarla, Sig. Maestro, al di lei Tribunale. Sono più
generoso, forse di quello ch’ella crede. Io mi aspettava un parallelo dei tempi nostri con quelli
della florida Grecia. Mi rincresce solo, che per la mancanza del suddetto parallelo non potrà il
Pubblico dare il minimo giudizio sulla presente questione. Avete mai domandata ragione al Paisello
delle di lui opere per alzar tribunale sui scritti suoi? Confesso il vero, io non
sapeva, che per decidere die difetti di un’opera fosse necessario di andarne a chieder ragione
all’autore; la supplico dunque, Sig. Maestro, d’insegnarmi come si deve fare per censurare le opere
di quelli che sono morti. E il Tomo dell’orchestra dove lo lasciate? E un tempo più accelerato, o
più lento? E i piani forti? Che un’esecuzione meno esatta dei tempi, dei piani e forti ec. possa
trasformare in seria la musica Buffa questo è un secreto dell’arte ignoto fino ai nostri giorni.
L’onore di quest’importante scoperta era riservato al Sig. Maestro. Convenite che nelle Gare
Generose vi sono alcuni pezzi originali, e pieni della vivacità propria dell’autore, e concludete
poi ch’egli sia il corruttor del buon gusto nelle opere buffe? Io credeva scioccamente, che
l’originalità, e la vivacità fossero pregi proprj egualmente del Buffo, che del Serio; credeva
ancora, che in un’Opera Buffa si potesse scrivere dei pezzi di musica originale, e vivace, che non
fosse Buffa; conosco adesso l’eccesso della mia ignoranza: sempre più si accrescono le mie
obbligazioni verso il Sig. Maestro Asserite che Paisello confonde il Buffo col Serio, dunque nelle
sue opere Buffe vi trovate del Serio e del Buffo. Io asserisco, ch’ella confonde sempre il bianco
col nero, dunque gli oggetti che son bianchi a lei sembrano neri, e così viceversa. Mi sono ancora
bene spiegato? Gridate poi all’arme contro l’eccedente quantità di contrattempi ec. voi confondete
il contrattempo col giuoco degli strumenti. Non ò la fortuna di capire ciò che voglia dire il giuoco
degli strumenti. Sarà probabilmente come il Tomo dell’orchestra; due tesoretti di lingua con cui il
Sig. Maestro si è degnato di rimediare alla povertà dell’Italiana favella. Cosa credete che sia il
vero contrattempo? È quella melodia che secondo le leggi del ritmo deve aver le sue desinenze nel
primo o nel terzo quarto della battuta nel tempo giusto, e la à invece nel secondo o nel quarto. Oh
questa volta bisogna assolutamente farsi coraggio, Sig. Maestro, e dirle ch’ella confonde il
contenuto col continente, il tempo cioè colla misura, due cose diverse quanto la Logica e la
Pedanteria. Eccole dunque un’altra deffinizione del contrattempo diametralmente opposta alla sua.
„Ogni misura è composta di più tempi, alcuni più forti ed alcuni altri più deboli. nella misura di
quattro tempi (da noi chiamata tempo perfetto) i tempi forti sono il primo, ed il terzo quarto. Le
note dunque, che finiscono in tempo forte, cioè nel primo o nel terzo quarto si chiamano note di
contrattempo“. Rousseau. Diction. de Mus. Pag. 305. Ella, Sig. Maestro, decide in contrario, che le
note di contrattempo devono finire nel quarto, e nel secondo quarto. Che sfortuna per il povero
Rousseau di non aver potuto imparar da lei la vera deffinizione del contrattempo! Quindi ella passa
a descrivere colla sua solita facondia l’innumerabile quantità di effetti, che si possono conseguire
dal giuoco degli strumenti, cosicchè sfido perfino il giuoco del Lotto a somministrare un sì gran
numero di combinazioni. Viene in seguito l’enumerazione di quanti mali nascerebbero se si tentasse
di ricondurre la musica alla sua prima semplicità, sbandindone tutti quei viziosi ornamenti che le
sono stati aggiunti ai nostri giorni. Sonnolenza dell’uditorio, solitudine delle Platee, fallimento
degli Impresarj, sollevazione universale contro il temerario Riformatore ec. ec. ec. Venite avanti
dunque, ombre immortali d’un Leo, d’un Saffone, d’un Pargolesi, e di tutti gli altri
celebri trapassati compositori. È dunque vero, che le vostre celebri composizioni facevano ronfar
altamente l’uditorio, riducevano le Platee un deserto, e facevano fallire tutti gli Impresarj? Come
dunque, impostori quanti siete, come avete indegnamente usurpato la fama di gran Compositore, e
l’ammirazione di tutti i Posteri? E sarà vero che siate tutti morti tranquillamente sul vostro letto
malgrado il furore degli Impresarj, dei patroni dei palchi, dei portinaj, e dei tira scene tutti
attruppati contra di voi? Intorno all’odierna decadenza della Musica vi rimetto all’insigne libgro
del Sig. Manfredini intitolato: Difesa della Musica. All’autorità dell’insigne libro del Sig.
Manfredini non ò che rispondere. Egli vi proverà geometricamente ec. Alla geometria dell’immortale
Sig. Manfredini non saprei cosa rispondere. Crede taluno di aver in mano la spada di Scander-begh, e
poi s’accorge fuori di tempo d’aver una di quelle spade, che si vendono dai bagattellieri. Oh Dio!
sono ben sfortunato! ò da cimentarmi con uno spadino da gala contro lei, Sig. Maestro, che possede
la spada di Orlando, la lancia di Astolfo, e la clava di Alcide! Cieli! che mai sarà di me! Gelo
tutto solo in pensarlo. O l’onore di essere quantunque mezzo morto dalla paura. Di Lei veneratis.
Sig. Maestro
Umil. Obb. Ubb. Disepolo M.
Umil. Obb. Ubb. Disepolo M.
Padova 30. Agosto
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Lettera scritta da Murano il giorno primo del corrente.
Brief/Leserbrief
Ad onta del cattivo tempo jeri fu numerosa l’Udienza all’Accademia in questo Seminario
Patriarcale, a segno, ch’era piena la Sala. S. E. Reverendissima non ha potuto intervenire a cagione
d’un improvviso dolore di gambe da cui fu assalito. Questo esemplarissimo Soggetto, che tanto onora
il Sacerdozio e il Cattolicismo colle sue edificanti morali virtù, oltre la perdita della vista,
soffre de’gravissimi attacchi di gotta2onde tutti i buoni ne provano una vera afflizione. Le Composizioni a lui dedicate, recitate
furono dinanzi al suo Ritratto. Queste, e le altre tutte riuscite furono d’universale soddisfazione;
e fecero moltissim’onore al Sig. Abbate Dal Mistro autore delle medesime, e direttore
dell’Accademia, che fu per sentimento de’dotti la più bella, ch’egli abbia data. La disposizione
de’pezzi poetici, la chiarezza, ed eleganza con cui trattò in essi degli argomenti difficili, gli
fecero ottenere le lodi comuni. Tanto a di lui gloria sia reso pubblico col mezzo della vostra
Gazzetta. Addio. Vostro Amico B. M.
frutti a quelle R. R. M. M. Tanto ricercasi dalla nostra Gazzetta per una questione insorta poche sere sono. Uno sosteneva il fatto, l’altro lo negava coll’opinione, che il Monastero non fosse più antico del Palazzo Ducale. Se parliamo della prima Chiesa di S. Zaccaria essa è d’un’antichità delle più rimote, riconoscendo la sua fondazione dal Doge Ang. Participazio, quello che da Malamocco trasferì la Sede a Venezia, e ciò fu verso la metà del Secolo Settimo. La fabbrica del Monistero fu posteriore. Abbiamo dal Sansovino che nell’anno 407. dall’edificazione di questa Città ed 827. dell’Era Cristiana, Giustiniano Participazio il X. de’nostri Dogi, fabbricò e ristaurò questo Monasterio, pregato da Leone quinto Imp. di Costantinopoli, il quale non solamente gli mandò denari: ma huomini e maestri eccellenti nell’Architettura. Segno dunque che il Monastero esisteva anche allora, e da non poco giacchè aveva di ristauro bisogno. Quanto alla fabbrica del Palazzo Ducale, secondo lo stesso autore fu cominciata dal prenominato Ang. Participatio IX. Doge dalla parte del ponte della paglia: ecco dunque falsa l’asserzione che il Brolo delle Monache giungesse al sito dov’ora è il Broglio. Ben è vero, che ad esse il prefato Doge Participazio donò per il loro mantenimento le terre, e l’acque al Monastero vicine, com’è detto nel Tomo Terzo della Storia della fondazione delle Chiese di Venezia. Ivi si assegna la cagione della pubblica visita del Principe nel giorno di Pasqua, per avere queste illustri Vergini ceduto di buon grado porzion di terreno al Doge, che lo ricercava per la fabbrica della Chiesa di San Marco. Di fatti anche il citato Sansovino asserisce che: Possedeva questo Sacrario gran terreno all’intorno, & era suo quello, dove ora è la Piazza Pubblica di S. Marco: però volendo Sebastiano Ziani Doge XXXVIII. ampliar la Piazza, ottenne dalle Monache il terreno, & all’incontro diede loro possessioni sul Trevisano, & s’obbligò allora (per quanto si dice) di visitar ogni anno in perpetuo il giorno di Pasqua la Chiesa loro. Apparisce dunque da quanto abbiamo riferito, che il Terreno appartenente a queste RR. MM. estendevasi fino a tutto lo spazio, ch’ora occupa la nostra Piazza; e può darsi ancora che il loro Brolo fosse appunto nel sito del Broglio, non essendovi allora il Canale, che divide il Palazzo Pubblico dalle Prigioni. Ma di questa particolarità non troviamo memoria, e se alcuno somministrarci potesse un certo documento la contesa sarebbe decisa. Notizie Letterarie. “Se gli Scrittori del Secolo a favore dell’umanità hanno dato un forte impulso ai Sovrani per correggere la rigidezza delle Leggi penali, e renderle maggiormente proporzionate all’indole, e natura de’delitti, così per la rivoluzione accaduta nei Codici Criminali, e nelle nove riforme sarà di necessità l’avere un’esatta cognizione della Teorica-scienza uniforme a tali regole, in mancanza della quale o non si può comprendere il valore, e lo spirito delle novatrici opinioni, o viene ad esse data un’intelligenza erronea, e non analoga a quelli metodi, che si sono voluti insinuare. A tal oggetto il Sig. Dottor Antonio Pasquale Valli Nobile Toscano e Avvocato Criminale in questo Foro, hà dato alla luce un corso d’instituzioni Criminali diviso in due Tomi, nel quale l’uniformità della sua opera con il dritto delle Genti, e di Natura, l’adesione ai Moderni Scrittori, e la consonanza ai recenti Codici sì nella fabbricazione dell’offensivo, come nel Decretorio, e Cominatoria Penale, vengono ad indicare un sistema sicuro alieno dai pregiudizj sin’ora adottati, e riconosciuti contrarj all’interesse sociale ne’corrispettivi al fine primario delle Leggi, che in tutte le circostanze esigono en ‘adecquata proporzione. Si vende al Negozio Andrea Folglierini Librajo in Merceria dell’Orologio al prezzo di Lire 3. per ciascun Tomo." In Senato.
Giovedì 3 Settembre.
2. Rev. e Reg. dell’Entr. Pub. s. Alv. Morosini qu. Barb. Vic. s. Alv. Contarini K. 2 Segretarj dell’Eccelso Cons. di X. 173-23 Circospetto Bernardo Gislanzoni 158-37 Circospetto Gasparo Soderini ritornato l’altr’jeri dalla Residenza di Londra.Savio in Settimana.
Per la prossima
ventura.
s. Zuanne Querini K. di s. And. Li NN. HH. concorrenti all’Auditorato della S. Rota
R. e per ciò ad dottoratisi a Padova sono s. Lauro Costantin Querini s. Z. Bat. Falier s. Zuanne Ab.
Priuli. Oggi s’è aperta una Bottega da Caffè sotto le Procuratie Nuove colla Insegna Pitt l’Eroe,
nella quale, oltre le solite, si troverà ogni sorta di bibita all’uso d’Inghilterra. Si ricerca un
Cameriere di buona figura, e giovane che sappia ben pettinare, e che abbia qualche abilità per
Cucina da valersene una qualche volta se occorresse. Cambj. 4. Agosto.
Lione e Parigi 57 e un 4to. Roma 63. Napoli 115 e mezzo. Livorno 99 e 5 8vi. Milano 155. Genova 91. Amsterdam 92 e 3 4ti. Londra 48 e 3 4ti. Augusta 102 e 3 4ti. Vienna 196 e 3 4ti. Prezzi delle Biade. Formento a L. 31 circa. Sorgo Turco a 17. Segale a 22. Miglio a 18. Risi da Duc. 34. a 35. Bastimenti arrivati.17 Agosto 1789.
Nave La Bella Livia Cap. Giovanni Biondo ven. da S. Maora con 281 Mog. di Sale all’Eccellent. Magistrato. Portata oglio carat. 8.19 Detto.
Checchia La Speranza Cap. Mat. Vassilevich ven. da Genova. Alli Signori Gius. Treves Legno Camp. Part. 1. Pietro Scipioni detto Partite 1. Simon Carminati Balsamo e Merci cas. 1. Salsaperiglia Fardi 1. Gialappa tarlata F. 1. Antonio Duodo Legno Verzin Part. 1. A chi presenterà Cassia bar. 6. Gial. tarl. F. 15. e colleti 1. Caccao fusti 1. Pasta coffe 5.20 detto.
Berg. nom. Bettina Capit. Guglielmo Buther ven. da Witbey. Ab Sig. Gius. Treves lume di Rocca part. 1. alla rinfusa.21 Detto.
Berg. nom. Triton Cap. Roberto Brocher da Londra e Witbey. Alli Sig. Gius. Treves Legno S. Marta pezzi 8371 lume di rocca part. 1. Pietro Scipioni piombo pani 200. Berg. Odoardo Cap. Giov. Hanphrys da Liverpool e Livellin. Alli Sig. Marc’Ant. Zinelli Latta stagnata cas. 460. Retrigerio Bot. 105. Bandoni neri stagnati cas. 14. Latta nera cas. 16. Bonomo C. Algarotti piombo pani 686. Riesch e Waghner cera bot. 6. Giov. Heinzelmann Birra cas. 1. Denti elefante n. 138. Liquori Bar. 1. Form. pezze 1. Pietro Sermonti cenere Bot. 4. Del Cap. aringhe bar. 20. Morti. S. E. la N. D. Elis. Ter. Curti Consorte del N. H. Lancillotto Renier.1
Figura di marmo poco lontana del Banco Giro. Dopo aver baciata una croce appresso
quella figura i frustati, per la via di Merceria ritornano alle Prigioni.
2 Figura di marmo poco lontana del Banco Giro. Dopo aver baciata una croce appresso quella figura i frustati, per la via di Merceria ritornano alle Prigioni. L'esempio di questo male in un Prelato di sì santi costumi, e di vita così frugale provera maggiormente, che non è sempre, nè in tutti, l'effetto della dissolutezza, e dell’intemperanza.
