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        <title>L’ipocrisia</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
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          <name> Alexandra Kolb</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Jürgen Holzer</name>
          <resp>Editor</resp>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-12-19">19.12.2016</date>
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          <idno type="PID">o:mws-117-959</idno>
        </p>
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        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 311-316 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
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          <date>1822</date>
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              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
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            <term xml:lang="fr">Image de l’humanité</term>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"/></p>
<div1><head><hi
              rend="smallcaps">L’ipocrisia</hi></head>
<p rend="MO"><milestone unit="ZM" xml:id="FR.2"/><hi
              rend="italic"> Malus ubi se bonum simulat, tunc est pessimus . . . .</hi></p>
<p rend="QU"><persName
                corresp="SPI" key="Syrus, Publilius" rend="smallcaps" subtype="H"
              xml:id="PN.1">Pub. Syr.</persName>.</p>
<p
                rend="UM">Quando i malvagi si mostrano buoni, sono allora più<lb/>malvagi che mai. <milestone
                rend="closer" unit="ZM"/></p>
<p rend="SO"><milestone unit="E2"
                xml:id="FR.3"/> A voler conoscere gl’ipocriti, si dee badare se sono inclinati alla censura; perciocchè l’uomo che virtuosamente vive, sapendo le difficoltà da vincere per aggiungervi, compiange coloro che non vi riescono: ma l’ipocrita, il quale non pose mai il piè nel calle spinoso della virtù, non sa compatire quei che se ne piegano, e pigliano la fiorita via del vizio. Ond’è che senza rimorso, ed anche con una specie di trionfo, accusa chiunque si travia; poco volendo pensare, così l’error come il vizio essere giusto motivo di compassione, e li biasimatori essere non meno degni di biasimo che siano i difetti per lor biasimati.</p>
<p>Perchè ad ingannare altrui duri lunga stagione, l’ipocrisia abbisogna d’un’arte infinita, perciocchè la larva onde si cuopre, non se le può fermare in sul viso: e però le sana dieci volte minor fatica il fare veramente acquisto che il far sembianti della virtù. Uno studio ed una sollecitudine, la quale è da pochi, richiede lo stare a lungo mascherato: per la qual cosa un moralista assomigliò l’ipocrita alla talpa, la quale, lavorando sotterra, si crede sicura; ma <pb
                n="312"/> tanto fa, che ultimamente si precipita nella luce, e si dimostra colle sue immondezze sul capo alla vista di tutti.</p>
<p>Non è la più praticata, benchè sia la più notabile ipocrisia, quella della religione. L’indole sua non è sempre una, ma è varia, secondo che differiscono le nature. <milestone
                unit="E3" xml:id="FR.4"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.5"/> <persName corresp="SPI" key="Fingario"
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                xml:id="PN.2">Fingario</persName>, a vederlo pare un santo; e il così parere è a lui come un officio che da ogni altro lo assolve. Usa quel linguaggio mistico e figurato che dà pascolo al cuore colle chimere dell’immaginazione, e sostituisce al vero amor di Dio affetti presi dall’amor terreno, e capacissimi di riaccenderlo. Per la qual cosa se con un cuor non assodato e con una fantasia vivace e leggiera ha egli a fare, spesso scambia l’argomento misterioso in un soggetto sensuale. <milestone
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<p><milestone unit="E3"
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                xml:id="PN.3">Rudisco</persName> è fatto altrimenti; perocch’egli è di quei devoti per mestiere che l’asprezza de’costumi rende insensibile all’umanità. Se costui dalla sua abitudine ad alcun’azion benevola discende, il fa con tanto orgoglio, sì agramente compiange altrui, e mostra sì aspra giustizia, sì dura carità e sì amaro zelo, che l’insensibilità ancora delle persone di mondo non è tanto crudele, quanto la sua commiserazione: laonde l’amor di Dio gli serve a scusarsi di non amar nessuno. <milestone
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<p><milestone unit="E3"
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                xml:id="PN.4">Diomira</persName> ha sempre la virtù e la religione sulle labbra; ma la forza che si fa per comparire ciò che ella dovrebbe essere, con naturalezza e con giocondità sul volto, smentisce tutto ciò che ella testimonia in suo favore. Ella vive nel mondo, e si dà buon tempo; <pb
                n="313"/> avvegnachè se s’avesse a dar fede alle sue parole, non ci ha trastullo che le vada a gusto. Nessuno amore, al dir suo, tranne quello di Dio, è da prezzare: ma di così fatta passione che i due sessi si portano, sì amaramente costei ragiona, che alcuni pensano questo suo disprezzo aver movimento da qualche gelosia. <milestone
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<p><milestone unit="E3"
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                xml:id="PN.5">Viperina</persName> non pare sia nata ad altro che a dir male: ed avvisa che si deggia sferzare il prossimo per correggerlo. Ma se ella è sì maledica, non è meno curiosa; e l’ardente suo zelo eziandio a spiare la sospinge. <persName
                corresp="SPI" key="Viperina" subtype="F"
                xml:id="PN.6">Viperina</persName> si rifa dei peccati che non commette, gustando il piacere di intendere e pubblicare i peccati degli altri. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>L’ipocrisia de’costumi, non meno comune che quella di religione, consiste nel simulare le morali virtù, sotto il velo delle quali si nascondono i vizi vergognosi.</p>
<p><milestone
                unit="E3" xml:id="FR.12"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.13"/> <persName corresp="SPI" key="Enomio"
                subtype="F"
                xml:id="PN.7">Enomio</persName> è uno dei così fatti ipocriti. Costui viene tutto dì predicando contro chi va dietro alle male dilettazioni, e tien mercato d’amore. A suo giudizio, l’amore quando non è virtù, è un pessimo vizio. Udite severità stoica! e pure egli è un Epicureo: e non si appaga già di andarsi rimescolando per le più vili tresche, ma con la predicazione di questi rigidi principii si è fatto via a corrompere le donne di virtù e le mogli degli amici. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer" unit="E3"/></p>
<p><milestone unit="E3"
                xml:id="FR.14"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.15"/> <persName corresp="SPI" key="Lismonio"
                subtype="F"
                xml:id="PN.8">Lismonio</persName> è per liberalissimo uomo commendato; perchè egli, come dicono, previene i bisogni, e risparmia a cui vuol sovvenire, il rossore e la fatica di chiedere: egli spesso ha soccorso chi non conosceva, ed ha fatto <pb
                n="314"/> del bene anche ai palesi nemici suoi. Tutta la gente parla della generosità di <persName
                corresp="SPI" key="Lismonio" subtype="F"
                xml:id="PN.9">Lismonio</persName>; ma non quelli i quali il conoscono per un usuriere che mille disavveduti giovani ha disertati. Le costui infinte beneficenze non sono che un velamento all’abbominevole suo traffico. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer" unit="E3"/></p>
<p><milestone unit="E3"
                xml:id="FR.16"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.17"/> <persName corresp="SPI" key="Marvallo"
                subtype="F"
                xml:id="PN.10">Marvallo</persName> si loda sempre di essere buon padre e buon marito, e dei doveri a queste due qualità posti parla caldamente assai. Chi lo potrebbe udire senza persuadersi che la sua fosse la più felice moglie, e li suoi fossero i meglio avventurosi figliuoli? Ma vedetelo tra le sue mura domestiche: questo marito e questo padre affettuoso è un bizzarro e crudel despota. La sua sposa, dotata di tutte le virtù, di tutte le grazie femminili, è incessantemente vittima del bestiale umor di lui. Essa è priva di ogni innocente diletto; e mentre che le altre portano invidia al suo bene, ella piange la sua tribulazione. I figliuoli di <persName
                corresp="SPI" key="Marvallo" subtype="F"
                xml:id="PN.11">Marvallo</persName>, che al cospetto tremano sempre del padre, non sanno che siano i fanciulleschi trastulli. <persName
                corresp="SPI" key="Marvallo" subtype="F"
                xml:id="PN.12">Marvallo</persName> aspira alle cariche, che sono la sua ambizione; e si studia di accattare la benivolenza de’suoi cittadini con l’impostura delle domestiche virtù. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer" unit="E3"/></p>
<p><milestone unit="E3"
                xml:id="FR.18"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.19"/> <persName corresp="SPI" key="Annevia" subtype="F"
                xml:id="PN.13">Annevia</persName> si pare la maestra della virtù; sì gravi ed austeri sono i ragionamenti e le maniere sue. Ella si riscalda contro i difetti degli uomini, e vitupera, quanto può, le donne, la condotta delle quali non è, come la sua, regolare. E se di alcuna dicessero neo, ella, quasi ne temesse la contagione, la fugge. La vera virtù si è di così fatte superbie e di altre soverchievoli apparenze nemica: anzi le piacciono <pb
                n="315"/> dolcezze e cortesie; ed invece di procacciarsi nome dagli altrui vizi, s’ingegna di ricuoprirli. Sotto l’aspetto di virtù cela <persName
                corresp="SPI" key="Annevia" subtype="F"
                xml:id="PN.14">Annevia</persName> tutti i vizi che sono il soggetto di sue censure. E certo, ad udirla far parole d’amore, ti parrebbe, a quel suo sostenimento ed a quella sua vergogna, una verginella di quindici anni: oh! veri inganni. Quanti non saputi damigelli ha costei! la quale fa, come <persName
                corresp="SPI" key="Antiope" subtype="F" xml:id="PN.15">Antiope</persName>, che a <persName corresp="SPI"
                key="Jupiter" subtype="F" xml:id="PN.16">Giove Re</persName> si disdisse, ed a <persName corresp="SPI"
                key="Giove Satiro" subtype="F" xml:id="PN.17">Giove Satiro</persName> s’acconsentì. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>Un’altra specie d’ipocrisia, rara un tempo, ma comunissima da poco innanzi divenuta, è l’ipocrisia sentimentale. È il vero che la sensibilità è uno de’più onorevoli contrassegni della natura umana: ma di quanto maggior momento e dignità è ella, di tanto più biasimo è reo che senza possederla l’affetta. Quando opera con fasto e con parzialità, quando non appare che in quei fatti che debbono rendersi pubblici, esser celebrati e ammirati, ella è falsa; la vera in tutti i casi traluce, e tutti i sentimenti dell’umanità d’un medesimo modo sperimenta; l’amore della virtù è quello che l’anima e l’accende. Essa è delicata e piena di pudore; ignora se stessa e fugge lo strepito e l’ostentazione.</p>
<p><milestone
                unit="E3" xml:id="FR.20"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.21"/> Lodano tanto la sensibilità d’<persName
                corresp="SPI" key="Aglaura" subtype="F"
                xml:id="PN.18">Aglaura</persName>: ma qual madre, o qual moglie ella è? nè buona, nè affettuosa; nè vive col marito, nè coi figli. <persName
                corresp="SPI" key="Gerasto" subtype="F"
                xml:id="PN.19">Gerasto</persName> per sensibilissimo uomo è tenuto; ed egli s’è scompagnato da una bella e valente donna, la quale, lunge da lui, piange nell’abbandono. <persName
                corresp="SPI" key="Celario" subtype="F"
                xml:id="PN.20">Celario</persName>, sì pietoso uomo, va per le povere case ad usare la pietà sua: spende il <pb
                n="316"/> suo a sollevare gli afflitti. Ma egli niega agli ignudi parenti suoi anche il minimo sussidio. Costui non solo osserva la più rigida economia, ma vuol dai fittaiuoli, che gli devono, con rigor grande esser pagato, mentre ch’egli fa stentar la mercede ai più poveri operai. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer" unit="E3"/></p>
<p><milestone unit="E3"
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                subtype="F"
                xml:id="PN.21">Cordilia</persName> sente compassione, ma per via di romanzi solamente: per la qual cosa se uno sventurato se le avviene, la cui miseria ad alcuna che nei romanzi l’abbia commossa, renda similitudine, costei e di cuore lo compatisce, ed in fatto il soccorre. Ma se una calamità di quelle che, per essere più frequenti nella vita, nè meno vere, nè meno compassionevoli sono, le si para innanzi, ella non si sente in conto alcuno intenerire: ond’è che a volerla muovere conviene essere bizzarramente disgraziato; perchè le infelicità che non sieno di buon gusto, non le fanno forza. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer" unit="E3"/></p>
<p><milestone unit="E3"
                xml:id="FR.24"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.25"/> <persName corresp="SPI" key="Filocina"
                subtype="F"
                xml:id="PN.22">Filocina</persName> ha una tenerezza di cuore a cui non è altra da comparare; ma l’ha rivolta tutta quanta agli animali, de’quali ha tutta ingombra la casa, come se quelli fossero gli amici, i convitati, o, a dir meglio, la sua famiglia. <persName
                corresp="SPI" key="Filocina" subtype="F"
                xml:id="PN.23">Filocina</persName> è nemica della caccia, ed a mala pena sofferisce che ai sorci sia fatta guerra; e vuole almeno che si faccia ad essi una guerra leale, che non s’usino modi insidiosi, come schiaccie e trappole. Gli eredi di <persName
                corresp="SPI" key="Filocina" subtype="F"
                xml:id="PN.24">Filocina</persName>, come che molti bisognosi parenti ell’abbia ai quali s’aspetta la sua roba, saranno pur queste bestie: ella ha già testato in guisa, che dopo la sua morte non potrà loro mancar quella cura e quell’alimento che ella, vivendo, largisce loro. <milestone
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<p/></div1></body>
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                  <seg synch="#FR.2" type="ZM"> Malus ubi se
bonum simulat, tunc est pessimus . . . .</seg>
                  <seg type="QU">Pub. Syr.~k.</seg>
                  <seg type="UM">Quando i malvagi si mostrano buoni, sono allora più<lb/>malvagi che mai. </seg>
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                    type="E2"> A voler conoscere gl’ipocriti, si dee badare se sono inclinati alla
censura; perciocchè l’uomo che virtuosamente vive, sapendo le difficoltà da vincere per aggiungervi,
compiange coloro che non vi riescono: ma l’ipocrita, il quale non pose mai il piè nel calle spinoso
della virtù, non sa compatire quei che se ne piegano, e pigliano la fiorita via del vizio. Ond’è che
senza rimorso, ed anche con una specie di trionfo, accusa chiunque si travia; poco volendo pensare,
così l’error come il vizio essere giusto motivo di compassione, e li biasimatori essere non meno
degni di biasimo che siano i difetti per lor biasimati. Perchè ad ingannare altrui duri lunga
stagione, l’ipocrisia abbisogna d’un’arte infinita, perciocchè la larva onde si cuopre, non se le
può fermare in sul viso: e però le sana dieci volte minor fatica il fare veramente acquisto che il
far sembianti della virtù. Uno studio ed una sollecitudine, la quale è da pochi, richiede lo stare a
lungo mascherato: per la qual cosa un moralista assomigliò l’ipocrita alla talpa, la quale,
lavorando sotterra, si crede sicura; ma <pb
                    n="312"/>tanto fa, che ultimamente si precipita nella
luce, e si dimostra colle sue immondezze sul capo alla vista di tutti. Non è la più praticata,
benchè sia la più notabile ipocrisia, quella della religione. L’indole sua non è sempre una, ma è
varia, secondo che differiscono le nature. <seg
                    synch="#FR.4" type="E3">
                    <seg synch="#FR.5" type="EX"> Fingario, a vederlo pare un santo; e il così parere è a lui come un
officio che da ogni altro lo assolve. Usa quel linguaggio mistico e figurato che dà pascolo al cuore
colle chimere dell’immaginazione, e sostituisce al vero amor di Dio affetti presi dall’amor terreno,
e capacissimi di riaccenderlo. Per la qual cosa se con un cuor non assodato e con una fantasia
vivace e leggiera ha egli a fare, spesso scambia l’argomento misterioso in un soggetto sensuale.
</seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.6" type="E3">
                    <seg synch="#FR.7" type="EX"> Rudisco è fatto altrimenti; perocch’egli è di quei devoti per mestiere
che l’asprezza de’costumi rende insensibile all’umanità. Se costui dalla sua abitudine ad
alcun’azion benevola discende, il fa con tanto orgoglio, sì agramente compiange altrui, e mostra sì
aspra giustizia, sì dura carità e sì amaro zelo, che l’insensibilità ancora delle persone di mondo
non è tanto crudele, quanto la sua commiserazione: laonde l’amor di Dio gli serve a scusarsi di non
amar nessuno. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.8" type="E3">
                    <seg synch="#FR.9"
                        type="EX"> Diomira ha sempre la virtù e la religione sulle labbra; ma la forza
che si fa per comparire ciò che ella dovrebbe essere, con naturalezza e con giocondità sul volto,
smentisce tutto ciò che ella testimonia in suo favore. Ella vive nel mondo, e si dà buon tempo; <pb n="313"/>avvegnachè se s’avesse a dar fede alle sue parole, non ci ha trastullo che le vada a gusto.
Nessuno amore, al dir suo, tranne quello di Dio, è da prezzare: ma di così fatta passione che i due
sessi si portano, sì amaramente costei ragiona, che alcuni pensano questo suo disprezzo aver
movimento da qualche gelosia. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.10" type="E3">
                    <seg synch="#FR.11" type="EX"> Viperina non pare sia nata ad altro che a dir male: ed avvisa che si
deggia sferzare il prossimo per correggerlo. Ma se ella è sì maledica, non è meno curiosa; e
l’ardente suo zelo eziandio a spiare la sospinge. Viperina si rifa dei peccati che non commette,
gustando il piacere di intendere e pubblicare i peccati degli altri. </seg>

                  </seg> L’ipocrisia de’costumi, non meno comune che quella di religione, consiste nel simulare le
morali virtù, sotto il velo delle quali si nascondono i vizi vergognosi. <seg
                    synch="#FR.12" type="E3">
                    <seg synch="#FR.13" type="EX"> Enomio è uno dei così fatti ipocriti. Costui viene tutto dì
predicando contro chi va dietro alle male dilettazioni, e tien mercato d’amore. A suo giudizio,
l’amore quando non è virtù, è un pessimo vizio. Udite severità stoica! e pure egli è un Epicureo: e
non si appaga già di andarsi rimescolando per le più vili tresche, ma con la predicazione di questi
rigidi principii si è fatto via a corrompere le donne di virtù e le mogli degli amici. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.14" type="E3">
                    <seg synch="#FR.15"
                        type="EX"> Lismonio è per liberalissimo uomo commendato; perchè egli, come
dicono, previene i bisogni, e risparmia a cui vuol sovvenire, il rossore e la fatica di chiedere:
egli spesso ha soccorso chi non conosceva, ed ha fatto <pb n="314"/>del bene anche ai palesi nemici
suoi. Tutta la gente parla della generosità di Lismonio; ma non quelli i quali il conoscono per un
usuriere che mille disavveduti giovani ha disertati. Le costui infinte beneficenze non sono che un
velamento all’abbominevole suo traffico. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.16" type="E3">
                    <seg synch="#FR.17" type="EX"> Marvallo si loda sempre di essere buon padre e buon marito, e dei
doveri a queste due qualità posti parla caldamente assai. Chi lo potrebbe udire senza persuadersi
che la sua fosse la più felice moglie, e li suoi fossero i meglio avventurosi figliuoli? Ma vedetelo
tra le sue mura domestiche: questo marito e questo padre affettuoso è un bizzarro e crudel despota.
La sua sposa, dotata di tutte le virtù, di tutte le grazie femminili, è incessantemente vittima del
bestiale umor di lui. Essa è priva di ogni innocente diletto; e mentre che le altre portano invidia
al suo bene, ella piange la sua tribulazione. I figliuoli di Marvallo, che al cospetto tremano
sempre del padre, non sanno che siano i fanciulleschi trastulli. Marvallo aspira alle cariche, che
sono la sua ambizione; e si studia di accattare la benivolenza de’suoi cittadini con l’impostura
delle domestiche virtù. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.18" type="E3">
                    <seg synch="#FR.19"
                        type="EX"> Annevia si pare la maestra della virtù; sì gravi ed austeri sono i
ragionamenti e le maniere sue. Ella si riscalda contro i difetti degli uomini, e vitupera, quanto
può, le donne, la condotta delle quali non è, come la sua, regolare. E se di alcuna dicessero neo,
ella, quasi ne temesse la contagione, la fugge. La vera virtù si è di così fatte superbie e di altre
soverchievoli apparenze nemica: anzi le piacciono <pb n="315"/>dolcezze e cortesie; ed invece di
procacciarsi nome dagli altrui vizi, s’ingegna di ricuoprirli. Sotto l’aspetto di virtù cela Annevia
tutti i vizi che sono il soggetto di sue censure. E certo, ad udirla far parole d’amore, ti
parrebbe, a quel suo sostenimento ed a quella sua vergogna, una verginella di quindici anni: oh!
veri inganni. Quanti non saputi damigelli ha costei! la quale fa, come Antiope, che a Giove Re si
disdisse, ed a Giove Satiro s’acconsentì. </seg>

                  </seg> Un’altra specie d’ipocrisia, rara un tempo, ma comunissima da poco innanzi divenuta, è
l’ipocrisia sentimentale. È il vero che la sensibilità è uno de’più onorevoli contrassegni della
natura umana: ma di quanto maggior momento e dignità è ella, di tanto più biasimo è reo che senza
possederla l’affetta. Quando opera con fasto e con parzialità, quando non appare che in quei fatti
che debbono rendersi pubblici, esser celebrati e ammirati, ella è falsa; la vera in tutti i casi
traluce, e tutti i sentimenti dell’umanità d’un medesimo modo sperimenta; l’amore della virtù è
quello che l’anima e l’accende. Essa è delicata e piena di pudore; ignora se stessa e fugge lo
strepito e l’ostentazione. <seg
                    synch="#FR.20" type="E3">
                    <seg synch="#FR.21"
                        type="EX"> Lodano tanto la sensibilità d’Aglaura: ma qual madre, o qual moglie
ella è? nè buona, nè affettuosa; nè vive col marito, nè coi figli. Gerasto per sensibilissimo uomo è
tenuto; ed egli s’è scompagnato da una bella e valente donna, la quale, lunge da lui, piange
nell’abbandono. Celario, sì pietoso uomo, va per le povere case ad usare la pietà sua: spende il <pb n="316"/>suo a sollevare gli afflitti. Ma egli niega agli ignudi parenti suoi anche il minimo
sussidio. Costui non solo osserva la più rigida economia, ma vuol dai fittaiuoli, che gli devono,
con rigor grande esser pagato, mentre ch’egli fa stentar la mercede ai più poveri operai. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.22" type="E3">
                    <seg synch="#FR.23" type="EX"> Cordilia sente compassione, ma per via di romanzi solamente: per la
qual cosa se uno sventurato se le avviene, la cui miseria ad alcuna che nei romanzi l’abbia
commossa, renda similitudine, costei e di cuore lo compatisce, ed in fatto il soccorre. Ma se una
calamità di quelle che, per essere più frequenti nella vita, nè meno vere, nè meno compassionevoli
sono, le si para innanzi, ella non si sente in conto alcuno intenerire: ond’è che a volerla muovere
conviene essere bizzarramente disgraziato; perchè le infelicità che non sieno di buon gusto, non le
fanno forza. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.24" type="E3">
                    <seg synch="#FR.25" type="EX"> Filocina ha una tenerezza di cuore a cui non è altra da comparare; ma
l’ha rivolta tutta quanta agli animali, de’quali ha tutta ingombra la casa, come se quelli fossero
gli amici, i convitati, o, a dir meglio, la sua famiglia. Filocina è nemica della caccia, ed a mala
pena sofferisce che ai sorci sia fatta guerra; e vuole almeno che si faccia ad essi una guerra
leale, che non s’usino modi insidiosi, come schiaccie e trappole. Gli eredi di Filocina, come che
molti bisognosi parenti ell’abbia ai quali s’aspetta la sua roba, saranno pur queste bestie: ella ha
già testato in guisa, che dopo la sua morte non potrà loro mancar quella cura e quell’alimento che
ella, vivendo, largisce loro. </seg>
                  </seg>
                </seg>
              </seg>
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</TEI>
