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        <title>Num. 70</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Ingrid Scherk</name>
          <resp>Editor</resp>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
          <resp>Editor</resp>
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        <respStmt>
          <name> Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
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        <respStmt>
          <name> Magdalena Albert</name>
          <resp>Editor</resp>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
        <idno type="PID">o:mws.4069</idno>
      </publicationStmt>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 553-560 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
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        <language ident="it">Italian</language>
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            <term xml:lang="de">Theater Literatur Kunst</term>
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Arte</term>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 70.</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì</hi> 2 <hi rend="smallcaps">Settembre</hi> 1789.</p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone></p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Carte Pubbliche.</hi></head>
<p rend="SO">D’Ordine degl’Illustrissimi ed Eccellentissimi Signori <hi rend="italic">Revisori,</hi>
e <hi rend="italic">Regolatori de’Dazj</hi>, sopra l’obbligo de’Patroni, e direttori di Barche con
cai di Vino, o Liquori, di dover capitar <hi rend="italic">recto</hi> [...]<hi rend="italic">mite</hi> alla Stimaria, fu pubblicato l’altr’jeri in questa Capitale un Proclama.</p>
<p>Sono in questo citati molti Decreti dell’Eccellentissimo Senato tendenti a prevenire, a frenare,
ed a punire gli abusi pregiudizievoli in tutte le viste al Pubblico Patrimonio, che risorti, e
maggiormente dilatati a’giorni presenti hanno determinato l’E. E. L. L. ad estendere il suddetto
Proclama richiamando in esso a’passi opportuni gli accennati Sovrani Decreti, che lo avvalorano
maggiormente.</p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.4"></milestone> Un carissimo nostro Amico, che amiamo quanto noi stessi,
condannato da più giorni a letto colla gotta, altamente si lagna di trovarsi quasi sempre solo ed
abbandonato nella Camera de’suoi affanni. Mal contento di tutti fuorchè di Noi la cui compagnia mai
non mancagli, è afflitto dalla crudele esperienza di trovar Amici di solo nome quelli ch’egli
credeva avere di cuore; e contro questa dura trasgressione d’una delle più degne opere dell’umana
misericordia vorrebbe che declamasse la nostra Gazzetta.</p>
<p>Dopo aver letto tanti Libri, e dopo aver conosciuto il Mondo, egli non dovrebbe stupire se in
povertà di stato non può avere il sollievo dell’altrui compagnia. Quando, e dove mai sono, o sono
stati circondati di visite i letti degli uomini senza denari? Sarebbe un bel prodigio, che per lui
solo i costumi degli uomini si assoggettassero ad una rivoluzione morale. È un’ingiustizia dell’amor
proprio lo sdegnare di sottoporsi ad una condizione, ch’è universale. Tutto ciò, che da noi dir
potrebbesi a grado dell’ammalato non farebbe che ridere il Mondo, che vuole, ed ha sempre voluto
fare a suo modo. È meglio, ch’ei prenda in buona parte il nostro consiglio, compianga tutti i
poveruomini che son nel suo caso, e metta in opera l’insegnamento d’Orazio.</p>
<p><milestone unit="E4" xml:id="FR.5"></milestone>
<milestone unit="ZM" xml:id="FR.6"></milestone><hi rend="italic"> Aequam memento rebus in arduis servare
mentem</hi>: <milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E4"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<div3>
<head><hi rend="italic">Causa</hi>.</head>
<p rend="BA">All’Eccell. Consiglio di 40. Civil Vecchio. Mane. 24. Agosto 1789.</p>
<p rend="SO">Nel dì 19. Aprile 1704. il N. H. . . . <hi rend="italic">Contarini</hi> Priore
d’un’Ospitale detto di S. Gio: Battista di Murano da uno dei suoi Maggiori istituito a comodo di sei
povere Vecchie, ottenne dalla Stola Eccell. Avvogaresca un Comandamento contro certo Angelo Tubaldin
Affittuale d’una Valle di Kà Correr onde con certa <hi rend="italic">Grizolera</hi> con cui in
alcuni mesi dell’Anno chiudeva la Valle medesima non andasse ad occupare cinque piedi di acqua di
ragione del sopradetto Ospitale, ricusato avendo di corrispondere all’Ospitale medesimo annui Ducati
trenta per aver la licenza di fare una tal operazione su ciò, che si sosteneva di ragione del detto
Pio Luogo; tanto più che alcuni Affittuali prima di lui si erano assoggettati a questa annua
corrisponsione. Assunse Giudizio per il Tubaldin il N. H. Correr, e contestò alla revocazione di
esso Comandamento. Restò giacente la Pendenza sino all’Anno presente, e sostenendo la rappresentanza
Correr il N. H. s. Francesco Pisani sostenne egli pure la revocazione del medesimo Comandamento in
confronto del N. H. s. Gallean Contarini ora Priore dell’Ospitale. Agitata questa questione al
Magistrato dell’Avogaria restò soccombente l’Eccell. Pisani, il quale appellò al Consiglio
Serenissimo di 40. C. V. Lunedì p. p. l’Ecc. <hi rend="italic">Niccolò Sola</hi> introdusse la Causa
allegando, che <hi rend="italic">ab immemorabili</hi> si faceva questa operazione, e che se il N. H.
Contarini esigeva un’annua esazione doveva regolarmente procedere <hi rend="italic">in
Petitorio</hi>. Rispose l’Ecc. <hi rend="italic">Antonio Sozzi</hi>, che il N. H. Contarini era fino
dal 1640. in possesso di questa esazione. Sostenne, che alcuni altri Vallesani annualmente pagavano
Ducati trenta per poter occupare li cinque piedi di aqua [sic.] colla Grizolera sunnominata, e che
avendo ricusato il Vallesan Tubaldin di sottostare egli pure ad un tal pagamento niente vi era di
più legale, e più giusto dell’impetrato Comandamento. L’Ecc. <hi rend="italic">Gio</hi>: <hi rend="italic">Battista Cromer</hi> all’incontro sostenne, che non era provato, che li cinque piedi
di acqua, che si dicevano di ragion Contarini fossero occupati dalla Grisolerache non era vero
altrimenti, che i Vallesani pagassero questo annuo tributo; che li N. H. Contarini mostrar non
poteva una ricevuta per conto di queste pretese affittanze, e ch’era cosa mostruosa dopo un possesso
di tanto tempo volerlo distruggere con un Comandamento Avvogaresco, che fù abbandonato, e diserto
per ottantacinqu’anni. Si difese l’Ecc. <hi rend="italic">Girolamo Antonelli</hi> allegando, che per
provare che li cinque piedi di acqua erano di ragion Contarini ed erano occupati dalla Grisolera,
bastava il Disegno presentato in giudizio, il quale non era dagli Avversarj contraddetto, e lo
provava in aggiunta un Capitolo proposto sulla cui fede nascer doveva lo Spazzo deffinitivo di
Laudo. Cercò di provare, che il Contarini esigeva questo annuo tributo leggendo una ricevuta di
trenta Ducati per questo conto, e aggiungendo, che se dopo due Secoli non poteva mostrarne altre,
ciò era perchè le ricevute le rilascia quel che riscuote, e restano in mano di quel, che paga. Disse
per ultimo, che rapporto al vantato possesso bisognava distinguere i tempi di questo. Il possesso
anteriore al Comandamento dipendeva dall’annuo esborso dei trenta Ducati; il possesso posteriore al
Comandamento era ingiusto giacchè faceva violenza al Comandamento medesimo, e che però trovandosi il
Contarini col dritto di quest’annua esazione, e vedendo, che non si voleva pagar più l’<pb n="555"></pb>affitto non poteva dirigersi in altro modo, che coll’invocare un Comandamento dietro a cui non
dovesse l’Avversario ingerirsene nei beni altrui. Il Consiglio Serenissimo di 40. tagliò la Sentenza
dell’Eccell. Stola revocando il Comandamento, ch’era l’atto reo del giudizio.</p>
<p>Avvoc. al Taglio. Avvoc. al Laudo. </p>
<p>Ecc. Sola, e Cromer Ecc. Sozzi, e An.</p>
<p>Interruttor Perosa. tonelli</p>
<p>Interv. Caselini. Interv. Antica.</p>
<p>Al Taglio 21 Al Laudo 5. N. S. 1. </p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Libri usciti recentemente da’Torchj Veneti</hi>.</head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Burserius</hi>. Institutiones Medicinae practicae. Volumen septimum
&amp; octavum. Typis <hi rend="italic">Francisci Pezzana.</hi> 1789. 8vo.</p>
<p>Bossuet Opere T. 1. 2. 3. 4. Presso il Fenzo, e Folgierini 1789. 8vo si continua.</p>
<p><hi rend="italic">Gibbon</hi>. Storia della decadenza dell’Impero Romano Tomo primo, e 2do.</p>
<p>Presso <hi rend="italic">Silvestro Gatti</hi>. 1789. 8vo, si continua.</p>
<p><hi rend="italic">Zuliani</hi>. Traduzione delle Opere del d’Aguesseau Tom. primo. Presso il <hi rend="italic">Curti</hi> 1789. 8vo. Si continua.</p>
<p>Vita di Marianna Tom. 3zo. Presso il Riosa. 1789. 8vo si continua.</p>
<p><hi rend="italic">Scupoli</hi>. Combattimento spirituale.</p>
<p>Presso <hi rend="italic">Pietro Gatti</hi>. 1789. 16.</p>
<p><hi rend="italic">Lucich</hi>. Vita S. Sabbae abbatis. Presso il <hi rend="italic">Coletti</hi>
1789. 8vo.</p>
<p><hi rend="italic">Cuniliati</hi>. Concionator Cathechisticus. Apud <hi rend="italic">Thom.
Bettinelli</hi>. 1789. 4to.</p>
<p><hi rend="italic">Muzzani</hi>. Le Caccie Poemetto. Padova. 1789. 8vo.</p>
<p>Compendium Salmaticense Tom. 6. Apud. <hi rend="italic">Remondini</hi> 1789. 12.</p>
<p><hi rend="italic">Masin. Teodulo</hi>, ossia)</p>
<p>il Figlio di benedizione.) Presso <hi rend="italic">Simon Occhi</hi> 1789.8.</p>
<p><hi rend="italic">Chelucci</hi> orationes.)</p>
<p><hi rend="italic">Massilon</hi>. Prediche sopra i doveri Ecclesiastici. Presso lo stesso. 1789.
4to. </p>
<p><hi rend="italic">Albergati</hi>, ed <hi rend="italic">Altanesi</hi>, Novelle. 1789. 12. Presso
il <hi rend="italic">Storti</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head>In M. C. 29. Agosto.</head>
<p>Conte e Capit. a Sebenico</p>
<p rend="SO">Riserva di s. <hi rend="italic">Zuan. Bragadin</hi></p>
<p rend="SO">s. Giam. Bembo qu. Nic. fu 40.</p>
<p>Pod. a Cologna. M. 16.</p>
<p rend="SO">s. Marco Riva qu. Lucio</p>
<p rend="SO">Fin. s. Gabriel Zorzi.</p>
<p rend="SO">Cast. a Verona del Castel Vecchio m. 16.</p>
<p rend="SO">s. Marco Badoer di s. Z. Bat.</p>
<p rend="SO">F. s. Alv. Ang. Diedo.</p>
<p>Offiz. al Formento a S. Marco.</p>
<p rend="SO">s. Franc. Loredan qu. Marco</p>
<p rend="SO">F. s. Zuanne Corner.</p>
<p>Prov. al Cottimo d’Alessandria.</p>
<p rend="SO">s. Ben. Soranzo qu. Z. Franc.</p>
<p rend="SO">Fin. s. Seb. Soranzo.</p>
<p>6. del Cons. di Pregadi.</p>
<p rend="SO">s. Alv. Renier qu. Andrea K.</p>
<p rend="SO">s. Alv. Renier qu. Bernardin</p>
<p rend="SO">s. Lancil. M. Renier qu. Daniel</p>
<p rend="SO">s. Leonardo Dolfin qu. Leon.</p>
<p rend="SO">s. And. Giul. Corner qu. Nic. Proc.</p>
<p rend="SO">s. Michel Morosini.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">In</hi>
<hi rend="smallcaps">Senato</hi></head>
<p>Deput. Ad Pias Causas M. 36.</p>
<p rend="SO">s. Zuanne Sagredo.</p>
<p>2. Gov. di Nave.</p>
<p rend="SO">s. Angiolo Venier</p>
<p rend="SO">s. Pietro Ant. Zorzi.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">In M. C.</hi> 30. detto.</head>
<p>Pod. e Cap. a Rovigo m. 16. c. p. </p>
<p>Elez. dello Scrut. conf. dal M. C.</p>
<p rend="SO">s. Gir. Foscarini qu. Giac. Ben.</p>
<p rend="SO">F. s. Flaminio Corner qu. Cam.</p>
<p>Pod. a Lonigo. m. 16.</p>
<p rend="SO">s. Silv. Bembo qu. And.</p>
<p rend="SO">F. s. Seb. Barozzi qu. Nic.</p>
<p>Prov. a Castel Nuovo m. 24. </p>
<p rend="SO">s. Niccola Longo qu. Vic.</p>
<p rend="SO">F. s. Dom. Pisani di s. Ant.</p>
<p><pb n="556"></pb> Camerlingo a Pago. m. 32.</p>
<p rend="SO">s. Z. Dom. Venier qu. And.</p>
<p rend="SO">F. s. Pietro Ant. Barozzi qu. Fr.</p>
<p>Offiz. alla Dogana da Mar.</p>
<p rend="SO">s. Dom. Alv. Corner qu. Marc’Ant.</p>
<p rend="SO">F. s. Nadal da Mosto qu. Lor.</p>
<p>2 Prov. al Cottimo d’Alessandria.</p>
<p rend="SO">s. Z. Ant. M. Balbi qu. Alv.</p>
<p rend="SO">s. Marc’Ant. Contarini qu. Giam.</p>
<p rend="SO">F. s. Paolo Riva e s. Fr. M. Badoer.</p>
<p>Sopra Consoli.</p>
<p rend="SO">s. Ag. Mosto qu. Z. Alv.</p>
<p rend="SO">F. s. Vic. Morosini qu. Ant.</p>
<p>Offiz. alla Giust. Vecchia.</p>
<p rend="SO">s. Gir. Marcello qu. Vet. fu 40.</p>
<p rend="SO">F. s. Ang. Longo qu. Ant.</p>
<p>Prov. alla Giustizia Nuova.</p>
<p rend="SO">s. Is. M. Barbaro qu. Ang.</p>
<p rend="SO">F. s. Z. Carlo Zorzi qu. Giac. P. </p>
<p>Della Giunta del Pregadi.</p>
<p rend="SO">Luogo di s. And. Morosini Censor </p>
<p rend="SO">s. Vic. Pisani qu. Ben.</p>
<p>Del Consiglio di 40. Ordinario. </p>
<p rend="SO">s. Z. Dom. Loredan qu. Pietro.</p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.7"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.8"></milestone><hi rend="italic"> Sig. Gazzettiere.</hi></p>
<p rend="date">Padova 28. Agosto 1789.</p>
<p rend="SO">Nel N. 67. della vostra Gazzetta si è letta una Critica d’un valent’uomo sull’Opera del
Sig. Paisello intitolata <hi rend="italic">Le Gare Generose</hi>, andata in Scena la sera de’17.
corrente, nel recinto del Prato della Valle.</p>
<p>Siete pregato si sottoporre a’di lui savj riflessi le seguenti Osservazioni, avvertendo di dargli
i titoli che gli competono, e consultando in prima la di lui Nota, per sapere se dobbiate chiamar
<hi rend="italic">Intendente, o Dilettante di Musica, o Persona d’un gusto sano e delicato</hi>
un’uomo ch’erige Tribunale, e si fà a censurare con sì fatte ragioni l’Opera del Sig. Paisello.</p>
<p>Egli comincia dicendo, che quest’Opera è stata scritta <hi rend="italic">in quest’anno per il
Teatro di Napoli</hi>; e comincia con un’errore. Avvisatelo pure; ma non vi riscaldate
soverchiamente, perchè è un fallo di poco conto.</p>
<p>Prosegue dicendo, che <hi rend="italic">la Musica in generale è troppo seria per quell’Opera
Buffa</hi>, e più sotto riassumendo il suo giudizio dice, che <hi rend="italic">Le Gare Generose
sebbene contengono come si è detto molti pezzi veramente belli, ed originali, non sono interamente
esenti da un tal difetto</hi>, cioè dalla confusione de’generi. Qui richiamatelo a buona coerenza,
qual si richiede ad un Critico giusto, e disappassionato. L’esser la Musica <hi rend="italic">in
general troppo seria</hi> dichiara un difetto generalmente sparso nell’Opera; Il <hi rend="italic">non esserne interamente esente</hi>, mostra qualche difetto in qualche parte unicamente, quanto
basta a togliere <hi rend="italic">l’integrità</hi> della perfezione. Guai a quel Critico, che manca
di Logica!</p>
<p>Afferma, che molti Compositori Italiani introdussero nel Teatro Serio, e nelle Chiese la Musica
Buffa; e che da poco tempo in quà si è incominciato a introdurre nel Buffo lo stile Serio, e di
questa perniciosa confusione de’due generi accusa <hi rend="italic">prima d’ogni altro Maestro</hi>
lo stesso Sig. Paisello come primo Introduttore dello stil Serio nel Buffo. Quì dategli pur tutta la
ragione sulla Musica delle Chiese, e lasciate a lui il pensiero d’assegnarne il primo Autore. Quanto
alla Musica Buffa introdotta nel Teatro Serio, o allo stil serio introdotto nell’Opera Buffa, non vi
mettete a disputare con lui. Con que’sui principj di Critica, con quella sua nuova Fraseologia non
riuscirete certamente a conchiuder nulla. Bensì chiedetegli ragione del suo asserire, che il Sig.
Paisello è il primo Introduttore dello stil Serio nel Buffo. Chiamatelo a confrontar col Sig.
Paisello i Compositori contemporanei, o morti di fresco, o ancor viventi ex. gr. Sacchini, Trajetta,
Sarti, Anfossi &amp;c. Fate, che vi mostri la differenza, sinchè <pb n="557"></pb> lo provi, e
Introduttore, e primo Introduttore dello stil Serio nel Buffo. L’appor una taccia ad un grand’uomo
senza provarla, è un pretender troppo sull’opinione del Pubblico, e diviene una arroganza
insopportabile.</p>
<p>Che s’egli, come ha fatto nelle sue Critiche Osservazioni, ci recasse per tutta prova il lungo
soggiorno ne’Paesi Settentrionali; rispondetegli I. ch’altri Maestri han soggiornato ( e qualcheduno
forse più lungamente di lui) o soggiornano tuttavia in que’Paesi, senza che alcun <hi rend="italic">Intendente</hi> di Musica si sia mai sognato d’accagionarli di un tal difetto nelle Opere o che
hanno scritto di poi, o che di là ci trasmettono; II. che il Sig. Paisello dopo ritornato di là ci
hà date altre Opere Buffe prima di quella, di cui parliamo. Queste sono state accolte generalmente
con plauso, e giudicate di <hi rend="italic">pennello allegro e vivace, e di stil Buffo, naturale
espressivo, spiritoso, teatrale</hi>; anzi lodate da alcuni singolarmente per l’uso giudizioso, e
ben proporzionato de’<hi rend="italic">Minori</hi>. Doveva dunque il Sig. Intendente di Musica (per
provar il reo influsso de’Paesi Settentrionali sulla fantasia del Sig. Paisello) cominciar da
queste, e mostrar in esse tutte l’abuso de’Minori, e la mancanza de’pregi surriferiti. Altrimenti,
quand’anche avesse provato (non semplicemente asserito) ogni possibile difetto nelle <hi rend="italic">Gare Generose</hi>, non lo proverà mai siccome effetto di quell’Influsso; III. che per
amor di sè stesso non si metta più a spiegare, come l’orror di quel clima abbia così tramutato il
Sig. Paisello; poichè quel suo termine di <hi rend="italic">Dissonanze non preparate</hi> farà
sempre ridere ogni vero <hi rend="italic">Intendente</hi>; IV. infine, che i Padovani per vero Zelo
di tutta la Nazion Veneta si vergognano, che di quà sia uscita una Critica così insussistente contro
un’uomo, che col merito suo reale, e con la celebrità del suo Nome è divenuto quasi l’Idolo
dell’Europa.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Antonio, e Lelio</hi>. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.9"></milestone> Accetteremo, s’ei ce le manderà, le rimostranze
dell’Autor della prima Lettera contro li due suoi accusatori, ma nulla di più in seguito per non
rinnovare su questi Fogli la longanimità dell antica questione sul giuoco degli scacchi. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E3" xml:id="FR.10"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Biglietto.</hi></head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">In una Farmacia d’una Città di Terraferma frequentata da moltissimi
Signori vi capitano certi tali solo per dare disturbi, ed usare delle inconvenienze. Entrano senza
salutare nessuno, seggono, prendono i Fogli pubblici, senza ch’altri possa servirsene, letti che gli
hanno li gettano dispettosamente sul tavolino, e dopo un’occhiata a tutti quelli che presenti
ritrovansi, vanno via senza dir parola, e senza salutare alcuno. È questa Filosofia, ovvero
increanza?</hi></p>
<p>Fummo anche prima d’ora eccitati a rispondere su questo argomento. Per verità tali quesiti non
son da farsi. L’inciviltà non sarà mai apertamente lodata, o difesa, nemmeno da chi la pratica: e
cos’altro si vuole udire su queste ricerche se non che la Filosofia non ha mai insegnato il
disprezzo de’doveri di Società, e degli uffizj comuni? Pretenderebbero forse questi screanzati
d’esser esenti da’rimproveri della offesa urbanità, come lo sono i Quacqueri, per adottare quel solo
uso di essi, che loro accomoda, senza regolarsi co’principii di quegli onesti Fanatici, che non
hanno mai fatto alcun passo per turbare la pubblica tranquillità? S’essi non si levano di testa il
cappello entrando in qualche bottega, non usano quest’atto di riverenza nemmeno verso del loro Re e
la sempli-<pb n="588"></pb>cità</p>
<p> del vestiario, l’abborrimento a’titoli più eminenti, ad ogni sorta di complimento, a’giuramenti,
alla guerra, provano l’innocenza de’loro costumi, per la quale ottennero un secolo fa, sotto la
direzione del celebre <hi rend="italic">Pen</hi>, il nobile privilegio di non giurare mai, e che la
loro sola parola valer dovesse in giustizia.</p>
<p>Le loro ottime qualità morali, la costanza delle loro massime verso di tutti gli uomini in
generale, meritare lor fanno dalla civil Società l’indulgenza dell’ommissione di quelle pratiche,
che d’essa son proprie; ma come accordarla a chi dopo essersi prosternato ad un Grande, che avrà
adulato, entra in un Caffè duro duro come un trinchetto di nave, e vi si asside senza dare alcun
segno di quella riverenza , ch’ei stesso esige da’suoi inferiori? Come accordarla a chi pettoruto
venendo dal gabinetto di qualche morbida Ninfa, o dall’anticamera di qualche Potente, spossato dalle
cerimonie, e dagl’inchini, entra in qualche bottega di Librajo con aria di presunzione, e non saluta
alcuno, nè piega alcun poco il capo pieno di fumo se non iscorge trà quei che lo mirano, chi possa
impunemente correggerlo? Oh de’Filosofi di questa natura ne abbiamo quì pure la nostra gran parte:
nè mancan tra essi di quelli, che nemmen corrispondono a’più espressivi saluti; ma con qual nome
vengono essi distinti? Con quello che aveva il corsier di <hi rend="italic">Sileno</hi>. Uomini
veramente nobili e grandi, che coll’umiltà, e co’civili modi vi rendete cari ed amabili, la vostra
dolcezza, il nostro biasimo potranno mai moderare l’orgoglio di questi fosfori esalati dalla
putrefazione, o rimarranno sempre quali essi sono? <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizie in Lettera di Verona de’29. p. p.</hi></head>
<p rend="SO"><milestone unit="E3" xml:id="FR.11"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.12"></milestone> “Oltre ciò, che voi accennaste al Num. 68. Monsignore lo
nostro Vescovo he disposto Ducati cinquecento a favore del suo Teologo, del suo Segretario, e del
suo <hi rend="italic">Campato</hi>, dicendo espressamente riguardo a questi <hi rend="italic">Item
lascio al mio fedelissimo Bortolo</hi> Duc. ec. avendo di più beneficato di Duc. 10 anche il
Domestico di suo Nipote il Sig. Canonico Morosini.</p>
<p>S. E. <hi rend="italic">Marco Molin</hi> erede universale, come Consorte della N. D. <hi rend="italic">Antonietta Morosini</hi> nipote del Defonto, per un tratto dell’animo suo grande, e
generoso verso gli Poverelli di questa Città, che sono in grandissimo numero, li quali non essendo
stati nominati dal Testatore, la prelodata E. S. si è fatto un dovere di passargli in elemosina per
tre giorni consecutivi oltre Ducati 800. somministrando a’Fanciulli soldi cinque a testa; alle donne
quindici, e venti sino a trenta agli uomini; per cui questa Città lo riguarderà sempre con
venerazione, e stima, e gli Poverelli non cesseranno di benedirlo, e di conservarne vita loro grata
memoria. Per impulso di naturale generosità ha pure S. E. fatto dono ai Domestici di tutte le
rispettive livree, gli ha trattati colla maggior amorevolezza, e gli ha presi sotto la sua
protezione. Passiamo alle disgrazie.</p>
<p>Li primi di questa settimana una compagnia di Malandrini introdottasi notte tempo sotto nome di
Corte in una Casa dispersa in vicinanza di S. <hi rend="italic">Drà</hi>, poco da qui distante, ha
derubato il Fattore di questa Casa <hi rend="italic">Mosconi</hi> della summa di Ducati mille allo
incirca.</p>
<p>Entro questa settimana assalito un miserabilissimo uomo da un subito malore, e mancante di tutto,
fu condotto all’Ospitale; richiesto all’ingresso se avesse gli attestati del Parroco, e del Medico
per prova che fosse sinceramente ammalato, e non potendoli il meschino esibire, per non avergli
permesso di farlo la violenza del male, <pb n="559"></pb> gli fu negato il ricovero, onde nel ricondurlo
d’ond’era partito in distanza di 500 passi cadde morto in età di 40 anni. Ecco i difetti del punto
d’Ordine, che rende dispendiose oltre modo le liti, e le rende eterne, ed abbrevia la vita degli
uomini.” <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Confermasi nell’ultimo paragrafo il suicidio del Prete riferito nel precedente Foglio, prodotto
(come da voce sparsasi) dagli scrupoli d’aver accumulato troppo denaro. Aggiungesi che fu tratto dal
pozzo ancor palpitante, e che i rimedj per richiamarlo in vita insegnati dall’Accademie di Londra, e
di Parigi , non giovarono per essere giunti troppo tardi.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Altra di Verona in data 30 Agosto.</hi></head>
<p rend="SO"><milestone unit="E3" xml:id="FR.13"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.14"></milestone> “Ignaro della vostra Gazzetta Urbana, lo era niente meno
dell’Articolo, che in essa inseriste al N. 67. con data di Verona del dì 16. dell’ora passato
Agosto. Pensate Voi qual deve essere stata la mia sorpresa quando al giungermi di costà alcune
Lettere, ne ritrovai di quelle, che mi chiedevano s’era vero che fossero state soppresse queste due
Arti de’Farinati, e Pistori. Soppresse! Quando? Da chi? Mai non intesi che sia nato Decreto alcuno
dell’Eccell. Senato per tal soppressione. Risposi tosto ricercando se sognavano, oppure se in
diverso proposito rinnovavasi la Novella, che anni addietro si andò spacciando con relazione a
stampa dell’ala della nostra Arena, che si figurava caduta. Allora per convincermi vi fù chi mi hà
spedito il detto numero della vostra Gazzetta; e in fatti vi trovai in essa francamente asserita
come se fosse vera la nuova della soppressione dell’Arti suddette, la quale non hà verun’altro
fondamento fuorchè l’unico dell’Articolo della Gazzetta medesima.</p>
<p>Quello bensì, ch’evvi di giusto nell’Articolo stesso egli è l’elogio meritamente reso alla
vigilanza del nostro Eccell. Rappresentante; il quale mentre per l’incominciar dell’Agosto è
concorso col competente Civico Officio a stabilire un Calamiere a giustizia alli Farinati, e
Pistori, non lasciò poi col suo zelo, e con l’opera sua benemerita di coadjuvare a’desiderj di
questa Città, conciliando gli opportuni mezzi all’Arte de’Farinati, onde minorar potesse di un soldo
la vendita della Farina gialla da quel prezzo, che senza essi mezzi erasi dovuto determinarle nel
Calamiere, e rendendo nota pubblicamente la riuscita di questa minorazione dal dì 15 per il resto
del Mese a regola de’compratori. E ben si spera che coadjuvando allo stesso Civico Uffizio non
lascierà di far godere in continuazione alla prediletta popolazione gli utili effetti delle sue
instancabili beneficenze.</p>
<p>Aggiungete dunque alla vostra Gazzetta questo mio avviso per correzione all’errata della Lettera
inserita nel numero sopradetto. Addio. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizie di Brescia.</hi></head>
<p rend="SO">Confermasi in una Lettera de’30. p. p. la morte di quel nobile Signor <hi rend="italic">Alessandro Emigli</hi>, opera della sua volontà.</p>
<p>Dicesi che il <hi rend="italic">Magnifico Ballo l’Amleto sempre più riporta l’universal
applauso</hi>, e che per li 5 del corrente Mese si farà, come corre voce, la Corsa de’Barberi.</p>
<p>Che per la morte di due Intervenienti rimasti essendo vacui due posti nel numero dei sessanta
prescritto dalla Sovrana Legge, furono eletti a questi ne’passati giorni da quella Presidenza, Capo
della quale è l’Eccellentissimo Rappresentante, con esultanza della Città tutta li Signori <hi rend="italic">Bart. Buffoncelli e Majoli,</hi> i quali nel gior-<pb n="560"></pb>no susseguente
ricevettero i complimenti di tutte le Persone del Foro. </p>
<p>In altra della data medesima così è detto.</p>
<p>“Il giorno 28. Agosto spirante, secondo il solito degli altri Anni fu convocato l’Illustrissimo
Generale Consiglio di questa Città, dove furono trattate molte materie, e dove spiccò la
luminosissima eloquenza del sempre celebre Nobile sig. <hi rend="italic">Pietro Masperoni</hi>
Giudice Collegiato, e Abbate Preside di questo Nobilissimo Consiglio. Parimenti si distinse con una
laconica disputa il Nob: Sign. Conte <hi rend="italic">Cesare Scovolo</hi>, che penetrato dal
giornaliero abbandono, che da poch’Anni a questa parte si è fattalmente introdotto nell’inosservanza
delle Leggi di provvidenza sopra l’interessantissimo argomento della vendita d’ogni Commestibile,
niuno eccettuato, per il sostentamento di questa popolazione, hà valorosamente trattata, e sostenuta
la Causa della povertà sempre fondamentalmente appoggiata sopra la forza delle benemerite Leggi
statutarie, e Provvisioni tutte di quest’III. Città, l’innosservanza delle quali porta la
giornaliera insidia alle sostanze de’poveri com’anche a quelle d’ogni altro ceto di persone, mentre
tutti ne risentono il più forte discapito; e la suddetta Disputa tendente sempre a distruggere tanti
introdotti abusi, hà riportato l’universale applauso, non solamente da quel rispettabile Consilio,
come anche dalla Citta tutta, che ne spera, e sospira la più pronta effettuazione.</p>
<p>In pari tempo, terminata la detta Disputa, è insorto per dovere d’Officio, il Nobile Sig. <hi rend="italic">Pietro Suardi</hi> Avvocato Contradditore del Consilio suddetto, il quale non hà
potuto negare la Conferma degli enunciati gravi disordini, per la qual esso dovette con sommessa
voce alzar gli occhj al Cielo, implorando l’intento di quelle più sollecite Cognizioni a salvezza, e
riparo per sostener l’onore delle statutarie Leggi di provvidenza di quest’III. Città.</p>
<p>Siamo avvisati da una brevissima Lettera senza data, che la Moglie di quel Marito disperato, che
ci comunicò i suoi lamenti, è irritatissima contro di lui, e stà formando una vendicativa risposta,
coll’ajuto d’uno de’suoi <hi rend="italic">Virtuosi</hi>, la quale ci verrà trà poco. Non mancheremo
d’inserirla in uno de’Fogli venturi quando, come ci lusinghiamo, non contenga delle rimostranze
troppo offensive.</p>
</div2>
<div2>
<head>Capi dell’Eccelso Cons. di X. per il Mese presente.</head>
<p>s. Leonardo Emo</p>
<p>s. Bernardo Memmo</p>
<p>s. Paolo Bembo.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Morti.</hi></head>
<p>s. <hi rend="italic">And. Renier</hi> K. qu. Ser. Princ. Nato a’9. Marzo 1734.</p>
<p>Della Stamperia Fenzo Venezia. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 70. <seg type="DT">Mercordì 2 Settembre 1789.</seg>
<seg synch="#FR.2" type="E2"> Carte Pubbliche. D’Ordine degl’Illustrissimi ed Eccellentissimi
Signori Revisori, e Regolatori de’Dazj, sopra l’obbligo de’Patroni, e direttori di Barche con cai di
Vino, o Liquori, di dover capitar recto [...]mite alla Stimaria, fu pubblicato l’altr’jeri in questa
Capitale un Proclama. Sono in questo citati molti Decreti dell’Eccellentissimo Senato tendenti a
prevenire, a frenare, ed a punire gli abusi pregiudizievoli in tutte le viste al Pubblico
Patrimonio, che risorti, e maggiormente dilatati a’giorni presenti hanno determinato l’E. E. L. L.
ad estendere il suddetto Proclama richiamando in esso a’passi opportuni gli accennati Sovrani
Decreti, che lo avvalorano maggiormente. <seg synch="#FR.3" type="E3">
<seg synch="#FR.4" type="EX"> Un carissimo nostro Amico, che amiamo quanto noi stessi, condannato da
più giorni a letto colla gotta, altamente si lagna di trovarsi quasi sempre solo ed abbandonato
nella Camera de’suoi affanni. Mal contento di tutti fuorchè di Noi la cui compagnia mai non
mancagli, è afflitto dalla crudele esperienza di trovar Amici di solo nome quelli ch’egli credeva
avere di cuore; e contro questa dura trasgressione d’una delle più degne opere dell’umana
misericordia vorrebbe che declamasse la nostra Gazzetta. Dopo aver letto tanti Libri, e dopo aver
conosciuto il Mondo, egli non dovrebbe stupire se in povertà di stato non può avere il sollievo
dell’altrui compagnia. Quando, e dove mai sono, o sono stati circondati di visite i letti degli
uomini senza denari? Sarebbe un bel prodigio, che per lui solo i costumi degli uomini si
assoggettassero ad una rivoluzione morale. È un’ingiustizia dell’amor proprio lo sdegnare di
sottoporsi ad una condizione, ch’è universale. Tutto ciò, che da noi dir potrebbesi a grado
dell’ammalato non farebbe che ridere il Mondo, che vuole, ed ha sempre voluto fare a suo modo. È
meglio, ch’ei prenda in buona parte il nostro consiglio, compianga tutti i poveruomini che son nel
suo caso, e metta in opera l’insegnamento d’Orazio. <seg synch="#FR.5" type="E4">
<seg synch="#FR.6" type="ZM"> Aequam memento rebus in arduis servare mentem: </seg>
</seg>
</seg>
</seg>
<seg type="U3">Causa.</seg> All’Eccell. Consiglio di 40. Civil Vecchio. Mane. 24. Agosto 1789. Nel
dì 19. Aprile 1704. il N. H. . . . Contarini Priore d’un’Ospitale detto di S. Gio: Battista di
Murano da uno dei suoi Maggiori istituito a comodo di sei povere Vecchie, ottenne dalla Stola
Eccell. Avvogaresca un Comandamento contro certo Angelo Tubaldin Affittuale d’una Valle di Kà Correr
onde con certa Grizolera con cui in alcuni mesi dell’Anno chiudeva la Valle medesima non andasse ad
occupare cinque piedi di acqua di ragione del sopradetto Ospitale, ricusato avendo di corrispondere
all’Ospitale medesimo annui Ducati trenta per aver la licenza di fare una tal operazione su ciò, che
si sosteneva di ragione del detto Pio Luogo; tanto più che alcuni Affittuali prima di lui si erano
assoggettati a questa annua corrisponsione. Assunse Giudizio per il Tubaldin il N. H. Correr, e
contestò alla revocazione di esso Comandamento. Restò giacente la Pendenza sino all’Anno presente, e
sostenendo la rappresentanza Correr il N. H. s. Francesco Pisani sostenne egli pure la revocazione
del medesimo Comandamento in confronto del N. H. s. Gallean Contarini ora Priore dell’Ospitale.
Agitata questa questione al Magistrato dell’Avogaria restò soccombente l’Eccell. Pisani, il quale
appellò al Consiglio Serenissimo di 40. C. V. Lunedì p. p. l’Ecc. Niccolò Sola introdusse la Causa
allegando, che ab immemorabili si faceva questa operazione, e che se il N. H. Contarini esigeva
un’annua esazione doveva regolarmente procedere in Petitorio. Rispose l’Ecc. Antonio Sozzi, che il
N. H. Contarini era fino dal 1640. in possesso di questa esazione. Sostenne, che alcuni altri
Vallesani annualmente pagavano Ducati trenta per poter occupare li cinque piedi di aqua [sic.] colla
Grizolera sunnominata, e che avendo ricusato il Vallesan Tubaldin di sottostare egli pure ad un tal
pagamento niente vi era di più legale, e più giusto dell’impetrato Comandamento. L’Ecc. Gio:
Battista Cromer all’incontro sostenne, che non era provato, che li cinque piedi di acqua, che si
dicevano di ragion Contarini fossero occupati dalla Grisolerache non era vero altrimenti, che i
Vallesani pagassero questo annuo tributo; che li N. H. Contarini mostrar non poteva una ricevuta per
conto di queste pretese affittanze, e ch’era cosa mostruosa dopo un possesso di tanto tempo volerlo
distruggere con un Comandamento Avvogaresco, che fù abbandonato, e diserto per ottantacinqu’anni. Si
difese l’Ecc. Girolamo Antonelli allegando, che per provare che li cinque piedi di acqua erano di
ragion Contarini ed erano occupati dalla Grisolera, bastava il Disegno presentato in giudizio, il
quale non era dagli Avversarj contraddetto, e lo provava in aggiunta un Capitolo proposto sulla cui
fede nascer doveva lo Spazzo deffinitivo di Laudo. Cercò di provare, che il Contarini esigeva questo
annuo tributo leggendo una ricevuta di trenta Ducati per questo conto, e aggiungendo, che se dopo
due Secoli non poteva mostrarne altre, ciò era perchè le ricevute le rilascia quel che riscuote, e
restano in mano di quel, che paga. Disse per ultimo, che rapporto al vantato possesso bisognava
distinguere i tempi di questo. Il possesso anteriore al Comandamento dipendeva dall’annuo esborso
dei trenta Ducati; il possesso posteriore al Comandamento era ingiusto giacchè faceva violenza al
Comandamento medesimo, e che però trovandosi il Contarini col dritto di quest’annua esazione, e
vedendo, che non si voleva pagar più l’<pb n="555"></pb>affitto non poteva dirigersi in altro modo, che
coll’invocare un Comandamento dietro a cui non dovesse l’Avversario ingerirsene nei beni altrui. Il
Consiglio Serenissimo di 40. tagliò la Sentenza dell’Eccell. Stola revocando il Comandamento, ch’era
l’atto reo del giudizio. Avvoc. al Taglio. Avvoc. al Laudo. Ecc. Sola, e Cromer Ecc. Sozzi, e An.
Interruttor Perosa. tonelli Interv. Caselini. Interv. Antica. Al Taglio 21 Al Laudo 5. N. S. 1. <seg type="U2">Libri usciti recentemente da’Torchj Veneti.</seg> Burserius. Institutiones Medicinae
practicae. Volumen septimum &amp; octavum. Typis Francisci Pezzana. 1789. 8vo. Bossuet Opere T. 1.
2. 3. 4. Presso il Fenzo, e Folgierini 1789. 8vo si continua. Gibbon. Storia della decadenza
dell’Impero Romano Tomo primo, e 2do. Presso Silvestro Gatti. 1789. 8vo, si continua. Zuliani.
Traduzione delle Opere del d’Aguesseau Tom. primo. Presso il Curti 1789. 8vo. Si continua. Vita di
Marianna Tom. 3zo. Presso il Riosa. 1789. 8vo si continua. Scupoli. Combattimento spirituale. Presso
Pietro Gatti. 1789. 16. Lucich. Vita S. Sabbae abbatis. Presso il Coletti 1789. 8vo. Cuniliati.
Concionator Cathechisticus. Apud Thom. Bettinelli. 1789. 4to. Muzzani. Le Caccie Poemetto. Padova.
1789. 8vo. Compendium Salmaticense Tom. 6. Apud. Remondini 1789. 12. Masin. Teodulo, ossia) il
Figlio di benedizione.) Presso Simon Occhi 1789.8. Chelucci orationes.) Massilon. Prediche sopra i
doveri Ecclesiastici. Presso lo stesso. 1789. 4to. Albergati, ed Altanesi, Novelle. 1789. 12. Presso
il Storti. <seg type="U2">In M. C. 29. Agosto.</seg> Conte e Capit. a Sebenico Riserva di s. Zuan.
Bragadin s. Giam. Bembo qu. Nic. fu 40. Pod. a Cologna. M. 16. s. Marco Riva qu. Lucio Fin. s.
Gabriel Zorzi. Cast. a Verona del Castel Vecchio m. 16. s. Marco Badoer di s. Z. Bat. F. s. Alv.
Ang. Diedo. Offiz. al Formento a S. Marco. s. Franc. Loredan qu. Marco F. s. Zuanne Corner. Prov. al
Cottimo d’Alessandria. s. Ben. Soranzo qu. Z. Franc. Fin. s. Seb. Soranzo. 6. del Cons. di Pregadi.
s. Alv. Renier qu. Andrea K. s. Alv. Renier qu. Bernardin s. Lancil. M. Renier qu. Daniel s.
Leonardo Dolfin qu. Leon. s. And. Giul. Corner qu. Nic. Proc. s. Michel Morosini. In Senato Deput.
Ad Pias Causas M. 36. s. Zuanne Sagredo. 2. Gov. di Nave. s. Angiolo Venier s. Pietro Ant. Zorzi.
<seg type="U2">In M. C. 30. detto.</seg> Pod. e Cap. a Rovigo m. 16. c. p. Elez. dello Scrut. conf.
dal M. C. s. Gir. Foscarini qu. Giac. Ben. F. s. Flaminio Corner qu. Cam. Pod. a Lonigo. m. 16. s.
Silv. Bembo qu. And. F. s. Seb. Barozzi qu. Nic. Prov. a Castel Nuovo m. 24. s. Niccola Longo qu.
Vic. F. s. Dom. Pisani di s. Ant. <pb n="556"></pb>Camerlingo a Pago. m. 32. s. Z. Dom. Venier qu. And.
F. s. Pietro Ant. Barozzi qu. Fr. Offiz. alla Dogana da Mar. s. Dom. Alv. Corner qu. Marc’Ant. F. s.
Nadal da Mosto qu. Lor. 2 Prov. al Cottimo d’Alessandria. s. Z. Ant. M. Balbi qu. Alv. s. Marc’Ant.
Contarini qu. Giam. F. s. Paolo Riva e s. Fr. M. Badoer. Sopra Consoli. s. Ag. Mosto qu. Z. Alv. F.
s. Vic. Morosini qu. Ant. Offiz. alla Giust. Vecchia. s. Gir. Marcello qu. Vet. fu 40. F. s. Ang.
Longo qu. Ant. Prov. alla Giustizia Nuova. s. Is. M. Barbaro qu. Ang. F. s. Z. Carlo Zorzi qu. Giac.
P. Della Giunta del Pregadi. Luogo di s. And. Morosini Censor s. Vic. Pisani qu. Ben. Del Consiglio
di 40. Ordinario. s. Z. Dom. Loredan qu. Pietro. <seg synch="#FR.7" type="E3">
<seg synch="#FR.8" type="LB"> Sig. Gazzettiere. <seg type="DT">Padova 28. Agosto 1789.</seg> Nel N.
67. della vostra Gazzetta si è letta una Critica d’un valent’uomo sull’Opera del Sig. Paisello
intitolata Le Gare Generose, andata in Scena la sera de’17. corrente, nel recinto del Prato della
Valle. Siete pregato si sottoporre a’di lui savj riflessi le seguenti Osservazioni, avvertendo di
dargli i titoli che gli competono, e consultando in prima la di lui Nota, per sapere se dobbiate
chiamar Intendente, o Dilettante di Musica, o Persona d’un gusto sano e delicato un’uomo ch’erige
Tribunale, e si fà a censurare con sì fatte ragioni l’Opera del Sig. Paisello. Egli comincia
dicendo, che quest’Opera è stata scritta in quest’anno per il Teatro di Napoli; e comincia con
un’errore. Avvisatelo pure; ma non vi riscaldate soverchiamente, perchè è un fallo di poco conto.
Prosegue dicendo, che la Musica in generale è troppo seria per quell’Opera Buffa, e più sotto
riassumendo il suo giudizio dice, che Le Gare Generose sebbene contengono come si è detto molti
pezzi veramente belli, ed originali, non sono interamente esenti da un tal difetto, cioè dalla
confusione de’generi. Qui richiamatelo a buona coerenza, qual si richiede ad un Critico giusto, e
disappassionato. L’esser la Musica in general troppo seria dichiara un difetto generalmente sparso
nell’Opera; Il non esserne interamente esente, mostra qualche difetto in qualche parte unicamente,
quanto basta a togliere l’integrità della perfezione. Guai a quel Critico, che manca di Logica!
Afferma, che molti Compositori Italiani introdussero nel Teatro Serio, e nelle Chiese la Musica
Buffa; e che da poco tempo in quà si è incominciato a introdurre nel Buffo lo stile Serio, e di
questa perniciosa confusione de’due generi accusa prima d’ogni altro Maestro lo stesso Sig. Paisello
come primo Introduttore dello stil Serio nel Buffo. Quì dategli pur tutta la ragione sulla Musica
delle Chiese, e lasciate a lui il pensiero d’assegnarne il primo Autore. Quanto alla Musica Buffa
introdotta nel Teatro Serio, o allo stil serio introdotto nell’Opera Buffa, non vi mettete a
disputare con lui. Con que’sui principj di Critica, con quella sua nuova Fraseologia non riuscirete
certamente a conchiuder nulla. Bensì chiedetegli ragione del suo asserire, che il Sig. Paisello è il
primo Introduttore dello stil Serio nel Buffo. Chiamatelo a confrontar col Sig. Paisello i
Compositori contemporanei, o morti di fresco, o ancor viventi ex. gr. Sacchini, Trajetta, Sarti,
Anfossi &amp;c. Fate, che vi mostri la differenza, sinchè <pb n="557"></pb>lo provi, e Introduttore, e
primo Introduttore dello stil Serio nel Buffo. L’appor una taccia ad un grand’uomo senza provarla, è
un pretender troppo sull’opinione del Pubblico, e diviene una arroganza insopportabile. Che s’egli,
come ha fatto nelle sue Critiche Osservazioni, ci recasse per tutta prova il lungo soggiorno
ne’Paesi Settentrionali; rispondetegli I. ch’altri Maestri han soggiornato ( e qualcheduno forse più
lungamente di lui) o soggiornano tuttavia in que’Paesi, senza che alcun Intendente di Musica si sia
mai sognato d’accagionarli di un tal difetto nelle Opere o che hanno scritto di poi, o che di là ci
trasmettono; II. che il Sig. Paisello dopo ritornato di là ci hà date altre Opere Buffe prima di
quella, di cui parliamo. Queste sono state accolte generalmente con plauso, e giudicate di pennello
allegro e vivace, e di stil Buffo, naturale espressivo, spiritoso, teatrale; anzi lodate da alcuni
singolarmente per l’uso giudizioso, e ben proporzionato de’Minori. Doveva dunque il Sig. Intendente
di Musica (per provar il reo influsso de’Paesi Settentrionali sulla fantasia del Sig. Paisello)
cominciar da queste, e mostrar in esse tutte l’abuso de’Minori, e la mancanza de’pregi surriferiti.
Altrimenti, quand’anche avesse provato (non semplicemente asserito) ogni possibile difetto nelle
Gare Generose, non lo proverà mai siccome effetto di quell’Influsso; III. che per amor di sè stesso
non si metta più a spiegare, come l’orror di quel clima abbia così tramutato il Sig. Paisello;
poichè quel suo termine di Dissonanze non preparate farà sempre ridere ogni vero Intendente; IV.
infine, che i Padovani per vero Zelo di tutta la Nazion Veneta si vergognano, che di quà sia uscita
una Critica così insussistente contro un’uomo, che col merito suo reale, e con la celebrità del suo
Nome è divenuto quasi l’Idolo dell’Europa. Antonio, e Lelio. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.9" type="MT"> Accetteremo, s’ei ce le manderà, le rimostranze dell’Autor della prima
Lettera contro li due suoi accusatori, ma nulla di più in seguito per non rinnovare su questi Fogli
la longanimità dell antica questione sul giuoco degli scacchi. </seg>
<seg synch="#FR.10" type="E3"> Biglietto. In una Farmacia d’una Città di Terraferma frequentata da
moltissimi Signori vi capitano certi tali solo per dare disturbi, ed usare delle inconvenienze.
Entrano senza salutare nessuno, seggono, prendono i Fogli pubblici, senza ch’altri possa servirsene,
letti che gli hanno li gettano dispettosamente sul tavolino, e dopo un’occhiata a tutti quelli che
presenti ritrovansi, vanno via senza dir parola, e senza salutare alcuno. È questa Filosofia, ovvero
increanza? Fummo anche prima d’ora eccitati a rispondere su questo argomento. Per verità tali
quesiti non son da farsi. L’inciviltà non sarà mai apertamente lodata, o difesa, nemmeno da chi la
pratica: e cos’altro si vuole udire su queste ricerche se non che la Filosofia non ha mai insegnato
il disprezzo de’doveri di Società, e degli uffizj comuni? Pretenderebbero forse questi screanzati
d’esser esenti da’rimproveri della offesa urbanità, come lo sono i Quacqueri, per adottare quel solo
uso di essi, che loro accomoda, senza regolarsi co’principii di quegli onesti Fanatici, che non
hanno mai fatto alcun passo per turbare la pubblica tranquillità? S’essi non si levano di testa il
cappello entrando in qualche bottega, non usano quest’atto di riverenza nemmeno verso del loro Re e
la sempli-<pb n="588"></pb>cità del vestiario, l’abborrimento a’titoli più eminenti, ad ogni sorta di
complimento, a’giuramenti, alla guerra, provano l’innocenza de’loro costumi, per la quale ottennero
un secolo fa, sotto la direzione del celebre Pen, il nobile privilegio di non giurare mai, e che la
loro sola parola valer dovesse in giustizia. Le loro ottime qualità morali, la costanza delle loro
massime verso di tutti gli uomini in generale, meritare lor fanno dalla civil Società l’indulgenza
dell’ommissione di quelle pratiche, che d’essa son proprie; ma come accordarla a chi dopo essersi
prosternato ad un Grande, che avrà adulato, entra in un Caffè duro duro come un trinchetto di nave,
e vi si asside senza dare alcun segno di quella riverenza , ch’ei stesso esige da’suoi inferiori?
Come accordarla a chi pettoruto venendo dal gabinetto di qualche morbida Ninfa, o dall’anticamera di
qualche Potente, spossato dalle cerimonie, e dagl’inchini, entra in qualche bottega di Librajo con
aria di presunzione, e non saluta alcuno, nè piega alcun poco il capo pieno di fumo se non iscorge
trà quei che lo mirano, chi possa impunemente correggerlo? Oh de’Filosofi di questa natura ne
abbiamo quì pure la nostra gran parte: nè mancan tra essi di quelli, che nemmen corrispondono a’più
espressivi saluti; ma con qual nome vengono essi distinti? Con quello che aveva il corsier di
Sileno. Uomini veramente nobili e grandi, che coll’umiltà, e co’civili modi vi rendete cari ed
amabili, la vostra dolcezza, il nostro biasimo potranno mai moderare l’orgoglio di questi fosfori
esalati dalla putrefazione, o rimarranno sempre quali essi sono? </seg> Notizie in Lettera di Verona
de’29. p. p. <seg synch="#FR.11" type="E3">
<seg synch="#FR.12" type="LB"> “Oltre ciò, che voi accennaste al Num. 68. Monsignore lo nostro
Vescovo he disposto Ducati cinquecento a favore del suo Teologo, del suo Segretario, e del suo
Campato, dicendo espressamente riguardo a questi Item lascio al mio fedelissimo Bortolo Duc. ec.
avendo di più beneficato di Duc. 10 anche il Domestico di suo Nipote il Sig. Canonico Morosini. S.
E. Marco Molin erede universale, come Consorte della N. D. Antonietta Morosini nipote del Defonto,
per un tratto dell’animo suo grande, e generoso verso gli Poverelli di questa Città, che sono in
grandissimo numero, li quali non essendo stati nominati dal Testatore, la prelodata E. S. si è fatto
un dovere di passargli in elemosina per tre giorni consecutivi oltre Ducati 800. somministrando
a’Fanciulli soldi cinque a testa; alle donne quindici, e venti sino a trenta agli uomini; per cui
questa Città lo riguarderà sempre con venerazione, e stima, e gli Poverelli non cesseranno di
benedirlo, e di conservarne vita loro grata memoria. Per impulso di naturale generosità ha pure S.
E. fatto dono ai Domestici di tutte le rispettive livree, gli ha trattati colla maggior
amorevolezza, e gli ha presi sotto la sua protezione. Passiamo alle disgrazie. Li primi di questa
settimana una compagnia di Malandrini introdottasi notte tempo sotto nome di Corte in una Casa
dispersa in vicinanza di S. Drà, poco da qui distante, ha derubato il Fattore di questa Casa Mosconi
della summa di Ducati mille allo incirca. Entro questa settimana assalito un miserabilissimo uomo da
un subito malore, e mancante di tutto, fu condotto all’Ospitale; richiesto all’ingresso se avesse
gli attestati del Parroco, e del Medico per prova che fosse sinceramente ammalato, e non potendoli
il meschino esibire, per non avergli permesso di farlo la violenza del male, <pb n="559"></pb>gli fu
negato il ricovero, onde nel ricondurlo d’ond’era partito in distanza di 500 passi cadde morto in
età di 40 anni. Ecco i difetti del punto d’Ordine, che rende dispendiose oltre modo le liti, e le
rende eterne, ed abbrevia la vita degli uomini.” </seg>
</seg> Confermasi nell’ultimo paragrafo il suicidio del Prete riferito nel precedente Foglio,
prodotto (come da voce sparsasi) dagli scrupoli d’aver accumulato troppo denaro. Aggiungesi che fu
tratto dal pozzo ancor palpitante, e che i rimedj per richiamarlo in vita insegnati dall’Accademie
di Londra, e di Parigi , non giovarono per essere giunti troppo tardi. Altra di Verona in data 30
Agosto. <seg synch="#FR.13" type="E3">
<seg synch="#FR.14" type="LB"> “Ignaro della vostra Gazzetta Urbana, lo era niente meno
dell’Articolo, che in essa inseriste al N. 67. con data di Verona del dì 16. dell’ora passato
Agosto. Pensate Voi qual deve essere stata la mia sorpresa quando al giungermi di costà alcune
Lettere, ne ritrovai di quelle, che mi chiedevano s’era vero che fossero state soppresse queste due
Arti de’Farinati, e Pistori. Soppresse! Quando? Da chi? Mai non intesi che sia nato Decreto alcuno
dell’Eccell. Senato per tal soppressione. Risposi tosto ricercando se sognavano, oppure se in
diverso proposito rinnovavasi la Novella, che anni addietro si andò spacciando con relazione a
stampa dell’ala della nostra Arena, che si figurava caduta. Allora per convincermi vi fù chi mi hà
spedito il detto numero della vostra Gazzetta; e in fatti vi trovai in essa francamente asserita
come se fosse vera la nuova della soppressione dell’Arti suddette, la quale non hà verun’altro
fondamento fuorchè l’unico dell’Articolo della Gazzetta medesima. Quello bensì, ch’evvi di giusto
nell’Articolo stesso egli è l’elogio meritamente reso alla vigilanza del nostro Eccell.
Rappresentante; il quale mentre per l’incominciar dell’Agosto è concorso col competente Civico
Officio a stabilire un Calamiere a giustizia alli Farinati, e Pistori, non lasciò poi col suo zelo,
e con l’opera sua benemerita di coadjuvare a’desiderj di questa Città, conciliando gli opportuni
mezzi all’Arte de’Farinati, onde minorar potesse di un soldo la vendita della Farina gialla da quel
prezzo, che senza essi mezzi erasi dovuto determinarle nel Calamiere, e rendendo nota pubblicamente
la riuscita di questa minorazione dal dì 15 per il resto del Mese a regola de’compratori. E ben si
spera che coadjuvando allo stesso Civico Uffizio non lascierà di far godere in continuazione alla
prediletta popolazione gli utili effetti delle sue instancabili beneficenze. Aggiungete dunque alla
vostra Gazzetta questo mio avviso per correzione all’errata della Lettera inserita nel numero
sopradetto. Addio. </seg>
</seg> Notizie di Brescia. Confermasi in una Lettera de’30. p. p. la morte di quel nobile Signor
Alessandro Emigli, opera della sua volontà. Dicesi che il Magnifico Ballo l’Amleto sempre più
riporta l’universal applauso, e che per li 5 del corrente Mese si farà, come corre voce, la Corsa
de’Barberi. Che per la morte di due Intervenienti rimasti essendo vacui due posti nel numero dei
sessanta prescritto dalla Sovrana Legge, furono eletti a questi ne’passati giorni da quella
Presidenza, Capo della quale è l’Eccellentissimo Rappresentante, con esultanza della Città tutta li
Signori Bart. Buffoncelli e Majoli, i quali nel gior-<pb n="560"></pb>no susseguente ricevettero i
complimenti di tutte le Persone del Foro. In altra della data medesima così è detto. “Il giorno 28.
Agosto spirante, secondo il solito degli altri Anni fu convocato l’Illustrissimo Generale Consiglio
di questa Città, dove furono trattate molte materie, e dove spiccò la luminosissima eloquenza del
sempre celebre Nobile sig. Pietro Masperoni Giudice Collegiato, e Abbate Preside di questo
Nobilissimo Consiglio. Parimenti si distinse con una laconica disputa il Nob: Sign. Conte Cesare
Scovolo, che penetrato dal giornaliero abbandono, che da poch’Anni a questa parte si è fattalmente
introdotto nell’inosservanza delle Leggi di provvidenza sopra l’interessantissimo argomento della
vendita d’ogni Commestibile, niuno eccettuato, per il sostentamento di questa popolazione, hà
valorosamente trattata, e sostenuta la Causa della povertà sempre fondamentalmente appoggiata sopra
la forza delle benemerite Leggi statutarie, e Provvisioni tutte di quest’III. Città, l’innosservanza
delle quali porta la giornaliera insidia alle sostanze de’poveri com’anche a quelle d’ogni altro
ceto di persone, mentre tutti ne risentono il più forte discapito; e la suddetta Disputa tendente
sempre a distruggere tanti introdotti abusi, hà riportato l’universale applauso, non solamente da
quel rispettabile Consilio, come anche dalla Citta tutta, che ne spera, e sospira la più pronta
effettuazione. In pari tempo, terminata la detta Disputa, è insorto per dovere d’Officio, il Nobile
Sig. Pietro Suardi Avvocato Contradditore del Consilio suddetto, il quale non hà potuto negare la
Conferma degli enunciati gravi disordini, per la qual esso dovette con sommessa voce alzar gli occhj
al Cielo, implorando l’intento di quelle più sollecite Cognizioni a salvezza, e riparo per sostener
l’onore delle statutarie Leggi di provvidenza di quest’III. Città. Siamo avvisati da una brevissima
Lettera senza data, che la Moglie di quel Marito disperato, che ci comunicò i suoi lamenti, è
irritatissima contro di lui, e stà formando una vendicativa risposta, coll’ajuto d’uno de’suoi
Virtuosi, la quale ci verrà trà poco. Non mancheremo d’inserirla in uno de’Fogli venturi quando,
come ci lusinghiamo, non contenga delle rimostranze troppo offensive. <seg type="U2">Capi
dell’Eccelso Cons. di X. per il Mese presente.</seg> s. Leonardo Emo s. Bernardo Memmo s. Paolo
Bembo. Morti. s. And. Renier K. qu. Ser. Princ. Nato a’9. Marzo 1734. Della Stamperia Fenzo Venezia.
</seg>
</seg>
</ab>
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</TEI>
