<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://www.tei-c.org/ns/1.0 http://gams.uni-graz.at/mws/schema/mws.xsd">
  <teiHeader type="mws">
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>La modestia</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
      </titleStmt>
      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
        <respStmt>
          <name>Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Alexandra Kolb</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Jürgen Holzer</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-12-19">19.12.2016</date>
        <p>
          <idno type="PID">o:mws-117-931</idno>
        </p>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 244-249 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
          <biblScope type="vol">2</biblScope>
          <biblScope type="issue">46</biblScope>
          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <editorialDecl>
        <interpretation>
          <ab type="interpGrp">
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
              <interp xml:id="E1">Ebene 1</interp>
              <interp xml:id="E2">Ebene 2</interp>
              <interp xml:id="E3">Ebene 3</interp>
              <interp xml:id="E4">Ebene 4</interp>
              <interp xml:id="E5">Ebene 5</interp>
              <interp xml:id="E6">Ebene 6</interp>
            </interpGrp>
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsformen">
              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
              <interp xml:id="AL">Allegorisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="TR">Traumerzählung</interp>
              <interp xml:id="F">Fabelerzählung</interp>
              <interp xml:id="S">Satirisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="UT">Utopische Erzählung</interp>
              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
              <interp xml:id="LB">Leserbrief</interp>
            </interpGrp>
          </ab>
        </interpretation>
      </editorialDecl>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <creation>
        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords scheme="http://gams.uni-graz.at/mws">
          <term>
            <term xml:lang="de">Menschenbild</term>
            <term xml:lang="it">Immagine dell'Umanità</term>
            <term xml:lang="en">Idea of Man</term>
            <term xml:lang="es">Imagen de los Hombres</term>
            <term xml:lang="fr">Image de l’humanité</term>
          </term>
        </keywords>
      </textClass>
      <textClass>
        <keywords scheme="cirilo:normalizedPlaceNames">
          <list>
            <item>
              <placeName xml:id="GID.1">
                <name ref="http://geonames.org/3175395" type="fcode:PCLI">Italy</name>
                <location>
                  <geo>12.83333,42.83333</geo>
                </location>
              </placeName>
            </item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <group>
      <text ana="layout">
        <body xml:space="preserve">
<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"/></p>
<div1><head><hi
              rend="smallcaps">La modestia</hi></head>
<p rend="MO"><milestone unit="ZM" xml:id="FR.2"/><hi
              rend="italic"> Verecundia parens est omnis honesti consilii, tutela<lb/>solemnium officiorum, magistra innocentiae, chara<lb/>proximis, accepta alienis, omni loco, omni tem-<lb/>pore favorabilem praeseferens, vultum</hi></p>
<p
                rend="QU"><persName corresp="SPI" key="Maximus, Valerius" rend="smallcaps" subtype="H."
              xml:id="PN.1">Val. Max.</persName>.</p>
<p
                rend="UM">La modestia è madre d’ogni retto consiglio, tutela de’<lb/>prescritti doveri, maestra dell’innocenza, cara ai<lb/>domestici, accetta agli estranei; e n’è in ogni tem-<lb/>po, in ogni luogo gradito l’aspetto. <milestone
                rend="closer" unit="ZM"/></p>
<p rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.3"/> L<hi
                rend="smallcaps">a</hi> modestia è non solamente un estimare gli altri, ma un estimar poco se stesso; nè consiste tanto nel rigettare le lodi meritate, quanto nel comportare le ingiurie che ci son fatte.</p>
<p>S’ode dire a tutti che si dee esser modesto; ma chi meno è, più il dice; il che avviene perchè la modestia si mostra ossequiosa verso gli altri, ed è lor piacere mettere in credito una virtù che dà loro rilievo agli sguardi propri.</p>
<p>La modestia è uno dei divisamenti della prudenza, la quale per lei ci preserva da molti passi fallaci: ella è un consiglio della ragione, il qual ci mostra i difetti che nelle nostre buone qualità si nascondono; ella è finalmente l’indizio sicuro del merito e della virtù.</p>
<p>Il merito sotto l’ombra della modestia dà maggior luce; il che non gli accade con la presunzione, la quale il soffoca con vani ornamenti. Un fronzuto albero che con le foglie vela i suoi frutti, rende similitudine alla vera modestia.</p>
<p><pb
                n="245"/> Gli uomini per invidia ingiusti da null’altro sono vinti che dalla modestia: conciossiachè un uom di singolar merito senza questa virtù parrebbe di subito un maestro, la cui superiorità fosse da temere; ma ella frapponendosi, toglie quello spazio che corre da lui agli altri. Oltre a ciò, fa ella rimaner l’uomo nel suo naturale stato; laddove la presunzione lo tiene in continua violenza per parere ciò che più non è egli in sè; e questo vantaggio basta, senza altro, a farci tener conto della modestia.</p>
<p>La modestia è figlia del merito, e la presunzione della mediocrità. Colui che ha piccole cognizioni e mezzano ingegno, è contento di se stesso, perchè non ha l’idea del grande e del bello, e perchè basta alla sua vanità l’aver fatto qualche passo. Ma le menti eccelse e grandi, la cui vista si spinge oltre ai comunali termini, hanno l’intimo senso del bello e del buono, il quale innamorale per modo, che disdegnano tutto quello che all’alto loro concetto non aggiunge. Quelli ch’ebbero dalla natura scarsi tanti, portano in viso la compiacenza e la soddisfazione di sè, perchè par loro d’aver ben fatto quello che hanno avvisato. Gl’ingegni eccellenti hanno sempre desiderio e stimolo di levarsi più ad alto; ma ciò non è mai disgiunto dalla diffidenza. Il valore e l’ardire che li sprona e sospinge, non lascia loro ignorare le difficoltà e i pericoli che è d’uopo superare: perocchè quella fiamma che gli accende, gl’illumina ancora.</p>
<p><milestone
                unit="E3" xml:id="FR.4"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.5"/> Gareggiano in <persName corresp="SPI"
                key="Ermasto" subtype="U"
                xml:id="PN.2">Ermasto</persName> la modestia e l’ingegno: propone egli i suoi pensamenti non come <pb
                n="246"/> sentenze da essere seguitate, ma come questioni da diffinire. Se le persone colle quali ragiona, avvisano altrimenti ch’egli, di subito si pone in guardia, non per avventura avesse preso errore; e così emendando il suo giudizio, non solo non si vergogna di rimanere disingannato, ma ringrazia gli autori del suo disinganno. Direste che egli è persuaso di essere sfornito di spirito, e piacergli che la gente così lo reputasse. Chi sta in compagnia di <persName
                corresp="SPI" key="Ermasto" subtype="U"
                xml:id="PN.3">Ermasto</persName>, se ne diparte contento di lui e di se stesso; tanto piace la sua modestia. Se <persName
                corresp="SPI" key="Ermasto" subtype="U"
                xml:id="PN.4">Ermasto</persName> difende una verità col riguardo di chi è soggetto a spesso ingannarsi, <persName
                corresp="SPI" key="Frontone" subtype="U"
                xml:id="PN.5">Frontone</persName> all’opposto sostiene un errore colla confidenza di chi mai non s’inganna. Assegna egli la sua infallibilità come per prova di qualunque proposizione; presume che sue parole siano oracoli, e che tutte le sue sentenze da un tribunale supremo siano date. <persName
                corresp="SPI" key="Frontone" subtype="U"
                xml:id="PN.6">Frontone</persName> cerca degli uomini celebri in tutte le specie, non per imparare da quelli, ma per solamente pesarli; e qualche volta cade a dire ch’egli è di quelli contento. Se si avesse a prestar fede a quello che dice, non ha voluto entrare in una società dotta ed illustre, perchè, s’io vi fossi, diceva egli ad uno dei membri di essa, chi vi giudicherebbe? Ma quali sono poi i capitali che ha <persName
                corresp="SPI" key="Frontone" subtype="U"
                xml:id="PN.7">Frontone</persName> per giustificare sì orgogliosa presunzione? Dottrina e ingegno assai mediocri, i quali la critica non degna di riconoscere. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>Sono certi, la cui modestia offende più che una sfacciatissima vanità. <milestone
                unit="E3" xml:id="FR.6"/> <milestone unit="EX"
                xml:id="FR.7"/> Altro non si vede che sciocchi, diceva <persName corresp="SPI" key="Merceno" subtype="U"
                xml:id="PN.8">Merceno</persName>, che lodano se stessi, <pb
                n="247"/> e riferiscono tutto alla propria utilità; il che così spesso non addiverrebbe, se potessero imitarmi. Non dico mai una lode di me, quantunque io abbia averi e nobiltà e stato; i miei amici mi commendano per uom di senno e di ingegno, e me ne potrei anche dar vanto. Ma se ho qualche buona qualità, quella che più tengo in pregio, è la modestia. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>Alcuno di questi uomini vani, in apparenza di modestia, diceva con molta semplicità: Sanno tutti che io son modesto. Orgoglio di mala fede è la falsa modestia; anzi è bugia meglio colorata delle altre. Se fa vista talvolta di nascondere le buone qualità, non per altro lo fa che per essere scusata dei difetti che le accompagnano; e se ricusa anche le lodi più meritate, segno che le si aspetta maggiori.</p>
<p>La vera modestia non vuole che uomo si confonda ed arrossisca in niun modo delle buone doti che può avere; anzi non esclude pure certa franchezza. Due qualità sono queste che, invece di essere nemiche, sono l’una all’altra mutuo sostegno, e rendono sicuro il potere che hanno sopra di noi gl’ingegni e le virtù. Un moralista ha dimostro per un’ingegnosa allegoria, quanto sia util cosa accoppiare queste due qualità.</p>
<p><milestone
                unit="E3" xml:id="FR.8"/> <milestone unit="AL"
                xml:id="FR.9"/> Avvenne che un dì si scontrarono per viaggio la <persName corresp="SPI" key="Modestia"
                subtype="F" xml:id="PN.9">Modestia</persName> e la <persName corresp="SPI" key="Franchezza" subtype="F"
                xml:id="PN.10">Franchezza</persName>; quella del sapere, questa figlia dell’ignoranza; e convenendo ad ambedue fare lunga strada, ed avendo nell’essere andate solette molti disagi sostenuti, s’accordarono, posto giù ogni naturale rancore, <pb
                n="248"/> di far viaggio insieme per porgersi un vicendevole aiuto. In quel paese dove si trovarono, non vi erano pubblici alberghi, il che le costrinse ad ingegnarsi perchè gli abitanti e di ospizio e di vitto le provvedessero.</p>
<p>Sin allora la <persName
                corresp="SPI" key="Franchezza" subtype="F"
                xml:id="PN.11">Franchezza</persName>, quantunque fosse stata e nei palazzi e nelle corti ricevuta, aveva avuto sì poco cortese la fortuna, che quando era per assettarsi alle ricche tavole e coricarsi nelle morbide piume, essa ne fu le più volte confinata alla porta. Alla <persName
                corresp="SPI" key="Modestia" subtype="F"
                xml:id="PN.12">Modestia</persName> era mestieri procacciarsi sempre ricovero nelle capanne de’poverelli, ove poteva ritenersi quanto voleva; ma doveva sempre contentarsi di dormire sulla paglia, e di saziar la sua fame colle radiche e con altri meschini alimenti. Ma poichè le due viandanti, per questo casuale incontramento, furono divenute amiche e compagne, sperarono di poter l’una soccorrer l’altra, e così alleggiarsi la noia del viaggio.</p>
<p>La <persName
                corresp="SPI" key="Franchezza" subtype="F"
                xml:id="PN.13">Franchezza</persName>, vestita leggiadramente e alla moda, e il cui aspetto e le maniere erano alte e signorevoli, potè essere accolta, come era stata per addietro, nelle nobili castella e nei ricchi abituri. Ma la <persName
                corresp="SPI" key="Modestia" subtype="F"
                xml:id="PN.14">Modestia</persName> che la seguiva, semplicemente vestita, parlando sotto voce e tenendo gli occhi dimessi, era tenuta addietro dai portinai tutte le volte che la sua compagna non l’avesse per entro scorta. In processo poi non trovarono più impedimenti: furono ben ricevute in tutte le brigate, intervennero a tutte le feste e parteciparono a tutti i diporti. La <persName
                corresp="SPI" key="Modestia" subtype="F"
                xml:id="PN.15">Modestia</persName> rattemperava gl’impeti della <persName corresp="SPI" key="Franchezza"
                subtype="F" xml:id="PN.16">Franchezza</persName>, <pb n="249"/> e la <persName corresp="SPI"
                key="Franchezza" subtype="F" xml:id="PN.17">Franchezza</persName> assicurava la timidità della <persName
                corresp="SPI" key="Modestia" subtype="F"
                xml:id="PN.18">Modestia</persName>. Quantunque la prima durasse assai fatica a non tornare nel suo portamento antico, di che sosteneva gran noia la <persName
                corresp="SPI" key="Modestia" subtype="F"
                xml:id="PN.19">Modestia</persName>; nondimeno la presenza di questa era sufficiente a farla stare a segno, in guisa che non si arrischiava ad offender alcuno.</p>
<p>Ecco come in compagnia della <persName
                corresp="SPI" key="Modestia" subtype="F" xml:id="PN.20">Modestia</persName> la <persName corresp="SPI"
                key="Franchezza" subtype="F"
                xml:id="PN.21">Franchezza</persName> trovò il favore e la stima che avrebbe inutilmente cercata essendo sola; e la <persName
                corresp="SPI" key="Modestia" subtype="F"
                xml:id="PN.22">Modestia</persName>, mercè della nuova amica, fu ricevuta nelle migliori brigate, convitata nei più sontuosi banchetti, adagiata nelle più nobili camere. Non pertanto la <persName
                corresp="SPI" key="Franchezza" subtype="F"
                xml:id="PN.23">Franchezza</persName> si trovava sovente più a vantaggio che la sua compagna. Per esempio, se era dimandata la <persName
                corresp="SPI" key="Modestia" subtype="F"
                xml:id="PN.24">Modestia</persName> di chi fosse figliuola, si tingeva di rossore e non faceva risposta; laddove la <persName
                corresp="SPI" key="Franchezza" subtype="F"
                xml:id="PN.25">Franchezza</persName>, cogliendo bene il tempo del suo tacere, spacciava sè per figlia del <persName
                corresp="SPI" key="Sapere" subtype="F"
                xml:id="PN.26">Sapere</persName>.</p>
<p>Con questa unione, la quale ad ambedue giovava, seguirono le pellegrine il loro viaggio. La <persName
                corresp="SPI" key="Franchezza" subtype="F"
                xml:id="PN.27">Franchezza</persName> era guida nello entrare in città, e chiedeva indulgenza per la rozzezza della sua compagna. La <persName
                corresp="SPI" key="Modestia" subtype="F" xml:id="PN.28">Modestia</persName> precedeva la <persName
                corresp="SPI" key="Franchezza" subtype="F"
                xml:id="PN.29">Franchezza</persName> nei contadi e nei casali, e faceva agli altieri modi della <persName
                corresp="SPI" key="Franchezza" subtype="F"
                xml:id="PN.30">Franchezza</persName> perdonare, dicendola una persona di Corte. <milestone rend="closer"
                unit="AL"/> <milestone rend="closer" unit="E3"/> <milestone rend="closer" unit="E2"/> <milestone
                rend="closer" unit="E1"/></p>
<p/></div1></body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body>
          <div>
            <ab>
              <seg synch="#FR.1" type="E1"> La modestia <seg type="MO">
                  <seg synch="#FR.2" type="ZM"> Verecundia
parens est omnis honesti consilii, tutela<lb/>solemnium officiorum, magistra innocentiae,
chara<lb/>proximis, accepta alienis, omni loco, omni tem-<lb/>pore favorabilem praeseferens,
vultum</seg>
                  <seg type="QU">Val. Max.~k.</seg>
                  <seg type="UM">La modestia è madre d’ogni retto consiglio, tutela de’<lb/>prescritti doveri, maestra
dell’innocenza, cara ai<lb/>domestici, accetta agli estranei; e n’è in ogni tem-<lb/>po, in ogni
luogo gradito l’aspetto. </seg>
                </seg>
                <seg synch="#FR.3"
                    type="E2"> La modestia è non solamente un estimare gli altri, ma un estimar poco
se stesso; nè consiste tanto nel rigettare le lodi meritate, quanto nel comportare le ingiurie che
ci son fatte. S’ode dire a tutti che si dee esser modesto; ma chi meno è, più il dice; il che
avviene perchè la modestia si mostra ossequiosa verso gli altri, ed è lor piacere mettere in credito
una virtù che dà loro rilievo agli sguardi propri. La modestia è uno dei divisamenti della prudenza,
la quale per lei ci preserva da molti passi fallaci: ella è un consiglio della ragione, il qual ci
mostra i difetti che nelle nostre buone qualità si nascondono; ella è finalmente l’indizio sicuro
del merito e della virtù. Il merito sotto l’ombra della modestia dà maggior luce; il che non gli
accade con la presunzione, la quale il soffoca con vani ornamenti. Un fronzuto albero che con le
foglie vela i suoi frutti, rende similitudine alla vera modestia. <pb
                    n="245"/>Gli uomini per
invidia ingiusti da null’altro sono vinti che dalla modestia: conciossiachè un uom di singolar
merito senza questa virtù parrebbe di subito un maestro, la cui superiorità fosse da temere; ma ella
frapponendosi, toglie quello spazio che corre da lui agli altri. Oltre a ciò, fa ella rimaner l’uomo
nel suo naturale stato; laddove la presunzione lo tiene in continua violenza per parere ciò che più
non è egli in sè; e questo vantaggio basta, senza altro, a farci tener conto della modestia. La
modestia è figlia del merito, e la presunzione della mediocrità. Colui che ha piccole cognizioni e
mezzano ingegno, è contento di se stesso, perchè non ha l’idea del grande e del bello, e perchè
basta alla sua vanità l’aver fatto qualche passo. Ma le menti eccelse e grandi, la cui vista si
spinge oltre ai comunali termini, hanno l’intimo senso del bello e del buono, il quale innamorale
per modo, che disdegnano tutto quello che all’alto loro concetto non aggiunge. Quelli ch’ebbero
dalla natura scarsi tanti, portano in viso la compiacenza e la soddisfazione di sè, perchè par loro
d’aver ben fatto quello che hanno avvisato. Gl’ingegni eccellenti hanno sempre desiderio e stimolo
di levarsi più ad alto; ma ciò non è mai disgiunto dalla diffidenza. Il valore e l’ardire che li
sprona e sospinge, non lascia loro ignorare le difficoltà e i pericoli che è d’uopo superare:
perocchè quella fiamma che gli accende, gl’illumina ancora. <seg
                    synch="#FR.4" type="E3">
                    <seg synch="#FR.5"
                        type="EX"> Gareggiano in Ermasto la modestia e l’ingegno: propone egli i suoi
pensamenti non come <pb n="246"/>sentenze da essere seguitate, ma come questioni da diffinire. Se le
persone colle quali ragiona, avvisano altrimenti ch’egli, di subito si pone in guardia, non per
avventura avesse preso errore; e così emendando il suo giudizio, non solo non si vergogna di
rimanere disingannato, ma ringrazia gli autori del suo disinganno. Direste che egli è persuaso di
essere sfornito di spirito, e piacergli che la gente così lo reputasse. Chi sta in compagnia di
Ermasto, se ne diparte contento di lui e di se stesso; tanto piace la sua modestia. Se Ermasto
difende una verità col riguardo di chi è soggetto a spesso ingannarsi, Frontone all’opposto sostiene
un errore colla confidenza di chi mai non s’inganna. Assegna egli la sua infallibilità come per
prova di qualunque proposizione; presume che sue parole siano oracoli, e che tutte le sue sentenze
da un tribunale supremo siano date. Frontone cerca degli uomini celebri in tutte le specie, non per
imparare da quelli, ma per solamente pesarli; e qualche volta cade a dire ch’egli è di quelli
contento. Se si avesse a prestar fede a quello che dice, non ha voluto entrare in una società dotta
ed illustre, perchè, s’io vi fossi, diceva egli ad uno dei membri di essa, chi vi giudicherebbe? Ma
quali sono poi i capitali che ha Frontone per giustificare sì orgogliosa presunzione? Dottrina e
ingegno assai mediocri, i quali la critica non degna di riconoscere. </seg>
                  </seg> Sono certi, la cui modestia offende più che una sfacciatissima vanità. <seg synch="#FR.6" type="E3">
                    <seg synch="#FR.7"
                        type="EX"> Altro non si vede che sciocchi, diceva Merceno, che lodano se stessi,
<pb n="247"/>e riferiscono tutto alla propria utilità; il che così spesso non addiverrebbe, se
potessero imitarmi. Non dico mai una lode di me, quantunque io abbia averi e nobiltà e stato; i miei
amici mi commendano per uom di senno e di ingegno, e me ne potrei anche dar vanto. Ma se ho qualche
buona qualità, quella che più tengo in pregio, è la modestia. </seg>

                  </seg> Alcuno di questi uomini vani, in apparenza di modestia, diceva con molta semplicità: Sanno
tutti che io son modesto. Orgoglio di mala fede è la falsa modestia; anzi è bugia meglio colorata
delle altre. Se fa vista talvolta di nascondere le buone qualità, non per altro lo fa che per essere
scusata dei difetti che le accompagnano; e se ricusa anche le lodi più meritate, segno che le si
aspetta maggiori. La vera modestia non vuole che uomo si confonda ed arrossisca in niun modo delle
buone doti che può avere; anzi non esclude pure certa franchezza. Due qualità sono queste che,
invece di essere nemiche, sono l’una all’altra mutuo sostegno, e rendono sicuro il potere che hanno
sopra di noi gl’ingegni e le virtù. Un moralista ha dimostro per un’ingegnosa allegoria, quanto sia
util cosa accoppiare queste due qualità. <seg
                    synch="#FR.8" type="E3">
                    <seg synch="#FR.9"
                        type="AL"> Avvenne che un dì si scontrarono per viaggio la Modestia e la
Franchezza; quella del sapere, questa figlia dell’ignoranza; e convenendo ad ambedue fare lunga
strada, ed avendo nell’essere andate solette molti disagi sostenuti, s’accordarono, posto giù ogni
naturale rancore, <pb
                        n="248"/>di far viaggio insieme per porgersi un vicendevole aiuto. In quel
paese dove si trovarono, non vi erano pubblici alberghi, il che le costrinse ad ingegnarsi perchè
gli abitanti e di ospizio e di vitto le provvedessero. Sin allora la Franchezza, quantunque fosse
stata e nei palazzi e nelle corti ricevuta, aveva avuto sì poco cortese la fortuna, che quando era
per assettarsi alle ricche tavole e coricarsi nelle morbide piume, essa ne fu le più volte confinata
alla porta. Alla Modestia era mestieri procacciarsi sempre ricovero nelle capanne de’poverelli, ove
poteva ritenersi quanto voleva; ma doveva sempre contentarsi di dormire sulla paglia, e di saziar la
sua fame colle radiche e con altri meschini alimenti. Ma poichè le due viandanti, per questo casuale
incontramento, furono divenute amiche e compagne, sperarono di poter l’una soccorrer l’altra, e così
alleggiarsi la noia del viaggio. La Franchezza, vestita leggiadramente e alla moda, e il cui aspetto
e le maniere erano alte e signorevoli, potè essere accolta, come era stata per addietro, nelle
nobili castella e nei ricchi abituri. Ma la Modestia che la seguiva, semplicemente vestita, parlando
sotto voce e tenendo gli occhi dimessi, era tenuta addietro dai portinai tutte le volte che la sua
compagna non l’avesse per entro scorta. In processo poi non trovarono più impedimenti: furono ben
ricevute in tutte le brigate, intervennero a tutte le feste e parteciparono a tutti i diporti. La
Modestia rattemperava gl’impeti della Franchezza, <pb n="249"/>e la Franchezza assicurava la
timidità della Modestia. Quantunque la prima durasse assai fatica a non tornare nel suo portamento
antico, di che sosteneva gran noia la Modestia; nondimeno la presenza di questa era sufficiente a
farla stare a segno, in guisa che non si arrischiava ad offender alcuno. Ecco come in compagnia
della Modestia la Franchezza trovò il favore e la stima che avrebbe inutilmente cercata essendo
sola; e la Modestia, mercè della nuova amica, fu ricevuta nelle migliori brigate, convitata nei più
sontuosi banchetti, adagiata nelle più nobili camere. Non pertanto la Franchezza si trovava sovente
più a vantaggio che la sua compagna. Per esempio, se era dimandata la Modestia di chi fosse
figliuola, si tingeva di rossore e non faceva risposta; laddove la Franchezza, cogliendo bene il
tempo del suo tacere, spacciava sè per figlia del Sapere. Con questa unione, la quale ad ambedue
giovava, seguirono le pellegrine il loro viaggio. La Franchezza era guida nello entrare in città, e
chiedeva indulgenza per la rozzezza della sua compagna. La Modestia precedeva la Franchezza nei
contadi e nei casali, e faceva agli altieri modi della Franchezza perdonare, dicendola una persona
di Corte. </seg>
                  </seg>
                </seg>
              </seg>
            </ab>
          </div>
        </body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
