Lo Spettatore italiano: La morale del vangelo
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La morale del vangelo
Zitat/Motto
L’Evangîle a des caracteres de verité si grands, si
frappans, si parfaitement inimitables, que l’inven
teur en seroit plus stonnant que le hèrosCosì grandi segnali di verità, così luminosi, così per
frappans, si parfaitement inimitables, que l’inven
teur en seroit plus stonnant que le hèros
(J. J. Rousseau~k).
Così grandi segnali di verità, così luminosi, così per
ogni parte inimitabili
nel Vangelo si scorgono, che
l’inventore saria più meraviglioso che il suo eroe.
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Dialog
Qual morale, disse Leonzio a Palemone, ci è data per l’Evangelio, che
non ci sia stata ancora dai chiarissimi moralisti così greci come romani mostrata? Non si può ben
pareggiare la morale de’filosofi con quella del Figliuol di Maria? Non è questo il sentimento,
rispose il savio Palemone, non solo di quelli che tengono la cristiana fede, ma di coloro eziandio i
quali sono di essa manifesti nemici. Cercate, dice l’uno de’suoi più famosi avversarii, cercate per
entro i libri de’filosofi che più fregio hanno e più magnificenza: quanto sono piccoli rispetto
all’Evangelio! Può egli essere che sì sublime libro e sapiente sia stato opera di uomo? E può egli
essere che colui onde è esso la storia, fosse un uomo e non più? E spirito è quello di alcuno
entusiastico, o di qualche ambizioso uomo di setta! Che mansuetudine, che semplicità ne’suoi
costumi! che piacevolezza ne’suoi ammaestramenti! che altezza nelle sue massime! che
profondità di sapienza ne’suoi parlari? che regno sopra le sue passioni! Ov’è l’uomo, ov’è il savio
il quale operare e patire e morire sappia senza debolezza e senza ostentazione? Descrivendo Platone
l’immaginato suo Giusto, vituperato con tutte le onte della colpa, e degno di tutto il pregio della
virtù, egli venne per punto a ritrarre Gesù: e tanto manifesta n’è la simiglianza, che i padri
l’hanno raffigurato tutti, e non vi si può prendere errore. E non converrebbe essere ingannato del
tutto e cieco, perchè altri ardisse il figlio di Sofronisca comparare al figliuol di Maria? Socrate,
dicono, rinvenne la morale; ma altri innanzi a lui praticaronla. Egli non fece più che dire ciò che
quelli avevano adoperato, e ridurre ad ammaestramenti i loro esempi. Per opposito nella sua patria,
onde apparò Cristo questa morale sì eccelsa e sì pura, della quale egli solo diede gli
ammaestramenti e l’esempio?”1 Oh! come santi ed
all’uomo idonei sono i comandamenti dell’Evangelio! Niuna sembianza hanno dell’alterezza di che
piene sono le regole de’filosofi e le dottrine, le quali altro alla gente non istillavano se non se
orgoglio, nè altro guidavan bene che l’apparenza, la quale potesse agli altieri lor seguaci
procacciar nominanza. L’evangelica legge tempera il cuore, ammenda i viziosi affetti, e l’uomo a
questo efficacemente reca, che egli diventa tale dentro di sè quale si par di fuori. I
filosofi, maestri delle superbe scienze, prometteano sapienza ai loro discepoli. O sapienza nel vero
quella che faceva in tutte le sue miserie rimaner l’uomo, nè in altro s’affaticava che nel farlo
apparere da molto agli occhi altrui! Quella che lavoro faticoso era dell’orgoglio e di vaghe
speculazioni e folli dell’intelletto! Vero senno dimorasi nell’osservar la legge evangelica: nè
solamente ai dotti ed agli altissimi ingegni ciò s’aspetta di ragione, ma è un patrimonio
de’semplici e grossi uomini, come de’più scienziati. È accomunato coi piccoli e coi grandi, coi
principi e coi suggetti, così coi Greci come con gli Sciti, tanto coi barbari quanto coi Romani e
coi popoli civili. E non pur le scienze e le dignità non danno in ciò più titolo, ma egli si
conviene farsi umili e piccoli a volere a questa sublime scienza pervenire, e discepolo esserne
compiuto. Consideriamo i comandamenti dell’Evangelio, e sentiremo che col cuore dell’uomo una
relazione hanno intrinseca; che regole sono essi composte sopra un profondo conoscimento di ciò che
dentro di noi si adopera; e che medicine contengono de’nostri segreti mali, e conforto ed aiuto alle
nostre buone disposizioni. Alla cristiana morale rendean questa lode eziandio que’Pagani ne’quali
non era spento appieno il lume del vero. Per forza conveniva loro ammirar la sapienza de’suoi
precetti, la necessità de’suoi divieti, la santità de’suoi consigli, e l’eccellenza di tutte quante
le regole sue. Mirabil cosa era ad essi il ravvisare nei ragionamenti di Cristo una filosofia molto
più sublime che nelle scuole di Roma e della Grecia: nè potevan vedere come avesse
conosciuti i doveri, gli appetiti e le disposizioni intime del cuore umano meglio il Figliuol di
Maria, che Platone e tutti i suoi consorti. Cerchisi addentro per li comandamenti dell’Evangelio, e
si conoscerà sensibilmente ancora nel cupo del cuor nostro che nulla cosa essi c’impongono, la quale
dirizzata non sia ed acconcia al vero bene dell’uomo; che alle razionali creature nulla cosa sta
meglio che mansuetudine, umanità, temperanza e tutt’altre virtù commendate nell’Evangelio; che le
passioni in quello vietate sono principio di tutte le nostre fatiche ed angosce; che secondo che
dalla sua regola ci dipartiamo, da noi si rimuove la pace del cuore; e che levando il Signore che
non debbano gli uomini lasciarsi trarre ai ferventi appetiti ed ai malvagi, ha voluto solamente
levare che essi non si commettano ai propri tiranni, e col farli suoi fedeli ha solo inteso di farli
beati.2 A volere l’Evangelio considerare per rispetto
alla civile società degli uomini, si ritrova che altra morale non è, la quale ad indurvi e fermarvi
felicità sia più convenevole. Buon principe è un vero cristiano, se Dio il trono gli destina; perchè
sa egli d’aver sopra di sè un monarca il quale giudica i re. Ancora è egli fedel suddito, come colui
che i suoi magistrati, i suoi principi, il suo re reputa ministri ed immagini di Dio
medesimo. Ancora è egli tenero padre, affettuoso marito, amico fidato, pietoso signore e servo
obbediente; perciocchè è egli certo che se non fornisce l’uno di questi doveri, egli offende Iddio
stesso; e qui vede inestimabili guiderdoni dall’una parte, e dall’altra pene inconsumabili essergli
poste. E chi le leggi evangeliche comparasse alle leggi che hanno date i più savi del mondo,
sforzato sarebbe a dover esclamare: Voce di Dio è questa, e non d’uomo! Oltre a tutto questo, la
prova che la morale evangelica è cosa santa, si fonda nell’esser ella sola quella che al generale
consorzio degli uomini si confaccia. La verace universal morale è l’Evangelio: da esso spira, da
esso è raccomandata una santa filantropia, la quale intende a recar tutti gli uomini ad un popolo di
fratelli. Maravigliosa dolcezza nella dottrina è infusa di Cristo, e di un nuovo e straordinario
sentimento di umanità sono tutte piene le sue parole; ma l’amore e la sollecitudine ch’egli ha alla
nostra natura, non è altrove più manifesto e più sensibile che nei comandamenti datici ad inviolato
servare fra noi il vincolo della fraternal carità. Vide egli quanta è la rabbia e il cruccio che gli
uomini suole contra il prossimo accendere; ed i furiosi odii e le crudelissime nimista che popoli e
nazioni l’un dall’altro dipartono: vide che per avervi dei fiumi o delle montagne che ne
disgiungano, mostra esserci di mente caduto che siam tutti quanti d’una stessa natura; la qual cosa
parturisce fra noi guerre eterne e discordie, non senza un orribile consumamento della
nostra specie, ed uno spargimento fierissimo di umano sangue. A rifrenare questi feroci e dispietati
impeti, ci rivocò Cristo alla nostra origine, argomentandosi di risuscitare nell’animo nostro quel
sentimento di compassione e di tenerezza che ci è stato per la natura messo a pro de’nostri simili,
quando li veggiamo in tribulazione; per lo qual sentimento ha egli a noi dimostrato niun uomo potere
ad altro esser forestiero; e se le naturali disposizioni non avessimo al tutto corrotte, di leggieri
noi sentiremmo che vicini ci siamo tutti ed assai strettamente. Alla presenza di Dio c’insegna egli
che non è Barbaro, nè Greco, nè Romano, nè Scita: e con più efficaci considerazioni afforzando egli
i sentimenti della natura, ci fa apprendere che tutti in alto cielo abbiamo una istessa città, ed in
terra tutti un istesso consorzio; che noi siamo una nazione tutti quanti insieme ed un popolo, i
quali è mestieri viver e servare gli stessi costumi secondo il Vangelo, sotto un Signore medesimo il
quale è Dio, e sotto un general dator di legge il quale è Gesù Cristo.Ma conciossiachè discordia e
malvolere non pure i popoli, ma li cittadini turbi e inasprisca, e le famiglie ancora distrugga; e
gli uni verso gli altri non solamente nemici, ma siamo eziandio orsi e leoni; quante ragioni ha egli
allegate perchè si rappaciassero gli uomini e rabbracciassero? Con che forza ne sospinge a dover
vivere ad amici ed a fratelli? E sapendo egli la religione quanto sopra noi abbia di virtù, l’ha egli ordinata e stabilita per la riconciliazione del genere umano; e quei vincoli ha
egli e que’nodi fra noi stretti per li quali a Dio siamo congiunti; e per fondamental precetto pose,
non siedere religione nel solamente Iddio onorare, ma nell’amare eziandio i nostri simili. Procede
ancora più oltre Gesù Cristo, e dice così:
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Voglio io la vostra
amicizia essere tanto salda, che rompere non si possa per ingiurie. Adunque mitigate i vostri nemici
con la dolcezza, anzichè con violenza ripercuoterli: temperate gl’ingiusti loro trascorrimenti,
invece di pungerli voi pure e crucciarli più. Or se la superbia e l’aspra selvatichezza della natura
nostra lasciasse que questi santissimi consigli generalmente accolti fossero ed usati, chi non
intende che più sarebbero per questa moderazione raumiliati i più orgogliosi petti e i più fieri, e
que forse non saria pur noto il nome d’inimicizia in su la terra, la quale di pace albergo sarebbe e
di felicità?3
