<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://www.tei-c.org/ns/1.0 http://gams.uni-graz.at/mws/schema/mws.xsd">
  <teiHeader type="mws">
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>L’amor platonico</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
      </titleStmt>
      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
        <respStmt>
          <name>Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Alexandra Kolb</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Jürgen Holzer</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-11-29">29.11.2016</date>
        <p>
          <idno type="PID">o:mws-117-912</idno>
        </p>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 133-141 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
          <biblScope type="vol">2</biblScope>
          <biblScope type="issue">27</biblScope>
          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <editorialDecl>
        <interpretation>
          <ab type="interpGrp">
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
              <interp xml:id="E1">Ebene 1</interp>
              <interp xml:id="E2">Ebene 2</interp>
              <interp xml:id="E3">Ebene 3</interp>
              <interp xml:id="E4">Ebene 4</interp>
              <interp xml:id="E5">Ebene 5</interp>
              <interp xml:id="E6">Ebene 6</interp>
            </interpGrp>
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsformen">
              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
              <interp xml:id="AL">Allegorisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="TR">Traumerzählung</interp>
              <interp xml:id="F">Fabelerzählung</interp>
              <interp xml:id="S">Satirisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="UT">Utopische Erzählung</interp>
              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
              <interp xml:id="LB">Leserbrief</interp>
            </interpGrp>
          </ab>
        </interpretation>
      </editorialDecl>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <creation>
        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords scheme="http://gams.uni-graz.at/mws">
          <term>
            <term xml:lang="de">Liebe</term>
            <term xml:lang="it">Amore</term>
            <term xml:lang="en">Love</term>
            <term xml:lang="es">Amor</term>
            <term xml:lang="fr">Amour</term>
          </term>
        </keywords>
      </textClass>
      <textClass>
        <keywords scheme="cirilo:normalizedPlaceNames">
          <list>
            <item>
              <placeName xml:id="GID.1">
                <name ref="http://geonames.org/3175395" type="fcode:PCLI">Italy</name>
                <location>
                  <geo>12.83333,42.83333</geo>
                </location>
              </placeName>
            </item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <group>
      <text ana="layout">
        <body xml:space="preserve">
<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"/></p>
<div1><head><hi
              rend="smallcaps">L’amor platonico</hi></head>
<p rend="MO"><milestone unit="ZM"
              xml:id="FR.2"/> Se il vostro desir tende all’alma sola,<lb/>Perchè un vecchio pastor come son io<lb/>Non ameresti voi? – Senza parola<lb/>Rimase ella in quel punto, e si partio.</p>
<p
                rend="QU"><hi rend="smallcaps">Orsi</hi>. <milestone rend="closer" unit="ZM"/></p>
<p
                rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.3"/> L<hi rend="smallcaps">a</hi> sentenza di <persName
                corresp="SPI" key="Platon" subtype="H"
                xml:id="PN.1">Platone</persName> su l’amore fu meno che tutte le altre sue accolta dagli antichi; anzi non parve fosse ricevuta dai seguaci stessi della sua setta. <persName
                corresp="SPI" key="Filone" subtype="F"
                xml:id="PN.2">Filone</persName>, Platonico dichiarato, accusa il suo dottore di non aver ragionato di amor puro e celeste che per rispetto umano; e con l’esempio di <persName
                corresp="SPI" key="Platon" subtype="H"
                xml:id="PN.3">Platone</persName> medesimo intende dimostrare che le sensuali dilettazioni non sono disgiunte dall’amore, anche quando questo sia concepito come un alto e purissimo affetto. Il divino <persName
                corresp="SPI" key="Platon" subtype="H"
                xml:id="PN.4">Platone</persName>, per acquistar fede all’opinion sua, avea per amante una donna di sessant’anni, nella quale non potea essere che quella intellettual bellezza simigliante all’idea nella mente del filosofo immaginata; ma non durò lungo tempo in quell’amore metafisico, perciocchè si legge come egli s’innamorò d’una giovinetta chiamata <persName
                corresp="SPI" key="Agatissa" subtype="F"
                xml:id="PN.5">Agatissa</persName>, di tutti i vezzi femminili dotata.</p>
<p>Nè gli antichi riguardarono mai l’amore come un sentimento del cuore scevro di ogni sensualità; anzi l’ebbero per un fisico movimento, il quale rade volte asconder vollero sotto il velame <pb
                n="134"/> di tenera e delicata affezione. I poeti greci e latini si macularono di questa turpitudine per affarsi ai tempi: per la qual cosa si vuol inferire che l’universale sentimento era, così come il loro, sozzo e materiale.</p>
<p>Or questo amore, non mai sì puramente dagli antichi sentito nei miglior tempi loro, entrò nel duodecimo secolo, che fece le prime prove per escire dalla barbarie ed ingentilire. Comparvero in quei giorni i cavalieri erranti, i quali faceano voto di combattere la violenza e la tirannia, e di dedicarsi alla difesa del gentil sesso femmineo. L’amorosa passione era allor sì onesta, che fu reputata lo stimolo più sufficiente a spronar gli uomini a quelle forti ed ardite imprese che li dichiaravano eroi. Il più riguardato cavaliere si confessava campione dell’amata donna; e non v’era dama di tanto onore cui facesse vergogna esser l’oggetto di sì bella passione, ed il consentirvi anche pubblicamente.</p>
<p>La reverenza dunque avuta ne’cavallereschi tempi alle donne è pervenuta ai nostri sotto il sembiante della galanteria platonica: concorse a ravvivarla il celebre <persName
                corresp="SPI" key="Petrarca, Francesco" subtype="H"
                xml:id="PN.6">Petrarca</persName> colle sue poesie per la bella sua <persName corresp="SPI" key="Laura"
                subtype="F"
                xml:id="PN.7">Laura</persName> fatte, e di sensi non meno teneri che casti materiate. La dottrina sua, non che quella di tanti suoi imitatori, fu che la bellezza umana solleva le anime ben fatte all’amore della bellezza celeste. Laonde addivenne che ogni uomo ben nato, avendo tolto una bella donna ad amare, ne celebrava in rime gentili così la beltà come i rigori, per sola brama di essere stimato vero amante e buon poeta.</p>
<p><pb
                n="135"/> Dalla platonica cavalleria ricevette l’<placeName corresp="SPI" key="#GID.1"
                ref="geonameID:3175395" xml:id="PL.1">Italia</placeName> l’ordine de’<hi
                rend="italic">serventi cavalieri</hi>, chiamati poi col ridicolo nome di <hi
                rend="italic">cicisbei</hi>. Niuno ignora che loro era commesso l’officio di far compagnia alle dame, di servirle, e di spendere in esse tutte le cure di uno sposo e di un amante. Al principio il marito eleggeva il più leale fra gli amici suoi ad essere il cavaliere che servisse la sua moglie, e guardasse con santità l’affidato deposito. Par simile al vero che allora non vi fosse tra ‘l cavaliere e la dama altro che una schietta galanteria ed una tenera sollecitudine, di cui non avesse la virtù ragione alcuna di arrossire. Ma questa costumanza poco spazio indugiò, che si corruppe, e grandissimi disordini ne sursero, perchè il cavaliere scelto in principio dal marito dovette essere accetto anche alla moglie. D’allora in poi non fu egli più l’incorruttibile custode del maritale onore, ma era un amante che per estrema prova di corruzione ne avea la licenza e l’assentimento del marito stesso.</p>
<p>L’amor platonico spesse volte accende e travolge le fantasie per maniera, ch’esse acquistano una spezie di sentimento vivacissimo e tenero sino ad esser un’illusione. <milestone
                unit="E3" xml:id="FR.4"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.5"/> Fu già la giovine e bella <persName
                corresp="SPI" key="Violante" subtype="F"
                xml:id="PN.8">Violante</persName> di quelle amanti platoniche che si levano co’sublimi pensieri a spirituali e purissime cose, lasciando addietro con grande schifo il basso e il vile amore de’profani. Amava ella, è vero, il vago <persName
                corresp="SPI" key="Fidalmo" subtype="F"
                xml:id="PN.9">Fidalmo</persName>; ma le sole bellezze dell’anima, la quale ella avrebbe volentieri spogliata della salma mortale, erano quelle che l’avean presa. La contentezza e <pb
                n="136"/> la pace, diceva ella, faranno scorrere i nostri giorni nel silenzio delle passioni, e non dovremo temere quelle commozioni e quegli impeti che turbano la delicatezza e il pudore. Sarà simile il nostro amore a quello dell’intelligenze divine, e nulla terrà di que’sozzi appetiti che maculerebbero la nostra purità. – Ma la fortuna quasi accorta che si dovesse fare esperienza di così soprannaturali amori, ne apparecchiò di repente l’opportuna occasione. <persName
                corresp="SPI" key="Fidalmo" subtype="F"
                xml:id="PN.10">Fidalmo</persName> chiamato dal suo dovere al campo, vi operò maraviglie di valore, vi acquistò gloria immortale; ma fu crudelmente ferito in parte, che ne gli furon guaste le forme più belle. Ma poco gli calse del fiero caso, come colui che sapeva l’amor della sua donna non esser per l’esteriori bellezze. – Mi rimane un occhio solo, le scrive egli: ma che importa? Vi ho sempre sentito dire che la sola anima mia è quella che voi amate, e lo giuro per lo cielo e per le vostre bellezze che ella è per anche quella medesima. – <persName
                corresp="SPI" key="Fidalmo" subtype="F"
                xml:id="PN.11">Fidalmo</persName> pieno di fiducia si rappresentò all’amata giovane; ma quanto stupor non ebbe nel riceverne una freddissima accoglienza? Volle lagnarsi del cangiamento di <persName
                corresp="SPI" key="Violante" subtype="F"
                xml:id="PN.12">Violante</persName>; ma ella: Se gli occhi, disse, sono lo specchio dell’anima, come contemplerò io debitamente la vostra, or che ve ne manca uno? <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>Non avviene ancora di rado che il preteso amore platonico è un argomento adoperato a sedurre l’innocenza. Turberebbe il pudore e sarebbe rifiutata una passion rea, se si rivelasse nel suo nudo aspetto; ma se si nasconde <pb
                n="137"/> sotto le sembianze d’un onesto sentimento, è ascoltata, piglia i cuori, e se ne insignorisce in guisa da non poter esserne scossa, anche quando si toglie la larva.</p>
<p><milestone
                unit="E3" xml:id="FR.6"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.7"/> <persName corresp="SPI" key="Senandro"
                subtype="F"
                xml:id="PN.13">Senandro</persName>, benchè inoltrato nella carriera della vita, non aveva potuto vedere la figliuola del suo amico <persName
                corresp="SPI" key="Prudenzio" subtype="F"
                xml:id="PN.14">Prudenzio</persName>, dotata di tutte le attrattive, e rimanere nell’indifferenza. L’avrebbe egli chiesta per moglie; ma l’età sua troppo matura non gli lasciava alcuna speranza di piacere alla giovane <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F"
                xml:id="PN.15">Sofia</persName>, e d’altronde conosceva troppo bene <persName corresp="SPI"
                key="Prudenzio" subtype="F"
                xml:id="PN.16">Prudenzio</persName>, per credere ch’egli volesse sacrificar la figliuola. Che fa egli dunque? ricorre all’arte; e come quegli che era fornito di ingegno e di cognizioni, si profferisce all’amico di indirizzar negli studi <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F"
                xml:id="PN.17">Sofia</persName>, e di coltivare le felici disposizioni che ella aveva dalla natura sortite. Avendo <persName
                corresp="SPI" key="Prudenzio" subtype="F"
                xml:id="PN.18">Prudenzio</persName> con riconoscenza accettato la cortese ed amichevole proferta, <persName
                corresp="SPI" key="Senandro" subtype="F"
                xml:id="PN.19">Senandro</persName> pose tutte le sue cure nel guadagnarsi la confidenza della sua discepola; e non andò guari che gli venne fatto di sapere a sua posta i pensieri e gli affetti di lei. Proponevale solamente letture che le inebriassero la fantasia ed il cuore. Le dava ad intendere che il sommo bene della vita consiste nel consorzio delle anime, consorzio puro e celeste, e le ispirava abborrimento per qualunque specie d’amore misto d’inclinazioni terrene. Egli credette aver ottenuto l’intento, quando ebbe indotta <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F"
                xml:id="PN.20">Sofia</persName> a considerare il matrimonio come un vincolo indegno di un’anima pura.</p>
<p>Ma <persName
                corresp="SPI" key="Prudenzio" subtype="F"
                xml:id="PN.21">Prudenzio</persName>, desideroso di veder collocata <pb
                n="138"/> la figliuola, la stimolava a trascegliere uno di tanti vagheggiatori che la dimandavano per moglie; ed ella tante volte disse di no, che alla fine si trovò confusa. Consigliatasi con <persName
                corresp="SPI" key="Senandro" subtype="F"
                xml:id="PN.22">Senandro</persName> del modo onde si schermisse dalle importunità del padre: L’amico mio, diss’egli, avvezzo a pensar volgarmente, non si potrà rimuovere dal proposito di maritarvi; essendo già molto avanzato negli anni, dubita non abbiate voi a rimanere in mezzo al mondo senza chi vi conduca, nè chi vi sostenga. – Or come potrò io, disse <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F"
                xml:id="PN.23">Sofia</persName>, da questa difficoltà spedirmi? No, io non acconsentirò mai ad essere oggetto d’un vilissimo amore. – Un solo riparo veggo io, soggiunse <persName
                corresp="SPI" key="Senandro" subtype="F"
                xml:id="PN.24">Senandro</persName>, e sarebbe efficacissimo; ma vi parrà sicuramente orribile all’aspetto solo. – Deh! non abbiate timore di comunicarmelo. – Quali sieno i miei principii; e quanto uniformi ai vostri, voi, bella <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F"
                xml:id="PN.25">Sofia</persName>, vel sapete: già ci stringe ambedue il vincolo dell’amicizia: e che altro è mai l’amicizia, se non l’unione delle anime? Non vedete dunque che le anime nostre sono già l’una e l’altra maritate? Io ho sempre riguardato in questa guisa il puro e spirituale consorzio che ci unisce. La solennità dello sposalizio non potrebbe in niuna parte alterare quel delicato sentimento onde l’anima mia è legata all’anima di <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F"
                xml:id="PN.26">Sofia</persName>. – Ma che dirà il mondo? disse la platonica giovinetta. Non mi accuserebbe egli forse di aver fatto contro i miei propri principii? – Voi avreste due mallevadori che chiuderebbero sempre la bocca ai maligni calunniatori. – E quali sarebbero? – L’età mia, la mia onestà.</p>
<p><pb
                n="139"/> Così si andava la donzella disponendo ad un matrimonio platonico, ed aveva già fra sè deliberato di fare al padre sentire la sua scelta. Ma <persName
                corresp="SPI" key="Prudenzio" subtype="F"
                xml:id="PN.27">Prudenzio</persName> essendosi accorto del tradimento dell’amico, subitamente provvide d’impedirlo, e di sanar la fantasia dell’ingannata figliuola. Per la qual cosa se n’andò in villa a trovare un suo vecchio amico, il cui figliuolo, che leggiadrissimo era, aveva egli destinato per isposo della figlia: aperse a questo la perfidia dell’amico, e gl’insegnò la lezione ch’egli dovea innanzi <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F"
                xml:id="PN.28">Sofia</persName> recitare per trarla d’errore. Come costei si fu tra essi trovata, incontanente s’avvide che le massime di <persName
                corresp="SPI" key="Celindo" subtype="F"
                xml:id="PN.29">Celindo</persName>, che così avea nome il giovane, non solamente erano di quella specie onde erano le sue, ma più sublimi ancora. Perciocchè <persName
                corresp="SPI" key="Celindo" subtype="F"
                xml:id="PN.30">Celindo</persName> diceva: Non basta il credere che debba essere il nostro amore tutto quanto spirituale, ma fa duopo sostenere che il vincolo del matrimonio rompe lo spiritual consorzio dell’anime. – Voi siete errato, rispondeva <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F"
                xml:id="PN.31">Sofia</persName>; almeno, quanto a me, sento che sarei capace di cosiffatta unione. –  Ah! sclamò <persName
                corresp="SPI" key="Celindo" subtype="F"
                xml:id="PN.32">Celindo</persName>, se mi fosse dato trovare una donna di questi sentimenti, cederei alle sospinte di un padre che tanto desidera di vedermi sposo: ma dove potrò rinvenire un’anima così pura, così celeste, come è quella di <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F" xml:id="PN.33">Sofia</persName>?</p>
<p>Quando <persName
                corresp="SPI" key="Sofia" subtype="F"
                xml:id="PN.34">Sofia</persName> l’udì così ragionare, tosto le cadde in mente che il padre non avrebbe consentito alle sue nozze con <persName
                corresp="SPI" key="Senandro" subtype="F"
                xml:id="PN.35">Senandro</persName> per la disparità degli anni, e che ella, sebben divenisse sposa di <persName
                corresp="SPI" key="Celindo" subtype="F" xml:id="PN.36">Celindo</persName>, potrebbe ancor vivere <pb
                n="140"/> ne’suoi spirituali principii. Vide inoltre che passava più perfetta consonanza tra i suoi sentimenti e quelli di <persName
                corresp="SPI" key="Celindo" subtype="F"
                xml:id="PN.37">Celindo</persName>, e non tardò ad anteporlo a <persName corresp="SPI" key="Senandro"
                subtype="F"
                xml:id="PN.38">Senandro</persName> per vie più fortificarsi nella platonica filosofia. <persName
                corresp="SPI" key="Prudenzio" subtype="F"
                xml:id="PN.39">Prudenzio</persName> ebbe cagione di compiacersi dell’avveduta sua condotta, e non indugiò molto che egli potè trastullarsi con un bel nepote. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer" unit="E3"/> <milestone rend="closer"
                unit="E2"/> <milestone rend="closer" unit="E1"/></p>
<p/></div1></body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body>
          <div>
            <ab>
              <seg synch="#FR.1" type="E1"> L’amor platonico <seg type="MO">
                  <seg synch="#FR.2" type="ZM"> Se il
vostro desir tende all’alma sola,<lb/>Perchè un vecchio pastor come son io<lb/>Non ameresti voi? –
Senza parola<lb/>Rimase ella in quel punto, e si partio.</seg>
                  <seg type="QU">Orsi. </seg>
                </seg>
                <seg synch="#FR.3"
                    type="E2"> La sentenza di Platone su l’amore fu meno che tutte le altre sue
accolta dagli antichi; anzi non parve fosse ricevuta dai seguaci stessi della sua setta. Filone,
Platonico dichiarato, accusa il suo dottore di non aver ragionato di amor puro e celeste che per
rispetto umano; e con l’esempio di Platone medesimo intende dimostrare che le sensuali dilettazioni
non sono disgiunte dall’amore, anche quando questo sia concepito come un alto e purissimo affetto.
Il divino Platone, per acquistar fede all’opinion sua, avea per amante una donna di sessant’anni,
nella quale non potea essere che quella intellettual bellezza simigliante all’idea nella mente del
filosofo immaginata; ma non durò lungo tempo in quell’amore metafisico, perciocchè si legge come
egli s’innamorò d’una giovinetta chiamata Agatissa, di tutti i vezzi femminili dotata. Nè gli
antichi riguardarono mai l’amore come un sentimento del cuore scevro di ogni sensualità; anzi
l’ebbero per un fisico movimento, il quale rade volte asconder vollero sotto il velame <pb
                    n="134"/>di tenera e delicata affezione. I poeti greci e latini si macularono di questa turpitudine per
affarsi ai tempi: per la qual cosa si vuol inferire che l’universale sentimento era, così come il
loro, sozzo e materiale. Or questo amore, non mai sì puramente dagli antichi sentito nei miglior
tempi loro, entrò nel duodecimo secolo, che fece le prime prove per escire dalla barbarie ed
ingentilire. Comparvero in quei giorni i cavalieri erranti, i quali faceano voto di combattere la
violenza e la tirannia, e di dedicarsi alla difesa del gentil sesso femmineo. L’amorosa passione era
allor sì onesta, che fu reputata lo stimolo più sufficiente a spronar gli uomini a quelle forti ed
ardite imprese che li dichiaravano eroi. Il più riguardato cavaliere si confessava campione
dell’amata donna; e non v’era dama di tanto onore cui facesse vergogna esser l’oggetto di sì bella
passione, ed il consentirvi anche pubblicamente. La reverenza dunque avuta ne’cavallereschi tempi
alle donne è pervenuta ai nostri sotto il sembiante della galanteria platonica: concorse a
ravvivarla il celebre Petrarca colle sue poesie per la bella sua Laura fatte, e di sensi non meno
teneri che casti materiate. La dottrina sua, non che quella di tanti suoi imitatori, fu che la
bellezza umana solleva le anime ben fatte all’amore della bellezza celeste. Laonde addivenne che
ogni uomo ben nato, avendo tolto una bella donna ad amare, ne celebrava in rime gentili così la
beltà come i rigori, per sola brama di essere stimato vero amante e buon poeta. <pb
                    n="135"/>Dalla
platonica cavalleria ricevette l’Italia l’ordine de’serventi cavalieri, chiamati poi col ridicolo
nome di cicisbei. Niuno ignora che loro era commesso l’officio di far compagnia alle dame, di
servirle, e di spendere in esse tutte le cure di uno sposo e di un amante. Al principio il marito
eleggeva il più leale fra gli amici suoi ad essere il cavaliere che servisse la sua moglie, e
guardasse con santità l’affidato deposito. Par simile al vero che allora non vi fosse tra ‘l
cavaliere e la dama altro che una schietta galanteria ed una tenera sollecitudine, di cui non avesse
la virtù ragione alcuna di arrossire. Ma questa costumanza poco spazio indugiò, che si corruppe, e
grandissimi disordini ne sursero, perchè il cavaliere scelto in principio dal marito dovette essere
accetto anche alla moglie. D’allora in poi non fu egli più l’incorruttibile custode del maritale
onore, ma era un amante che per estrema prova di corruzione ne avea la licenza e l’assentimento del
marito stesso. L’amor platonico spesse volte accende e travolge le fantasie per maniera, ch’esse
acquistano una spezie di sentimento vivacissimo e tenero sino ad esser un’illusione. <seg
                    synch="#FR.4" type="E3">
                    <seg synch="#FR.5"
                        type="EX"> Fu già la giovine e bella Violante di quelle amanti platoniche che si
levano co’sublimi pensieri a spirituali e purissime cose, lasciando addietro con grande schifo il
basso e il vile amore de’profani. Amava ella, è vero, il vago Fidalmo; ma le sole bellezze
dell’anima, la quale ella avrebbe volentieri spogliata della salma mortale, erano quelle che l’avean
presa. La contentezza e <pb n="136"/>la pace, diceva ella, faranno scorrere i nostri giorni nel
silenzio delle passioni, e non dovremo temere quelle commozioni e quegli impeti che turbano la
delicatezza e il pudore. Sarà simile il nostro amore a quello dell’intelligenze divine, e nulla
terrà di que’sozzi appetiti che maculerebbero la nostra purità. – Ma la fortuna quasi accorta che si
dovesse fare esperienza di così soprannaturali amori, ne apparecchiò di repente l’opportuna
occasione. Fidalmo chiamato dal suo dovere al campo, vi operò maraviglie di valore, vi acquistò
gloria immortale; ma fu crudelmente ferito in parte, che ne gli furon guaste le forme più belle. Ma
poco gli calse del fiero caso, come colui che sapeva l’amor della sua donna non esser per
l’esteriori bellezze. – Mi rimane un occhio solo, le scrive egli: ma che importa? Vi ho sempre
sentito dire che la sola anima mia è quella che voi amate, e lo giuro per lo cielo e per le vostre
bellezze che ella è per anche quella medesima. – Fidalmo pieno di fiducia si rappresentò all’amata
giovane; ma quanto stupor non ebbe nel riceverne una freddissima accoglienza? Volle lagnarsi del
cangiamento di Violante; ma ella: Se gli occhi, disse, sono lo specchio dell’anima, come contemplerò
io debitamente la vostra, or che ve ne manca uno? </seg>

                  </seg> Non avviene ancora di rado che il preteso amore platonico è un argomento adoperato a sedurre
l’innocenza. Turberebbe il pudore e sarebbe rifiutata una passion rea, se si rivelasse nel suo nudo
aspetto; ma se si nasconde <pb
                    n="137"/>sotto le sembianze d’un onesto sentimento, è ascoltata,
piglia i cuori, e se ne insignorisce in guisa da non poter esserne scossa, anche quando si toglie la
larva. <seg
                    synch="#FR.6" type="E3">
                    <seg synch="#FR.7"
                        type="EX"> Senandro, benchè inoltrato nella carriera della vita, non aveva potuto
vedere la figliuola del suo amico Prudenzio, dotata di tutte le attrattive, e rimanere
nell’indifferenza. L’avrebbe egli chiesta per moglie; ma l’età sua troppo matura non gli lasciava
alcuna speranza di piacere alla giovane Sofia, e d’altronde conosceva troppo bene Prudenzio, per
credere ch’egli volesse sacrificar la figliuola. Che fa egli dunque? ricorre all’arte; e come quegli
che era fornito di ingegno e di cognizioni, si profferisce all’amico di indirizzar negli studi
Sofia, e di coltivare le felici disposizioni che ella aveva dalla natura sortite. Avendo Prudenzio
con riconoscenza accettato la cortese ed amichevole proferta, Senandro pose tutte le sue cure nel
guadagnarsi la confidenza della sua discepola; e non andò guari che gli venne fatto di sapere a sua
posta i pensieri e gli affetti di lei. Proponevale solamente letture che le inebriassero la fantasia
ed il cuore. Le dava ad intendere che il sommo bene della vita consiste nel consorzio delle anime,
consorzio puro e celeste, e le ispirava abborrimento per qualunque specie d’amore misto
d’inclinazioni terrene. Egli credette aver ottenuto l’intento, quando ebbe indotta Sofia a
considerare il matrimonio come un vincolo indegno di un’anima pura. Ma Prudenzio, desideroso di
veder collocata <pb
                        n="138"/>la figliuola, la stimolava a trascegliere uno di tanti vagheggiatori
che la dimandavano per moglie; ed ella tante volte disse di no, che alla fine si trovò confusa.
Consigliatasi con Senandro del modo onde si schermisse dalle importunità del padre: L’amico mio,
diss’egli, avvezzo a pensar volgarmente, non si potrà rimuovere dal proposito di maritarvi; essendo
già molto avanzato negli anni, dubita non abbiate voi a rimanere in mezzo al mondo senza chi vi
conduca, nè chi vi sostenga. – Or come potrò io, disse Sofia, da questa difficoltà spedirmi? No, io
non acconsentirò mai ad essere oggetto d’un vilissimo amore. – Un solo riparo veggo io, soggiunse
Senandro, e sarebbe efficacissimo; ma vi parrà sicuramente orribile all’aspetto solo. – Deh! non
abbiate timore di comunicarmelo. – Quali sieno i miei principii; e quanto uniformi ai vostri, voi,
bella Sofia, vel sapete: già ci stringe ambedue il vincolo dell’amicizia: e che altro è mai
l’amicizia, se non l’unione delle anime? Non vedete dunque che le anime nostre sono già l’una e
l’altra maritate? Io ho sempre riguardato in questa guisa il puro e spirituale consorzio che ci
unisce. La solennità dello sposalizio non potrebbe in niuna parte alterare quel delicato sentimento
onde l’anima mia è legata all’anima di Sofia. – Ma che dirà il mondo? disse la platonica giovinetta.
Non mi accuserebbe egli forse di aver fatto contro i miei propri principii? – Voi avreste due
mallevadori che chiuderebbero sempre la bocca ai maligni calunniatori. – E quali sarebbero? – L’età
mia, la mia onestà. <pb
                        n="139"/>Così si andava la donzella disponendo ad un matrimonio platonico,
ed aveva già fra sè deliberato di fare al padre sentire la sua scelta. Ma Prudenzio essendosi
accorto del tradimento dell’amico, subitamente provvide d’impedirlo, e di sanar la fantasia
dell’ingannata figliuola. Per la qual cosa se n’andò in villa a trovare un suo vecchio amico, il cui
figliuolo, che leggiadrissimo era, aveva egli destinato per isposo della figlia: aperse a questo la
perfidia dell’amico, e gl’insegnò la lezione ch’egli dovea innanzi Sofia recitare per trarla
d’errore. Come costei si fu tra essi trovata, incontanente s’avvide che le massime di Celindo, che
così avea nome il giovane, non solamente erano di quella specie onde erano le sue, ma più sublimi
ancora. Perciocchè Celindo diceva: Non basta il credere che debba essere il nostro amore tutto
quanto spirituale, ma fa duopo sostenere che il vincolo del matrimonio rompe lo spiritual consorzio
dell’anime. – Voi siete errato, rispondeva Sofia; almeno, quanto a me, sento che sarei capace di
cosiffatta unione. – Ah! sclamò Celindo, se mi fosse dato trovare una donna di questi sentimenti,
cederei alle sospinte di un padre che tanto desidera di vedermi sposo: ma dove potrò rinvenire
un’anima così pura, così celeste, come è quella di Sofia? Quando Sofia l’udì così ragionare, tosto
le cadde in mente che il padre non avrebbe consentito alle sue nozze con Senandro per la disparità
degli anni, e che ella, sebben divenisse sposa di Celindo, potrebbe ancor vivere <pb n="140"/>ne’suoi spirituali principii. Vide inoltre che passava più perfetta consonanza tra i suoi
sentimenti e quelli di Celindo, e non tardò ad anteporlo a Senandro per vie più fortificarsi nella
platonica filosofia. Prudenzio ebbe cagione di compiacersi dell’avveduta sua condotta, e non indugiò
molto che egli potè trastullarsi con un bel nepote. </seg>
                  </seg>
                </seg>
              </seg>
            </ab>
          </div>
        </body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
