Gazzetta urbana veneta: Num. 42
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Num. 42. Mercordì 27 Maggio 1789.
Parte Seconda.
Al Consiglio Ecc. di 40 C. N. Mane. Li 15. corrente. Marc’Antonio Moretti di Brescia nel 1725
fece il suo Testamento, e prescrisse nell’instituire un Fideicommisso, che dopo la vocazione di due
Gradi abbia a succedere il primo degli altri discendenti nella medesima forma. Li casi verficati
furono questi. Domenico Figlio del Testatore fu il Primo Grado, e Lodovico Prete il Secondo. Per la
morte di questo si verificò il caso per il Maggiorasco delli discendenti del primo beneficato, nel
Rev. D. Giacomo Moretti. Ad un certo Sig. Antonio Moretti estraneo di questa Famiglia (che dicesi
faccia a Brescia l’Interveniente) è venuto il pensiero di colà interdire la sentenza a Legge, e
contestare il punto, che non possa continuare il Fideicom. sud. oltre li due Gradi; e per ciò ad
esso competa l’azione di succedere al benefizio. Si difese con Scrittura l’impetito D. Giacomo
attendendosi al senso litterale del Testamento. Seguì a Brescia spedizione a suo favore, che fu
appellata dal pretendente al suddetto Eccel. Cons. il quale non avendo trovato Avvocati che volesse
difenderlo in un punto sì disperato trattò egli med. la sua Causa. Gli rispose al Laudo
l’Eccellente Cromer che fu nella sua Disputa interrotto dallo stesso cliente oratore il quale
rinunziando al benefizio della Terza risparmiò la fatica all’Eccelente Orlandi ch’era per la quarta.
Giudizio. Taglio 1. Laudo 30. n. s. 2. Int. al L. Maello. Al T. Minelli. Sabbato dall’Eccel. Cons.
di 40 al Criminal fu condannato in galera per dieci anni il Capeto, che soggiacque all’accennato
Placito. Questo, come s’avvisò, fecesi a porte chiuse onde non abbiamo una giusta informazione
de’suoi delitti nè alcuna idea delle dispute in accusa dell’Eccellentissimo Dolfin sostenitore
de’diritti del fisco, nè delle difese degli Avvocati. Con
lett. di Bergamo in data de’22 ci venne scritto “Siamo alla vigilia di veder quì terminato un corso
di Recite della Comica Comp. detta di S. Gio. Grisostomo; la quale ottenne i plausi universali, e se
chi la dirigge avesse avuto più giudizio nella scelta delle Rappresentazioni il suo interesse
sarebbe stato di molto maggiore. Il Pubblico ha fatto giustizia alle poche buone, che ci hanno dato,
ed al merito di tutti i personaggj espertissimi, che la compongono. Anno però distinta la non
ordinari abilità della Sig. Luigia Belloni la quale ha destate le Muse de’nostri Poeti che scatenati
si sono a celebrarla. Lunedì scorso ebbe una serata a suo benefizio, e alle ore 23 uno stuolo di
colte persone, fra quali molti Accademici eccitati e P. A. si portarono al Teatro per aver luogo; e
questo alle 24 fu pieno.”
Notizie Sacre. 20 Maggio. S. Bernardino da Siena Francescano. Venne in Venezia nel 1443.
Scelse per sua abitaz. il povero Convento di S. Giobbe ove da numerosi divoti fu venerata la sua
santità. V’ebbe trà questi il Senatore Crist. Moro, che si strinse in riverente amicizia coll’uomo
Santo, e nell’anno susseguente alla di lui canonizzazione celebrata nel 1450 da Papa Nic. V.
gl’innalzò a proprie spese nella sud. Chiesa una Cappella magnifica, e dilatò poi la fabbrica del
Monastero. Passato poscia a Roma Ambasciatore per questa Repubblica ottenne dallo stesso Pontefice
nel 1454 delle perpetue spirituali indulgenze per l’eretta Cappella; e innalzato poi al Soglio
Ducale, secondo le predizioni del Santo, operò sì efficacemente in Senato a di lui onore, che nel dì
15 Maggio 1470 fù ascritto frà i protettori della Città, e la di lui festa dichiarata solenne
com’erano quelle de’Ss. Teodoro, e Magno. Nel 1450 per concessione dell’eccelso Cons. di X. fu
instituita nella sud. Chiesa una Confraternita sotto gli auspizj di questo Santo nella cui matricola
così leggessi in primo Capitolo. E Sta comenzado questa benedetta Scuola coprrenda i anni dal Signor
1453 adi 20 di Mazo nella Ghiesia di Missier S. Giobbe. in la qual Ghiesia si è fabricato una
capella ad honor de Missier S. Benardino confessor nostro spetial Advocato della devotion nostra la
qual Capella fece edificar il N. H. Missier Christoforo Moro Procuartor de Missier S. Marco devoto
del Biado S. Bernardin.
Libri nuovi. Quella Commedia, che in questo Teatro a Sant’Angiolo s’è tante
volte replicata con pienissimo concorso, ed universale applauso; ch’ebbe lo stesso felice destino in
tutti gli altri Paesi ovunque fu recitata dalla Comica Compagnia del Sig. Pelandi, intitolata Il
Duca di Borgogna o siano i falsi galantuomini s’è stampata da questo Librajo Gio. Ant. Curti in
Merceria di S. Giuliano vicino al Caffè di Menegazzo, e si vende al prezzo di soldi 30. Darà questo
in luce trà poco l’altra intitolata il Pittore Naturalista non meno fortunata, e compilata dallo
stesso Autore Sig. Friderici. Io venero, ci scrive un Incognito, la memoria del gran Voltaire, come
autore; la lettura delle cui opere ricreano il mio spirito, ed illuminano il mio intelletto; ma per
quanto lesse su certi Opuscoli, e ho udito dire di lui, sono tentato a detestarlo sul punto de’suoi
costumi. Questo Signore non ha letto per quanto scorgesi l’Elogio di quel grand’uomo scritto da M.
de la Harpe. Il seguente passo potrà trarlo d’inganno. “Colà, (a Ferney) o miseri figli di Calas, e
tu sventurato Sirven, coperti de’cencj dell’indigenza, e bagnati dalle lagrime della disperazione,
vittime d’un atroce fanatismo, e d’una barbara Giurisprudenza, abbracciaste le sue ginocchia, gli
raccontaste i vostri disastri, ed imploraste i soccorsi della sua pietà. E chi vi conduceva nella
campestre solitudine d’un canuto Filosofo? Non vi fu detto, ch’egli fosse un uomo possente per i
suoi impieghi, e per i suoi titoli. Voi non gli vedeste intorno alcun di que’segni fastosi di
pubbliche funzioni, che annunziano un sostegno ed un salvaguardia a chiunque fugge l’oppressione, e
foste a’suoi piedi! e l’invocaste come un Dio tutelare! Forse non si conosceva da voi che il suo
nome, e la sua fama; e solo avendo inteso dire che la Natura creato avevalo superiore agli altri
uomini, pensato avete, che fatto per illuminarli, lo fosse ancora per soccorrerli. Colla sola
raccomandazione delle vostre disgrazie, senz’altro sostegno che quello della vostra coscienza,
sperato avete di trovar in esso lui un giudice superiore a tutti i pregiudizj, un difensor vincitore
di tutti i timori. Non vi siete ingannati. Gioiste delle lagrime ch’egli mescolò colle vostre.
Accolti nelle sue braccia, nel suo seno, vi rendeste sacri, e la persecuzione cominciò ad
allontanarsi da voi. Ah quel momento gli fu più dolce, e più caro di quello in cui vide trionfare la
sua Zaira e la sua Merope, e a dismisura l’aggrandì al nostro guardo. Oh com’è bello il vedere il
genio cagionare agli uomini radunati delle possenti mozioni! e quant’è più augusto allorchè
s’intenerisce ei medesimo sulle altrui sciagure, e giura di vendicar l’innocenza!” Ecco come
originalmente si esprime su questo passo il Giornalista di Parigi. “Quel pathétique! quel abandon!
quel charme entrainant daus ce tableau! comme le coleurs y sont habilement ménagées! l’art n’y est
qu’accessoire; il est subordonné à la nature: c’est elle qui commande; aussi le double sentiment
d’admiration & de pitié qu’on éprouve. semble-t-il n’être produit que par la situation des
personnages.“ Domenica p. p. li Povegliotti1secondo l’annua costumanza si presentarono a S. S. che li ricevè in
berretta a tozzo, e dopo il solito complimento loro permise il bacio alla faccia d’uso antichissimo.
Furono poi trattenuti a pranzo col suo Cavaliere. Nella mattina del Lunedì susseguente passò S. S.
alla visita dell’Arsenale. Sabbato v. nell’Eccellentissimo Collegio si ballotterà la riconferma
dell’attuale Console d’Aleppo, che però ha due concorrenti. Accennò la Lettera di Padova in data 18
corrente l’elezione di quel Nobil Consiglio delli sei Presidi all’esazione delle Pubbliche Gravezze.
Questa si fece per ordine dell’Eccellentiss. Senato, e mandati li sei nomi alla ballottazione di
questo Eccellentiss. Collegio li tre scelti con tutti i 27 voti che lo composero furono li Nob. Sig.
Conte Cittadella, March. Scovin, Co: Zacco Lion. Non potendo resistere ad un’obbligante ricerca
limitata discretamente, avvisiamo che nel fatto di Verona da noi escluso ci entra un Predicatore
Genovese. Trattenimenti Nobili. Nel corso di questi passati giorni le illustri Accademie che
decorano la Società di questa Metropoli diedero de’grati spettacoli a’quali intervennero i
Forastieri di qualità, che quì si ritrovano. La notte dello scorso prossimo Lunedì seguì in questa
superba Sala de’Nobilissimi Filarmonici una Festa di Ballo, che durò sino allo spuntare del giorno,
e fu come l’altre tutte date da questa splendidissima Società di compiuta magnificenza. Jeri seguì
il Giudizio della Causa di Vacui al Cons. Eccell. di 40. C. V. trà i NN. HH. Semitecolo, e S. E. la
N. D. Kav. Morosini a cui fu favorevole con voti 18( al Taglio 14 al Laudo N. S. 1. Il Sig. Le Noble
si esibisce per insegnare la Lingua Francese con un metodo breve e facile, onde uno scolaro
diligente possa nel corso di mesi sei leggerla, scriverla, e parlarla. Insegna pure agli
oltremontani la lingua Toscana, secondo l’agevole metodo del Veneroni, traduce dal Francese,
Lettere, Libri, Scritture ec. Dà lezioni ancora di bel carattere. Il suo ricapito è dal Parrucchiere
a canto la Locanda della Regina d’Inghilterra al Ponte de’Fuseri. Si Ricevono le associazioni per questo foglio da’Libraj Colombani a S. Bartolommeo,
e Curti a S. Giuliano.
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Parte Seconda.
Della Cantata.
Zitat/Motto
Dom. Udite, Figli, udite, Qual della loro union soave pegno Il Senno e
la Fortuna Vi diero in questo dì. Quel che vi adora, Quel che ne’patrii uffizj Sì provido vegliò,
quel che sì caro Alle provincie, e a me sempre si rese, Lodovico Manin il Trono ascese. Io lo
presento a voi: Tutti onorate in lui L’immagine di me. Voi lo vedrete Regger sempre sull’orme Di
ragion conduttrice Quanto fa, quanto pensa, e quanto dice. Voi lo vedrete in Trono, Egual sempre a
se stesso, Col Merto in fronte espresso, Con l’Innocenza in cor. Le patrie Leggi in soglio Ei
serberà primiero: Ei del comun Impero Proteggerà l’onor. Fortuna. Oh quanta gioja a questi Figli in
volto Io veggio sfavillar! Oh come anch’io Esulto all’altrui ben! Tempo. Oh quanto sei Da te stessa
diversa in questo istante! Tu che affetti e sembiante Sempre amasti cangiar, come ora puoi Gioir al
ben altrui? Come dal Senno Puoi lasciarti guidar? Meco solevi Rapida quà e là volar disciolta: Meco
potevi pur . . . Fortuna. Taci una volta. Più non ti voglio udir, Vecchio severo, Distruttor delle
cose, Nemico di Natura, invido, atroce, Degno ministro del Destin feroce. Io quì voglio restar.
De’doni miei Quì non abusa alcun. Quì servo al Senno, Quì premio la Virtù. Nel nuovo Duce; Per cui
l’Adria tu vedi in gioja e in festa, Un luminoso esempio a te si appresta. Tempo. Se
quì restar tu vuoi, Se quì gioisce ognun, per mia vendetta Io degli anni fugaci Il corso affretterò.
Fortuna. Ma sempre invano. Tu quì vedrai succedersi a vicenda E le gioje, e gli onor. L’Adria vedrai
Pria l’alte rinnovar pompe solenni: Poi co’raccolti Figli Il Commercio esultar, e offrir divoto Di
gloria inni veraci Gli Adriaci Figli d’Armonia seguaci, Della gioja comun mostrarsi a parte, E con
regali modi Del Duce amico celebrar le lodi. Sarà su queste sponde Sempre del dì che parte Più lieto
il nuovo dì. Da questo istante Io mille all’Adria annunzio illustri eventi. Io le Venete antenne
Sull’onde seguirò. Pronuba io stessa Quì spargerò di fiori I talami secondi De’pacifici Eroi. Quì
sorgeranno Nuove scene, nuove Arti, e nuove Scuole: Sempre maggior, e insieme Più felice sarà
l’Adriaca Prole; E degli ospiti Re sempre alle ciglia Sembrerà tutta l’Adria una famiglia.
Bell’Adria riposa Tranquilla e sicura: Fortuna ti giura Costanza e favor. Degli anni sul fiore Tu
sempre vivrai: Tu sempre sarai De’Numi l’amor Senno. No, Fortuna non mente, Ah troppo certi Sono gli
augurj. Alla gran scelta arrise Con benefico lume Ogni stella nel ciel, ed ogni Nume . . . Ma qual
novella luce S’apre dinanzi a me! . . . L’alma mi sento Agitata da un Dio . . . Già spingo il guardo
Nelle venture età . . . Già mille io scopro Nel gemino emisfero opposte scene Di gioja, e di terror
. . . Pugnano insieme, Europa, i tuoi Ministri, I tuoi Duci, i tuoi Re . . . Fremer ascolto Mille di
guerra procellosi nembi . . . . Un s’innalza . . . un sovrasta . . . Un con l’altro s’addensa . . .
un cede . . . un torna . . . Chi minaccia, chi fulmini disserra, Chi navi affonda in mar, chi rocche
atterra. In mezzo alle procelle Sempre quà e là s’aggira intorno al soglio O il pallido Sospetto, o
il fiero Orgoglio . . . Ma nell’Adria la Pace Veggio sempre regnar . . . Di questo Duce Molti Nipoti
in Trono Veggio seder . . . Provoca il Tempo invano L’invidia degli Dei . . . Sempre io governo I
Veneti pensier: sempre Fortuna Nuovi tesori e nuove glorie aduna. Nel mirar fra le procelle Sempre
avvolto il Mondo intero, Si confonde il mio pensiero, Freddo gel mi stringe il cor. Ma se miro
questo Impero Che non cede alle vicende, Il piacer, che in me discende, D’ogni affetto è vincitor.
Tempo. Numi, che intesi mai! Dunque immortale Questo Impero sarà? Dunque volete, Che in
Terra io più non sia De’sogli lo spavento, E le moli più ricche e più superbe Più non possa coprir
d’arene e d’erbe? Senno. Frena l’ire impotenti. Se meco la Fortuna è sempre unita, Se la virtù
sempre s’innalza al Trono, Se tutto è caro al Ciel, tu fremi invano. Questo Dominio alfine Lascia in
pace fiorir: alfin rispetta Quest’augusta Città. Dell’onde in seno L’han fabbricata i Dei, E questi
ognora veglieran su Lei. Non furon mai le stelle Più fauste, o più ridenti: Già de’futuri eventi Si
tolse il denso vel. Dom. Gioite, o Figli miei: Già vi seconda il Ciel. Fort. Mai non regnò fra Dei
Concordia più fedel. Tem. (Di sdegno avvampo, e fremo: (Ho mille smanie in sen. Dominio, Senno,
Fortuna. (Il tuo furor non temo: (Io son felice appien. Tem. L’esser eterni in Cielo, O Numi, a voi
non basta? Quì meco si contrasta Sopra la Terra ancor? Sene (El vostro, o Dei, l’Impero: Fort. (Voi
lo serbate ognor. Senno. Ma quali voci io sento Da lunge risuonar! Sente. (Che placido concento
Fort. (S’appressa a noi dal mar! Coro. Viva l’Adriaco Impero, La gloria d’ogni Trono, Per cui beate
sono Le suddite Città. Viva l’Adriaco Padre, Che questo Trono ascese, Nunzio d’illustri imprese Alle
venture età. Tem. (Volate, o Geni alteri, (A questi lidi intorno: (Mirate in questo giorno (L’altrui
Felicità. a 4 Dominio, Senno, e Fortuna. (Volate, o Geni amici, (A questi lidi intorno: (Mirate in
questo giorno (L’altrui Felicità. Coro. Viva ec.
In Senato. 23 cor.
Capitan delle Navi dura m. 36. s. Ant. Marin Priuli di s. Alv. Fin. s. And. Querini di s. Zuan. K.In M. C. 24 detto.
Conte e Prov. a Liesina m .24 s. Z. And. Corner qu: Nic. F. s. Zuanne Venier qu: Is. Pod. a Dignan m. 16. s. Nic. Balbi qu: Z. Ant. F. s. Zorzi Balbi qu: Z. Ant. Pod. a Castel Baldo m. 16. s. Zorzi Balbi qu: Marc’Ant. F. s. Alv. Minio qu: Alv. Prov. in Asso m. 24. s. Lancillotto Bon qu: Carlo F. s. Zorzi Bon di s. Nic. Giudice al Mobile s. Annib. Badoer di s. Piero 1mo. F. s. Vic. Tron di s. Zuanne. Offiz. al Formento a S. Marco. s. Santo Contarini di s. Franc. F. s. Valerio Dolfin qu: In. Visdomino alla Tana s. Eman. Venier qu: Cam. F. s. Dan. Condulmer di s. P. Ant. Offiz. alla Ternaria Nuova s. Telemaco Corner qu: Ulisse. F. s. Zorzi Barbaro di s. Is. M. Visd. al Font. de’Tedeschi. s. Val. Soranzo qu: Ant. Lor. F. s. Lor. Contarini qu: Ben. Offiz. alla Messetteria. s. Franc. Balbi qu: Z. Bat. F. s. Vic. Donà qu : Marin. Offiz. al Dazio del Vin. s. Ang. Cassetti qu. Flam. F. s. Polo Michel. Della Giunta al Cons. di Pregadi. Suppositi. s. Giac. Grimani il Sav. di T. Ferma. Anzi che ripetere quanto s’è detto nell’anno scorso intorno alla solennissima Festa del giorno dell’Ascensione, meglio conviene all’occasione di rammentarla, di riportare, come si promise, gli storici documenti degli autori più accreditati che parlano della famosa vittoria ond’ebbe l’origine. Alberto Grantzio al Lib. 6. Cap. 37. della sua Sassonia. Annus erat septuagesimus septimus, & ut Eusebij continuator tradit octavus (est alij nonus) post mille centum; quum Imperator, iam Othone filio, quem Classi prefecit; Veneta classe intercepto, Venetias (ubi erat summus Pontifex Alexander) perducto, de pace, ac reconciliatione efficaciter cogitavit ec. Mat. Palmiero nel Cronico continuatore di quel d’Eusebio Cesariense: Alexander Pontifex timens Imperatorias vires Venetias refugit. Quapropter Imperator armavit contra Venetos classem, cui prefecti Othonem filium suum, & ad reposcendium Pontificem misit. Verum Otho, primo concursu navali prelio superatus, & captus, Venetias adducitur, & caetera. Nella Ist. Germanica in Latino del Mutio. “Imperator Federicus, uhi audivit Alexandrum Venetijs esse, & loco Summi Pontificis coli, mittit Othonem filium suum, cum armata Classe Venetias; ut reposcat Pontificem. Otho, primum patris mandatum, per nuncios in Urbem mittit: sed Veneti recusant daturos se Pontificem Ecclesie, legittime creatum caput, in manus bostis. Otho bellum indicit ut pater preceperat. Veneti Classes suas adversus illum mittunt. Superatum, & captum, vinctumque Othonem, in Urbem ducunt ad Pontificem, ec. Giov. Nauclero nel 3zo. Volume della quarantes. Generazione. Imperator audiens Summum Pontificem Venetiis esse, Othonem filium suum, cum armata Classe, ad reposcendum Summum Pontificem Venetias misit. Qui, & Venetis ob id, bellum movit. Cui statim Sebastianus Dux Venetorum occurens, facto congressu, ipsum superavit, & Venetias vinctum, perduxit, &c.Metatextualität
(Il resto Sabbato.)
Ebene 3
Exemplum
Il favorito d’un gran Signore, che beneficò co’suoi uffizj molte
persone sinchè godea la sua grazia, per ignote cause fu privato della medesima, e in capo ad un anno
si ridusse ad aver bisogno di quelli che aveva impiegati appresso il perduto suo Protettore. A
differenza degli altri tutti, che colla compassione sul labbro, e colla ingratitudine in cuore gli
negarono qualunque assistenza, si trovò il Segretario collocato in tal posto per di lui mezzo che fu
riconoscente, e gli somministrò tutti i soccorsi, che il suo stato poteagli permettere. Fu accusato
al suo Padrone, probabilmente da una di quell’anime ingrate, ed egli lo scacciò dal suo servizio
rimproverandolo di vivere in istretta amicizia con uno che meritata aveva la sua indignazione. Il
Secretario strinsesi nelle spalle, chinò il capo, ubbidì, e coraggio non ebbe di difendere la bella
causa della sua gratitudine. Ci fa egli sapere il caso onde la Gazzetta lo sparga, e moralizzi
sopr’esso. Lasciando farlo a’leggitori, è meglio tradurgli il seguente passo di Storia. Ei lo legga,
e vergognisi della sua debolezza. La virtù, l’innocenza, hanno un linguaggio, che si fa talvolta
rispettare sin da’tiranni. Così tutti usarne sapessero con intrepidezza eloquente!
Queste parole pronunziate con energia scossero l’animo d’Enrico, e lo costrinsero ad ammirare
la sua riconoscenza. Egli lo creò Cavaliere sul fatto, e poco dopo lo nominò Consigliere privato.
Ebene 4
Exemplum
Il Cardinal Wolsey Ministro e favorito d’Enrico VIII. Re d’Inghilterra
ebbe la sventura di spiacere al suo Padrone, onde videsi esposto al disprezzo de’Cortigiani, ed
all’odio del Popolo. Il solo Fitz-VVilliams, che da lui ricevuti aveva alcuni benefizj, osò difendere la sua causa, e far l’elogio de’suoi talenti. Fec’egli di più: gli offrì la sua
casa di campagna, e lo scongiurò di passarvi almeno un giorno colà in sua compagnia. Il Cardinale,
sensibile a questo tratto di riconoscenza vi si portò, e fu ricevuto con quella svisceratezza, che
caratterizza un’anima pura ed ingenua. Enrico lo seppe, fece venire dinanzi a sè VVilliams, e gli
chiese in tuono di sdegno com’egli avesse osato di ricevere in casa sua un uomo accusato, e
dichiarato colpevole di lesa Maestà. Sire, rispose VVilliams, io son penetrato per V. M. dalla
sommissione più rispettosa. Non son nè cattivo cittadino, nè infedel suddito. Non è il Ministro
disgraziato, nè il reo di Stato, che accolsi nella mia abitazione; è il mio antico e rispettabile
benefattore, quello che diedemi il pane, ed a cui son debitore della fortuna, e della tranquillità,
ch’ora godo. Ed avrei potuto abbandonare nella sua disgrazia un padrone sì generoso, un protettor sì
magnanimo? Sarei stato il più ingrato degli uomini.
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Brief/Leserbrief
Brescia 24 Maggio 1789 Oggi ha fatto il solenne ingresso S. E.
Alessandro Albrizzi nostro Capitanio, essendosi con treno superbo di carrozze, ed accompagnato da S.
E. Barbaro Podestà, da’Sign. Pubblici, e dal fiore di questa Nobiltà, in mezzo alla Milizie Urbane,
portato alla solita Chiesa di S. Maria delle Grazie ad udire la Messa, seguito sempre da una folla
di gente che continuamente gridava evviva S. E. Capitanio.
Libri nuovi. Quella Commedia, che in questo Teatro a Sant’Angiolo s’è tante
volte replicata con pienissimo concorso, ed universale applauso; ch’ebbe lo stesso felice destino in
tutti gli altri Paesi ovunque fu recitata dalla Comica Compagnia del Sig. Pelandi, intitolata Il
Duca di Borgogna o siano i falsi galantuomini s’è stampata da questo Librajo Gio. Ant. Curti in
Merceria di S. Giuliano vicino al Caffè di Menegazzo, e si vende al prezzo di soldi 30. Darà questo
in luce trà poco l’altra intitolata il Pittore Naturalista non meno fortunata, e compilata dallo
stesso Autore Sig. Friderici. Io venero, ci scrive un Incognito, la memoria del gran Voltaire, come
autore; la lettura delle cui opere ricreano il mio spirito, ed illuminano il mio intelletto; ma per
quanto lesse su certi Opuscoli, e ho udito dire di lui, sono tentato a detestarlo sul punto de’suoi
costumi. Questo Signore non ha letto per quanto scorgesi l’Elogio di quel grand’uomo scritto da M.
de la Harpe. Il seguente passo potrà trarlo d’inganno. “Colà, (a Ferney) o miseri figli di Calas, e
tu sventurato Sirven, coperti de’cencj dell’indigenza, e bagnati dalle lagrime della disperazione,
vittime d’un atroce fanatismo, e d’una barbara Giurisprudenza, abbracciaste le sue ginocchia, gli
raccontaste i vostri disastri, ed imploraste i soccorsi della sua pietà. E chi vi conduceva nella
campestre solitudine d’un canuto Filosofo? Non vi fu detto, ch’egli fosse un uomo possente per i
suoi impieghi, e per i suoi titoli. Voi non gli vedeste intorno alcun di que’segni fastosi di
pubbliche funzioni, che annunziano un sostegno ed un salvaguardia a chiunque fugge l’oppressione, e
foste a’suoi piedi! e l’invocaste come un Dio tutelare! Forse non si conosceva da voi che il suo
nome, e la sua fama; e solo avendo inteso dire che la Natura creato avevalo superiore agli altri
uomini, pensato avete, che fatto per illuminarli, lo fosse ancora per soccorrerli. Colla sola
raccomandazione delle vostre disgrazie, senz’altro sostegno che quello della vostra coscienza,
sperato avete di trovar in esso lui un giudice superiore a tutti i pregiudizj, un difensor vincitore
di tutti i timori. Non vi siete ingannati. Gioiste delle lagrime ch’egli mescolò colle vostre.
Accolti nelle sue braccia, nel suo seno, vi rendeste sacri, e la persecuzione cominciò ad
allontanarsi da voi. Ah quel momento gli fu più dolce, e più caro di quello in cui vide trionfare la
sua Zaira e la sua Merope, e a dismisura l’aggrandì al nostro guardo. Oh com’è bello il vedere il
genio cagionare agli uomini radunati delle possenti mozioni! e quant’è più augusto allorchè
s’intenerisce ei medesimo sulle altrui sciagure, e giura di vendicar l’innocenza!” Ecco come
originalmente si esprime su questo passo il Giornalista di Parigi. “Quel pathétique! quel abandon!
quel charme entrainant daus ce tableau! comme le coleurs y sont habilement ménagées! l’art n’y est
qu’accessoire; il est subordonné à la nature: c’est elle qui commande; aussi le double sentiment
d’admiration & de pitié qu’on éprouve. semble-t-il n’être produit que par la situation des
personnages.“ Domenica p. p. li Povegliotti1secondo l’annua costumanza si presentarono a S. S. che li ricevè in
berretta a tozzo, e dopo il solito complimento loro permise il bacio alla faccia d’uso antichissimo.
Furono poi trattenuti a pranzo col suo Cavaliere. Nella mattina del Lunedì susseguente passò S. S.
alla visita dell’Arsenale. Sabbato v. nell’Eccellentissimo Collegio si ballotterà la riconferma
dell’attuale Console d’Aleppo, che però ha due concorrenti. Accennò la Lettera di Padova in data 18
corrente l’elezione di quel Nobil Consiglio delli sei Presidi all’esazione delle Pubbliche Gravezze.
Questa si fece per ordine dell’Eccellentiss. Senato, e mandati li sei nomi alla ballottazione di
questo Eccellentiss. Collegio li tre scelti con tutti i 27 voti che lo composero furono li Nob. Sig.
Conte Cittadella, March. Scovin, Co: Zacco Lion. Non potendo resistere ad un’obbligante ricerca
limitata discretamente, avvisiamo che nel fatto di Verona da noi escluso ci entra un Predicatore
Genovese. Trattenimenti Nobili. Nel corso di questi passati giorni le illustri Accademie che
decorano la Società di questa Metropoli diedero de’grati spettacoli a’quali intervennero i
Forastieri di qualità, che quì si ritrovano. La notte dello scorso prossimo Lunedì seguì in questa
superba Sala de’Nobilissimi Filarmonici una Festa di Ballo, che durò sino allo spuntare del giorno,
e fu come l’altre tutte date da questa splendidissima Società di compiuta magnificenza. Jeri seguì
il Giudizio della Causa di Vacui al Cons. Eccell. di 40. C. V. trà i NN. HH. Semitecolo, e S. E. la
N. D. Kav. Morosini a cui fu favorevole con voti 18( al Taglio 14 al Laudo N. S. 1. Il Sig. Le Noble
si esibisce per insegnare la Lingua Francese con un metodo breve e facile, onde uno scolaro
diligente possa nel corso di mesi sei leggerla, scriverla, e parlarla. Insegna pure agli
oltremontani la lingua Toscana, secondo l’agevole metodo del Veneroni, traduce dal Francese,
Lettere, Libri, Scritture ec. Dà lezioni ancora di bel carattere. Il suo ricapito è dal Parrucchiere
a canto la Locanda della Regina d’Inghilterra al Ponte de’Fuseri. Ebene 3
Brief/Leserbrief
Brescia 24 Maggio 1789
D’affittare.
Casa grande in Contrada di Santa Margarita in Corte del Formaggier, con tutte le sue comodità, pozzo, e riva. Chi la desidera parli col Luganegher in Campo vicino al traghetto. Casa posta in Contrada di San Boldo giù del Ponte Storto, chi vi applicasse parli con il Marangon in Campo a San Salvador.1Abitanti d‘ un‘ Isoletta vicina a Malamocco.
