Gazzetta urbana veneta: Num. 62
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Num. 62. Mercordì 5. Agosto 1789.
Possa la dolente narrativa avvertire salutarmente gli uomini ad esser più cauti ne’loro
giusti od ingiusti passi di risentimento. Anche nell’esercizio della ragione, e del zelo ci vuole
una certa economia, un certo tempo opportuno di praticarlo, una certa avvedutezza, il non usar della
quale mette, non di rado, l’altrui vita in pericolo. Tolga il Cielo, che da noi si pretenda di
giustificare in qualche modo la barbarie di questi mostri d’umanità sì facili ad affogare il veleno
bilioso della vendetta nel sangue de’loro simili: ma non sia chi ci rimproveri d’accusar
l’imprudenza di tanti e tanti che son periti per non saper risparmiare una parola in momenti
pericolosi, o non voler cautamente differire qualche forte risoluzione.
Una Lettera anonima ci mette alla cognizione delle stravaganze di questo Giovinastro invaso
dall’anglomania. Egli affetta durezza nel portamento, serietà nella faccia, economia nelle parole,
forza nel raziocinio; ed imita, non le virtù d’una pregiata Nazione, ma que’particolari difetti
d’alcuni individui, che la rendono ridicola al riflesso de la saviezza. Mangiar per vomitare e
vomitar per mangiare, ubbriacarsi per far pompa di temperamento robusto, sprezzare tutto ciò che non
è fatto in Inghilterra, sostenere che l’ignoranza, ed i pregiudizj volgari regnano soltanto tra noi,
sono le azioni, e le parole colle quali cerca distinguersi. Ride in faccia a chi salutandolo si
chiama suo servitore, non si sottoscrive nelle Lettere che col solo suo nome, e detesta
rabbiosamente ogni sorta di complimento protestando, che gl’Inglesi mai non ne fanno. Si mostra
persuasissimo dell’asserzione sua la persona che dipinge al nostro guardo la sua follia, e con molto
ingegno ed eloquenza cerca di sostenere, esser proprio delle nazioni barbare l’odio de’nostri
complimenti.
Provi il viaggiatore fanatico, che gl’Inglesi da pochi anni in quà
abbiano ricuperata quell’antica semplicità che tanto lodasi dall eloquentissimo Tilotson, e gli
daremo vinta la causa. Pesi il suo avversarlo le ragioni, e le massime di questo celebre oratore
dell’Inghilterra, e se le trova scarse e leggiere ce lo dimostri per far valere al confronto le sue.
Lo Scrittore d’una Letterina di Brescia a noi diretta in quest’ultimo ordinario, infastidito, come
fa conoscere, dal suono dello campane, ricerca la sua origine, e se veramente giovi contro i cattivi
tempi. Si mostra di contraria opinione, ma non isdegnerà chi lo illumini se fosse in errore. La
Gazzetta offre ad altri l’occasione di farsi merito col soddisfarlo. Niuno mai scrisse una riga sul
valore, e sul destino dell’Opera attuale di Padova. L’estensore di questo Foglio, ch’è stato colà
Lunedì, ha udito dirne sì male, che gli scappò la voglia d’intervenirvi, e preferì al trattenimento
teatrale quello di passeggiare al soave lume della Luna l’ornato delizioso Recinto nel Prato della
Valle, facendo delle lunghissime chiacchierate con un suo amico ivi a caso trovato. Premessa Se mai
nella relazione della Causa che si vedrà riferita alla pag. 495. vi fosse qualche mancanza od
alterazione ad aggravio de’Nob. LL. CC. offeriamo il nostro Foglio alla giustificazione, e al lume
della verità, sempre pronti con tutti gli atti di dovere, e particolarmente verso delle persone
nobili che rispettiamo quanto conviene, non essendo nostre quelle libere espressioni, ch’usansi prò
e contra nel Linguaggio del Foro, e dalle stampe causi diche passano talvolta su queste carte.
Ludovico Comi. Widmann
Ioannis Bergo. Praet. et Propraef. Fil.
Adolescenti Ornatissimo
quod
In Excitatorum Academiam Adscitus
Literarios Eorum Conventus
Praesentia Saepius
decoraverit
et Exculta Oratione
Omnium Plausus
Meruerit
Academici
P. P.
A. P. C. N. CICCICCLXXXIX. In Obsequio ec. ec.
Joannes Maironius a Ponte Ac.
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Exemplum
Delitti.
Un guattero della cucina di Cà Bevilacqua dalle catene in Verona era mal veduto da quel Mastro di casa, o perchè mancasse a’proprj doveri, o perchè fosse di naturale ardito ed intollerante. Più volte fu quello da questo accusato al Padrone, ma si difese sempre sì bene, che restò al servizio malgrado le querele contro di lui praticate. L’ultima che insorse, e si fece cagione dell’orrendo delitto, che siamo per narrare, fu per la mancanza di certa dilicata pietanza destinata alla cena del Secretario appropriatasi dal guattero giacchè in quella sera il Secretario non cenò. Pretese il Mastro di casa, ch’egli non avesse dritto a simili utili incerti: sostenne colui che lo aveva, perchè la cena da lui fu apparecchiata, e si accese una contesa. Questa pure fu riferita al Padrone il quale stanco di tanti pettegolezzi, e per non lasciar regnare frequentemente le risse, accordò al Mastro di casa di licenziare quel guattero. Ebb’egli la fatale imprudenza di valersi della conferitagli autorità in un momento nel quale lo sdegno era acceso contro di lui. Fosse o per il tuono, o per il significato delle parole da esso impiegate nell’intimare a colui la partenza, o il vivo dolore di perdere il pane, che nel delinquente operasse all’eccessivo trasporto del suo furore, è certo ch’ei prese un coltello, che gli venne alle mani, e diede due ferite al Mastro di casa per le quali da lì a non molto morì. A guisa d’una Fiera, che più crudele diviene quando ha insanguinato gli artigli, l’empio nel fuggire col ferro alla mano fumante ancora di sangue, acciecato dallo sdegno s’incontrò nel secondo cuoco, che forse a fin di bene volea frenarlo non sapendo l’atroce colpa di cui era reo, e si liberò d’ogni ritegno coll’aggiungere alla prima una seconda innocente vittima della sua brutale ferocia. Con due ferite fu anch’esso quel meschino ammazzato. Non ebbe che poche ore da disporsi a morire da buon cristiano. Il reo si salvò fuggendo per la porta del Vescovo, e quantunque gli ordini di quel vigile Eccellentissimo Pubblico Rappresentante avessero da’suoi Ministri una prontissima esecuzione, sino al giorno trenta dello scorso mese vicino erano rimaste inutili le loro perquisizioni, come si riferisce nella Lettera famigliare diretta a persona di nostra conoscenza, che descrive questo sanguinoso avvenimento.Ebene 3
Exemplum
I viaggj non son utili scuole per tutti. Ritornato in Italia
dall’Inghilterra un Giovinotto, che vantasi di molto avere approfittato nel corso de’viaggi suoi, ed
incontrandosi accidentalmente in uno de’suoi più cari amici, questi gli stese al collo le braccia, e
serrò le labbra per dargli un bacio. Il viaggiatore lo ricusò con un segno di mano, e con un
torcimento di capo, pregandolo a non offendersi del nuovo sistema di vita adottato da lui tra
gl’Inglesi. Essi non baciano, disse, nè si lascian baciare per amicizia. Sono giurati avversarj
de’complimenti, non dicono quel che non sentono, mi hanno insegnato a pensare, e le loro lezioni mi
sono di norma. Buon prò vi faccia, risposegli, dopo qualche istante di sorpresa, il suo amico;
vivete a modo vostro, io viverò al mio, basta che questa differenza di segni non isciolga i nodi
della nostr’amicizia.
Metatextualität
Lo squarcio seguente d’un Sermone del
celebre Dot. Tillotson Arcivescovo di Contorberry, proverà al viaggiatore, che gl’Inglesi moderni
non non son quali egli li descrive, ed al suo accusatore che l’argomento de’complimenti non è troppo
bello per un panegirico.
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“Trà una moltitudine d’esempj, che provan pur troppo la corruzione del
nostro secolo, non è uno de’minori quello del difetto di sincerità. La dissimulazione ed i
complimenti son oggidì tanto alla moda, che le parole or’ora più non significano i pensieri. Di
fatti, se un uomo segue i movimenti del suo cuore, se giustamente egli dichiara quello che pensa, e
se agli altri non mostra maggior amicizia di quella che deve, o di quella che sente, avrà grazia
andando esente dal biasimo d’essere male educato. Quell’antica sincerità inglese, quel generoso
candore, quella natural buona fede, che dà sempre a conoscere una vera grandezza d’anima, e che si
vede sempre animata da un intrepido coraggio, è quasi estinta fra noi. È da molto tempo che si cerca
di renderci famigliari le mode straniere, e che si vuole assoggettarne all’imitazione servile di
quelle de’nostri vicini, che non sono le migliori, e di alcune delle loro più triste qualità. Lo
stile della conversazione è sì gonfio di vani complimenti, di proteste di rispetto e d’amicizia, che
se un uomo tornasse al Mondo dopo esserne uscito da uno o due secoli, avrebbe bisogno d’un
Dizionario per intendere la sua propria lingua, e saper il giusto valore delle frasi alla moda. Che
dico io? Avrebb’egli molta difficoltà a credere che tutte queste solenni dichiarazioni del più
perfetto ossequio che immaginare si possa, fossero ad un prezzo sì vile nell’ordinario corso del
Mondo; e quando ne fosse instrutto avrebbe d’uopo di molto tempo per accostumarvi la sua coscienza,
adottarle seriamente, e pagar gli altri della moneta medesima. "Io confesso che avrebbesi della pena
a decidere, se sia più degno del nostro disprezzo, o della nostra compassione, l’intendere le
proteste di rispetto, e d’una inviolabile fedeltà che gli uomini reciprocamente si fanno, quasi
senza motivo. Quale stima, e qual zelo non testimoniano ad un uomo che veggono per la prima volta!
con qual perfetto attaccamento non si dedicano a prima vista al suo servizio, prendendo a cuore i
suoi interessi, senza la menoma ragione! quali obbligazioni infinite non si protesta d’avere verso
di chi non vi ha fatto alcun benefizio! di qual maniera obbligante non vediamo taluno ad
interessarsi per tutto ciò che riguarda qualch’altro, ed affliggersi per lui, senza la menoma causa.
Io fò bene che per giustificare il vuoto ed il debole di questo costume, si dice che non v’ha alcun
male od inganno ne’complimenti, poichè son essi della natura dell’argento monetato, che vale ò che
si vuol farlo valere, e che gli uomini su questo proposito l’un l’altro s’intendono. Questa scusa
sarebbe tollerabile se i complimenti valessero qualche cosa, ma quando mettonsi in linea di conto
non son essi che zeri in cifra. Comunque sia, noi abbiamo sempre argomento di dolerci che la
franchezza, e la sincerità più non siano di moda, e che il nostro discorso non riesca che alla
menzogna; che la conversazione della maggior parte degli uomini non sia che un commercio ove ciascuno dissimula i veri suoi sentimenti. “Se l’apparenza d’una certa cosa può
servir a qualche buon fine, io son persuaso che la realità meglio vaglia. In fatti, perchè mai un
uomo dissimula, o vuol parere ciò che non è, se non perch’egli ha un’idea vantaggiosa della virtù
con cui pretende coprirsi? Oltre di ciò il mascherar o dissimulare è un vestir le apparenze d’alcune
buone reali qualità. Ma il più sicuro mezzo d’essere ornato d’un talento, è il possederlo in
effetto. Aggiungasi a ciò, ch’è spesso tanto difficile il mantenere una falsa pretensione quanto
l’acquistare un dritto legittimo; ch’è facile ad iscoprire l’artifizio, ed allora divengono inutili
tutte le cure, e pene avute per ben nascondere il giuoco. “Qualunque sia la comodità, e il
vantaggio, che ritrovasi nella dissimulazione, e nella menzogna, esso non è che passeggiero; ma
l’incomodità, e il danno che ne risulta è di lunga durata, perchè un mentitor, o un dissimulatore è
sempre sospetto, non gli si crede nemmeno quando dice la verità, e di lui si diffida quando ancora
agisce di buona fede. In una parola, ogni uomo che non è più riconosciuto per sincero, ha i piedi, e
le mani legate; egli è perduto senza rimedio, e nulla v’ha, che possa ristabilirlo: la verità, e la
menzogna nulla per esso più vagliono. “La dissimulazione, diceva il Marchese d’Hallifax, è un
giojello della Corona.
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Brief/Leserbrief
Bergamo. Primo Agosto 1789. Aggregatosi con unanime consenso,
ed applauso fino dall’anno scorso a questa nostra Accademia degli Eccitati Sua Eccell. il Sig. Co:
Lodovico Widmann figlio ben degno del dottissimo, ed amabilissimo nostro Rappresentante, dopo di
avere nelle frequenti adunanze tenutesi dai Sigg. Accademici date replicate prove di valor poetico
con sempre eleganti componimenti, hà voluto ultimamente quelle aggiungervi ancor del Rettorico con
due Lezioni consecutive recitate da lui quivi sopra l’estemporanea eloquenza. Hà egli diviso
l’interessante argomento, o non ancor trattattosi ex professo in due parti; l’una mostrantene la
necessità l’altra i vantaggi. La facile analisi, con cui hà svolta la difficil materia, il confronto
tra l’Orator parlante, e lo scrivente, la forza degli argomenti, la molta erudizione e le grazie più
squisite dello stile, gli hanno riscosso dell’intiera Adunanza segni non equivoci di singolar
gradimento. L’hanno alternato le molte poesie recitatesi allora in sua lode, e singolarmente una
elegante Epigrafe del Signor Majroni Membro di quest’Accademia, cui crediamo di dover qui
trascrivere a prova certissima del merito sì del Giovine Kre., che del chiarissimo Autore. G. A. U.
Ludovico Comi. WidmannEbene 3
Brief/Leserbrief
Bergamo. Primo Agosto 1789.
Ioannis Bergo. Praet. et Propraef. Fil.
Adolescenti Ornatissimo
quod
In Excitatorum Academiam Adscitus
Literarios Eorum Conventus
Praesentia Saepius
decoraverit
et Exculta Oratione
Omnium Plausus
Meruerit
Academici
P. P.
A. P. C. N. CICCICCLXXXIX. In Obsequio ec. ec.
Joannes Maironius a Ponte Ac.
Notizie di Brescia in Lettera delli 2 Agosto corrente.
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Brief/Leserbrief
“Verso le 3 ore e mezza della notte dello scorso Venerdì fummo quì
spaventati dal suono delle campane a martello di questa città, ch’ebbero il segno da quelle
dell’alta Torre della Palada. S’udì per tutto gridar fuoco fuoco, e il Popolo corse a precipizio
verso la Porta di San Giovanni, ov’era acceso. Tutto il male si ristrinse all’incendio d’un casotto
della nostra Fiera pochi passi discosta dalla Porta suddetta; e non hanno potuto dilatarsi le fiamme
attesi i pronti ripari, che posti furono a’mali maggiori, che da quello potevano
nascere. Nel suddetto giorno certo Signor Malossi della Terra di Chiari nel distretto di questa
città avendo, per quanto dicesi, giuocato ad un giuoco d’azzardo con due persone di quel Paese, e
fatta una considerabile perdita (che non fu la prima secondo la comun voce) ricorse al di lui
Genitore per la summa occorrente narrandogli, ch’era minacciato dalli suoi creditori, e correva
qualche rischio se non li pagava. Il cuor d’un Padre non è mai riprensibile se resiste almeno la
prima volta a dimande di questa fatta. Il divieto delle Leggi su’giuochi d’azzardo, la seduzione
de’vincitori, qualch’altra piaga sanata, avranno giustificata la sua negativa; ed è ben da credere,
calcolando la tenerezza generale de’sentimenti paterni, che gli avesse egli accordato non solo
quanto chiedeva ma in oltre tutto il suo stato, se preveduta da lui si fosse la conseguenza
tristissima della sua ripulsa. Ricevuta che l’ebbe quello sciagurato Figliuolo passò nella sua
camera ove si chiuse, e scrisse un Pagherò a favor de’suoi creditori; lo pose sopra un tavolino,
indi impugnò una pistola, se la scaricò in un orecchio, e cadde morto. Accorsero al romore i
domestici della Famiglia; alla violenza degli urti loro si sgangherò, e precipitò la porta di quella
stanza, lasciando vedere quello spettacolo sanguinoso, che sparse in tutti l’orrore, e fece piovere
delle lagrime di compassione. Volgete gli occhi all’oggetto commiserevole, eloquenti partigiani del
giuoco d’azzardo, che ne vantate l’utilità come d’un ramo di commercio necessario alle Nazioni, e
osate d’accusare la saviezza de’Principi, che lo hanno bandito da’loro Stati. Esso riduce l’uomo a
quest’esecrande risoluzioni. Nello stesso Venerdì sì fatale a quella Famiglia, s’è solennizzata quì
in Brescia nella Chiesa delle Grazie la Festa di Sant’Ignazio di Lojola fondatore della celebre
Compagnia di Gesù. Fu magnifico l’apparato, scielta la musica, e numeroso il concorso. Jesera s’aprì
questo Teatro della nobilissima Accademia degli Erranti coll’accennato Dramma serio La disfatta di
Dario che piace generalmente. Lo Scenario del Sig. Mauri ha sorpreso. La musica piace molto.
L’orchestra è buona. Il vestiario bellissimo. Il primo Ballo l’Amleto è un capo d’opera, e piace
assai anche il secondo. Gli elogj alla coppia Clerico furono strepitosi.”
Metatextualität
Un’altra Lettera della medesima data così dice su questo proposito:
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Brief/Leserbrief
“L’Opera mi piacque alla mediocrità, e il Ballo, il Vestiario, e le
Scene mi piacquero alla perfezione.”
Metatextualität
Questi due Scrittori s’accordano in certa maniera su tal articolo, ma
ce n’è poi un terzo, che scrivendo nel modo seguente si discosta dalla loro opinione su più d’un
punto.
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Brief/Leserbrief
“Io vengo in questo punto dal Teatro dove ho goduto dell’Opera.
Eccovi le sincere notizie. La Musica niente di raro, anzi nessun pezzo che interessi. Il vestiario
in parte buono, in parte passabile. Lo scenario non potendosi aver di meglio bisogna contentarsi. Le
decorazioni vanno bene, e son adattate. L’orchestra soffribile, e meno cattiva del solito. Il primo
Ballo l’Amleto è uno spettacolo, che deve interessare e piacere a chiunque. Bello Scenario.
Vestiario tutto nuovo ed elegante, le decorazioni magnifiche, e senza risparmio, e
sopra tutto ben eseguite. La Signora Rosa Clerico Pansieri prima Ballerina si distingue colla solita
sua bravura, e maestria. Il difetto di questo Ballo è d’essere un pò lungo nel principio, e che
stiamo un pò male di gambe negli altri Ballerini. Il secondo intitolato Il Convalescente innamorato,
è grazioso. Sia però lode al vero: in pieno lo spettacolo è buono, se non si può dir sorprendente,
ed un Marchesi, una Banti, o altro simile virtuoso di que’che diconsi da cartello avrebbe potuto
renderlo degno di qualunque Metropoli.”
Metatextualität
Chi è più discernitore, più veritiero, più giusto di questi tre? Lo
deciderà la intelligenza imparziale de’Signori Bresciani.
