Lo Spettatore italiano: Gli antichi ed i moderni
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Ebene 1
Gli antichi ed i moderni
Zitat/Motto
A chi difendesse, gli antichi essere stati vinti dai mo
derni, si può rispondere come Clito ad Alessandro:
Vinceste, ma con la gente di vostro padre. . . . . . L’onor tuo mia gloria fia;
derni, si può rispondere come Clito ad Alessandro:
Vinceste, ma con la gente di vostro padre
(Anon.).
. . . . . . L’onor tuo mia gloria fia;
E se sol dir vorrai che m’hai
seguíto,
O ch’io vinca, o ch’io perda, è gloria mia.
Ebene 2
Ebene 3
Dialog
Pastorini.~k Quantunque, Noviello dicea, viva peranche la
quistione degli antichi e de’moderni, si principia però a vedere quanto quest’esagerata stima per
l’antichità ci nuocesse e ci ritraesse dall’emulazione; e si viene omai a trovare che noi in
parecchie cose stiamo superiori agli antichi. Ma un oltraggioso disprezzo, rispondea Veterone, è più
pernicioso, mentre fomenta l’ignoranza. In opera di umane lettere e di buone arti, i nostri maggiori
pervennero al termine di perfezione, e per conseguente in questo non possono da noi essere superati;
e se lecito è parlar vero, io non so se in alcuna provincia li potremmo noi almeno pareggiare,
mancandoci quello di che essi avean copia, idioma largo e sonante, ragione soave e temperata,
campagne gioconde ed ubertose, non che ordini e discipline a perfezionare le naturali facoltà
acconcissimi. Noviello~k Malgrado di questi innegabili vantaggi, per li quali e nelle
lettere e nelle arti belle gli antichi hanno il primato, io giudico non ci mancar punti nei quali
gli abbiamo almeno uguagliati, come sarebbe nella drammatica poesia. Comunque grandi sieno le
bellezze di Sofocle e d’Euripide, io credo che i tragici francesi gli abbian superati. Veterone~k E
quando mai fu lecito riputar le copie più che gli originali? Noviello~k Non mai, certo; Ebene 4
Exemplum
ma Cornelio, Racine e Voltaire sono anche nell’imitazione originali;
senza che, bellezze hanno a gran dovizia, da loro solamente partorite. Nell’arte poi della commedia
chi non riconosce i moderni migliori degli antichi? Aristofane, Plauto, Terenzio appena possono
stare a rimpetto di Moliere; il quale non contento, come gli antichi, di ritrarre comuni ed
ordinarii caratteri, investigò le innumerevoli varietà della specie umana, ne ritrovò le minime
differenze, e sì vive le espresse che scuotono. E comechè in tutte ci sia novità, verisimiglianza
non manca lor mai. Nè per la sola commedia mi par che noi abbiamo sopravanzati gli antichi, ma in
tutt’altro che intorno alla dipintura de’costumi aggirasi per via di scherzo e di ridicolo. E nel
genere satirico, mettere Ariosto, Boileau e Pope a paro d’Orazio e Giovenale non mi faria paura; nè
veggo qual modello della Secchia rapita, del Leggío, e del Riccio rapito fosse appresso gli antichi, avvegnachè la Batrocomiomachía, ad Omero assegnata, non si può tenere per
esemplare di queste opere meravigliose. Se si tratta di profondamente conoscere l’umana natura,
Montaigne, La Bruyere e Addisson hanno ben sormontato Teofrasto: e non so qual degli antichi si
potesse alle immortali opere di Boccaccio, di Cervantes, di Swift, di Fielding, di Richardson, di Le
Sage, di Voltaire, di Montesquieu e di Rousseau comparare, non che a tanti altri scrittori, i quali
con una soave riprension dei costumi dipingendo al vivo il naturale stato degli uomini, li
condussero ai doveri della società.
Veterone~k È il vero: ma se i moderni hanno questa maggioranza, ne sappian grado ai progressi
dell’arte sociale che tanto si è avanzata; vantaggi de’quali eran privi gli antichi. E come che
Longino estimi cura della sublimità le democrazie, perchè i sommi ingegni così greci come romani
nelle repubbliche sfavillassero; nulladimeno le monarchie e le Corti sono più atte ad aumentar la
civiltà e il conversare: queste radunando gli uomini più sovente è ravvicinando gli individui d’ambo
i sessi, hanno così prestato più occasioni di manifestar l’indole, e reso più facile agli attenti
osservatori di poter tratteggiarla scrivendo. Avvi un genere che appartiene alle belle lettere, e
nel quale sono rimasti i moderni inferiori agli antichi, quantunque sembra che avrebbero potuto
uguagliarli: questo è la storia. Ma non vi dovrebbe esser ignota l’opinione, alla
vostra contraria, che famosi critici portano su questo; poichè Bolinbrocke antepone il Guicciardini
a Tucidide. Pure lieve cosa sarebbe a pacificar questa quistione: perciocchè se gli antichi storici
si hanno a pregiar come scrittori ed oratori, hanno perduto i moderni, non si potendo negare che per
eloquenza e per ingegno in ritrarre ogni diverso carattere ed in mostrar magnifiche dipinture
all’immaginazione, Tucidide, Senofonte, Plutarco, Sallustio, Tacito, e sopra tutti Tito Livio, hanno
vinto Machiavelli. Guicciardini, Vertot, Voltaire, Hume e Roberston: ma se l’istoria non tanto a
dilettare, quanto ad ammaestrar dee guardare; se suo debito è dimostrare l’origine, i progressi e il
dicadimento degl’imperi, dei costumi e delle arti, si può senza dubbio affermare, la storia adempier
molto meglio il suo officio nel modo con cui è trattata per li moderni scrittori, i quali molto
meglio degli antichi possiedono l’arte della critica, lo spirito filosofico, l’amore dell’umanità.
Si leggono con diletto gli scrittori che d’oratorie bellezze son pieni, e che ci rammentano come un
tempo l’istoria era messa in versi; ma se si leggono per istruirsi, non si ottiene l’intento, perchè
sono imperfetti, e mancano di critica, e però di verità. Se i nostri sono risaliti alla cognizione
degli antichi e celebri popoli, quanti studi non è loro abbisognato di fare, quante investigazioni,
quante fatiche non è loro costato! e con tutto questo è tuttavia scura ed incerta quella storia
tanto, che noi, come fra l’ombre, vi andiam tentoni; il che non avverrebbe se gli
antichi l’avessero come filosofi, non come oratori, narrata. Veterone~k Io difendo gli antichi
storici, come più buoni scrittori, ma non niego essersi per noi maggior fatto il genere della
storia; e ne rinvengo le cause non solo negli ingegni filosofici, ma nei grandi avvenimenti che più
presso alla civiltà ci hanno portati, quali sono la propagazione del cristianesimo, la scoperta del
Nuovo Mondo, l’avanzamento della navigazione e del commercio, il dritto delle genti e la stampa;
cosicchè i moderni certamente signoreggiano in tutto ciò che viene a perfezione per via di
cognizioni: ma gli antichi sono ancor nostri esempi e nostri maestri in fatto di arti che
dell’immaginativa son figlie. Di fatti volendo esaminar quell’una delle belle arti che, come nata
dal bisogno, è verisimilmente più vecchia, cioè l’architettura, vi hanno eglino i nostri ritrovato
quello che non vi trovaron gli antichi, o si sono un sol passo innoltrati verso la perfezion di
quella? Non si vede edificio ben fabbricato che non sia conforme ai cinque ordini, secondo che gli
antichi costituirono, nè mai se n’è avuto il sesto che per sodezza, per consonanza e per beltà possa
lor contrapporsi. Dalle ruine di tanti monumenti, di anfiteatri, di tempii, di colonne e di archi
trionfali non si può ricogliere pienamente così la grandezza degli antichi, come la perfezion di lor
arte? La maggioranza loro nella scultura è manifestissima, nè mai cadde in pensier
d’uomo di contraddirla. Ed i segni che di quello ci sono rimasi, ci fanno argomentare che essi anche
nella pittura ci superavano; perciocchè, se niente inferisce l’analogia, ci dovremo accordare che
gli antichi così ben dipingessero, come scolpivano, posciachè la proporzion del disegno e la forza
dell’espressione sono di quell’arte l’anima e l’essenza. Noviello~k Io concedo, i Greci in opera di
pennello esserci stati superiori per lo genio; ma paragonando i mezzi ch’essi v’aveano con quelli
de’moderni, è da pensare che questi si siano a più alta perfezione levati; perciocchè quelli usavano
quattro colori solamente, per cui non dovetter aver molto eccellente l’arte delle mezze-tinte e
de’chiari-oscuri; senza che, quella della prospettiva molto imperfettamente dovea esser da lor
posseduta, come pare ad alcuni. Veterone~k A voler saviamente giudicare della pittorica scienza
degli antichi, bisognerebbe veder quadri de’lor più buoni artisti: ma perchè di tanto avanzarci non
possiamo sperare, la disputa resterà sempre intra due; siccome addiviene della lor musica, che tra
loro fu arte pregiata e studiata assai, della quale, per non ce ne essere rimase opere che
mostrassero i loro progressi, non si potrà mai formare opinione. Noviello~k Voi non ignorate che
parere è dei più rinomati critici, gli antichi non aver saputo il contrappunto: si può
dunque senza fallo reputare, essersi per li moderni a molta perfezione condotte tutte quelle arti
che di scienza sono capaci: volli dire le più delle arti vive, molte delle quali erano agli antichi
totalmente ignote; per la qual cosa, se molti profittevoli segreti loro si sono smarriti, molti
vantaggiosi ritrovamenti si deggiono ai moderni. E non son questi maggiori che quelli, per
l’invenzion della stampa, dell’incisione e dell’arte di fabbricare gli orologi, gli specchi, e
d’altre arti nuove? Non istarò grande spazio a provar nostra maggioranza parimente nelle scienze,
della quale nè si può dubitar punto; e se punto si dubitasse, si riandino i ritrovamenti infiniti
delle matematiche, dell’astronomia, della naturale istoria, della notomia, della chimica, della
fisica, per accertarci che gli antichi nè la possibilità pure ne suspicarono. Ma non è già da
comparar gli antichi coi moderni sotto il solo aspetto di scienze e d’arti; havvi un aspetto di
maggior momento, quale è mettere attenzione su l’arte sociale, su la legislazione, su la politica e
su la morale. Io so che gli antichi commendavano una più alta antichità; so che dall’età d’argento,
che succedè a quella d’oro, si fan lagnanze sull’umana degenerazione, e che sempre gli uomini han
preteso il tempo passato valer meglio del presente. Ma quantunque maraviglia facciano le magnifiche
cose per gli antichi fatte, e la sapienza delle lor leggi e dei loro precetti, e gli esempi
lasciatici delle loro straordinarie virtù, sconcio pur sarebbe tenerli anche in questo
da più che i moderni, e si daria mal giudizio della religione e della politica loro. Di quale
potenza dovea essere religion tale, che per divini esempi ogni malfare autenticava? Quale
impedimento a passare in civiltà non dovea essere quella politica, massimamente de’Romani, che
mettea gli uomini in istato di guerra fra loro continuamente? Quindi procede che il diritto delle
genti era appena noto; quindi la schiavitù, conseguenza della guerra, contro della quale alcun
filosofo mai si levò; quindi i giuochi de’gladiatori. Ma ciò che principalmente distingue i moderni
dagli antichi, si è che questi non ebbero alcuna idea di quel sentimento di filantropia universale
che fa non altramente che una famiglia riguardare tutto il genere umano. Invece di ricevere come
fratelli gli stranieri, essi gli proscrivevano come nemici naturali, sotto il nome di Barbari.
L’educazione contribuiva piuttosto a indurare i cuori, che a renderli sensibili. Così gli antichi
non conobbero mai quella delicatezza di sentimento che perfezionamento si può chiamare dell’umanità.
L’ambizione, che aspira a soggiogar tutte altre passioni, generalmente non facea studiare agli
uomini che politica e guerra: di modo che non furono loro noti quei riguardi pieni di rispetto per
il bel sesso, quella deferenza per cui si dirozzano i costumi, si addolcisce l’indole, e sovente
formasi il ben essere de’mortali. Veterone~k Non vi contrasto che gran passi verso la civilizzazione
si sien fatti per noi; ma non vi dimenticate che con tutta la nostra filantropia e le
nostre cognizioni, dal farnetico della religione e della politica nascono ogni dì guerre e
proscrizioni; che il despotismo avvilisce ancora e degrada molte delle nazioni d’Europa; che
l’abbominevole commercio de’Negri alimenta discordie in una region del mondo, per popolare un’altra
di schiavi; e non vi fugga dal pensiero che non sono più rade le nostre che le antiche guerre, ma
che in noi sono comunemente più disoneste le cagioni, poichè un sozzo interesse è quello che fa
spargere l’uman sangue.
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Dialog
Pastorini.~k
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Exemplum
ma Cornelio, Racine e Voltaire sono anche nell’imitazione originali;
senza che, bellezze hanno a gran dovizia, da loro solamente partorite. Nell’arte poi della commedia
chi non riconosce i moderni migliori degli antichi? Aristofane, Plauto, Terenzio appena possono
stare a rimpetto di Moliere; il quale non contento, come gli antichi, di ritrarre comuni ed
ordinarii caratteri, investigò le innumerevoli varietà della specie umana, ne ritrovò le minime
differenze, e sì vive le espresse che scuotono. E comechè in tutte ci sia novità, verisimiglianza
non manca lor mai. Nè per la sola commedia mi par che noi abbiamo sopravanzati gli antichi, ma in
tutt’altro che intorno alla dipintura de’costumi aggirasi per via di scherzo e di ridicolo. E nel
genere satirico, mettere Ariosto, Boileau e Pope a paro d’Orazio e Giovenale non mi faria paura; nè
veggo qual modello della Secchia rapita, del Leggío, e del Riccio rapito fosse appresso gli antichi, avvegnachè la Batrocomiomachía, ad Omero assegnata, non si può tenere per
esemplare di queste opere meravigliose. Se si tratta di profondamente conoscere l’umana natura,
Montaigne, La Bruyere e Addisson hanno ben sormontato Teofrasto: e non so qual degli antichi si
potesse alle immortali opere di Boccaccio, di Cervantes, di Swift, di Fielding, di Richardson, di Le
Sage, di Voltaire, di Montesquieu e di Rousseau comparare, non che a tanti altri scrittori, i quali
con una soave riprension dei costumi dipingendo al vivo il naturale stato degli uomini, li
condussero ai doveri della società.
