Gazzetta urbana veneta: Num. 11
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Ebene 1
Num. 11. Sabbato 7. Febbrajo 1789.
Continuazione
VII. Le Rate in resto di ragione
di detti Vecchj Capitali cedute dai primi Possessori agli
Attuali Azionarj, e da questi acquistate, saranno trasportate
nei nuovi Registri aggregate in una sola Partita secondo il
ragguaglio della Tariffa a credito degli stessi Azionarj con
nota delle precise derivazioni dei differenti titoli di
possesso, ed a norma delli relativi Costituti per esigerne il
Prò sopraddetto sull’intiera Summa delle medesime. VIII.
L’esazione dei Prò dipendenti dalli Capitali Fideicommissi, e
Condizionati, li quali fossero stati alienati vita durante dei
Proprietarj Capitalisti, sarà preservata a quelli, che con legal
titolo risultante dalli relativi Costituti ne avessero Azione;
la qual esazione di Prò avrà a verificarsi sopra il Capitale
spoglio delle Rate Corse ridotto in effettivo valore, e
trasportato come sopra nell’Offizio Conservator del Deposito.
IX. Li Prò sopra i Capitali del Deposito Vecchio tre per Cento
in Zecca saranno saldati nell’Offizio stesso sin tutto Decembre
1788., e quelli derivanti dalli Capitali del Deposito Regolazion
Ghetto, e dei Depositi Vecchj fuori di Zecca saranno pure
saldati negli Offizj medesimi sin tutto Febbraro 1788., sicchè
li Prò che da Gennaro 1788. scaderanno sulli primi Capitali, e
quelli che da Marzo 1789. scaderanno fu i secondi Capitali,
verranno pagati nell’Offizio Conservator del Deposito al
terminar di ogni rispettivo Semestre, principiando da primo
Luglio 1789. per li Capitali trasportati dal Vecchio Deposito
tre per Cento in Zecca, e da primo Settembre 1789. per gli altri
trasportati dal Deposito Regolazion Ghetto, e dalli Vecchj
Depositi fuori di Zecca, e così successivamente di
Semestre in Semestre. X. Tutti gli Azionarj, li di cui Capitali
verranno trasportati nell’Offizio Conservator del Deposito
dovranno ricercar di nuovo le affrancazioni per estrazione
nell’Offizio della Ragionataria del Magistrato Eccellentissimo
delli Deputati, ed Aggionti alla Provision del Dinaro sul valor
effettivo del Capitale trasportato, in quel modo stesso che la
chiedevano sul valor numerario quando i lor Capitali trovavansi
ne’Vecchj Depositi sopraddetti; sempre però nei casi e colli
metodi stabiliti ne’due relativi Proclami a stampa approvati
colli Decreti dell’Eccellentissimo Senato 21. Gennaro 1785., e
10. Agosto 1786., dichiarandosi, che per li Capitali trasportati
dal Proveditor alli Prò in Zecca, Deposito Vecchio alle tre per
Cento potranno ricercarle col fondamento della nuova Copia del
Quaderno dell’Offizio Conservator del Deposito dopo il dì primo
Luglio 1789., e per gli altri trasportati dalli Depositi Vecchj
fuori di Zecca, e da quello Regolazion Ghetto potranno chiederle
sulla base medesima dopo il dì primo Settembre 1789.; dovendo
intanto continuar fino a dette epoche le ricerche, e relative
Estrazioni di detti Capitali Vecchj nei fissati giorni primo
Gennaro 1788., e primo Maggio 1789. colla scorta delle Copie di
Quaderno dei respettivi Offizj di Zecca e fuori di Zecca. XI. E
come cogli accennati Proclami 1785., e 1786. fu stabilito, che
ogni Capitalista il quale alienato avesse le Rate corse non
possa chiedere l’affrancazione del proprio Capitale sennon
coll’intervento anche dell’Azionario delle Rate stesse, venendo
in oggi separata la proprietà del Capitalista da quella del
Ratario, si mette in libertà tanto il Capitalista, quanto il
Ratario divenuto esso pure Capitalista di chiedere separatamente
l’affrancazione delle loro proprietà, sempre però col metodo
dell’Estrazione, e colle discipline tutte, che si sono
prescritte dalli Proclami sopraindicati. XII. Per procurare il
comodo di una più pronta affrancazione a quelli, che sino al
giorno della approvazione del presente Proclama avessero
acquistate con Costituti, ovvero avessero Azione per preventive
Disposizioni sulle sole Rate corse disgiunte dai Capitali, ogni
qual volta credessero esser del loro interesse il conseguire in
Contanti l’equivalente valore del loro Credito, piuttostocchè
possederlo convertito in un Capitale libero fruttante il
sopraddetto Prò di tre e mezzo per Cento, si dichiara, che per
quelli fra li nominati che ricercassero la pronta Affrancazione
ne’modi prescritti, sarà tenuto un Registro a parte nell’Offizio
della Ragionateria suddetta, e saranno li soli Nomi di essi
risposti in particolar Urna, ed estratti a sorte per conseguire
successivamente l’affrancazione delle lor Rate ridotte in
Capitale; fissato essendosi per tal effetto l’assegnamento di
Ducati Ventimille Valuta Corrente in ogni Quadrimestre tratti
dalla Summa delli Ducati sessantamille stabiliti per
l’affrancazione de’Vecchj Capitali suddetti. Questo assegnamento
avrà luogo per le sole prime otto Estrazioni avvenire,
cominciando da quella primo Ottobre 1789., dovendo gli altri
Ducato Quarantamille Valuta Corrente servire per quelle
de’Capitali degli altri Azionarj tutti indistintamente
trasportati nell’Offizio Conservator del Deposito. XIII. Nel
caso, che in alcuna di dette otto Estrazioni si combinasse, che
le ricerche di affrancazione delle Rate convertite in Capitali
fossero minori della fissata Summa di Ducati Ventimille Valuta
Corrente, sarà concessa a tutti essi Capitalisti l’Affrancazione
senza l’uso delle forti per l’ammontar totale
risultante dalle lor ricerche, e quando sopravanzasse delli
Ducati Ventimille predetti, servirà ad aumentare l’altra Summa
delli Ducati Quarantamille assegnatasi per tutti indistintamente
li Capitalisti trasportati come sopra.
colà fatto al negoziante Sig. Paolo Bolognini
ottuagenario, e si sa ascendere in essa la summa del rubato
soldo contante a Lire 17 mila. Dicesi che dalle ore 8 alle 12
durò l’operazione de’sagacissimi ladri, ch’erano in molti, e per
quanto si sentì dal vicinato avevano le loro lanterne, ed erano
muniti di schioppi e tromboni, onde persuadere coll’eloquenza
delle loro bocche a tornar indietro quelli che di là passavano;
che frà lo strepito, e lo schiamazzo segarono una porzione del
portellino della bottega, e con tutto il comodo eseguirono il
furto. Essere voce quasi universale, che i delinquenti fossero
birri licenziati i quali in quel Territorio, sotto pretesto di
far delle visite per contrabbandi, per monete, et altro,
commisero molti delitti. Non vale, dice lo scrittore di questa,
la più vigilante cura degli Eccellentissimi Rettori, che ci
governano, non la premura che gli stessi si danno per far godere
uni stato di quiete, e di sicurezza a questi popoli. Di nuovo
ripeto, che questo nostro Eccellentissimi Rettori fanno di tutto
onde i cittadini ed i territoriali siano contenti della lor
reggenza. Tutti ad una voce esaltano questi Personaggi. Quanto
alle Pubbliche Scuole delle Grazie asserisce pure lo Scrittore
suddetto, che il benemerito Signore Professor Coccoli non fu
confermato nella sua Cattedra di Matematiche, e che se ne sparse
la falsa nuova perch’era già steso il Decreto della sua
riconferma, e ad esso mandato in copia, ma che in quel frattempo
fu eletto provvisionalmente a quella Cattedra certo Sig. D.
Bernardo Marzoli; che questa elezione venne riguardata come
illegale, perchè l’Avvocato ed uno de’Sindici dell’illustrissima
Città non hanno voluto votare, ed hanno segnata la loro protesta
di dissenso. In luogo del Sig. Zamboni che rinunziò, fu messo
provvisionalmente per Maestro di Teologia certo
Rev. D. Barzana. Aggiunge essersi sparsa voce che a
quell’Eccellentissimo Podestà sia pervenuta altra Lettera
dell’Eccellentissimo Magistrato alle Acque in cui di nuovo viene
testificata la Sovrana soddisfazione dell’operato dal Sig.
Coccoli. Posdomani seguirà l’ingresso del nuovo Reverendissimo
Parroco di questa Contrada di San Benedetto, e seguendo l’ordine
intrapreso diamo però anche la Serie de’Rev. Pievani della
Chiesa Parrocchiale, e Coll. di S. Benedetto Abate di Venezia.
1437. Silvestro Moscato Pievano di S. Paterniano fu destinato
primo Pievano di S. Benedetto. 1459. Marco Gonella poi
Arcivescovo di Antibari. 1461. Baldissera Turino Dottor in ambe
le Leggi. 1475. Lorenzo Bon prima Prete di Santa Sofia,
Arciprete di Malamocco, poi Prete e Pievano di S. Benedetto,
poscia assunto al Piovanato di S. Sofia. 1482. Pietro Bon
Notajo, e Cancelliere del Collegio delle Congregazioni. 1523.
Sebastian Bon Canonico di Castello. 1550. Sebastian Bonetti
Canonico della Ducale, ed Arciprete della Congregazione di S. M.
Mater Domini. 1555. Niccolò Papilioni Dalmatino. 1558. Pietro
Bonana. 1630. Pasqual Dottor Danieli Canonico Vicario Ducale ed
Arciprete della Congregazione di S. Maria Mater Domini. 1675.
Andrea Balico. 1695. Antonio Sehiantarello Arciprete della
Congregazione di Santa Maria Mater Domini. 1730. Gio: Antonio
Dott. Tommasoni Canonico di Castello. 1742. Girolamo Loris
Canonico Ducale. 1762. Pietro Arguello Canonico Ducale. 1789.
Giacomo Loris Nipote di Girolamo antecessore.
Teatri. Il Dramma Giocoso intitolato La Fata Capricciosa,
che si recita nel Nob. Teatro a San Moisè, è composizione del
Signor Giovanni Bertati, Autore di molte Opere di questo genere,
gran parte delle quali ebbero un esito fortunato, e gli fecero
credito, e nome. Questa però non entra in tal numero, e dalla
scenica azione, o dalla luce delle stampe non ritrae la grazia
del Pubblico. Le poetiche fantasie hanno i loro limiti, giunte
a’quali o ripetonsi, o si spossano in inutili sforzi. Talvolta
le circostanze, o la ristrettezza del tempo tiranneggiano
l’ingegno: e se si sapesse tutto otterrebbero più indulgenza non
poche volte certi Poeti Drammatici, che in vece di farsi
servire, com’esser dovrebbe, devono servire, com’esser dovrebbe,
devono servire al Maestro, a’Personaggj ec. ec. In grazia delle
passate sue produzioni merita questo Autore d’essere trattato
discretamente, e compatito se invano ha tentato di far ridere
col mettere in bocca al suo Cassiopeo il Veniamo a dire il
merito copiato dal Goldoni, che in un carattere maneggiato
felicemente prese di mira la viziosa ripetizione in cui cadono
gli uomini volgari del nostro Paese, che ad ogni quattro parole
cacciano il loro intercalare prosaico senza nemmeno
accorgersene. Non sembra egli però scusabile nell’aver poco
rispettata quella decenza, ch’esige il Teatro, e particolarmente
quei d’Opera ove concorre la gente nobile, e civile. Fausto
crede d’esser ferito, e agli attori che lo circondano canta così
nella Seconda Parte della sua Aria: Credo che un braccio mi sia
in fracasso. Sarà più in alto, sarà più abbasso. Sarà di dietro
sicuramente. Nò, non mi dite che non c’è niente. Se ben di
dietro voi cercherete Ci troverete qualcosa affè. Non è questo
che un saggio delle Licenze, ed espressioni offendenti l’onestà,
che sparse in altre situazioni si trovano. Molti versi che alla
lettura nascondono il loro senso, lo spiegano con pericolosa
chiarezza ne’tuoni, e ne’ritornelli della musica, e molto più
ne’gesti de’personaggj. Per ciò è dovere di chi serve il
Pubblico di non far mai uso di sozze parole, o d’equivoci che in
pratica offender possano l’onestà. Ogni Poeta, che scrive per il
Teatro, dovrebbe figurarsi nello stendere i suoi pensieri
l’Udienza ch’esser deve il suo giudice, e temerla. Traendo il
ridicolo alle sorgenti torbide e limacciose non si piace che
alla Plebe scostumata nutrendo il basso suo genio, e si disgusta
tutti quelli che sopr’essa sollevansi. Il Goldoni ne’giocosi
suoi Drammi non fece ridere con delle immodeste buffonerie, ma
con de’comici sali, con delle arguzie sensate, con una critica
popolare. Ma il riprodurne qualcuno di suo ora sarebbe un
errore, o converrebbe storpiarlo, come si fa delle Opere del Metastasio, per una pretesa necessità. Il bello, il
vero dovrebb’essere di tutti i tempi; pure sopr’esso vuol
dominare la moda come sugli ornamenti delle Signore Donne.
Benedetto il nostro Buon Gusto. Anche in questo Libretto, come
ne’passati, son ommessi i nomi degli Attori, perchè tutte le
donne son prime, e non si trovò ripiego onde serbare una
perfetta eguaglianza nell’annunziarle. Può dirsi però, che la
sola Prima sia la Signora Benini, perchè non odesi che Lei
nominata, e lodata, com’è tra gli uomini il Signor Morelli. La
musica è del Signor Francesco Gardi. Il Primo Ballo è intitolato
La Festa di Ballo, ed universalmente dispiacque. Secondo alcuni
tale fu il destino in generale dell’Opera: altri però
sostengono, che ci sono de’buoni pezzi. A Teatro pienissimo
Mercordì è seguita la ultima recita della Morte di Cesare a S.
Samuele. Il Signor Babbini non ha potuto cantare che il Duetto
nell’atto Terzo, e lo replicò con tutto il vigore possibile. Il
Pubblico, che sà l’impegno ed il zelo con cui egli lo serve, e
che per finzione non manca mai a’doveri suoi, ha gradito
moltissimo il poco che potè fare, e glielo dimostrò cogli
applausi. Il Signor Pacchierotti si fece moltissim’onore. E sì
conosciuto, ammirato, e d’alte comuni lodi compensato il sommo
merito della veramente celebre Signora Bacelli, che l’Articolo
inserito nel precedente Foglio a suo onore meritò l’approvazione
de’nostri leggitori, ed i loro elogj. Noi siamo grati alla bontà
di chi si compiacque dirigercelo, vantiamo i suoi medesimi
sentimenti sul punto da lui sì bene trattato, e ci riserbiamo a
dire sul medesimo qualche cosa nel foglio venturo. Se l’esempio
suo avesse una benigna influenza per determinare gli spiriti
colti, ed imparziali ad iscriversi sugli spettacoli sarebbe
soddisfatto uno de’maggiori nostri desiderj derivanti da questa
impresa. A San Gio: Grisostomo si fece l’altr’jeri l’ultima
recita del Meleagro, e quella Comica Compagnia apparecchia alle
scene un’altra novità, che sarà forse annunziata nell’ultima
pagina di questo Foglio.
Ricerca Cosa significhi quel vacuo, che in
vece di numeri spesso trovasi su questi Fogli al levare, o
tramontar della Luna. La risposta la Dá nelle parole seguenti
l’Autore dell’Almanacco di Verona di cui ci serviamo d’ordinario
in ordinario. . . . . . . .Deve notarsi, che per cagione del suo
moto proprio ritardando la Luna continuamente tanto il suo
nascere quanto il suo tramontare, l’intervallo dal levare o dal
tramontare di un giorno al levare od al tramontare del dì
seguente, è sempre maggior di 24 ore. Quindi ne avviene di
necessità, che qualche volta trascorre un giorno intiero senza
che in quello la Luna si levi, o tramonti; e questi giorni si
sono segnati solla parola vacuo. Cambj. Addizione
La Nitteti posta in
iscena con somma magnificenza ebbe jeri nel Nobilissimo Teatro a
San Samuele il più felice destino. Il celebre Signor Maestro
Bertoni corrispose nel totale del suo lavoro alla grande
aspettazione del Pubblico, prodotta dall’esperienza del sublime
suo merito, e in alcune parti la superò di gran lunga. L’aria
del Signor Babbini nell’Atto Primo cantata con quella maestria,
e quel raffinamento di gusto, che singolarizzano il suo valore,
e il primato gli serbano trà i moderni Tenori, è giudicata un
capo d’opera, e col diletto risvegliò la sorpresa, e
l’ammirazione. Una Cavatina poi, o Rondeau, se così piaccia
dirlo, nell’Atto Terzo, rinnova soavemente la memoria della
bella antica semplicità musicale, e fa conoscere un ingegno
creatore, che sdegnando le vie comuni di solleticare l’orecchio,
s’apre l’adito a’cuori e ne domina sovranamente gli affetti.
L’inimitabile Signor Pacchierotti oggetto di tanti contrasti, e
sì spesso vincitore delle più fiere avversioni, ha eseguito
questo pezzo rarissimo con una bravura, e una delicatezza
esattissima da sforzare agli applausi sino la prevenzione
contraria. Se ne volle la replica i cui cangiamenti felici
offersero un nuovo allettamento. Parlando per ora di ciò che più
valse a destare lo stupore, e il piacere d’un folto intelligente
Uditorio, riserbiamo al Foglio di Mercordì la descrizione
dell’altre situazioni interessanti, le quali nel corso del
gradito Spettacolo sostengono l’elogio al Maestro, e a’Cantori.
Benchè privo del merito della novità, se giuste son certe
relazioni, sembra che il Secondo Ballo sia riuscito più caro del
Primo. La Signora Carolina Pitrot, ha posto in opera tutto il
suo talento, ed il suo vigore, e non le mancò il meritato
unanime applauso. A’ Teatri Comici questa Sera.
Ebene 2
Continuazione
Del Proclama incominciato nel
precedente Foglio.
VII. Le Rate in resto di ragione
di detti Vecchj Capitali cedute dai primi Possessori agli
Attuali Azionarj, e da questi acquistate, saranno trasportate
nei nuovi Registri aggregate in una sola Partita secondo il
ragguaglio della Tariffa a credito degli stessi Azionarj con
nota delle precise derivazioni dei differenti titoli di
possesso, ed a norma delli relativi Costituti per esigerne il
Prò sopraddetto sull’intiera Summa delle medesime. VIII.
L’esazione dei Prò dipendenti dalli Capitali Fideicommissi, e
Condizionati, li quali fossero stati alienati vita durante dei
Proprietarj Capitalisti, sarà preservata a quelli, che con legal
titolo risultante dalli relativi Costituti ne avessero Azione;
la qual esazione di Prò avrà a verificarsi sopra il Capitale
spoglio delle Rate Corse ridotto in effettivo valore, e
trasportato come sopra nell’Offizio Conservator del Deposito.
IX. Li Prò sopra i Capitali del Deposito Vecchio tre per Cento
in Zecca saranno saldati nell’Offizio stesso sin tutto Decembre
1788., e quelli derivanti dalli Capitali del Deposito Regolazion
Ghetto, e dei Depositi Vecchj fuori di Zecca saranno pure
saldati negli Offizj medesimi sin tutto Febbraro 1788., sicchè
li Prò che da Gennaro 1788. scaderanno sulli primi Capitali, e
quelli che da Marzo 1789. scaderanno fu i secondi Capitali,
verranno pagati nell’Offizio Conservator del Deposito al
terminar di ogni rispettivo Semestre, principiando da primo
Luglio 1789. per li Capitali trasportati dal Vecchio Deposito
tre per Cento in Zecca, e da primo Settembre 1789. per gli altri
trasportati dal Deposito Regolazion Ghetto, e dalli Vecchj
Depositi fuori di Zecca, e così successivamente di
Semestre in Semestre. X. Tutti gli Azionarj, li di cui Capitali
verranno trasportati nell’Offizio Conservator del Deposito
dovranno ricercar di nuovo le affrancazioni per estrazione
nell’Offizio della Ragionataria del Magistrato Eccellentissimo
delli Deputati, ed Aggionti alla Provision del Dinaro sul valor
effettivo del Capitale trasportato, in quel modo stesso che la
chiedevano sul valor numerario quando i lor Capitali trovavansi
ne’Vecchj Depositi sopraddetti; sempre però nei casi e colli
metodi stabiliti ne’due relativi Proclami a stampa approvati
colli Decreti dell’Eccellentissimo Senato 21. Gennaro 1785., e
10. Agosto 1786., dichiarandosi, che per li Capitali trasportati
dal Proveditor alli Prò in Zecca, Deposito Vecchio alle tre per
Cento potranno ricercarle col fondamento della nuova Copia del
Quaderno dell’Offizio Conservator del Deposito dopo il dì primo
Luglio 1789., e per gli altri trasportati dalli Depositi Vecchj
fuori di Zecca, e da quello Regolazion Ghetto potranno chiederle
sulla base medesima dopo il dì primo Settembre 1789.; dovendo
intanto continuar fino a dette epoche le ricerche, e relative
Estrazioni di detti Capitali Vecchj nei fissati giorni primo
Gennaro 1788., e primo Maggio 1789. colla scorta delle Copie di
Quaderno dei respettivi Offizj di Zecca e fuori di Zecca. XI. E
come cogli accennati Proclami 1785., e 1786. fu stabilito, che
ogni Capitalista il quale alienato avesse le Rate corse non
possa chiedere l’affrancazione del proprio Capitale sennon
coll’intervento anche dell’Azionario delle Rate stesse, venendo
in oggi separata la proprietà del Capitalista da quella del
Ratario, si mette in libertà tanto il Capitalista, quanto il
Ratario divenuto esso pure Capitalista di chiedere separatamente
l’affrancazione delle loro proprietà, sempre però col metodo
dell’Estrazione, e colle discipline tutte, che si sono
prescritte dalli Proclami sopraindicati. XII. Per procurare il
comodo di una più pronta affrancazione a quelli, che sino al
giorno della approvazione del presente Proclama avessero
acquistate con Costituti, ovvero avessero Azione per preventive
Disposizioni sulle sole Rate corse disgiunte dai Capitali, ogni
qual volta credessero esser del loro interesse il conseguire in
Contanti l’equivalente valore del loro Credito, piuttostocchè
possederlo convertito in un Capitale libero fruttante il
sopraddetto Prò di tre e mezzo per Cento, si dichiara, che per
quelli fra li nominati che ricercassero la pronta Affrancazione
ne’modi prescritti, sarà tenuto un Registro a parte nell’Offizio
della Ragionateria suddetta, e saranno li soli Nomi di essi
risposti in particolar Urna, ed estratti a sorte per conseguire
successivamente l’affrancazione delle lor Rate ridotte in
Capitale; fissato essendosi per tal effetto l’assegnamento di
Ducati Ventimille Valuta Corrente in ogni Quadrimestre tratti
dalla Summa delli Ducati sessantamille stabiliti per
l’affrancazione de’Vecchj Capitali suddetti. Questo assegnamento
avrà luogo per le sole prime otto Estrazioni avvenire,
cominciando da quella primo Ottobre 1789., dovendo gli altri
Ducato Quarantamille Valuta Corrente servire per quelle
de’Capitali degli altri Azionarj tutti indistintamente
trasportati nell’Offizio Conservator del Deposito. XIII. Nel
caso, che in alcuna di dette otto Estrazioni si combinasse, che
le ricerche di affrancazione delle Rate convertite in Capitali
fossero minori della fissata Summa di Ducati Ventimille Valuta
Corrente, sarà concessa a tutti essi Capitalisti l’Affrancazione
senza l’uso delle forti per l’ammontar totale
risultante dalle lor ricerche, e quando sopravanzasse delli
Ducati Ventimille predetti, servirà ad aumentare l’altra Summa
delli Ducati Quarantamille assegnatasi per tutti indistintamente
li Capitalisti trasportati come sopra. Metatextualität
(il resto Mercordì)
Primo Febbrajo 1789.
Da S. Bellino Territorio di Rovigo.
Sino ad ora abbiamo avuto la tribolazione del freddo, ma in qualche modo ci siamo riparati. Adesso abbiamo un pensiero più serio ed è quello degli Assassini, che vanno in truppa ad assalire le Famiglie. Venerdì a un’ora e mezza di notte dodici di questi fuorisciti stranieri si sono portati in casa di quel Mercante di riso a Lei noto, ch’abita qui vicino al Castel Guglielmo, e gli scaricarono contro tre pistole; ma piacque a Dio, che niuno restasse colpito. L’afferrarono bensì, lo legarono con una corda; e mentre ciò crudelmente eseguivasi, una donna di quella Famiglia potè fuggire dall’abitazione, e correre da’vicini gridando ajuto. Al suono della sua voce accorsero, e si son unite molte perone, le quali volarono al soccorso del povero galantuomo, e fecero che que’ribaldi impauriti scappassero senza recare il menomo danno a quelli spaventata Famiglia. Tutto il nostro Paese vive in continuo timore di qualche sorpresa, e d’assalti alla strada anche di giorno.Metatextualität
Da una Lettera in datta 29 dello scorso Gennajo
scritta da Brescia, riconfermato ci viene il latrocinio
Metatextualität
Per l’Orologio a Sole ci fu mandato il seguente
Distico, che forse piacerà più de’versi Francesi da noi
esibiti al chi editore d’un motto, e potrà valersene.
Ebene 3
Zitat/Motto
Sol mihi dat legem signandi
tempus, horas, Et tibi dò signum, quod tua vita volat.
Ebene 3
Brief/Leserbrief
Verona 2. Febbrajo 1789.
Il nuovo Vicario della Valpolisella Conte Gio:
Battista Gazola, ha fatto il solito ingresso con
insolita pompa. La Nobile Comitiva che l’accompagnò fu
numerosa ed eletta; i rinfreschi ch’egli profuse copiosi
e squisiti; ma sopra tutto splendida ed elegante la Cena
di più di quaranta Coperte. La varietà e
l’abbondanza dei pesci e dei selvatici più rari,
congiunte all’ordine e alla più scelta disposizione,
mostrarono la generosità e ‘l discernimento del suo
spirito illuminato e magnifico.
Teatri. Il Dramma Giocoso intitolato La Fata Capricciosa,
che si recita nel Nob. Teatro a San Moisè, è composizione del
Signor Giovanni Bertati, Autore di molte Opere di questo genere,
gran parte delle quali ebbero un esito fortunato, e gli fecero
credito, e nome. Questa però non entra in tal numero, e dalla
scenica azione, o dalla luce delle stampe non ritrae la grazia
del Pubblico. Le poetiche fantasie hanno i loro limiti, giunte
a’quali o ripetonsi, o si spossano in inutili sforzi. Talvolta
le circostanze, o la ristrettezza del tempo tiranneggiano
l’ingegno: e se si sapesse tutto otterrebbero più indulgenza non
poche volte certi Poeti Drammatici, che in vece di farsi
servire, com’esser dovrebbe, devono servire, com’esser dovrebbe,
devono servire al Maestro, a’Personaggj ec. ec. In grazia delle
passate sue produzioni merita questo Autore d’essere trattato
discretamente, e compatito se invano ha tentato di far ridere
col mettere in bocca al suo Cassiopeo il Veniamo a dire il
merito copiato dal Goldoni, che in un carattere maneggiato
felicemente prese di mira la viziosa ripetizione in cui cadono
gli uomini volgari del nostro Paese, che ad ogni quattro parole
cacciano il loro intercalare prosaico senza nemmeno
accorgersene. Non sembra egli però scusabile nell’aver poco
rispettata quella decenza, ch’esige il Teatro, e particolarmente
quei d’Opera ove concorre la gente nobile, e civile. Fausto
crede d’esser ferito, e agli attori che lo circondano canta così
nella Seconda Parte della sua Aria: Credo che un braccio mi sia
in fracasso. Sarà più in alto, sarà più abbasso. Sarà di dietro
sicuramente. Nò, non mi dite che non c’è niente. Se ben di
dietro voi cercherete Ci troverete qualcosa affè. Non è questo
che un saggio delle Licenze, ed espressioni offendenti l’onestà,
che sparse in altre situazioni si trovano. Molti versi che alla
lettura nascondono il loro senso, lo spiegano con pericolosa
chiarezza ne’tuoni, e ne’ritornelli della musica, e molto più
ne’gesti de’personaggj. Per ciò è dovere di chi serve il
Pubblico di non far mai uso di sozze parole, o d’equivoci che in
pratica offender possano l’onestà. Ogni Poeta, che scrive per il
Teatro, dovrebbe figurarsi nello stendere i suoi pensieri
l’Udienza ch’esser deve il suo giudice, e temerla. Traendo il
ridicolo alle sorgenti torbide e limacciose non si piace che
alla Plebe scostumata nutrendo il basso suo genio, e si disgusta
tutti quelli che sopr’essa sollevansi. Il Goldoni ne’giocosi
suoi Drammi non fece ridere con delle immodeste buffonerie, ma
con de’comici sali, con delle arguzie sensate, con una critica
popolare. Ma il riprodurne qualcuno di suo ora sarebbe un
errore, o converrebbe storpiarlo, come si fa delle Opere del Metastasio, per una pretesa necessità. Il bello, il
vero dovrebb’essere di tutti i tempi; pure sopr’esso vuol
dominare la moda come sugli ornamenti delle Signore Donne.
Benedetto il nostro Buon Gusto. Anche in questo Libretto, come
ne’passati, son ommessi i nomi degli Attori, perchè tutte le
donne son prime, e non si trovò ripiego onde serbare una
perfetta eguaglianza nell’annunziarle. Può dirsi però, che la
sola Prima sia la Signora Benini, perchè non odesi che Lei
nominata, e lodata, com’è tra gli uomini il Signor Morelli. La
musica è del Signor Francesco Gardi. Il Primo Ballo è intitolato
La Festa di Ballo, ed universalmente dispiacque. Secondo alcuni
tale fu il destino in generale dell’Opera: altri però
sostengono, che ci sono de’buoni pezzi. A Teatro pienissimo
Mercordì è seguita la ultima recita della Morte di Cesare a S.
Samuele. Il Signor Babbini non ha potuto cantare che il Duetto
nell’atto Terzo, e lo replicò con tutto il vigore possibile. Il
Pubblico, che sà l’impegno ed il zelo con cui egli lo serve, e
che per finzione non manca mai a’doveri suoi, ha gradito
moltissimo il poco che potè fare, e glielo dimostrò cogli
applausi. Il Signor Pacchierotti si fece moltissim’onore. E sì
conosciuto, ammirato, e d’alte comuni lodi compensato il sommo
merito della veramente celebre Signora Bacelli, che l’Articolo
inserito nel precedente Foglio a suo onore meritò l’approvazione
de’nostri leggitori, ed i loro elogj. Noi siamo grati alla bontà
di chi si compiacque dirigercelo, vantiamo i suoi medesimi
sentimenti sul punto da lui sì bene trattato, e ci riserbiamo a
dire sul medesimo qualche cosa nel foglio venturo. Se l’esempio
suo avesse una benigna influenza per determinare gli spiriti
colti, ed imparziali ad iscriversi sugli spettacoli sarebbe
soddisfatto uno de’maggiori nostri desiderj derivanti da questa
impresa. A San Gio: Grisostomo si fece l’altr’jeri l’ultima
recita del Meleagro, e quella Comica Compagnia apparecchia alle
scene un’altra novità, che sarà forse annunziata nell’ultima
pagina di questo Foglio. Ebene 3
Brief/Leserbrief
Verona 2. Febbrajo 1789.
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Brief/Leserbrief
Agli amatori del teatro
Pietro Zerletti Stampator Veneto Fra gli Scrittori
Teatrali dell’etànostra niuna persona sensata negherà un
luogo distinto al Sig. Mercier; luogo certamente ad esso
dovuto non meno per la varietà e per la bellezza, che
pel numero dei suoi Drammi, delle sue Commedie, e delle
altre sue Rappresentazioni. Tra i Drammi incontrò, fin
dal suo primo pubblicarsi, l’applauso universale il
Dramma intitolato le Tombe di Verona, che stampato,
nella nostra lingua, può servire di saggio per
l’edizione Italiana, che si propone, di tutto il di lui
Teatro. Quest’edizione da noi si intraprenderà qualora
un discreto numero di concorrenti cui assicuri almeno
d’una parte della spesa, nel prossimo Marzo. Il Dramma,
che seguirà le Tombe di Verona, sarà Montesquieu in
Marsiglia, che presenta un’azione d’umanità del celebre
Autore dello Spirito delle Leggi; e dietro a questo si
pubblicheranno costantemente, uno ogni mese, tutti i
Drammi, le Commedie, e le Rappresentazioni
stampate separatamente dal medesimo Autore, in numero di
circa 10; ed in ultimo luogo, collo stesso metodo, gli
altri di lui Drammi, che comprendono in Francese tre
Tomi in quarto. I medesimi si pagheranno dai Signori
Associati a ragione d’una lira l’uno; e nella fine si
daranno loro gratuitamente i frontispizj, ed un ordine,
onde poter ciascuno farsigli legare in Tomi. In Venezia
le associazioni si ricevono nella Stamperia, in S.
Catterina, d’esso Editore Zerletti, e nel Negozio di
Gio: Antonio Curti Librajo, all’Insegna della Nuova
Sorte nella merceria di S. Giuliano. I Signori Associati
saranno serviti dei respettivi Tomi nei luoghi che
indicheranno. Fuori di Venezia le associazioni medesime
si riceveranno dai dispensatori del presente Manifesto.
È uscito il primo Le Tombe di Verona.
Metatextualität
Siamo rimproverati in un anonimo
Biglietto d’aver mentito per troppo affetto di Patria
asserendo nel Primo Foglio del Giugno 1787 con cui ebbe
principio la nostra Impresa, che la Gazzetta è d’uso antico
in questa Metropoli, e che dal nostro presero nome i
periodici Fogli stranieri. Si vuole in esso che i Francesi
l’avessero mezzo secolo prima di Noi. Rispondiamo con tutto
il rispetto, a chi con tanta franchezza ci accusa, che il
Medico Teofrasto Renandot fu l’introduttore delle prime
Gazzette in Francia nel 1631, mentr’erano già stabilite da
qualche tempo in Venezia. Veggasi l’Almanacco di Gotha alla
pag. 57.
