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        <title>Il beneficio e la gratitudine</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Alexandra Fuchs</name>
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          <name> Alexandra Kolb</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Andrea Kaser</name>
          <resp>Editor</resp>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-11-30">30.11.2016</date>
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        </p>
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      <sourceDesc>
        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici Italiani 1822, 37-39 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
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          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
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        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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              rend="italic"> Gratus est, non ut alius sibi libentius preaestet, priori<lb/>irretitus exemplo, sed ut rem jucundissimam faciat.</hi></p>
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<p
                rend="UM">È egli conoscente, non mica perchè a sè più volentieri<lb/>altri dia, per lo primo esempio che l’abbia irretito,<lb/>ma perchè opera far vuole sommamente piacevole. <milestone
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                rend="smallcaps">gli</hi> non è ancora gran tempo passato, che venne in su la mia porta un vecchio soldato di ben sessant’anni, tutto canuto, e cagionevole non tanto per l’età quanto per le sofferte sciagure. Andava egli sotto il peso delle infermità sue tremando, e molto prima aveva sopportata la tagliatura dell’un delle braccia: ma quantunque pallido fosse in sembiante, pur l’avea riposato e sereno. <persName
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                xml:id="PN.2">Dio</persName> vi benedica, incominciò. Il povero invalido ha pure ardimento di tornar nuovamente a voi e dimandarvi qualche sussidio. Diss’io allora: Sì; e mi piace di vedervi: già spero che dopo l’ultima volta che veduto vi ho, non siate più caduto malato (è egli usato di visitarmi più volte l’anno). Gran pietà mi prese di lui nel vedere un’uomo sì trasfigurato dall’età, e sì dal furor della guerra storpiato. Aveva gli occhi che gli erano dentro <pb
                n="38"/> il capo fuggiti, la mano (conciofossechè una sola ne avesse) tremante, e la voce roca e sbigottita. Gli diedi alcuni denari e da mangiare, onde potesse ricoverar le perdute forze. Con voti ardenti e con prieghi che al cielo per me porgeva, il povero soldato s’ingegnava di ringraziarmi; il che pareva a me come spandimento di una veracissima riconoscenza. Io similmente pregava per la buona sua ventura e fra me dicea: Oh! potess’io a tutti i tuoi bisogni soddisfare, mentre che durerà in questo mondo transitorio la tua breve stanza!</p>
<p>E tenendo io mente al viso dell’invalido, conobbi che quantunque la vecchiezza e la miseria e il dolore lo avessero logorato e contraffatto, nondimeno in quello appariva una letizia che quasi lo rabbellava; ed ecco sforzato egli incontanente dall’affetto che nel cuor gli ferveva, mi disse: Signor mio, il nostro curato (che <persName
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                xml:id="PN.3">Dio</persName> benedica) ora mi fa lieto. E come? diss’io. Egli mi dona, rispose l’invalido, un buon abito, sicchè se io ci starò, anderò ben coperto e caldo nel prossimo inverno. Vedi, cominciai io dentro di me a dire, vedi sincera gratitudine verso il proprio benefattore. Rimorsemi coscienza, sentendo me non essere a <persName
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                xml:id="PN.4">Domeneddio</persName>, di tanti beni che m’ha largiti, così grato, come per alcun abito era quel poverello. Ed a quell’uom liberale, che sì misericordievolmente gl’ignudi rivestiva, pagai poco men che un omaggio di ammirazione e di rispetto. Conciossiachè per certo si possa affermare, lui non predicar solamente (siccome li più del suo ufficio sogliono fare) ma praticare <pb
                n="39"/> eziandio gli evangelici insegnamenti, nel dar sue vesti agli scoperti. Deh! potess’io seguir sempre l’esempio di sì buon pastore, e sempre mi potessi tener innanzi agli occhi la schietta gratitudine del poverello storpiato! <milestone
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                        n="38"/>il capo fuggiti, la mano (conciofossechè una sola ne avesse) tremante, e la voce roca e sbigottita. Gli diedi alcuni denari e da mangiare, onde potesse ricoverar le perdute forze. Con voti ardenti e con prieghi che al cielo per me porgeva, il povero soldato s’ingegnava di ringraziarmi; il che pareva a me come spandimento di una veracissima riconoscenza. Io similmente pregava per la buona sua ventura e fra me dicea: Oh! potess’io a tutti i tuoi bisogni soddisfare, mentre che durerà in questo mondo transitorio la tua breve stanza!
E tenendo io mente al viso dell’invalido, conobbi che quantunque la vecchiezza e la miseria e il dolore lo avessero logorato e contraffatto, nondimeno in quello appariva una letizia che quasi lo rabbellava; ed ecco sforzato egli incontanente dall’affetto che nel cuor gli ferveva, mi disse: Signor mio, il nostro curato (che Dio benedica) ora mi fa lieto. E come? diss’io. Egli mi dona, rispose l’invalido, un buon abito, sicchè se io ci starò, anderò ben coperto e caldo nel prossimo inverno. Vedi, cominciai io dentro di me a dire, vedi sincera gratitudine verso il proprio benefattore. Rimorsemi coscienza, sentendo me non essere a Domeneddio, di tanti beni che m’ha largiti, così grato, come per alcun abito era quel poverello. Ed a quell’uom liberale, che sì misericordievolmente gl’ignudi rivestiva, pagai poco men che un omaggio di ammirazione e di rispetto. Conciossiachè per certo si possa affermare, lui non predicar solamente (siccome li più del suo ufficio sogliono fare) ma praticare <pb n="39"/>eziandio gli evangelici insegnamenti, nel dar sue vesti agli scoperti. Deh! potess’io seguir sempre l’esempio di sì buon pastore, e sempre mi potessi tener innanzi agli occhi la schietta gratitudine del poverello storpiato! </seg>
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