Lo Spettatore italiano: L*avarizia
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Ebene 1
L’avarizia
Zitat/Motto
Cum bulga
coenat, dormit, lavit; omnis in una
Spes hominis bulga, hac devincta est caetera vita.Va con la borsa al bagno, a letto, a cena;
Spes hominis bulga, hac devincta est caetera vita.
Ca. Lucil.~k ex Fragm.
Va con la borsa al bagno, a letto, a cena;
Guarda la borsa, e ‘n ciò sua vita
mena.
Ebene 2
È l’avarizia una malattia dell’animo, nata dal timor dell’impoverire,
e dalla cupidità di godere in un tempo avvenire, di cui l’infermo va sempre allontanando il termine.
Non è miseria che a quella dell’avaro possa paragonarsi: perciocchè il poverello usa pur quel poco
che possiede; e di quello ch’ei può, sovviene altrui: ma l’avaro così manca di quello che non ha,
come di quello che ha. Giusto sarebbe che si potesse uguagliar l’introito degli avari all’esito
loro. Ogni avaro è un Tantalo; poichè in grembo a tutti i tesori sente tutto quello che la miseria
ha di dolore e di sollecitudine. Tutte le passioni, tranne l’avarizia, muoiono, per così dire, nella
fruizione della desiderata cosa. Il male dell’avarizia cresce e rinforza là dove dovrebbe
estinguersi; e quanto più l’uomo acquista e quanto più accumula, tanto più brama. L’avaro tien conto
delle sue ricchezze, come se fossero per lui solo; e non ne fa maggior uso che se fossero di un
altro. L’avaro vuol piuttosto lasciar suo avere, morendo egli, ai suoi nemici, che
sovvenirne gli amici suoi mentre vive. Non si dura tanta fatica a trarre il metallo prezioso dalla
sua vena, quanta a trarlo dall’arca dell’avaro: la chiave n’è in man della morte. Non si trova avaro
il quale non si proponga di voler fare un giorno alcuna magnifica spesa: ma sempre prevenuto è dalla
morte, la quale all’erede manda l’esecuzion del proposito. Qual è degli uomini miglior dell’avaro?
ei raccoglie oro per chi gli prega morte.
Molte fiate altri è avaro per non saper fare suoi conti. Che se l’uomo che eccede nella
parsimonia, da tutta la somma levasse la ragion di quello che per le bagattelle può risparmiare, e
se similmente ripensasse che per ben poco si procaccia l’onta d’avaro, egli si vergognerebbe
sicuramente di queste obbrobriose economie. Ancora ci ha di quelli che aggiungono insieme avarizia e
vanità.
Non di rado fa avaro altrui l’ambizione di essere tenuto per ricco.
Ebene 3
Exemplum
Voglio vivere in istento, fare tesori senza stima, nè usarne punto per
me: Questo, o Canidio, parmi essere il vostro voto; il quale se solenne non è, pubblico n’è
l’adempimento. Voi faticate, voi arricchite, voi vivete povero. E se mala voce di non giovar mai ad
alcuno vi danna, o Canidio, vi danna a torto: perocchè voi non giovate a voi stesso; e quello che
non fate a voi, chi vi può stringere di fare altrui?
Ebene 3
Exemplum
Trifone trema non le genti il reputin ricco, o quella stima ne faccian
ch’egli certo non fa di sè. Oh! quanto s’inganna, egli dice, chi crede che io abbia: le prestanze di
niente mi rispondono; le derrate si vendono a vile; la miseria è grande, e proprio corre un’età di
ferro. Misero Trifone! tegniamoli un poco dietro alla camera sua; volli dire, al tempio dell’idol
suo. Quivi egli ogni dì il viene ad adorare, cioè a numerarlo; ed appena n’ha egli fitta la ragione,
piangendo dice: Ecco io non ho che cento mila scudi: e quando potrò io mettermi da parte un piccolo
peculio?
Ebene 3
Exemplum
Il vecchio Parteno fa ingiuria con l’avarizia alla sua condizione ed
al suo parentado; e pur questo vecchio sa, e val molto. Egli se ne vive in campagna tanto, quanto il
suo fruttifero officio gli consente. In città non ha desco, se non quel degli amici e de’famigliari
suoi; ed in sua casa par più fredda la cucina che la grotta dell’orto. Non è nota a lui la mala
usanza dello spiedo: vive di erbe e di lenti: e, Così prima di me, dice egli, hanno fatto i filosofi
ed i Santi. — Parteno, da sè, quantunque infralito dall’età, il suo giardino coltiva: e, Questa, ei
dice, è opera molto alla salute seconda; e qui allega similmente de’Santi e de’filosofi gli esempli.
Vera cosa è che il suo voler tollerare soverchie fatiche, ed alle sue forze maggiori, viene dal non
voler sostenere il salario di un garzone. La costui porta è serrata, così al ricco come al povero;
perocchè convitar il primo, sarebbe un gittar via la roba; soccorrere il secondo, sarebbe un
contrastare alle leggi della Provvidenza, togliendo di povertà colui ch’ella vuol povero. Parteno
non sa che il ricco deve essere la provvidenza del povero. L’avaro è colui che sopra tutti fa contro
Dio, la cui volontà è che si dia altrui e non che si riceva.
Ebene 3
Exemplum
Anche Arpicella è lo specchio dell’avarizia: considerate la sua
persona da capo a piedi; ella non porta altro che stracci mal ricuciti e rattoppati da lei stessa.
Entrate nelle sue stanze: tutto fa consonanza coll’arnese che porta addosso: il letto, le sedie, il
parato sono d’una vetustà così remota che sembrano ricordi delle più vecchie usanze. La pulitezza,
sì confacente al suo sesso, vien a fastidio ad Arpicella, come cosa costosa e da
lasciarsi alle sprecatrici. Seguitiamola coll’occhio: si mette a una tavola tutta forata e rôsa
da’tarli, a cui fa piede un legno mal fermo, ed imbandita di un sol servito che consiste in un
pezzuol di cacio con un oriscello di pan secco e cruscoso, ed una guastadetta d’acqua. Dietro questo
pasto frugale esce Arpicella di casa e si avvia verso la chiesa. E chi non direbbe, lei andarvi per
divozione? Ma costei co’panni de’poverelli sollecita la pubblica carità, e spesso torna con quello
che alla misera gente toccherebbe. Può esser fatta più scellerata ruberia che questa? e non
istarebber bene a costei tutti i più rigidi supplicii?
Ebene 3
Exemplum
È Arcosto un fastoso avaro, tanto che nulla gli fa paura, se non se
l’essere trovato avaro alla gente: e antepone a questa umiliazione la pena di dovere, quando
sospetta non altri nel noti, esser largo. Quando imbandisce magnifica tavola, trema che non gli sia
rotto un piatto o un bicchiere. Sollecita tuttavia i convitati a mangiar di ciò ch’è loro posto
dinanzi, e medesimamente guarda con quale industria possa far levare anzi che tocca sia
alcuna principale vivanda. Arcosto col suo sordido risparmiare si risarcisce del suo fasto e si
punisce della sua vanità.
Ebene 3
Exemplum
Era Arnoldo senza modo ricco sopra quanti in C . . . erano, allora
che Doravio vi si venne a stanziare: onde Arnoldo, geloso di conservare il suo grado, prese con
fermo proposito ad assottigliare agramente le spese, tanto che rinunziò a carrozze e cavalli, e si
tenne un solo servitore, e ridusse la sua mensa al semplice necessario. Egli porta tutti i difetti
della miseria, fidandosi che sarà ancora estimato per lo più dovizioso di tutti i suoi cittadini.
