Lo Spettatore italiano: Il ricco virtuoso
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Il Ricco Virtuoso
Zitat/Motto
Dii tibi divitias dederant, artemque fruendi.
Gli Dei ti diedero abbondanti ricchezze, e t’insegna
Horat.~k Ep. lib. I.
Gli Dei ti diedero abbondanti ricchezze, e t’insegna
rono a bene usarle.
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Exemplum
Fremdportrait
Alberto~k è giovane, è facoltoso, ed ama lo spendere; ma non
rassomiglia in verun modo gli altri ricchi: poichè, sottoponendo le ricchezze alle sue virtù,
concede liberalmente alla natura, al grado e ai doveri suoi tutto ciò che da lui dimandano; ed
all’incontro tutto nega al vizio, al capriccio ed alla follia. Non per questo egli schifa i piaceri
e i sollazzi: atteso ch’ei non fa mica professione di un’austera virtù, nè è di coloro cui la vista
di un ballo rechi spavento, o che avvisi essere le carte da giuoco un ritrovato di Satanasso. Ma di
tai cose ei solamente si vale per ricreare l’animo stanco; ben conoscendo e preoccupando i momenti
nei quali esse gli recherebbero noia. Pensa intervenir dei piaceri, così come dei gran libri, i
quali, ridotti a compendio, sempre crescono in pregio. Ha egli, come gli altri diletti dalla
Fortuna, e parchi e giardini e grotte e cascate e statue e dipinture; ma sa eziandio
meglio degli altri goderne; non già che sì fatte delizie sieno inverso di sè più vaghe e
ragguardevoli, ma perchè più vale il loro padrone. Nè’ suoi quadri ei vede tali bellezze, quali il
dipintore non infuse in esse giammai. Se il marmo delle sue statue sembra avvivarsi sotto ai suoi
occhi, questo procede dalla pura gioia del suo animo, la quale porge agli eccellenti lavori grazie
novelle, e fa scoprire nell’opere della natura tante meraviglie che sono invisbili al guardo del
vulgo. Imperocchè quelle lusinghiere apparenze onde son pieni gli obbietti dell’immaginativa e dei
sensi, quasi tutte prendon forma dalla bontà del nostro cuore: il che viene a dire che la virtù
rende più dolci gli umani diletti, siccome quella che è per sua essenza il principalissimo di tutti.
Alberto perciocchè è possessore di grandi ricchezze, stima di esser maggiormente tenuto a far
beneficio ad altrui. Laonde quando fa edificare un fastoso palagio, nol fa con intendimento superbo,
ma mette in atto la virtù della beneficenza; e tutto lieto enumera gl’infelici da sè nutricati
coll’occuparli, e seco stesso si rallegra di poter per quelli cangiare in pane le pietre. Ei conosce
che avendo avuto in sorte tanta copia di beni, gli uomini attendono giustamente di averne alcuna
parte; e che sopravanzando gli altri in grandezza, deve sopravanzarli anche in virtù. Le sue
ricchezze vanno per segrete vie a consolar gl’infelici, nascondendo egli ai poveri la mano che li
solleva; ella apre occultamente le prigioni, spezza i ceppi degl’innocenti, e rasciuga
le lagrime degli sventurati: ma chiunque ha obblighi ad Alberto, non è costretto di arrossire,
perchè questi è un benefattore che si cela. Ei avvisa seco stesso che le grandezze quando per sè non
valgono a render l’uomo migliore, sì il peggiorano, che, a malgrado di tutte le distinzioni, il
cielo constituisce dei felici in ogni condizione di vita; e che invano i ricchi o tristi o disutili
si alluogano come altrettanti Dii in magnifici templi, ove altrui si dimostrino malefici a un tempo
e ridicoli, siccome le scimie e i coccodrilli del superstizioso Egitto. L’uomo gusta la felicità
secondo che egli è al ben fare inclinato; e la discreta natura guiderdona il maggiore dei debiti col
maggiore dei diletti.
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Zitat/Motto
„Il danaro, dice il Verulamio, è un buon servo e un cattivo padrone.“
