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        <title>La morte facile</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name> Alexandra Kolb</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Valentina Rauter</name>
          <resp>Editor</resp>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-12-19">19.12.2016</date>
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          <idno type="PID">o:mws-117-1145</idno>
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      <sourceDesc>
        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 377-380 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
          <biblScope type="vol">4</biblScope>
          <biblScope type="issue">67</biblScope>
          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
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        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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            <term xml:lang="de">Menschenbild</term>
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            <term xml:lang="es">Imagen de los Hombres</term>
            <term xml:lang="fr">Image de l’humanité</term>
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              rend="smallcaps">La morte facile</hi></head>
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<p
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                xml:id="FR.5"/> V<hi
                rend="smallcaps">ago</hi> di vedere a che termine possa lo spirito della religione discorrere, non ha molt’anni, alle Trappe io ne venni, dove tre giorni dimorai. Accadde che una notte fui desto per forza da una campana lugubre, il cui suono gagliardo, e nel circuito del chiostro raggirato, era ad udire fieramente pauroso. M’accorsi non essere quello il costumato segno che alle notturne orazioni que’devoti solitarii raunasse. Cercai dirivocare il sonno, ma la reiterazion di quel suono da capo me ‘l dissipò. All’ascoltar mi parea che tutto si movesse; un aprire e chiuder di porte, un andar di moltissima gente di su e di giù lungo la mia stanza, fece sì ch’io due volte mi levai a seder sopra il letto, ed apersi le cortine per porre orecchio: e due volte le richiusi, e mi ricorcai senza frutto. Scesi finalmente del letto a vedere che fosse, ed aperto l’uscio girai gli occhi su per l’andito del chiostro, e vidi frati coi cappucci andar l’uno secondo all’altro, e passando per una piccola corte entrarsene in chiesa. Ond’io uscii della mia camera per saperne il perchè.</p>
<p><pb
                n="378"/> “Il padre <persName corresp="SPI" key="Serafino" subtype="U"
                xml:id="PN.2">Serafino</persName> sta in <hi
                rend="italic">articulo mortis</hi>, mi disse il padre procuratore che per lo corridoio mi si parò innanzi. Secondo la regola dell’ordine nostro, egli è portato in chiesa sopra una bara coperta a cenere, per ivi in presenza de’suoi fratelli l’olio santo ricevere. Volentieri sarei a veder la santa funzione, diss’io, quando non fosse indiscreta la inchiesta. Voi potete, mi rispos’egli: entrate in tribuna, e vedrete tutto distintamente.”</p>
<p>Quindi vid’io cosa da movere non pietà solamente, ma pensieri assai gravi. Era in mezzo alla chiesa sopra dei giunchi a modo di graticcia conserti disteso un vecchio, col capo scuoperto e col viso pieno di morte, tranne le palpebre che forse due volte si apersero e si richiusero in un punto. Stavagli sopra il petto un crocifisso, ed egli con le debili mani se lo stringea. Gli era d’incontro da’piedi il priore, e gli altri frati inginocchioni tutti intorno intorno taciti e pensosi. E stati così alquanto, ruppe il silenzio il priore che disse al moribondo: “Confido io, o fratello, che la tua speranza starà salda nella divina misericordia.” Conciossiachè il voto di tacere non vada più oltre che al punto della morte, colui che moriva se ne potea tenere disciolto, e dire la sua speranza, e confortare i fratelli a non si muover dalla fede sino all’estremo; se non che la virtù della parola lo avea già abbandonato, per cui indarno fu ch’egli di far manifesto ciò che non potea parlar, si sforzasse. Provò ancora se potesse appressarsi alle labbra il crocifisso, ma da mezzo l’atto la morta man gli <pb
                n="379"/> ricadde; e quinci quest’uomo non fu altro che cadavere.</p>
<p>Mentre che que’solitarii, a capo chino, con le braccia al petto, passo passo se ne andavano, io di tribuna sceso, al mio dormitorio mi ritornai. Nè tutta la notte potei riprendere o sonno, o posa, o ristoro; sì m’avevano le vedute cose mossa la fantasia. Ma nondimeno con più riposato giudizio considerandole, non vi trovai per entro che un vecchio, il quale scarico d’una vita che i patimenti e la strettezza del suo ordine gli avevano aggrevata, aveva anzi compiuto di morire, che terminato di vivere; uscendo dal mondo al quale, già erano tanti anni, s’era egli tolto, e nel quale nessuno lasciava a cui della sua dipartita increscesse, o per amicizia dolesse. <milestone
                rend="closer" unit="AE"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>La morte non è circondata di terrore se non allor quando viene ad intimare il suo decreto all’uomo felice, e recide il consorzio d’amore e d’amistà. Essa è terribile quando le braccia dell’amorevole moglie fanno sostegno al capo di leale marito; quando costei gli asciuga la faccia che, per lo disfacimento della natura, suda freddo; quando gli occhi con gli occhi scontrandosi con un parlar taciturno le miserie dei travagliati cuori si fanno assapere. Terribile è pur la morte allora che la vedova madre si sente approssimata al suo segno, e antivede la sorte degli orfani figli i quali hanno a rimaner senza la sua guardia e senza il suo aiuto; allorchè li vede intorno al letto, che sopra lei gl’innocenti sguardi tengono fissi; e quando ella ne ha ricevuto il bacio e l’addio, pur con <pb
                n="380"/> i lagrimevoli occhi quello significandosi che per vivo sermone non potrebbono; allora sì fa paura la morte, e l’umanità perde animo e vigore all’aspetto ed all’assalto di questa universal vincitrice. <milestone
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discorrere, non ha molt’anni, alle Trappe io ne venni, dove tre giorni dimorai. Accadde che una
notte fui desto per forza da una campana lugubre, il cui suono gagliardo, e nel circuito del
chiostro raggirato, era ad udire fieramente pauroso. M’accorsi non essere quello il costumato segno
che alle notturne orazioni que’devoti solitarii raunasse. Cercai dirivocare il sonno, ma la
reiterazion di quel suono da capo me ‘l dissipò. All’ascoltar mi parea che tutto si movesse; un
aprire e chiuder di porte, un andar di moltissima gente di su e di giù lungo la mia stanza, fece sì
ch’io due volte mi levai a seder sopra il letto, ed apersi le cortine per porre orecchio: e due
volte le richiusi, e mi ricorcai senza frutto. Scesi finalmente del letto a vedere che fosse, ed
aperto l’uscio girai gli occhi su per l’andito del chiostro, e vidi frati coi cappucci andar l’uno
secondo all’altro, e passando per una piccola corte entrarsene in chiesa. Ond’io uscii della mia
camera per saperne il perchè. <pb
                        n="378"/>“Il padre Serafino sta in articulo mortis, mi disse il
padre procuratore che per lo corridoio mi si parò innanzi. Secondo la regola dell’ordine nostro,
egli è portato in chiesa sopra una bara coperta a cenere, per ivi in presenza de’suoi fratelli
l’olio santo ricevere. Volentieri sarei a veder la santa funzione, diss’io, quando non fosse
indiscreta la inchiesta. Voi potete, mi rispos’egli: entrate in tribuna, e vedrete tutto
distintamente.” Quindi vid’io cosa da movere non pietà solamente, ma pensieri assai gravi. Era in
mezzo alla chiesa sopra dei giunchi a modo di graticcia conserti disteso un vecchio, col capo
scuoperto e col viso pieno di morte, tranne le palpebre che forse due volte si apersero e si
richiusero in un punto. Stavagli sopra il petto un crocifisso, ed egli con le debili mani se lo
stringea. Gli era d’incontro da’piedi il priore, e gli altri frati inginocchioni tutti intorno
intorno taciti e pensosi. E stati così alquanto, ruppe il silenzio il priore che disse al moribondo:
“Confido io, o fratello, che la tua speranza starà salda nella divina misericordia.” Conciossiachè
il voto di tacere non vada più oltre che al punto della morte, colui che moriva se ne potea tenere
disciolto, e dire la sua speranza, e confortare i fratelli a non si muover dalla fede sino
all’estremo; se non che la virtù della parola lo avea già abbandonato, per cui indarno fu ch’egli di
far manifesto ciò che non potea parlar, si sforzasse. Provò ancora se potesse appressarsi alle
labbra il crocifisso, ma da mezzo l’atto la morta man gli <pb n="379"/>ricadde; e quinci quest’uomo
non fu altro che cadavere. Mentre che que’solitarii, a capo chino, con le braccia al petto, passo
passo se ne andavano, io di tribuna sceso, al mio dormitorio mi ritornai. Nè tutta la notte potei
riprendere o sonno, o posa, o ristoro; sì m’avevano le vedute cose mossa la fantasia. Ma nondimeno
con più riposato giudizio considerandole, non vi trovai per entro che un vecchio, il quale scarico
d’una vita che i patimenti e la strettezza del suo ordine gli avevano aggrevata, aveva anzi compiuto
di morire, che terminato di vivere; uscendo dal mondo al quale, già erano tanti anni, s’era egli
tolto, e nel quale nessuno lasciava a cui della sua dipartita increscesse, o per amicizia dolesse.
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                  </seg> La morte non è circondata di terrore se non allor quando viene ad intimare il suo decreto
all’uomo felice, e recide il consorzio d’amore e d’amistà. Essa è terribile quando le braccia
dell’amorevole moglie fanno sostegno al capo di leale marito; quando costei gli asciuga la faccia
che, per lo disfacimento della natura, suda freddo; quando gli occhi con gli occhi scontrandosi con
un parlar taciturno le miserie dei travagliati cuori si fanno assapere. Terribile è pur la morte
allora che la vedova madre si sente approssimata al suo segno, e antivede la sorte degli orfani
figli i quali hanno a rimaner senza la sua guardia e senza il suo aiuto; allorchè li vede intorno al
letto, che sopra lei gl’innocenti sguardi tengono fissi; e quando ella ne ha ricevuto il bacio e
l’addio, pur con <pb n="380"/>i lagrimevoli occhi quello significandosi che per vivo sermone non
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