Lo Spettatore italiano: Le rimembranze
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Le rimembranze
Zitat/Motto
Conscientia bene actae vitae, multorumque benefac
torum recordatio jucundissima estMolto è gioconda cosa il saper d’esser ben vivuto, e
torum recordatio jucundissima est
(Cicer~k. De Sen.).
Molto è gioconda cosa il saper d’esser ben vivuto, e
il membrare assai lodevoli
azioni.
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Rari sono coloro, diceva il saggio Eudosio, che in riandando i primi
anni della lor vita non siano dolcemente commossi: imperciocchè è dolce il richiamarsi alla mente
gl’innocenti giuochi dell’infanzia, i suoi passeggieri affanni e i caldi desii; nè altro argomento
con tanto diletto c’intertiene, quanto le piccole vicende della scuola e del collegio ne fanno. E
quale è quel vecchio che non rivolga l’animo, con senso frammisto di compiacenza e di pena,
quando egli era fiorito in volto, ardito in cuore, destro e aitante della persona? La
rimembranza fa grate eziandio le cose di poco momento; e quelle stesse avventure della nostra
giovinezza che poco o nulla ci calsero, tornano al pensiero siccome importanti, e ne toccano il
cuore. Uomini dello stesso paese, che appena si sono conosciuti di vista, se a caso insieme
s’avvengono in regione straniera, ben tosto s’affratellano e stringonsi in amicizia. Così interviene
che alcuni oggetti, a’quali quando erano presenti non avevamo mai posto mente,
acquistano poi merito e valore nel rammemorarli. Le canzoni che nella nostra fanciullezza udimmo
cantare; il ruscelletto, sulle cui fiorite sponde andavamci a diporto; le ruine stesse di un
edificio già stato per noi visto quasi che intero: queste ed altrettali memorie sono ripiene di un
sentimento di tenerezza e di melanconia, innanzi al quale i piaceri e le cure ambiziose scompaiono e
si disperdono. Dolce è la stessa ricordanza de’mali sofferti; ed osserva il romano Oratore che le
vicende più acerbe e dolorose onde travagliati siamo, in dolce diletto convertonsi, allorchè sono
passate.
Nota un filosofo, che niuno nelle sue vuote immaginazioni è malvagio: e non potrebbesi dire
egualmente che ciascuno nelle sue rimembranze si è buono? E nel vero noi non ricordiamo con
particolar compiacenza se non se onorati fatti, piaceri innocenti e lodevoli avvisi. Ma
se vogliam esser sicuri di molti avere di tali contenti, conviene ripensare ognora che a ciascuna
azion nostra una rimembranza o dolce od amara è congiunta. Così fatto pensiero sarebbe la regola
migliore per tutta la vita, imperciocchè attenti e solleciti ci renderebbe a compiere i nostri
officii, e a schivare ogni cagione di affanni e di rimordimenti. Quelli che hanno perduto i loro più
cari, ben sanno di quanto peso allor siano le più tenui memorie; avvegnachè una parola un poco
aspra, un breve mal umore verso di essi mentre vivevano, ci travagliano, come farebbono delitti
gravissimi; e se la morte ha tolto il riparare alle nostre mancanze, esse ci perseguono senza posa.
Si darebbe talvolta quanto si ha di caro al mondo, per risarcire i torti onde abbiam potuto
offendere quelli che più per noi non esistono. Questa considerazione che dalle rimembranze la sorte
dipende di nostra vita, varrebbe altresì ad infrenare quegli inquieti e maligni affetti i quali così
il nostro come l’altrui riposo perturbano. Chi mai ha cuore sì duro da conservare l’odio del suo
nemico eziandio oltre il sepolcro? La ricordanza dei contrasti anche giusti avuti cogli estinti
offresi a un animo gentile con qualche rimprovero onde sentesi accusato. Nulla tanto amareggia la
vita d’un onest’uomo, quanto il ricordarsi del male da esso operato, anche coll’intenzione di fare
il bene, non sapendo egli darsi pace d’essere stato ingannato. Quegli che virtuosamente operò,
rinviene più di felicità nelle sue rimembranze, che il malvagio tra tutti i favori della fortuna.
In questa età mia, continuò il vecchio Eudosio, sono soprattutto dolci e care le
rimembranze, imperciocchè in esse sta allora la nostra felicità, e quasi direi tutto il viver
nostro. Privi di forza e vigore, inetti ad operare, ogni nostro piacere è riposto nel richiamare al
pensiero i preteriti diletti, le avventure della giovinezza, e quegli avvenimenti dei quali o parte
o testimoni noi fummo. Allorchè ci avviciniamo al termine della vita, vano è lo sperare che avvenga
cosa di grande rilievo in pro nostro, e troppo tardi giungono per noi le vicende del mondo. Così
senza la speranza dell’avvenire, senza la contentezza del presente, ci è forza volgere lo sguardo al
passato, e raccogliere colla memoria quanto havvi di lieto e consolante. Felici coloro i quali di
grate ricordanze hanno fatto tesoro che basti ai bisogni di quella età in cui fa duopo pascersi
delle cose già acquistate! In questa guisa passano lietamente i giorni estremi. Nella gioventù,
sebbene travagliata ella sia, la speranza di miglior fortuna ne porge conforto, ed anche fra vizi si
acqueta la coscienza colla intenzione di pentirsi. Ma nella vecchiaia la vita non ha più che
prometterci: la felicità non può nascere che dalle nostre rimembranze, e queste non ci derivano
liete e soavi che dalla sola virtù.
Zitat/Motto
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Zitat/Motto
Al dolce tempo della prima etade,
Petr.
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Exemplum
E così Enea, confortando i suoi compagni, dice loro: Che la
rimembranza dei durati affanni sarà un giorno ad essi grata e soave. I quai detti quanto sian veri,
ben coloro il sanno che ebbero con vecchi militari dimestichezza: conciossiachè i combattimenti, gli
assedii e i perigli d’ogni sorte, che nello scontro delle armi aveangli per avventura di spavento
riempiuti, offrono lor poi larga materia di conversazione e di piacere per tutto il resto del viver
loro. E finalmente i sofferti mali, quando nè colpa nostra ce li recò, nè rimproverar ci possono di
viltà o di delitti, tale piacere in rimembrarli ne porgono, che altri pochi diletti fanno
altrettanto.
