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        <title>Num. 60</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Ingrid Scherk</name>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
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          <name> Angelika Hallegger</name>
          <resp>Editor</resp>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 473-480 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 60.</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì 29 Luglio 1789.</hi></p>
<p rend="BA"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
<milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.4"></milestone>
<hi rend="italic">Sig. Gazzettiere Stimatiss.</hi></p>
<p rend="SO">Ò letto nel foglio di Sabbato scorso il caso dei <hi rend="italic">filugelli</hi>, e
sono rimasto scandalezzato della vostra temerità nel voler sostenere le immaginarie ragioni del
contadino. Le ò trovate talmente illusorie, ridicole, e discrepanti dalla verità, che spinto dal mio
zelo per la giustizia mi accingo al facile impegno di confutarvi, ed incomincio:</p>
<p>Prima di tutto quando il contadino si determinò al gran passo di gettar via i suoi <hi rend="italic">filugelli</hi> convien dire, che questi poveri animaletti estenuati dal lungo digiuno
a cui li avea condannati la sua impotenza, o piuttosto la sua avarizia, non dessero più nessuna
speranza di vivere. È noto abbastanza il naturale avido, ed astuto del<hi rend="superscript"><note n="1"><hi rend="italic">Ut quamvis avido parerent arva colono</hi>, dice nell’Eneide il celebre
Jurisconsulto <hi rend="italic">Virgilio Marone</hi>.</note></hi> villano per mettere in dubbio un
principio tanto evidente. Il caso dunque volle che cotesti <hi rend="italic">filugelli</hi>
cadessero nell’<hi rend="italic">Otia</hi> dell’umilissima persona del mio cliente: ivi trovarono un
alimento abbondante, e confacente al loro temperamento cosicché in breve tempo non solo ricuperarono
le forze perdute ma furono in istato di generare delle gallette contro l’aspettazione del deluso
villano. Ora si domanda a chi appartener debbano le suddette <hi rend="italic">gallette</hi>? bella
domanda da farsi davanti ai Tribunali di giustizia! Rispondetemi di grazia, Sig. Avversario
stimatissimo, di che cosa si sono serviti i bachi suddetti per lavorare le loro <hi rend="italic">gallette</hi>? delle foglie, e delle piante trovate nell’otia del mio cliente, i sughi delle quali
elaborati nel loro stomaco si sono poi col mezzo del chilo convertiti nelle <hi rend="italic">gallette</hi> in questione; i bachi dunque non an-<pb n="474"></pb>no somministrato che la sola forma
ma la materia era mia, e lo è anche presentemente malgrado l’accidentale trasformazione che à
sofferto negl’intestini dei <hi rend="italic">filugelli</hi>; se dunque io riprendo il mio dovunque
lo trovo non fo che usare dei sacui diritti di proprietà da voi malamente, ed indebitamente allegati
in difesa del vostro cliente; ma io sostengo a <hi rend="italic">fortiori</hi> che non solo le <hi rend="italic">gallette</hi> ma nemmeno i <hi rend="italic">filugelli</hi> si possono presentemente
chiamar più vostri, e lo dimostro ad evidenza.</p>
<p>Le Leggi tanto naturali che civili accordano ad ognuno la facoltà di donare il suo a chi più gli
piace; ora chi getta il suo in mezzo la pubblica strada, ovvero sul fondo altrui, à certamente
l’intenzione di darlo al primo occupante invece di donarlo ad una certa, e determinata persona.
Questa si può chiamare una spezie di donazione <hi rend="italic">inter vivos</hi> le quali dalla
legge sono dichiarate irrevocabili. <hi rend="italic">Just. Cod. L. VIII</hi>. quando vi siete
spogliato per sempre del vostro diritto di proprietà sull’oggetto donato o rinunziato, o
abbandonato, non vi si compete più azione di rivendicarlo in qualsivoglia tempo o caso, e contro
qualsivoglia persona; nè vi gioverà il dire che nel tempo dell’abbandono, il possesso dell’oggetto
abbandonato era per voi oneroso, e che ora vi è divenuto utile; la vostra intenzione in tal caso
sarebbe di deludere il vostro prossimo con una di quelle donazioni che il gran Triboniano chiama
dolose, ed<hi rend="superscript"><note n="2"><hi rend="italic">Cod. L. III</hi>.</note></hi>
inofficiose, e che sono severamente punite dalle leggi. Ma se non basta per convincervi la Legge vi
addurrò anche il fatto, e fra mille casi vaglia per tutti il seguente. <milestone unit="E4" xml:id="FR.5"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.6"></milestone> Quando dopo la metà dello scorso secolo la gran Cristina diede
quel memorando calcio al Trono di Svezia, e si ritirò a vivere privatamente in Roma, non passò gran
tempo che s’accorse dello sproposito che avea commesso a preferire le loggie del Vaticano, e le
statue del Campidoglio alla Corona de’suoi antenati. La povera Cristina pianse, strepitò, disse di
voler regnare nuovamente, ma le sue ragioni furono trovate così deboli, che non trovandosi nessun
avvocato che ardisse di abbracciare la usa difesa, dovette contentarsi di morire Regina <hi rend="italic">in partibus</hi> com’è noto ad ognuno. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E4"></milestone></p>
<p>Ecco dimostrato il vostro torto in via di legge, di ragione, e di fatto. Vergognatevi dunque di
aver intrapreso una causa tanto ingiusta, e sopra tutto ritrattatevi dei sarcasmi che vi siete
lasciato sfuggire dalla penna contro l’ordine tanto benemerito degli avvocati. Senza di questi
quanti vostri conoscenti, ed amici col miserabile pretesto che non vogliono pagare i loro debiti
andrebbero a rischio di terminare i loro giorni in prigione!</p>
<p>Illuminatevi una volta, e state sano. Sono</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Il vostro associato</hi>.<lb></lb>N. N. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.7"></milestone> Non poteva essere da noi servito con maggior
fedeltà lo spiritoso Incognito autore del riportato Biglietto. Egli trattò la gran causa
accademicamente, e sullo stile medesimo speriamo che qualch’altro abbia a confutarlo, e
rispondergli. Squarciato il velo dell’ironia si vedrà esser egli del no-<pb n="475"></pb>stro medesimo
sentimento: laonde in vece di riputarci offesi da certe sue espressioni gliene sappiamo grado
rivogliendole a nostro vantaggio.</p>
<p>La seguente Lettera poi a noi scritta da Treviso in data de’ 26. non tratta l’affare in aria di
scherzo, ma con tutta la serietà. Eccola. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="date"><milestone unit="E3" xml:id="FR.8"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.9"></milestone>
<hi rend="italic">Treviso 26 Luglio 1789.</hi></p>
<p rend="SO">“Quantunque io non sia nè persona di Foro, nè dilettante di Cause, pure oserei
sostenere il contrario circa la vostra opinione sul caso dei Filugelli.</p>
<p>Non farò altro che esporre ancor’io il mio sentimento su tal proposito; ed è il seguente.</p>
<p>Sono anch’io persuaso, che il povero contadino avrebbe potuto ripetere da quel Signore, le
Galette nate dai suoi cavalieri da lui abbandonati, se subito quei cavalieri avessero ivi formata la
sua Galetta: ma il fatto si è, e quest’è il punto, che nell’<hi rend="italic">Utia</hi> vissero più
giorni pria di formarla, insegnandogli la Natura di cibarsi, in vece di foglie di Moraro, di foglie
di Carpeni, delle di cui piante n’è ripiena l’<hi rend="italic">Utia</hi>. Ed in tal caso sarebbe lo
stesso, che un passaggero li avesse ritrovati sulla strada, e da lui nudriti.</p>
<p>Poichè ricerco, se quel Sig. ritrovando i cavalieri nella sua <hi rend="italic">Utia</hi>, prima
che facessero la Galetta li avesse in altro luogo gettati, ove trovato non avessero alimento: il
contadino avrebbe potuto forse ripetere giustamente il risarcimento? no certamente. Dunque
asserisco, e sostengo, che nemmeno nel secondo caso il contadino ha più azione su quelli. Ancor’io a
prima vista ho giudicato al contrario, ma esaminando il fatto, e volendo in via di rigore giudicare,
trovai, secondo il mio debil ingegno, tutta la ragione esser dalla parte del proprietario dell’<hi rend="italic">Utia</hi>.</p>
<p>Siete pregato di esporre questo mio parere alla pubblica critica, od approvazione; assicurandovi
ch’io mi appago della ragione, in conseguenza se mi si addurrà ragion più forte da potermi
convincere, avrò piacere di congratularmene con chi l’intende meglio di me. Addio.” <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.10"></milestone> Questi due Scrittori, uno da scherzo, l’altro da vero, si
dichiarano contro di noi, come se avessimo preteso di decidere la quistione riferendo ciò che <hi rend="italic">direbbe</hi> sopr’essa <hi rend="italic">chi non conoscendo l’arte del Foro, si
attenesse alla semplicità della Morale</hi>. Soggiungendo, <hi rend="italic">che l’accennata contesa
và trattata Accademicamente</hi> abbiamo inteso di non aver pronunziato giudizio con una ipotesi. Si
doveva dire il suo sentimento senza parlare in opposizione, ascoltar le risposte, e lasciar
giudicare al Pubblico. Che se poi si credesse, o scherzando, o ragionando sul serio, di farci
pentire delle supposte parole dell’uomo semplice ed equo, sarebbe questo un palpabile errore.
Sosterremo sempre, che il voto de’giusti sarà favorevole al Contadino raccomandato dalla sua
disgrazia alla loro pietà; che il prevalersene della medesima avvilisce l’animo d’un <hi rend="italic">Signore</hi> quando ancora tutte le Leggi stessero per lui. Bel capitale poche cadute
foglie di carpano ch’hanno nudrito quegli abbandonati filugelli! Se ne faccia un calcolo, e
dimandisi un risarcimento di danni contro la restituzione de’Bachi risorti. Se ad uno ad uno
interrogati venissero i leggitori di questo Foglio, come si sarebbero condotti se trovati si fossero
ne’panni di quel <hi rend="italic">Signore</hi>. chi è che non vergognerebbesi di rispondere <hi rend="italic">io avrei fatto quel ch’egli fe-</hi><pb n="476"></pb><hi rend="italic">ce</hi>? E se la
Gazzetta entra ne’loro sentimenti d’equità naturale per dir qualche cosa sul fatto (che forse sarà
immaginato) si avrà a condannarla? Oh l’affare non và peso così: si ha a mettere in campo l’ingegno
(sì spesso vincitore della ragione) ebbene si disputi pure, si contrasti, si opponga; l’arte,
l’eloquenza trionfino; ma da chiunque rispettisi chi sdegnando le torte vie del Labirinto Forense
segue per la conoscenza delle cose la retta e breve, il cui disegno è scolpito dalla Natura nel
cuore di tutti gli uomini. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p>Le campagne d’un Villaggio di certa Provincia soggetta al Dominio Veneto, erano ridotte ad uno
stato così infelice, che spandevano un suono debole e rauco, e s’è stabilito di prenderne di nuove,
in conto delle quali computare il materiale valor delle vecchie.</p>
<p>Incaricato del cambio un Procuratore della Chiesa, o altra persona, come dice taluno, seguì il
trasporto, e collocate furono al loro posto le nuove acquistate. Si misero a tutte le prove suonar
facendole a festa, alla distesa, e sino ad agonia, ed a martello. Uno di quegli soprantendenti prese
a sinistro augurio queste due ultime prove, nè s’è ingannato, come vedremo. Gli altri tutti si
compiacquero che ad ogni esperimento corrispondessero bene, e lusingaronsi di non avere loro vita
durante ad aver altri pensieri per le campane. I danari del loro costo erano passati in mano di chi
diede l’ordinazione, ma tutti restarono ostinatamente appresso di lui, o furono disposti ad altro
uso senza che l’artefice creditore avesse un soldo.</p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.11"></milestone> Quì lascieremo un vacuo alla dolorosa Storiella, perchè ci
manca un’esatta descrizione delle ragioni ch’hanno determinato il Governatore della Provincia a far
togliere da’suoi Ministri quelle campane lasciando mutolo il campanile in un tempo nel quale non
avrebbe taciuto nè giorno, nè notte per una prossima passata solennità. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone> Bisogna credere certamente, che la Giustizia permettesse quest’atto il quale afflisse
tutto quel Villaggio, apparecchiato a trionfare degli altri vicini con istrepitosi suoni in tal
occasione festiva. Alla mancanza de’sacri bronzi sostituite furono le <hi rend="italic">compiere</hi><hi rend="superscript"><note n="3"> Non l’ultima delle ore Canoniche, ma quì intendasi
per questa voce quello stridulo stromento di legno che suonano i fanciulli quando le campane sono
legate.</note></hi> della settimana santa. Non ve l’hò io detto, disse quel tale, ch’era di tristo
augurio dando prova alle campane in que’tuoni, che servono per i moribondi, e per gl’incendj? Hanno
suonato l’agonia per sè medesime, e appena nate, per noi sono morte.</p>
<p>Due righe d’Udine in data de’ 22. rispondono al P. S. della Lettera di Treviso inserita al num.
57. pag. 453. dove chiedesi <hi rend="italic">se negli Spettacoli Olimpici si giuocasse al
pallone</hi> indirizzando chi fa tal dimanda alla Canzone del <hi rend="italic">Chiabrera</hi> num.
61. pag. 3. dell’ediz. del <hi rend="italic">Pasquali</hi> in Venezia 1782.</p>
<div2>
<head>In <hi rend="smallcaps">Senato</hi>.</head>
<p rend="date"><hi rend="italic">25 corrente.</hi></p>
<p rend="SO">Inquis. sopra l’esaz. de’crediti pub. dura m. 36.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Angelo M. Gabriel.</hi></p>
<p>Del Collegio sulle Pompe dura m. 24 </p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Francesco Battaja.</hi></p>
<p>Sopra Prov. alla Giustizia Nuova</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Renier Zen</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head>In M. C. 26 Detto.</head>
<p>Censor.</p>
<p>Elez. dello Scrut. conferm. dal M. C. </p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">And. Morosini qu. Gir</hi>.</p>
<p rend="SO"><pb n="477"></pb> Fin. s. <hi rend="italic">Carlo Aurelio VVidmann.</hi></p>
<p>Pod. e Cap. a Treviso Reggim.</p>
<p rend="SO">c. p. dura m. 16. elez. dello Scrut. conf. dal M. C.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Gir. Codognola</hi> qu. Zorzi</p>
<p rend="SO">Fin. s. Z. <hi rend="italic">Bat. Poli</hi> li 2 Nov. v. Giud. al Mag. del Mobile.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Pietro Soranzo</hi> qu. Lor.</p>
<p>Luogo di s. <hi rend="italic">Marchio Balbi</hi> eletto 40 C. V.</p>
<p>Giudice al Mag. di Petizion.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Marc’Aur. Soranzo</hi> qu. Mat.</p>
<p rend="SO">Fin. s. <hi rend="italic">Giam. Foscarini</hi> qu. Zuan.</p>
<p>Del Cons. di 40 C. V. in luogo di </p>
<p rend="SO">s<hi rend="italic">. Pietro Persico</hi> el. Consiglier</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Vicenzo Tron</hi>. Pieggio</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne Bon</hi>.</p>
<p>5 del Cons. di 40 C. N. </p>
<p>alla riconferma</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Francesco Mora</hi>.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Marco Foscolo</hi> qu. Dau. Aug.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Pietro Zuanne Semitecolo</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ant. Loredan</hi> qu. Dom.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Dom. Muazzo</hi> qu. Santo.</p>
<p rend="SO">Si sà da una Lettera di Brescia del pros. scorso ordinario, che l’autore del Sonetto
impresso nel Foglio precedente, è il Reverendis. Sig. Can. D. <hi rend="italic">Gius. Urbani</hi> di
Coccaglio.</p>
<p>Una seconda copia del medesimo occlusa nella Lettera istessa offre una correzione al settimo
verso onde in vece</p>
<p><hi rend="italic">Che a sè suggella omai</hi> . . . leggasi</p>
<p><hi rend="italic">Che a te suggella omai</hi> . . .</p>
<p>L’ultimo Terzetto poi è in questa cangiato, e ci sembra molto in meglio: eccolo</p>
<p><hi rend="italic">Alto quindi cantar parmi del</hi> Mella</p>
<p><hi rend="italic">I vati udir lungo le patrie arene,</hi></p>
<p><hi rend="italic">Le tue sconfitte, e nuove tue ritorte.</hi></p>
<p rend="SO">In un’altra della med. data contiensi la seguente descrizione dell’Opera musicale per
la vicina Fiera di quella Città.</p>
<p>Dramma<hi rend="italic">. La Disfatta di Dario</hi>.</p>
<p>Musica. Del cel. Sig. <hi rend="italic">Gius. Giordani</hi> detto <hi rend="italic">Giordaniello
</hi>M. Napoletano.</p>
<p>Primo Soprano. Sig. <hi rend="italic">Valeriano Violani</hi>.</p>
<p>Prima Donna. Sig. <hi rend="italic">Marg. Morigi Simoni</hi>.</p>
<p>Primo Tenore. Sig. <hi rend="italic">Gius. Simoni</hi>.</p>
<p>Inv. e diret. de’Balli Sig. <hi rend="italic">Franc. Clerico</hi>
</p>
<p>Primo Ballerino.</p>
<p>Sua Comp. Sig. <hi rend="italic">Rosa Clerico Panzieri</hi>.</p>
<p>Con 40. trà Ballerini e Figuranti.</p>
<p>Primo Ballo Tragico l’<hi rend="italic">Amleto</hi>.</p>
<p>Sec. <hi rend="italic">Il Finto Ammalato</hi>.</p>
<p>Le Scene del Sig. <hi rend="italic">Ant. Mauri</hi>.</p>
<p>Il Vestiario del Sig. <hi rend="italic">Michiel Ang.Boschi</hi>.</p>
<p>Orchestra numerosissima.</p>
<p rend="SO">Le Recite comincierano i primo Agosto, e termineranno il 16 Settemb. Nel tratto di
questo tempo vi saranno corse, e feste di ballo.</p>
<p>La notte de’10. Agosto, dopo l’Opera vi sarà Festa di ballo a Teatro illuminato a cera
copiosamente.</p>
<p>Il giorno 29. corsa di <hi rend="italic">Barberi</hi>.</p>
<p>Il 12. Settembre Corsa di Lacchè.</p>
<p rend="SO">Nelle sere degli Spettacoli Festa di Ballo in Teatro dopo l’Opera, illuminazione a
giorno, e permissione di maschere.</p>
<p>Dopo queste notizie teatrali aggiungesi nella suddetta Lettera.</p>
<p>“Oggi 26. Luglio gran festa nella Chiesa <hi rend="italic">delle Grazie</hi> per S. Anna, con
scielta musica, vago apparato, e grandissimo concorso. Protettrice della funzione è S. E. la N. D.
<hi rend="italic">Alba Maria Zenobio</hi> Moglie del nostro Eccellentissimo Capitano e V.
Podestà.”</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Castighi Pubblici.</hi></head>
<p rend="SO">Quel Muranese, che uccise il Sarto la cui bottega era al ponte di San Moisè, delitto
commesso al ponte <hi rend="italic">degli Assassini</hi>, da noi narrato in uno di <pb n="478"></pb>
questi Fogli, fu placitato da S. E. il Sig. Avvogador <hi rend="italic">Curti</hi>, a porte chiuse,
e difeso dagli Avvocati N. H. <hi rend="italic">Zuanne Cicogna</hi>, ed Eccellente Sig. <hi rend="italic">Marchesini</hi>. Da questo Eccellentissimo Cons. di XL. al Criminal fu condannato a
sett’anni in galera, e in caso d’inabilità a 10 di camerotto all’oscuro. La sentenza è seguita il
giorno 27. del cor. Luglio.</p>
<p rend="EU"><milestone unit="E3" xml:id="FR.12"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Esempio di buon Governo.</hi></head>
<p rend="SO"><milestone unit="EX" xml:id="FR.13"></milestone> Il Governatore d’una vasta Provincia sospettò, o
fors’ebbe sicurezza, che certo amministratore delle rendite di quel Territorio, e depositario
de’suoi denari, fosse in difetto d’un considerabile vacuo nella Cassa affidatagli per dritto della
sua carica. Avvisò egli questo Ministro d’essere disposto a farne il bilancio, e gli prescrisse il
giorno qualche tempo prima onde accordargli il comodo d’empire il vuoto con certe prestanze delle
quali valevasi, all’occasione di render conto, per coprir le sue piaghe. Di fatti trovò le richieste
assistenze partitamente da molti, col sacro impegno d’una pronta restituzione scorso il momento
pericoloso: e la sua puntualità ne’passati casi gli avrà probabilmente facilitati i favori.
All’esame de’Libri, alla noverazione de’denari tutto andò a dovere, e quel Governatore, colmò allora
di elogj l’onoratezza del Ministro, lo esortò a conservarsene il pregio, e dissegli delle cose
belle, e piacevoli, che sparsero della gioja nell’animo suo. Ma ad una sì ridente serenità successe
tosto una fiera burrasca da cui furono sconvolti i suoi affetti, perchè quel saggio Governatore
rimettendo in vigore una Legge soggetta da qualch’anno all’abuso divise la custodia delle chiavi
dello scrigno onde in avvenire quell’amministratore delle rendite territoriali non possa più cavar e
mettere a seno suo, indipendentemente dagli altri, nè esporsi al pericolo d’un tremendo castigo. I
suoi creditori delusi da un così sano provvedimento praticarono sopra i di lui beni gli atti legali
per il giusto risarcimento, e si manifestò rapidamente lo sconcerto in cui egli trovavasi.</p>
<p>Rientrando necessariamente in quelle regole d’economia, per essersi allontanato dalle quali
vacillò sugli orli del precipizio, quest’uomo estinguerà i suoi debiti, e senza il vano piacere di
farsi mangiare il suo dormirà tranquilli i suoi sonni. Il colpo, che a prima giunta gli sarà
sembrato mortale, cagionerà la civile sua guarigione, e sarà un giorno benedetta da lui la mano che
glielo ha vibrato guidata da una perspicace saviezza. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="BA"><hi rend="italic">A Noi. Treviso 27. Luglio. 1789.</hi></p>
<p rend="SO"><milestone unit="E3" xml:id="FR.14"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.15"></milestone> “Sono con voi, il mio Sig. Gazzettiere. Vi voglio bensì
fedele, scrupoloso non mai. Negli ortografici campi spacciate pur a talento, trapiantate, svellete,
usate l’innesto, non mi dorrò giammai. Son donna, piena però d’impazienza; son donna, nemica però di
certi studj stucchevoli. Se scriver si debba perucca, o parucca pose in trambustio e Fiorenza, e
Siena. Che importa a me quando (sia poi vergata coll’<hi rend="italic">e</hi>, lo sia coll’<hi rend="italic">a</hi>) ognuno intenda che vuol significare sempre un’aggruppata capigliera che passa
ad ornare testa non sua? Sarebbe di qualche momento il litigio, se coll’<hi rend="italic">e</hi> si
caratterizzasse quella di uomo, coll’<hi rend="italic">a</hi> quella di donna, giacchè anche a noi
passò in gran moda; e allora non mi sfuggerebbe mai nò.</p>
<p><pb n="479"></pb> Che c’è di nuovo? Varie coserelle. Dicesi, che le Monache di Castel-Franco
travagliate dalla più fastidiosa indigenza, per Sovran Decreto provvidentissimo, sieno per passare
in questo nobilissimo Monastero di S. Paolo.</p>
<p>Hò letto un apologo. Alcune foruscite entrarono di soppiatto in un Polajo, si rebeccarono un
poco, ma veggendosi tratto poi più abbondante il grano divennero ben tosto le più care amiche.</p>
<p><milestone unit="E4" xml:id="FR.16"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.17"></milestone> Un pover uomo dava la caccia ad un fuggiasco pulcino, volle
percuoterlo col calcio dell’inarcato archibugio, vibrossi la pietra focaja, scintillò, s’accese la
nitrosa materia, e l’infuocata palla colpì nel cuore il miserello, che cadde vittima innocente di
sua scioccaggine. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E4"></milestone></p>
<p><milestone unit="E4" xml:id="FR.18"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.19"></milestone> Pochi miglia da quì un giovinotto nerboruto quanto, è di
organizzazion perfetta, altrettanto rozzo e scioccarello condusse in moglie la più brillante
cameriera. Il padre di lui, che è un villano benestante; che fu tre volte Sindico, altrettante
Deputato, e Massaro di tutte le Scuole; di quegli uomini in somma, che san di Lettra, si pose alla
porta dell’affumicato casolare ad aspettar la sposa. Giugne in fatti preceduta da mal accordate
cetre, e accompagnata dallo scoppio d’arrugginita moschetteria. Senza punto muover passo il
rabbuffato vecchio porge a baciare alla nuora la sua abbronzita callosa mano, e senza profferire, nè
ascoltar parola, introdottala nella vicina stanza . . . . ecco, vedete voi, le dice, vedete voi su
di quel piumoso letto disposte, e sparse tutte le vesti della buon’anima di mia mogliera, e vostra
suocera? Busto, Sorella, grambiale, calzette rosse scarpe nere. Ah poverina! Le portò il giorno
delle nostre care nozze. Osservatele bene, se volete viver meco tali hanno ad essere le vostre. Che
veli? che gale? Che seta? Che scarpette ricamate? Lasciate, lasciate alle Illustrissime queste
stregarie . . . . Voleva dir di più, ma la galante Sposina colpita, come da tanti fulmini, quante
erano quelle villane masserizie, in mezzo di quelle cadde, e svenne. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E4"></milestone> Che sia succeduto dippoi lo saprò meglio. Addio</p>
<p rend="BU">Vostra affezionatis. N. N. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Bastimenti arrivati. 10. Luglio.</hi></head>
<p rend="SO">Brac. P. Giov. Magnaron da Trieste con 207 cuoj salati 10 bal. tabacco 3 bar. antimonio
1 bal. libri 2 sac. grippola 25 col. Griso 1 cas. occhi di bue 1 Sac. pel. di lepre 1 cas. pel.
d’angora 2 fasci ferro 2 bot. crogiuoli 4 col. chiodi 1 pacco telarie e calzette 1 bar. merci 2
colli ottoni 1 bot. cola 1 bot. colofonio 4 bar. trementina.</p>
<p>Piel. P. Franc. Spolar da Trieste con un bar. draganti 7 bot. e 5 sac. cera gialla 206 cuoj
salati 1 fag. crena 14 bar. catrame 1. bar. trementina 130 col. pece ricotta 1 bar. tele 2 bar. fil
d’otton 1 bar. rasoj 2 bar. lime 3 bar. fil di ferro 13 col. chiodi 12 cas. acciaj 1 bar. gomma.</p>
<p rend="date">11 Detto.</p>
<p rend="SO">Piel. P. Giov. Pranzosetto da Macasca e Città Vecchia con 1490 ocche ferro grezzo 22 m.
strazze 5 m. vetro r. 1 lambicco quint’essenza 4 sac. gripola 1 fag. cera gialla.</p>
<p>Piel. P. Giov. Vianello da Piran con 115 mog. di sale.</p>
<p>Piel. P. Gius. Vianello da Piran con 135 mog. di sale.</p>
<p rend="date">13 Detto.</p>
<p rend="SO">Piel. P. Franc. Curti da Rimini con 2. m. carnuzzo 1 m. gesso 3 ceste formaggette 500
lib. reti, cai vecchi, e solfere in pan.</p>
<p>Piel. P. Giov. Vianello da Piran con 105 mog. di sale 23 bar. sard. salate.</p>
<p rend="date">14 Detto.</p>
<p rend="SO">Brac. P. Ant. Pedicchio da Zara con 3 cai oglio 12 bar. sugo di marasche.</p>
<p>Urca Cap. Simon Bernetich da S. Maora li 18 Giugno rac. al Sig. Andrea Lucovich con 182 m. di
sale.</p>
<p>Piel. P. Vic. Dabinovich dalla Vallona <pb n="480"></pb> 18 giorni rac. al Sig. Giorgio Radimiri con
304 m. pece 8 cai oglio 31 col. cera 4 schiavine.</p>
<p>Piel. P. Gir. Cindrè da Spalato e Zara con 22 fag. cera gialla 3 bar. sevo 2 fag. 3 coffe 1 sac.
e 1 cassetta rame v. 3 tocchi legno tauro 2 cas. e 1 baul. robe da uso 1 cassetta cand. di sevo 15
rot. e 7 cav. rassa 2 fag. lana filata 19 sac. lana 2 bal. becchine e tosoni 9 bar. sard. salate 3
cai oglio. Di <hi rend="italic">ritorno</hi> 4 pez. panni 1 cas. carste stampate.</p>
<p rend="date">15 Detto.</p>
<p rend="SO">Tartanon P. Gius. Mondaini dalle Case abbruciate con 11953 formaggelle 1 cassetta
metallo.</p>
<p>Peota P. Vic. Vianello dalle Case abbrucciate con 4646 formaggelle 500 lib. presciutti e
lardi.</p>
<p>Piel. P. Gir. Costnatisich da Capodistira con 6 cas. cand. di sevo 1 bar. tabacco in polv. 1 rot.
rassa.</p>
<p rend="date">16 Detto.</p>
<p rend="SO">Piel. P. Pietro Tuccio da Zara con 5 cai oglio.</p>
<p rend="date">17 Detto.</p>
<p rend="SO">Piel. P. Nic. Bonivento da Fano con 755 formaggielle 2 mast. sonza.</p>
<p>Tartanon P. Giov. Capanna da Rimini e Primier con un m. e mezzo porcina salata 17 bal. lana 1
bal. libri 1 balletta seta.</p>
<p>Piel. P. Giov. Rovere da Trieste con 2 bal. griso 6 col. cera gialla 2 bar. latta 5 cas. acqua
minerale 3 bar. ottoni 1 bal. pelli di vitello 30 maz. lamarini 11 col. chiodi 1 bar. fil di
ferro.</p>
<p>Brac. P. Nic. Spagna da Trieste con 12 bot. tabacco 8 bar. arg. vivo 1 bot. anici 1 bar. cola 1
sac. valonia 5 bot. cera gialla 6 cannoni 19 col. 1 pacco e 1 mez. pez. tele 3 bar. bronzo in pezzi
2 bar. smaltin 1 cassetta sugo verde 1 balletta panni 1 bar. badili 1 fag. fazzoletti e pettini
d’osso 4 cas. acque di Boemia 14 bar. chiodi 1 bot. fil di ferro 10 bar. sortiti 34 cas. limoni 3
bot. ferro v.</p>
<p>Peota P. Nadalin Prodoscimo da Sinigagli con 4 bal. Lana 52 cas. acqua di Nocera.</p>
<p rend="date">18 Detto.</p>
<p rend="SO">Bat. P. Dom. Zenaro da Trieste con 5 carat. Zuccaro 850 lib. legno dolce.</p>
<p>Piel. P. Giac. Dalacqua da Sebenico con 40 car. catrame 2. car. e 1. bar. sugo di marasche 1
carat. marasche secche.</p>
<p>Piel. P. Paolo Costich da Pago con 200 m. di sale.</p>
<p>Piel. P. And. Radimiri da Catraro con 12. lib. lino 2820 pezze form. morlacco e cotto 1 Sac. e 1
cassetta orsojo 5 m. e mezzo bavella bianca 150 plachette di pietra.</p>
<p>Piel. P. Giov. Vianello da Piran con 185 mog. di sale.</p>
<p>Piel. P. Gius. Spanio d’Ancona con 20 bot. catrame 4 bal. pelli finimenti.</p>
<p>21 Detto. Piel. P. Giov. Barolini da Pesaro con 1200 lib. carne salata.</p>
<p>Bat. P. Giov. Gavagnin da Trieste con 10 sac. mandole per Chiozza.</p>
<p>Brac. P. Giac. di Giac. Viezzoli da Tireste con 7 cas. acqua di Boemia 16 col. tele 1 bot.
legnami 5 bot. e 14 fag. cera gialla 1 cas. cappelli di legno 3 cassette thè 1 cassetta gomma 1 cas.
pelami concj 2 cas. acciaj e 2 bar. chiodi.</p>
<p>Brac. P. And. Spolar da Trieste con 4 bot. crogiuoli, 5 bot. e un bar. cera gialla 50 mastelle
pece ricotta 1 bar. fil di ferro.</p>
<p>Piel. P. Franc. Veselich da Macasca e Spalato con 4 cai oglio 2 fag. e un baul seta cruda.</p>
<p>Piel. P. Giov. Radoslovich da Cattaro con 1 cassetta Orsojo 110 pez. form. morlacco.</p>
<p rend="date">22 Detto.</p>
<p rend="SO">Polacca Cap. And. Caffiero Napol. manca da Tarpano li 26 Giugno rac. a se med. con 288.
salme di sale.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Il Resto nel Foglio Venturo.</hi></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Prezzi delle Biade</hi></head>
<p>Formento a l. 32.</p>
<p>Sorgo Turco a l. 18.</p>
<p>Segale l. 20.</p>
<p>Miglio a l. 17.</p>
<p>Risi da 34. 12. ai 35 duc. al m.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">D’Affittare.</hi></head>
<p rend="SO">Casa in due Appartamenti con tutte le sue comodità, con pozzo, terrazzi, e finestre
ristaurate di fresco, e bottega d’affittare posta in Contrada di S. Barnaba nella <hi rend="italic">Calle delle Botteghe</hi>. Le chiavi sono dal venditore di tabacco in detta <hi rend="italic">calle</hi>.</p>
<p>Casa in due Appartamenti con tutte le sue comodità posta in Campo a S. Barnaba. Le chiavi sono
appresso il <hi rend="italic">Biavariol</hi> in detto campo. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 60. Mercordì 29 Luglio 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2">
<seg synch="#FR.3" type="E3">
<seg synch="#FR.4" type="LB"> Sig. Gazzettiere Stimatiss. Ò letto nel foglio di Sabbato scorso il
caso dei filugelli, e sono rimasto scandalezzato della vostra temerità nel voler sostenere le
immaginarie ragioni del contadino. Le ò trovate talmente illusorie, ridicole, e discrepanti dalla
verità, che spinto dal mio zelo per la giustizia mi accingo al facile impegno di confutarvi, ed
incomincio: Prima di tutto quando il contadino si determinò al gran passo di gettar via i suoi
filugelli convien dire, che questi poveri animaletti estenuati dal lungo digiuno a cui li avea
condannati la sua impotenza, o piuttosto la sua avarizia, non dessero più nessuna speranza di
vivere. È noto abbastanza il naturale avido, ed astuto del<note n="1">Ut quamvis avido parerent arva
colono, dice nell’Eneide il celebre Jurisconsulto Virgilio Marone.</note>villano per mettere in
dubbio un principio tanto evidente. Il caso dunque volle che cotesti filugelli cadessero nell’Otia
dell’umilissima persona del mio cliente: ivi trovarono un alimento abbondante, e confacente al loro
temperamento cosicché in breve tempo non solo ricuperarono le forze perdute ma furono in istato di
generare delle gallette contro l’aspettazione del deluso villano. Ora si domanda a chi appartener
debbano le suddette gallette? bella domanda da farsi davanti ai Tribunali di giustizia! Rispondetemi
di grazia, Sig. Avversario stimatissimo, di che cosa si sono serviti i bachi suddetti per lavorare
le loro gallette? delle foglie, e delle piante trovate nell’otia del mio cliente, i sughi delle
quali elaborati nel loro stomaco si sono poi col mezzo del chilo convertiti nelle gallette in
questione; i bachi dunque non an-<pb n="474"></pb>no somministrato che la sola forma ma la materia era
mia, e lo è anche presentemente malgrado l’accidentale trasformazione che à sofferto negl’intestini
dei filugelli; se dunque io riprendo il mio dovunque lo trovo non fo che usare dei sacui diritti di
proprietà da voi malamente, ed indebitamente allegati in difesa del vostro cliente; ma io sostengo a
fortiori che non solo le gallette ma nemmeno i filugelli si possono presentemente chiamar più
vostri, e lo dimostro ad evidenza. Le Leggi tanto naturali che civili accordano ad ognuno la facoltà
di donare il suo a chi più gli piace; ora chi getta il suo in mezzo la pubblica strada, ovvero sul
fondo altrui, à certamente l’intenzione di darlo al primo occupante invece di donarlo ad una certa,
e determinata persona. Questa si può chiamare una spezie di donazione inter vivos le quali dalla
legge sono dichiarate irrevocabili. Just. Cod. L. VIII. quando vi siete spogliato per sempre del
vostro diritto di proprietà sull’oggetto donato o rinunziato, o abbandonato, non vi si compete più
azione di rivendicarlo in qualsivoglia tempo o caso, e contro qualsivoglia persona; nè vi gioverà il
dire che nel tempo dell’abbandono, il possesso dell’oggetto abbandonato era per voi oneroso, e che
ora vi è divenuto utile; la vostra intenzione in tal caso sarebbe di deludere il vostro prossimo con
una di quelle donazioni che il gran Triboniano chiama dolose, ed<note n="2">Cod. L.
III.</note>inofficiose, e che sono severamente punite dalle leggi. Ma se non basta per convincervi
la Legge vi addurrò anche il fatto, e fra mille casi vaglia per tutti il seguente. <seg synch="#FR.5" type="E4">
<seg synch="#FR.6" type="EX"> Quando dopo la metà dello scorso secolo la gran Cristina diede quel
memorando calcio al Trono di Svezia, e si ritirò a vivere privatamente in Roma, non passò gran tempo
che s’accorse dello sproposito che avea commesso a preferire le loggie del Vaticano, e le statue del
Campidoglio alla Corona de’suoi antenati. La povera Cristina pianse, strepitò, disse di voler
regnare nuovamente, ma le sue ragioni furono trovate così deboli, che non trovandosi nessun avvocato
che ardisse di abbracciare la usa difesa, dovette contentarsi di morire Regina in partibus com’è
noto ad ognuno. </seg>
</seg> Ecco dimostrato il vostro torto in via di legge, di ragione, e di fatto. Vergognatevi dunque
di aver intrapreso una causa tanto ingiusta, e sopra tutto ritrattatevi dei sarcasmi che vi siete
lasciato sfuggire dalla penna contro l’ordine tanto benemerito degli avvocati. Senza di questi
quanti vostri conoscenti, ed amici col miserabile pretesto che non vogliono pagare i loro debiti
andrebbero a rischio di terminare i loro giorni in prigione! Illuminatevi una volta, e state sano.
Sono Il vostro associato.<lb></lb>N. N. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.7" type="MT"> Non poteva essere da noi servito con maggior fedeltà lo spiritoso
Incognito autore del riportato Biglietto. Egli trattò la gran causa accademicamente, e sullo stile
medesimo speriamo che qualch’altro abbia a confutarlo, e rispondergli. Squarciato il velo
dell’ironia si vedrà esser egli del no-<pb n="475"></pb>stro medesimo sentimento: laonde in vece di
riputarci offesi da certe sue espressioni gliene sappiamo grado rivogliendole a nostro vantaggio. La
seguente Lettera poi a noi scritta da Treviso in data de’ 26. non tratta l’affare in aria di
scherzo, ma con tutta la serietà. Eccola. </seg>
<seg type="DT"><seg synch="#FR.8" type="E3">
<seg synch="#FR.9" type="LB"> Treviso 26 Luglio 1789.</seg> “Quantunque io non sia nè persona di
Foro, nè dilettante di Cause, pure oserei sostenere il contrario circa la vostra opinione sul caso
dei Filugelli. Non farò altro che esporre ancor’io il mio sentimento su tal proposito; ed è il
seguente. Sono anch’io persuaso, che il povero contadino avrebbe potuto ripetere da quel Signore, le
Galette nate dai suoi cavalieri da lui abbandonati, se subito quei cavalieri avessero ivi formata la
sua Galetta: ma il fatto si è, e quest’è il punto, che nell’Utia vissero più giorni pria di
formarla, insegnandogli la Natura di cibarsi, in vece di foglie di Moraro, di foglie di Carpeni,
delle di cui piante n’è ripiena l’Utia. Ed in tal caso sarebbe lo stesso, che un passaggero li
avesse ritrovati sulla strada, e da lui nudriti. Poichè ricerco, se quel Sig. ritrovando i cavalieri
nella sua Utia, prima che facessero la Galetta li avesse in altro luogo gettati, ove trovato non
avessero alimento: il contadino avrebbe potuto forse ripetere giustamente il risarcimento? no
certamente. Dunque asserisco, e sostengo, che nemmeno nel secondo caso il contadino ha più azione su
quelli. Ancor’io a prima vista ho giudicato al contrario, ma esaminando il fatto, e volendo in via
di rigore giudicare, trovai, secondo il mio debil ingegno, tutta la ragione esser dalla parte del
proprietario dell’Utia. Siete pregato di esporre questo mio parere alla pubblica critica, od
approvazione; assicurandovi ch’io mi appago della ragione, in conseguenza se mi si addurrà ragion
più forte da potermi convincere, avrò piacere di congratularmene con chi l’intende meglio di me.
Addio.” </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.10" type="MT"> Questi due Scrittori, uno da scherzo, l’altro da vero, si dichiarano
contro di noi, come se avessimo preteso di decidere la quistione riferendo ciò che direbbe sopr’essa
chi non conoscendo l’arte del Foro, si attenesse alla semplicità della Morale. Soggiungendo, che
l’accennata contesa và trattata Accademicamente abbiamo inteso di non aver pronunziato giudizio con
una ipotesi. Si doveva dire il suo sentimento senza parlare in opposizione, ascoltar le risposte, e
lasciar giudicare al Pubblico. Che se poi si credesse, o scherzando, o ragionando sul serio, di
farci pentire delle supposte parole dell’uomo semplice ed equo, sarebbe questo un palpabile errore.
Sosterremo sempre, che il voto de’giusti sarà favorevole al Contadino raccomandato dalla sua
disgrazia alla loro pietà; che il prevalersene della medesima avvilisce l’animo d’un Signore quando
ancora tutte le Leggi stessero per lui. Bel capitale poche cadute foglie di carpano ch’hanno nudrito
quegli abbandonati filugelli! Se ne faccia un calcolo, e dimandisi un risarcimento di danni contro
la restituzione de’Bachi risorti. Se ad uno ad uno interrogati venissero i leggitori di questo
Foglio, come si sarebbero condotti se trovati si fossero ne’panni di quel Signore. chi è che non
vergognerebbesi di rispondere io avrei fatto quel ch’egli fe-<pb n="476"></pb>ce? E se la Gazzetta entra
ne’loro sentimenti d’equità naturale per dir qualche cosa sul fatto (che forse sarà immaginato) si
avrà a condannarla? Oh l’affare non và peso così: si ha a mettere in campo l’ingegno (sì spesso
vincitore della ragione) ebbene si disputi pure, si contrasti, si opponga; l’arte, l’eloquenza
trionfino; ma da chiunque rispettisi chi sdegnando le torte vie del Labirinto Forense segue per la
conoscenza delle cose la retta e breve, il cui disegno è scolpito dalla Natura nel cuore di tutti
gli uomini. </seg> Le campagne d’un Villaggio di certa Provincia soggetta al Dominio Veneto, erano
ridotte ad uno stato così infelice, che spandevano un suono debole e rauco, e s’è stabilito di
prenderne di nuove, in conto delle quali computare il materiale valor delle vecchie. Incaricato del
cambio un Procuratore della Chiesa, o altra persona, come dice taluno, seguì il trasporto, e
collocate furono al loro posto le nuove acquistate. Si misero a tutte le prove suonar facendole a
festa, alla distesa, e sino ad agonia, ed a martello. Uno di quegli soprantendenti prese a sinistro
augurio queste due ultime prove, nè s’è ingannato, come vedremo. Gli altri tutti si compiacquero che
ad ogni esperimento corrispondessero bene, e lusingaronsi di non avere loro vita durante ad aver
altri pensieri per le campane. I danari del loro costo erano passati in mano di chi diede
l’ordinazione, ma tutti restarono ostinatamente appresso di lui, o furono disposti ad altro uso
senza che l’artefice creditore avesse un soldo. <seg synch="#FR.11" type="MT"> Quì lascieremo un
vacuo alla dolorosa Storiella, perchè ci manca un’esatta descrizione delle ragioni ch’hanno
determinato il Governatore della Provincia a far togliere da’suoi Ministri quelle campane lasciando
mutolo il campanile in un tempo nel quale non avrebbe taciuto nè giorno, nè notte per una prossima
passata solennità. </seg> Bisogna credere certamente, che la Giustizia permettesse quest’atto il
quale afflisse tutto quel Villaggio, apparecchiato a trionfare degli altri vicini con istrepitosi
suoni in tal occasione festiva. Alla mancanza de’sacri bronzi sostituite furono le compiere<note n="3">Non l’ultima delle ore Canoniche, ma quì intendasi per questa voce quello stridulo stromento
di legno che suonano i fanciulli quando le campane sono legate.</note>della settimana santa. Non ve
l’hò io detto, disse quel tale, ch’era di tristo augurio dando prova alle campane in que’tuoni, che
servono per i moribondi, e per gl’incendj? Hanno suonato l’agonia per sè medesime, e appena nate,
per noi sono morte. Due righe d’Udine in data de’ 22. rispondono al P. S. della Lettera di Treviso
inserita al num. 57. pag. 453. dove chiedesi se negli Spettacoli Olimpici si giuocasse al pallone
indirizzando chi fa tal dimanda alla Canzone del Chiabrera num. 61. pag. 3. dell’ediz. del Pasquali
in Venezia 1782. <seg type="U2">In Senato.</seg> 25 corrente. Inquis. sopra l’esaz. de’crediti pub.
dura m. 36. s. Angelo M. Gabriel. Del Collegio sulle Pompe dura m. 24 s. Francesco Battaja. Sopra
Prov. alla Giustizia Nuova s. Renier Zen. <seg type="U2">In M. C. 26 Detto.</seg> Censor. Elez.
dello Scrut. conferm. dal M. C. s. And. Morosini qu. Gir. <pb n="477"></pb>Fin. s. Carlo Aurelio
VVidmann. Pod. e Cap. a Treviso Reggim. c. p. dura m. 16. elez. dello Scrut. conf. dal M. C. s. Gir.
Codognola qu. Zorzi Fin. s. Z. Bat. Poli li 2 Nov. v. Giud. al Mag. del Mobile. s. Pietro Soranzo
qu. Lor. Luogo di s. Marchio Balbi eletto 40 C. V. Giudice al Mag. di Petizion. s. Marc’Aur. Soranzo
qu. Mat. Fin. s. Giam. Foscarini qu. Zuan. Del Cons. di 40 C. V. in luogo di s. Pietro Persico el.
Consiglier s. Vicenzo Tron. Pieggio s. Zuanne Bon. 5 del Cons. di 40 C. N. alla riconferma s.
Francesco Mora. s. Marco Foscolo qu. Dau. Aug. s. Pietro Zuanne Semitecolo s. Ant. Loredan qu. Dom.
s. Dom. Muazzo qu. Santo. Si sà da una Lettera di Brescia del pros. scorso ordinario, che l’autore
del Sonetto impresso nel Foglio precedente, è il Reverendis. Sig. Can. D. Gius. Urbani di Coccaglio.
Una seconda copia del medesimo occlusa nella Lettera istessa offre una correzione al settimo verso
onde in vece Che a sè suggella omai . . . leggasi Che a te suggella omai . . . L’ultimo Terzetto poi
è in questa cangiato, e ci sembra molto in meglio: eccolo Alto quindi cantar parmi del Mella I vati
udir lungo le patrie arene, Le tue sconfitte, e nuove tue ritorte. In un’altra della med. data
contiensi la seguente descrizione dell’Opera musicale per la vicina Fiera di quella Città. Dramma.
La Disfatta di Dario. Musica. Del cel. Sig. Gius. Giordani detto Giordaniello M. Napoletano. Primo
Soprano. Sig. Valeriano Violani. Prima Donna. Sig. Marg. Morigi Simoni. Primo Tenore. Sig. Gius.
Simoni. Inv. e diret. de’Balli Sig. Franc. Clerico Primo Ballerino. Sua Comp. Sig. Rosa Clerico
Panzieri. Con 40. trà Ballerini e Figuranti. Primo Ballo Tragico l’Amleto. Sec. Il Finto Ammalato.
Le Scene del Sig. Ant. Mauri. Il Vestiario del Sig. Michiel Ang.Boschi. Orchestra numerosissima. Le
Recite comincierano i primo Agosto, e termineranno il 16 Settemb. Nel tratto di questo tempo vi
saranno corse, e feste di ballo. La notte de’10. Agosto, dopo l’Opera vi sarà Festa di ballo a
Teatro illuminato a cera copiosamente. Il giorno 29. corsa di Barberi. Il 12. Settembre Corsa di
Lacchè. Nelle sere degli Spettacoli Festa di Ballo in Teatro dopo l’Opera, illuminazione a giorno, e
permissione di maschere. Dopo queste notizie teatrali aggiungesi nella suddetta Lettera. “Oggi 26.
Luglio gran festa nella Chiesa delle Grazie per S. Anna, con scielta musica, vago apparato, e
grandissimo concorso. Protettrice della funzione è S. E. la N. D. Alba Maria Zenobio Moglie del
nostro Eccellentissimo Capitano e V. Podestà.” Castighi Pubblici. Quel Muranese, che uccise il Sarto
la cui bottega era al ponte di San Moisè, delitto commesso al ponte degli Assassini, da noi narrato
in uno di <pb n="478"></pb>questi Fogli, fu placitato da S. E. il Sig. Avvogador Curti, a porte chiuse,
e difeso dagli Avvocati N. H. Zuanne Cicogna, ed Eccellente Sig. Marchesini. Da questo
Eccellentissimo Cons. di XL. al Criminal fu condannato a sett’anni in galera, e in caso d’inabilità
a 10 di camerotto all’oscuro. La sentenza è seguita il giorno 27. del cor. Luglio. <seg synch="#FR.12" type="E3"> Esempio di buon Governo. <seg synch="#FR.13" type="EX"> Il Governatore
d’una vasta Provincia sospettò, o fors’ebbe sicurezza, che certo amministratore delle rendite di
quel Territorio, e depositario de’suoi denari, fosse in difetto d’un considerabile vacuo nella Cassa
affidatagli per dritto della sua carica. Avvisò egli questo Ministro d’essere disposto a farne il
bilancio, e gli prescrisse il giorno qualche tempo prima onde accordargli il comodo d’empire il
vuoto con certe prestanze delle quali valevasi, all’occasione di render conto, per coprir le sue
piaghe. Di fatti trovò le richieste assistenze partitamente da molti, col sacro impegno d’una pronta
restituzione scorso il momento pericoloso: e la sua puntualità ne’passati casi gli avrà
probabilmente facilitati i favori. All’esame de’Libri, alla noverazione de’denari tutto andò a
dovere, e quel Governatore, colmò allora di elogj l’onoratezza del Ministro, lo esortò a
conservarsene il pregio, e dissegli delle cose belle, e piacevoli, che sparsero della gioja
nell’animo suo. Ma ad una sì ridente serenità successe tosto una fiera burrasca da cui furono
sconvolti i suoi affetti, perchè quel saggio Governatore rimettendo in vigore una Legge soggetta da
qualch’anno all’abuso divise la custodia delle chiavi dello scrigno onde in avvenire
quell’amministratore delle rendite territoriali non possa più cavar e mettere a seno suo,
indipendentemente dagli altri, nè esporsi al pericolo d’un tremendo castigo. I suoi creditori delusi
da un così sano provvedimento praticarono sopra i di lui beni gli atti legali per il giusto
risarcimento, e si manifestò rapidamente lo sconcerto in cui egli trovavasi. Rientrando
necessariamente in quelle regole d’economia, per essersi allontanato dalle quali vacillò sugli orli
del precipizio, quest’uomo estinguerà i suoi debiti, e senza il vano piacere di farsi mangiare il
suo dormirà tranquilli i suoi sonni. Il colpo, che a prima giunta gli sarà sembrato mortale,
cagionerà la civile sua guarigione, e sarà un giorno benedetta da lui la mano che glielo ha vibrato
guidata da una perspicace saviezza. </seg>
</seg> A Noi. Treviso 27. Luglio. 1789. <seg synch="#FR.14" type="E3">
<seg synch="#FR.15" type="LB"> “Sono con voi, il mio Sig. Gazzettiere. Vi voglio bensì fedele,
scrupoloso non mai. Negli ortografici campi spacciate pur a talento, trapiantate, svellete, usate
l’innesto, non mi dorrò giammai. Son donna, piena però d’impazienza; son donna, nemica però di certi
studj stucchevoli. Se scriver si debba perucca, o parucca pose in trambustio e Fiorenza, e Siena.
Che importa a me quando (sia poi vergata coll’e, lo sia coll’a) ognuno intenda che vuol significare
sempre un’aggruppata capigliera che passa ad ornare testa non sua? Sarebbe di qualche momento il
litigio, se coll’e si caratterizzasse quella di uomo, coll’a quella di donna, giacchè anche a noi
passò in gran moda; e allora non mi sfuggerebbe mai nò. <pb n="479"></pb>Che c’è di nuovo? Varie
coserelle. Dicesi, che le Monache di Castel-Franco travagliate dalla più fastidiosa indigenza, per
Sovran Decreto provvidentissimo, sieno per passare in questo nobilissimo Monastero di S. Paolo. Hò
letto un apologo. Alcune foruscite entrarono di soppiatto in un Polajo, si rebeccarono un poco, ma
veggendosi tratto poi più abbondante il grano divennero ben tosto le più care amiche. <seg synch="#FR.16" type="E4">
<seg synch="#FR.17" type="EX"> Un pover uomo dava la caccia ad un fuggiasco pulcino, volle
percuoterlo col calcio dell’inarcato archibugio, vibrossi la pietra focaja, scintillò, s’accese la
nitrosa materia, e l’infuocata palla colpì nel cuore il miserello, che cadde vittima innocente di
sua scioccaggine. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.18" type="E4">
<seg synch="#FR.19" type="EX"> Pochi miglia da quì un giovinotto nerboruto quanto, è di
organizzazion perfetta, altrettanto rozzo e scioccarello condusse in moglie la più brillante
cameriera. Il padre di lui, che è un villano benestante; che fu tre volte Sindico, altrettante
Deputato, e Massaro di tutte le Scuole; di quegli uomini in somma, che san di Lettra, si pose alla
porta dell’affumicato casolare ad aspettar la sposa. Giugne in fatti preceduta da mal accordate
cetre, e accompagnata dallo scoppio d’arrugginita moschetteria. Senza punto muover passo il
rabbuffato vecchio porge a baciare alla nuora la sua abbronzita callosa mano, e senza profferire, nè
ascoltar parola, introdottala nella vicina stanza . . . . ecco, vedete voi, le dice, vedete voi su
di quel piumoso letto disposte, e sparse tutte le vesti della buon’anima di mia mogliera, e vostra
suocera? Busto, Sorella, grambiale, calzette rosse scarpe nere. Ah poverina! Le portò il giorno
delle nostre care nozze. Osservatele bene, se volete viver meco tali hanno ad essere le vostre. Che
veli? che gale? Che seta? Che scarpette ricamate? Lasciate, lasciate alle Illustrissime queste
stregarie . . . . Voleva dir di più, ma la galante Sposina colpita, come da tanti fulmini, quante
erano quelle villane masserizie, in mezzo di quelle cadde, e svenne. </seg>
</seg> Che sia succeduto dippoi lo saprò meglio. Addio Vostra affezionatis. N. N. </seg>
</seg> Bastimenti arrivati. 10. Luglio. Brac. P. Giov. Magnaron da Trieste con 207 cuoj salati 10
bal. tabacco 3 bar. antimonio 1 bal. libri 2 sac. grippola 25 col. Griso 1 cas. occhi di bue 1 Sac.
pel. di lepre 1 cas. pel. d’angora 2 fasci ferro 2 bot. crogiuoli 4 col. chiodi 1 pacco telarie e
calzette 1 bar. merci 2 colli ottoni 1 bot. cola 1 bot. colofonio 4 bar. trementina. Piel. P. Franc.
Spolar da Trieste con un bar. draganti 7 bot. e 5 sac. cera gialla 206 cuoj salati 1 fag. crena 14
bar. catrame 1. bar. trementina 130 col. pece ricotta 1 bar. tele 2 bar. fil d’otton 1 bar. rasoj 2
bar. lime 3 bar. fil di ferro 13 col. chiodi 12 cas. acciaj 1 bar. gomma. <seg type="DT">11
Detto.</seg> Piel. P. Giov. Pranzosetto da Macasca e Città Vecchia con 1490 ocche ferro grezzo 22 m.
strazze 5 m. vetro r. 1 lambicco quint’essenza 4 sac. gripola 1 fag. cera gialla. Piel. P. Giov.
Vianello da Piran con 115 mog. di sale. Piel. P. Gius. Vianello da Piran con 135 mog. di sale. <seg type="DT">13 Detto.</seg> Piel. P. Franc. Curti da Rimini con 2. m. carnuzzo 1 m. gesso 3 ceste
formaggette 500 lib. reti, cai vecchi, e solfere in pan. Piel. P. Giov. Vianello da Piran con 105
mog. di sale 23 bar. sard. salate. <seg type="DT">14 Detto.</seg> Brac. P. Ant. Pedicchio da Zara
con 3 cai oglio 12 bar. sugo di marasche. Urca Cap. Simon Bernetich da S. Maora li 18 Giugno rac. al
Sig. Andrea Lucovich con 182 m. di sale. Piel. P. Vic. Dabinovich dalla Vallona <pb n="480"></pb>18
giorni rac. al Sig. Giorgio Radimiri con 304 m. pece 8 cai oglio 31 col. cera 4 schiavine. Piel. P.
Gir. Cindrè da Spalato e Zara con 22 fag. cera gialla 3 bar. sevo 2 fag. 3 coffe 1 sac. e 1 cassetta
rame v. 3 tocchi legno tauro 2 cas. e 1 baul. robe da uso 1 cassetta cand. di sevo 15 rot. e 7 cav.
rassa 2 fag. lana filata 19 sac. lana 2 bal. becchine e tosoni 9 bar. sard. salate 3 cai oglio. Di
ritorno 4 pez. panni 1 cas. carste stampate. <seg type="DT">15 Detto.</seg> Tartanon P. Gius.
Mondaini dalle Case abbruciate con 11953 formaggelle 1 cassetta metallo. Peota P. Vic. Vianello
dalle Case abbrucciate con 4646 formaggelle 500 lib. presciutti e lardi. Piel. P. Gir. Costnatisich
da Capodistira con 6 cas. cand. di sevo 1 bar. tabacco in polv. 1 rot. rassa. <seg type="DT">16
Detto.</seg> Piel. P. Pietro Tuccio da Zara con 5 cai oglio. <seg type="DT">17 Detto.</seg> Piel. P.
Nic. Bonivento da Fano con 755 formaggielle 2 mast. sonza. Tartanon P. Giov. Capanna da Rimini e
Primier con un m. e mezzo porcina salata 17 bal. lana 1 bal. libri 1 balletta seta. Piel. P. Giov.
Rovere da Trieste con 2 bal. griso 6 col. cera gialla 2 bar. latta 5 cas. acqua minerale 3 bar.
ottoni 1 bal. pelli di vitello 30 maz. lamarini 11 col. chiodi 1 bar. fil di ferro. Brac. P. Nic.
Spagna da Trieste con 12 bot. tabacco 8 bar. arg. vivo 1 bot. anici 1 bar. cola 1 sac. valonia 5
bot. cera gialla 6 cannoni 19 col. 1 pacco e 1 mez. pez. tele 3 bar. bronzo in pezzi 2 bar. smaltin
1 cassetta sugo verde 1 balletta panni 1 bar. badili 1 fag. fazzoletti e pettini d’osso 4 cas. acque
di Boemia 14 bar. chiodi 1 bot. fil di ferro 10 bar. sortiti 34 cas. limoni 3 bot. ferro v. Peota P.
Nadalin Prodoscimo da Sinigagli con 4 bal. Lana 52 cas. acqua di Nocera. <seg type="DT">18
Detto.</seg> Bat. P. Dom. Zenaro da Trieste con 5 carat. Zuccaro 850 lib. legno dolce. Piel. P.
Giac. Dalacqua da Sebenico con 40 car. catrame 2. car. e 1. bar. sugo di marasche 1 carat. marasche
secche. Piel. P. Paolo Costich da Pago con 200 m. di sale. Piel. P. And. Radimiri da Catraro con 12.
lib. lino 2820 pezze form. morlacco e cotto 1 Sac. e 1 cassetta orsojo 5 m. e mezzo bavella bianca
150 plachette di pietra. Piel. P. Giov. Vianello da Piran con 185 mog. di sale. Piel. P. Gius.
Spanio d’Ancona con 20 bot. catrame 4 bal. pelli finimenti. 21 Detto. Piel. P. Giov. Barolini da
Pesaro con 1200 lib. carne salata. Bat. P. Giov. Gavagnin da Trieste con 10 sac. mandole per
Chiozza. Brac. P. Giac. di Giac. Viezzoli da Tireste con 7 cas. acqua di Boemia 16 col. tele 1 bot.
legnami 5 bot. e 14 fag. cera gialla 1 cas. cappelli di legno 3 cassette thè 1 cassetta gomma 1 cas.
pelami concj 2 cas. acciaj e 2 bar. chiodi. Brac. P. And. Spolar da Trieste con 4 bot. crogiuoli, 5
bot. e un bar. cera gialla 50 mastelle pece ricotta 1 bar. fil di ferro. Piel. P. Franc. Veselich da
Macasca e Spalato con 4 cai oglio 2 fag. e un baul seta cruda. Piel. P. Giov. Radoslovich da Cattaro
con 1 cassetta Orsojo 110 pez. form. morlacco. <seg type="DT">22 Detto.</seg> Polacca Cap. And.
Caffiero Napol. manca da Tarpano li 26 Giugno rac. a se med. con 288. salme di sale. Il Resto nel
Foglio Venturo. Prezzi delle Biade Formento a l. 32. Sorgo Turco a l. 18. Segale l. 20. Miglio a l.
17. Risi da 34. 12. ai 35 duc. al m. D’Affittare. Casa in due Appartamenti con tutte le sue
comodità, con pozzo, terrazzi, e finestre ristaurate di fresco, e bottega d’affittare posta in
Contrada di S. Barnaba nella Calle delle Botteghe. Le chiavi sono dal venditore di tabacco in detta
calle. Casa in due Appartamenti con tutte le sue comodità posta in Campo a S. Barnaba. Le chiavi
sono appresso il Biavariol in detto campo. </seg>
</seg>
</ab>
</div>
</body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
