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        <title>Num. 62</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Ingrid Scherk</name>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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          <name> Angelika Hallegger</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 489-496 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 62.</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì 5. Agosto 1789.</hi></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
<milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.4"></milestone>
</p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Delitti</hi>.</head>
<p rend="SO">Un guattero della cucina di Cà <hi rend="italic">Bevilacqua dalle catene</hi> in Verona
era mal veduto da quel Mastro di casa, o perchè mancasse a’proprj doveri, o perchè fosse di naturale
ardito ed intollerante. Più volte fu quello da questo accusato al Padrone, ma si difese sempre sì
bene, che restò al servizio malgrado le querele contro di lui praticate.</p>
<p>L’ultima che insorse, e si fece cagione dell’orrendo delitto, che siamo per narrare, fu per la
mancanza di certa dilicata pietanza destinata alla cena del Secretario appropriatasi dal guattero
giacchè in quella sera il Secretario non cenò. Pretese il Mastro di casa, ch’egli non avesse dritto
a simili utili incerti: sostenne colui che lo aveva, perchè la cena da lui fu apparecchiata, e si
accese una contesa. Questa pure fu riferita al Padrone il quale stanco di tanti pettegolezzi, e per
non lasciar regnare frequentemente le risse, accordò al Mastro di casa di licenziare quel guattero.
Ebb’egli la fatale imprudenza di valersi della conferitagli autorità in un momento nel quale lo
sdegno era acceso contro di lui. Fosse o per il tuono, o per il significato delle parole da esso
impiegate nell’intimare a colui la partenza, o il vivo dolore di perdere il pane, che nel
delinquente operasse all’eccessivo trasporto del suo furore, è certo ch’ei prese un coltello, che
gli venne alle mani, e diede due ferite al Mastro di casa per le quali da lì a non molto morì. A
guisa d’una Fiera, che più crudele diviene quando ha insanguinato gli artigli, l’empio nel fuggire
col ferro alla mano fumante ancora di sangue, acciecato dallo sdegno s’incontrò nel secondo cuoco,
che forse a fin di bene volea frenarlo non sapendo l’atroce colpa di cui era reo, e si liberò d’ogni
ritegno coll’aggiungere alla prima una seconda innocente vittima della sua brutale ferocia. Con due
ferite fu anch’esso quel me-<pb n="490"></pb>schino ammazzato. Non ebbe che poche ore da disporsi a
morire da buon cristiano. Il reo si salvò fuggendo per la porta del Vescovo, e quantunque gli ordini
di quel vigile Eccellentissimo Pubblico Rappresentante avessero da’suoi Ministri una prontissima
esecuzione, sino al giorno trenta dello scorso mese vicino erano rimaste inutili le loro
perquisizioni, come si riferisce nella Lettera famigliare diretta a persona di nostra conoscenza,
che descrive questo sanguinoso avvenimento. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Possa la dolente narrativa avvertire salutarmente gli uomini ad esser più cauti ne’loro giusti od
ingiusti passi di risentimento. Anche nell’esercizio della ragione, e del zelo ci vuole una certa
economia, un certo tempo opportuno di praticarlo, una certa avvedutezza, il non usar della quale
mette, non di rado, l’altrui vita in pericolo.</p>
<p>Tolga il Cielo, che da noi si pretenda di giustificare in qualche modo la barbarie di questi
mostri d’umanità sì facili ad affogare il veleno bilioso della vendetta nel sangue de’loro simili:
ma non sia chi ci rimproveri d’accusar l’imprudenza di tanti e tanti che son periti per non saper
risparmiare una parola in momenti pericolosi, o non voler cautamente differire qualche forte
risoluzione.</p>
<p rend="EU"><milestone unit="E3" xml:id="FR.5"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.6"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">I viaggj non son utili scuole per tutti.</hi></head>
<p rend="SO">Ritornato in Italia dall’Inghilterra un Giovinotto, che vantasi di molto avere
approfittato nel corso de’viaggi suoi, ed incontrandosi accidentalmente in uno de’suoi più cari
amici, questi gli stese al collo le braccia, e serrò le labbra per dargli un bacio. Il viaggiatore
lo ricusò con un segno di mano, e con un torcimento di capo, pregandolo a non offendersi del nuovo
sistema di vita adottato da lui tra gl’Inglesi. Essi non baciano, disse, nè si lascian baciare per
amicizia. Sono giurati avversarj de’complimenti, non dicono quel che non sentono, mi hanno insegnato
a pensare, e le loro lezioni mi sono di norma.</p>
<p>Buon prò vi faccia, risposegli, dopo qualche istante di sorpresa, il suo amico; vivete a modo
vostro, io viverò al mio, basta che questa differenza di segni non isciolga i nodi della
nostr’amicizia. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Una Lettera anonima ci mette alla cognizione delle stravaganze di questo Giovinastro invaso
dall’anglomania. Egli affetta durezza nel portamento, serietà nella faccia, economia nelle parole,
forza nel raziocinio; ed imita, non le virtù d’una pregiata Nazione, ma que’particolari difetti
d’alcuni individui, che la rendono ridicola al riflesso de la saviezza. Mangiar per vomitare e
vomitar per mangiare, ubbriacarsi per far pompa di temperamento robusto, sprezzare tutto ciò che non
è fatto in Inghilterra, sostenere che l’ignoranza, ed i pregiudizj volgari regnano soltanto tra noi,
sono le azioni, e le parole colle quali cerca distinguersi. Ride in faccia a chi salutandolo si
chiama suo servitore, non si sottoscrive nelle Lettere che col solo suo nome, e detesta
rabbiosamente ogni sorta di complimento protestando, che gl’Inglesi mai non ne fanno.</p>
<p>Si mostra persuasissimo dell’asserzione sua la persona che dipinge al nostro guardo la sua
follia, e con molto ingegno ed eloquenza cerca di sostenere, esser proprio delle nazioni barbare
l’odio de’nostri complimenti.</p>
<p><pb n="491"></pb>
<milestone unit="MT" xml:id="FR.7"></milestone> Lo squarcio seguente d’un Sermone del celebre Dot. <hi rend="italic">Tillotson</hi> Arcivescovo di Contorberry, proverà al viaggiatore, che gl’Inglesi
moderni non non son quali egli li descrive, ed al suo accusatore che l’argomento de’complimenti non
è troppo bello per un panegirico. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.8"></milestone> “Trà una moltitudine d’esempj, che provan pur troppo la
corruzione del nostro secolo, non è uno de’minori quello del difetto di sincerità. La dissimulazione
ed i complimenti son oggidì tanto alla moda, che le parole or’ora più non significano i pensieri. Di
fatti, se un uomo segue i movimenti del suo cuore, se giustamente egli dichiara quello che pensa, e
se agli altri non mostra maggior amicizia di quella che deve, o di quella che sente, avrà grazia
andando esente dal biasimo d’essere male educato. Quell’antica sincerità inglese, quel generoso
candore, quella natural buona fede, che dà sempre a conoscere una vera grandezza d’anima, e che si
vede sempre animata da un intrepido coraggio, è quasi estinta fra noi. È da molto tempo che si cerca
di renderci famigliari le mode straniere, e che si vuole assoggettarne all’imitazione servile di
quelle de’nostri vicini, che non sono le migliori, e di alcune delle loro più triste qualità. Lo
stile della conversazione è sì gonfio di vani complimenti, di proteste di rispetto e d’amicizia, che
se un uomo tornasse al Mondo dopo esserne uscito da uno o due secoli, avrebbe bisogno d’un
Dizionario per intendere la sua propria lingua, e saper il giusto valore delle frasi alla moda. Che
dico io? Avrebb’egli molta difficoltà a credere che tutte queste solenni dichiarazioni del più
perfetto ossequio che immaginare si possa, fossero ad un prezzo sì vile nell’ordinario corso del
Mondo; e quando ne fosse instrutto avrebbe d’uopo di molto tempo per accostumarvi la sua coscienza,
adottarle seriamente, e pagar gli altri della moneta medesima.</p>
<p>&quot;Io confesso che avrebbesi della pena a decidere, se sia più degno del nostro disprezzo, o della
nostra compassione, l’intendere le proteste di rispetto, e d’una inviolabile fedeltà che gli uomini
reciprocamente si fanno, quasi senza motivo. Quale stima, e qual zelo non testimoniano ad un uomo
che veggono per la prima volta! con qual perfetto attaccamento non si dedicano a prima vista al suo
servizio, prendendo a cuore i suoi interessi, senza la menoma ragione! quali obbligazioni infinite
non si protesta d’avere verso di chi non vi ha fatto alcun benefizio! di qual maniera obbligante non
vediamo taluno ad interessarsi per tutto ciò che riguarda qualch’altro, ed affliggersi per lui,
senza la menoma causa. Io fò bene che per giustificare il vuoto ed il debole di questo costume, si
dice che non v’ha alcun male od inganno ne’complimenti, poichè son essi della natura dell’argento
monetato, che vale ò che si vuol farlo valere, e che gli uomini su questo proposito l’un l’altro
s’intendono. Questa scusa sarebbe tollerabile se i complimenti valessero qualche cosa, ma quando
mettonsi in linea di conto non son essi che zeri in cifra. Comunque sia, noi abbiamo sempre
argomento di dolerci che la franchezza, e la sincerità più non siano di moda, e che il nostro
discorso non riesca che alla menzogna; che la conversazione della maggior parte degli uomini non sia
che un <pb n="492"></pb> commercio ove ciascuno dissimula i veri suoi sentimenti.</p>
<p>“Se l’apparenza d’una certa cosa può servir a qualche buon fine, io son persuaso che la realità
meglio vaglia. In fatti, perchè mai un uomo dissimula, o vuol parere ciò che non è, se non
perch’egli ha un’idea vantaggiosa della virtù con cui pretende coprirsi? Oltre di ciò il mascherar o
dissimulare è un vestir le apparenze d’alcune buone reali qualità. Ma il più sicuro mezzo d’essere
ornato d’un talento, è il possederlo in effetto. Aggiungasi a ciò, ch’è spesso tanto difficile il
mantenere una falsa pretensione quanto l’acquistare un dritto legittimo; ch’è facile ad iscoprire
l’artifizio, ed allora divengono inutili tutte le cure, e pene avute per ben nascondere il
giuoco.</p>
<p>“Qualunque sia la comodità, e il vantaggio, che ritrovasi nella dissimulazione, e nella menzogna,
esso non è che passeggiero; ma l’incomodità, e il danno che ne risulta è di lunga durata, perchè un
mentitor, o un dissimulatore è sempre sospetto, non gli si crede nemmeno quando dice la verità, e di
lui si diffida quando ancora agisce di buona fede. In una parola, ogni uomo che non è più
riconosciuto per sincero, ha i piedi, e le mani legate; egli è perduto senza rimedio, e nulla v’ha,
che possa ristabilirlo: la verità, e la menzogna nulla per esso più vagliono.</p>
<p>“La dissimulazione, diceva il Marchese d’<hi rend="italic">Hallifax</hi>, è un giojello della
Corona. <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Provi il viaggiatore fanatico, che gl’Inglesi da pochi anni in quà abbiano ricuperata
quell’antica semplicità che tanto lodasi dall eloquentissimo <hi rend="italic">Tilotson</hi>, e gli
daremo vinta la causa. Pesi il suo avversarlo le ragioni, e le massime di questo celebre oratore
dell’Inghilterra, e se le trova scarse e leggiere ce lo dimostri per far valere al confronto le
sue.</p>
<p>Lo Scrittore d’una Letterina di Brescia a noi diretta in quest’ultimo ordinario, infastidito,
come fa conoscere, dal suono dello campane, ricerca la sua origine, e se veramente giovi contro i
cattivi tempi. Si mostra di contraria opinione, ma non isdegnerà chi lo illumini se fosse in errore.
La Gazzetta offre ad altri l’occasione di farsi merito col soddisfarlo.</p>
<p>Niuno mai scrisse una riga sul valore, e sul destino dell’Opera attuale di Padova. L’estensore di
questo Foglio, ch’è stato colà Lunedì, ha udito dirne sì male, che gli scappò la voglia
d’intervenirvi, e preferì al trattenimento teatrale quello di passeggiare al soave lume della Luna
l’ornato delizioso Recinto nel Prato della Valle, facendo delle lunghissime chiacchierate con un suo
amico ivi a caso trovato.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Premessa</hi></head>
<p rend="SO">Se mai nella relazione della Causa che si vedrà riferita alla pag. 495. vi fosse
qualche mancanza od alterazione ad aggravio de’Nob. LL. CC. offeriamo il nostro Foglio alla
giustificazione, e al lume della verità, sempre pronti con tutti gli atti di dovere, e
particolarmente verso delle persone nobili che rispettiamo quanto conviene, non essendo nostre
quelle libere espressioni, ch’usansi prò e contra nel Linguaggio del Foro, e dalle stampe causi
diche passano talvolta su queste carte.</p>
<p rend="date"><pb n="493"></pb>
<milestone unit="E3" xml:id="FR.9"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.10"></milestone>
<hi rend="italic">Bergamo. Primo Agosto 1789.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Aggregatosi con unanime consenso, ed applauso fino dall’anno scorso a
questa nostra Accademia degli</hi> Eccitati <hi rend="italic">Sua Eccell</hi>. il <hi rend="italic">Sig. Co</hi>: Lodovico Widmann <hi rend="italic">figlio ben degno del dottissimo, ed amabilissimo
nostro Rappresentante, dopo di avere nelle frequenti adunanze tenutesi dai Sigg. Accademici date
replicate prove di valor poetico con sempre eleganti componimenti, hà voluto ultimamente quelle
aggiungervi ancor del Rettorico con due Lezioni consecutive recitate da lui quivi sopra
l’estemporanea eloquenza. Hà egli diviso l’interessante argomento, o non ancor trattattosi ex
professo in due parti; l’una mostrantene la necessità l’altra i vantaggi. La facile analisi, con cui
hà svolta la difficil materia, il confronto tra l’Orator parlante, e lo scrivente, la forza degli
argomenti, la molta erudizione e le grazie più squisite dello stile, gli hanno riscosso dell’intiera
Adunanza segni non equivoci di singolar gradimento. L’hanno alternato le molte poesie recitatesi
allora in sua lode, e singolarmente una elegante Epigrafe del Signor Majroni Membro di
quest’Accademia, cui crediamo di dover qui trascrivere a prova certissima del merito sì del Giovine
Kre., che del chiarissimo Autore.</hi></p>
<p rend="BU">G. A. U. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="MO"><hi rend="smallcaps">Ludovico Comi. Widmann<lb></lb>Ioannis Bergo. Praet. et Propraef.
Fil.<lb></lb>Adolescenti Ornatissimo<lb></lb>quod<lb></lb>In Excitatorum Academiam Adscitus<lb></lb>Literarios Eorum
Conventus<lb></lb>Praesentia Saepius<lb></lb>decoraverit<lb></lb>et Exculta Oratione<lb></lb>Omnium
Plausus<lb></lb>Meruerit<lb></lb>Academici<lb></lb>P. P.<lb></lb>A. P. C. N. CICCICCLXXXIX.</hi></p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">In Obsequio</hi> ec. ec.<lb></lb>Joannes Maironius a Ponte Ac.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizie di Brescia in Lettera delli 2 Agosto corrente</hi>.</head>
<p rend="SO"><milestone unit="E3" xml:id="FR.11"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.12"></milestone> “Verso le 3 ore e mezza della notte dello scorso Venerdì fummo
quì spaventati dal suono delle campane a martello di questa città, ch’ebbero il segno da quelle
dell’alta Torre della <hi rend="italic">Palada</hi>. S’udì per tutto gridar <hi rend="italic">fuoco
fuoco</hi>, e il Popolo corse a precipizio verso la Porta di San Giovanni, ov’era acceso. Tutto il
male si ristrinse all’incendio d’un casotto della nostra Fiera pochi passi discosta dalla Porta
suddetta; e non hanno potuto dilatarsi le fiamme attesi i pronti ripari, che <pb n="494"></pb> posti
furono a’mali maggiori, che da quello potevano nascere.</p>
<p>Nel suddetto giorno certo Signor <hi rend="italic">Malossi</hi> della Terra di <hi rend="italic">Chiari</hi> nel distretto di questa città avendo, per quanto dicesi, giuocato ad un giuoco
d’azzardo con due persone di quel Paese, e fatta una considerabile perdita (che non fu la prima
secondo la comun voce) ricorse al di lui Genitore per la summa occorrente narrandogli, ch’era
minacciato dalli suoi creditori, e correva qualche rischio se non li pagava. Il cuor d’un Padre non
è mai riprensibile se resiste almeno la prima volta a dimande di questa fatta. Il divieto delle
Leggi su’giuochi d’azzardo, la seduzione de’vincitori, qualch’altra piaga sanata, avranno
giustificata la sua negativa; ed è ben da credere, calcolando la tenerezza generale de’sentimenti
paterni, che gli avesse egli accordato non solo quanto chiedeva ma in oltre tutto il suo stato, se
preveduta da lui si fosse la conseguenza tristissima della sua ripulsa. Ricevuta che l’ebbe quello
sciagurato Figliuolo passò nella sua camera ove si chiuse, e scrisse un <hi rend="italic">Pagherò</hi> a favor de’suoi creditori; lo pose sopra un tavolino, indi impugnò una pistola, se la
scaricò in un orecchio, e cadde morto. Accorsero al romore i domestici della Famiglia; alla violenza
degli urti loro si sgangherò, e precipitò la porta di quella stanza, lasciando vedere quello
spettacolo sanguinoso, che sparse in tutti l’orrore, e fece piovere delle lagrime di
compassione.</p>
<p>Volgete gli occhi all’oggetto commiserevole, eloquenti partigiani del giuoco d’azzardo, che ne
vantate l’utilità come d’un ramo di commercio necessario alle Nazioni, e osate d’accusare la
saviezza de’Principi, che lo hanno bandito da’loro Stati. Esso riduce l’uomo a quest’esecrande
risoluzioni.</p>
<p>Nello stesso Venerdì sì fatale a quella Famiglia, s’è solennizzata quì in Brescia nella Chiesa
delle Grazie la Festa di Sant’Ignazio di Lojola fondatore della celebre Compagnia di Gesù. Fu
magnifico l’apparato, scielta la musica, e numeroso il concorso.</p>
<p>Jesera s’aprì questo Teatro della nobilissima Accademia degli Erranti coll’accennato Dramma serio
<hi rend="italic">La disfatta di Dario</hi> che piace generalmente. Lo Scenario del Sig. Mauri ha
sorpreso. La musica piace molto. L’orchestra è buona. Il vestiario bellissimo. Il primo Ballo l’<hi rend="italic">Amleto</hi> è un capo d’opera, e piace assai anche il secondo. Gli elogj alla coppia
<hi rend="italic">Clerico</hi> furono strepitosi.” <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.13"></milestone> Un’altra Lettera della medesima data così dice su questo
proposito: <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.14"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.15"></milestone> “L’Opera mi piacque alla mediocrità, e il Ballo, il Vestiario,
e le Scene mi piacquero alla perfezione.” <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.16"></milestone> Questi due Scrittori s’accordano in certa maniera su tal
articolo, ma ce n’è poi un terzo, che scrivendo nel modo seguente si discosta dalla loro opinione su
più d’un punto. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.17"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.18"></milestone> “Io vengo in questo punto dal Teatro dove ho goduto
dell’Opera. Eccovi le sincere notizie.</p>
<p>La Musica niente di raro, anzi nessun pezzo che interessi. Il vestiario in parte buono, in parte
passabile. Lo scenario non potendosi aver di meglio bisogna contentarsi. Le decorazioni vanno bene,
e son adattate. L’orchestra soffribile, e meno cattiva del solito.</p>
<p>Il primo Ballo l’<hi rend="italic">Amleto</hi> è uno spettacolo, che deve interessare e piacere a
chiunque. Bello Scenario. Vestiario <pb n="495"></pb> tutto nuovo ed elegante, le decorazioni
magnifiche, e senza risparmio, e sopra tutto ben eseguite. La Signora <hi rend="italic">Rosa Clerico
Pansieri</hi> prima Ballerina si distingue colla solita sua bravura, e maestria.</p>
<p>Il difetto di questo Ballo è d’essere un pò lungo nel principio, e che stiamo un pò male di gambe
negli altri Ballerini. Il secondo intitolato <hi rend="italic">Il Convalescente innamorato</hi>, è
grazioso. Sia però lode al vero: in pieno lo spettacolo è buono, se non si può dir sorprendente, ed
un <hi rend="italic">Marchesi</hi>, una Banti, o altro simile virtuoso di que’che diconsi da
cartello avrebbe potuto renderlo degno di qualunque Metropoli.” <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.19"></milestone> Chi è più discernitore, più veritiero, più giusto di questi
tre? Lo deciderà la intelligenza imparziale de’Signori Bresciani. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head>In <hi rend="smallcaps">Senato</hi>. <hi rend="italic">Primo Ag. cor</hi>.</head>
<p>Deput. alla Prov. del Denaro.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Franc. Battaja.</hi></p>
<p>Rev. e Regol. sopra Dazj.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Franc. Bembo.</hi></p>
</div2>
<div2>
<head>In M. C. <hi rend="italic">2. detto</hi>.</head>
<p>Prov. al Cottimo di Damasco.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Vic. Donà</hi> q. Marin</p>
<p rend="SO">Fin. s. <hi rend="italic">Pietro Cesare Corner</hi></p>
<p>Offiz. al Formento a Rialto.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Cam. Corner</hi> di s. Giac.</p>
<p rend="SO">Luogo di s. <hi rend="italic">Gius. Balbi</hi> el. Cast. a Verona</p>
<p>Del Cons. di 40 al Criminal</p>
<p rend="SO">Luogo di s. <hi rend="italic">Is. Bonlini Av</hi>. del Comune</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ant. Morosini</hi> di s. Vicenzo. Pieggio</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Alessandro Marcello.</hi></p>
<p>6 del Cons.. di Pregadi.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne Querini</hi> K. di s. And.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zorzi Contarini</hi> K.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuan. Dolfin</hi> q. Vic.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Nic. M. Tiepolo</hi> q. Zuan.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Nic. Barbarigo</hi> q. Zuan.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zorzi Emo</hi> q. Zuanne.</p>
<p>3 del Cons. di X.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne Zusto</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Silvestro Valier</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Lorenzo Minotto</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cause.</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="italic">Primo Agosto corrente</hi></p>
<p rend="BA"><hi rend="italic">All’Eccellentiss. Cons. di 40 C. N.</hi></p>
<p rend="SO">Il Signor <hi rend="italic">Francesco Ghirardi</hi> di Brescia acquistò nel mese
d’Ottobre dell’anno 1786. alcuni Beni nella Terra di <hi rend="italic">Leno</hi>, entrato al
possesso de’quali li trovò pregiudicati nel diritto dell’acque attese alcune operazioni praticate
dalli Nobili Signori Fratelli <hi rend="italic">Uggeri</hi> e Conte Vicenzo <hi rend="italic">Cigola</hi>; in vista di che proccurò egli d’indennizzarsi in via di privato accomodamento.</p>
<p>Ciò non riuscendogli assoggettò a minuto esame i suoi titoli nella discussione de’quali trovò
instituita a questo Uffizio Illustrissimo dell’Avvogaria di Comune una Pendenza con Lettere
possessorie de’5 Settembre 1671 sull’uso dell’acque attinenti a’Beni medesimi, sul di cui fondamento
fu contestata una Causa rimasta giacente per il corso di più d’un secolo, perchè negletta ed
abbandonata dagli autori delli suddetti Nobili LL. CC.</p>
<p>Perdute nella oscurità de’tempi le traccie di questa Pendenza, è riuscito alli prenominati Nobili
Signori d’ottenere nell’anno 1765 dagli ultimi possessori de’Beni predetti alcuni <hi rend="italic">precarj</hi> coll’abuso de’quali resero dipendente dal loro arbitrio il dritto dell’acque medesime:
laonde il Sig. Ghirardi fu costretto assumendo giudizio nell’antica accennata Pendenza di pro-<pb n="496"></pb>durre un’estesa in data 2 Gennaro all’Uffizio Illustrissimo dell’Avvogaria colla quale
contestò il repristino delle sopraccitate novità praticate in offesa della Pendenza medesima.</p>
<p>Di questa fu proposta la depennazione dalli Nobili prefati LL. CC. come pure del Costituto
d’Assunzion di Giudizio nella stessa antica Pendenza, negando in tal modo l’azione al Sig. Ghirardi
di poter avere ingresso nella Pendenza medesima a difesa de’proprj diritti.</p>
<p>Presentato tutto ciò alla sapienza, e all’esame dell’Eccellentissimo Consiglio di 40 C. N. attesa
spedizione absente all’Uffizio dell’Avvogaria, ed appellazione segnata a questo Consiglio dal Sign.
Ghirardi, seguì spazzo di Laudo a di lui favore con cui gli si accordò l’azione d’entrare nella
Pendenza, e di progredire sul punto di ripristino contestato coll’accennata Scrittura.</p>
</div2>
<div2>
<head>Giudizio</head>
<p>al Laudo voti 18. al Taglio 14 n. s. 1</p>
<p>Avvocati al Laudo</p>
<p>per il Signor <hi rend="italic">Ghirardi</hi></p>
<p>Eccell. <hi rend="italic">Giamb. Cromer</hi></p>
<p>Eccell. <hi rend="italic">C. Gius. Alcaini</hi></p>
<p>Interv. Sig. <hi rend="italic">Giov. Zanetti</hi></p>
<p>Al Taglio per li Nob. LL. CC.</p>
<p>Eccell. <hi rend="italic">Silvestrini e Gallino</hi>.</p>
<p>Interrut. Sig. <hi rend="italic">Faccini.</hi></p>
<p>Interv. Sig. <hi rend="italic">Stef. Marcolini</hi>.</p>
<p rend="SO">Questo è il Primo Terzo Consiglio trattato dopo la Villeggiatura. Degli altri, che
pochi non furono, seguì alle porte accomodamento.</p>
<p rend="SO">Addì 23. Luglio 1789. Gl’Illustriss., ed Eccellentiss. Signori Presidenti Sopra gli
Offizj deputati dal Consiglio Eccellentiss. di XL. al Criminal.</p>
<p><hi rend="italic">Con oggetti di Pubblico interesse, ed insieme di dignità restò prescritto
dall’autorità del Consiglio Eccellentiss. di XL. al Criminal, come nella sua Parta 1732. 24. Maggio,
che tutti gli Esercenti Cariche di Ministero siano tenuti di produrre a questa Presidenza di anni
due in anni due Fede autentica del Magistrato de’Proveditori, ed Aggionti sopra Danari comprovante
il pontuale pagamento da loro adempito nella Pubblica Cassa delle Decime ad essi incombenti, e
addossate ai loro respettivi Offizj.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Rimarcando l’Eccellenze loro non prestata la dovuta obbedienza alla Parte
medesima, e conoscendo quindi necessario, che a garantia del Pubblico interesse sia richiamata alla
più esatta osservanza una così salutare prescrizione, resta perciò con il presente Proclama
rinnovato a tutti li Ministri esercenti Pubblici Offizj l’obbligo preciso di rassegnare avanti Loro
Eccellenze dentro il termine di un Mese dal giorno della pubblicazione del medesimo, e così
successivamente di due in due anni la Fede dell’intiero pagamento da loro eseguito nella Pubblica
Cassa delle Decime imposte ai loro respettivi Carichi da esser passata al Ministro competente per la
dovuta custodia, in pena mancando dell’immediata perdita dell’impiego, onde per tal mezzo assicurata
al Pubblico Erario una tale esazione sia anco per riportare la dovuta obbedienza il Pubblico
comando.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Ed il presente sarà pubblicato, stampato, e diffuso per tutti li Magistrati
della Dominante, ne’quali dovrà anche restar affisso in Tabella a lume di cadaun Ministro. Mandantes
etc.</hi></p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Paulo Pizzoni Nod.</hi></p>
<p rend="date"><hi rend="italic">Addì 23 detto.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Pubblicato il sopraddetto Proclama sopra le Scale di S. Marco, e Rialto da me
Gio: Battista Baccanello Comandador di detto Eccellentissimo Consiglio. </hi><milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 62. Mercordì 5. Agosto 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2">
<seg synch="#FR.3" type="E3">
<seg synch="#FR.4" type="EX">
<seg type="U2">Delitti.</seg> Un guattero della cucina di Cà Bevilacqua dalle catene in Verona era
mal veduto da quel Mastro di casa, o perchè mancasse a’proprj doveri, o perchè fosse di naturale
ardito ed intollerante. Più volte fu quello da questo accusato al Padrone, ma si difese sempre sì
bene, che restò al servizio malgrado le querele contro di lui praticate. L’ultima che insorse, e si
fece cagione dell’orrendo delitto, che siamo per narrare, fu per la mancanza di certa dilicata
pietanza destinata alla cena del Secretario appropriatasi dal guattero giacchè in quella sera il
Secretario non cenò. Pretese il Mastro di casa, ch’egli non avesse dritto a simili utili incerti:
sostenne colui che lo aveva, perchè la cena da lui fu apparecchiata, e si accese una contesa. Questa
pure fu riferita al Padrone il quale stanco di tanti pettegolezzi, e per non lasciar regnare
frequentemente le risse, accordò al Mastro di casa di licenziare quel guattero. Ebb’egli la fatale
imprudenza di valersi della conferitagli autorità in un momento nel quale lo sdegno era acceso
contro di lui. Fosse o per il tuono, o per il significato delle parole da esso impiegate
nell’intimare a colui la partenza, o il vivo dolore di perdere il pane, che nel delinquente operasse
all’eccessivo trasporto del suo furore, è certo ch’ei prese un coltello, che gli venne alle mani, e
diede due ferite al Mastro di casa per le quali da lì a non molto morì. A guisa d’una Fiera, che più
crudele diviene quando ha insanguinato gli artigli, l’empio nel fuggire col ferro alla mano fumante
ancora di sangue, acciecato dallo sdegno s’incontrò nel secondo cuoco, che forse a fin di bene volea
frenarlo non sapendo l’atroce colpa di cui era reo, e si liberò d’ogni ritegno coll’aggiungere alla
prima una seconda innocente vittima della sua brutale ferocia. Con due ferite fu anch’esso quel
me-<pb n="490"></pb>schino ammazzato. Non ebbe che poche ore da disporsi a morire da buon cristiano. Il
reo si salvò fuggendo per la porta del Vescovo, e quantunque gli ordini di quel vigile
Eccellentissimo Pubblico Rappresentante avessero da’suoi Ministri una prontissima esecuzione, sino
al giorno trenta dello scorso mese vicino erano rimaste inutili le loro perquisizioni, come si
riferisce nella Lettera famigliare diretta a persona di nostra conoscenza, che descrive questo
sanguinoso avvenimento. </seg>
</seg> Possa la dolente narrativa avvertire salutarmente gli uomini ad esser più cauti ne’loro
giusti od ingiusti passi di risentimento. Anche nell’esercizio della ragione, e del zelo ci vuole
una certa economia, un certo tempo opportuno di praticarlo, una certa avvedutezza, il non usar della
quale mette, non di rado, l’altrui vita in pericolo. Tolga il Cielo, che da noi si pretenda di
giustificare in qualche modo la barbarie di questi mostri d’umanità sì facili ad affogare il veleno
bilioso della vendetta nel sangue de’loro simili: ma non sia chi ci rimproveri d’accusar
l’imprudenza di tanti e tanti che son periti per non saper risparmiare una parola in momenti
pericolosi, o non voler cautamente differire qualche forte risoluzione. <seg synch="#FR.5" type="E3">
<seg synch="#FR.6" type="EX"> I viaggj non son utili scuole per tutti. Ritornato in Italia
dall’Inghilterra un Giovinotto, che vantasi di molto avere approfittato nel corso de’viaggi suoi, ed
incontrandosi accidentalmente in uno de’suoi più cari amici, questi gli stese al collo le braccia, e
serrò le labbra per dargli un bacio. Il viaggiatore lo ricusò con un segno di mano, e con un
torcimento di capo, pregandolo a non offendersi del nuovo sistema di vita adottato da lui tra
gl’Inglesi. Essi non baciano, disse, nè si lascian baciare per amicizia. Sono giurati avversarj
de’complimenti, non dicono quel che non sentono, mi hanno insegnato a pensare, e le loro lezioni mi
sono di norma. Buon prò vi faccia, risposegli, dopo qualche istante di sorpresa, il suo amico;
vivete a modo vostro, io viverò al mio, basta che questa differenza di segni non isciolga i nodi
della nostr’amicizia. </seg>
</seg> Una Lettera anonima ci mette alla cognizione delle stravaganze di questo Giovinastro invaso
dall’anglomania. Egli affetta durezza nel portamento, serietà nella faccia, economia nelle parole,
forza nel raziocinio; ed imita, non le virtù d’una pregiata Nazione, ma que’particolari difetti
d’alcuni individui, che la rendono ridicola al riflesso de la saviezza. Mangiar per vomitare e
vomitar per mangiare, ubbriacarsi per far pompa di temperamento robusto, sprezzare tutto ciò che non
è fatto in Inghilterra, sostenere che l’ignoranza, ed i pregiudizj volgari regnano soltanto tra noi,
sono le azioni, e le parole colle quali cerca distinguersi. Ride in faccia a chi salutandolo si
chiama suo servitore, non si sottoscrive nelle Lettere che col solo suo nome, e detesta
rabbiosamente ogni sorta di complimento protestando, che gl’Inglesi mai non ne fanno. Si mostra
persuasissimo dell’asserzione sua la persona che dipinge al nostro guardo la sua follia, e con molto
ingegno ed eloquenza cerca di sostenere, esser proprio delle nazioni barbare l’odio de’nostri
complimenti. <pb n="491"></pb><seg synch="#FR.7" type="MT"> Lo squarcio seguente d’un Sermone del
celebre Dot. Tillotson Arcivescovo di Contorberry, proverà al viaggiatore, che gl’Inglesi moderni
non non son quali egli li descrive, ed al suo accusatore che l’argomento de’complimenti non è troppo
bello per un panegirico. </seg>
<seg synch="#FR.8" type="E3"> “Trà una moltitudine d’esempj, che provan pur troppo la corruzione del
nostro secolo, non è uno de’minori quello del difetto di sincerità. La dissimulazione ed i
complimenti son oggidì tanto alla moda, che le parole or’ora più non significano i pensieri. Di
fatti, se un uomo segue i movimenti del suo cuore, se giustamente egli dichiara quello che pensa, e
se agli altri non mostra maggior amicizia di quella che deve, o di quella che sente, avrà grazia
andando esente dal biasimo d’essere male educato. Quell’antica sincerità inglese, quel generoso
candore, quella natural buona fede, che dà sempre a conoscere una vera grandezza d’anima, e che si
vede sempre animata da un intrepido coraggio, è quasi estinta fra noi. È da molto tempo che si cerca
di renderci famigliari le mode straniere, e che si vuole assoggettarne all’imitazione servile di
quelle de’nostri vicini, che non sono le migliori, e di alcune delle loro più triste qualità. Lo
stile della conversazione è sì gonfio di vani complimenti, di proteste di rispetto e d’amicizia, che
se un uomo tornasse al Mondo dopo esserne uscito da uno o due secoli, avrebbe bisogno d’un
Dizionario per intendere la sua propria lingua, e saper il giusto valore delle frasi alla moda. Che
dico io? Avrebb’egli molta difficoltà a credere che tutte queste solenni dichiarazioni del più
perfetto ossequio che immaginare si possa, fossero ad un prezzo sì vile nell’ordinario corso del
Mondo; e quando ne fosse instrutto avrebbe d’uopo di molto tempo per accostumarvi la sua coscienza,
adottarle seriamente, e pagar gli altri della moneta medesima. &quot;Io confesso che avrebbesi della pena
a decidere, se sia più degno del nostro disprezzo, o della nostra compassione, l’intendere le
proteste di rispetto, e d’una inviolabile fedeltà che gli uomini reciprocamente si fanno, quasi
senza motivo. Quale stima, e qual zelo non testimoniano ad un uomo che veggono per la prima volta!
con qual perfetto attaccamento non si dedicano a prima vista al suo servizio, prendendo a cuore i
suoi interessi, senza la menoma ragione! quali obbligazioni infinite non si protesta d’avere verso
di chi non vi ha fatto alcun benefizio! di qual maniera obbligante non vediamo taluno ad
interessarsi per tutto ciò che riguarda qualch’altro, ed affliggersi per lui, senza la menoma causa.
Io fò bene che per giustificare il vuoto ed il debole di questo costume, si dice che non v’ha alcun
male od inganno ne’complimenti, poichè son essi della natura dell’argento monetato, che vale ò che
si vuol farlo valere, e che gli uomini su questo proposito l’un l’altro s’intendono. Questa scusa
sarebbe tollerabile se i complimenti valessero qualche cosa, ma quando mettonsi in linea di conto
non son essi che zeri in cifra. Comunque sia, noi abbiamo sempre argomento di dolerci che la
franchezza, e la sincerità più non siano di moda, e che il nostro discorso non riesca che alla
menzogna; che la conversazione della maggior parte degli uomini non sia che un <pb n="492"></pb>commercio ove ciascuno dissimula i veri suoi sentimenti. “Se l’apparenza d’una certa cosa può
servir a qualche buon fine, io son persuaso che la realità meglio vaglia. In fatti, perchè mai un
uomo dissimula, o vuol parere ciò che non è, se non perch’egli ha un’idea vantaggiosa della virtù
con cui pretende coprirsi? Oltre di ciò il mascherar o dissimulare è un vestir le apparenze d’alcune
buone reali qualità. Ma il più sicuro mezzo d’essere ornato d’un talento, è il possederlo in
effetto. Aggiungasi a ciò, ch’è spesso tanto difficile il mantenere una falsa pretensione quanto
l’acquistare un dritto legittimo; ch’è facile ad iscoprire l’artifizio, ed allora divengono inutili
tutte le cure, e pene avute per ben nascondere il giuoco. “Qualunque sia la comodità, e il
vantaggio, che ritrovasi nella dissimulazione, e nella menzogna, esso non è che passeggiero; ma
l’incomodità, e il danno che ne risulta è di lunga durata, perchè un mentitor, o un dissimulatore è
sempre sospetto, non gli si crede nemmeno quando dice la verità, e di lui si diffida quando ancora
agisce di buona fede. In una parola, ogni uomo che non è più riconosciuto per sincero, ha i piedi, e
le mani legate; egli è perduto senza rimedio, e nulla v’ha, che possa ristabilirlo: la verità, e la
menzogna nulla per esso più vagliono. “La dissimulazione, diceva il Marchese d’Hallifax, è un
giojello della Corona. </seg> Provi il viaggiatore fanatico, che gl’Inglesi da pochi anni in quà
abbiano ricuperata quell’antica semplicità che tanto lodasi dall eloquentissimo Tilotson, e gli
daremo vinta la causa. Pesi il suo avversarlo le ragioni, e le massime di questo celebre oratore
dell’Inghilterra, e se le trova scarse e leggiere ce lo dimostri per far valere al confronto le sue.
Lo Scrittore d’una Letterina di Brescia a noi diretta in quest’ultimo ordinario, infastidito, come
fa conoscere, dal suono dello campane, ricerca la sua origine, e se veramente giovi contro i cattivi
tempi. Si mostra di contraria opinione, ma non isdegnerà chi lo illumini se fosse in errore. La
Gazzetta offre ad altri l’occasione di farsi merito col soddisfarlo. Niuno mai scrisse una riga sul
valore, e sul destino dell’Opera attuale di Padova. L’estensore di questo Foglio, ch’è stato colà
Lunedì, ha udito dirne sì male, che gli scappò la voglia d’intervenirvi, e preferì al trattenimento
teatrale quello di passeggiare al soave lume della Luna l’ornato delizioso Recinto nel Prato della
Valle, facendo delle lunghissime chiacchierate con un suo amico ivi a caso trovato. Premessa Se mai
nella relazione della Causa che si vedrà riferita alla pag. 495. vi fosse qualche mancanza od
alterazione ad aggravio de’Nob. LL. CC. offeriamo il nostro Foglio alla giustificazione, e al lume
della verità, sempre pronti con tutti gli atti di dovere, e particolarmente verso delle persone
nobili che rispettiamo quanto conviene, non essendo nostre quelle libere espressioni, ch’usansi prò
e contra nel Linguaggio del Foro, e dalle stampe causi diche passano talvolta su queste carte. <seg type="DT"><pb n="493"></pb><seg synch="#FR.9" type="E3">
<seg synch="#FR.10" type="LB"> Bergamo. Primo Agosto 1789.</seg> Aggregatosi con unanime consenso,
ed applauso fino dall’anno scorso a questa nostra Accademia degli Eccitati Sua Eccell. il Sig. Co:
Lodovico Widmann figlio ben degno del dottissimo, ed amabilissimo nostro Rappresentante, dopo di
avere nelle frequenti adunanze tenutesi dai Sigg. Accademici date replicate prove di valor poetico
con sempre eleganti componimenti, hà voluto ultimamente quelle aggiungervi ancor del Rettorico con
due Lezioni consecutive recitate da lui quivi sopra l’estemporanea eloquenza. Hà egli diviso
l’interessante argomento, o non ancor trattattosi ex professo in due parti; l’una mostrantene la
necessità l’altra i vantaggi. La facile analisi, con cui hà svolta la difficil materia, il confronto
tra l’Orator parlante, e lo scrivente, la forza degli argomenti, la molta erudizione e le grazie più
squisite dello stile, gli hanno riscosso dell’intiera Adunanza segni non equivoci di singolar
gradimento. L’hanno alternato le molte poesie recitatesi allora in sua lode, e singolarmente una
elegante Epigrafe del Signor Majroni Membro di quest’Accademia, cui crediamo di dover qui
trascrivere a prova certissima del merito sì del Giovine Kre., che del chiarissimo Autore. G. A. U.
</seg>
</seg> Ludovico Comi. Widmann<lb></lb>Ioannis Bergo. Praet. et Propraef. Fil.<lb></lb>Adolescenti
Ornatissimo<lb></lb>quod<lb></lb>In Excitatorum Academiam Adscitus<lb></lb>Literarios Eorum
Conventus<lb></lb>Praesentia Saepius<lb></lb>decoraverit<lb></lb>et Exculta Oratione<lb></lb>Omnium
Plausus<lb></lb>Meruerit<lb></lb>Academici<lb></lb>P. P.<lb></lb>A. P. C. N. CICCICCLXXXIX. In Obsequio ec.
ec.<lb></lb>Joannes Maironius a Ponte Ac. <seg type="U2">Notizie di Brescia in Lettera delli 2 Agosto
corrente.</seg>
<seg synch="#FR.11" type="E3">
<seg synch="#FR.12" type="LB"> “Verso le 3 ore e mezza della notte dello scorso Venerdì fummo quì
spaventati dal suono delle campane a martello di questa città, ch’ebbero il segno da quelle
dell’alta Torre della Palada. S’udì per tutto gridar fuoco fuoco, e il Popolo corse a precipizio
verso la Porta di San Giovanni, ov’era acceso. Tutto il male si ristrinse all’incendio d’un casotto
della nostra Fiera pochi passi discosta dalla Porta suddetta; e non hanno potuto dilatarsi le fiamme
attesi i pronti ripari, che <pb n="494"></pb>posti furono a’mali maggiori, che da quello potevano
nascere. Nel suddetto giorno certo Signor Malossi della Terra di Chiari nel distretto di questa
città avendo, per quanto dicesi, giuocato ad un giuoco d’azzardo con due persone di quel Paese, e
fatta una considerabile perdita (che non fu la prima secondo la comun voce) ricorse al di lui
Genitore per la summa occorrente narrandogli, ch’era minacciato dalli suoi creditori, e correva
qualche rischio se non li pagava. Il cuor d’un Padre non è mai riprensibile se resiste almeno la
prima volta a dimande di questa fatta. Il divieto delle Leggi su’giuochi d’azzardo, la seduzione
de’vincitori, qualch’altra piaga sanata, avranno giustificata la sua negativa; ed è ben da credere,
calcolando la tenerezza generale de’sentimenti paterni, che gli avesse egli accordato non solo
quanto chiedeva ma in oltre tutto il suo stato, se preveduta da lui si fosse la conseguenza
tristissima della sua ripulsa. Ricevuta che l’ebbe quello sciagurato Figliuolo passò nella sua
camera ove si chiuse, e scrisse un Pagherò a favor de’suoi creditori; lo pose sopra un tavolino,
indi impugnò una pistola, se la scaricò in un orecchio, e cadde morto. Accorsero al romore i
domestici della Famiglia; alla violenza degli urti loro si sgangherò, e precipitò la porta di quella
stanza, lasciando vedere quello spettacolo sanguinoso, che sparse in tutti l’orrore, e fece piovere
delle lagrime di compassione. Volgete gli occhi all’oggetto commiserevole, eloquenti partigiani del
giuoco d’azzardo, che ne vantate l’utilità come d’un ramo di commercio necessario alle Nazioni, e
osate d’accusare la saviezza de’Principi, che lo hanno bandito da’loro Stati. Esso riduce l’uomo a
quest’esecrande risoluzioni. Nello stesso Venerdì sì fatale a quella Famiglia, s’è solennizzata quì
in Brescia nella Chiesa delle Grazie la Festa di Sant’Ignazio di Lojola fondatore della celebre
Compagnia di Gesù. Fu magnifico l’apparato, scielta la musica, e numeroso il concorso. Jesera s’aprì
questo Teatro della nobilissima Accademia degli Erranti coll’accennato Dramma serio La disfatta di
Dario che piace generalmente. Lo Scenario del Sig. Mauri ha sorpreso. La musica piace molto.
L’orchestra è buona. Il vestiario bellissimo. Il primo Ballo l’Amleto è un capo d’opera, e piace
assai anche il secondo. Gli elogj alla coppia Clerico furono strepitosi.” </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.13" type="MT"> Un’altra Lettera della medesima data così dice su questo proposito: </seg>
<seg synch="#FR.14" type="E3">
<seg synch="#FR.15" type="LB"> “L’Opera mi piacque alla mediocrità, e il Ballo, il Vestiario, e le
Scene mi piacquero alla perfezione.” </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.16" type="MT"> Questi due Scrittori s’accordano in certa maniera su tal articolo, ma
ce n’è poi un terzo, che scrivendo nel modo seguente si discosta dalla loro opinione su più d’un
punto. </seg>
<seg synch="#FR.17" type="E3">
<seg synch="#FR.18" type="LB"> “Io vengo in questo punto dal Teatro dove ho goduto dell’Opera.
Eccovi le sincere notizie. La Musica niente di raro, anzi nessun pezzo che interessi. Il vestiario
in parte buono, in parte passabile. Lo scenario non potendosi aver di meglio bisogna contentarsi. Le
decorazioni vanno bene, e son adattate. L’orchestra soffribile, e meno cattiva del solito. Il primo
Ballo l’Amleto è uno spettacolo, che deve interessare e piacere a chiunque. Bello Scenario.
Vestiario <pb n="495"></pb>tutto nuovo ed elegante, le decorazioni magnifiche, e senza risparmio, e
sopra tutto ben eseguite. La Signora Rosa Clerico Pansieri prima Ballerina si distingue colla solita
sua bravura, e maestria. Il difetto di questo Ballo è d’essere un pò lungo nel principio, e che
stiamo un pò male di gambe negli altri Ballerini. Il secondo intitolato Il Convalescente innamorato,
è grazioso. Sia però lode al vero: in pieno lo spettacolo è buono, se non si può dir sorprendente,
ed un Marchesi, una Banti, o altro simile virtuoso di que’che diconsi da cartello avrebbe potuto
renderlo degno di qualunque Metropoli.” </seg>
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<seg synch="#FR.19" type="MT"> Chi è più discernitore, più veritiero, più giusto di questi tre? Lo
deciderà la intelligenza imparziale de’Signori Bresciani. </seg>
<seg type="U2">In Senato. Primo Ag. cor.</seg> Deput. alla Prov. del Denaro. s. Franc. Battaja. Rev.
e Regol. sopra Dazj. s. Franc. Bembo. <seg type="U2">In M. C. 2. detto.</seg> Prov. al Cottimo di
Damasco. s. Vic. Donà q. Marin Fin. s. Pietro Cesare Corner Offiz. al Formento a Rialto. s. Cam.
Corner di s. Giac. Luogo di s. Gius. Balbi el. Cast. a Verona Del Cons. di 40 al Criminal Luogo di
s. Is. Bonlini Av. del Comune s. Ant. Morosini di s. Vicenzo. Pieggio s. Alessandro Marcello. 6 del
Cons.. di Pregadi. s. Zuanne Querini K. di s. And. s. Zorzi Contarini K. s. Zuan. Dolfin q. Vic. s.
Nic. M. Tiepolo q. Zuan. s. Nic. Barbarigo q. Zuan. s. Zorzi Emo q. Zuanne. 3 del Cons. di X. s.
Zuanne Zusto s. Silvestro Valier s. Lorenzo Minotto. Cause. Primo Agosto corrente All’Eccellentiss.
Cons. di 40 C. N. Il Signor Francesco Ghirardi di Brescia acquistò nel mese d’Ottobre dell’anno
1786. alcuni Beni nella Terra di Leno, entrato al possesso de’quali li trovò pregiudicati nel
diritto dell’acque attese alcune operazioni praticate dalli Nobili Signori Fratelli Uggeri e Conte
Vicenzo Cigola; in vista di che proccurò egli d’indennizzarsi in via di privato accomodamento. Ciò
non riuscendogli assoggettò a minuto esame i suoi titoli nella discussione de’quali trovò instituita
a questo Uffizio Illustrissimo dell’Avvogaria di Comune una Pendenza con Lettere possessorie de’5
Settembre 1671 sull’uso dell’acque attinenti a’Beni medesimi, sul di cui fondamento fu contestata
una Causa rimasta giacente per il corso di più d’un secolo, perchè negletta ed abbandonata dagli
autori delli suddetti Nobili LL. CC. Perdute nella oscurità de’tempi le traccie di questa Pendenza,
è riuscito alli prenominati Nobili Signori d’ottenere nell’anno 1765 dagli ultimi possessori de’Beni
predetti alcuni precarj coll’abuso de’quali resero dipendente dal loro arbitrio il dritto dell’acque
medesime: laonde il Sig. Ghirardi fu costretto assumendo giudizio nell’antica accennata Pendenza di
pro-<pb n="496"></pb>durre un’estesa in data 2 Gennaro all’Uffizio Illustrissimo dell’Avvogaria colla
quale contestò il repristino delle sopraccitate novità praticate in offesa della Pendenza medesima.
Di questa fu proposta la depennazione dalli Nobili prefati LL. CC. come pure del Costituto
d’Assunzion di Giudizio nella stessa antica Pendenza, negando in tal modo l’azione al Sig. Ghirardi
di poter avere ingresso nella Pendenza medesima a difesa de’proprj diritti. Presentato tutto ciò
alla sapienza, e all’esame dell’Eccellentissimo Consiglio di 40 C. N. attesa spedizione absente
all’Uffizio dell’Avvogaria, ed appellazione segnata a questo Consiglio dal Sign. Ghirardi, seguì
spazzo di Laudo a di lui favore con cui gli si accordò l’azione d’entrare nella Pendenza, e di
progredire sul punto di ripristino contestato coll’accennata Scrittura. <seg type="U2">Giudizio</seg> al Laudo voti 18. al Taglio 14 n. s. 1 Avvocati al Laudo per il Signor Ghirardi
Eccell. Giamb. Cromer Eccell. C. Gius. Alcaini Interv. Sig. Giov. Zanetti Al Taglio per li Nob. LL.
CC. Eccell. Silvestrini e Gallino. Interrut. Sig. Faccini. Interv. Sig. Stef. Marcolini. Questo è il
Primo Terzo Consiglio trattato dopo la Villeggiatura. Degli altri, che pochi non furono, seguì alle
porte accomodamento. Addì 23. Luglio 1789. Gl’Illustriss., ed Eccellentiss. Signori Presidenti Sopra
gli Offizj deputati dal Consiglio Eccellentiss. di XL. al Criminal. Con oggetti di Pubblico
interesse, ed insieme di dignità restò prescritto dall’autorità del Consiglio Eccellentiss. di XL.
al Criminal, come nella sua Parta 1732. 24. Maggio, che tutti gli Esercenti Cariche di Ministero
siano tenuti di produrre a questa Presidenza di anni due in anni due Fede autentica del Magistrato
de’Proveditori, ed Aggionti sopra Danari comprovante il pontuale pagamento da loro adempito nella
Pubblica Cassa delle Decime ad essi incombenti, e addossate ai loro respettivi Offizj. Rimarcando
l’Eccellenze loro non prestata la dovuta obbedienza alla Parte medesima, e conoscendo quindi
necessario, che a garantia del Pubblico interesse sia richiamata alla più esatta osservanza una così
salutare prescrizione, resta perciò con il presente Proclama rinnovato a tutti li Ministri esercenti
Pubblici Offizj l’obbligo preciso di rassegnare avanti Loro Eccellenze dentro il termine di un Mese
dal giorno della pubblicazione del medesimo, e così successivamente di due in due anni la Fede
dell’intiero pagamento da loro eseguito nella Pubblica Cassa delle Decime imposte ai loro respettivi
Carichi da esser passata al Ministro competente per la dovuta custodia, in pena mancando
dell’immediata perdita dell’impiego, onde per tal mezzo assicurata al Pubblico Erario una tale
esazione sia anco per riportare la dovuta obbedienza il Pubblico comando. Ed il presente sarà
pubblicato, stampato, e diffuso per tutti li Magistrati della Dominante, ne’quali dovrà anche restar
affisso in Tabella a lume di cadaun Ministro. Mandantes etc. Paulo Pizzoni Nod. Addì 23 detto.
Pubblicato il sopraddetto Proclama sopra le Scale di S. Marco, e Rialto da me Gio: Battista
Baccanello Comandador di detto Eccellentissimo Consiglio. </seg>
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</TEI>
