Lo Spettatore italiano: L’ostinazione e l’irresoluzione
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L’Ostinazione e l’Irresoluzione
L’ostinazione, che spesse volte si confonde colla fermezza, altro non è che una presunzione
sciocca, per la quale altri crede non poter errare; od un pueril pregiudizio, che crede esser
vergogna l’ingannarsi, e viltà il confessarlo. Ma non è ella cosa più vergognosa e insensata
recalcitrare alla verità e non rifare i danni? Non il peccato si vitupera, ma il perseverarvi.
Tutto che opposti sieno fra loro i difetti di Pertinace e di Tardigrado, a volerli
emendare, è mestieri tenere i medesimi modi. Fuggano essi la precipitanza, e si avvezzino a non
parlare e operare prima che non abbiano bene bilanciate e discorse le cose; e così nè quegli sarà
caparbio nè questi irresoluto, vizi che quasi sempre nascono da inconsiderazione e da ignoranza.
Zitat/Motto
L’errare è da uomini, e l’ostinazione è da bestie. Il
piccarsi di sostenere una sciocchezza, è un dare a
questa un risalto maggiore per farsi più deridere e
disprezzareÈ cosa difficile il decidere se l’irresoluzione renda
piccarsi di sostenere una sciocchezza, è un dare a
questa un risalto maggiore per farsi più deridere e
disprezzare
T. Crudeli~k.
È cosa difficile il decidere se l’irresoluzione renda
l’uomo più infelice che
spregevole; siccome se vi
sono sempre maggiori inconvenienti nell’appigliarsi
a un cattivo
partito, che nel non far nulla (L. B.).
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Allgemeine Erzählung
Pertinace~k non ha mai saputo che cosa sia il pensare o il meditare;
ciò che sa bene, è il volere. E per quanto sia assurdo o pernicioso quello che egli vuole, vi si
fissa, vi persiste con una cieca ostinazione, con una pervicacia invincibile.
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Exemplum
Disse egli l’altrieri (e sia prova questo della caparbieria sua nelle
cose di poco momento) di voler al dimane andar fuori a cavallo, lontan dieci miglia, per visitar un
suo amico. Ora quel giorno fu sì mal tempo, che senza pericolo, o senza almeno il maggior disagio
del mondo, non si potea cavalcare. Ma egli avea fatto il proponimento di questa andata; e siccome,
per quello che dicea, egli non suole mutarsi ad ogni vento, come le banderuole, perseverò nella
fatta risoluzione. Invano lo pregarono la moglie e i figli perchè se ne rimuovesse, o si togliesse
almeno la carrozza; egli per acqua, per neve, per vento volle andarci, ed a cavallo. Fu a tarda ora
dall’amico, che non lo aspettava, e tornò a casa bagnato fradicio, e col germe di una
malattia, la quale poco mancò che nol sotterrasse.
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Exemplum
Ha Pertinace tre figliuoli; e prima che saper potesse la loro indole,
s’avvisò di dover ordinare che il primo sarebbe militare, medico il secondo, il terzo avvocato. Ora
crescendo i fanciulli hanno ciascuno manifestato e la tempra dello spirito e le inclinazioni del
cuore. Il maggiore, eccessivamente vigliacco, è malizioso e sottile, ha una faccia imperterrita ed
una voce di Stentore, qualità che di loro natura portano alla profession di curiale. Il secondo è
senza ingegno, ed incapace d’imparar nulla. L’ultimo è ardito e damerino, e fatto a posta al mestier
dell’armi. Ora tutto questo nota fa forza a Pertinace; ma egli sta fitto nel primo proposito,
sebbene, anche mutando sentimento, possano in casa restare tutte e tre le professioni. Pertinace
diserederà i figli, se non fanno a suo senno: ha promesso a se medesimo di condurre ad effetto i
suoi pensieri, e morrebbe piuttosto che mancare di parola.
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Exemplum
Fremdportrait
L’indole irresoluta di Tardigrado è pienamente a rincontro di quella
di Pertinace. Buone disposizioni ebbe Tardigrado dalla natura, ed una diritta educazione le crebbe e
migliorò; ma la sua mente vaga e dubitevole vola perpetuamente di pensiero in pensiero;
egli vuole e non vuole, e non sa arrendersi nè all’altrui opinione nè alla propria. A vedere la
costui irresoluzione, teniamogli dietro alquanto. Poichè ha finalmente deliberato di alzarsi da
letto, il che non accade se non dopo aver lungamente esitato, perde le ore intere nella
deliberazione dell’abito che debba vestire. Chiede gli stivali, perchè intende di cavalcare dopo la
cioccolata; ma quando il cameriere li reca, lo trova nel suo gabinetto già mutato d’animo, e
risoluto ad impiegar tutta la mattina nella lettura di una novella opera. Accade spesso a Tardigrado
di far attaccare e staccare più volte i cavalli nella stessa giornata, senza uscir di casa. Va
talvolta a fare alcuna visita: si porta l’ambasciata, e chi torna colla risposta lo trova che si è
partito. Sovente ancora non volendo egli ricever alcuno, fa dire che non è in casa, e poi si fa
vedere, per far parere bugiardo il servitore. Chi volesse entrare nello studio di Tardigrado,
ravviserebbe d’ogni parte segni della sua indole. È pieno lo scrittoio di lettere cominciate, e da
finir chi sa quando; e vi si vedono libri qua e là accatastati e aperti, ch’egli legge nel tempo
stesso e dei quali scorre soltanto qualche parte. Tardigrado ha gusto del disegno; ma altro non si
vede che abbozzi, che schizzi, e nessun lavoro compito. Sono infiniti i propositi che forma
Tardigrado senza eseguirli. Egli ha nella città cominciato una fabbrica, la quale è rimasa
imperfetta, perchè n’ha convertito il prezzo alla compera di un terreno. Adesso egli è
intorno ad abbellire una villa, posta in lieto sito: ma chi andasse per quella, altro non vedrebbe
che non terminati disegni, boschetti mezzo piantati, viali non finiti, pergole senza ombra, tempii
senza divinità. Prima avea nell’animo di formare davanti al casino una prateria, poi mutò intenzione
e risolvette di farvi un lago: ma perchè questo portava seco certi inconvenienti, se n’è interrotto
il lavoro. Quanto è variabile la condotta di Tardigrado, tanto il sono le sue opinioni. Dice insieme
e contraddice; pregia e dispregia la medesima cosa, e non è mai d’accordo nè con se stesso nè con
gli altri. Se persona lo ammonisce delle sue contraddizioni: Non posso restar mallevadore, dice
egli, delle mie passate opinioni, nè di quelle che potrò avere in appresso. Tardigrado paga il fio
delle sue irresoluzioni, perchè non solamente inestimabili danni ne riceve, senza quello del tempo
che è il maggior di tutti, ma mette a rischio ancora la sua riputazione. Dalla condotta ch’egli
tiene negli affari di poca importanza, mal non si giudica di quella che terrebbe se si trattasser
cose più grandi. Fino adesso la sua irresoluzione non lo ha fatto reo di altro che di volubilità e
di contraddizioni. Ma badi egli bene; perchè le corrispondenze e le comunicazioni del mondo sono
tante e sì minute, che è quasi impossibile a parlare e operare senza che più o meno se ne risentano
gli altrui interessi. Allora l’irresoluzione diviene colpevole, quando non ci lascia adempiere i
nostri doveri, e far quel bene che gli altri da noi hanno ragione d’aspettare.
