
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://www.tei-c.org/ns/1.0 http://gams.uni-graz.at/mws/schema/mws.xsd">
  <teiHeader type="mws">
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>Num. 63</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
      </titleStmt>
      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
        <respStmt>
          <name>Ingrid Scherk</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Kirsten Dickhaut</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Angelika Hallegger</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
        <idno type="PID">o:mws.4062</idno>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 497-504 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="GUV">
          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
          <biblScope type="vol">3</biblScope>
          <biblScope type="issue">063</biblScope>
          <date>1789</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <editorialDecl>
        <interpretation>
          <ab type="interpGrp">
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
              <interp xml:id="E1">Ebene 1</interp>
              <interp xml:id="E2">Ebene 2</interp>
              <interp xml:id="E3">Ebene 3</interp>
              <interp xml:id="E4">Ebene 4</interp>
              <interp xml:id="E5">Ebene 5</interp>
              <interp xml:id="E6">Ebene 6</interp>
            </interpGrp>
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsformen">
              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
              <interp xml:id="AL">Allegorisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="TR">Traumerzählung</interp>
              <interp xml:id="F">Fabelerzählung</interp>
              <interp xml:id="S">Satirisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="UT">Utopische Erzählung</interp>
              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
              <interp xml:id="LB">Leserbrief</interp>
            </interpGrp>
          </ab>
        </interpretation>
      </editorialDecl>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <creation>
        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords scheme="http://gams.uni-graz.at/mws">
          <term>
            <term xml:lang="de">Wirtschaft</term>
            <term xml:lang="it">Economia</term>
            <term xml:lang="en">Economy</term>
            <term xml:lang="es">Economía</term>
            <term xml:lang="fr">Économie</term>
          </term>
          <term>
            <term xml:lang="de">Wissenschaft</term>
            <term xml:lang="it">Scienza</term>
            <term xml:lang="en">Science</term>
            <term xml:lang="es">Ciencia</term>
            <term xml:lang="fr">Sience</term>
          </term>
          <term>
            <term xml:lang="de">Sitten und Bräuche</term>
            <term xml:lang="it">Costumi</term>
            <term xml:lang="en">Manners and Customs</term>
            <term xml:lang="es">Costumbres</term>
            <term xml:lang="fr">Mœurs et coutumes</term>
          </term>
        </keywords>
      </textClass>
      <textClass>
        <keywords scheme="cirilo:normalizedPlaceNames">
          <list>
            <item>
              <placeName xml:id="GID.1">
                <name ref="http://geonames.org/3175395" type="fcode:PCLI">Italy</name>
                <location>
                  <geo>12.83333,42.83333</geo>
                </location>
              </placeName>
            </item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <group>
      <text ana="layout">
        <body xml:space="preserve">
<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 63.</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Sabbato 8. Agosto 1789.</hi></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
</p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Invenzioni d’utilità</hi>.</head>
<p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.3"></milestone> S’è posto, alcuni ordinarj sono in uno di questi
Fogli<hi rend="superscript"><note n="1"><hi rend="italic">Vedi al Num. 45. pag.
356.</hi></note></hi> certo articolo spettante alla pratica Economia domestica sull’uso d’un
fornello da cuocere perfettamente con una sola libbra di carbone la quantità di carne di bue
bastante ad una tavola di molte persone. S’è detto in esso esserne l’inventore il Signor D. <hi rend="italic">Giambat. Omizzolo</hi> Prete de’<hi rend="italic">Sette Comuni</hi> abitante nella
Villa della Rosà Territorio di Bassano; e ch’esso esibivasi d’andare ove fosse chiamato per ordinare
e soprantendere alla costruzione d’un tal fornello, ch’è di poca spesa.</p>
<p>Questa esibizione fece a noi dirigere due ricerche, una da Verona, l’altra da Brescia, che furono
stampate successivamente su questa Gazzetta affine di servire al desiderio altrui, e all’interesse
del fabbricatore. Ma passò tutto questo tempo senza che avessimo alcun risponsivo riscontro onde
entrammo in sospetto di qualche burla come quella dello specifico per la sordità: giacchè l’anonimo
medico Vicentino (creato forse da un cervello bizzarro) non si difese da’colpi vibrati contro di
lui; nè chi fece parlare questo fantasma dell’immaginazione aggiunse nulla in sua lode per
sostenerlo contro l’attacco.</p>
<p>Un mezzo particolare ci fece uscir da un tal dubbio. Per esso venne l’infrascritta Lettera, che
assicurerà il Pubblico della veracità del fatto, e spargerà maggior lume, sull’abilità del
prenominato Religioso, presentando al tempo medesimo una qualche idea del suo onesto carattere.
<milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="BA"><pb n="498"></pb>
<milestone unit="E3" xml:id="FR.4"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.5"></milestone>
<hi rend="italic">Eccellenza.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Il Religioso inventore del noto Fornello da cucina ebbe nel prossimo
passato mese di Giugno Lettere particolari dal Sig. Giulio Marchese</hi> Carlotti <hi rend="italic">di Verona, e altra da Bologna, alle quali egli stesso rispose, e se la intese con
que’Signori.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Ora che io medesimo sono testimonio oculato della nuova costruzione di detto
Fornello, e che ho visto, e sperimentato l’ottimo effetto, ne fò tutta la fede a V. E. che può
assicurare il . . . Sig. Gazzettiere della verità del fatto, che non è altrimenti scherzo, nè
favola. Ne ha fatti parecchi di questi fornelli qua da noi, e nei nostri contorni; molti altri fuor
di Paese. In Bassano tra le altre nelle due Famiglie</hi> Compostella<hi rend="italic">. Fu ancora
a</hi> Breganze: <hi rend="italic">ed è impegnato di portarsi a </hi>Piove di Sacco<hi rend="italic"> ne’primi del venturo per farne costruire due alla N. D.</hi> Giulia Cigogna Badoer. <hi rend="italic">Il fornello più grande da lui messo sinora in opera porta una pentola di rame capace
di quattro secchi d’acqua, e non ha difficoltà a farne di maggior ampiezza con eguale riuscita; se
non che in proporzione crescerà il consumo del fuoco. Esso è onest’uomo, non avido, non pretendente:
ma non è ozioso, nè facoltoso da intraprender viaggi a diporto per soddisfare a chi lo ricerca. È
per altro disposto di compiacer tutti con venire volontieri costì, o andare dovunque fosse
desiderato, senza però suo aggravio, promettendosi qualche ricognizione dalla generosità de’clienti;
perchè se per donarsi a’vantaggi altrui bisogna che scapiti ne’suoi proprj, è poi giusta una
ricompensa.</hi></p>
<p rend="date"><hi rend="italic">Rosà</hi> 29 Luglio1789. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.7"></milestone><hi rend="italic"> Signor Gazzettiere.</hi></p>
<p rend="SO">“Mi piacque il caso dei <hi rend="italic">Cavalieri</hi> da Voi inserito nella vostra
Gazzetta N. 59., e tuttochè messo in dubbio, vi dirò, che quanto a me lo credo vero, e verissimo.
Simili casi mi furono raccontati da parecchi coltivatori di questi Vermi. Persone di autorità, e
degne di fede, ed io stesso fui testimonio di casi ben dissimili nelle loro circostanze, ma niente
meno sorprendenti, e rari. Non ve ne faccio la descrizione, poichè non vi scrivo ad oggetto di
provare un Fenomeno verificato dall’esperienza, ed osservato da tanti senza poterne spiegare
l’arcana ragione. La questione per altro proposta da chi l’ammirabil caso vi scrisse, è ella
compatibile colla grandezza, e colla profondità del Fenomeno? Può essere; sebbene a crederlo io
m’abbia della difficoltà; ma un mio pari, uomo di Campagna, di pochissimo studio, e niente versato
nelle materie Forensi, si crede permesso di tener chiusa la bocca intorno alle pretese del
contadino, e del proprietario dell’Uccelliera. Concedetemi invece, di dirvi, che il caso dei
Cavalieri è meritevole dei più serj, e maturi riflessi dei Fisici, perchè vi confesso, non so, nè
posso comprendere da per me, come questi delicatissimi Vermi abbandonati alla sorte, e gettati dai
poveri contadini sul Letamajo, o sul Campo, massime allora, che v’è penuria di Foglia di Moraro
(d’altra Foglia non si costuma cibarli) abbiano a far le Gallette sode, pesanti, e in fatti migliori
delle Gallette lavorate dai Cavalieri, che si coltivano con tanto stento, e fatica, con tanto
studio, e spesa dai Benestanti di campagna.</p>
<p>Tra’vostri benemeriti Associati vi saranno dei Filosofi profondi, e dei pra-<pb n="499"></pb>tici
Fisici. Dimandate a questi grand’Uomini il loro parere sopra un Fenomeno quanto vero, altrettanto
misterioso alla più parte dei Coltivatori di Cavalieri, i quali non si sanno dar pace allorchè
nascono dei casi simili, o poco differenti al riportato da Voi, e in verità quasi ogn’anno ne
nascono; onde molti di essi, deboli di spirito, rimangono scoraggiati per sì fatto modo che
abbandonano il pensiero dei Cavalieri, e ne dimettono la coltivazione, poco, o niun profitto,
ritraendo dalle loro fatiche, perchè questi Vermi deludono le speranze del Georgofilo, anche allora,
che sono a far la Galletta. Qual danno ciò apporti alla lucrosa negoziazione delle sete chiaro voi
vel vedete. Se verrà risposto da essi alle vostre ricerche, com’è desiderabile pel comune interesse,
e se risponderanno con quello spirito di verità proprio del sano Filosofo, voi renderete il vostro
Foglio assai interessante, e verrà ricercata la vostra Gazzetta anche dagli uomini di Campagna. Vi
saprò grado, se mi favorirete di pubblicare questa qualunque siasi mia Lettera, che null’altro ha
per oggetto, salvochè il mio desiderio d’intendere il sentimento dei Dotti sul Fenomeno da Voi
pubblicato, lusingandomi d’averne dei Lumi, e delle Cognizioni molto utili alla migliore
coltivazione dei Cavalieri, e alla medesima Società, il cui bene desidera a pieni voti chi con tutto
l’ossequio si segna</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Vostro Aff. Inassociato</hi><lb></lb>Mario Paulotti.</p>
<p><hi rend="italic">Camisan sul Vicentino</hi></p>
<p rend="date"><hi rend="italic">4. Agosto 1789. </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Correzioni</hi>.</head>
<p rend="SO">La donna, o finta donna, di Treviso, che ha cominciato ad iscrivere per questi Fogli,
ha sognato nella seconda sua Lettera in data de’27 Luglio stampata al Num. 60, od ha malignamente
inventato che <hi rend="italic">travagliate dalla più fastidiosa miseria</hi> le R. R. Monache di
Castel Franco, <hi rend="italic">sieno per Sovran Decreto provvidentissimo, per passare nel
nobilissimo Monastero di S. Taolo di Treviso.</hi></p>
<p>Non è vera la somma loro indigenza, ed è falso egualmente, che sia stato proposto, o sognato il
Sovrano Decreto per l’accennato passaggio.</p>
<p>Il <hi rend="italic">dicesi</hi> non può giustificare la mendacia di simili asserzioni; e quando
trattasi di cose sì gravi ci vuole qualche fondamento per non ingannare il Pubblico seducendo chi
presentagli le correnti notizie. Credemmo di comunicare a’nostri Lettori un cangiamento piacevole a
quelle pie Religiose, ed esse probabilmente legate d’affetto all’attuale loro soggiorno, si saranno
forse rammaricate alla capricciosa invenzione svelataci da un Soggetto degno di rispetto, e di
fede.</p>
<p>La spedizione absente all’Uffizio illustrissimo dell’Avvogaria, è seguita a favore del Sig. <hi rend="italic">Ghirardi</hi> e l’appellazione all’Eccellentis. Cons. di 40 fu fatta da’Nobili suoi
Avversarj. Benchè gl’intelligenti delle cose Forensi dal seguito Giudizio abbian potuto conoscere
l’errore di chi ci ha male informati, è nondimeno un dover l’emendarlo. V. nel Foglio precedente
pagina 496.</p>
</div2>
<div2>
<head>In Senato. <hi rend="italic">Giovedì </hi>6. corrente.</head>
<p>Sopra l’esaz. del danaro pub.</p>
<p>dura mesi 36.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ang. Marcello</hi> Primo. </p>
<p><pb n="500"></pb> Prov. sopra Beni Comunali dura un anno </p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne Sagredo.</hi></p>
<p rend="SO">Una madre afflittissima per la perdita dell’unico suo Figlio in tenera età rapitole dal
Vajuolo, comunica al Pubblico i suoi lamenti per mezzo di questo Foglio, ed essendo in età da
secondare ancora il suo letto dimanda se v’abbia nell’arte medica alcun rimedio, che prevenga
l’attacco d’un sì fatal morbo desolatore di tante famiglie, prescindendo dall’innesto di cui
assolutamente non vuol ella udir nemmeno a parlare, ad onta di tante felici esperienze che lo
raccomandano, e di quanto abbiamo scritto e riferito ne’passati tempi per renderne famigliare la
pratica.</p>
<p>Questa ricerca risvegliò in noi la memoria d’un articolo del Giornal di Parigi, che fa
onninamente a proposito per soddisfarla. Ebbimo della difficoltà, e della pena a rinvenirlo, ma
questa ci condusse finalmente alla compiacenza bramata. Lo legga tradotto, come glielo presentiamo,
la madre dolente, e con essa gli amatori di questo foglio, tra i quali forse vi sarà alcuno, che
facendone conto, potrà salvar delle vite.</p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.8"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.9"></milestone><hi rend="italic"> Ai Signori Giornalisti.</hi></p>
<p rend="SO">Siccome tutto ciò che interessa l’Umanità non potrebb’esservi indifferente, così
m’affretto a farvi giungere il seguente avviso, pregandovi d’inserirlo in uno de’vostri prossimi
Fogli. Egli può esser utile, e non è giunto a mia cognizione che poco fa.</p>
<p><milestone unit="E4" xml:id="FR.10"></milestone> “Il Sig. <hi rend="italic">Salchon</hi>, Medico a <hi rend="italic">Melford</hi>, indicò nel quinto Volume delle Raccolte di Berlino, come un preservativo
dal Vajuolo la pratica di far ripassare il sangue verso la placenta prima della legatura, e della
sezione de filo umbilicale. Nel cominciamento dell’anno 1769 egl’insegnò questo metodo alle
Levatrici della Provincia di <hi rend="italic">Fidertithmaschen</hi>, e le impegnò a praticarlo.
Egli lor disse di risospingere cautamente, ma prontamente, e compiutamente quanto più fosse
possibile verso la placenta il sangue contenuto nel cordoncello umbilicale de’bambini appena venuti
al Mondo; in modo, che la porzione di questo cordoncello, che dopo la sezione restasse attaccata al
feto, fosse quanto più si potesse purgata dal sangue, dal fiero, e dagli altri fluidi; e di non
applicare la legatura seguita dalla sezione, che dopo l’evacuazione ordinata.</p>
<p>L’autore osservò nel 1778 che tutti i fanciulli nati nel 1769, per i quali seguito si aveva il
suo metodo, erano stati esenti dal Vajuolo. Questo morbo fece delle stragi terribili alla fine del
1769 e nel 1771 a <hi rend="italic">Melford</hi>, continuate ancora nelle sue vicinanze con maggior
danno, e rinnovate a <hi rend="italic">Prines</hi> nel 1776.</p>
<p>Nondimeno esso non attaccò che i fanciulli nati avanti di quell’epoca, o quelli su’quali non fu
praticato un tal metodo. Il numero de’nati a Melford dal 1769 ed ancora viventi nel 1778, i quali
dalle Levatrici erano stati trattati coll’accennata pratica, ascendeva a 260, e nemmen uno
soggiacque alla contagione del vajuolo nelle mentovate epidemie.</p>
<p>Si può osservare, a proposito di questa pratica, che gli animali fendono co’loro denti il cordone
umbilicale, e lo leccano sino a tanto che non vi sia più sangue, prima d’abbandonarlo al suo
diseccamento. Così preservano i loro parti, non solamente dal Vajuolo ma presso che da tutte le
altre malat-<pb n="501"></pb>tie. Forse le persone, che illese rimasero dalla infezione di questo morbo,
sono state pure garantite dalle Levatrici, che hanno seguito un tal metodo, senza conoscerne
l’utilità.” <milestone rend="closer" unit="E4"></milestone></p>
<p>Questo avviso, Signor, non vi sembrerà certamente da negligere. Sarebbe desiderabile che i
maestri dell’arte, degni amici dell’umanità, volessero occuparsi su tal soggetto. Tocca ad essi
l’illuminarci. Quando ancora non ammettessero l’efficacia della proposta pratica, dovrebbero dire
almeno se la medesima potesse produrre qualche conseguenza funesta per l’individuo. Ecco di che si
tratta; perchè se questa prova non ha per sè stessa niente di pericoloso, non costerebbe nulla il
tentarla, purchè s’usasse la prudenza raccomandata da M. Salchon. Più vale l’esperienza di tutti i
ragionamenti. Non basta forse, per eccitar l’attenzione e l’interesse, che un metodo sia proposto
come un preservativo contro uno de’più terribili flagelli che affliggano l’umanità? Oltre ciò, come
non desiderare che un metodo sì semplice sia nello stesso tempo sicuro ed efficace? È questo il voto
di tutte le anime sensibili; e sarà senza dubbio anche il vostro. Io sono ec.“</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Gabriel</hi>. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.11"></milestone> Questo Articolo è nell’Originale al Num. 109 del
prefato Giornal di Parigi in data 18 Aprile 1780. Veggasi quali sono le carte indiritte
a’compilatori di quel pregiatissimo Foglio, e si consideri quale sarebbe l’utilità del nostro, se la
coltura illanguidita, ed il genio ritroso non ci privassero di que’soccorsi letterarj, e scientifici
che vanno in copia a’Signori Giornalisti di Francia. Noi non possiamo sperare qualche dissertazione
di Medicina, o di Chirurgia se non al caso che risorga una nuova contesa trà professori tendente ad
iscreditarsi vicendevolmente su qualche operazione particolare. Non c’è generosità, che di burle, o
d’inezie, ma una stretta avarizia di cose generali, utili e belle. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Il Serenissimo Principe fa sapere, ed è per ordine
degl’Illustrissimi, ed Eccellentissimi Signori Governatori dell’Entrade.</hi></p>
<p>Che essendo stati deliberati li due Partiti Carte da Giuoco, cioè, quello della Dominante, e
Dogado per la Fabbrica, e Vendita delle Carte grosse bianche denominate ad uso Veneto per Anni otto
da principiar 28. Luglio 1789., e parimenti l’altro della Terra Ferma comprendente anco la Fabbrica
delle Carte ad uso di Bologna per pari tempo di Anni otto da principiar primo Settembre di detto
Anno, Abboccatore di questo Partiti D. Antonio Zeltron qu. Pancrazio, fanno noto a chiunque, e col
presente Proclama specialmente intendere, e sapere alli Venditori tutti nella Dominante e Dogado sì
delle Carte grosse bianche, egualmente che delle altre fabbricate ad uso di Bologna, delle però
provenienti dalla Fabbrica della Terra Ferma permesse introdursi dal Capitolo Sesto della Polizza
d’Incanto quanto segue.</p>
<p>Volendosi per ogni modo impedita al terminare del cadente Partito qualunque rimanenza, o codazza
di Carte di qualsisia genere fabbricate in qualunque luogo dello Stato dal Partitante D. Francesco
Orsoni qu. Lazaro, o dalli di lui Subconduttori, ed Agenti, e procedendo loro Eccellenze con le
facoltà del Capitolo Nono della Poliz-<pb n="502"></pb>za d’Incanto a Stampa approvata dal Decreto
dell’Eccellentissimo Senato 24. Novembre 1779. dichiarano ora per lume, e regola delli Venditori
sopraccennati, che al terminare del cadente Partito s’intenderanno di Contrabbando, e soggette per
conseguenza ad essere confiscate tutte quelle Carte, che si attrovassero in Vendita del Partito
medesimo, e fossero riconosciute dalla Marca, o Manifattura della Fabbrica del Partito stesso,
dovendosi nel giorno 28. Luglio 1789. sopraccennato essere fatta Vendita unicamente delle Carte
fabbricate dal nuovo Conduttore Zeltron, o di lui Agenti, in quanto alle Carte bianche, e per
l’altre ad uso di Bologna li primo Settembre susseguente.</p>
<p>Sarà permesso a quel Confidente, o Cerca, che sarà munito da legali Mandato da loro Eccellenze il
poter visitare dopo il giorno 28. Luglio 1789. nella Dominante, e Dogado le Botteghe tutte, ove si
vendono Carte della Fabbrica del cadente Partito, e similmente le Botteghe, Magazzeni, ed Osterie
ove si giuoca, e si pagano da’Giuocatori le Carte per praticare le più opportune perquisizioni, ed
asportare da qualunque luoco le Carte della sopraddetta qualità inibita per Vendita, e per Giuoco,
presentando l’asporto al Magistrato medesimo per il lievo di quelle pene pecuniarie, ed afflittive,
che sono da replicati Proclami cominate.</p>
<p>Ed il presente sarà stampato, e pubblicato, non che intimato alli Gastaldi dell’Arte
dell’Acquavita, e Naranzeri per dover esser trasfuso ad ogni Individuo dell’Arti stesse, e così a
cadauno Oste, e Magazzeniere, come pure trasmesso alli rispettivi Reggimenti del Dogado per la sua
pubblicazione, ed inviolabile esecuzione.</p>
<p>Data dal Magistrato Eccellentissimo de’Governatori dell’Entrade li 5 Settembre 1788.</p>
<p rend="date"><hi rend="italic">Addì detto.</hi></p>
<p rend="SO">Gl’Illustriss., ed Eccellentiss. Signori Governatori dell’Entrade, hanno ordinato al
Pubblico Stampator Pinelli, che a spese del Partitante delle Carte da Giuoco <hi rend="italic">Antonio Zeltron</hi> sia stampato il presente Proclama.</p>
<p rend="date"><hi rend="italic">Addì 18. Luglio 1789</hi>.</p>
<p rend="SO">Pubblicato sopra le Scale di San Marco, e di Rialto, per Gio: Battista Pace Comandador
Pubblico.</p>
<p rend="SO">Per l’innalzamento alla Porpora Cardinalizia di S. E. Monsignor <hi rend="italic">Flangini</hi> Auditor della Sacra Rota Romana per questa Seressinima Repubblica, si son vedute la
sera del prof. scorso Giovedì illuminazioni di gioja a questo suo Palazzo nella parrocchia di San
Geremia, come in altre parti della Città a quelli degli Eccellentissimi suoi Parenti. Dicesi, che
siano tre gli aspiranti al vacante posto della S. R. R. due de’quali del corpo degli Eccellentis.
Cons. di 40. Sentite si sono (e tanti l’attestino che bisogna crederlo) delle leggiere scosse di
terremoto nella notte del p. p. Lunedì, e verso la sera del giorno seguente. Molti Abitatori di
questa Capitale spaventati si sono, alcuni protestarono di non aver avuto il menomo timore; e tanti
altri non vogliono assolutamente creder nulla, perchè di nulla s’accorsero. Abbiamo avvisi da
Treviso, che colà pure negli stessi indicati tempi si sentì il minaccioso scuotimento, e Dio non
voglia che in qualche lontano Paese sia succeduto del male.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Descrizione d’un’Opera.</hi></head>
<p rend="SO">La musica di quaranta Autori.</p>
<p><pb n="503"></pb> Il primo mezzo Carattere buono.</p>
<p>La prima donna un atorto della musica.</p>
<p>Il primo Buffo, ch’è un Giovine di 72 anni fa bene la parte di servo; e meglio la potrebbe fare
se posto fosse alla pratica esecuzione, essendo corrispondente figura, ed abilità.</p>
<p>Gli altri meritano d’esser proscritti dal ceto civile, e musicale.</p>
<p>Li Balli sono un caos di cose, che formano un trattenimento da plebe, non essendo neppure esposto
il sentimento della musica.</p>
<p>Il primo Ballerino eseguirebbe benissimo la parte di primo figurante.</p>
<p>La prima Ballerina è un niente.</p>
<p>La seconda ohimè!</p>
<p>L’orchestra non merita d’esser serva, rapporto all’accompagnamento di sì fatta gente.</p>
<p>La prima Grottescha per età eguale al primo buffo. Per abilità passabile.</p>
<p>Le Scene erano belle ora sono tutte logore e cattive.</p>
<p>Illuminazione buona.</p>
<p>Il concorso ve lo potete immaginare.</p>
<p>Io per altro vado quasi ogni ser a per avermi miseramente accordato.</p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.12"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.13"></milestone><hi rend="italic"> Signor Gazzettiere.</hi></p>
<p rend="date"><hi rend="italic">5. Agosto 1789 </hi>. . . . .</p>
<p rend="SO">Un famoso duello nato in questa città degno d’esser posto su’vostri fogli.</p>
<p><milestone unit="E4" xml:id="FR.14"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.15"></milestone> “Erano in due caffè tre Forastieri, due fratelli Romani, ed un
Mantovano. Incominciarono a contender questi sopra punti sopraffini Algebraici e tanto
s’affaticavano, che riscaldata la fantasia d’ognuno più non uscivano argomenti giusti, ma parole
sciocche. Quindi a poco a poco dall’Algebra sopraffina passarono ad argomentar con acute offensive
parole. Tanto s’insultarono che un Romano s’avvicinò al Mantovano e gli trasse di testa la parrucca
e volle che uscisse dal Caffè. Questi vedendosi mancar la parrucca e maltrattarsi in quella guisa lo
sfidò a seco duellare fino all’ultima stilla di sangue. Il Romano accettò e impugnata la spada da
entrambi e dato il fatal segno della battaglia tutti e due combatterono con tal ardore, e in guisa
che le spade mai per il timore si toccavano, ed altro non si sentiva, <hi rend="italic">a lei se hà
cuore, a lei se hà cuore</hi>. Lo schiamazzo fatto in quella strada fu incredibile; quando saziata
la gente appieno della ridicola scena agevolmente suonarono la ritirata, e facendo restituire al
Mantovano la sua parrucca questi dall’una e quelli dall’altra parte presero la partenza, con un
seguito di fanciulli che gli gridavano dietro<hi rend="italic">: bravi i campioni</hi>. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E4"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.16"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.17"></milestone> Jeri dopo pranzo trovavasi sulla fondamenta dell’Arsenale il
servitore del sig. <hi rend="italic">Pietro Menegatti</hi>, che conduceva a spasso un Nipotino di
questo suo Padrone, Speziale da Medicine all’Insegna della Madonna. Un Forastiero colà trastullavasi
facendo saltar in canale il suo cane dietro un pezzo di legno che vi gettava, e veniva preso e
ripreso a nuoto da quella bestia. Sceso per ciò su’gradini d’una di quelle rive, e sbilanciandosi
nel lanciare il legno, a sdrucciolando sul marmo bagnato, cadde in acqua, e fu a pericolo
d’affogarsi, perchè non v’era alcuno a portata d’assisterlo. Mosso a compassione il buon servo si
gettò in canale, e lo ha salvato. Ebbero ambidue ricovero da un barbiere, e ogni assistenza
possibile. Il Forastiero vole-<pb n="504"></pb>va a viva forza ricompensare il benefizio ricevuto, col
far accettare delle monete a chi per serbarlo in vita aveva messo in rischio la propria: ma questo
con una generosità eguale alla sua compassione ricusò costantemente il dono per non scemar col
riceverlo la sua soddisfazione onorata d’aver fatta un’azione degna di lode. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Questo tratto d’umanità nobilitato da un disinteresse sì raro nella gente di sua condizione
merita la luce delle stampe, e gli elogj dell’anime oneste.</p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.18"></milestone> V’ha un aneddoto Inglese, che quì verrebbe in acconcio, ma
la mancanza di spazio ce lo fa riserbare al foglio v. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizie varie.</hi></head>
<p rend="SO">Nelle vicinanze di Vicenza vi sono 33. campi allo in circa con casino e sue adiacenze,
e in Città una Casa con Bottega, il tutto libero, e in vendita.</p>
<p>Questo affare è raccomandato al Sig. <hi rend="italic">Giuseppe Reccanè</hi> pub. Sensale il cui
ricapito è al Caffè della Fortuna a S. Marco. E siccome gli son venute delle proposizioni da persone
colle quali dovea dividere la provvigione in caso d’accordo, così egli dichiara di non voler
ascoltarne, che dagli immediati acquirenti. Sono da lui esibiti in vendita gl’infrascritti vini in
bottiglie, d’ottima qualità.</p>
<p><hi rend="italic">Bordeaux</hi>, Borgogna, <hi rend="italic">Lunel</hi>, Moscato di Cipro
vecchio, Generoide, Canarie bottiglie doppie, S. <hi rend="italic">Laurent</hi>, Monte Libano, e
Reno.</p>
<p>Si notifica, per certa particolare ragione, ed a comune certezza, che a Milano il Sensal teatrale
di cui si vagliono gli Impresarj dello Stato Veneto nelle loro occorrenze per quella parte, è il
Sig. <hi rend="italic">Giuseppe Verzellotti</hi>.</p>
<p>Un Giovine di 28. anni cerca impiegarsi in qualche scrittojo, o in altro offizio onorato. Egli
oltre di attendere al suo dovere farà scuola ai figli del suo Principale di Grammatica, di
Rettorica, di Geografia, di leggere, e scrivere francese, d’aritmetica, di scrittura mercantile, e
d’azienda; del vero metodo d’apprendere facile il modo di calcolare riguardo alla specolazione
de’Banchieri, e Negozianti tanto rispetto al banco, che alla mercatura.</p>
<p>Darà cognizione della sua persona, e idonea sicurtà di qualunque somma. Indrizzo dal Colombani
venditore di questo foglio.</p>
<div3>
<head>Savio Grande in Settimana per la prossima ventura</head>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Francesco Foscari</hi>.</p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Prezzi delle Biade. Venerdì 7. cor. </hi></head>
<p rend="SO">Formento a l. 32. Sorgo Turco a 16 in circa.</p>
<p>Segale a 20. 10. Miglio a 17.</p>
<p>Risi da’ 34. a 35. duc. al m.</p>
<p>Se non piace a certuno di Terraferma il veder pubblicato il valore del Sorgo Turco, sappia che
per fargli servizio da noi non devesi accrescerlo di qualche lira alterando quello che fa la Piazza
nelle cui riferte siamo fedeli.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cambj. Addì detto.</hi></head>
<p rend="SO">Lione 57. e mezzo. Parigi 57. e un 3zo. Roma 62. e 7. 8vi. Napoli 114. e 3. 4ti.
Livorno 100. e un 3zo. Milano 155. Genova 91. e 3. 4ti. Amsterdam 92. Londra 48. e 3. 4ti. Augusta
103. Vienna 196. e mezzo.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">D’Affittare</hi>.</head>
<p rend="SO">Bottega e magazzino grande alla <hi rend="italic">Zuecca</hi> vicina al Ponte lungo.
D’annuo affitto ducati 32.</p>
<p>Le chiavi sono dal fruttajuolo vicino. Chi v’applicasse parli con l’Agente di Cà Gradenigo alli
Gesuiti.</p>
</div2>
<div2>
<head>Morti.</head>
<p rend="SO">L’Illustrissimo Signor <hi rend="italic">Antonio Alcaini</hi> Maggiore del Castello di
Chiozza, d’anni 88. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 63. Sabbato 8. Agosto 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2">
<seg type="U2">Invenzioni d’utilità.</seg>
<seg synch="#FR.3" type="MT"> S’è posto, alcuni ordinarj sono in uno di questi Fogli<note n="1">Vedi
al Num. 45. pag. 356.</note>certo articolo spettante alla pratica Economia domestica sull’uso d’un
fornello da cuocere perfettamente con una sola libbra di carbone la quantità di carne di bue
bastante ad una tavola di molte persone. S’è detto in esso esserne l’inventore il Signor D. Giambat.
Omizzolo Prete de’Sette Comuni abitante nella Villa della Rosà Territorio di Bassano; e ch’esso
esibivasi d’andare ove fosse chiamato per ordinare e soprantendere alla costruzione d’un tal
fornello, ch’è di poca spesa. Questa esibizione fece a noi dirigere due ricerche, una da Verona,
l’altra da Brescia, che furono stampate successivamente su questa Gazzetta affine di servire al
desiderio altrui, e all’interesse del fabbricatore. Ma passò tutto questo tempo senza che avessimo
alcun risponsivo riscontro onde entrammo in sospetto di qualche burla come quella dello specifico
per la sordità: giacchè l’anonimo medico Vicentino (creato forse da un cervello bizzarro) non si
difese da’colpi vibrati contro di lui; nè chi fece parlare questo fantasma dell’immaginazione
aggiunse nulla in sua lode per sostenerlo contro l’attacco. Un mezzo particolare ci fece uscir da un
tal dubbio. Per esso venne l’infrascritta Lettera, che assicurerà il Pubblico della veracità del
fatto, e spargerà maggior lume, sull’abilità del prenominato Religioso, presentando al tempo
medesimo una qualche idea del suo onesto carattere. </seg>
<pb n="498"></pb><seg synch="#FR.4" type="E3">
<seg synch="#FR.5" type="LB"> Eccellenza. Il Religioso inventore del noto Fornello da cucina ebbe
nel prossimo passato mese di Giugno Lettere particolari dal Sig. Giulio Marchese Carlotti di Verona,
e altra da Bologna, alle quali egli stesso rispose, e se la intese con que’Signori. Ora che io
medesimo sono testimonio oculato della nuova costruzione di detto Fornello, e che ho visto, e
sperimentato l’ottimo effetto, ne fò tutta la fede a V. E. che può assicurare il . . . Sig.
Gazzettiere della verità del fatto, che non è altrimenti scherzo, nè favola. Ne ha fatti parecchi di
questi fornelli qua da noi, e nei nostri contorni; molti altri fuor di Paese. In Bassano tra le
altre nelle due Famiglie Compostella. Fu ancora a Breganze: ed è impegnato di portarsi a Piove di
Sacco ne’primi del venturo per farne costruire due alla N. D. Giulia Cigogna Badoer. Il fornello più
grande da lui messo sinora in opera porta una pentola di rame capace di quattro secchi d’acqua, e
non ha difficoltà a farne di maggior ampiezza con eguale riuscita; se non che in proporzione
crescerà il consumo del fuoco. Esso è onest’uomo, non avido, non pretendente: ma non è ozioso, nè
facoltoso da intraprender viaggi a diporto per soddisfare a chi lo ricerca. È per altro disposto di
compiacer tutti con venire volontieri costì, o andare dovunque fosse desiderato, senza però suo
aggravio, promettendosi qualche ricognizione dalla generosità de’clienti; perchè se per donarsi
a’vantaggi altrui bisogna che scapiti ne’suoi proprj, è poi giusta una ricompensa. <seg type="DT">Rosà 29 Luglio1789. </seg>
</seg></seg>
<seg synch="#FR.6" type="E3">
<seg synch="#FR.7" type="LB"> Signor Gazzettiere. “Mi piacque il caso dei Cavalieri da Voi inserito
nella vostra Gazzetta N. 59., e tuttochè messo in dubbio, vi dirò, che quanto a me lo credo vero, e
verissimo. Simili casi mi furono raccontati da parecchi coltivatori di questi Vermi. Persone di
autorità, e degne di fede, ed io stesso fui testimonio di casi ben dissimili nelle loro circostanze,
ma niente meno sorprendenti, e rari. Non ve ne faccio la descrizione, poichè non vi scrivo ad
oggetto di provare un Fenomeno verificato dall’esperienza, ed osservato da tanti senza poterne
spiegare l’arcana ragione. La questione per altro proposta da chi l’ammirabil caso vi scrisse, è
ella compatibile colla grandezza, e colla profondità del Fenomeno? Può essere; sebbene a crederlo io
m’abbia della difficoltà; ma un mio pari, uomo di Campagna, di pochissimo studio, e niente versato
nelle materie Forensi, si crede permesso di tener chiusa la bocca intorno alle pretese del
contadino, e del proprietario dell’Uccelliera. Concedetemi invece, di dirvi, che il caso dei
Cavalieri è meritevole dei più serj, e maturi riflessi dei Fisici, perchè vi confesso, non so, nè
posso comprendere da per me, come questi delicatissimi Vermi abbandonati alla sorte, e gettati dai
poveri contadini sul Letamajo, o sul Campo, massime allora, che v’è penuria di Foglia di Moraro
(d’altra Foglia non si costuma cibarli) abbiano a far le Gallette sode, pesanti, e in fatti migliori
delle Gallette lavorate dai Cavalieri, che si coltivano con tanto stento, e fatica, con tanto
studio, e spesa dai Benestanti di campagna. Tra’vostri benemeriti Associati vi saranno dei Filosofi
profondi, e dei pra-<pb n="499"></pb>tici Fisici. Dimandate a questi grand’Uomini il loro parere sopra
un Fenomeno quanto vero, altrettanto misterioso alla più parte dei Coltivatori di Cavalieri, i quali
non si sanno dar pace allorchè nascono dei casi simili, o poco differenti al riportato da Voi, e in
verità quasi ogn’anno ne nascono; onde molti di essi, deboli di spirito, rimangono scoraggiati per
sì fatto modo che abbandonano il pensiero dei Cavalieri, e ne dimettono la coltivazione, poco, o
niun profitto, ritraendo dalle loro fatiche, perchè questi Vermi deludono le speranze del
Georgofilo, anche allora, che sono a far la Galletta. Qual danno ciò apporti alla lucrosa
negoziazione delle sete chiaro voi vel vedete. Se verrà risposto da essi alle vostre ricerche, com’è
desiderabile pel comune interesse, e se risponderanno con quello spirito di verità proprio del sano
Filosofo, voi renderete il vostro Foglio assai interessante, e verrà ricercata la vostra Gazzetta
anche dagli uomini di Campagna. Vi saprò grado, se mi favorirete di pubblicare questa qualunque
siasi mia Lettera, che null’altro ha per oggetto, salvochè il mio desiderio d’intendere il
sentimento dei Dotti sul Fenomeno da Voi pubblicato, lusingandomi d’averne dei Lumi, e delle
Cognizioni molto utili alla migliore coltivazione dei Cavalieri, e alla medesima Società, il cui
bene desidera a pieni voti chi con tutto l’ossequio si segna Vostro Aff. Inassociato<lb></lb>Mario
Paulotti. Camisan sul Vicentino <seg type="DT">4. Agosto 1789. </seg>
</seg></seg>
<seg type="U2">Correzioni.</seg> La donna, o finta donna, di Treviso, che ha cominciato ad iscrivere
per questi Fogli, ha sognato nella seconda sua Lettera in data de’27 Luglio stampata al Num. 60, od
ha malignamente inventato che travagliate dalla più fastidiosa miseria le R. R. Monache di Castel
Franco, sieno per Sovran Decreto provvidentissimo, per passare nel nobilissimo Monastero di S. Taolo
di Treviso. Non è vera la somma loro indigenza, ed è falso egualmente, che sia stato proposto, o
sognato il Sovrano Decreto per l’accennato passaggio. Il dicesi non può giustificare la mendacia di
simili asserzioni; e quando trattasi di cose sì gravi ci vuole qualche fondamento per non ingannare
il Pubblico seducendo chi presentagli le correnti notizie. Credemmo di comunicare a’nostri Lettori
un cangiamento piacevole a quelle pie Religiose, ed esse probabilmente legate d’affetto all’attuale
loro soggiorno, si saranno forse rammaricate alla capricciosa invenzione svelataci da un Soggetto
degno di rispetto, e di fede. La spedizione absente all’Uffizio illustrissimo dell’Avvogaria, è
seguita a favore del Sig. Ghirardi e l’appellazione all’Eccellentis. Cons. di 40 fu fatta da’Nobili
suoi Avversarj. Benchè gl’intelligenti delle cose Forensi dal seguito Giudizio abbian potuto
conoscere l’errore di chi ci ha male informati, è nondimeno un dover l’emendarlo. V. nel Foglio
precedente pagina 496. <seg type="U2">In Senato. Giovedì 6. corrente.</seg> Sopra l’esaz. del danaro
pub. dura mesi 36. s. Ang. Marcello Primo. <pb n="500"></pb>Prov. sopra Beni Comunali dura un anno s.
Zuanne Sagredo. Una madre afflittissima per la perdita dell’unico suo Figlio in tenera età rapitole
dal Vajuolo, comunica al Pubblico i suoi lamenti per mezzo di questo Foglio, ed essendo in età da
secondare ancora il suo letto dimanda se v’abbia nell’arte medica alcun rimedio, che prevenga
l’attacco d’un sì fatal morbo desolatore di tante famiglie, prescindendo dall’innesto di cui
assolutamente non vuol ella udir nemmeno a parlare, ad onta di tante felici esperienze che lo
raccomandano, e di quanto abbiamo scritto e riferito ne’passati tempi per renderne famigliare la
pratica. Questa ricerca risvegliò in noi la memoria d’un articolo del Giornal di Parigi, che fa
onninamente a proposito per soddisfarla. Ebbimo della difficoltà, e della pena a rinvenirlo, ma
questa ci condusse finalmente alla compiacenza bramata. Lo legga tradotto, come glielo presentiamo,
la madre dolente, e con essa gli amatori di questo foglio, tra i quali forse vi sarà alcuno, che
facendone conto, potrà salvar delle vite. <seg synch="#FR.8" type="E3">
<seg synch="#FR.9" type="LB"> Ai Signori Giornalisti. Siccome tutto ciò che interessa l’Umanità non
potrebb’esservi indifferente, così m’affretto a farvi giungere il seguente avviso, pregandovi
d’inserirlo in uno de’vostri prossimi Fogli. Egli può esser utile, e non è giunto a mia cognizione
che poco fa. <seg synch="#FR.10" type="E4"> “Il Sig. Salchon, Medico a Melford, indicò nel quinto
Volume delle Raccolte di Berlino, come un preservativo dal Vajuolo la pratica di far ripassare il
sangue verso la placenta prima della legatura, e della sezione de filo umbilicale. Nel cominciamento
dell’anno 1769 egl’insegnò questo metodo alle Levatrici della Provincia di Fidertithmaschen, e le
impegnò a praticarlo. Egli lor disse di risospingere cautamente, ma prontamente, e compiutamente
quanto più fosse possibile verso la placenta il sangue contenuto nel cordoncello umbilicale
de’bambini appena venuti al Mondo; in modo, che la porzione di questo cordoncello, che dopo la
sezione restasse attaccata al feto, fosse quanto più si potesse purgata dal sangue, dal fiero, e
dagli altri fluidi; e di non applicare la legatura seguita dalla sezione, che dopo l’evacuazione
ordinata. L’autore osservò nel 1778 che tutti i fanciulli nati nel 1769, per i quali seguito si
aveva il suo metodo, erano stati esenti dal Vajuolo. Questo morbo fece delle stragi terribili alla
fine del 1769 e nel 1771 a Melford, continuate ancora nelle sue vicinanze con maggior danno, e
rinnovate a Prines nel 1776. Nondimeno esso non attaccò che i fanciulli nati avanti di quell’epoca,
o quelli su’quali non fu praticato un tal metodo. Il numero de’nati a Melford dal 1769 ed ancora
viventi nel 1778, i quali dalle Levatrici erano stati trattati coll’accennata pratica, ascendeva a
260, e nemmen uno soggiacque alla contagione del vajuolo nelle mentovate epidemie. Si può osservare,
a proposito di questa pratica, che gli animali fendono co’loro denti il cordone umbilicale, e lo
leccano sino a tanto che non vi sia più sangue, prima d’abbandonarlo al suo diseccamento. Così
preservano i loro parti, non solamente dal Vajuolo ma presso che da tutte le altre malat-<pb n="501"></pb>tie. Forse le persone, che illese rimasero dalla infezione di questo morbo, sono state pure
garantite dalle Levatrici, che hanno seguito un tal metodo, senza conoscerne l’utilità.” </seg>
Questo avviso, Signor, non vi sembrerà certamente da negligere. Sarebbe desiderabile che i maestri
dell’arte, degni amici dell’umanità, volessero occuparsi su tal soggetto. Tocca ad essi
l’illuminarci. Quando ancora non ammettessero l’efficacia della proposta pratica, dovrebbero dire
almeno se la medesima potesse produrre qualche conseguenza funesta per l’individuo. Ecco di che si
tratta; perchè se questa prova non ha per sè stessa niente di pericoloso, non costerebbe nulla il
tentarla, purchè s’usasse la prudenza raccomandata da M. Salchon. Più vale l’esperienza di tutti i
ragionamenti. Non basta forse, per eccitar l’attenzione e l’interesse, che un metodo sia proposto
come un preservativo contro uno de’più terribili flagelli che affliggano l’umanità? Oltre ciò, come
non desiderare che un metodo sì semplice sia nello stesso tempo sicuro ed efficace? È questo il voto
di tutte le anime sensibili; e sarà senza dubbio anche il vostro. Io sono ec.“ Gabriel. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.11" type="MT"> Questo Articolo è nell’Originale al Num. 109 del prefato Giornal di
Parigi in data 18 Aprile 1780. Veggasi quali sono le carte indiritte a’compilatori di quel
pregiatissimo Foglio, e si consideri quale sarebbe l’utilità del nostro, se la coltura illanguidita,
ed il genio ritroso non ci privassero di que’soccorsi letterarj, e scientifici che vanno in copia
a’Signori Giornalisti di Francia. Noi non possiamo sperare qualche dissertazione di Medicina, o di
Chirurgia se non al caso che risorga una nuova contesa trà professori tendente ad iscreditarsi
vicendevolmente su qualche operazione particolare. Non c’è generosità, che di burle, o d’inezie, ma
una stretta avarizia di cose generali, utili e belle. </seg> Il Serenissimo Principe fa sapere, ed è
per ordine degl’Illustrissimi, ed Eccellentissimi Signori Governatori dell’Entrade. Che essendo
stati deliberati li due Partiti Carte da Giuoco, cioè, quello della Dominante, e Dogado per la
Fabbrica, e Vendita delle Carte grosse bianche denominate ad uso Veneto per Anni otto da principiar
28. Luglio 1789., e parimenti l’altro della Terra Ferma comprendente anco la Fabbrica delle Carte ad
uso di Bologna per pari tempo di Anni otto da principiar primo Settembre di detto Anno, Abboccatore
di questo Partiti D. Antonio Zeltron qu. Pancrazio, fanno noto a chiunque, e col presente Proclama
specialmente intendere, e sapere alli Venditori tutti nella Dominante e Dogado sì delle Carte grosse
bianche, egualmente che delle altre fabbricate ad uso di Bologna, delle però provenienti dalla
Fabbrica della Terra Ferma permesse introdursi dal Capitolo Sesto della Polizza d’Incanto quanto
segue. Volendosi per ogni modo impedita al terminare del cadente Partito qualunque rimanenza, o
codazza di Carte di qualsisia genere fabbricate in qualunque luogo dello Stato dal Partitante D.
Francesco Orsoni qu. Lazaro, o dalli di lui Subconduttori, ed Agenti, e procedendo loro Eccellenze
con le facoltà del Capitolo Nono della Poliz-<pb n="502"></pb>za d’Incanto a Stampa approvata dal
Decreto dell’Eccellentissimo Senato 24. Novembre 1779. dichiarano ora per lume, e regola delli
Venditori sopraccennati, che al terminare del cadente Partito s’intenderanno di Contrabbando, e
soggette per conseguenza ad essere confiscate tutte quelle Carte, che si attrovassero in Vendita del
Partito medesimo, e fossero riconosciute dalla Marca, o Manifattura della Fabbrica del Partito
stesso, dovendosi nel giorno 28. Luglio 1789. sopraccennato essere fatta Vendita unicamente delle
Carte fabbricate dal nuovo Conduttore Zeltron, o di lui Agenti, in quanto alle Carte bianche, e per
l’altre ad uso di Bologna li primo Settembre susseguente. Sarà permesso a quel Confidente, o Cerca,
che sarà munito da legali Mandato da loro Eccellenze il poter visitare dopo il giorno 28. Luglio
1789. nella Dominante, e Dogado le Botteghe tutte, ove si vendono Carte della Fabbrica del cadente
Partito, e similmente le Botteghe, Magazzeni, ed Osterie ove si giuoca, e si pagano da’Giuocatori le
Carte per praticare le più opportune perquisizioni, ed asportare da qualunque luoco le Carte della
sopraddetta qualità inibita per Vendita, e per Giuoco, presentando l’asporto al Magistrato medesimo
per il lievo di quelle pene pecuniarie, ed afflittive, che sono da replicati Proclami cominate. Ed
il presente sarà stampato, e pubblicato, non che intimato alli Gastaldi dell’Arte dell’Acquavita, e
Naranzeri per dover esser trasfuso ad ogni Individuo dell’Arti stesse, e così a cadauno Oste, e
Magazzeniere, come pure trasmesso alli rispettivi Reggimenti del Dogado per la sua pubblicazione, ed
inviolabile esecuzione. Data dal Magistrato Eccellentissimo de’Governatori dell’Entrade li 5
Settembre 1788. Addì detto. Gl’Illustriss., ed Eccellentiss. Signori Governatori dell’Entrade, hanno
ordinato al Pubblico Stampator Pinelli, che a spese del Partitante delle Carte da Giuoco Antonio
Zeltron sia stampato il presente Proclama. <seg type="DT">Addì 18. Luglio 1789.</seg> Pubblicato
sopra le Scale di San Marco, e di Rialto, per Gio: Battista Pace Comandador Pubblico. Per
l’innalzamento alla Porpora Cardinalizia di S. E. Monsignor Flangini Auditor della Sacra Rota Romana
per questa Seressinima Repubblica, si son vedute la sera del prof. scorso Giovedì illuminazioni di
gioja a questo suo Palazzo nella parrocchia di San Geremia, come in altre parti della Città a quelli
degli Eccellentissimi suoi Parenti. Dicesi, che siano tre gli aspiranti al vacante posto della S. R.
R. due de’quali del corpo degli Eccellentis. Cons. di 40. Sentite si sono (e tanti l’attestino che
bisogna crederlo) delle leggiere scosse di terremoto nella notte del p. p. Lunedì, e verso la sera
del giorno seguente. Molti Abitatori di questa Capitale spaventati si sono, alcuni protestarono di
non aver avuto il menomo timore; e tanti altri non vogliono assolutamente creder nulla, perchè di
nulla s’accorsero. Abbiamo avvisi da Treviso, che colà pure negli stessi indicati tempi si sentì il
minaccioso scuotimento, e Dio non voglia che in qualche lontano Paese sia succeduto del male.
Descrizione d’un’Opera. La musica di quaranta Autori. <pb n="503"></pb>Il primo mezzo Carattere buono.
La prima donna un atorto della musica. Il primo Buffo, ch’è un Giovine di 72 anni fa bene la parte
di servo; e meglio la potrebbe fare se posto fosse alla pratica esecuzione, essendo corrispondente
figura, ed abilità. Gli altri meritano d’esser proscritti dal ceto civile, e musicale. Li Balli sono
un caos di cose, che formano un trattenimento da plebe, non essendo neppure esposto il sentimento
della musica. Il primo Ballerino eseguirebbe benissimo la parte di primo figurante. La prima
Ballerina è un niente. La seconda ohimè! L’orchestra non merita d’esser serva, rapporto
all’accompagnamento di sì fatta gente. La prima Grottescha per età eguale al primo buffo. Per
abilità passabile. Le Scene erano belle ora sono tutte logore e cattive. Illuminazione buona. Il
concorso ve lo potete immaginare. Io per altro vado quasi ogni ser a per avermi miseramente
accordato. <seg synch="#FR.12" type="E3">
<seg synch="#FR.13" type="LB"> Signor Gazzettiere. <seg type="DT">5. Agosto 1789 . . . . .</seg> Un
famoso duello nato in questa città degno d’esser posto su’vostri fogli. <seg synch="#FR.14" type="E4">
<seg synch="#FR.15" type="EX"> “Erano in due caffè tre Forastieri, due fratelli Romani, ed un
Mantovano. Incominciarono a contender questi sopra punti sopraffini Algebraici e tanto
s’affaticavano, che riscaldata la fantasia d’ognuno più non uscivano argomenti giusti, ma parole
sciocche. Quindi a poco a poco dall’Algebra sopraffina passarono ad argomentar con acute offensive
parole. Tanto s’insultarono che un Romano s’avvicinò al Mantovano e gli trasse di testa la parrucca
e volle che uscisse dal Caffè. Questi vedendosi mancar la parrucca e maltrattarsi in quella guisa lo
sfidò a seco duellare fino all’ultima stilla di sangue. Il Romano accettò e impugnata la spada da
entrambi e dato il fatal segno della battaglia tutti e due combatterono con tal ardore, e in guisa
che le spade mai per il timore si toccavano, ed altro non si sentiva, a lei se hà cuore, a lei se hà
cuore. Lo schiamazzo fatto in quella strada fu incredibile; quando saziata la gente appieno della
ridicola scena agevolmente suonarono la ritirata, e facendo restituire al Mantovano la sua parrucca
questi dall’una e quelli dall’altra parte presero la partenza, con un seguito di fanciulli che gli
gridavano dietro: bravi i campioni. </seg>
</seg>
</seg>
</seg>
<seg synch="#FR.16" type="E3">
<seg synch="#FR.17" type="EX"> Jeri dopo pranzo trovavasi sulla fondamenta dell’Arsenale il
servitore del sig. Pietro Menegatti, che conduceva a spasso un Nipotino di questo suo Padrone,
Speziale da Medicine all’Insegna della Madonna. Un Forastiero colà trastullavasi facendo saltar in
canale il suo cane dietro un pezzo di legno che vi gettava, e veniva preso e ripreso a nuoto da
quella bestia. Sceso per ciò su’gradini d’una di quelle rive, e sbilanciandosi nel lanciare il
legno, a sdrucciolando sul marmo bagnato, cadde in acqua, e fu a pericolo d’affogarsi, perchè non
v’era alcuno a portata d’assisterlo. Mosso a compassione il buon servo si gettò in canale, e lo ha
salvato. Ebbero ambidue ricovero da un barbiere, e ogni assistenza possibile. Il Forastiero vole-<pb n="504"></pb>va a viva forza ricompensare il benefizio ricevuto, col far accettare delle monete a chi
per serbarlo in vita aveva messo in rischio la propria: ma questo con una generosità eguale alla sua
compassione ricusò costantemente il dono per non scemar col riceverlo la sua soddisfazione onorata
d’aver fatta un’azione degna di lode. </seg>
</seg> Questo tratto d’umanità nobilitato da un disinteresse sì raro nella gente di sua condizione
merita la luce delle stampe, e gli elogj dell’anime oneste. <seg synch="#FR.18" type="MT"> V’ha un
aneddoto Inglese, che quì verrebbe in acconcio, ma la mancanza di spazio ce lo fa riserbare al
foglio v. </seg> Notizie varie. Nelle vicinanze di Vicenza vi sono 33. campi allo in circa con
casino e sue adiacenze, e in Città una Casa con Bottega, il tutto libero, e in vendita. Questo
affare è raccomandato al Sig. Giuseppe Reccanè pub. Sensale il cui ricapito è al Caffè della Fortuna
a S. Marco. E siccome gli son venute delle proposizioni da persone colle quali dovea dividere la
provvigione in caso d’accordo, così egli dichiara di non voler ascoltarne, che dagli immediati
acquirenti. Sono da lui esibiti in vendita gl’infrascritti vini in bottiglie, d’ottima qualità.
Bordeaux, Borgogna, Lunel, Moscato di Cipro vecchio, Generoide, Canarie bottiglie doppie, S.
Laurent, Monte Libano, e Reno. Si notifica, per certa particolare ragione, ed a comune certezza, che
a Milano il Sensal teatrale di cui si vagliono gli Impresarj dello Stato Veneto nelle loro
occorrenze per quella parte, è il Sig. Giuseppe Verzellotti. Un Giovine di 28. anni cerca impiegarsi
in qualche scrittojo, o in altro offizio onorato. Egli oltre di attendere al suo dovere farà scuola
ai figli del suo Principale di Grammatica, di Rettorica, di Geografia, di leggere, e scrivere
francese, d’aritmetica, di scrittura mercantile, e d’azienda; del vero metodo d’apprendere facile il
modo di calcolare riguardo alla specolazione de’Banchieri, e Negozianti tanto rispetto al banco, che
alla mercatura. Darà cognizione della sua persona, e idonea sicurtà di qualunque somma. Indrizzo dal
Colombani venditore di questo foglio. <seg type="U3">Savio Grande in Settimana per la prossima
ventura</seg> s. Francesco Foscari. Prezzi delle Biade. Venerdì 7. cor. Formento a l. 32. Sorgo
Turco a 16 in circa. Segale a 20. 10. Miglio a 17. Risi da’ 34. a 35. duc. al m. Se non piace a
certuno di Terraferma il veder pubblicato il valore del Sorgo Turco, sappia che per fargli servizio
da noi non devesi accrescerlo di qualche lira alterando quello che fa la Piazza nelle cui riferte
siamo fedeli. Cambj. Addì detto. Lione 57. e mezzo. Parigi 57. e un 3zo. Roma 62. e 7. 8vi. Napoli
114. e 3. 4ti. Livorno 100. e un 3zo. Milano 155. Genova 91. e 3. 4ti. Amsterdam 92. Londra 48. e 3.
4ti. Augusta 103. Vienna 196. e mezzo. <seg type="U2">D’Affittare.</seg> Bottega e magazzino grande
alla Zuecca vicina al Ponte lungo. D’annuo affitto ducati 32. Le chiavi sono dal fruttajuolo vicino.
Chi v’applicasse parli con l’Agente di Cà Gradenigo alli Gesuiti. <seg type="U2">Morti.</seg>
L’Illustrissimo Signor Antonio Alcaini Maggiore del Castello di Chiozza, d’anni 88. </seg>
</seg>
</ab>
</div>
</body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
