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        <title>Num. 4</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Magdalena Albert</name>
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          <name> Ingrid Scherk</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-10-13">13.10.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 25-32 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana
                        veneta</title>
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          <date>1789</date>
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              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
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            <term xml:lang="de">Recht</term>
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            <term xml:lang="en">Theatre Literature
                            Arts</term>
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                    <p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone>
                    </p>
                    <div1>
                        <head><hi rend="smallcaps">Num. 4.</hi></head>
                        <p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì</hi> 14. <hi rend="smallcaps">Gennaro</hi> 1789</p>
                        <p rend="date"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone> 3. Gennaro 1788. M.
                            V.</p>
                        <p rend="BA">Alla C. N. Mane. </p>
                        <p rend="SO"><hi rend="smallcaps">C</hi>on sua Cedola 1616. 30. Marzo,
                            disponendo separatamente il N. H. s. Niccolò Dolfin dell’Abbazia
                            nominata di Ceredo nel Territorio Cremasco, ordinò che dovesse questa
                            passare con titolo di perpetua Primogenitura nel Primogenito di Mis.
                            Marco Dolfin suo Nipote, e così successivamente di Primogenito in
                            Primogenito Maschio legittimamente nato, in perpetuo: escluse
                            espressamente da tal benefizio le Femmine, e i Discendenti da esse. Vuol
                            però, che i Primogeniti possessori dell’Abbazia debbano contribuir
                            annualmente agli Ospitali de’Santi Gio: e Paolo, e de’Mendicanti il
                            quarto di tutte le Entrate dall’Abbazia medesima provenienti. In caso
                            poi che mancasse la Discendenza Mascolina di detto Nipote; vuole che i
                            due sopraddetti Ospitali conseguiscano la metà di esse Rendite: e
                            l’altra metà abbia ad esser goduta da un Priore, che dovrà eleggersi nel
                            modo seguente. Si <hi rend="italic">dovranno</hi>, dice il Testator, <hi rend="italic">congregare tutti quelli della Famiglia Dolfina, quelli
                                però che sono del nostro Colonello, e che portano nell’Arma i tre
                                Dolfini; e tutti questi (che siano però di età di Anni venticinque,
                                e da là in sopra) insieme con li Governatori delli due Ospitali
                                sopranominati….. ove dovranno presentarsi tutti quelli che idonei
                                vorranno concorrer a detto benefizio del Priorato, pur d’età
                                maggiore di Anni venticinque</hi>. Quì dice, che tutti questi
                            Competitori dovranno <hi rend="italic">andar a capello</hi>: e quei
                            quattro che caveranno balla d’Oro s’intenderanno restare per
                            concorrenti: e subito ballortati, quelli che avrà più voti, resterà
                            Priore, sua vita durante. Soggiunge poi: <hi rend="italic">E prego li
                                predetti Sign. Elettori, anzi aggravo le loro conscienze di aver
                                mira nel detto caso di elegger il più meritevole per bontà, e retta
                                conscienza, che a loro parerà dover riuscire a maggior utile, a
                                benefizio della detta Abbazia, ed a gloria d’Iddio.</hi></p>
                        <p>Successa nell’Anno 1629. la morte <pb n="26"></pb> di detto Eccell. s. Marco
                            senza Discendenza, ottennero gli Ospitali sudetti Sentenza a Legge per
                            conseguir il benefizio della metà dell’Entrate come sopra disposte, e di             
               più anco, a nome delli Governatori d’essi Ospitali, a goder il benefizio
                            dell’imbossolazione, ballottazione, ed elezione di Priore. </p>
                        <p>Insorsero allora i N.N. H.H. Dolfini che portano nell’Arma i tre Dolfini,
                            e sopra il punto che concerne la pretesa dei Governatori degli Ospitali
                            di poter essere eletti al Priorato, contestato il Giudizio, seguì al
                            Magistrato Eccellentissimo de’Conservatori alle Leggi G. D. li 9. Agosto
                            1630. Sentenza di due ed uno a favor di detti Governatori. Interposero
                            dette Nobb. Famiglie l’Appellazione al Consiglio Eccellentissimo di 40.
                            C. N.; ma rimase essa Causa giacente. </p>
                        <p>Frattanto nell’Anno 1632. il fu N. H. s. Niccolò Contarini, col pretesto
                            d’essere stato lasciato dal predetto N. H. s. Niccolò Dolfin, Erede
                            residuario di tutta la sua facoltà, apprese il possesso anco de’Beni
                            tutti soggetti all’antedetta Abbazia. </p>
                        <p>Risoluti allora i N.N. H.H. Dolfini, che portano nell’Arma i tre Dolfini,
                            di difendersi da detto spoglio; furono dalle Congregazioni de’SS. Gio: e
                            Paolo, e dei Mendicanti, prese due Parti 1634. 30. Aprile, e 1634 8.
                            Maggio, che stabiliscono che in caso d’un esito favorevole, non possano
                            nell’elezion di Priore esser imbossolati se non se quelli della Famiglia
                            Dolfin dai tre Dolfini. Non effettuarono nondimeno i detti N.N. H.H. le
                            loro deliberazioni, senonchè nell’Anno 1723., tempo nel quale fu da essi
                            ottenuta Sentenza a Legge, e proposte, in confronto della Famiglia
                            Eccellentissima Contarini, Scritture, nelle quali fu espresso, che i
                            Beni dell’Abbazia di Ceredo disposti furono a favor delle Famiglie
                            Dolfin, che portano i tre Dolfini nell’Arma. Nello stesso anno 1723.
                            seguì Convenzione tra i detti N.N. H.H. Dolfini, ed i Pii Ospitali,
                            colla quale restò concordato, che i due Ospitali medesimi assumeranno
                            unitamente il Giudizio nella Causa in confronto della Famiglia
                            Eccellentissima Contarini; ma che le spese dovranno tutte esser fatte
                            dai N.N. H.H. Dolfini, per esserne per metà rimborsati nel solo caso di
                            vittoria: e ciò colla metà dei frutti ai detti Ospitali in tal caso
                            aspettanti. Fu assunto in conseguenza dagli Ospitali il Giudizio: e con
                            due Spazzi 1724. 31. Agosto, e 1725. 30. Aprile, fra i quali il primo di
                            Vacui, furono vendicati i Beni di detta Abbazia. Eccitati dipoi dai N.N.
                            H.H. Dolfini i Governatori d’ambidue gli Ospitali ad unirsi insieme per
                            devenire all’elezione del Priore in alcuno dei Nobili di esse Famiglie;
                            fu commesso dagli Ospitali medesimi ai loro Deputati alle Liti, che
                            informino su tutto ciò che potesse considerarli nel proposito. Tal
                            informazione dopo aver riportate le parole del Testamento conchiude
                            esser <hi rend="italic">queste Parole, che a senso nostro, e degli
                                Avvocati, coi quali s’è fatta la consultazione evidentemente
                                manifestano esser volontà del Testaore, che l’eletto sia della
                                Famiglia Dolfina del suo Colonello, che porta nell’Arma li tre
                                Dolfini, purchè siano con il requisito dell’età, e come in essa
                                Cedola</hi>. Abbandonata adunque dai Governatori degli Ospitali ogni
                            pretensione d’esser eletti, e solo ritenendosi il diritto d’eleggere fu
                            nel 1727. 17. Marzo fatta per la prima volta elezion di Priore nella
                            persona del N. H. s. Zuanne Dolfin fu di s. Vicenzo; essendo restati
                            imbossolati i solo concorrenti delle Famiglie Dolfin. In simil modo fu
                            nel 1760. 4. Maggio fatta la seconda ele-<pb n="27"></pb>zione nel N. H. s.
                            Lonardo Dolfin fu di s. Pietro. Seguita nell’Anno 1787. la morte di
                            detto N. H. s. Leonardo, fu dilazionata la nuova elezione per motivo
                            dell’insorgenza del N. H. s. Andrea Dolfin primo, Cav. attual
                            Ambascistore appresso Sua Maestà Cesarea, che quantunque absente,
                            pretese d’esser ammesso con Proccura al concorso del Priorato suddetto.
                            Data di ciò notizia ai Governatori dei due Ospitali, fu da questi con
                            loro Estragiudiziale risposto, che ad essi non appartengono tai
                            differenze: e fu espressamente di nuovo riconosciuto esser essi
                            unicamente chiamati al <hi rend="italic">jus</hi>
                            <hi rend="italic">eligendi</hi>. Malgrado però a così moltiplici
                            riconoscimenti devennero con loro Parte 22. Maggio 1788. a tagliare ed
                            annullare le Parti 30. Aprile, e 8. Maggio 1634. per l’effetto, che il
                            punto della capacità de’Governatori al concorso del Priorato abbia ad
                            esser sottoposto ai Voti del Conseglio Serenissimo di 40. C. N. ov’era
                            tuttor pendente la Sentenza 1630. 9. Agosto, onde in conformità del di
                            lui Giudizio abbia ad aver corso l’esecuzione della volontà del
                            Testatore. Assunto pertanto reciprocamente il Giudizio sopra detta
                            Pendenza: l’esame del Terzo Consiglio versò a cercare, se il dritto
                            d’esser eletti alla detta Abbazia competesse privativamente alle Nobili
                            Famiglie Dolfin, che portano dell’arma i tre Dolfini; o fosse promiscuo
                            anche ai Governatori dei due Ospitali de’Santi Gio: e Paolo, e
                            de’Mendicanti. Gli appoggi principali de’N.N. H.H. Dolfini al Taglio,
                            erano, che il Testatore aveva escluse dal benefizio dell’Abbazia le
                            stesse Femmine provenienti da suo Nipote, e i Discendenti di esse; e che
                            avea parimenti escluse tutte le Famiglie Dolfin che non fossero del suo
                            Colonello. Dal che concludevano che ha voluto riservar il benefizio a
                            favor della propria Agnazione. Rimarcavano in oltre, che il dar concorso
                            all’elezione anco ai Governatori de’due Ospitali; era lo stesso che
                            ridur irrisorio il benefizio per i N.N. H.H. Dolfini, perchè essendo
                            questi in numero appena di venti, ed i Governatori all’incontro in
                            numero fra tutti di circa novanta, non avrebbe toccato ai primi senonchè
                            di dover essere spettatorie instrumenti del passaggio delle sostanze
                            della loro Famiglia in estranei. Al che aggiungevano la fede, colla
                            quale gli Autori loro incontrata aveano a loro spese la Causa coi N.N.
                            H.H. Contarini; le espressioni corse in dette Pendenze; e le varie
                            Parti, e i replicati riconoscimenti seguiti. Rispondeano gli altri, che
                            la Causa del Testamento non fu giammai giudicata; e che niente può alla
                            stessa ed a loro pregiudicare. In Testamento poi pretendeano di non
                            trovar preferenza alcuna a favor dei N.N. H.H. Dolfini, perchè le
                            condizioni di portar i tre Dolfini nell’Arma, e d’esser d’età maggiore
                            degli anni venticinque, erano tutti requisiti solamente per poter
                            congregarsi; ma per poter esser eletti il requisito era diverso, e
                            competente a tutti, d’esser di retta conscienza, e più atto a riuscire
                            di benefizio all’Abbazia. Seguì però giudizio di Taglio a favor de’N.N.
                            H.H. Dolfini. </p>
                        <p rend="SO">Quod Inc. 25. Q. Laud. 5. N. S. o. </p>
                        <p rend="SO">Avvocati al Taglio Avvocati al Laudo. </p>
                        <p rend="SO">Ecc. Cromer, e Co: Santonini. </p>
                        <p rend="SO">Steffani. Ecc. Orlandi. </p>
                        <p rend="SO">Interr. Faccini. </p>
                        <p rend="date"><milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone>
                            <milestone unit="LB" xml:id="FR.4"></milestone> Brescia 8. Gennaro 1789. </p>
                        <p rend="SO"><hi rend="italic">Ho detto, che avendo nuove meno cattive della
                                nostra Opera mi farei da-</hi><pb n="28"></pb><hi rend="italic">to il
                                piacere di avanzarvele, eccomi però pronto a soddisfare all’assunto
                                impegno. Un’aria, che nell’Atto secondo, da qualche giorno fatta
                                nascere, si canta dalla Signora Maddalena Granati con estro, e brio,
                                benchè da noi già sentita ogni sera nella ultima scorsa Primavera
                                dalla stessa virtuosa, dà qualche anima all’Azione, e ci fà senza
                                noja stare in parte zitti ogni sera qualche momento. Martedì si mutò
                                il Ballo intitolato “Giulietta, e Romeo” e si mise in iscena in sua
                                vece il </hi>Gran Con. vitato<hi rend="italic">. Se si fossero col
                                cambiarsi del Ballo cambiati anche i Ballerini, averei sperato di
                                migliorare: ma comparsi sul teatro i medesimi, non ho trovato
                                variarsi che le scene, ed il Vestiario; quali cose non deciderei con
                                franchezza essere migliori delle prime. Il Ballo ebbe per altro un
                                fortunatissimo incontro. Trovatosi il Parterre non sò per quale
                                studiata casualità ripieno di figure a tutti ignote, di ciere, che
                                in passato non si tolleravano nella nostra Platea, e che anzi si
                                allontanavano forzatamente da chi invigila alla decenza, fù tale il
                                batter delle mani che seguì il nuovo Ballo, che furono forzati a
                                venir fuori per ricevere le congratulazioni pubbliche ed Arlecchino,
                                e D. Anna, e persino la figura principale, che avea dato mano
                                all’asporto della gran tavola. l’Arlecchino fù applaudito, e colle
                                sue ridicole positure, e smorfiosi passi fece capire aver egli
                                abilità per far ridere. Quando possa scrivere di più non sarò tardo.
                                </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
                            <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
                        <p>Comunicando al Pubblico l’infausto avvenimento della quasi instantanea
                            morte del Sig. Abbate <hi rend="italic">Allegro</hi>, dell’arresto a cui
                            soggiacque il Fratello suo per sospetti d’averlo avvelenato, ebbimo la
                            lusinga di dover in appresso manifestare il trionfo della sua innocenza,
                            la quale con nostra pienissima soddisfazione s’è felicemente verificata.
                            Fu preciso obbligo dell’onestà che vantiamo il moltiplicare attentamente
                            le ricerche onde avere le più pronte notizie da sciogliere il dubbio
                            sparso del suo preteso delitto. Non ben contenti del semplice avviso
                            della <milestone unit="MT" xml:id="FR.5"></milestone> sua liberazione, da noi
                            pubblicato, molestammo un nostro corrispondente di Verona per sapere
                            qualche cosa di più ad istruzione de’Leggitori del fatto, ed egli appagò
                            il nostro desiderio inviandoci la seguente Lettera, a lui scritta
                            intorno il medesimo. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
                        <p rend="date"><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"></milestone>
                            <milestone unit="LB" xml:id="FR.7"></milestone> Mantova primo del 1789. </p>
                        <p rend="SO"><hi rend="italic">Nel disparere dei due Medici chiamati a
                                decidere sul supposto veneficio del fù Abate Don Luigi Allegri, la
                                Regia Delegazione Medico-Chirurgico-Farmaceutica, dopo il più
                                scrupoloso esame del Processo, hà conchluso, che non sia altrimenti
                                morto di veleno, avvegnacchè non le fù dato di riscontrare alcuno di
                                que’segni, che avrebber dovuto precedere, accompagnare, e susseguire
                                una tal morte. Il perchè dal Regio Tribunale d’Appello fù risoluto,
                                che si dovesse immediatamente scarcerare il Sig. Gaspare Allegri
                                Fratello del Desunto, che al primo avviso dell’impensato successo
                                era quì giunto da Verona spintovi dal dolore di una perdita la più
                                acerba, ed amara. Come alla inaspettata sua detenzione eccitossi un
                                fremito universale, così un sentimento di compiacenza, e di giubilo
                                si manifestò in ogni ceto di persone al vederlo comparire tra i
                                conoscenti, ed amici con quell’aria di tranquillità, che non puossi
                                associare alla memoria di un delitto il più inumano, ed atroce. Ora
                                si stanno sospirando le ulteriori conseguenze di un sì importante
                                giudizio. Interessa al pubblico bene la sicurezza della innocenza
                                </hi><pb n="29"></pb><hi rend="italic"> cui devesi sentir portato
                                chiunque non abbia chiuso il cuore alle voci della vera giustizia;
                                ed è perciò, che l’Augusto Legislatore nelle vigenti ordinazioni
                                criminali non lascia d’inculcarlo ai Giudici. Chi però si mostra
                                restìo alle sue Leggi; chi sconosce i sentimenti d’umanità, e chi
                                questi, e quelle impudentemente calpesti, fassireo dell’abuso di un
                                potere, che pel solo bene de’Sudditi gli fù confidato. Merita, che
                                un delitto sì enorme venghi punito con la più rigorosa severità.
                                Egli è questo il voto di tutti i buoni, ed il desiderio di
                                un’intiera nazione per non veder moltiplicati gli esempj
                                dell’oppressione, dell’ingiustizia, e della inquità. </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>             
               <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
                        <div2>
                            <head>In M. C.</head>
                            <p rend="date">11. corrente. </p>
                            <p>Auditor Vecchio delle Sentenze. </p>
                            <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Masseo</hi>
                                <hi rend="italic">Badoer</hi>. </p>
                            <p rend="SO">Fin. s. <hi rend="italic">Ottavian</hi>
                                <hi rend="italic">Zane</hi>. </p>
                            <p>Offiz. di Notte al Criminal. </p>
                            <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Giac</hi>. <hi rend="italic">Priuli</hi> qu. Fed. </p>
                            <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Vinc</hi>. <hi rend="italic">Ant</hi>. <hi rend="italic">Bragadin</hi>. </p>
                            <p>Ai X Savj. </p>
                            <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ang</hi>. <hi rend="italic">M.</hi>
                                <hi rend="italic">Zorzi</hi> qu. Pietro fu 40. </p>
                            <p rend="SO">Luogo di s. <hi rend="italic">Marco</hi>
                                <hi rend="italic">Zen</hi> el. Sav. agli Ordini. </p>
                            <p>5 Della Quarantia C. N. </p>
                            <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ant</hi>. <hi rend="italic">Cigogna</hi> qu. Ang. </p>
                            <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Pietro</hi>
                                <hi rend="italic">Benzon</hi> qu. Vettor. </p>
                            <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Lod.</hi>
                                <hi rend="italic">Morelli</hi> qu. Tom. </p>
                            <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Franc</hi>. <hi rend="italic">Moro</hi> di s. Gasp. </p>
                            <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ag. Minotte</hi> qu Alv.</p>
                            <p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.8"></milestone> Non è per sentimento
                                di vanità, o per credere che ci convenga la lode in esso direttaci,
                                che diamo in luce il seguente Sonetto, ma per servire alla premura
                                di chi furtivamente ce ne mandò Copia, e per dare un saggio della
                                facile vena poetica dell’ornatissimo Signor <hi rend="italic">Bada</hi> costante Assocciato a questo Foglio, e parzialissimo
                                suo faustore. I tratti di benevola protezione, che da lui venuti ci
                                sono, dal coltissimo Signor <hi rend="italic">Foppa</hi>, e dal
                                dotto <hi rend="italic">Forense</hi> la cui penna descrisse la
                                riportata Causa <hi rend="italic">Dolfin</hi>, furono doni preziosi
                                la cui memoria non verrà mai cancellata nel nostro cuore
                                riconoscente. Si và opportunemente scemando il peso delle nostre
                                fatiche con questi pezzi somministrati alla presente Gazzetta, ma
                                non aumentasi i numero degli Assocciati, perchè i nuovi concorsi
                                occupano i vacui lasciati da quei che hanno detto <hi rend="italic">basta</hi>. Così <hi rend="italic">voga</hi>
                                <hi rend="italic">e</hi>
                                <hi rend="italic">voga</hi>
                                <hi rend="italic">siamo</hi>
                                <hi rend="italic">sempre</hi>
                                <hi rend="italic">al</hi>
                                <hi rend="italic">palo</hi>, e se non si và più avanti adempiuto il
                                pubblico impegno, ed estinte le anticipazioni, bisognerà fare una
                                bella ritirata, e cedere l’impresa a chi vorrà proseguirla, senza
                                sagrificar d’avvantaggio il tempo, e la libertà in un incessante
                                travaglio a solo profitto degli altri. Il nostro merito è tanto
                                scarso, che a superarlo ci vuole pochissimo, ma ci vuole molto di
                                meno a superar la nostra fortuna. Se come a fronte di chi ne sprezza
                                di quei si trovano, che difendono, proteggono, e cominciano a
                                contribuire alla nostra collezione degli Articoli interessanti, si
                                trovasse un qualche numero anche di quelli che prendessero un nobile
                                impegno per accrescere la summa raccolta in associazione, potremmo
                                cominciar a godere il giusto compenso di tanti stenti; e già la
                                dolce speranza ci apparecchiava de’giorni migliori in questi, che
                                cominciano l’anno ma</p>
                            <p><hi rend="italic">Sogni, e favole io fingo</hi> … <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
                            <p rend="EU"><milestone unit="E3" xml:id="FR.9"></milestone></p>
                            <p rend="BA"><pb n="30"></pb><hi rend="smallcaps">Al Sior Bortolo Zanetti
                                </hi></p>
                            <p rend="BA"><hi rend="smallcaps">El So Cordial Amigo Z. Battista Bada
                                </hi></p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="smallcaps">Soneto</hi>. </head>
                            <lg>
                                <l rend="G1"><hi rend="italic">Tute le novità del nostro stato,
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">Le Sagre de Venezia, e le funzion,
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">La morte dei Sogeti, e
                                    l’elezion</hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">Del Consegio Magior, e del Senato.
                                    </hi></l>
                                <l rend="G1"><hi rend="italic">Anedoti, e de Libri qualche Estrato,
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">E d’Opere, e Comedie informazion;
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">Le vencite del Loto, e l’Estrazion,
                                    </hi></l>             
                   <l rend="GF"><hi rend="italic">E i prezzi dele Biave ogni qual
                                        trato. </hi></l>
                                <l rend="G1"><hi rend="italic">Le Mercanzie che ariva, e i
                                        Bastimenti; </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">I Foresti de rango che và, e vien,
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">Le Cause, i so Avocati, e
                                        Intervenienti.</hi></l>
                                <l rend="G1"><hi rend="italic">Un scriver elegante sempre pien
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">D’arguzie, e de morali sentimenti,
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">Del mal disendo mal, e ben del ben.
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">Questo è quanto contien (Za che volè
                                        saverlo Amigo caro) </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">La Gazzeta del Plazza, per un Traro.
                                        </hi><milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></l>             
               </lg>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="italic">Teatri</hi>. </head>
                            <p rend="SO">La Tragedia nuova rappresentata in questo Teatro a San Luca
                                col titolo <hi rend="italic">Zorami</hi> Re di Creta, della quale ci
                                è ignoto l’Autore, non piacque, e nemmeno fu replicata una volta.
                                Questo tristo destimo, ad onta del favore con cui ricevute sono dal
                                Pubblico le fatiche dell’Attore Sig. <hi rend="italic">Petronio</hi>, prova un’assoluta mancanza d’aggradimento negli
                                uditori intervenuti alla sua rappresentazione; ma se poi questa le
                                convenisse noi possiamo asserire senza parlare a caso. </p>
                            <p>Lunedì prossimo passato s’è posta in iscena a Sant’Angiolo la tanto
                                desiderata Tragedia intitolata <hi rend="italic">Virginia</hi> del
                                Nobile Signor Conte <hi rend="italic">Vittorio</hi>
                                <hi rend="italic">Alfieri</hi> d’Asti, Autore ammirato per la
                                precisione, e solidità de’suoi tragici piani, per la superata
                                difficoltà di condurre delle azioni con pochissimi Personaggj, e per
                                la robustezza del maschio e forte suo stile. Nulla diremo del merito
                                di questa sua Composizione già stampata, e ristampata coll’altre del
                                Tragico suo Teatro, e riconosciuta dagl’intelligenti forse per la
                                più atta dell’altre sue a piacer dalle Scene, non meno per certe
                                felici situazioni, che per una locuzione meno difficile e resistente
                                alla recita. Nondimeno proviamo la mortificazione d’avvisare,
                                ch’ebbe scarsi applausi, che piacque a pochi, e che per disgusto, o                            
    prevenzione maligna, <pb n="31"></pb> furono dati de’segni d’insulto, e
                                nel corso della rappresentazione, e dopo il suo fine, quando vollero
                                alcuni vedere i Personaggj, e applaudirli secondo il solito. </p>
                            <p>Questa esperienza ha fatto conoscere la somma difficoltà di ben
                                recitare i versi del suddetto Autore; che le sue Tragedie son più
                                proprie alle Accademie, che a’Teatri pubblici; ch’esigono una certa
                                Udienza scelta, e d’uomini dotti per essere intese e gradite, la
                                quale non mai ritrovasi che affogata ed oppressa nelle Assemblee
                                dove il Popolo ha libero accesso. </p>
                            <p rend="SO">Parliamo sull’esito della prima recita, che nulla diede a
                                sperare in appresso: nondimeno se mai succederà una diversità
                                d’opinioni, e di gusto, nel rinnovarsi, e cangiarsi dell’Uditorio,
                                ne staremo in attenzione onde bene informare, chi di questi
                                avvenimenti dilettasi. </p>
                            <p>È un piacere a ritrovarsi in certi Caffè frequentati dopo le recite
                                de’Teatri. Lo spirito di partito, che fa travveder, o mentire,
                                accende delle questioni; e mette in campo delle scommesse. Vien uno
                                da San Samuele; gli si chiede: quanti biglietti? <hi rend="italic">Cinquecento</hi>
                                <hi rend="italic">in</hi>
                                <hi rend="italic">circa</hi>. Ne sopraggiunge un altro: quanti? <hi rend="italic">nemmeno</hi>
                                <hi rend="italic">duecento</hi>. Avviene lo stesso riguardo
                                all’Opera a S. Benedetto. Uno vede tante <hi rend="italic">macche</hi> (<hi rend="superscript"><note n="1">Nel <hi rend="italic">nostro gergo intendiamo persone, che a
                                            Teatri non pagano.</hi>
                                    </note></hi>) nella maggior parte degli Uditori; un altro conta
                                per pagatori anche i gondolieri. Gl’imparziali se la godono, e
                                ridono alle spese del fanatismo, concludendo che c’è del buono in
                                ambidue i Teatri, e che per ciò dividendosi il numero di quei, che
                                lo frequentano, succede che nè l’uno, nè l’altro abbia una
                                superiorità decisa da chiamar tutti a sè. Continua il Sig. <hi rend="italic">Babbini</hi> a meritar i giusti comuni applausi,
                                il Sig. <hi rend="italic">Pacchierotti</hi> alcune sere, per
                                universale consenso, ha mirabilmente cantato; del Secondo Ballo del
                                Sig. <hi rend="italic">Ricciardi</hi>, e delle decorazioni non si
                                cessa di dirne bene. Sostiensi nel pubblico favore il bravo Signor
                                    <hi rend="italic">Senesino</hi>; non istancano le repliche del
                                maestoso primo Billo del Sig. <hi rend="italic">Clerico</hi>, e
                                l’inimitabile Mad. <hi rend="italic">Baccelli</hi> forma la delizia
                                del gusto piu raffinato coll’esattezza, la leggiadria, la
                                precisione, e la forza ond’eseguite sono le belle sue operazioni in
                                quel mezzo nobil carattere, nel qual Ella è singolare ed eccellente. </p>
                            <p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.10"></milestone>
                                <milestone unit="LB" xml:id="FR.11"></milestone> Signor Gazzettiere. </p>
                            <p rend="date">Verona li 11 Gennaro 1788. </p>
                            <p rend="SO">Vi continuo le nuove del nostro Teatro. Sempre più il
                                Pubblico si persuade che Madama Ballon sia una Ballerina
                                impareggiabile. Tutte le sue azioni del primo Ballo interessan a un
                                segno, che convien che lo Spettatore prenda parte ne’suoi affetti.
                                Nel suo abito da uomo nel secondo Ballo inspira fino nelli uomini
                                de’sentimenti di amicizia; immaginatevi quali ne inspiri nelle
                                donne. Si può per essa applicare molto bene il seguente Epigramma
                                Francese.</p>
                            <lg>
                                <l rend="G1"><pb n="32"></pb>
                                    <milestone unit="E4" xml:id="FR.12"></milestone>
                                    <hi rend="italic">Sur ten double Portrait, le Spectateur
                                        perplexe</hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">O charmante Ballon, vent t’admirer
                                        partout. </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">A ses yeux changes tu de sexe ;
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">Il ne fait que changer de gout.
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">S’il voit en femme, dans l’ame
                                    </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">D’etre Homme il sent tout le
                                        plaisir ; </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">Tu deviens Homme, d’etre Femme             
                       </hi></l>
                                <l rend="GF"><hi rend="italic">Soudain, il auroit le desir.
                                        </hi><milestone rend="closer" unit="E4"></milestone></l>
                            </lg>
                            <p rend="SO"><hi rend="italic">Converrebbe che qualcuno lo traducesse,
                                    perchè fosse a comune intelligenza. Vi assicuro che quanto si
                                    può dire di lei è poco. Dunque, direte voi, il Teatro sarà
                                    sempre pieno. Oh qui stà il male, perchè anzi fin ora poca è
                                    stata la Gente che è concorsa; ma già in Verona i Spettacoli
                                    producono ne’suoi Abitanti un moto irregolare, che non è
                                    possibile nemmeno all’Astronomo il più attento osservarne le
                                    Leggi. Dieci anni fà per un’Opera cattiva era pieno il Teatro,
                                    dieci anni fà da una poca, e umida Neve, erano elettrizzati più
                                    di 20. brillanti Nobili Giovani, che avevano un interno foco
                                    bastante a cimentare una fredda Atmosfera. Ora v’è una
                                    eccellente Ballerina, un eccellente Primo Musico, una brava
                                    Prima Donna, uno Spettacolo insieme buono, una Illuminazione             
                       alla Quinquet, eppure in nostro Teatro diventa al doppio più
                                    freddo perchè manca la Gente. Ora vi è una asciutta polverosa
                                    Neve; non mancano i Nobili Equipaggi per Slitta, non mancano
                                    Cavalli, non mancano leggiadre Nobili Ninfe; eppure regna in
                                    vece il gusto della Portantine, ed amano i nostri Giovani di
                                    soccombere piuttosto sotto il peso di una esorbitante Manizza,
                                    di quelli che snelli, e pieni di fuoco emulare nel corso i venti
                                    e ridersi di una Stagione fatale solo per i vecchi. </hi></p>
                            <p><hi rend="italic">Speriamo che possa una volta fissarsi questo moto
                                    irregolare, e che possa con certezza l’Astronomo osservatore
                                    pronosticare che nel Carnovale i spettacoli sarano frequentati.
                                    Sono al solito. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
                                    <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></hi></p>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="italic">Rappresentazioni per questa sera</hi>. </head>
                            <p rend="SO">A S. Angiolo replica della <hi rend="italic">Virginia</hi>.
                                Jersera stettero chiusi tutti li tre Teatri d’Opera, onde potè
                                combinarsi alla recita di questa Tragedia una Nobile Udienza, che
                                l’ascoltò attentamente, e le fece applauso. </p>
                            <div3>
                                <head>a San Luca. </head>
                                <p rend="SO">La casa Nuova, ossia la mutazione di Casa del celebre
                                    Sig. Goldoni, la quale viene recitata a meraviglia da questa
                                    Comica Compagnia. </p>
                            </div3>
                            <div3>
                                <head>a San Gio: Grisostomo </head>
                                <p rend="SO">L’Inglese e il Francese in Italia, Com. Originale
                                    Italiana.</p>
                            </div3>
                        </div2>
                        <div2>
                            <head><hi rend="italic">Morti</hi>. </head>
                            <p rend="SO">Il Cavaliere del Serenissimo nostro Doge. </p>
                            <p>Il Circospetto Signor <hi rend="italic">Girolamo</hi>
                                <hi rend="italic">Colombo</hi>. Ebbe jeri sepoltura nella Chiesa di
                                San Luca, nella cui Contrada egli abitava, con molta pompa funebre. </p>
                            <p>Il Fedelissimo Sig. <hi rend="italic">Martino Imberti.</hi>
                            </p>
                            <p rend="SO">Siamo nuovamente privi delle notizie sacre senza sapere
                                d’aver demeritata la grazia di chi ce le somministrava. Stanco egli
                                fosse d’incomodarsi per noi gli basta d’averci favoriti per lungo
                                tempo. Non iscemasi punto la nostra gratitudine per la sua
                                risoluzione, disgustosa è vero, ma che dobbiamo soffrire in pace.
                                    <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
                                <milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
                            <p></p>
                        </div2>
                    </div1>              
  </body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
                    <div>
                        <ab>
                            <seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 4. <seg type="DT">Mercordì 14.
                                    Gennaro 1789</seg>
                                <seg type="DT"><seg synch="#FR.2" type="E2"> 3. Gennaro 1788. M.
                                        V.</seg> Alla C. N. Mane. Con sua Cedola 1616. 30. Marzo,
                                    disponendo separatamente il N. H. s. Niccolò Dolfin dell’Abbazia
                                    nominata di Ceredo nel Territorio Cremasco, ordinò che dovesse
                                    questa passare con titolo di perpetua Primogenitura nel
                                    Primogenito di Mis. Marco Dolfin suo Nipote, e così
                                    successivamente di Primogenito in Primogenito Maschio
                                    legittimamente nato, in perpetuo: escluse espressamente da tal
                                    benefizio le Femmine, e i Discendenti da esse. Vuol però, che i
                                    Primogeniti possessori dell’Abbazia debbano contribuir
                                    annualmente agli Ospitali de’Santi Gio: e Paolo, e de’Mendicanti
                                    il quarto di tutte le Entrate dall’Abbazia medesima provenienti.
                                    In caso poi che mancasse la Discendenza Mascolina di detto
                                    Nipote; vuole che i due sopraddetti Ospitali conseguiscano la
                                    metà di esse Rendite: e l’altra metà abbia ad esser goduta da un
                                    Priore, che dovrà eleggersi nel modo seguente. Si dovranno, dice
                                    il Testator, congregare tutti quelli della Famiglia Dolfina,
                                    quelli però che sono del nostro Colonello, e che portano
                                    nell’Arma i tre Dolfini; e tutti questi (che siano però di età
                                    di Anni venticinque, e da là in sopra) insieme con li
                                    Governatori delli due Ospitali sopranominati….. ove dovranno
                                    presentarsi tutti quelli che idonei vorranno concorrer a detto
                                    benefizio del Priorato, pur d’età maggiore di Anni venticinque.
                                    Quì dice, che tutti questi Competitori dovranno andar a capello:
                                    e quei quattro che caveranno balla d’Oro s’intenderanno restare
                                    per concorrenti: e subito ballortati, quelli che avrà più voti,
                                    resterà Priore, sua vita durante. Soggiunge poi: E prego li
                                    predetti Sign. Elettori, anzi aggravo le loro conscienze di aver
                                    mira nel detto caso di elegger il più meritevole per bontà, e
                                    retta conscienza, che a loro parerà dover riuscire a maggior
                                    utile, a benefizio della detta Abbazia, ed a gloria d’Iddio.
                                    Successa nell’Anno 1629. la morte <pb n="26"></pb>di detto Eccell.
                                    s. Marco senza Discendenza, ottennero gli Ospitali sudetti
                                    Sentenza a Legge per conseguir il benefizio della metà
                                    dell’Entrate come sopra disposte, e di più anco, a nome delli
                                    Governatori d’essi Ospitali, a goder il benefizio
                                    dell’imbossolazione, ballottazione, ed elezione di Priore.
                                    Insorsero allora i N.N. H.H. Dolfini che portano nell’Arma i tre             
                       Dolfini, e sopra il punto che concerne la pretesa dei
                                    Governatori degli Ospitali di poter essere eletti al Priorato,
                                    contestato il Giudizio, seguì al Magistrato Eccellentissimo
                                    de’Conservatori alle Leggi G. D. li 9. Agosto 1630. Sentenza di
                                    due ed uno a favor di detti Governatori. Interposero dette Nobb.
                                    Famiglie l’Appellazione al Consiglio Eccellentissimo di 40. C.
                                    N.; ma rimase essa Causa giacente. Frattanto nell’Anno 1632. il
                                    fu N. H. s. Niccolò Contarini, col pretesto d’essere stato
                                    lasciato dal predetto N. H. s. Niccolò Dolfin, Erede residuario
                                    di tutta la sua facoltà, apprese il possesso anco de’Beni tutti
                                    soggetti all’antedetta Abbazia. Risoluti allora i N.N. H.H.
                                    Dolfini, che portano nell’Arma i tre Dolfini, di difendersi da
                                    detto spoglio; furono dalle Congregazioni de’SS. Gio: e Paolo, e
                                    dei Mendicanti, prese due Parti 1634. 30. Aprile, e 1634 8.
                                    Maggio, che stabiliscono che in caso d’un esito favorevole, non
                                    possano nell’elezion di Priore esser imbossolati se non se
                                    quelli della Famiglia Dolfin dai tre Dolfini. Non effettuarono
                                    nondimeno i detti N.N. H.H. le loro deliberazioni, senonchè
                                    nell’Anno 1723., tempo nel quale fu da essi ottenuta Sentenza a
                                    Legge, e proposte, in confronto della Famiglia Eccellentissima
                                    Contarini, Scritture, nelle quali fu espresso, che i Beni
                                    dell’Abbazia di Ceredo disposti furono a favor delle Famiglie
                                    Dolfin, che portano i tre Dolfini nell’Arma. Nello stesso anno
                                    1723. seguì Convenzione tra i detti N.N. H.H. Dolfini, ed i Pii
                                    Ospitali, colla quale restò concordato, che i due Ospitali
                                    medesimi assumeranno unitamente il Giudizio nella Causa in
                                    confronto della Famiglia Eccellentissima Contarini; ma che le
                                    spese dovranno tutte esser fatte dai N.N. H.H. Dolfini, per
                                    esserne per metà rimborsati nel solo caso di vittoria: e ciò
                                    colla metà dei frutti ai detti Ospitali in tal caso aspettanti.
                                    Fu assunto in conseguenza dagli Ospitali il Giudizio: e con due
                                    Spazzi 1724. 31. Agosto, e 1725. 30. Aprile, fra i quali il
                                    primo di Vacui, furono vendicati i Beni di detta Abbazia.
                                    Eccitati dipoi dai N.N. H.H. Dolfini i Governatori d’ambidue gli
                                    Ospitali ad unirsi insieme per devenire all’elezione del Priore
                                    in alcuno dei Nobili di esse Famiglie; fu commesso dagli
                                    Ospitali medesimi ai loro Deputati alle Liti, che informino su
                                    tutto ciò che potesse considerarli nel proposito. Tal
                                    informazione dopo aver riportate le parole del Testamento
                                    conchiude esser queste Parole, che a senso nostro, e degli
                                    Avvocati, coi quali s’è fatta la consultazione evidentemente
                                    manifestano esser volontà del Testaore, che l’eletto sia della             
                       Famiglia Dolfina del suo Colonello, che porta nell’Arma li tre
                                    Dolfini, purchè siano con il requisito dell’età, e come in essa
                                    Cedola. Abbandonata adunque dai Governatori degli Ospitali ogni
                                    pretensione d’esser eletti, e solo ritenendosi il diritto
                                    d’eleggere fu nel 1727. 17. Marzo fatta per la prima volta
                                    elezion di Priore nella persona del N. H. s. Zuanne Dolfin fu di
                                    s. Vicenzo; essendo restati imbossolati i solo concorrenti delle
                                    Famiglie Dolfin. In simil modo fu nel 1760. 4. Maggio fatta la
                                    seconda ele-<pb n="27"></pb>zione nel N. H. s. Lonardo Dolfin fu di
                                    s. Pietro. Seguita nell’Anno 1787. la morte di detto N. H. s.
                                    Leonardo, fu dilazionata la nuova elezione per motivo
                                    dell’insorgenza del N. H. s. Andrea Dolfin primo, Cav. attual
                                    Ambascistore appresso Sua Maestà Cesarea, che quantunque
                                    absente, pretese d’esser ammesso con Proccura al concorso del
                                    Priorato suddetto. Data di ciò notizia ai Governatori dei due
                                    Ospitali, fu da questi con loro Estragiudiziale risposto, che ad
                                    essi non appartengono tai differenze: e fu espressamente di
                                    nuovo riconosciuto esser essi unicamente chiamati al jus
                                    eligendi. Malgrado però a così moltiplici riconoscimenti
                                    devennero con loro Parte 22. Maggio 1788. a tagliare ed
                                    annullare le Parti 30. Aprile, e 8. Maggio 1634. per l’effetto,
                                    che il punto della capacità de’Governatori al concorso del
                                    Priorato abbia ad esser sottoposto ai Voti del Conseglio
                                    Serenissimo di 40. C. N. ov’era tuttor pendente la Sentenza
                                    1630. 9. Agosto, onde in conformità del di lui Giudizio abbia ad
                                    aver corso l’esecuzione della volontà del Testatore. Assunto
                                    pertanto reciprocamente il Giudizio sopra detta Pendenza:
                                    l’esame del Terzo Consiglio versò a cercare, se il dritto
                                    d’esser eletti alla detta Abbazia competesse privativamente alle
                                    Nobili Famiglie Dolfin, che portano dell’arma i tre Dolfini; o             
                       fosse promiscuo anche ai Governatori dei due Ospitali de’Santi
                                    Gio: e Paolo, e de’Mendicanti. Gli appoggi principali de’N.N.
                                    H.H. Dolfini al Taglio, erano, che il Testatore aveva escluse
                                    dal benefizio dell’Abbazia le stesse Femmine provenienti da suo
                                    Nipote, e i Discendenti di esse; e che avea parimenti escluse
                                    tutte le Famiglie Dolfin che non fossero del suo Colonello. Dal
                                    che concludevano che ha voluto riservar il benefizio a favor
                                    della propria Agnazione. Rimarcavano in oltre, che il dar
                                    concorso all’elezione anco ai Governatori de’due Ospitali; era
                                    lo stesso che ridur irrisorio il benefizio per i N.N. H.H.
                                    Dolfini, perchè essendo questi in numero appena di venti, ed i
                                    Governatori all’incontro in numero fra tutti di circa novanta,             
                       non avrebbe toccato ai primi senonchè di dover essere
                                    spettatorie instrumenti del passaggio delle sostanze della loro
                                    Famiglia in estranei. Al che aggiungevano la fede, colla quale
                                    gli Autori loro incontrata aveano a loro spese la Causa coi N.N.
                                    H.H. Contarini; le espressioni corse in dette Pendenze; e le
                                    varie Parti, e i replicati riconoscimenti seguiti. Rispondeano
                                    gli altri, che la Causa del Testamento non fu giammai giudicata;
                                    e che niente può alla stessa ed a loro pregiudicare. In
                                    Testamento poi pretendeano di non trovar preferenza alcuna a
                                    favor dei N.N. H.H. Dolfini, perchè le condizioni di portar i
                                    tre Dolfini nell’Arma, e d’esser d’età maggiore degli anni
                                    venticinque, erano tutti requisiti solamente per poter
                                    congregarsi; ma per poter esser eletti il requisito era diverso,
                                    e competente a tutti, d’esser di retta conscienza, e più atto a
                                    riuscire di benefizio all’Abbazia. Seguì però giudizio di Taglio
                                    a favor de’N.N. H.H. Dolfini. Quod Inc. 25. Q. Laud. 5. N. S. o.
                                    Avvocati al Taglio Avvocati al Laudo. Ecc. Cromer, e Co:
                                    Santonini. Steffani. Ecc. Orlandi. Interr. Faccini. <seg type="DT"><seg synch="#FR.3" type="E3">
                                            <seg synch="#FR.4" type="LB"> Brescia 8. Gennaro 1789.
                                            </seg> Ho detto, che avendo nuove meno cattive della
                                            nostra Opera mi farei da-<pb n="28"></pb>to il piacere di
                                            avanzarvele, eccomi però pronto a soddisfare all’assunto
                                            impegno. Un’aria, che nell’Atto secondo, da qualche
                                            giorno fatta nascere, si canta dalla Signora Maddalena
                                            Granati con estro, e brio, benchè da noi già sentita
                                            ogni sera nella ultima scorsa Primavera dalla stessa
                                            virtuosa, dà qualche anima all’Azione, e ci fà senza
                                            noja stare in parte zitti ogni sera qualche momento.
                                            Martedì si mutò il Ballo intitolato “Giulietta, e Romeo”
                                            e si mise in iscena in sua vece il Gran Con. vitato. Se
                                            si fossero col cambiarsi del Ballo cambiati anche i
                                            Ballerini, averei sperato di migliorare: ma comparsi sul
                                            teatro i medesimi, non ho trovato variarsi che le scene,
                                            ed il Vestiario; quali cose non deciderei con franchezza
                                            essere migliori delle prime. Il Ballo ebbe per altro un
                                            fortunatissimo incontro. Trovatosi il Parterre non sò
                                            per quale studiata casualità ripieno di figure a tutti
                                            ignote, di ciere, che in passato non si tolleravano
                                            nella nostra Platea, e che anzi si allontanavano
                                            forzatamente da chi invigila alla decenza, fù tale il
                                            batter delle mani che seguì il nuovo Ballo, che furono
                                            forzati a venir fuori per ricevere le congratulazioni
                                            pubbliche ed Arlecchino, e D. Anna, e persino la figura
                                            principale, che avea dato mano all’asporto della gran
                                            tavola. l’Arlecchino fù applaudito, e colle sue ridicole
                                            positure, e smorfiosi passi fece capire aver egli
                                            abilità per far ridere. Quando possa scrivere di più non
                                            sarò tardo. </seg>
                                    </seg> Comunicando al Pubblico l’infausto avvenimento della
                                    quasi instantanea morte del Sig. Abbate Allegro, dell’arresto a
                                    cui soggiacque il Fratello suo per sospetti d’averlo avvelenato,
                                    ebbimo la lusinga di dover in appresso manifestare il trionfo
                                    della sua innocenza, la quale con nostra pienissima
                                    soddisfazione s’è felicemente verificata. Fu preciso obbligo
                                    dell’onestà che vantiamo il moltiplicare attentamente le
                                    ricerche onde avere le più pronte notizie da sciogliere il
                                    dubbio sparso del suo preteso delitto. Non ben contenti del
                                    semplice avviso della <seg synch="#FR.5" type="MT"> sua
                                        liberazione, da noi pubblicato, molestammo un nostro
                                        corrispondente di Verona per sapere qualche cosa di più ad
                                        istruzione de’Leggitori del fatto, ed egli appagò il nostro
                                        desiderio inviandoci la seguente Lettera, a lui scritta
                                        intorno il medesimo. </seg>
                                    <seg type="DT"><seg synch="#FR.6" type="E3">
                                            <seg synch="#FR.7" type="LB"> Mantova primo del 1789.
                                            </seg> Nel disparere dei due Medici chiamati a decidere
                                            sul supposto veneficio del fù Abate Don Luigi Allegri,
                                            la Regia Delegazione Medico-Chirurgico-Farmaceutica,
                                            dopo il più scrupoloso esame del Processo, hà conchluso,
                                            che non sia altrimenti morto di veleno, avvegnacchè non
                                            le fù dato di riscontrare alcuno di que’segni, che
                                            avrebber dovuto precedere, accompagnare, e susseguire             
                               una tal morte. Il perchè dal Regio Tribunale d’Appello
                                            fù risoluto, che si dovesse immediatamente scarcerare il
                                            Sig. Gaspare Allegri Fratello del Desunto, che al primo
                                            avviso dell’impensato successo era quì giunto da Verona
                                            spintovi dal dolore di una perdita la più acerba, ed
                                            amara. Come alla inaspettata sua detenzione eccitossi un
                                            fremito universale, così un sentimento di compiacenza, e
                                            di giubilo si manifestò in ogni ceto di persone al
                                            vederlo comparire tra i conoscenti, ed amici con
                                            quell’aria di tranquillità, che non puossi associare             
                               alla memoria di un delitto il più inumano, ed atroce.
                                            Ora si stanno sospirando le ulteriori conseguenze di un
                                            sì importante giudizio. Interessa al pubblico bene la
                                            sicurezza della innocenza <pb n="29"></pb>cui devesi sentir
                                            portato chiunque non abbia chiuso il cuore alle voci
                                            della vera giustizia; ed è perciò, che l’Augusto
                                            Legislatore nelle vigenti ordinazioni criminali non
                                            lascia d’inculcarlo ai Giudici. Chi però si mostra
                                            restìo alle sue Leggi; chi sconosce i sentimenti
                                            d’umanità, e chi questi, e quelle impudentemente
                                            calpesti, fassireo dell’abuso di un potere, che pel solo
                                            bene de’Sudditi gli fù confidato. Merita, che un delitto
                                            sì enorme venghi punito con la più rigorosa severità.
                                            Egli è questo il voto di tutti i buoni, ed il desiderio
                                            di un’intiera nazione per non veder moltiplicati gli
                                            esempj dell’oppressione, dell’ingiustizia, e della
                                            inquità. </seg>
                                    </seg>
                                    <seg type="U2">In M. C.</seg>
                                    <seg type="DT">11. corrente. </seg> Auditor Vecchio delle
                                    Sentenze. s. Masseo Badoer. Fin. s. Ottavian Zane. Offiz. di
                                    Notte al Criminal. s. Giac. Priuli qu. Fed. F. s. Vinc. Ant.
                                    Bragadin. Ai X Savj. s. Ang. M. Zorzi qu. Pietro fu 40. Luogo di
                                    s. Marco Zen el. Sav. agli Ordini. 5 Della Quarantia C. N. s.
                                    Ant. Cigogna qu. Ang. s. Pietro Benzon qu. Vettor. s. Lod.
                                    Morelli qu. Tom. s. Franc. Moro di s. Gasp. s. Ag. Minotte qu
                                    Alv. <seg synch="#FR.8" type="MT"> Non è per sentimento di
                                        vanità, o per credere che ci convenga la lode in esso
                                        direttaci, che diamo in luce il seguente Sonetto, ma per
                                        servire alla premura di chi furtivamente ce ne mandò Copia,
                                        e per dare un saggio della facile vena poetica
                                        dell’ornatissimo Signor Bada costante Assocciato a questo
                                        Foglio, e parzialissimo suo faustore. I tratti di benevola
                                        protezione, che da lui venuti ci sono, dal coltissimo Signor
                                        Foppa, e dal dotto Forense la cui penna descrisse la
                                        riportata Causa Dolfin, furono doni preziosi la cui memoria
                                        non verrà mai cancellata nel nostro cuore riconoscente. Si
                                        và opportunemente scemando il peso delle nostre fatiche con
                                        questi pezzi somministrati alla presente Gazzetta, ma non
                                        aumentasi i numero degli Assocciati, perchè i nuovi concorsi
                                        occupano i vacui lasciati da quei che hanno detto basta.
                                        Così voga e voga siamo sempre al palo, e se non si và più
                                        avanti adempiuto il pubblico impegno, ed estinte le
                                        anticipazioni, bisognerà fare una bella ritirata, e cedere
                                        l’impresa a chi vorrà proseguirla, senza sagrificar
                                        d’avvantaggio il tempo, e la libertà in un incessante
                                        travaglio a solo profitto degli altri. Il nostro merito è
                                        tanto scarso, che a superarlo ci vuole pochissimo, ma ci
                                        vuole molto di meno a superar la nostra fortuna. Se come a
                                        fronte di chi ne sprezza di quei si trovano, che difendono,
                                        proteggono, e cominciano a contribuire alla nostra
                                        collezione degli Articoli interessanti, si trovasse un
                                        qualche numero anche di quelli che prendessero un nobile
                                        impegno per accrescere la summa raccolta in associazione,
                                        potremmo cominciar a godere il giusto compenso di tanti
                                        stenti; e già la dolce speranza ci apparecchiava de’giorni
                                        migliori in questi, che cominciano l’anno ma Sogni, e favole
                                        io fingo … </seg>
                                    <seg synch="#FR.9" type="E3">
                                        <pb n="30"></pb>Al Sior Bortolo Zanetti El So Cordial Amigo Z.
                                        Battista Bada <seg type="U2">Soneto. </seg> Tute le novità
                                        del nostro stato, Le Sagre de Venezia, e le funzion, La
                                        morte dei Sogeti, e l’elezion Del Consegio Magior, e del
                                        Senato. Anedoti, e de Libri qualche Estrato, E d’Opere, e
                                        Comedie informazion; Le vencite del Loto, e l’Estrazion, E i
                                        prezzi dele Biave ogni qual trato. Le Mercanzie che ariva, e
                                        i Bastimenti; I Foresti de rango che và, e vien, Le Cause, i
                                        so Avocati, e Intervenienti. Un scriver elegante sempre pien
                                        D’arguzie, e de morali sentimenti, Del mal disendo mal, e
                                        ben del ben. Questo è quanto contien (Za che volè saverlo
                                        Amigo caro) La Gazzeta del Plazza, per un Traro. </seg>
                                    <seg type="U2">Teatri. </seg> La Tragedia nuova rappresentata in
                                    questo Teatro a San Luca col titolo Zorami Re di Creta, della
                                    quale ci è ignoto l’Autore, non piacque, e nemmeno fu replicata
                                    una volta. Questo tristo destimo, ad onta del favore con cui
                                    ricevute sono dal Pubblico le fatiche dell’Attore Sig. Petronio,             
                       prova un’assoluta mancanza d’aggradimento negli uditori
                                    intervenuti alla sua rappresentazione; ma se poi questa le
                                    convenisse noi possiamo asserire senza parlare a caso. Lunedì
                                    prossimo passato s’è posta in iscena a Sant’Angiolo la tanto
                                    desiderata Tragedia intitolata Virginia del Nobile Signor Conte
                                    Vittorio Alfieri d’Asti, Autore ammirato per la precisione, e
                                    solidità de’suoi tragici piani, per la superata difficoltà di
                                    condurre delle azioni con pochissimi Personaggj, e per la
                                    robustezza del maschio e forte suo stile. Nulla diremo del
                                    merito di questa sua Composizione già stampata, e ristampata
                                    coll’altre del Tragico suo Teatro, e riconosciuta
                                    dagl’intelligenti forse per la più atta dell’altre sue a piacer
                                    dalle Scene, non meno per certe felici situazioni, che per una
                                    locuzione meno difficile e resistente alla recita. Nondimeno
                                    proviamo la mortificazione d’avvisare, ch’ebbe scarsi applausi,
                                    che piacque a pochi, e che per disgusto, o prevenzione maligna,
                                        <pb n="31"></pb>furono dati de’segni d’insulto, e nel corso
                                    della rappresentazione, e dopo il suo fine, quando vollero
                                    alcuni vedere i Personaggj, e applaudirli secondo il solito.
                                    Questa esperienza ha fatto conoscere la somma difficoltà di ben
                                    recitare i versi del suddetto Autore; che le sue Tragedie son
                                    più proprie alle Accademie, che a’Teatri pubblici; ch’esigono
                                    una certa Udienza scelta, e d’uomini dotti per essere intese e
                                    gradite, la quale non mai ritrovasi che affogata ed oppressa
                                    nelle Assemblee dove il Popolo ha libero accesso. Parliamo
                                    sull’esito della prima recita, che nulla diede a sperare in
                                    appresso: nondimeno se mai succederà una diversità d’opinioni, e
                                    di gusto, nel rinnovarsi, e cangiarsi dell’Uditorio, ne staremo
                                    in attenzione onde bene informare, chi di questi avvenimenti
                                    dilettasi. È un piacere a ritrovarsi in certi Caffè frequentati
                                    dopo le recite de’Teatri. Lo spirito di partito, che fa
                                    travveder, o mentire, accende delle questioni; e mette in campo
                                    delle scommesse. Vien uno da San Samuele; gli si chiede: quanti
                                    biglietti? Cinquecento in circa. Ne sopraggiunge un altro:
                                    quanti? nemmeno duecento. Avviene lo stesso riguardo all’Opera a
                                    S. Benedetto. Uno vede tante macche (<note n="1">Nel nostro
                                        gergo intendiamo persone, che a Teatri non pagano. </note>)
                                    nella maggior parte degli Uditori; un altro conta per pagatori
                                    anche i gondolieri. Gl’imparziali se la godono, e ridono alle
                                    spese del fanatismo, concludendo che c’è del buono in ambidue i
                                    Teatri, e che per ciò dividendosi il numero di quei, che lo
                                    frequentano, succede che nè l’uno, nè l’altro abbia una             
                       superiorità decisa da chiamar tutti a sè. Continua il Sig.
                                    Babbini a meritar i giusti comuni applausi, il Sig. Pacchierotti
                                    alcune sere, per universale consenso, ha mirabilmente cantato;
                                    del Secondo Ballo del Sig. Ricciardi, e delle decorazioni non si
                                    cessa di dirne bene. Sostiensi nel pubblico favore il bravo
                                    Signor Senesino; non istancano le repliche del maestoso primo
                                    Billo del Sig. Clerico, e l’inimitabile Mad. Baccelli forma la
                                    delizia del gusto piu raffinato coll’esattezza, la leggiadria,             
                       la precisione, e la forza ond’eseguite sono le belle sue
                                    operazioni in quel mezzo nobil carattere, nel qual Ella è
                                    singolare ed eccellente. <seg synch="#FR.10" type="E3">
                                        <seg synch="#FR.11" type="LB"> Signor Gazzettiere. <seg type="DT">Verona li 11 Gennaro 1788. </seg> Vi
                                            continuo le nuove del nostro Teatro. Sempre più il
                                            Pubblico si persuade che Madama Ballon sia una Ballerina
                                            impareggiabile. Tutte le sue azioni del primo Ballo
                                            interessan a un segno, che convien che lo Spettatore
                                            prenda parte ne’suoi affetti. Nel suo abito da uomo nel
                                            secondo Ballo inspira fino nelli uomini de’sentimenti di
                                            amicizia; immaginatevi quali ne inspiri nelle donne. Si
                                            può per essa applicare molto bene il seguente Epigramma
                                            Francese. <pb n="32"></pb><seg synch="#FR.12" type="E4"> Sur
                                                ten double Portrait, le Spectateur perplexe O
                                                charmante Ballon, vent t’admirer partout. A ses yeux
                                                changes tu de sexe ; Il ne fait que changer de gout.
                                                S’il voit en femme, dans l’ame D’etre Homme il sent
                                                tout le plaisir ; Tu deviens Homme, d’etre Femme
                                                Soudain, il auroit le desir. </seg> Converrebbe che
                                            qualcuno lo traducesse, perchè fosse a comune
                                            intelligenza. Vi assicuro che quanto si può dire di lei
                                            è poco. Dunque, direte voi, il Teatro sarà sempre pieno.
                                            Oh qui stà il male, perchè anzi fin ora poca è stata la
                                            Gente che è concorsa; ma già in Verona i Spettacoli
                                            producono ne’suoi Abitanti un moto irregolare, che non è
                                            possibile nemmeno all’Astronomo il più attento
                                            osservarne le Leggi. Dieci anni fà per un’Opera cattiva
                                            era pieno il Teatro, dieci anni fà da una poca, e umida
                                            Neve, erano elettrizzati più di 20. brillanti Nobili
                                            Giovani, che avevano un interno foco bastante a
                                            cimentare una fredda Atmosfera. Ora v’è una eccellente
                                            Ballerina, un eccellente Primo Musico, una brava Prima
                                            Donna, uno Spettacolo insieme buono, una Illuminazione
                                            alla Quinquet, eppure in nostro Teatro diventa al doppio
                                            più freddo perchè manca la Gente. Ora vi è una asciutta
                                            polverosa Neve; non mancano i Nobili Equipaggi per
                                            Slitta, non mancano Cavalli, non mancano leggiadre
                                            Nobili Ninfe; eppure regna in vece il gusto della
                                            Portantine, ed amano i nostri Giovani di soccombere
                                            piuttosto sotto il peso di una esorbitante Manizza, di                                          
  quelli che snelli, e pieni di fuoco emulare nel corso i
                                            venti e ridersi di una Stagione fatale solo per i
                                            vecchi. Speriamo che possa una volta fissarsi questo
                                            moto irregolare, e che possa con certezza l’Astronomo
                                            osservatore pronosticare che nel Carnovale i spettacoli
                                            sarano frequentati. Sono al solito. </seg>
                                    </seg>
                                    <seg type="U2">Rappresentazioni per questa sera. </seg> A S.
                                    Angiolo replica della Virginia. Jersera stettero chiusi tutti li
                                    tre Teatri d’Opera, onde potè combinarsi alla recita di questa
                                    Tragedia una Nobile Udienza, che l’ascoltò attentamente, e le
                                    fece applauso. <seg type="U3">a San Luca. </seg> La casa Nuova,
                                    ossia la mutazione di Casa del celebre Sig. Goldoni, la quale
                                    viene recitata a meraviglia da questa Comica Compagnia. <seg type="U3">a San Gio: Grisostomo </seg> L’Inglese e il
                                    Francese in Italia, Com. Originale Italiana. <seg type="U2">Morti. </seg> Il Cavaliere del Serenissimo nostro Doge. Il
                                    Circospetto Signor Girolamo Colombo. Ebbe jeri sepoltura nella
                                    Chiesa di San Luca, nella cui Contrada egli abitava, con molta
                                    pompa funebre. Il Fedelissimo Sig. Martino Imberti. Siamo
                                    nuovamente privi delle notizie sacre senza sapere d’aver
                                    demeritata la grazia di chi ce le somministrava. Stanco egli
                                    fosse d’incomodarsi per noi gli basta d’averci favoriti per
                                    lungo tempo. Non iscemasi punto la nostra gratitudine per la sua
                                    risoluzione, disgustosa è vero, ma che dobbiamo soffrire in
                                    pace. </seg>
                            </seg>
                        </ab>
                    </div>
                </body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
