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        <title>Num. 37</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Ingrid Scherk</name>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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          <name> Angelika Hallegger</name>
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        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-01-18">18.01.2016</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 289-296 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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Arte</term>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 37.</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Sabbato 9. maggio 1789.</hi></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
<milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone></p>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">Continuazione<lb></lb></hi><hi rend="italic">Delle Avventure di un Comico
ambulante.</hi></head>
<p rend="SO"><milestone unit="EX" xml:id="FR.4"></milestone> Ricomparvi in iscena nel carattere di <hi rend="italic">Bajazeth</hi>. Pareva che la Natura m’avesse formato espressamente per la
rappresentazione d’un tal Personaggio. Son grande, ho la voce rauca, e con un gran turbante calcato
sugli occhi aveva l’aria del più fiero munsulmano, ch’abbia veduto mai l’Oriente. Nel dare i primi
passi sul palco scossi sì bene le mie catene, che il Teatro ebbe a rovinar dagli applausi.
Addolcendo i miei guardi con un sorriso grazioso, e profondamente inchinandomi verso gli Spettatori,
ravvivai ed accrebbi il plaudente romore. Siccome la parte di <hi rend="italic">Bajazeth</hi> è
appassionata estremamente, ebbi la precauzione di rinforzare i miei spiriti con tre bicchieri di
buon vino nostrale. È inconcepibile il calore ch’io misi nella mia declamazione. Tamerlano appetto
mio non fu che uno stolido. Tratto tratto egli voleva alzare il suo tuono di voce, ma io l’abbassava
ben presto colla superiorità, e col vigore del mio. I miei gesti eran ammirabili, variate
all’infinito le mie positure, innumerabili le mie esclamazioni. Che frastuono allorch’io
incrocicchiava le mie braccia sul petto! Osservai che a… ciò produceva un effetto meraviglioso. In
due parole mi son coperto di gloria, e fui riguardato come un prodigio. Tutte le Dame di… vennero a
complimentarmi su’miei talenti. Le une lodavano la mia voce, altre la mia figura. <hi rend="italic">Sull’onor mio, disse una d’esse, egli diverrà ben presto uno de’migliori Attori d’Europa; son io
che lo dico, e me ne intendo abbastanza.</hi></p>
<p>Un Commediante è sempre sensibile alle prime lodi, e le riceve come un favore; ma quando gli
vengono prodigalizzate, le prende come un tributo rapito dal suo merito. In vece di ringraziare
quelli che mi ricolmavan <pb n="290"></pb> d’elogj, io m’applaudiva in me stesso, e non di rado aveva
l’impertinenza d’essere stato trattato come l’insolenza mia meritava, il che ora vedremo.</p>
<p>Abbandonammo quel Paese ove le Dame d’onore giudicano sì bene delle Composizioni Teatrali, e
meglio ancora decidono del merito degli Attori. Entrai colà smoccolator di candele, e mi son partito
un Eroe. Così và il Mondo: oggi lacchè domani gran Signore. Io potrei dir d’avvantaggio fu questo
soggetto, ch’è veramente sublime; ma non si parli della fortuna, e delle sue bizzarrie; questo
incomoderebbe il sollazzo. Da . . . . passammo a . . . . . luogo celebre per l’amenità del suo sito,
e per il genio bizzarro de’suoi abitatori. Nelle prime Recite io brillai al mio solito, e son
persuaso che sarei passato lungo tempo per il più gran Commediante dell’Universo senza il seguente
avvenimento crudele.</p>
<p>In una Commedia ossia Pasticcio poetico, composta dalla nostra Compagnia, nella quale tutti
misero qualche cosa, e in conseguenza ebbi anch’io la mia porzione di merito come autore,
intitolata, non so perchè, <hi rend="italic">Lo sconcerto domestico</hi> io sostenni un carattere
ridicolo, che divertiva moltissimo. Al solo prender tabacco mi venivano i più lusinghieri segni
d’ammirazione. Quando poi bastonava un curiale le donne erano convulse dal ridere. Venne per mia
disdetta una maledetta Provinciale, che aveva dimorato nov’anni a . . . . Capitale dello Stato
. . . . e pretese per ciò di fare l’Oracolo del gusto, che si doveva adottare colà. Le si parlò
de’miei talenti, ciascuno m’innalzava alle nuvole: e nondimeno ella ostinavasi a non voler giudicare
che per suo sentimento, non potendo persuadersi che un Istrione ambulante (le si perdoni il termine)
potesse esser proprio ad altro, che a far languire di noja. Essa stordiva tutte le Società delle
lodi di . . . . . celebre Commediante, e non parlava che delle Comiche Compagnie della Metropoli ove
aveva soggiornato. Finalmente si persuase di venire allo Spettacolo. Fui secretamente avvertito, che
alla mia prima rappresentazione doveva avere questo terribile giudice. L’avviso non mi sbigottì
punto. Comparvi in iscena d’un’aria libera e disinvolta, con una mano nella cintura de’miei calzoni,
e l’altra cacciata al petto nel mio farsetto, come vidi fare nelle gran Città un Commediante di
grido; ma in vece che badassero a me vidi che tutti gli spettatori rivolgevano il guardo alla
Provinciale tornata dalla Metropoli, per aver segno da lei d’applaudirmi o fischiarmi. Apro la mia
tabacchiera, prendo tabacco; la Provinciale si compone in una serietà che mi agghiaccia, la quale
poco a poco si sparge su tutti i volti. Rompo il mio bastone sulle spalle del Curiale; la
Provinciale alza le sue, e tutti gli ascoltatori fanno lo stesso. Finalmente mi metto a ridere della
migliore grazia del Mondo, ma non sono più fortunato. Confesso che in quel momento mi vidi
totalmente perduto. Le mie risa sforzate non furono più che sconcj sberlessi: e mentre io tentava
rappresentare la giocondità, negli occhi mi si leggeva la più profonda tristezza. In poche parole,
la Provinciale venne alla Commedia colla intenzione ch’io non le piacessi, e le dispiacqui. Così
spirò la mia gloria. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizia Funesta.</hi></head>
<p rend="SO">Un Letterato d’estero Stato, che da alcuni anni dimorava in questa Ca-<pb n="291"></pb>pitale, e si esercitò incessantemente ne’più penosi lavori delle traduzioni, e delle correzioni,
non meno che in certe compilazioni faticosissime, senza mai uscire da’languori della miseria: solito
destino della maggior parte di quelli che si stemprano il cervello per i ibraj e stampatori del
nostro Paese, iscrisse al Caffè di <hi rend="italic">M. . . . . .</hi> la sera delsa p. p. Domenica
un Foglio diretto Pad un suo Compatriotta, che gli fu recato nella seguente mattina. Questi intese
all’aprirlo, che lo scrivente aveva determinato a sangue freddo il suo suicidio per sottrarsi
filosoficamente a’mali d’una travagliata esistenza. Accusò in esso principalmente la crudeltà della
sua albergatrice, che per un credito di l. 54 lo cacciò di Casa, e gli trattenne alcuni originali, e
stampe, che l’hanno molto pregiudicato. Non si fa più nulla di lui, e secondo la sua relazione,
fermamente si crede chi siasi affogato in queste Lagune.</p>
<p>Dio volesse ch’egli non avesse data esecuzione ad un sì tremendo pensiero, e che in vece del suo
cadavere rigurgitato dal mare, rivivesse tra noi a chi lo stima uno sventurato uomo di merito per la
cui salvezza ora si vantano, che dati avrebbero anche cinquantaquattro zecchini alcuni, che forse
nelle strette de’suoi bisogni gli hanno negato 54 soldi.</p>
<p>Non è questo il tempo da palesare il suo nome. Stimiamo soltanto dovere d’avvisare che la sua
patria è Reggio di Calabria affine di sottrarre da orridi dubbj le famiglie d’altri esteri Paesi,
che qui avessero de’Letterati parenti meschini.</p>
<p>Si consolino intanto tanti oziosi maldicenti e buffoni a’quali nulla mai manca sebben nulla
fanno, o fanno soltanto del male. Essi non saranno mai in pericolo di queste dannate risoluzioni
dalle quali Iddio tenga lontano ogni uomo.</p>
<p>Questa notizia era destinata al Foglio di Mercordì, ma se ne sospese la stampa per una falsa voce
della sua salvezza prodotta da un artifizio tendente ad iscoprire se l’infelice, avendo finito, si
tenesse nascosto. Svanirono la notte del Martedì tutte le speranze concepute da’suoi veri amici.</p>
<p>I dilettanti di Cause si lagnano vedendone privi questi fogli da qualche tempo. Oda le loro
querele il nostro parziale <hi rend="italic">Forense</hi>, e temer non ci faccia col suo lungo
silenzio la perdita d’un favore, che ci riesce di tanto sollievo ed utile.</p>
<p>La seguente ci è venuta d’altra mano, e soltanto Venerdì della passata settimana, benchè di non
freschissima data.</p>
<p><hi rend="italic">Il qu. </hi>Andrea Conter <hi rend="italic">Nobile di Brescia dispose con suo
Testamento una Eredità grandiosa nell’anno 1647. li 10. Agosto, e dopo la disposizione di alcuni
Legati alli Signori Conter, lascia di tutti li altri suoi beni Erede sua figlia </hi>Emilia <hi rend="italic">maritata in Marc’Antonio</hi> Scalvino. <hi rend="italic">Prevede il caso che la
stessa passasse ad altro matrimonio, o morisse e ciò verificandosi vuole eredi instituiti e
sostituiti li figli maschi nati, e che nasceranno di essa, dal det- suo Marito, o figli de’figli
maschi, per stirpe e non per capi, volendo mostrar questo affetto alla famiglia de’Signori</hi>
Scalvini, <hi rend="italic">con condizione ancora che morendo alcuno d’essi figli senza figli maschi
legittimi succedano gli altri o i loro Figli maschi come di sopra con reciproca instituzione, e
sostituzione volgare e fideicomissaria tra detti figli della Signora</hi> Emilia <hi rend="italic">e
tra li figli d’essi figli maschi </hi>ut supra <hi rend="italic">caso ch’uno o più morissero senza
prole mascolina. Proibisce a’detti di non poter mai far </hi><pb n="292"></pb>
<hi rend="italic">alienazioni, volendo et espressamente comandando che tutti essi beni restino
sempre ed in tutti i momenti appresso detta figlia e suoi figli, e figli de’figli come di sopra.
L’ultimo paragrafo poi è il seguente, a parola per parola.</hi></p>
<p><hi rend="italic">“Proibendo inoltre a detta Signora</hi> Emilia <hi rend="italic">suoi figli
maschi, e figli de’figli, come di sopra, il far distrazione alcuna di legittima, di Tribellianica o
quinta statutaria; e ciò durante la vita di detta Signora, figli, e figli di figli come di sopra
affine, che tutti essi beni restino nelle persone loro drittamente con l’ordine detto di sopra, ma
in caso che per l’estinzione di tutte le predette linee, si purificasse il caso del fideicomisso a
favore delli Signori</hi> Conter, <hi rend="italic">vuole, che l’ultimo gravato de’Signori</hi>
Scalvini, <hi rend="italic">ovvero i suoi Eredi, possano fare le dettrazioni che de jure le
competessero. La stessa proibizione d’alienazione, in tutto come di sopra, il detto Signor Testator
fà, et ingionge anco a tutti li Signori</hi> Conter <hi rend="italic">per i beni lasciati ad essi
per ragion di legato, ed anco per li beni, che potessero in loro capitare in virtù delle
sostituzioni sopradette come se di parola in parola fosse anco, quanto alle loro persone distesa,
sin alle dettrazioni per l’ultimo inclusive.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Li casi verificati sono li seguenti da’quali è derivata la importante
causa.</hi></p>
<p>Emilia <hi rend="italic">ebbe il solo maschio</hi> Calimerio <hi rend="italic">figlio capace,
quale per il testamento era gravato. Morì</hi> Calimerio <hi rend="italic">e si verificò il caso per
il fideicomisso a favor delli</hi> Conter, <hi rend="italic">e passò la facoltà in </hi>Francesco
<hi rend="italic">figlio di</hi>
<hi rend="italic">Agostino per metà, ed in</hi> Gio: Battista <hi rend="italic">figlio di</hi> Gio:
<hi rend="italic">per l’altra metà. Morì</hi> Francesco <hi rend="italic">quale avendo li quattro
figli era gravato, e tra questi seguirono le divisioni. Morì il Reverendo</hi> Don Andrea <hi rend="italic">l’anno 1782. ch’è uno delli 4. fratelli dividenti, e con suo Testamento dispose delli
Beni avuti in divisione e di tutto il suo a favor di</hi> Francesco Conter <hi rend="italic">figlio
di</hi> Agostin <hi rend="italic">suo nipote instituendolo Erede proprietario, assieme con</hi>
Lionardo Conter <hi rend="italic">suo fratello in figura di usufruttuario, ed alli figli di</hi>
Clemente <hi rend="italic">lascia 100. oncie d’argento.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Questi figli di</hi> Clemente <hi rend="italic">sostenendo che fosse esso
Testator suo Zio gravato delli beni che possedeva dipendenti dal Testator 1647 e che dovessero
essere fideicomissi perpetui sentenziarono a Legge il Testamento 1647. nel Foro di Brescia, ed
opposta dalli Nobili Signori </hi>Leonardo e Francesco <hi rend="italic">Eredi di questo ultimo
Testatore seguirono reciproche contestazioni, negando questi ultimi vocazion e caso agl’altri, e li
primi sostenendo che fosse il Testator ultimo 1782. gravato alli </hi>Conter <hi rend="italic">e di
conseguir in conseguenza la loro porzione</hi>. <hi rend="italic">Seguì spedizione absente a Brescia
a favor delli figli di</hi> Clemente, <hi rend="italic">che fù appellata dalli Signori </hi>Leonardo
<hi rend="italic">e</hi> Francesco Conter. <hi rend="italic">Fù fatto il pender dalli figli di</hi>
Clemente <hi rend="italic">e li 17. Aprile scaduto seguirono le seguenti dispute. L’Avvocato</hi>
Orlandi <hi rend="italic">al Taglio ha sostenuto che il fideicommisso fosse instituito e sostituito
in tre soli gradi e non più nella Famiglia</hi> Scalvini, <hi rend="italic">e lo provava con
</hi>Emilia <hi rend="italic">primo Grado, con li figli di questa secondo, e figli de’figli terzo; e
sosteneva che non sostituendo il Testator altri fosse in conseguenza in tre gradi e non più.
Soggiungeva poi che così doveva esser in tre soli Gradi nelli</hi> Conter <hi rend="italic">sostiuiti, e cominciando esso il grado dal primo </hi>Conter <hi rend="italic">beneficato con beni
di Legato, ch’era</hi> Agostino <hi rend="italic">figlio di </hi>Francesco, <hi rend="italic">cominciava da questo il primo grado, poi il secon-</hi><pb n="293"></pb><hi rend="italic">do in</hi>
Francesco, <hi rend="italic">ed il terzo nelli figli di questo, ch’erano li 4 Fratelli dividenti; e
perciò sempre sosteneva libera la porzione di cadauno. </hi>Stefani <hi rend="italic">al Laudo ha
risposto e propose essere il Fideicomisso perpetuo e lineare, e non in 3 gradi, e lo provò come
segue. Sostenne egli che il Testatore volendo con un sempre condizionati li Beni, e con un mai
disponibili, avesse in conseguenza ciò forza di perpetuità. Soggiunse che contemplava maschj e
prole, e che poi chiudeva, che mancando le predette linee voleva il fideicom. passato nelli</hi>
Conter <hi rend="italic">con che propose: che la mancanza delle linee non dovesse esser delli 3
gradi; che la linea non sia il grado; e che chiamando il Testator l’estinzion delle linee esser
dovessero queste quelle che da figli e figli de’figli d’Emilia venissero formate, quali arrivando
sino all’ultimo de’maschj ch’estingue le linee dovessero in conseguenza essere fideicomissi li beni
in tutti li discendenti maschj. Soggiunse poi che il Testator anche instituendo un benefizio di
Cappellania perpetua con obbligo a’suoi eredi di eleggere il Cappellano, anche tal cosa provasse la
volontà del Testatore; che passando dunque il fideicom. nelli </hi>Conter <hi rend="italic">colle
stesse Leggi come se fosse parola per parola, in conseguenza il Testator 1782 non potesse disporre
ma i beni siano fidecom. in tutti li maschi. Quando poi alli gradi, se vero fosse il sostenuto,
provò che il primo dovrebbe cominciar nelli </hi>Conter <hi rend="italic">solo al primo del caso:
cioè alla morte di</hi> Calimerio <hi rend="italic">in</hi> Francesco Conter <hi rend="italic">primo
grado, e secondo grado essendo li 4 Fratelli figli di questo sempre sotto gravami al – terzo grada,
che sono li figli di questi. Rispose</hi> Santonini <hi rend="italic">in terza Disputa, con forza e
con argomenti volendo far conoscere che le perdette linee sono le predette persone, cioè li gradi
nominati; ma rispose il </hi>Cromer <hi rend="italic">in quarta disputa che le predette linee devon
essere quelle formate dalle predette persone; e che in conseguenza le linee non essendo gradi nè
punti continuano sino all’ultima. Chiuse col dimostrarlo un perpetuo fideicom. in tutti li maschj
Scalvino, e così in tutti li maschj </hi>Conter; <hi rend="italic">perchè il Testator li sostituisce
come se fosse di parola in parola quanto alle loro persone esteso sin alle dettrazioni per l’ultimo
inclusive; terminò poi con altri importanti riflessi ed argomenti sicchè nacque il seguente Giudizio
che decise di 2 mila duc. d’entrata.</hi></p>
<p><hi rend="italic">al T</hi>. 13. <hi rend="italic">al L.</hi> 18. ( <hi rend="italic">N.</hi> 5.
1.</p>
<p>Av. al Taglio <hi rend="italic">Orlandi e Santonini</hi>.</p>
<p>Interrut. Facini <hi rend="italic">Interv. Fedrigo</hi>.</p>
<p>Al Laudo <hi rend="italic">Stefani e Cromer</hi></p>
<p>Interv. <hi rend="italic">Tabacchi</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Belle Lettere.</hi></head>
<p rend="SO">Da’torchj del Cagnani di Ceneda è uscito l’<hi rend="italic">Elogio</hi> del N. U. <hi rend="italic">Marc’Antonio Giustiniani</hi> per la compiuta Logotenenza della Patria del Friuli,
dedicato alli magnifici Signori Deputati della Città d’Udine dall’Illustrissimo Signor <hi rend="italic">Girolamo Perucchini</hi>, che fu impiegato nel Ministero di quel Reggimento, com’è
accennato nel giustissimo veritiero suo Elogio in cui per far onore a’vivi incomodate non si sono
l’ombre de’morti, nè l’adulazione prestò i suoi mendaci colori per far un bello ma non fedele
Ritratto. Le lodi risultano da’fatti, nè si avanza proposizione ad onore di S. E. che sostenuta non
sia da uno storico fondamento.</p>
<p>S’è impressa su questi Fogli l’Inscri-<pb n="294"></pb>zione scolpita in marmo sul pubblico Palazzo
di Tolmezzo; ed ora raccogliamo in questo gli altri monumenti della sua gloria eretti dalla
gratitudine all’ottimo suo governo, tratti dal predetto Elogio.</p>
<p>Per la liberazione del Friuli dalla Truppa di Masnadieri che l’infestava diretta dal famoso <hi rend="italic">Pagnuti</hi>, quella Patria fece coniare in bronzo una medaglia col busto alla
militare di S. E. nel cui contorno leggesi.</p>
<p>M. <hi rend="italic">Ant</hi>. <hi rend="italic">Justiniano</hi>. P. F. I. <hi rend="italic">Præt.</hi> e sotto il busto <hi rend="italic">Patrie</hi>. VI. <hi rend="italic">Viri &amp;
Ruralium. Sindici</hi>.</p>
<p>MDCCLXXXIX.</p>
<p>Nel rovescio v’è un fascio d’armi: da fuoco e da punta sotto cui <hi rend="italic">Arma. Domitis.
Latronibus. Extorta</hi></p>
<p>Nel Contorno</p>
<p rend="CI"><hi rend="italic">Ob. iter. Viatorum. totum. et. securit. Pub. Restitutam.</hi></p>
<p>Fra <hi rend="italic">Venzone</hi> e <hi rend="italic">Tolmezzo</hi> fece erigere S. E. de’ponti
di <hi rend="italic">romana arditezza</hi> ove si scolpì dalla riconoscenza di <hi rend="italic">quegl’industri alpigiani</hi>.</p>
<p><hi rend="italic">Via &amp; Pontes</hi></p>
<p><hi rend="italic">Ausu Romano</hi></p>
<p><hi rend="italic">AEre &amp; arte Nationis</hi></p>
<p><hi rend="italic">Marco Antonio Justiniano</hi></p>
<p><hi rend="italic">Fori Julii optimo Proesidi</hi></p>
<p><hi rend="italic">Consilio &amp; praesentia juvanti</hi></p>
<p><hi rend="italic">arni et Tulmetienses in gratia recepti</hi></p>
<p>P. P.</p>
<p>A. D. MDCCLXXXIX.</p>
<p rend="SO">Alle seguente Inscrizione è d’uopo far precedere questo paragrafo dell’Elogio.</p>
<p>“Per far conoscere alle presenti non meno che alle future generazioni, che il gradimento di
questo suddito Corpo era stato da voi accolto qual segno di esuberanza non di meritata riconoscenza,
faceste a vostre spese rialzare il pubblico stendardo; locchè non fù che un partito onde apporvi
un’aurea iscrizione (*) che servisse qual rendimento di grazie all’affetto di questa divota Città, e
qualificasse gli onori resi alle vostre virtù di spontanee obbliganti dimostrazioni.”</p>
<p>(*) <hi rend="italic">Marcus Antonius Justinianus</hi></p>
<p><hi rend="italic">Patriae Fori Julii Praeses</hi></p>
<p><hi rend="italic">ut meritam studiosissimae civitati gratiam</hi></p>
<p><hi rend="italic">In evum persolveret</hi></p>
<p><hi rend="italic">Vexillum Hoc</hi></p>
<p><hi rend="italic">Temporis iniuria collapsum</hi></p>
<p><hi rend="italic">Restituit.</hi></p>
<p>A. D. MDCCLXXXIX.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Bastimenti arrivati</hi></head>
<p rend="date">16. Aprile.</p>
<p rend="SO">Bracera, Patron Giacomo di Giacomo Viezzoli, venuto da Trieste, con 1. Bar. argento
Vivo. 2. Bar. Gala. 14. Bar. Colofonio. 5. Sacchi Gripola. 2. Bar. Antimonio. 1. Cassetta Smalto. 8.
Colli Tele. 2. Bar. Terlisi. 3. Colli Panni. 1. Balla pelle di Vedelo. 3. Bar. Ottoni. 1. Botta
Scatolami. 10. Colli Chiodi. 2. Bar fil di Ferro. 6. Fassi Ferro. 1. Cassa Lanarie.</p>
<p rend="date">17. Detto. </p>
<p rend="SO">Bracera, Patron Antonio Spolar, venuto da Trieste, con 2. Botte Susini. 12. Bar.
Colofonio. 1 Bar. cola. 1. Sacco Valonia. 2. casse Carta. 2. Botte legnami. 1. Balla Panni. 2. Colli
Tele. 1. Bisaca Carnuzzo. 10. Colli Noselle. 6. Bar. Argento vivo. 5. Casse oglio di Vetriol. 2.
Fiaschi oglio di Anesi. 1. Cassetta spirito di Trementina. 7. Botte Curizioli. 34. Colli fil di
Ferro. 2. Bar. fil di Rame. 31. Bar. Chiodi. 4. Colli Ferramenta. 10. Casse Azzali.</p>
<p>Detto. Pielego, Patron Zuanne Ghezzo, venuto da Trieste, con 1. Casset-<pb n="295"></pb>ta 1. Balla e
2. Fag. Tele per Venezia. 120. Stera Carobbe ) 60. Casse Limoni. ) per Chiozza.</p>
<p>Detto. Nave nominata Bella Livia, Capitan Gio: Biondo, manca da Corfù li 31. Marzo, Parcenevole
D. Menachen Vivante, con 149880. Libbre Valonia. 89. Cai e 7. Car. Oglio.</p>
<p>Detto. Bergantin nominato l’Esperimento. Capitan Vicenzo Padoan, manca dal Zante li 30 Marzo,
Parcenevole D. Giuseppe Bianchini, con 95. Cai Oglio. 72. Fag. Uvapassa.</p>
<p>Detto. Pielego nominato la Madonna della Salute, Patron Cristoforo Draghichievich, manca da Samo
pr. Marzo raccomandato a D. Mattio Chiorco, con 91. Cai Moscato. 400. Lengue Fumate. 15. Miera
Rasina a refusa. 1. Car. Oglio.</p>
<p rend="date">18. Detto. </p>
<p rend="SO">Pielego, Patron Lisandro Balarin, Venuto da Palma, con 1. Cassa vecchia. 4. Casse vero
rotto. 3. Colli Tele. 7. Car. e 16. Sacchi Gripola.</p>
<p>Detto. Pielego, Patron Vicenzo Vianello, venuto da Piran, con 173. Mozza Sal.</p>
<p rend="date">19. Detto. </p>
<p rend="SO">Pielego, Patron Francesco Spolar, venuto da Trieste, con 3. Bar. Ottoni. 3. Botte cera
Zalla. 4. Botte Curizioli. 145. Sacchi Salnitro. 3. Bar. fil di Ferro. 1. Botta Anesi. 8. Colli
Chiodi. 2. Bar. Lime. 1. Cassa ferri da Molin. 10. Fassi Ferro. 1 Cassa Postarelle.</p>
<p>Detto. Battelo, Patron Pasqualin Vianello, venuto da Trieste, con 50. Casse Limoni per
Chiozza.</p>
<p rend="date">20. Detto. </p>
<p rend="SO">Pielego. Patron Francesco Curti, venuto da Rimini, con 17. Ceste Formagelle. 1. Fag.
lume d’Otton. 200. Libbre Ferro vecchio.</p>
<p>Detto. Pielego nominato Providenza Divina, Patron Bortolo Lorenzini, manca da Corfù li 28. Marzo,
raccomandato a D. Menachen Vivante, con 800. Pastieri di Bue 235 Miera e 900. Libbre Valonia. 4.
Car. Oglio. 300. Cipole.</p>
<p rend="date">Addì 20. detto.</p>
<p rend="SO">Pielego, Patron Bortolo Lorenzini, venuto da Corfù.</p>
<p>D. Menachen Vivante Valonia Miera 235. Libbre 900.</p>
<p>Portada e Grazie del Patron e Marineri pastieri di Bue n. 800. Oglio Car. 4. Cipole n. 300.</p>
<p rend="date">21. Detto. </p>
<p rend="SO">Pielego. Patron Piero Bagatella, venuto da Pago, con 190. Mozza Sal.</p>
<p rend="date">22. Detto. </p>
<p rend="SO">Pielego, Patron Francesco Bertoli, venuto da Spalatro e Sebenico, con 2651. Tocchi
Porcina salata. 7. Cassoni candele di Seo. 2. Ballette pelle di Lepre. 615. Pezze formaggio
Morlaco.</p>
<p>Detto. Pielego, Patron Francesco Chiereghin, venuto da Traù Sebenico e Zara, con 4. Cai Oglio. 1.
Sacco pelle di Lepre. 6. Bar. Miel 10. Mazzi ferro Grezzo. 1. Fag. Becchine e Boldroni. 7. Bar. Seo
in Pan. 1. Sacco Carnuzzo. 4. Balla Rassa e Bedena in più cavezzi. 1. Sacco pelle di Cigno. 1
Cassetta seda Grezza. 1. Rod. Rassa in più cavezzi. 25. Sacchi Lana Sucida. 127. Pezze formaggio
salato. Mandole in scorso a refusa. Ferro vecchio e vero rotto. Rame vecchio a refusa. Strazze a
refusa. 1. Cassetta Merli di ritorno.</p>
<p>Detto. Bracera, Patron Giacomo Brazzatti, venuto da Prian, con 3. Cai Oglio. 14. Cai Menole
salate, 1. Mastella Cievoli salati. 98. Pelle Agneline. 1. Sacco cera Coladure.</p>
<p>Detto. Battelo, Patorn Zuanne Vianello, venuto da Trieste, con 12. Miera limoni per Chiozza.</p>
<p rend="date"><pb n="296"></pb> 23. Detto. </p>
<p rend="SO">Bracera, Patron Andrea Spolar, venuto da Trieste, con 3. Bar. Antimonio. 4. Rod. Griso.
2. Bar Cola, 1. Bar. fil d’Otton. 1. Collo Terlisi. 1. Colli Tele. 1. bar. Bande raspate. 5. bar.
Merci. 1. Cassetta Porcelana. 2. Colli Abiti usati.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">(Il resto Mercordì.)</hi></p>
<p>Questa mattina 9 corrente fu pubblicato il Bando di questo Eccelso Cons. di X da tutto il Dominio
Veneto contro <hi rend="italic">Ant. Gir. Cambeluvich</hi> di Matteo di Spalato.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Notizie Sacre.</hi></head>
<p rend="SO">5 Maggio. S. Pio V. Comandò che in fine della Messa si recitasse il Vangelo di S.
Giovanni compendio de’misteri di nostra Fede la quale il celebrante professa a nome suo, e di tutta
la Chiesa. Ordinò l’emenda del Breviario, Messale, e del Rituale. Le di lui forze unite a quelle del
Re Cattolico, e de’Veneziani, ma più le sue oraaioni decisero della famosa vittoria de’<hi rend="italic">Curzolari</hi>, avendo in prima benedetto il Cristiano esercito, ed inspirato
a’Soldati l’ardor della Fede. Scomunicò <hi rend="italic">Elisabetta</hi> Regina d’Inghilterra;
soccorse coll’armi e col soldo de’Potentati a danno de’Nemici di Cristo; proibì l’alienazione delle
Terre dello Stato Ecclesiastico; e vieto alle donne d’entrare nè Monasteri de’Religiosi.</p>
<p>Sotto la protezione di questo Santo fù istituita li 15 Decembre 1644 una Scuola di divozione in
questa Chiesa de’Cavalieri di Malta detta di S. Giov. <hi rend="italic">de’Furlani</hi>.
Solennizzasi la sua Festa anche a’SS. Giov. e Paolo.</p>
<p>Jeri in un Terzo Consiglio <hi rend="italic">Post</hi> all’Eccellentissimo Collegio de’XXV contro
gli Eccellenti Signori <hi rend="italic">Sartori</hi> e <hi rend="italic">Rodella</hi>, in unione
all’Eccellente <hi rend="italic">Sozzi</hi> fece la prima prova della sua forense eloquenza il
laureato giovinetto Eccellente Signor <hi rend="italic">Girolamo Antonelli</hi> ed ebbe l’animatore
conforto di giusti sinceri applausi, e la compiacenza d’aver vinta la Causa fausto augurio alle
future sue imprese. La figura, la voce, il coraggio son doni di natura che in esso fanno molto
valere le doti dello spirito, e il vigore della persuasiva facondia. L’universale linguaggio di
que’che spinti dalla curiosità udirono la sua disputa, è: che pochissimi son quelli che comincino sì
ben come lui, e che i personali suoi pregj, ed il colto ingegno in esso promettono al Foro Veneto un
Avvocato da salire a’primi gradi dell’arte oratoria.</p>
<p>Jeri nell’Eccellentissimo pieno Collegio fu eletto con tutti i voti in sopraintendente di Narenta
il Signor <hi rend="italic">Giacomo Noncovich</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cambj 8. Maggio.</hi></head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Lione</hi> 58. <hi rend="italic">Parigi</hi> 57 e 7 8vi. <hi rend="italic">Roma</hi> 62 e un 3zo. <hi rend="italic">Napoli</hi> 115 e 3 4ti. <hi rend="italic">Livorno</hi> 100. e mezzo. <hi rend="italic">Milano</hi> 155 e mezzo. <hi rend="italic">Genova</hi>
92. <hi rend="italic">Amsterdam</hi> 93. <hi rend="italic">Londra</hi> 49 e un 8vo. <hi rend="italic">Augusta</hi> 102 e un 4to. <hi rend="italic">Vienna</hi> 197.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Prezzi delle Biade.</hi></head>
<p rend="SO">Formento a L. 35 circa. Sorgo Turco a 26 circa. Segale a 26 circa. Miglio a 21 circa.
Risi da 35 e mezzo ai 36 duc. al m.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Degli Ogli.</hi></head>
<p rend="SO">Di Corfù da Duc. 139 ai 140. Di Zante da 134 a’135. Mosti da’134 ai 135.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">D’Affittare.</hi></head>
<p rend="SO">Magazzino era ad uso di marangon, a S. Cassiano al ponte <hi rend="italic">delle
tette</hi> paga all’anno Duc. 24. Chi vi applicasse parli al N. U. <hi rend="italic">Giacomo Ang.
Foscarini</hi> a S. Tomà. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab> Num. 37 1789 <seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 37. Sabbato 9. maggio 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2">
<seg synch="#FR.3" type="E3">
<seg type="U2">Continuazione<lb></lb>Delle Avventure di un Comico ambulante.</seg>
<seg synch="#FR.4" type="EX"> Ricomparvi in iscena nel carattere di Bajazeth. Pareva che la Natura
m’avesse formato espressamente per la rappresentazione d’un tal Personaggio. Son grande, ho la voce
rauca, e con un gran turbante calcato sugli occhi aveva l’aria del più fiero munsulmano, ch’abbia
veduto mai l’Oriente. Nel dare i primi passi sul palco scossi sì bene le mie catene, che il Teatro
ebbe a rovinar dagli applausi. Addolcendo i miei guardi con un sorriso grazioso, e profondamente
inchinandomi verso gli Spettatori, ravvivai ed accrebbi il plaudente romore. Siccome la parte di
Bajazeth è appassionata estremamente, ebbi la precauzione di rinforzare i miei spiriti con tre
bicchieri di buon vino nostrale. È inconcepibile il calore ch’io misi nella mia declamazione.
Tamerlano appetto mio non fu che uno stolido. Tratto tratto egli voleva alzare il suo tuono di voce,
ma io l’abbassava ben presto colla superiorità, e col vigore del mio. I miei gesti eran ammirabili,
variate all’infinito le mie positure, innumerabili le mie esclamazioni. Che frastuono allorch’io
incrocicchiava le mie braccia sul petto! Osservai che a… ciò produceva un effetto meraviglioso. In
due parole mi son coperto di gloria, e fui riguardato come un prodigio. Tutte le Dame di… vennero a
complimentarmi su’miei talenti. Le une lodavano la mia voce, altre la mia figura. Sull’onor mio,
disse una d’esse, egli diverrà ben presto uno de’migliori Attori d’Europa; son io che lo dico, e me
ne intendo abbastanza. Un Commediante è sempre sensibile alle prime lodi, e le riceve come un
favore; ma quando gli vengono prodigalizzate, le prende come un tributo rapito dal suo merito. In
vece di ringraziare quelli che mi ricolmavan <pb n="290"></pb>d’elogj, io m’applaudiva in me stesso, e
non di rado aveva l’impertinenza d’essere stato trattato come l’insolenza mia meritava, il che ora
vedremo. Abbandonammo quel Paese ove le Dame d’onore giudicano sì bene delle Composizioni Teatrali,
e meglio ancora decidono del merito degli Attori. Entrai colà smoccolator di candele, e mi son
partito un Eroe. Così và il Mondo: oggi lacchè domani gran Signore. Io potrei dir d’avvantaggio fu
questo soggetto, ch’è veramente sublime; ma non si parli della fortuna, e delle sue bizzarrie;
questo incomoderebbe il sollazzo. Da . . . . passammo a . . . . . luogo celebre per l’amenità del
suo sito, e per il genio bizzarro de’suoi abitatori. Nelle prime Recite io brillai al mio solito, e
son persuaso che sarei passato lungo tempo per il più gran Commediante dell’Universo senza il
seguente avvenimento crudele. In una Commedia ossia Pasticcio poetico, composta dalla nostra
Compagnia, nella quale tutti misero qualche cosa, e in conseguenza ebbi anch’io la mia porzione di
merito come autore, intitolata, non so perchè, Lo sconcerto domestico io sostenni un carattere
ridicolo, che divertiva moltissimo. Al solo prender tabacco mi venivano i più lusinghieri segni
d’ammirazione. Quando poi bastonava un curiale le donne erano convulse dal ridere. Venne per mia
disdetta una maledetta Provinciale, che aveva dimorato nov’anni a . . . . Capitale dello Stato
. . . . e pretese per ciò di fare l’Oracolo del gusto, che si doveva adottare colà. Le si parlò
de’miei talenti, ciascuno m’innalzava alle nuvole: e nondimeno ella ostinavasi a non voler giudicare
che per suo sentimento, non potendo persuadersi che un Istrione ambulante (le si perdoni il termine)
potesse esser proprio ad altro, che a far languire di noja. Essa stordiva tutte le Società delle
lodi di . . . . . celebre Commediante, e non parlava che delle Comiche Compagnie della Metropoli ove
aveva soggiornato. Finalmente si persuase di venire allo Spettacolo. Fui secretamente avvertito, che
alla mia prima rappresentazione doveva avere questo terribile giudice. L’avviso non mi sbigottì
punto. Comparvi in iscena d’un’aria libera e disinvolta, con una mano nella cintura de’miei calzoni,
e l’altra cacciata al petto nel mio farsetto, come vidi fare nelle gran Città un Commediante di
grido; ma in vece che badassero a me vidi che tutti gli spettatori rivolgevano il guardo alla
Provinciale tornata dalla Metropoli, per aver segno da lei d’applaudirmi o fischiarmi. Apro la mia
tabacchiera, prendo tabacco; la Provinciale si compone in una serietà che mi agghiaccia, la quale
poco a poco si sparge su tutti i volti. Rompo il mio bastone sulle spalle del Curiale; la
Provinciale alza le sue, e tutti gli ascoltatori fanno lo stesso. Finalmente mi metto a ridere della
migliore grazia del Mondo, ma non sono più fortunato. Confesso che in quel momento mi vidi
totalmente perduto. Le mie risa sforzate non furono più che sconcj sberlessi: e mentre io tentava
rappresentare la giocondità, negli occhi mi si leggeva la più profonda tristezza. In poche parole,
la Provinciale venne alla Commedia colla intenzione ch’io non le piacessi, e le dispiacqui. Così
spirò la mia gloria. </seg>
</seg> Notizia Funesta. Un Letterato d’estero Stato, che da alcuni anni dimorava in questa Ca-<pb n="291"></pb>pitale, e si esercitò incessantemente ne’più penosi lavori delle traduzioni, e delle
correzioni, non meno che in certe compilazioni faticosissime, senza mai uscire da’languori della
miseria: solito destino della maggior parte di quelli che si stemprano il cervello per i ibraj e
stampatori del nostro Paese, iscrisse al Caffè di M. . . . . . la sera delsa p. p. Domenica un
Foglio diretto Pad un suo Compatriotta, che gli fu recato nella seguente mattina. Questi intese
all’aprirlo, che lo scrivente aveva determinato a sangue freddo il suo suicidio per sottrarsi
filosoficamente a’mali d’una travagliata esistenza. Accusò in esso principalmente la crudeltà della
sua albergatrice, che per un credito di l. 54 lo cacciò di Casa, e gli trattenne alcuni originali, e
stampe, che l’hanno molto pregiudicato. Non si fa più nulla di lui, e secondo la sua relazione,
fermamente si crede chi siasi affogato in queste Lagune. Dio volesse ch’egli non avesse data
esecuzione ad un sì tremendo pensiero, e che in vece del suo cadavere rigurgitato dal mare,
rivivesse tra noi a chi lo stima uno sventurato uomo di merito per la cui salvezza ora si vantano,
che dati avrebbero anche cinquantaquattro zecchini alcuni, che forse nelle strette de’suoi bisogni
gli hanno negato 54 soldi. Non è questo il tempo da palesare il suo nome. Stimiamo soltanto dovere
d’avvisare che la sua patria è Reggio di Calabria affine di sottrarre da orridi dubbj le famiglie
d’altri esteri Paesi, che qui avessero de’Letterati parenti meschini. Si consolino intanto tanti
oziosi maldicenti e buffoni a’quali nulla mai manca sebben nulla fanno, o fanno soltanto del male.
Essi non saranno mai in pericolo di queste dannate risoluzioni dalle quali Iddio tenga lontano ogni
uomo. Questa notizia era destinata al Foglio di Mercordì, ma se ne sospese la stampa per una falsa
voce della sua salvezza prodotta da un artifizio tendente ad iscoprire se l’infelice, avendo finito,
si tenesse nascosto. Svanirono la notte del Martedì tutte le speranze concepute da’suoi veri amici.
I dilettanti di Cause si lagnano vedendone privi questi fogli da qualche tempo. Oda le loro querele
il nostro parziale Forense, e temer non ci faccia col suo lungo silenzio la perdita d’un favore, che
ci riesce di tanto sollievo ed utile. La seguente ci è venuta d’altra mano, e soltanto Venerdì della
passata settimana, benchè di non freschissima data. Il qu. Andrea Conter Nobile di Brescia dispose
con suo Testamento una Eredità grandiosa nell’anno 1647. li 10. Agosto, e dopo la disposizione di
alcuni Legati alli Signori Conter, lascia di tutti li altri suoi beni Erede sua figlia Emilia
maritata in Marc’Antonio Scalvino. Prevede il caso che la stessa passasse ad altro matrimonio, o
morisse e ciò verificandosi vuole eredi instituiti e sostituiti li figli maschi nati, e che
nasceranno di essa, dal det- suo Marito, o figli de’figli maschi, per stirpe e non per capi, volendo
mostrar questo affetto alla famiglia de’Signori Scalvini, con condizione ancora che morendo alcuno
d’essi figli senza figli maschi legittimi succedano gli altri o i loro Figli maschi come di sopra
con reciproca instituzione, e sostituzione volgare e fideicomissaria tra detti figli della Signora
Emilia e tra li figli d’essi figli maschi ut supra caso ch’uno o più morissero senza prole
mascolina. Proibisce a’detti di non poter mai far <pb n="292"></pb>alienazioni, volendo et espressamente
comandando che tutti essi beni restino sempre ed in tutti i momenti appresso detta figlia e suoi
figli, e figli de’figli come di sopra. L’ultimo paragrafo poi è il seguente, a parola per parola.
“Proibendo inoltre a detta Signora Emilia suoi figli maschi, e figli de’figli, come di sopra, il far
distrazione alcuna di legittima, di Tribellianica o quinta statutaria; e ciò durante la vita di
detta Signora, figli, e figli di figli come di sopra affine, che tutti essi beni restino nelle
persone loro drittamente con l’ordine detto di sopra, ma in caso che per l’estinzione di tutte le
predette linee, si purificasse il caso del fideicomisso a favore delli Signori Conter, vuole, che
l’ultimo gravato de’Signori Scalvini, ovvero i suoi Eredi, possano fare le dettrazioni che de jure
le competessero. La stessa proibizione d’alienazione, in tutto come di sopra, il detto Signor
Testator fà, et ingionge anco a tutti li Signori Conter per i beni lasciati ad essi per ragion di
legato, ed anco per li beni, che potessero in loro capitare in virtù delle sostituzioni sopradette
come se di parola in parola fosse anco, quanto alle loro persone distesa, sin alle dettrazioni per
l’ultimo inclusive. Li casi verificati sono li seguenti da’quali è derivata la importante causa.
Emilia ebbe il solo maschio Calimerio figlio capace, quale per il testamento era gravato. Morì
Calimerio e si verificò il caso per il fideicomisso a favor delli Conter, e passò la facoltà in
Francesco figlio di Agostino per metà, ed in Gio: Battista figlio di Gio: per l’altra metà. Morì
Francesco quale avendo li quattro figli era gravato, e tra questi seguirono le divisioni. Morì il
Reverendo Don Andrea l’anno 1782. ch’è uno delli 4. fratelli dividenti, e con suo Testamento dispose
delli Beni avuti in divisione e di tutto il suo a favor di Francesco Conter figlio di Agostin suo
nipote instituendolo Erede proprietario, assieme con Lionardo Conter suo fratello in figura di
usufruttuario, ed alli figli di Clemente lascia 100. oncie d’argento. Questi figli di Clemente
sostenendo che fosse esso Testator suo Zio gravato delli beni che possedeva dipendenti dal Testator
1647 e che dovessero essere fideicomissi perpetui sentenziarono a Legge il Testamento 1647. nel Foro
di Brescia, ed opposta dalli Nobili Signori Leonardo e Francesco Eredi di questo ultimo Testatore
seguirono reciproche contestazioni, negando questi ultimi vocazion e caso agl’altri, e li primi
sostenendo che fosse il Testator ultimo 1782. gravato alli Conter e di conseguir in conseguenza la
loro porzione. Seguì spedizione absente a Brescia a favor delli figli di Clemente, che fù appellata
dalli Signori Leonardo e Francesco Conter. Fù fatto il pender dalli figli di Clemente e li 17.
Aprile scaduto seguirono le seguenti dispute. L’Avvocato Orlandi al Taglio ha sostenuto che il
fideicommisso fosse instituito e sostituito in tre soli gradi e non più nella Famiglia Scalvini, e
lo provava con Emilia primo Grado, con li figli di questa secondo, e figli de’figli terzo; e
sosteneva che non sostituendo il Testator altri fosse in conseguenza in tre gradi e non più.
Soggiungeva poi che così doveva esser in tre soli Gradi nelli Conter sostiuiti, e cominciando esso
il grado dal primo Conter beneficato con beni di Legato, ch’era Agostino figlio di Francesco,
cominciava da questo il primo grado, poi il secon-<pb n="293"></pb>do in Francesco, ed il terzo nelli
figli di questo, ch’erano li 4 Fratelli dividenti; e perciò sempre sosteneva libera la porzione di
cadauno. Stefani al Laudo ha risposto e propose essere il Fideicomisso perpetuo e lineare, e non in
3 gradi, e lo provò come segue. Sostenne egli che il Testatore volendo con un sempre condizionati li
Beni, e con un mai disponibili, avesse in conseguenza ciò forza di perpetuità. Soggiunse che
contemplava maschj e prole, e che poi chiudeva, che mancando le predette linee voleva il fideicom.
passato nelli Conter con che propose: che la mancanza delle linee non dovesse esser delli 3 gradi;
che la linea non sia il grado; e che chiamando il Testator l’estinzion delle linee esser dovessero
queste quelle che da figli e figli de’figli d’Emilia venissero formate, quali arrivando sino
all’ultimo de’maschj ch’estingue le linee dovessero in conseguenza essere fideicomissi li beni in
tutti li discendenti maschj. Soggiunse poi che il Testator anche instituendo un benefizio di
Cappellania perpetua con obbligo a’suoi eredi di eleggere il Cappellano, anche tal cosa provasse la
volontà del Testatore; che passando dunque il fideicom. nelli Conter colle stesse Leggi come se
fosse parola per parola, in conseguenza il Testator 1782 non potesse disporre ma i beni siano
fidecom. in tutti li maschi. Quando poi alli gradi, se vero fosse il sostenuto, provò che il primo
dovrebbe cominciar nelli Conter solo al primo del caso: cioè alla morte di Calimerio in Francesco
Conter primo grado, e secondo grado essendo li 4 Fratelli figli di questo sempre sotto gravami al –
terzo grada, che sono li figli di questi. Rispose Santonini in terza Disputa, con forza e con
argomenti volendo far conoscere che le perdette linee sono le predette persone, cioè li gradi
nominati; ma rispose il Cromer in quarta disputa che le predette linee devon essere quelle formate
dalle predette persone; e che in conseguenza le linee non essendo gradi nè punti continuano sino
all’ultima. Chiuse col dimostrarlo un perpetuo fideicom. in tutti li maschj Scalvino, e così in
tutti li maschj Conter; perchè il Testator li sostituisce come se fosse di parola in parola quanto
alle loro persone esteso sin alle dettrazioni per l’ultimo inclusive; terminò poi con altri
importanti riflessi ed argomenti sicchè nacque il seguente Giudizio che decise di 2 mila duc.
d’entrata. al T. 13. al L. 18. ( N. 5. 1. Av. al Taglio Orlandi e Santonini. Interrut. Facini
Interv. Fedrigo. Al Laudo Stefani e Cromer Interv. Tabacchi. Belle Lettere. Da’torchj del Cagnani di
Ceneda è uscito l’Elogio del N. U. Marc’Antonio Giustiniani per la compiuta Logotenenza della Patria
del Friuli, dedicato alli magnifici Signori Deputati della Città d’Udine dall’Illustrissimo Signor
Girolamo Perucchini, che fu impiegato nel Ministero di quel Reggimento, com’è accennato nel
giustissimo veritiero suo Elogio in cui per far onore a’vivi incomodate non si sono l’ombre
de’morti, nè l’adulazione prestò i suoi mendaci colori per far un bello ma non fedele Ritratto. Le
lodi risultano da’fatti, nè si avanza proposizione ad onore di S. E. che sostenuta non sia da uno
storico fondamento. S’è impressa su questi Fogli l’Inscri-<pb n="294"></pb>zione scolpita in marmo sul
pubblico Palazzo di Tolmezzo; ed ora raccogliamo in questo gli altri monumenti della sua gloria
eretti dalla gratitudine all’ottimo suo governo, tratti dal predetto Elogio. Per la liberazione del
Friuli dalla Truppa di Masnadieri che l’infestava diretta dal famoso Pagnuti, quella Patria fece
coniare in bronzo una medaglia col busto alla militare di S. E. nel cui contorno leggesi. M. Ant.
Justiniano. P. F. I. Præt. e sotto il busto Patrie. VI. Viri &amp; Ruralium. Sindici. MDCCLXXXIX.
Nel rovescio v’è un fascio d’armi: da fuoco e da punta sotto cui Arma. Domitis. Latronibus. Extorta
Nel Contorno Ob. iter. Viatorum. totum. et. securit. Pub. Restitutam. Fra Venzone e Tolmezzo fece
erigere S. E. de’ponti di romana arditezza ove si scolpì dalla riconoscenza di quegl’industri
alpigiani. Via &amp; Pontes Ausu Romano AEre &amp; arte Nationis Marco Antonio Justiniano Fori Julii
optimo Proesidi Consilio &amp; praesentia juvanti arni et Tulmetienses in gratia recepti P. P. A. D.
MDCCLXXXIX. Alle seguente Inscrizione è d’uopo far precedere questo paragrafo dell’Elogio. “Per far
conoscere alle presenti non meno che alle future generazioni, che il gradimento di questo suddito
Corpo era stato da voi accolto qual segno di esuberanza non di meritata riconoscenza, faceste a
vostre spese rialzare il pubblico stendardo; locchè non fù che un partito onde apporvi un’aurea
iscrizione (*) che servisse qual rendimento di grazie all’affetto di questa divota Città, e
qualificasse gli onori resi alle vostre virtù di spontanee obbliganti dimostrazioni.” (*) Marcus
Antonius Justinianus Patriae Fori Julii Praeses ut meritam studiosissimae civitati gratiam In evum
persolveret Vexillum Hoc Temporis iniuria collapsum Restituit. A. D. MDCCLXXXIX. Bastimenti arrivati
<seg type="DT">16. Aprile.</seg> Bracera, Patron Giacomo di Giacomo Viezzoli, venuto da Trieste, con
1. Bar. argento Vivo. 2. Bar. Gala. 14. Bar. Colofonio. 5. Sacchi Gripola. 2. Bar. Antimonio. 1.
Cassetta Smalto. 8. Colli Tele. 2. Bar. Terlisi. 3. Colli Panni. 1. Balla pelle di Vedelo. 3. Bar.
Ottoni. 1. Botta Scatolami. 10. Colli Chiodi. 2. Bar fil di Ferro. 6. Fassi Ferro. 1. Cassa Lanarie.
<seg type="DT">17. Detto. </seg> Bracera, Patron Antonio Spolar, venuto da Trieste, con 2. Botte
Susini. 12. Bar. Colofonio. 1 Bar. cola. 1. Sacco Valonia. 2. casse Carta. 2. Botte legnami. 1.
Balla Panni. 2. Colli Tele. 1. Bisaca Carnuzzo. 10. Colli Noselle. 6. Bar. Argento vivo. 5. Casse
oglio di Vetriol. 2. Fiaschi oglio di Anesi. 1. Cassetta spirito di Trementina. 7. Botte Curizioli.
34. Colli fil di Ferro. 2. Bar. fil di Rame. 31. Bar. Chiodi. 4. Colli Ferramenta. 10. Casse Azzali.
Detto. Pielego, Patron Zuanne Ghezzo, venuto da Trieste, con 1. Casset-<pb n="295"></pb>ta 1. Balla e 2.
Fag. Tele per Venezia. 120. Stera Carobbe ) 60. Casse Limoni. ) per Chiozza. Detto. Nave nominata
Bella Livia, Capitan Gio: Biondo, manca da Corfù li 31. Marzo, Parcenevole D. Menachen Vivante, con
149880. Libbre Valonia. 89. Cai e 7. Car. Oglio. Detto. Bergantin nominato l’Esperimento. Capitan
Vicenzo Padoan, manca dal Zante li 30 Marzo, Parcenevole D. Giuseppe Bianchini, con 95. Cai Oglio.
72. Fag. Uvapassa. Detto. Pielego nominato la Madonna della Salute, Patron Cristoforo
Draghichievich, manca da Samo pr. Marzo raccomandato a D. Mattio Chiorco, con 91. Cai Moscato. 400.
Lengue Fumate. 15. Miera Rasina a refusa. 1. Car. Oglio. <seg type="DT">18. Detto. </seg> Pielego,
Patron Lisandro Balarin, Venuto da Palma, con 1. Cassa vecchia. 4. Casse vero rotto. 3. Colli Tele.
7. Car. e 16. Sacchi Gripola. Detto. Pielego, Patron Vicenzo Vianello, venuto da Piran, con 173.
Mozza Sal. <seg type="DT">19. Detto. </seg> Pielego, Patron Francesco Spolar, venuto da Trieste, con
3. Bar. Ottoni. 3. Botte cera Zalla. 4. Botte Curizioli. 145. Sacchi Salnitro. 3. Bar. fil di Ferro.
1. Botta Anesi. 8. Colli Chiodi. 2. Bar. Lime. 1. Cassa ferri da Molin. 10. Fassi Ferro. 1 Cassa
Postarelle. Detto. Battelo, Patron Pasqualin Vianello, venuto da Trieste, con 50. Casse Limoni per
Chiozza. <seg type="DT">20. Detto. </seg> Pielego. Patron Francesco Curti, venuto da Rimini, con 17.
Ceste Formagelle. 1. Fag. lume d’Otton. 200. Libbre Ferro vecchio. Detto. Pielego nominato
Providenza Divina, Patron Bortolo Lorenzini, manca da Corfù li 28. Marzo, raccomandato a D. Menachen
Vivante, con 800. Pastieri di Bue 235 Miera e 900. Libbre Valonia. 4. Car. Oglio. 300. Cipole. <seg type="DT">Addì 20. detto.</seg> Pielego, Patron Bortolo Lorenzini, venuto da Corfù. D. Menachen
Vivante Valonia Miera 235. Libbre 900. Portada e Grazie del Patron e Marineri pastieri di Bue n.
800. Oglio Car. 4. Cipole n. 300. <seg type="DT">21. Detto. </seg> Pielego. Patron Piero Bagatella,
venuto da Pago, con 190. Mozza Sal. <seg type="DT">22. Detto. </seg> Pielego, Patron Francesco
Bertoli, venuto da Spalatro e Sebenico, con 2651. Tocchi Porcina salata. 7. Cassoni candele di Seo.
2. Ballette pelle di Lepre. 615. Pezze formaggio Morlaco. Detto. Pielego, Patron Francesco
Chiereghin, venuto da Traù Sebenico e Zara, con 4. Cai Oglio. 1. Sacco pelle di Lepre. 6. Bar. Miel
10. Mazzi ferro Grezzo. 1. Fag. Becchine e Boldroni. 7. Bar. Seo in Pan. 1. Sacco Carnuzzo. 4. Balla
Rassa e Bedena in più cavezzi. 1. Sacco pelle di Cigno. 1 Cassetta seda Grezza. 1. Rod. Rassa in più
cavezzi. 25. Sacchi Lana Sucida. 127. Pezze formaggio salato. Mandole in scorso a refusa. Ferro
vecchio e vero rotto. Rame vecchio a refusa. Strazze a refusa. 1. Cassetta Merli di ritorno. Detto.
Bracera, Patron Giacomo Brazzatti, venuto da Prian, con 3. Cai Oglio. 14. Cai Menole salate, 1.
Mastella Cievoli salati. 98. Pelle Agneline. 1. Sacco cera Coladure. Detto. Battelo, Patorn Zuanne
Vianello, venuto da Trieste, con 12. Miera limoni per Chiozza. <seg type="DT"><pb n="296"></pb>23.
Detto. </seg> Bracera, Patron Andrea Spolar, venuto da Trieste, con 3. Bar. Antimonio. 4. Rod.
Griso. 2. Bar Cola, 1. Bar. fil d’Otton. 1. Collo Terlisi. 1. Colli Tele. 1. bar. Bande raspate. 5.
bar. Merci. 1. Cassetta Porcelana. 2. Colli Abiti usati. (Il resto Mercordì.) Questa mattina 9
corrente fu pubblicato il Bando di questo Eccelso Cons. di X da tutto il Dominio Veneto contro Ant.
Gir. Cambeluvich di Matteo di Spalato. Notizie Sacre. 5 Maggio. S. Pio V. Comandò che in fine della
Messa si recitasse il Vangelo di S. Giovanni compendio de’misteri di nostra Fede la quale il
celebrante professa a nome suo, e di tutta la Chiesa. Ordinò l’emenda del Breviario, Messale, e del
Rituale. Le di lui forze unite a quelle del Re Cattolico, e de’Veneziani, ma più le sue oraaioni
decisero della famosa vittoria de’Curzolari, avendo in prima benedetto il Cristiano esercito, ed
inspirato a’Soldati l’ardor della Fede. Scomunicò Elisabetta Regina d’Inghilterra; soccorse
coll’armi e col soldo de’Potentati a danno de’Nemici di Cristo; proibì l’alienazione delle Terre
dello Stato Ecclesiastico; e vieto alle donne d’entrare nè Monasteri de’Religiosi. Sotto la
protezione di questo Santo fù istituita li 15 Decembre 1644 una Scuola di divozione in questa Chiesa
de’Cavalieri di Malta detta di S. Giov. de’Furlani. Solennizzasi la sua Festa anche a’SS. Giov. e
Paolo. Jeri in un Terzo Consiglio Post all’Eccellentissimo Collegio de’XXV contro gli Eccellenti
Signori Sartori e Rodella, in unione all’Eccellente Sozzi fece la prima prova della sua forense
eloquenza il laureato giovinetto Eccellente Signor Girolamo Antonelli ed ebbe l’animatore conforto
di giusti sinceri applausi, e la compiacenza d’aver vinta la Causa fausto augurio alle future sue
imprese. La figura, la voce, il coraggio son doni di natura che in esso fanno molto valere le doti
dello spirito, e il vigore della persuasiva facondia. L’universale linguaggio di que’che spinti
dalla curiosità udirono la sua disputa, è: che pochissimi son quelli che comincino sì ben come lui,
e che i personali suoi pregj, ed il colto ingegno in esso promettono al Foro Veneto un Avvocato da
salire a’primi gradi dell’arte oratoria. Jeri nell’Eccellentissimo pieno Collegio fu eletto con
tutti i voti in sopraintendente di Narenta il Signor Giacomo Noncovich. Cambj 8. Maggio. Lione 58.
Parigi 57 e 7 8vi. Roma 62 e un 3zo. Napoli 115 e 3 4ti. Livorno 100. e mezzo. Milano 155 e mezzo.
Genova 92. Amsterdam 93. Londra 49 e un 8vo. Augusta 102 e un 4to. Vienna 197. Prezzi delle Biade.
Formento a L. 35 circa. Sorgo Turco a 26 circa. Segale a 26 circa. Miglio a 21 circa. Risi da 35 e
mezzo ai 36 duc. al m. Degli Ogli. Di Corfù da Duc. 139 ai 140. Di Zante da 134 a’135. Mosti da’134
ai 135. D’Affittare. Magazzino era ad uso di marangon, a S. Cassiano al ponte delle tette paga
all’anno Duc. 24. Chi vi applicasse parli al N. U. Giacomo Ang. Foscarini a S. Tomà. </seg>
</seg>
</ab>
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      </text>
    </group>
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</TEI>
