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      <titleStmt>
        <title>Num. 11</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
      </titleStmt>
      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Julia List</name>
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          <name> Magdalena Albert</name>
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        <respStmt>
          <name> Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
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        <respStmt>
          <name> Kirsten Dickhaut</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Ingrid Scherk</name>
          <resp>Editor</resp>
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      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-12-14">14.12.2015</date>
        <idno type="PID">o:mws.3914</idno>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 81-88 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="GUV">
          <title level="j">Gazzetta urbana
                        veneta</title>
          <biblScope type="vol">3</biblScope>
          <biblScope type="issue">011</biblScope>
          <date>1789</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
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    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <editorialDecl>
        <interpretation>
          <ab type="interpGrp">
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
              <interp xml:id="E1">Ebene 1</interp>
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            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsformen">
              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
              <interp xml:id="AL">Allegorisches Erzählen</interp>
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              <interp xml:id="F">Fabelerzählung</interp>
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              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
              <interp xml:id="LB">Leserbrief</interp>
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          </ab>
        </interpretation>
      </editorialDecl>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
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        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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                    <p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone>
                    </p>
                    <div1>
                        <head><hi rend="smallcaps">Num. 11.</hi></head>
                        <p rend="date"><hi rend="smallcaps">Sabbato 7. Febbrajo 1789.</hi></p>
                        <p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone></p>
                        <div2>
                            <head><hi rend="smallcaps">Continuazione</hi><lb></lb><hi rend="italic">Del
                                    Proclama incominciato nel precedente Foglio</hi>.<hi rend="italic"> </hi></head>
                            <p rend="SO">VII. <hi rend="smallcaps">L</hi>e Rate in resto di ragione
                                di detti Vecchj Capitali cedute dai primi Possessori agli Attuali
                                Azionarj, e da questi acquistate, saranno trasportate nei nuovi
                                Registri aggregate in una sola Partita secondo il ragguaglio della
                                Tariffa a credito degli stessi Azionarj con nota delle precise
                                derivazioni dei differenti titoli di possesso, ed a norma delli
                                relativi Costituti per esigerne il Prò sopraddetto sull’intiera
                                Summa delle medesime. </p>
                            <p>VIII. L’esazione dei Prò dipendenti dalli Capitali Fideicommissi, e
                                Condizionati, li quali fossero stati alienati vita durante dei
                                Proprietarj Capitalisti, sarà preservata a quelli, che con legal
                                titolo risultante dalli relativi Costituti ne avessero Azione; la
                                qual esazione di Prò avrà a verificarsi sopra il Capitale spoglio
                                delle Rate Corse ridotto in effettivo valore, e trasportato come
                                sopra nell’Offizio Conservator del Deposito. </p>
                            <p>IX. Li Prò sopra i Capitali del Deposito Vecchio tre per Cento in
                                Zecca saranno saldati nell’Offizio stesso sin tutto Decembre 1788.,
                                e quelli derivanti dalli Capitali del Deposito Regolazion Ghetto, e
                                dei Depositi Vecchj fuori di Zecca saranno pure saldati negli Offizj
                                medesimi sin tutto Febbraro 1788., sicchè li Prò che da Gennaro
                                1788. scaderanno sulli primi Capitali, e quelli che da Marzo 1789.
                                scaderanno fu i secondi Capitali, verranno pagati nell’Offizio
                                Conservator del Deposito al terminar di ogni rispettivo Semestre,
                                principiando da primo Luglio 1789. per li Capitali trasportati dal
                                Vecchio Deposito tre per Cento in Zecca, e da primo Settembre 1789.
                                per gli altri trasportati dal Deposito Regolazion Ghetto, e dalli
                                Vecchj Depositi fuori di <pb n="82"></pb> Zecca, e così successivamente
                                di Semestre in Semestre. </p>
                            <p>X. Tutti gli Azionarj, li di cui Capitali verranno trasportati
                                nell’Offizio Conservator del Deposito dovranno ricercar di nuovo le
                                affrancazioni per estrazione nell’Offizio della Ragionataria del
                                Magistrato Eccellentissimo delli Deputati, ed Aggionti alla
                                Provision del Dinaro sul valor effettivo del Capitale trasportato,
                                in quel modo stesso che la chiedevano sul valor numerario quando i
                                lor Capitali trovavansi ne’Vecchj Depositi sopraddetti; sempre però             
                   nei casi e colli metodi stabiliti ne’due relativi Proclami a stampa
                                approvati colli Decreti dell’Eccellentissimo Senato 21. Gennaro
                                1785., e 10. Agosto 1786., dichiarandosi, che per li Capitali
                                trasportati dal Proveditor alli Prò in Zecca, Deposito Vecchio alle
                                tre per Cento potranno ricercarle col fondamento della nuova Copia
                                del Quaderno dell’Offizio Conservator del Deposito dopo il dì primo
                                Luglio 1789., e per gli altri trasportati dalli Depositi Vecchj
                                fuori di Zecca, e da quello Regolazion Ghetto potranno chiederle
                                sulla base medesima dopo il dì primo Settembre 1789.; dovendo
                                intanto continuar fino a dette epoche le ricerche, e relative
                                Estrazioni di detti Capitali Vecchj nei fissati giorni primo Gennaro
                                1788., e primo Maggio 1789. colla scorta delle Copie di Quaderno dei
                                respettivi Offizj di Zecca e fuori di Zecca. </p>
                            <p>XI. E come cogli accennati Proclami 1785., e 1786. fu stabilito, che
                                ogni Capitalista il quale alienato avesse le Rate corse non possa
                                chiedere l’affrancazione del proprio Capitale sennon coll’intervento
                                anche dell’Azionario delle Rate stesse, venendo in oggi separata la
                                proprietà del Capitalista da quella del Ratario, si mette in libertà
                                tanto il Capitalista, quanto il Ratario divenuto esso pure
                                Capitalista di chiedere separatamente l’affrancazione delle loro
                                proprietà, sempre però col metodo dell’Estrazione, e colle
                                discipline tutte, che si sono prescritte dalli Proclami
                                sopraindicati. </p>
                            <p>XII. Per procurare il comodo di una più pronta affrancazione a
                                quelli, che sino al giorno della approvazione del presente Proclama
                                avessero acquistate con Costituti, ovvero avessero Azione per
                                preventive Disposizioni sulle sole Rate corse disgiunte dai
                                Capitali, ogni qual volta credessero esser del loro interesse il
                                conseguire in Contanti l’equivalente valore del loro Credito,
                                piuttostocchè possederlo convertito in un Capitale libero fruttante
                                il sopraddetto Prò di tre e mezzo per Cento, si dichiara, che per
                                quelli fra li nominati che ricercassero la pronta Affrancazione
                                ne’modi prescritti, sarà tenuto un Registro a parte nell’Offizio
                                della Ragionateria suddetta, e saranno li soli Nomi di essi risposti
                                in particolar Urna, ed estratti a sorte per conseguire
                                successivamente l’affrancazione delle lor Rate ridotte in Capitale;
                                fissato essendosi per tal effetto l’assegnamento di Ducati
                                Ventimille Valuta Corrente in ogni Quadrimestre tratti dalla Summa
                                delli Ducati sessantamille stabiliti per l’affrancazione de’Vecchj
                                Capitali suddetti. </p>
                            <p>Questo assegnamento avrà luogo per le sole prime otto Estrazioni
                                avvenire, cominciando da quella primo Ottobre 1789., dovendo gli                     
           altri Ducato Quarantamille Valuta Corrente servire per quelle
                                de’Capitali degli altri Azionarj tutti indistintamente trasportati
                                nell’Offizio Conservator del Deposito. </p>
                            <p>XIII. Nel caso, che in alcuna di dette otto Estrazioni si combinasse,
                                che le ricerche di affrancazione delle Rate convertite in Capitali
                                fossero minori della fissata Summa di Ducati Ventimille Valuta
                                Corrente, sarà concessa a tutti essi Capitalisti l’Affrancazione
                                    sen-<pb n="83"></pb>za l’uso delle forti per l’ammontar totale
                                risultante dalle lor ricerche, e quando sopravanzasse delli Ducati
                                Ventimille predetti, servirà ad aumentare l’altra Summa delli Ducati
                                Quarantamille assegnatasi per tutti indistintamente li Capitalisti
                                trasportati come sopra. </p>
                            <p rend="BU"><hi rend="italic"><milestone unit="MT" xml:id="FR.3"></milestone> (il
                                    resto Mercordì) <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></hi></p>
                            <p rend="date">Primo Febbrajo 1789. </p>
                            <p rend="date">Da S. Bellino Territorio di Rovigo. </p>
                            <p><hi rend="italic">Sino ad ora abbiamo avuto la tribolazione del
                                    freddo, ma in qualche modo ci siamo riparati. Adesso abbiamo un
                                    pensiero più serio ed è quello degli Assassini, che vanno in
                                    truppa ad assalire le Famiglie. Venerdì a un’ora e mezza di
                                    notte dodici di questi fuorisciti stranieri si sono portati in
                                    casa di quel Mercante di riso a Lei noto, ch’abita qui vicino al
                                    Castel Guglielmo, e gli scaricarono contro tre pistole; ma
                                    piacque a Dio, che niuno restasse colpito. L’afferrarono bensì,
                                    lo legarono con una corda; e mentre ciò crudelmente eseguivasi,
                                    una donna di quella Famiglia potè fuggire dall’abitazione, e
                                    correre da’vicini gridando ajuto. Al suono della sua voce
                                    accorsero, e si son unite molte perone, le quali volarono al
                                    soccorso del povero galantuomo, e fecero che que’ribaldi
                                    impauriti scappassero senza recare il menomo danno a quelli
                                    spaventata Famiglia. </hi></p>
                            <p><hi rend="italic">Tutto il nostro Paese vive in continuo timore di
                                    qualche sorpresa, e d’assalti alla strada anche di giorno.
                                </hi></p>
                            <p><milestone unit="MT" xml:id="FR.4"></milestone> Da una Lettera in datta 29 dello
                                scorso Gennajo scritta da Brescia, riconfermato ci viene il
                                latrocinio <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone> colà fatto al
                                negoziante Sig. <hi rend="italic">Paolo</hi>
                                <hi rend="italic">Bolognini</hi> ottuagenario, e si sa ascendere in
                                essa la summa del rubato soldo contante a Lire 17 mila. Dicesi che
                                dalle ore 8 alle 12 durò l’operazione de’sagacissimi ladri, ch’erano
                                in molti, e per quanto si sentì dal vicinato avevano le loro             
                   lanterne, ed erano muniti di schioppi e tromboni, onde persuadere
                                coll’eloquenza delle loro bocche a tornar indietro quelli che di là
                                passavano; che frà lo strepito, e lo schiamazzo segarono una             
                   porzione del portellino della bottega, e con tutto il comodo
                                eseguirono il furto. Essere voce quasi universale, che i delinquenti
                                fossero birri licenziati i quali in quel Territorio, sotto pretesto
                                di far delle visite per contrabbandi, per monete, et altro,
                                commisero molti delitti<hi rend="italic">. Non vale</hi>, dice lo
                                scrittore di questa<hi rend="italic">, la più vigilante cura degli
                                    Eccellentissimi Rettori, che ci governano, non la premura che
                                    gli stessi si danno per far godere uni stato di quiete, e di
                                    sicurezza a questi popoli. Di nuovo ripeto, che questo nostro
                                    Eccellentissimi Rettori fanno di tutto onde i cittadini ed i
                                    territoriali siano contenti della lor reggenza. Tutti ad una
                                    voce esaltano questi Personaggi.</hi>
                            </p>
                            <p>Quanto alle Pubbliche Scuole delle Grazie asserisce pure lo Scrittore
                                suddetto, che il benemerito Signore Professor <hi rend="italic">Coccoli</hi> non fu confermato nella sua Cattedra di
                                Matematiche, e che se ne sparse la falsa nuova perch’era già steso
                                il Decreto della sua riconferma, e ad esso mandato in copia, ma che
                                in quel frattempo fu eletto provvisionalmente a quella Cattedra
                                certo Sig. D. <hi rend="italic">Bernardo</hi>
                                <hi rend="italic">Marzoli</hi>; che questa elezione venne riguardata
                                come illegale, perchè l’Avvocato ed uno de’Sindici
                                dell’illustrissima Città non hanno voluto votare, ed hanno segnata
                                la loro protesta di dissenso. In luogo del Sig. <hi rend="italic">Zamboni</hi> che rinunziò, fu messo provvisio-<pb n="84"></pb>nalmente per Maestro di Teologia certo Rev. D. <hi rend="italic">Barzana</hi>. Aggiunge essersi sparsa voce che a
                                quell’Eccellentissimo Podestà sia pervenuta altra Lettera
                                dell’Eccellentissimo Magistrato alle Acque in cui di nuovo viene
                                testificata la Sovrana soddisfazione dell’operato dal Sig. <hi rend="italic">Coccoli</hi>. </p>
                            <p>Posdomani seguirà l’ingresso del nuovo Reverendissimo Parroco di
                                questa Contrada di San Benedetto, e seguendo l’ordine intrapreso
                                diamo però anche la </p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="italic">Serie de’Rev. Pievani della Chiesa Parrocchiale,
                                    e Coll. di S. Benedetto Abate di Venezia. </hi></head>
                            <p>1437. Silvestro Moscato Pievano di S. Paterniano fu destinato primo
                                Pievano di S. Benedetto. </p>
                            <p>1459. Marco Gonella poi Arcivescovo di Antibari. </p>
                            <p>1461. Baldissera Turino Dottor in ambe le Leggi. </p>
                            <p>1475. Lorenzo Bon prima Prete di Santa Sofia, Arciprete di Malamocco,                     
           poi Prete e Pievano di S. Benedetto, poscia assunto al Piovanato di
                                S. Sofia. </p>
                            <p>1482. Pietro Bon Notajo, e Cancelliere del Collegio delle
                                Congregazioni. </p>
                            <p>1523. Sebastian Bon Canonico di Castello. </p>
                            <p>1550. Sebastian Bonetti Canonico della Ducale, ed Arciprete della
                                Congregazione di S. M. Mater Domini. </p>
                            <p>1555. Niccolò Papilioni Dalmatino.</p>
                            <p>1558. Pietro Bonana. </p>
                            <p>1630. Pasqual Dottor Danieli Canonico Vicario Ducale ed Arciprete
                                della Congregazione di S. Maria Mater Domini. </p>
                            <p>1675. Andrea Balico. </p>
                            <p>1695. Antonio Sehiantarello Arciprete della Congregazione di Santa
                                Maria Mater Domini. </p>
                            <p>1730. Gio: Antonio Dott. Tommasoni Canonico di Castello. </p>
                            <p>1742. Girolamo Loris Canonico Ducale. </p>
                            <p>1762. Pietro Arguello Canonico Ducale. </p>
                            <p>1789. Giacomo Loris Nipote di Girolamo antecessore. </p>
                            <p><milestone unit="MT" xml:id="FR.5"></milestone> Per l’Orologio a Sole ci fu
                                mandato il seguente Distico, che forse piacerà più de’versi Francesi
                                da noi esibiti al chi editore d’un motto, e potrà valersene.
                                    <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
                            <p><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"></milestone>
                                <milestone unit="ZM" xml:id="FR.7"></milestone><hi rend="italic"> Sol mihi dat
                                    legem signandi tempus, horas,</hi></p>
                            <p><hi rend="italic">Et tibi dò signum, quod tua vita volat.
                                    </hi><milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone>
                                <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
                            <p rend="date"><milestone unit="E3" xml:id="FR.8"></milestone>
                                <milestone unit="LB" xml:id="FR.9"></milestone> Verona 2. Febbrajo 1789. </p>
                            <p rend="SO">Il nuovo Vicario della <hi rend="italic">Valpolisella
                                </hi>Conte <hi rend="italic">Gio: Battista Gazola</hi>, ha fatto il
                                solito ingresso con insolita pompa. La Nobile Comitiva che
                                l’accompagnò fu numerosa ed eletta; i rinfreschi ch’egli profuse
                                copiosi e squisiti; ma sopra tutto splendida ed elegante la Cena di
                                più di quaranta Coperte. <pb n="85"></pb> La varietà e l’abbondanza dei
                                pesci e dei selvatici più rari, congiunte all’ordine e alla più
                                scelta disposizione, mostrarono la generosità e ‘l discernimento del
                                suo spirito illuminato e magnifico. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
                                <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="italic">Teatri. </hi></head>
                            <p rend="SO">Il Dramma Giocoso intitolato <hi rend="italic">La</hi>
                                <hi rend="italic">Fata</hi>
                                <hi rend="italic">Capricciosa</hi>, che si recita nel Nob. Teatro a           
                     San Moisè, è composizione del Signor <hi rend="italic">Giovanni</hi>
                                <hi rend="italic">Bertati</hi>, Autore di molte Opere di questo
                                genere, gran parte delle quali ebbero un esito fortunato, e gli
                                fecero credito, e nome. Questa però non entra in tal numero, e dalla
                                scenica azione, o dalla luce delle stampe non ritrae la grazia del
                                Pubblico. Le poetiche fantasie hanno i loro limiti, giunte a’quali o
                                ripetonsi, o si spossano in inutili sforzi. Talvolta le circostanze,             
                   o la ristrettezza del tempo tiranneggiano l’ingegno: e se si sapesse
                                tutto otterrebbero più indulgenza non poche volte certi Poeti
                                Drammatici, che in vece di farsi servire, com’esser dovrebbe, devono
                                servire, com’esser dovrebbe, devono servire al Maestro, a’Personaggj
                                ec. ec. In grazia delle passate sue produzioni merita questo Autore
                                d’essere trattato discretamente, e compatito se invano ha tentato di
                                far ridere col mettere in bocca al suo <hi rend="italic">Cassiopeo</hi> il <hi rend="italic">Veniamo</hi>
                                <hi rend="italic">a</hi>
                                <hi rend="italic">dire</hi>
                                <hi rend="italic">il</hi>
                                <hi rend="italic">merito</hi> copiato dal <hi rend="italic">Goldoni</hi>, che in un carattere maneggiato felicemente prese
                                di mira la viziosa ripetizione in cui cadono gli uomini volgari del
                                nostro Paese, che ad ogni quattro parole cacciano il loro
                                intercalare prosaico senza nemmeno accorgersene. Non sembra egli
                                però scusabile nell’aver poco rispettata quella decenza, ch’esige il
                                Teatro, e particolarmente quei d’Opera ove concorre la gente nobile,
                                e civile. </p>
                            <p><hi rend="italic">Fausto</hi> crede d’esser ferito, e agli attori che
                                lo circondano canta così nella Seconda Parte della sua Aria: </p>
                            <p rend="SO">Credo che un braccio mi sia in fracasso. </p>
                            <p rend="SO">Sarà più in alto, sarà più abbasso. </p>
                            <p rend="SO">Sarà di dietro sicuramente. </p>
                            <p rend="SO">Nò, non mi dite che non c’è niente. </p>
                            <p rend="SO">Se ben di dietro voi cercherete </p>
                            <p rend="SO">Ci troverete qualcosa affè.</p>
                            <p>Non è questo che un saggio delle Licenze, ed espressioni offendenti
                                l’onestà, che sparse in altre situazioni si trovano. </p>
                            <p>Molti versi che alla lettura nascondono il loro senso, lo spiegano
                                con pericolosa chiarezza ne’tuoni, e ne’ritornelli della musica, e
                                molto più ne’gesti de’personaggj. Per ciò è dovere di chi serve il
                                Pubblico di non far mai uso di sozze parole, o d’equivoci che in
                                pratica offender possano l’onestà. Ogni Poeta, che scrive per il
                                Teatro, dovrebbe figurarsi nello stendere i suoi pensieri l’Udienza
                                ch’esser deve il suo giudice, e temerla. Traendo il ridicolo alle             
                   sorgenti torbide e limacciose non si piace che alla Plebe scostumata
                                nutrendo il basso suo genio, e si disgusta tutti quelli che
                                sopr’essa sollevansi. Il <hi rend="italic">Goldoni </hi>ne’giocosi
                                suoi Drammi non fece ridere con delle immodeste buffonerie, ma con
                                de’comici sali, con delle arguzie sensate, con una critica popolare.
                                Ma il riprodurne qualcuno di suo ora sarebbe un errore, o
                                converrebbe storpiarlo, come si fa delle Opere del <pb n="86"></pb>
                                Metastasio, per una pretesa necessità. Il bello, il vero
                                dovrebb’essere di tutti i tempi; pure sopr’esso vuol dominare la
                                moda come sugli ornamenti delle Signore Donne. Benedetto il nostro      
                              <hi rend="italic">Buon Gusto. </hi></p>
                            <p>Anche in questo Libretto, come ne’passati, son ommessi i nomi degli
                                Attori, perchè tutte le donne son prime, e non si trovò ripiego onde
                                serbare una perfetta eguaglianza nell’annunziarle. </p>
                            <p>Può dirsi però, che la sola Prima sia la Signora <hi rend="italic">Benini</hi>, perchè non odesi che Lei nominata, e lodata, com’è
                                tra gli uomini il Signor <hi rend="italic">Morelli</hi>.</p>
                            <p>La musica è del Signor <hi rend="italic">Francesco Gardi</hi>. Il
                                Primo Ballo è intitolato <hi rend="italic">La Festa di Ballo</hi>,
                                ed universalmente dispiacque. Secondo alcuni tale fu il destino in
                                generale dell’Opera: altri però sostengono, che ci sono de’buoni
                                pezzi.</p>
                            <p>A Teatro pienissimo Mercordì è seguita la ultima recita della <hi rend="italic">Morte di Cesare</hi> a S. Samuele. Il Signor <hi rend="italic">Babbini</hi> non ha potuto cantare che il Duetto
                                nell’atto Terzo, e lo replicò con tutto il vigore possibile. Il
                                Pubblico, che sà l’impegno ed il zelo con cui egli lo serve, e che
                                per finzione non manca mai a’doveri suoi, ha gradito moltissimo il
                                poco che potè fare, e glielo dimostrò cogli applausi. Il Signor <hi rend="italic">Pacchierotti</hi> si fece moltissim’onore. </p>
                            <p>E sì conosciuto, ammirato, e d’alte comuni lodi compensato il sommo
                                merito della veramente celebre Signora <hi rend="italic">Bacelli</hi>, che l’Articolo inserito nel precedente Foglio a
                                suo onore meritò l’approvazione de’nostri leggitori, ed i loro
                                elogj. Noi siamo grati alla bontà di chi si compiacque dirigercelo,
                                vantiamo i suoi medesimi sentimenti sul punto da lui sì bene
                                trattato, e ci riserbiamo a dire sul medesimo qualche cosa nel
                                foglio venturo. Se l’esempio suo avesse una benigna influenza per
                                determinare gli spiriti colti, ed imparziali ad iscriversi sugli
                                spettacoli sarebbe soddisfatto uno de’maggiori nostri desiderj
                                derivanti da questa impresa. </p>
                            <p>A San Gio: Grisostomo si fece l’altr’jeri l’ultima recita del <hi rend="italic">Meleagro</hi>, e quella Comica Compagnia
                                apparecchia alle scene un’altra novità, che sarà forse annunziata
                                nell’ultima pagina di questo Foglio.</p>
                            <p rend="EU"><hi rend="smallcaps"><milestone unit="E3" xml:id="FR.10"></milestone>
                                    <milestone unit="LB" xml:id="FR.11"></milestone>
                                </hi></p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="smallcaps">Agli amatori del teatro</hi></head>
                            <p rend="BA"><hi rend="italic">Pietro Zerletti Stampator Veneto</hi></p>
                            <p rend="SO">Fra gli Scrittori Teatrali dell’etànostra niuna persona
                                sensata negherà un luogo distinto al <hi rend="italic">Sig.
                                    Mercier</hi>; luogo certamente ad esso dovuto non meno per la
                                varietà e per la bellezza, che pel numero dei suoi Drammi, delle sue
                                Commedie, e delle altre sue Rappresentazioni. Tra i Drammi incontrò,
                                fin dal suo primo pubblicarsi, l’applauso universale il Dramma
                                intitolato <hi rend="italic">le Tombe di Verona</hi>, che stampato,
                                nella nostra lingua, può servire di saggio per l’edizione Italiana,
                                che si propone, di tutto il di lui Teatro. Quest’edizione da noi si
                                intraprenderà qualora un discreto numero di concorrenti cui assicuri
                                almeno d’una parte della spesa, nel prossimo Marzo. Il Dramma, che
                                seguirà <hi rend="italic">le Tombe di Verona</hi>, sarà <hi rend="italic">Montesquieu in Marsiglia</hi>, che presenta
                                un’azione d’umanità del celebre Autore dello <hi rend="italic">Spirito delle Leggi</hi>; e dietro a questo si pubblicheranno
                                costantemente, uno ogni mese, tutti i Drammi, le Commedie, e le <pb n="87"></pb> Rappresentazioni stampate separatamente dal medesimo
                                Autore, in numero di circa 10; ed in ultimo luogo, collo stesso
                                metodo, gli altri di lui Drammi, che comprendono in Francese tre
                                Tomi in quarto. I medesimi si pagheranno dai Signori Associati a
                                ragione d’una lira l’uno; e nella fine si daranno loro gratuitamente
                                i frontispizj, ed un ordine, onde poter ciascuno farsigli legare in
                                Tomi. In Venezia le associazioni si ricevono nella Stamperia, in S.
                                Catterina, d’esso Editore <hi rend="italic">Zerletti</hi>, e nel
                                Negozio di <hi rend="italic">Gio</hi>: <hi rend="italic">Antonio
                                    Curti</hi> Librajo, all’Insegna della Nuova Sorte nella merceria
                                di S. Giuliano. I Signori Associati saranno serviti dei respettivi
                                Tomi nei luoghi che indicheranno. Fuori di Venezia le associazioni
                                medesime si riceveranno dai dispensatori del presente Manifesto. </p>
                            <p>È uscito il primo <hi rend="italic">Le Tombe di Verona.
                                    </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
                                <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
                            <p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.12"></milestone> Siamo rimproverati in
                                un anonimo Biglietto d’aver mentito per troppo affetto di Patria    
                            asserendo nel Primo Foglio del Giugno 1787 con cui ebbe principio la
                                nostra Impresa, che la Gazzetta è d’uso antico in questa Metropoli,
                                e che dal nostro presero nome i periodici Fogli stranieri. Si vuole
                                in esso che i Francesi l’avessero mezzo secolo prima di Noi.</p>
                            <p>Rispondiamo con tutto il rispetto, a chi con tanta franchezza ci
                                accusa, che il Medico <hi rend="italic">Teofrasto Renandot</hi> fu
                                l’introduttore delle prime Gazzette in Francia nel 1631, mentr’erano
                                già stabilite da qualche tempo in Venezia. Veggasi l’Almanacco di
                                    <hi rend="italic">Gotha</hi> alla pag. 57. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="italic">Ricerca</hi></head>
                            <p rend="SO">Cosa significhi quel vacuo, che in vece di numeri spesso
                                trovasi su questi Fogli al levare, o tramontar della Luna.</p>
                            <p>La risposta la Dá nelle parole seguenti l’Autore dell’Almanacco di
                                Verona di cui ci serviamo d’ordinario in ordinario.</p>           
                 <p>. . . . . . .<hi rend="italic">Deve notarsi, che per cagione del suo
                                    moto proprio ritardando la Luna continuamente tanto il suo
                                    nascere quanto il suo tramontare, l’intervallo dal levare o dal
                                    tramontare di un giorno al levare od al tramontare del dì
                                    seguente, è sempre maggior di 24 ore. Quindi ne avviene di
                                    necessità, che qualche volta trascorre un giorno intiero senza
                                    che in quello la Luna si levi, o tramonti; e questi giorni si
                                    sono segnati solla parola </hi>vacuo<hi rend="italic">.</hi></p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="italic">Cambj.</hi></head>
                            <p rend="date">Venerdì 6. Febbrajo.</p>
                            <p>Lione cinquantanove.</p>
                            <p>Parigi cinquantanove.</p>
                            <p>Roma settantadue e 7 8vi.</p>
                            <p>Napoli 119 e 3 4ti.</p>
                            <p>Livorno 100.</p>
                            <p>Milano 154. e 3 4ti.</p>
                            <p>Genova 92 e mezzo.</p>
                            <p>Amsterdam 92 e un 4to.</p>
                            <p>Londra 48 e mezzo.</p>
                            <p>Augusta 102.</p>
                            <p>Vienna 196.</p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="italic">Carte Pubbliche.</hi></head>
                            <p rend="SO">Ai 30 del p.p. Gennajo fu pubblicato un Proclama di questa
                                Eccellentissima Magistratura de’<hi rend="italic">Provveditori</hi>
                                di Comun nel quale ravvivandone uno de’9 Giugno 1764 approvato con
                                Decreto dell’Eccellentissimo Senato sopprimente alcuni Privilegj di
                                certe Arti, prescrivesi a tutti i bottegaj di questa Capitale il
                                tener <hi rend="italic">fuori dei precisi muri della propria bottega
                                    il minimo ingombro, o utensile, o genere vendibile esposto,             
                       </hi>onde<hi rend="italic"> non deturpar e impedire il libero
                                    transito delle strade per natura non ampie</hi>, sotto le pene
                                ec.</p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="smallcaps">Addizione<lb></lb></hi><hi rend="italic">All’Articolo Teatri</hi></head>
                            <p rend="SO">La <hi rend="italic">Nitteti</hi> posta in iscena con somma
                                magnificenza ebbe jeri nel Nobilissimo Teatro a San Samuele il più
                                felice destino. Il celebre Signor Maestro <hi rend="italic">Bertoni</hi> corrispose nel totale del suo lavoro alla grande
                                aspettazione del Pubblico, prodotta dall’esperienza del sublime suo
                                merito, e in alcune parti la superò di gran lunga.</p>
                            <p>L’aria del Signor <hi rend="italic">Babbini</hi> nell’Atto Primo
                                cantata con quella maestria, e quel raffinamento di gusto, che
                                singolarizzano il suo valore, e il primato gli serbano trà i moderni
                                Tenori, è giudicata un capo d’opera, e col diletto risvegliò la
                                sorpresa, e l’ammirazione. </p>
                            <p>Una Cavatina poi, o <hi rend="italic">Rondeau</hi>, se così piaccia
                                dirlo, nell’Atto Terzo, rinnova soavemente la memoria della bella
                                antica semplicità musicale, e fa conoscere un ingegno creatore, che
                                sdegnando le vie comuni di solleticare l’orecchio, s’apre l’adito
                                a’cuori e ne domina sovranamente gli affetti. L’inimitabile Signor
                                    <hi rend="italic">Pacchierotti</hi> oggetto di tanti contrasti,
                                e sì spesso vincitore delle più fiere avversioni, ha eseguito questo
                                pezzo rarissimo con una bravura, e una delicatezza esattissima da
                                sforzare agli applausi sino la prevenzione contraria. </p>
                            <p>Se ne volle la replica i cui cangiamenti felici offersero un nuovo
                                allettamento.</p>
                            <p>Parlando per ora di ciò che più valse a destare lo stupore, e il
                                piacere d’un folto intelligente Uditorio, riserbiamo al Foglio di
                                Mercordì la descrizione dell’altre situazioni interessanti, le quali
                                nel corso del gradito Spettacolo sostengono l’elogio al Maestro, e
                                a’Cantori.</p>
                            <p>Benchè privo del merito della novità, se giuste son certe relazioni,
                                sembra che il Secondo Ballo sia riuscito più caro del Primo. La
                                Signora <hi rend="italic">Carolina Pitrot</hi>, ha posto in opera
                                tutto il suo talento, ed il suo vigore, e non le mancò il meritato
                                unanime applauso.</p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="italic">A’ Teatri Comici questa Sera.</hi></head>
                            <div3>
                                <head>A San Luca.</head>
                                <p rend="SO">L’avvocato de’poveri &amp;c.</p>
                            </div3>
                            <div3>
                                <head>A Sant’Angelo.</head>
                                <p rend="SO">I due Truffaldini Gemelli.</p>
                            </div3>      
                      <div3>
                                <head>A S. Gio: Grisostomo.</head>
                                <p rend="SO">Gli Assassini della Polonia ossia la Sepolta viva.
                                        <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
                                    <milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
                                <p rend="SO"></p>
                                <p></p>
                            </div3>
                        </div2>
                    </div1>
                </body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
                    <div>
                        <ab>
                            <seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 11. Sabbato 7. Febbrajo 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2">
                                    <seg type="U2">Continuazione<lb></lb>Del Proclama incominciato nel
                                        precedente Foglio. </seg> VII. Le Rate in resto di ragione
                                    di detti Vecchj Capitali cedute dai primi Possessori agli
                                    Attuali Azionarj, e da questi acquistate, saranno trasportate
                                    nei nuovi Registri aggregate in una sola Partita secondo il
                                    ragguaglio della Tariffa a credito degli stessi Azionarj con
                                    nota delle precise derivazioni dei differenti titoli di
                                    possesso, ed a norma delli relativi Costituti per esigerne il
                                    Prò sopraddetto sull’intiera Summa delle medesime. VIII.
                                    L’esazione dei Prò dipendenti dalli Capitali Fideicommissi, e
                                    Condizionati, li quali fossero stati alienati vita durante dei
                                    Proprietarj Capitalisti, sarà preservata a quelli, che con legal
                                    titolo risultante dalli relativi Costituti ne avessero Azione;
                                    la qual esazione di Prò avrà a verificarsi sopra il Capitale
                                    spoglio delle Rate Corse ridotto in effettivo valore, e
                                    trasportato come sopra nell’Offizio Conservator del Deposito.
                                    IX. Li Prò sopra i Capitali del Deposito Vecchio tre per Cento
                                    in Zecca saranno saldati nell’Offizio stesso sin tutto Decembre
                                    1788., e quelli derivanti dalli Capitali del Deposito Regolazion
                                    Ghetto, e dei Depositi Vecchj fuori di Zecca saranno pure
                                    saldati negli Offizj medesimi sin tutto Febbraro 1788., sicchè
                                    li Prò che da Gennaro 1788. scaderanno sulli primi Capitali, e
                                    quelli che da Marzo 1789. scaderanno fu i secondi Capitali,
                                    verranno pagati nell’Offizio Conservator del Deposito al
                                    terminar di ogni rispettivo Semestre, principiando da primo
                                    Luglio 1789. per li Capitali trasportati dal Vecchio Deposito
                                    tre per Cento in Zecca, e da primo Settembre 1789. per gli altri
                                    trasportati dal Deposito Regolazion Ghetto, e dalli Vecchj
                                    Depositi fuori di <pb n="82"></pb>Zecca, e così successivamente di
                                    Semestre in Semestre. X. Tutti gli Azionarj, li di cui Capitali
                                    verranno trasportati nell’Offizio Conservator del Deposito
                                    dovranno ricercar di nuovo le affrancazioni per estrazione             
                       nell’Offizio della Ragionataria del Magistrato Eccellentissimo
                                    delli Deputati, ed Aggionti alla Provision del Dinaro sul valor
                                    effettivo del Capitale trasportato, in quel modo stesso che la
                                    chiedevano sul valor numerario quando i lor Capitali trovavansi
                                    ne’Vecchj Depositi sopraddetti; sempre però nei casi e colli
                                    metodi stabiliti ne’due relativi Proclami a stampa approvati
                                    colli Decreti dell’Eccellentissimo Senato 21. Gennaro 1785., e
                                    10. Agosto 1786., dichiarandosi, che per li Capitali trasportati
                                    dal Proveditor alli Prò in Zecca, Deposito Vecchio alle tre per
                                    Cento potranno ricercarle col fondamento della nuova Copia del
                                    Quaderno dell’Offizio Conservator del Deposito dopo il dì primo
                                    Luglio 1789., e per gli altri trasportati dalli Depositi Vecchj
                                    fuori di Zecca, e da quello Regolazion Ghetto potranno chiederle
                                    sulla base medesima dopo il dì primo Settembre 1789.; dovendo
                                    intanto continuar fino a dette epoche le ricerche, e relative
                                    Estrazioni di detti Capitali Vecchj nei fissati giorni primo
                                    Gennaro 1788., e primo Maggio 1789. colla scorta delle Copie di
                                    Quaderno dei respettivi Offizj di Zecca e fuori di Zecca. XI. E
                                    come cogli accennati Proclami 1785., e 1786. fu stabilito, che
                                    ogni Capitalista il quale alienato avesse le Rate corse non             
                       possa chiedere l’affrancazione del proprio Capitale sennon
                                    coll’intervento anche dell’Azionario delle Rate stesse, venendo
                                    in oggi separata la proprietà del Capitalista da quella del
                                    Ratario, si mette in libertà tanto il Capitalista, quanto il
                                    Ratario divenuto esso pure Capitalista di chiedere separatamente
                                    l’affrancazione delle loro proprietà, sempre però col metodo
                                    dell’Estrazione, e colle discipline tutte, che si sono
                                    prescritte dalli Proclami sopraindicati. XII. Per procurare il
                                    comodo di una più pronta affrancazione a quelli, che sino al
                                    giorno della approvazione del presente Proclama avessero
                                    acquistate con Costituti, ovvero avessero Azione per preventive
                                    Disposizioni sulle sole Rate corse disgiunte dai Capitali, ogni
                                    qual volta credessero esser del loro interesse il conseguire in
                                    Contanti l’equivalente valore del loro Credito, piuttostocchè
                                    possederlo convertito in un Capitale libero fruttante il
                                    sopraddetto Prò di tre e mezzo per Cento, si dichiara, che per
                                    quelli fra li nominati che ricercassero la pronta Affrancazione
                                    ne’modi prescritti, sarà tenuto un Registro a parte nell’Offizio
                                    della Ragionateria suddetta, e saranno li soli Nomi di essi
                                    risposti in particolar Urna, ed estratti a sorte per conseguire
                                    successivamente l’affrancazione delle lor Rate ridotte in
                                    Capitale; fissato essendosi per tal effetto l’assegnamento di 
                                   Ducati Ventimille Valuta Corrente in ogni Quadrimestre tratti
                                    dalla Summa delli Ducati sessantamille stabiliti per
                                    l’affrancazione de’Vecchj Capitali suddetti. Questo assegnamento
                                    avrà luogo per le sole prime otto Estrazioni avvenire,
                                    cominciando da quella primo Ottobre 1789., dovendo gli altri
                                    Ducato Quarantamille Valuta Corrente servire per quelle
                                    de’Capitali degli altri Azionarj tutti indistintamente
                                    trasportati nell’Offizio Conservator del Deposito. XIII. Nel
                                    caso, che in alcuna di dette otto Estrazioni si combinasse, che
                                    le ricerche di affrancazione delle Rate convertite in Capitali
                                    fossero minori della fissata Summa di Ducati Ventimille Valuta
                                    Corrente, sarà concessa a tutti essi Capitalisti l’Affrancazione
                                        sen-<pb n="83"></pb>za l’uso delle forti per l’ammontar totale
                                    risultante dalle lor ricerche, e quando sopravanzasse delli
                                    Ducati Ventimille predetti, servirà ad aumentare l’altra Summa
                                    delli Ducati Quarantamille assegnatasi per tutti indistintamente
                                    li Capitalisti trasportati come sopra. <seg synch="#FR.3" type="MT"> (il resto Mercordì) </seg>
                                    <seg type="DT">Primo Febbrajo 1789. </seg>
                                    <seg type="DT">Da S. Bellino Territorio di Rovigo. </seg> Sino
                                    ad ora abbiamo avuto la tribolazione del freddo, ma in qualche             
                       modo ci siamo riparati. Adesso abbiamo un pensiero più serio ed
                                    è quello degli Assassini, che vanno in truppa ad assalire le
                                    Famiglie. Venerdì a un’ora e mezza di notte dodici di questi
                                    fuorisciti stranieri si sono portati in casa di quel Mercante di
                                    riso a Lei noto, ch’abita qui vicino al Castel Guglielmo, e gli
                                    scaricarono contro tre pistole; ma piacque a Dio, che niuno
                                    restasse colpito. L’afferrarono bensì, lo legarono con una
                                    corda; e mentre ciò crudelmente eseguivasi, una donna di quella
                                    Famiglia potè fuggire dall’abitazione, e correre da’vicini
                                    gridando ajuto. Al suono della sua voce accorsero, e si son
                                    unite molte perone, le quali volarono al soccorso del povero
                                    galantuomo, e fecero che que’ribaldi impauriti scappassero senza
                                    recare il menomo danno a quelli spaventata Famiglia. Tutto il
                                    nostro Paese vive in continuo timore di qualche sorpresa, e
                                    d’assalti alla strada anche di giorno. <seg synch="#FR.4" type="MT"> Da una Lettera in datta 29 dello scorso Gennajo
                                        scritta da Brescia, riconfermato ci viene il latrocinio
                                    </seg> colà fatto al negoziante Sig. Paolo Bolognini
                                    ottuagenario, e si sa ascendere in essa la summa del rubato
                                    soldo contante a Lire 17 mila. Dicesi che dalle ore 8 alle 12
                                    durò l’operazione de’sagacissimi ladri, ch’erano in molti, e per             
                       quanto si sentì dal vicinato avevano le loro lanterne, ed erano
                                    muniti di schioppi e tromboni, onde persuadere coll’eloquenza
                                    delle loro bocche a tornar indietro quelli che di là passavano;
                                    che frà lo strepito, e lo schiamazzo segarono una porzione del
                                    portellino della bottega, e con tutto il comodo eseguirono il
                                    furto. Essere voce quasi universale, che i delinquenti fossero
                                    birri licenziati i quali in quel Territorio, sotto pretesto di
                                    far delle visite per contrabbandi, per monete, et altro,
                                    commisero molti delitti. Non vale, dice lo scrittore di questa,
                                    la più vigilante cura degli Eccellentissimi Rettori, che ci
                                    governano, non la premura che gli stessi si danno per far godere
                                    uni stato di quiete, e di sicurezza a questi popoli. Di nuovo
                                    ripeto, che questo nostro Eccellentissimi Rettori fanno di tutto
                                    onde i cittadini ed i territoriali siano contenti della lor
                                    reggenza. Tutti ad una voce esaltano questi Personaggi. Quanto
                                    alle Pubbliche Scuole delle Grazie asserisce pure lo Scrittore
                                    suddetto, che il benemerito Signore Professor Coccoli non fu
                                    confermato nella sua Cattedra di Matematiche, e che se ne sparse
                                    la falsa nuova perch’era già steso il Decreto della sua
                                    riconferma, e ad esso mandato in copia, ma che in quel frattempo
                                    fu eletto provvisionalmente a quella Cattedra certo Sig. D.
                                    Bernardo Marzoli; che questa elezione venne riguardata come
                                    illegale, perchè l’Avvocato ed uno de’Sindici dell’illustrissima
                                    Città non hanno voluto votare, ed hanno segnata la loro protesta
                                    di dissenso. In luogo del Sig. Zamboni che rinunziò, fu messo
                                        provvisio-<pb n="84"></pb>nalmente per Maestro di Teologia certo
                                    Rev. D. Barzana. Aggiunge essersi sparsa voce che a
                                    quell’Eccellentissimo Podestà sia pervenuta altra Lettera
                                    dell’Eccellentissimo Magistrato alle Acque in cui di nuovo viene
                                    testificata la Sovrana soddisfazione dell’operato dal Sig.
                                    Coccoli. Posdomani seguirà l’ingresso del nuovo Reverendissimo
                                    Parroco di questa Contrada di San Benedetto, e seguendo l’ordine
                                    intrapreso diamo però anche la Serie de’Rev. Pievani della
                                    Chiesa Parrocchiale, e Coll. di S. Benedetto Abate di Venezia.
                                    1437. Silvestro Moscato Pievano di S. Paterniano fu destinato
                                    primo Pievano di S. Benedetto. 1459. Marco Gonella poi
                                    Arcivescovo di Antibari. 1461. Baldissera Turino Dottor in ambe
                                    le Leggi. 1475. Lorenzo Bon prima Prete di Santa Sofia,
                                    Arciprete di Malamocco, poi Prete e Pievano di S. Benedetto,
                                    poscia assunto al Piovanato di S. Sofia. 1482. Pietro Bon
                                    Notajo, e Cancelliere del Collegio delle Congregazioni. 1523.
                                    Sebastian Bon Canonico di Castello. 1550. Sebastian Bonetti
                                    Canonico della Ducale, ed Arciprete della Congregazione di S. M.
                                    Mater Domini. 1555. Niccolò Papilioni Dalmatino. 1558. Pietro
                                    Bonana. 1630. Pasqual Dottor Danieli Canonico Vicario Ducale ed
                                    Arciprete della Congregazione di S. Maria Mater Domini. 1675.
                                    Andrea Balico. 1695. Antonio Sehiantarello Arciprete della
                                    Congregazione di Santa Maria Mater Domini. 1730. Gio: Antonio
                                    Dott. Tommasoni Canonico di Castello. 1742. Girolamo Loris
                                    Canonico Ducale. 1762. Pietro Arguello Canonico Ducale. 1789.
                                    Giacomo Loris Nipote di Girolamo antecessore. <seg synch="#FR.5" type="MT"> Per l’Orologio a Sole ci fu mandato il seguente
                                        Distico, che forse piacerà più de’versi Francesi da noi
                                        esibiti al chi editore d’un motto, e potrà valersene. </seg>
                                    <seg synch="#FR.6" type="E3">
                                        <seg synch="#FR.7" type="ZM"> Sol mihi dat legem signandi
                                            tempus, horas, Et tibi dò signum, quod tua vita volat.
                                        </seg>
                                    </seg>
                                    <seg type="DT"><seg synch="#FR.8" type="E3">
                                            <seg synch="#FR.9" type="LB"> Verona 2. Febbrajo 1789.
                                            </seg> Il nuovo Vicario della Valpolisella Conte Gio:
                                            Battista Gazola, ha fatto il solito ingresso con
                                            insolita pompa. La Nobile Comitiva che l’accompagnò fu
                                            numerosa ed eletta; i rinfreschi ch’egli profuse copiosi                                  
          e squisiti; ma sopra tutto splendida ed elegante la Cena
                                            di più di quaranta Coperte. <pb n="85"></pb>La varietà e
                                            l’abbondanza dei pesci e dei selvatici più rari,
                                            congiunte all’ordine e alla più scelta disposizione,
                                            mostrarono la generosità e ‘l discernimento del suo
                                            spirito illuminato e magnifico. </seg>
                                    </seg> Teatri. Il Dramma Giocoso intitolato La Fata Capricciosa,
                                    che si recita nel Nob. Teatro a San Moisè, è composizione del
                                    Signor Giovanni Bertati, Autore di molte Opere di questo genere,
                                    gran parte delle quali ebbero un esito fortunato, e gli fecero
                                    credito, e nome. Questa però non entra in tal numero, e dalla
                                    scenica azione, o dalla luce delle stampe non ritrae la grazia
                                    del Pubblico. Le poetiche fantasie hanno i loro limiti, giunte
                                    a’quali o ripetonsi, o si spossano in inutili sforzi. Talvolta
                                    le circostanze, o la ristrettezza del tempo tiranneggiano
                                    l’ingegno: e se si sapesse tutto otterrebbero più indulgenza non
                                    poche volte certi Poeti Drammatici, che in vece di farsi
                                    servire, com’esser dovrebbe, devono servire, com’esser dovrebbe,
                                    devono servire al Maestro, a’Personaggj ec. ec. In grazia delle      
                              passate sue produzioni merita questo Autore d’essere trattato
                                    discretamente, e compatito se invano ha tentato di far ridere
                                    col mettere in bocca al suo Cassiopeo il Veniamo a dire il
                                    merito copiato dal Goldoni, che in un carattere maneggiato
                                    felicemente prese di mira la viziosa ripetizione in cui cadono
                                    gli uomini volgari del nostro Paese, che ad ogni quattro parole
                                    cacciano il loro intercalare prosaico senza nemmeno
                                    accorgersene. Non sembra egli però scusabile nell’aver poco
                                    rispettata quella decenza, ch’esige il Teatro, e particolarmente
                                    quei d’Opera ove concorre la gente nobile, e civile. Fausto
                                    crede d’esser ferito, e agli attori che lo circondano canta così
                                    nella Seconda Parte della sua Aria: Credo che un braccio mi sia
                                    in fracasso. Sarà più in alto, sarà più abbasso. Sarà di dietro
                                    sicuramente. Nò, non mi dite che non c’è niente. Se ben di
                                    dietro voi cercherete Ci troverete qualcosa affè. Non è questo
                                    che un saggio delle Licenze, ed espressioni offendenti l’onestà,
                                    che sparse in altre situazioni si trovano. Molti versi che alla
                                    lettura nascondono il loro senso, lo spiegano con pericolosa
                                    chiarezza ne’tuoni, e ne’ritornelli della musica, e molto più
                                    ne’gesti de’personaggj. Per ciò è dovere di chi serve il
                                    Pubblico di non far mai uso di sozze parole, o d’equivoci che in
                                    pratica offender possano l’onestà. Ogni Poeta, che scrive per il
                                    Teatro, dovrebbe figurarsi nello stendere i suoi pensieri                              
      l’Udienza ch’esser deve il suo giudice, e temerla. Traendo il
                                    ridicolo alle sorgenti torbide e limacciose non si piace che
                                    alla Plebe scostumata nutrendo il basso suo genio, e si disgusta
                                    tutti quelli che sopr’essa sollevansi. Il Goldoni ne’giocosi
                                    suoi Drammi non fece ridere con delle immodeste buffonerie, ma
                                    con de’comici sali, con delle arguzie sensate, con una critica
                                    popolare. Ma il riprodurne qualcuno di suo ora sarebbe un
                                    errore, o converrebbe storpiarlo, come si fa delle Opere del <pb n="86"></pb>Metastasio, per una pretesa necessità. Il bello, il
                                    vero dovrebb’essere di tutti i tempi; pure sopr’esso vuol
                                    dominare la moda come sugli ornamenti delle Signore Donne.
                                    Benedetto il nostro Buon Gusto. Anche in questo Libretto, come
                                    ne’passati, son ommessi i nomi degli Attori, perchè tutte le
                                    donne son prime, e non si trovò ripiego onde serbare una
                                    perfetta eguaglianza nell’annunziarle. Può dirsi però, che la
                                    sola Prima sia la Signora Benini, perchè non odesi che Lei
                                    nominata, e lodata, com’è tra gli uomini il Signor Morelli. La
                                    musica è del Signor Francesco Gardi. Il Primo Ballo è intitolato
                                    La Festa di Ballo, ed universalmente dispiacque. Secondo alcuni             
                       tale fu il destino in generale dell’Opera: altri però
                                    sostengono, che ci sono de’buoni pezzi. A Teatro pienissimo
                                    Mercordì è seguita la ultima recita della Morte di Cesare a S.
                                    Samuele. Il Signor Babbini non ha potuto cantare che il Duetto
                                    nell’atto Terzo, e lo replicò con tutto il vigore possibile. Il
                                    Pubblico, che sà l’impegno ed il zelo con cui egli lo serve, e
                                    che per finzione non manca mai a’doveri suoi, ha gradito
                                    moltissimo il poco che potè fare, e glielo dimostrò cogli
                                    applausi. Il Signor Pacchierotti si fece moltissim’onore. E sì
                                    conosciuto, ammirato, e d’alte comuni lodi compensato il sommo
                                    merito della veramente celebre Signora Bacelli, che l’Articolo
                                    inserito nel precedente Foglio a suo onore meritò l’approvazione
                                    de’nostri leggitori, ed i loro elogj. Noi siamo grati alla bontà
                                    di chi si compiacque dirigercelo, vantiamo i suoi medesimi
                                    sentimenti sul punto da lui sì bene trattato, e ci riserbiamo a
                                    dire sul medesimo qualche cosa nel foglio venturo. Se l’esempio
                                    suo avesse una benigna influenza per determinare gli spiriti
                                    colti, ed imparziali ad iscriversi sugli spettacoli sarebbe
                                    soddisfatto uno de’maggiori nostri desiderj derivanti da questa
                                    impresa. A San Gio: Grisostomo si fece l’altr’jeri l’ultima
                                    recita del Meleagro, e quella Comica Compagnia apparecchia alle
                                    scene un’altra novità, che sarà forse annunziata nell’ultima
                                    pagina di questo Foglio. <seg synch="#FR.10" type="E3">
                                        <seg synch="#FR.11" type="LB"> Agli amatori del teatro
                                            Pietro Zerletti Stampator Veneto Fra gli Scrittori
                                            Teatrali dell’etànostra niuna persona sensata negherà un
                                            luogo distinto al Sig. Mercier; luogo certamente ad esso
                                            dovuto non meno per la varietà e per la bellezza, che
                                            pel numero dei suoi Drammi, delle sue Commedie, e delle
                                            altre sue Rappresentazioni. Tra i Drammi incontrò, fin
                                            dal suo primo pubblicarsi, l’applauso universale il
                                            Dramma intitolato le Tombe di Verona, che stampato,
                                            nella nostra lingua, può servire di saggio per
                                            l’edizione Italiana, che si propone, di tutto il di lui
                                            Teatro. Quest’edizione da noi si intraprenderà qualora
                                            un discreto numero di concorrenti cui assicuri almeno
                                            d’una parte della spesa, nel prossimo Marzo. Il Dramma,
                                            che seguirà le Tombe di Verona, sarà Montesquieu in
                                            Marsiglia, che presenta un’azione d’umanità del celebre
                                            Autore dello Spirito delle Leggi; e dietro a questo si
                                            pubblicheranno costantemente, uno ogni mese, tutti i
                                            Drammi, le Commedie, e le <pb n="87"></pb>Rappresentazioni
                                            stampate separatamente dal medesimo Autore, in numero di
                                            circa 10; ed in ultimo luogo, collo stesso metodo, gli
                                            altri di lui Drammi, che comprendono in Francese tre
                                            Tomi in quarto. I medesimi si pagheranno dai Signori
                                            Associati a ragione d’una lira l’uno; e nella fine si
                                            daranno loro gratuitamente i frontispizj, ed un ordine,
                                            onde poter ciascuno farsigli legare in Tomi. In Venezia
                                            le associazioni si ricevono nella Stamperia, in S.
                                            Catterina, d’esso Editore Zerletti, e nel Negozio di
                                            Gio: Antonio Curti Librajo, all’Insegna della Nuova
                                            Sorte nella merceria di S. Giuliano. I Signori Associati
                                            saranno serviti dei respettivi Tomi nei luoghi che
                                            indicheranno. Fuori di Venezia le associazioni medesime
                                            si riceveranno dai dispensatori del presente Manifesto.
                                            È uscito il primo Le Tombe di Verona. </seg>
                                    </seg>
                                    <seg synch="#FR.12" type="MT"> Siamo rimproverati in un anonimo
                                        Biglietto d’aver mentito per troppo affetto di Patria
                                        asserendo nel Primo Foglio del Giugno 1787 con cui ebbe
                                        principio la nostra Impresa, che la Gazzetta è d’uso antico
                                        in questa Metropoli, e che dal nostro presero nome i
                                        periodici Fogli stranieri. Si vuole in esso che i Francesi
                                        l’avessero mezzo secolo prima di Noi. Rispondiamo con tutto
                                        il rispetto, a chi con tanta franchezza ci accusa, che il             
                           Medico Teofrasto Renandot fu l’introduttore delle prime
                                        Gazzette in Francia nel 1631, mentr’erano già stabilite da
                                        qualche tempo in Venezia. Veggasi l’Almanacco di Gotha alla
                                        pag. 57. </seg> Ricerca Cosa significhi quel vacuo, che in
                                    vece di numeri spesso trovasi su questi Fogli al levare, o
                                    tramontar della Luna. La risposta la Dá nelle parole seguenti
                                    l’Autore dell’Almanacco di Verona di cui ci serviamo d’ordinario
                                    in ordinario. . . . . . . .Deve notarsi, che per cagione del suo
                                    moto proprio ritardando la Luna continuamente tanto il suo
                                    nascere quanto il suo tramontare, l’intervallo dal levare o dal
                                    tramontare di un giorno al levare od al tramontare del dì
                                    seguente, è sempre maggior di 24 ore. Quindi ne avviene di
                                    necessità, che qualche volta trascorre un giorno intiero senza
                                    che in quello la Luna si levi, o tramonti; e questi giorni si
                                    sono segnati solla parola vacuo. Cambj. <seg type="DT">Venerdì
                                        6. Febbrajo.</seg> Lione cinquantanove. Parigi
                                    cinquantanove. Roma settantadue e 7 8vi. Napoli 119 e 3 4ti.                               
     Livorno 100. Milano 154. e 3 4ti. Genova 92 e mezzo. Amsterdam
                                    92 e un 4to. Londra 48 e mezzo. Augusta 102. Vienna 196. Carte
                                    Pubbliche. Ai 30 del p.p. Gennajo fu pubblicato un Proclama di
                                    questa Eccellentissima Magistratura de’Provveditori di Comun nel
                                    quale ravvivandone uno de’9 Giugno 1764 approvato con Decreto
                                    dell’Eccellentissimo Senato sopprimente alcuni Privilegj di
                                    certe Arti, prescrivesi a tutti i bottegaj di questa Capitale il
                                    tener fuori dei precisi muri della propria bottega il minimo
                                    ingombro, o utensile, o genere vendibile esposto, onde non
                                    deturpar e impedire il libero transito delle strade per natura
                                    non ampie, sotto le pene ec. <seg type="U2">Addizione<lb></lb>All’Articolo Teatri</seg> La Nitteti posta in
                                    iscena con somma magnificenza ebbe jeri nel Nobilissimo Teatro a
                                    San Samuele il più felice destino. Il celebre Signor Maestro
                                    Bertoni corrispose nel totale del suo lavoro alla grande
                                    aspettazione del Pubblico, prodotta dall’esperienza del sublime
                                    suo merito, e in alcune parti la superò di gran lunga. L’aria
                                    del Signor Babbini nell’Atto Primo cantata con quella maestria,
                                    e quel raffinamento di gusto, che singolarizzano il suo valore,
                                    e il primato gli serbano trà i moderni Tenori, è giudicata un
                                    capo d’opera, e col diletto risvegliò la sorpresa, e
                                    l’ammirazione. Una Cavatina poi, o Rondeau, se così piaccia
                                    dirlo, nell’Atto Terzo, rinnova soavemente la memoria della
                                    bella antica semplicità musicale, e fa conoscere un ingegno
                                    creatore, che sdegnando le vie comuni di solleticare l’orecchio,
                                    s’apre l’adito a’cuori e ne domina sovranamente gli affetti.
                                    L’inimitabile Signor Pacchierotti oggetto di tanti contrasti, e
                                    sì spesso vincitore delle più fiere avversioni, ha eseguito
                                    questo pezzo rarissimo con una bravura, e una delicatezza
                                    esattissima da sforzare agli applausi sino la prevenzione
                                    contraria. Se ne volle la replica i cui cangiamenti felici
                                    offersero un nuovo allettamento. Parlando per ora di ciò che più
                                    valse a destare lo stupore, e il piacere d’un folto intelligente
                                    Uditorio, riserbiamo al Foglio di Mercordì la descrizione
                                    dell’altre situazioni interessanti, le quali nel corso del
                                    gradito Spettacolo sostengono l’elogio al Maestro, e a’Cantori.
                                    Benchè privo del merito della novità, se giuste son certe
                                    relazioni, sembra che il Secondo Ballo sia riuscito più caro del
                                    Primo. La Signora Carolina Pitrot, ha posto in opera tutto il
                                    suo talento, ed il suo vigore, e non le mancò il meritato
                                    unanime applauso. A’ Teatri Comici questa Sera. <seg type="U3">A
                                        San Luca.</seg> L’avvocato de’poveri &amp;c. <seg type="U3">A Sant’Angelo.</seg> I due Truffaldini Gemelli. <seg type="U3">A S. Gio: Grisostomo.</seg> Gli Assassini della
                                    Polonia ossia la Sepolta viva. </seg>
                            </seg>
                        </ab>
                    </div>
                </body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
