La Gazzetta Veneta: N. 20
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N.o 20.
Sabbato addi 12. Aprile 1760. Che contiene Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.Ebene 2
Metatextualität
Se chi mi scrive m’inganna, e dice cosa falsa, o vera, io nol sò. Appago chi mi manda questa carta col pubblicarla. Vedremmo sè l’effetto risponde a quanto spone in essa. S’alcuni vogliono stampare altri fogli, perchè n’avrò rincrescimento, come forse v’ha chi lo crede? Piovano, e tempestino pure i fogli è (sic.) facciano diluvio sopra la faccia della terra, ch’io nuoterò, e affogherò ne’fogli come tutti gli altri, sè non volentieri, almeno pazientemente.
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Brief/Leserbrief
Signor Gazzettiere.
Zitat/Motto
Come le pecorelle escon del chiuso
A una, a due, a tre, e l’altre stanno
Timidette atterrando l’occhio, e il muso,
E ciò che fa la prima, e l’altre fanno.
A una, a due, a tre, e l’altre stanno
Timidette atterrando l’occhio, e il muso,
E ciò che fa la prima, e l’altre fanno.
Dante Purgatorio. Canto III.
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Io credo, che voi sapiate fino a quì, che gli uomini fanno ogni cosa per imitazione. I Cappelli ch’ora escono al Mondo tutti grandi grandi, ora piccioli piccioli, i vestiti oggi tagliati in una forma, e domani in un’altra; gli studii quest’anno d’una qualità, e che un altro si rinnovano, come le Selve nel declinar dell’anno mutano le foglie, non sono altro, che un segno manifesto della gran voglia ch’hanno gli uomini di fare quello, che veggono a fare altrui, e spesse volte uno comincia, e tanti gli vanno dietro, che la cosa sua la quale prima era sola, diventa in pochi dì usanza, voga, foggia, o andazzo, come voi la vogliate chiamare. I vostri fogli hanno fatto quest’effetto. Io sò, che ci sono alcuni, i quali pensano a darne fuori degli altri, e chi gli ha intitolati il Grossetto, chi moneta corrente, chi la Zecca, e un dipresso tutti s’aggirano nello stesso titolo, perchè la vera imitazione non dee scostarsi molto dall’imitato. Fra tutte l’altre persone, che s’affaticano intorno a quest’argomento, c’è una Compagnia di sei uomini, e di sei donne, i quali hanno già preparato una buona quantità di carte scritte, e cominceranno a darle fuori verso la fine del mese corrente; e hanno dato la commissione a me, acciocchè vi dia questo avviso pregandovi, che voi lo pubblichiate nel foglio ventesimo, cioè in quello di Sabbato. E perchè possiate rendere qualche conto, e palesare qualche circostanza della Società formatasi per questa faccenda, leggete la carta, che troverete sotto la polizza presente, e accertatevi, che sono vostro di vero cuore.
Adì 7. Aprile 1760.
Il Segretario della Congrega de’Pellegrini.
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Fremdportrait
Sei uomini, e sei donne stanchi di sbadigliare per non saper, che farsi, e annojati di tacere talvolta qualche ora intera, come se non avessero lingua, e talaltra storditi dal parlare tutti insieme in un tratto di cose che non importano punto, hanno stabilito per passatempo di scrivere alcuni fogli morali.
Saranno essi fogli intitolati: I Pellegrini, per istaccarsi pure un pochetto dalla vostra invenzione; e per nascondere in esso titolo una certa sostanza significativa della loro intenzione. Imperocchè vogliono dire in tal modo, sè essere persone, ch’hanno veduto più Paesi, notate varie usanze, ed esaminati diversi costumi; ne sono passati quà, e colà ad occhi chiusi, o a bocca aperta, come fanno molti, nel cervello de’quali non si stampa mai nulla di quello, che veggono di fuori. Intanto è di dovere, che vi dia qualche contezza della Società co’nomi delle persone, che la compongono, e uno schizzo delle Regole per guidarsi ordinatamente.
Nomi delle dodici persone, che compongono
la Congrega de’Pellegrini. Sei Donne. Camilla. Romanzieri. Agata. Stranapensati. Barbara. Pescafondo. Giulia. Cesoja. Cecilia. Picchiapetto. Antonia. Linguattola. Sei Uomini. Domenico. Bilancini. Melchiorre. Farfalla. Roberto. Rigattieri. Alfonso. Tanaglia. Cristoforo. Laodicevo. Girolamo. Frulloni.
Queste poche cose servano d’un saggio pubblico del contegno della congrega de’Pellegrini. Mi riserbo ad un’altra volta a rendervi un conto più particolare de’fogli.
Metatextualität
Forse nella ventura settimana, e forse in fondo di questa carta vi dirò il metodo, che terranno nel dar fuori essi fogli.
la Congrega de’Pellegrini. Sei Donne. Camilla. Romanzieri. Agata. Stranapensati. Barbara. Pescafondo. Giulia. Cesoja. Cecilia. Picchiapetto. Antonia. Linguattola. Sei Uomini. Domenico. Bilancini. Melchiorre. Farfalla. Roberto. Rigattieri. Alfonso. Tanaglia. Cristoforo. Laodicevo. Girolamo. Frulloni.
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Zitat/Motto
Proemio delle Regole.
Dappoichè colà dove sono Uomini, e Donne insieme, di rado avviene che non intorbidi la loro compagnia, il nimico dell’umana quiete Amore; e principalmente se le Persone, che costumano insieme, non hanno ancora passati gli anni trenta; è di necessità in quanto si può per noi, che ci opponiamo con buoni dettami a questo disordine. Per la qual cosa desiderando noi, che la Compagnia nostra sia durevole, e ci arrechi consolazione, e non rincrescimenti, promettiamo d’osservare quelle regole, che abbiamo fra noi prima studiate, e poscia quì dettate per nostra comune intelligenza, e norma della Congrega nostra; alla quale dia grazia il Cielo d’una lunga prosperità e durata. Tutte le Regole sarebbero cosa lunga, E (sic.) però ve ne mando un Saggio.Del passeggiare.
Se ci accade, che dobbiamo andar a passeggiare in compagnia, non sarà sempre, per esempio, il Signor Cristoforo quegli, che starà a’fianchi della Signora Cecilia Picchiapetto, nè la Signora Antonia Linguattola pretenderà sempre d’avere a’fianchi il Signor Girolamo Frulluni. Tale assiduità produce a poco a poco una certa intrinsichezza, che pare un Matrimonio, e può essere contraria alle nostre sane intenzioni. Prima dunque d’uscire si metteranno ogni volta in due bossoli diversi i nomi degli Uomini e delle Donne, e mescolatigli, se ne trarrà fuori ad un tempo un di quà, e un di là, e tocchi chi tocca, ognuno dovrà essere contento. Se alcuno fosse ingrognato o di mal umore, sia lecito di motteggiarlo tutto quel dì, e la sera paghi ora più ora meno, secondo che gli sarà dispiaciuto; e il danaro serva per le spese di carta, e libri per li nostri figli.Del mettersi a sedere.
Quelli, che sono stati oggi vicini, domani siano lontani. Anzi se il congresso dura più di due ore si scambino i luoghi. E cui spiace paghi la pena dell’ingrognato, come sopra.Delle visite fatte dalle Donne.
Se nell’Adunanza nostra venisse qualche Signora a visitarci, sia ben veduta; e bene accolta, e principalmente, se fosse bella, sia con molta civiltà trattata dalle Donne della Congrega nostra, ed abbia autorità di sedere appresso a quell’Uomo, che più le piace. Se si vedesse qualche mal umore, o se dopo partita la forestiera, alcuna delle nostre, cercasse il pelo nell’ovo per trovarle qualche difetto, paghi.Delle visite fatte dagli Uomini.
Possa l’Uomo forestiere che viene sedere appresso qual Donna vuole; senza che alcuno de’nostri batta il piede, o guardi le travi, crolli il capo, o metta fuori il labbro di sotto in atto di pensare, o lanci parolette maligne, e se fa contra la legge, paghi.Regole generali.
Il parlare fra noi all’orecchio sia sbandito sempre. Non s’ammettano discorsi enimmatici, allegorici, sogni, o storiette con significati occulti: non si scrivano cabale, o indovinelli: In somma non ci sia cosa, che possa col tempo offendere la libertà, dalla quale dipende il poter avere campo, è (sic.) ingegno di scrivere, e mandar fuori i fogli da noi stabiliti.Metatextualität
Parvemi un caso notabile, e degno d’essere udito, quello che Giovedì passato avvenne in una Casa, della quale non dirò la contrada, nè il nome di chi v’abita dentro.
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Allgemeine Erzählung
Il Padrone di quella uomo ricchissimo per lascio di suo Padre (che facea un mestiere meccanico, e risparmiava) credendosi, che fra le ricchezze l’uomo debba stare pettoruto, e ingiuriar con le parole per parere nobile, e grande, come quegli, che non conosce più là, e comincia ad essere nel Mondo; non solo ha certi suoi costumi particolari nelle civiltà; ma una morale dettatagli dal suo cervello. Ora essendo avvenuto, che un povero operajo carico di famiglia s’era indebitato seco d’alquanti scudi, e svillaneggiandolo egli senza carità, e dicendogli fra le villanie alquante parole poco misurate, che lo toccavano nell’onore, il povero uomo con la berretta in mano s’era difeso con le parole, chiedendogli mille volte perdono. Ma egli pieno di furia l’avea cacciato giù per le scale, e poi giurato di farne un’aspra vendetta, nè volea udire chi di lui gli parlava; procacciandogli una prigione pel debito, che avea. Un buon Padre, che lo conoscea, stimolato dal buon uomo andò a lui; e fattegli prima molte cerimonie per domare quel cervello di quercia, incominciò a chiedergli compassione, e perdono, e a dipingergli dinanzi agli occhi lo stato infelice del meschinetto artefice, della piangente moglie, e dei desolati figliuoli. Rise amaramente quel cuore di porfido, e poco mancò, che non rinfacciasse al Padre la cagione della sua venuta. Pure scambiatosi fra loro il ragionamento; incominciò a poco a poco Messer Pecora, a lodare la sua pietà, e il suo essere un buon Cristiano, e andato ad un suo armadio ne cavò fuori un disegno, e disse: Padre mio, io voglio che veggiate s’io penso da uomo, e secondo il dovere della Religione. E così dicendo gli squaderna un foglio, dov’era disegnato un sepolcro, così bello, che sarebbe stato forse gran cosa ad un Generale d’eserciti; e dicendo le cose una per un’altra spiegava al buon Padre l’architettura; e ricordava le migliaja de’Ducati, che dovea spendere in quell’edifizio. Il buon Religioso udito attentamente ogni cosa, finalmente gli disse: Ci vuole un’iscrizione. Io lo sò, disse Zucca al vento, e pregherò voi, che me la facciate; ma Italiana, perchè non basta, che l’intenda io, e voglio, che l’intenda ognuno. Sopra tutto vi prego, che sia nominata la mia Pietà, e il pensiero, che ho avuto della morte, e che fo di molte limosine. Calamajo, e fogli, disse il Religioso. Così fu fatto; e il Padre scrisse:
Sotto questo ricco, e ben lavorato
sasso
Giace la pia boria d’N. N.
devoto Cristiano.
Ricco fu; e per picciolo credito
fece marcire
In prigione un Padre, e fu
costante a sostenere
Le lagrime d’una Madre.
Figliuoli di questi
Due infelici andati a Limosina per
lui, pregate
Per la buon’anima, che vivea
nell’ossa quì sotterrate.
Lasciogli la scritta, e gli voltò le spalle. La bestia si vergognò, e fece per quella volta un poco di bene.
