Gazzetta urbana veneta: Num. 60
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Num. 60. Mercordì 29 Luglio 1789.
Le campagne d’un Villaggio di certa Provincia soggetta al Dominio Veneto, erano
ridotte ad uno stato così infelice, che spandevano un suono debole e rauco, e s’è stabilito di
prenderne di nuove, in conto delle quali computare il materiale valor delle vecchie. Incaricato del
cambio un Procuratore della Chiesa, o altra persona, come dice taluno, seguì il trasporto, e
collocate furono al loro posto le nuove acquistate. Si misero a tutte le prove suonar facendole a
festa, alla distesa, e sino ad agonia, ed a martello. Uno di quegli soprantendenti prese a sinistro
augurio queste due ultime prove, nè s’è ingannato, come vedremo. Gli altri tutti si compiacquero che
ad ogni esperimento corrispondessero bene, e lusingaronsi di non avere loro vita durante ad aver
altri pensieri per le campane. I danari del loro costo erano passati in mano di chi diede
l’ordinazione, ma tutti restarono ostinatamente appresso di lui, o furono disposti ad altro uso
senza che l’artefice creditore avesse un soldo. Bisogna credere certamente, che la Giustizia permettesse quest’atto il
quale afflisse tutto quel Villaggio, apparecchiato a trionfare degli altri vicini con istrepitosi
suoni in tal occasione festiva. Alla mancanza de’sacri bronzi sostituite furono le compiere3della settimana santa. Non ve
l’hò io detto, disse quel tale, ch’era di tristo augurio dando prova alle campane in que’tuoni, che
servono per i moribondi, e per gl’incendj? Hanno suonato l’agonia per sè medesime, e appena nate,
per noi sono morte. Due righe d’Udine in data de’ 22. rispondono al P. S. della Lettera di Treviso
inserita al num. 57. pag. 453. dove chiedesi se negli Spettacoli Olimpici si giuocasse al pallone
indirizzando chi fa tal dimanda alla Canzone del Chiabrera num. 61. pag. 3. dell’ediz. del Pasquali
in Venezia 1782. A Noi. Treviso 27. Luglio. 1789.
Bastimenti arrivati. 10. Luglio. Brac. P. Giov. Magnaron da Trieste con 207 cuoj salati 10
bal. tabacco 3 bar. antimonio 1 bal. libri 2 sac. grippola 25 col. Griso 1 cas. occhi di bue 1 Sac.
pel. di lepre 1 cas. pel. d’angora 2 fasci ferro 2 bot. crogiuoli 4 col. chiodi 1 pacco telarie e
calzette 1 bar. merci 2 colli ottoni 1 bot. cola 1 bot. colofonio 4 bar. trementina. Piel. P. Franc.
Spolar da Trieste con un bar. draganti 7 bot. e 5 sac. cera gialla 206 cuoj salati 1 fag. crena 14
bar. catrame 1. bar. trementina 130 col. pece ricotta 1 bar. tele 2 bar. fil d’otton 1 bar. rasoj 2
bar. lime 3 bar. fil di ferro 13 col. chiodi 12 cas. acciaj 1 bar. gomma.
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Brief/Leserbrief
Sig. Gazzettiere Stimatiss. Ò letto nel foglio di Sabbato scorso il
caso dei filugelli, e sono rimasto scandalezzato della vostra temerità nel voler sostenere le
immaginarie ragioni del contadino. Le ò trovate talmente illusorie, ridicole, e discrepanti dalla
verità, che spinto dal mio zelo per la giustizia mi accingo al facile impegno di confutarvi, ed
incomincio: Prima di tutto quando il contadino si determinò al gran passo di gettar via i suoi
filugelli convien dire, che questi poveri animaletti estenuati dal lungo digiuno a cui li avea
condannati la sua impotenza, o piuttosto la sua avarizia, non dessero più nessuna speranza di
vivere. È noto abbastanza il naturale avido, ed astuto del1villano per mettere in
dubbio un principio tanto evidente. Il caso dunque volle che cotesti filugelli cadessero nell’Otia
dell’umilissima persona del mio cliente: ivi trovarono un alimento abbondante, e confacente al loro
temperamento cosicché in breve tempo non solo ricuperarono le forze perdute ma furono in istato di
generare delle gallette contro l’aspettazione del deluso villano. Ora si domanda a chi appartener
debbano le suddette gallette? bella domanda da farsi davanti ai Tribunali di giustizia! Rispondetemi
di grazia, Sig. Avversario stimatissimo, di che cosa si sono serviti i bachi suddetti per lavorare
le loro gallette? delle foglie, e delle piante trovate nell’otia del mio cliente, i sughi delle
quali elaborati nel loro stomaco si sono poi col mezzo del chilo convertiti nelle gallette in
questione; i bachi dunque non anno somministrato che la sola forma ma la materia era
mia, e lo è anche presentemente malgrado l’accidentale trasformazione che à sofferto negl’intestini
dei filugelli; se dunque io riprendo il mio dovunque lo trovo non fo che usare dei sacui diritti di
proprietà da voi malamente, ed indebitamente allegati in difesa del vostro cliente; ma io sostengo a
fortiori che non solo le gallette ma nemmeno i filugelli si possono presentemente chiamar più
vostri, e lo dimostro ad evidenza. Le Leggi tanto naturali che civili accordano ad ognuno la facoltà
di donare il suo a chi più gli piace; ora chi getta il suo in mezzo la pubblica strada, ovvero sul
fondo altrui, à certamente l’intenzione di darlo al primo occupante invece di donarlo ad una certa,
e determinata persona. Questa si può chiamare una spezie di donazione inter vivos le quali dalla
legge sono dichiarate irrevocabili. Just. Cod. L. VIII. quando vi siete spogliato per sempre del
vostro diritto di proprietà sull’oggetto donato o rinunziato, o abbandonato, non vi si compete più
azione di rivendicarlo in qualsivoglia tempo o caso, e contro qualsivoglia persona; nè vi gioverà il
dire che nel tempo dell’abbandono, il possesso dell’oggetto abbandonato era per voi oneroso, e che
ora vi è divenuto utile; la vostra intenzione in tal caso sarebbe di deludere il vostro prossimo con
una di quelle donazioni che il gran Triboniano chiama dolose, ed2inofficiose, e che sono severamente punite dalle leggi. Ma se non basta per convincervi
la Legge vi addurrò anche il fatto, e fra mille casi vaglia per tutti il seguente.
Ecco dimostrato il vostro torto in via di legge, di ragione, e di fatto. Vergognatevi dunque
di aver intrapreso una causa tanto ingiusta, e sopra tutto ritrattatevi dei sarcasmi che vi siete
lasciato sfuggire dalla penna contro l’ordine tanto benemerito degli avvocati. Senza di questi
quanti vostri conoscenti, ed amici col miserabile pretesto che non vogliono pagare i loro debiti
andrebbero a rischio di terminare i loro giorni in prigione! Illuminatevi una volta, e state sano.
Sono Il vostro associato.
N. N.
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Exemplum
Quando dopo la metà dello scorso secolo la gran Cristina diede quel
memorando calcio al Trono di Svezia, e si ritirò a vivere privatamente in Roma, non passò gran tempo
che s’accorse dello sproposito che avea commesso a preferire le loggie del Vaticano, e le statue del
Campidoglio alla Corona de’suoi antenati. La povera Cristina pianse, strepitò, disse di voler
regnare nuovamente, ma le sue ragioni furono trovate così deboli, che non trovandosi nessun avvocato
che ardisse di abbracciare la usa difesa, dovette contentarsi di morire Regina in partibus com’è
noto ad ognuno.
N. N.
Metatextualität
Non poteva essere da noi servito con maggior fedeltà lo spiritoso
Incognito autore del riportato Biglietto. Egli trattò la gran causa accademicamente, e sullo stile
medesimo speriamo che qualch’altro abbia a confutarlo, e rispondergli. Squarciato il velo
dell’ironia si vedrà esser egli del nostro medesimo sentimento: laonde in vece di
riputarci offesi da certe sue espressioni gliene sappiamo grado rivogliendole a nostro vantaggio. La
seguente Lettera poi a noi scritta da Treviso in data de’ 26. non tratta l’affare in aria di
scherzo, ma con tutta la serietà. Eccola.
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Brief/Leserbrief
Treviso 26 Luglio 1789. “Quantunque io non sia nè persona di
Foro, nè dilettante di Cause, pure oserei sostenere il contrario circa la vostra opinione sul caso
dei Filugelli. Non farò altro che esporre ancor’io il mio sentimento su tal proposito; ed è il
seguente. Sono anch’io persuaso, che il povero contadino avrebbe potuto ripetere da quel Signore, le
Galette nate dai suoi cavalieri da lui abbandonati, se subito quei cavalieri avessero ivi formata la
sua Galetta: ma il fatto si è, e quest’è il punto, che nell’Utia vissero più giorni pria di
formarla, insegnandogli la Natura di cibarsi, in vece di foglie di Moraro, di foglie di Carpeni,
delle di cui piante n’è ripiena l’Utia. Ed in tal caso sarebbe lo stesso, che un passaggero li
avesse ritrovati sulla strada, e da lui nudriti. Poichè ricerco, se quel Sig. ritrovando i cavalieri
nella sua Utia, prima che facessero la Galetta li avesse in altro luogo gettati, ove trovato non
avessero alimento: il contadino avrebbe potuto forse ripetere giustamente il risarcimento? no
certamente. Dunque asserisco, e sostengo, che nemmeno nel secondo caso il contadino ha più azione su
quelli. Ancor’io a prima vista ho giudicato al contrario, ma esaminando il fatto, e volendo in via
di rigore giudicare, trovai, secondo il mio debil ingegno, tutta la ragione esser dalla parte del
proprietario dell’Utia. Siete pregato di esporre questo mio parere alla pubblica critica, od
approvazione; assicurandovi ch’io mi appago della ragione, in conseguenza se mi si addurrà ragion
più forte da potermi convincere, avrò piacere di congratularmene con chi l’intende meglio di me.
Addio.”
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Brief/Leserbrief
Treviso 26 Luglio 1789.
Metatextualität
Questi due Scrittori, uno da scherzo, l’altro da vero, si dichiarano
contro di noi, come se avessimo preteso di decidere la quistione riferendo ciò che direbbe sopr’essa
chi non conoscendo l’arte del Foro, si attenesse alla semplicità della Morale. Soggiungendo, che
l’accennata contesa và trattata Accademicamente abbiamo inteso di non aver pronunziato giudizio con
una ipotesi. Si doveva dire il suo sentimento senza parlare in opposizione, ascoltar le risposte, e
lasciar giudicare al Pubblico. Che se poi si credesse, o scherzando, o ragionando sul serio, di
farci pentire delle supposte parole dell’uomo semplice ed equo, sarebbe questo un palpabile errore.
Sosterremo sempre, che il voto de’giusti sarà favorevole al Contadino raccomandato dalla sua
disgrazia alla loro pietà; che il prevalersene della medesima avvilisce l’animo d’un Signore quando
ancora tutte le Leggi stessero per lui. Bel capitale poche cadute foglie di carpano ch’hanno nudrito
quegli abbandonati filugelli! Se ne faccia un calcolo, e dimandisi un risarcimento di danni contro
la restituzione de’Bachi risorti. Se ad uno ad uno interrogati venissero i leggitori di questo
Foglio, come si sarebbero condotti se trovati si fossero ne’panni di quel Signore. chi è che non
vergognerebbesi di rispondere io avrei fatto quel ch’egli fece? E se la Gazzetta entra
ne’loro sentimenti d’equità naturale per dir qualche cosa sul fatto (che forse sarà immaginato) si
avrà a condannarla? Oh l’affare non và peso così: si ha a mettere in campo l’ingegno (sì spesso
vincitore della ragione) ebbene si disputi pure, si contrasti, si opponga; l’arte, l’eloquenza
trionfino; ma da chiunque rispettisi chi sdegnando le torte vie del Labirinto Forense segue per la
conoscenza delle cose la retta e breve, il cui disegno è scolpito dalla Natura nel cuore di tutti
gli uomini.
Metatextualität
Quì lascieremo un
vacuo alla dolorosa Storiella, perchè ci manca un’esatta descrizione delle ragioni ch’hanno
determinato il Governatore della Provincia a far togliere da’suoi Ministri quelle campane lasciando
mutolo il campanile in un tempo nel quale non avrebbe taciuto nè giorno, nè notte per una prossima
passata solennità.
In Senato.
25 corrente. Inquis. sopra l’esaz. de’crediti pub. dura m. 36. s. Angelo M. Gabriel. Del Collegio sulle Pompe dura m. 24 s. Francesco Battaja. Sopra Prov. alla Giustizia Nuova s. Renier Zen.In M. C. 26 Detto.
Censor. Elez. dello Scrut. conferm. dal M. C. s. And. Morosini qu. Gir. Fin. s. Carlo Aurelio VVidmann. Pod. e Cap. a Treviso Reggim. c. p. dura m. 16. elez. dello Scrut. conf. dal M. C. s. Gir. Codognola qu. Zorzi Fin. s. Z. Bat. Poli li 2 Nov. v. Giud. al Mag. del Mobile. s. Pietro Soranzo qu. Lor. Luogo di s. Marchio Balbi eletto 40 C. V. Giudice al Mag. di Petizion. s. Marc’Aur. Soranzo qu. Mat. Fin. s. Giam. Foscarini qu. Zuan. Del Cons. di 40 C. V. in luogo di s. Pietro Persico el. Consiglier s. Vicenzo Tron. Pieggio s. Zuanne Bon. 5 del Cons. di 40 C. N. alla riconferma s. Francesco Mora. s. Marco Foscolo qu. Dau. Aug. s. Pietro Zuanne Semitecolo s. Ant. Loredan qu. Dom. s. Dom. Muazzo qu. Santo. Si sà da una Lettera di Brescia del pros. scorso ordinario, che l’autore del Sonetto impresso nel Foglio precedente, è il Reverendis. Sig. Can. D. Gius. Urbani di Coccaglio. Una seconda copia del medesimo occlusa nella Lettera istessa offre una correzione al settimo verso onde in vece Che a sè suggella omai . . . leggasi Che a te suggella omai . . . L’ultimo Terzetto poi è in questa cangiato, e ci sembra molto in meglio: eccolo Alto quindi cantar parmi del Mella I vati udir lungo le patrie arene, Le tue sconfitte, e nuove tue ritorte. In un’altra della med. data contiensi la seguente descrizione dell’Opera musicale per la vicina Fiera di quella Città. Dramma. La Disfatta di Dario. Musica. Del cel. Sig. Gius. Giordani detto Giordaniello M. Napoletano. Primo Soprano. Sig. Valeriano Violani. Prima Donna. Sig. Marg. Morigi Simoni. Primo Tenore. Sig. Gius. Simoni. Inv. e diret. de’Balli Sig. Franc. Clerico Primo Ballerino. Sua Comp. Sig. Rosa Clerico Panzieri. Con 40. trà Ballerini e Figuranti. Primo Ballo Tragico l’Amleto. Sec. Il Finto Ammalato. Le Scene del Sig. Ant. Mauri. Il Vestiario del Sig. Michiel Ang.Boschi. Orchestra numerosissima. Le Recite comincierano i primo Agosto, e termineranno il 16 Settemb. Nel tratto di questo tempo vi saranno corse, e feste di ballo. La notte de’10. Agosto, dopo l’Opera vi sarà Festa di ballo a Teatro illuminato a cera copiosamente. Il giorno 29. corsa di Barberi. Il 12. Settembre Corsa di Lacchè. Nelle sere degli Spettacoli Festa di Ballo in Teatro dopo l’Opera, illuminazione a giorno, e permissione di maschere. Dopo queste notizie teatrali aggiungesi nella suddetta Lettera. “Oggi 26. Luglio gran festa nella Chiesa delle Grazie per S. Anna, con scielta musica, vago apparato, e grandissimo concorso. Protettrice della funzione è S. E. la N. D. Alba Maria Zenobio Moglie del nostro Eccellentissimo Capitano e V. Podestà.” Castighi Pubblici. Quel Muranese, che uccise il Sarto la cui bottega era al ponte di San Moisè, delitto commesso al ponte degli Assassini, da noi narrato in uno di questi Fogli, fu placitato da S. E. il Sig. Avvogador Curti, a porte chiuse, e difeso dagli Avvocati N. H. Zuanne Cicogna, ed Eccellente Sig. Marchesini. Da questo Eccellentissimo Cons. di XL. al Criminal fu condannato a sett’anni in galera, e in caso d’inabilità a 10 di camerotto all’oscuro. La sentenza è seguita il giorno 27. del cor. Luglio.Ebene 3
Esempio di buon Governo.
Exemplum
Il Governatore
d’una vasta Provincia sospettò, o fors’ebbe sicurezza, che certo amministratore delle rendite di
quel Territorio, e depositario de’suoi denari, fosse in difetto d’un considerabile vacuo nella Cassa
affidatagli per dritto della sua carica. Avvisò egli questo Ministro d’essere disposto a farne il
bilancio, e gli prescrisse il giorno qualche tempo prima onde accordargli il comodo d’empire il
vuoto con certe prestanze delle quali valevasi, all’occasione di render conto, per coprir le sue
piaghe. Di fatti trovò le richieste assistenze partitamente da molti, col sacro impegno d’una pronta
restituzione scorso il momento pericoloso: e la sua puntualità ne’passati casi gli avrà
probabilmente facilitati i favori. All’esame de’Libri, alla noverazione de’denari tutto andò a
dovere, e quel Governatore, colmò allora di elogj l’onoratezza del Ministro, lo esortò a
conservarsene il pregio, e dissegli delle cose belle, e piacevoli, che sparsero della gioja
nell’animo suo. Ma ad una sì ridente serenità successe tosto una fiera burrasca da cui furono
sconvolti i suoi affetti, perchè quel saggio Governatore rimettendo in vigore una Legge soggetta da
qualch’anno all’abuso divise la custodia delle chiavi dello scrigno onde in avvenire
quell’amministratore delle rendite territoriali non possa più cavar e mettere a seno suo,
indipendentemente dagli altri, nè esporsi al pericolo d’un tremendo castigo. I suoi creditori delusi
da un così sano provvedimento praticarono sopra i di lui beni gli atti legali per il giusto
risarcimento, e si manifestò rapidamente lo sconcerto in cui egli trovavasi. Rientrando
necessariamente in quelle regole d’economia, per essersi allontanato dalle quali vacillò sugli orli
del precipizio, quest’uomo estinguerà i suoi debiti, e senza il vano piacere di farsi mangiare il
suo dormirà tranquilli i suoi sonni. Il colpo, che a prima giunta gli sarà sembrato mortale,
cagionerà la civile sua guarigione, e sarà un giorno benedetta da lui la mano che glielo ha vibrato
guidata da una perspicace saviezza.
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Brief/Leserbrief
“Sono con voi, il mio Sig. Gazzettiere. Vi voglio bensì fedele,
scrupoloso non mai. Negli ortografici campi spacciate pur a talento, trapiantate, svellete, usate
l’innesto, non mi dorrò giammai. Son donna, piena però d’impazienza; son donna, nemica però di certi
studj stucchevoli. Se scriver si debba perucca, o parucca pose in trambustio e Fiorenza, e Siena.
Che importa a me quando (sia poi vergata coll’e, lo sia coll’a) ognuno intenda che vuol significare
sempre un’aggruppata capigliera che passa ad ornare testa non sua? Sarebbe di qualche momento il
litigio, se coll’e si caratterizzasse quella di uomo, coll’a quella di donna, giacchè anche a noi
passò in gran moda; e allora non mi sfuggerebbe mai nò. Che c’è di nuovo? Varie
coserelle. Dicesi, che le Monache di Castel-Franco travagliate dalla più fastidiosa indigenza, per
Sovran Decreto provvidentissimo, sieno per passare in questo nobilissimo Monastero di S. Paolo. Hò
letto un apologo. Alcune foruscite entrarono di soppiatto in un Polajo, si rebeccarono un poco, ma
veggendosi tratto poi più abbondante il grano divennero ben tosto le più care amiche.
Che sia succeduto dippoi lo saprò meglio. Addio Vostra affezionatis. N. N.
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Exemplum
Un pover uomo dava la caccia ad un fuggiasco pulcino, volle
percuoterlo col calcio dell’inarcato archibugio, vibrossi la pietra focaja, scintillò, s’accese la
nitrosa materia, e l’infuocata palla colpì nel cuore il miserello, che cadde vittima innocente di
sua scioccaggine.
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Exemplum
Pochi miglia da quì un giovinotto nerboruto quanto, è di
organizzazion perfetta, altrettanto rozzo e scioccarello condusse in moglie la più brillante
cameriera. Il padre di lui, che è un villano benestante; che fu tre volte Sindico, altrettante
Deputato, e Massaro di tutte le Scuole; di quegli uomini in somma, che san di Lettra, si pose alla
porta dell’affumicato casolare ad aspettar la sposa. Giugne in fatti preceduta da mal accordate
cetre, e accompagnata dallo scoppio d’arrugginita moschetteria. Senza punto muover passo il
rabbuffato vecchio porge a baciare alla nuora la sua abbronzita callosa mano, e senza profferire, nè
ascoltar parola, introdottala nella vicina stanza . . . . ecco, vedete voi, le dice, vedete voi su
di quel piumoso letto disposte, e sparse tutte le vesti della buon’anima di mia mogliera, e vostra
suocera? Busto, Sorella, grambiale, calzette rosse scarpe nere. Ah poverina! Le portò il giorno
delle nostre care nozze. Osservatele bene, se volete viver meco tali hanno ad essere le vostre. Che
veli? che gale? Che seta? Che scarpette ricamate? Lasciate, lasciate alle Illustrissime queste
stregarie . . . . Voleva dir di più, ma la galante Sposina colpita, come da tanti fulmini, quante
erano quelle villane masserizie, in mezzo di quelle cadde, e svenne.
