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        <title>La bontà</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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        <respStmt>
          <name> Jürgen Holzer</name>
          <resp>Editor</resp>
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      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-11-29">29.11.2016</date>
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        </p>
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      <sourceDesc>
        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 177-180 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
          <biblScope type="vol">2</biblScope>
          <biblScope type="issue">34</biblScope>
          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
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        <language ident="it">Italian</language>
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              rend="italic"> Lorsque Dieu forma le cœur de l’homme, il y mit<lb/>premièrement la bonté, comme le propre caractère<lb/>de la nature divine, et pour étre comme la marque<lb/>de cette main bienfaisante dont nous sortons. La<lb/>bonté devoit donc faire le fond de notre cœur, et<lb/>étre la première de toutes les vertus</hi></p>
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<p
                rend="UM">Allorchè Iddio formò il cuor dell’uomo, posevi entro<lb/>in primo luogo la bontà, siccome proprio carattere<lb/>della divina natura, e perchè ella fosse quasi un’im-<lb/>pronta di quella benefica mano di cui siamo lavoro.<lb/>Doveva dunque la bontà constituire il fondo del no-<lb/>stro cuore, ed esser prima tra le altre virtù. <milestone
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<p rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.3"/> N<hi
                rend="smallcaps">on</hi> ha l’uman genere più preziosa virtù che la bontà, senza la quale nè commercio nè consorzio potrebbero nel mondo lungamente perseverare. Ella ne forma i vincoli e i diletti, esercitando in tutti i luoghi e in tutti i tempi il suo impero; e quindi ella è una Deità mediatrice fra i mortali, alla cui voce le animosità si racchetano, nasce l’indulgenza, e le affezioni di amore a quelle dell’odio succedono. Non evvi alcuna dote che più innamori altrui, e più degni ci faccia di amore, quanto la bontà. L’ingegno può eccitare l’ammirazione, la dottrina attrarre a sè le menti, e la bellezza accendere i cuori; ma la potenza della bontà è molto maggiore, perchè aggiunge mille piacevolezze al naturale incantesimo della bellezza, e fa nascere la stima che è il principio d’ogni nobile senso dell’anima. Quello che alle membra la <pb
                n="177"/> beltà dona, dona altresì la bontà allo spirito. I modi soavi ed amorevoli conciliano l’amicizia, come le belle forme e l’avvenentezza del viso ispirano l’amore. A similitudine della modestia, acconcia e adorna la bontà tutte le altre virtù, e ancora la bruttezza abbellisce, e toglie al vizio medesimo qualche parte della sua deformità. Quanta possanza ha adunque, quale ampiezza l’impero della bontà! Se avesse il ciel permesso, diceva un filosofo, ch’io fossi stato un uom malvagio, avrei voluto usare la bontà, eziandio se amata non l’avessi, per potere sfogar le mie passioni, imporre silenzio alla malevoglienza e farmi lodare dai virtuosi.</p>
<p>Sì necessaria, e diletta e pregiata cosa è la virtù della bontà, che s’è dovuto in suo difetto invenire e porre la pulitezza, la quale altro non è che una bontà fittizia. Si è voluto l’umanità, la cortesia e la dolcezza ridurre ad un’arte, non discernendo che senza la bontà, la pulitezza si converte in impostura ed in ipocrisia. Consiste la vera pulitezza, dice <persName
                corresp="SPI" key="Rousseau, Jean-Jacques" subtype="H"
                xml:id="PN.2">Rousseau</persName>, nella benevolenza che agli uomini si dimostra.</p>
<p>Rara, più che altri non estima, è la bontà verace. Spesse volte è con la condiscendenza o con la debolezza scambiata, e la maggior parte degli uomini è più capace di grandi che di buone azioni. Non hanno gl’insensati, disse <persName
                corresp="SPI" key="de La Rochefoucault, François" subtype="H"
                xml:id="PN.3">La Rochefoucault</persName>, il panno bisognevole per vestirsi da buoni. Pur nel mondo la bontà del cuore di rado è commendata senza alcuna sinistra insinuazione di povertà di spirito. È egli, dice il maligno panegirista, una buona persona; e se vi ha cosa in lui da riprendere, il fallo è <pb
                n="178"/> nella testa, non già nel cuore. Un mondo perfido e invidioso non seppe più efficace immaginazione rinvenire, a rendere spregevole questa preziosa qualità, che di dipingerla per figliuola della sciocchezza. È vero che la virtù ha le più volte per compagna la semplicità, non mica quella che è una con la stupidezza, ma quella che procede dalla innocenza e dalla rettitudine, schietta ne’modi suoi e nei suoi parlari, e pronta anzi a disgradire e perdere l’impresa che tradire la verità. Qualora si ripensasse bene l’utilità che si ritrae dall’ingenuo e diritto vivere, dalla sgombra coscienza, dalla franchezza di dire e di fare, non mai a servitù nè a viltà declinando, saria manifesto che questa semplicità è la vera sapienza. Non vuole applausi a bontà, e non ne ha bisogno; perchè ogni sua lode in essere riamata ella pone. No, la vera bontà non conosce ostentazione; e quando in luogo di farsi vedere nella sua semplicità vuol far di sè vaga mostra, ella è pur degna d’onore, ma non può muovere altrui.</p>
<p>Avvi una falsa bontà più vituperosa che quella la quale spesse fiate è tolta in iscambio della debolezza. Questa s’ingegna di piacere indifferentemente a tutti quanti, il che suole dall’egoismo sfogare. Conciossiachè l’uomo buono per sua natura sa proporzionare al merito altrui la propria benevolenza, senza mai violare la verità e la schiettezza. Ma colui che ostenta una bontà universale, vestesi questa larva, come quella che è più acconcia ad occultare quel vizio che è di questa virtù nemico, e che forma la sua natura, cioè l’universale egoismo.</p>
<p><pb
                n="179"/> <milestone unit="E3" xml:id="FR.4"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.5"/> È <persName
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                xml:id="PN.4">Aurelio</persName> un modello di bontà; tale il vedrete nell’interno della sua casa, dove non solo egli è la gioia de’suoi figliuoli fatti da lui felici, ma l’idolo eziandio de’suoi famigliari, per lui tenuti come amici sfortunati. Egli ne ha acquistato l’obbedienza e l’amore, mostrando loro cura e affezione per modo, che grazie divengono i suoi comandamenti; e per l’onore di venirgli presso a far ciò ch’egli impone, si tiene mezzo guiderdonato chi il serve. <persName
                corresp="SPI" key="Aurelio" subtype="F"
                xml:id="PN.5">Aurelio</persName> ha una gran comitiva d’amici, ai quali ha furato il cuore, donando loro il suo, e se li mantiene tutti, non riguardando ai loro difetti, o quelli all’umana fragilità riferendo. Considerate <persName
                corresp="SPI" key="Aurelio" subtype="F"
                xml:id="PN.6">Aurelio</persName> nelle sue relazioni, non dico cogli indifferenti, chè con lui nessuno è tale; ma con eli stranieri e i non noti. Usa egli con loro? ed ei schiva a suo potere di contrapporsi a loro; o se di necessità è ch’egli il faccia per la verità, la quale ei tanto ama, studiasi di farlo con modestia e dolcezza. È egli richiesto di qualche servizio, o di qualche grazia? ed ei fa senza lasciarsi pregare; e s’ei non può, scorgesi chiaro che del dir di no gl’incresce. Fin anche co’malvagi è buono <persName
                corresp="SPI" key="Aurelio" subtype="F"
                xml:id="PN.7">Aurelio</persName>; perciocchè ha per massima che niuno ha diritto di fare infelice chi non può esser fatto buono, e che l’indulgenza è una giustizia che da’savi può addimandare la fragile umanità. <milestone
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<p><milestone unit="E3"
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                xml:id="PN.8">Corilo</persName>; ma egli è buono per natura, e non per virtù o per conoscimento; e quindi la sua bontà si può chiamare debolezza. Gli è uno di coloro che nè ad amare sono sufficienti, nè ad odiare, e <pb
                n="180"/> dai quali nulla è da temere e nulla da sperare. Ora non merita la lode d’esser buono chi non è malvagio, se non per mancanza di coraggio e di destrezza. <milestone
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nè commercio nè consorzio potrebbero nel mondo lungamente perseverare. Ella ne forma i vincoli e i
diletti, esercitando in tutti i luoghi e in tutti i tempi il suo impero; e quindi ella è una Deità
mediatrice fra i mortali, alla cui voce le animosità si racchetano, nasce l’indulgenza, e le
affezioni di amore a quelle dell’odio succedono. Non evvi alcuna dote che più innamori altrui, e più
degni ci faccia di amore, quanto la bontà. L’ingegno può eccitare l’ammirazione, la dottrina
attrarre a sè le menti, e la bellezza accendere i cuori; ma la potenza della bontà è molto maggiore,
perchè aggiunge mille piacevolezze al naturale incantesimo della bellezza, e fa nascere la stima che
è il principio d’ogni nobile senso dell’anima. Quello che alle membra la <pb
                    n="177"/>beltà dona,
dona altresì la bontà allo spirito. I modi soavi ed amorevoli conciliano l’amicizia, come le belle
forme e l’avvenentezza del viso ispirano l’amore. A similitudine della modestia, acconcia e adorna
la bontà tutte le altre virtù, e ancora la bruttezza abbellisce, e toglie al vizio medesimo qualche
parte della sua deformità. Quanta possanza ha adunque, quale ampiezza l’impero della bontà! Se
avesse il ciel permesso, diceva un filosofo, ch’io fossi stato un uom malvagio, avrei voluto usare
la bontà, eziandio se amata non l’avessi, per potere sfogar le mie passioni, imporre silenzio alla
malevoglienza e farmi lodare dai virtuosi. Sì necessaria, e diletta e pregiata cosa è la virtù della
bontà, che s’è dovuto in suo difetto invenire e porre la pulitezza, la quale altro non è che una
bontà fittizia. Si è voluto l’umanità, la cortesia e la dolcezza ridurre ad un’arte, non discernendo
che senza la bontà, la pulitezza si converte in impostura ed in ipocrisia. Consiste la vera
pulitezza, dice Rousseau, nella benevolenza che agli uomini si dimostra. Rara, più che altri non
estima, è la bontà verace. Spesse volte è con la condiscendenza o con la debolezza scambiata, e la
maggior parte degli uomini è più capace di grandi che di buone azioni. Non hanno gl’insensati, disse
La Rochefoucault, il panno bisognevole per vestirsi da buoni. Pur nel mondo la bontà del cuore di
rado è commendata senza alcuna sinistra insinuazione di povertà di spirito. È egli, dice il maligno
panegirista, una buona persona; e se vi ha cosa in lui da riprendere, il fallo è <pb
                    n="178"/>nella
testa, non già nel cuore. Un mondo perfido e invidioso non seppe più efficace immaginazione
rinvenire, a rendere spregevole questa preziosa qualità, che di dipingerla per figliuola della
sciocchezza. È vero che la virtù ha le più volte per compagna la semplicità, non mica quella che è
una con la stupidezza, ma quella che procede dalla innocenza e dalla rettitudine, schietta ne’modi
suoi e nei suoi parlari, e pronta anzi a disgradire e perdere l’impresa che tradire la verità.
Qualora si ripensasse bene l’utilità che si ritrae dall’ingenuo e diritto vivere, dalla sgombra
coscienza, dalla franchezza di dire e di fare, non mai a servitù nè a viltà declinando, saria
manifesto che questa semplicità è la vera sapienza. Non vuole applausi a bontà, e non ne ha bisogno;
perchè ogni sua lode in essere riamata ella pone. No, la vera bontà non conosce ostentazione; e
quando in luogo di farsi vedere nella sua semplicità vuol far di sè vaga mostra, ella è pur degna
d’onore, ma non può muovere altrui. Avvi una falsa bontà più vituperosa che quella la quale spesse
fiate è tolta in iscambio della debolezza. Questa s’ingegna di piacere indifferentemente a tutti
quanti, il che suole dall’egoismo sfogare. Conciossiachè l’uomo buono per sua natura sa
proporzionare al merito altrui la propria benevolenza, senza mai violare la verità e la schiettezza.
Ma colui che ostenta una bontà universale, vestesi questa larva, come quella che è più acconcia ad
occultare quel vizio che è di questa virtù nemico, e che forma la sua natura, cioè l’universale
egoismo. <pb n="179"/>
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casa, dove non solo egli è la gioia de’suoi figliuoli fatti da lui felici, ma l’idolo eziandio
de’suoi famigliari, per lui tenuti come amici sfortunati. Egli ne ha acquistato l’obbedienza e
l’amore, mostrando loro cura e affezione per modo, che grazie divengono i suoi comandamenti; e per
l’onore di venirgli presso a far ciò ch’egli impone, si tiene mezzo guiderdonato chi il serve.
Aurelio ha una gran comitiva d’amici, ai quali ha furato il cuore, donando loro il suo, e se li
mantiene tutti, non riguardando ai loro difetti, o quelli all’umana fragilità riferendo. Considerate
Aurelio nelle sue relazioni, non dico cogli indifferenti, chè con lui nessuno è tale; ma con eli
stranieri e i non noti. Usa egli con loro? ed ei schiva a suo potere di contrapporsi a loro; o se di
necessità è ch’egli il faccia per la verità, la quale ei tanto ama, studiasi di farlo con modestia e
dolcezza. È egli richiesto di qualche servizio, o di qualche grazia? ed ei fa senza lasciarsi
pregare; e s’ei non può, scorgesi chiaro che del dir di no gl’incresce. Fin anche co’malvagi è buono
Aurelio; perciocchè ha per massima che niuno ha diritto di fare infelice chi non può esser fatto
buono, e che l’indulgenza è una giustizia che da’savi può addimandare la fragile umanità. </seg>
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virtù o per conoscimento; e quindi la sua bontà si può chiamare debolezza. Gli è uno di coloro che
nè ad amare sono sufficienti, nè ad odiare, e <pb n="180"/>dai quali nulla è da temere e nulla da
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