Lo Spettatore italiano: La falsa sensibilità
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La falsa sensibilità
Zitat/Motto
Ille
dolet vere qui sine teste dolet. Martial.~k
Ha vero dolore chi senza testimonio duolsi.
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Dialog
Piangere alle tragedie, intenerirsi alle sventure degli eroi e delle
eroine dei romanzi, divenir soprammodo pietoso ai patimenti delle bestie, non sono queste, diceva
Filanto, prove certe di sensibilità. — E quali ragioni avete voi adesso di dubitarne? gli rispose
Benigno. — Vel dirò, seguì Filanto. Vedete voi quella dama che ora esce dal teatro, ed entra in
carrozza? — Sì: ella è Cleona, donna sensibile molto: ella ha ancora gli occhi rosseggianti e
lagrimosi; tanto le venture di Merope e di Egisto l’hanno intenerita; e ben si vede che suoi ne fece
i pericoli ed i timori. — Ora questa donna così sensibile ieri appunto cacciò di casa il figlio
della sua propria sorella, giovinetto di grandissime speranze. E perchè mai? perchè pregava lei di
alcun soccorso per la sua madre, vedova, non meno sfortunata che virtuosa. Parvi egli che il pianto
per lei fatto delle avversità di Merope e di Egisto sia testimon verace della sua sensibilità? No:
le fibre de’suoi nervi tocche e commosse dalla voce soave dell’attrice, hanno avuto potenza di farla
lagrimare; il che non è altro che una fisica affezione, e non un sentimento del cuore.
Tutti i miseri accidenti degli eroi de’romanzi o del teatro, proseguiva Filanto, che sono a
comparazione della infelicità d’una povera famiglia rimasa priva del suo capo e del suo sostegno? È
il vero che può de’mali passati, o finti, un cuor sensibile affliggersi e piangere; ma ben altra è
la pietà che egli de’presenti guai viene a sentire. Nel primo caso, non fa egli altro se non se
rendere il tributo all’arte del poeta o del romanziere, e lasciarsi vincere ad una piacevole
illusione. Nel secondo, vede egli pene vere, le quali gli sono gravi, e lo fanno pietoso tanto, che
egli la sua sensibilità mostra, non con le lagrime sole, ma col travagliarsi eziandio di porgere
aita e conforto agli sconsolati. Sempre nemico sono io stato dell’affettazione: or quale è altra più
vana e più sconvenevole che questa insensibile sensibilità? Pure, a voler dir vero, è ella
un’affettazione? No. Poscia che noi abbiamo gabbato altrui, gabbiamo all’ultimo noi stessi, e ci
avvisiamo che piangere e soccorrere sia una cosa. E forse che a cadere in sì sconcio errore son più
presso le femmine che gli uomini. Pare che certe estimino non essere stata infusa la compassione nel
cuore umano, fuorchè ad ornare di lagrime i bei sembianti, ed agli occhi una tenera languidezza
prestare. Alcune del nome di sensibilità onorano una debolezza che procede da egoismo, e che le
ritrae dal pur riguardare l’aspetto de’miseri.
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Exemplum
“Ho inteso che la mia cara amica ha fatto una perdita
irreparabile, ed è trafitta da strabocchevol dolore. Non l’ho veduta, io no, chè non mi sofferirebbe
il cuore di vederla. Le persone meno di me sensibili sono più fatte per vivere al mondo. Io, in
verità, non mi sento da tanto che di cosiffatte cose sostenessi la vista. E però io non avrò cuor di
vederla, fino a che non si sia riconfortata.” Queste erano le parole di Eliana nel tempo che una sua
intrinseca amica piangeva la morte immatura del suo diletto consorte. Così ragionando si credea ella
dimostrar tenerezza di sentimento, ed essere più sensibile che quei generosi amici, i quali,
concorsi alla vedova casa, e condogliendosi colla dolente famiglia, il destro aspettavano da poter
dare agli afflitti la soave medicina del conforto e del refrigerio.
