Lo Spettatore italiano: L’asino vendicato
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L’asino vendicato
Zitat/Motto
Pourquoi toni de mépris pour cet animal si bon, si
patient, si sobre, si utile? Les hommes méprise
roient-ils jusque dans les animaux ceux qui les
servent trop bien, et à trop peu de frais?Che vuol dir questo, che così buona e paziente bestia,
patient, si sobre, si utile? Les hommes méprise
roient-ils jusque dans les animaux ceux qui les
servent trop bien, et à trop peu de frais?
(Buffon~k, His. nat.)
Che vuol dir questo, che così buona e paziente bestia,
e così sobria ed utile,
abbiamo in dispregio? Adun
que gli uomini eziandio nelle bestie vogliono quelle
spregiare
che meglio e con minor dispendio lor ser
vono?
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Ragionavami Eugenio della grandissima opinione che Sterne avea
dell’asino; e, Come che io, soggiungeva egli, non gli abbia mai dato mangiare fusti amari di
carcioffi, o cose inzuccherate, nè mai per ventura con questo buon animale mi sia caduto in acconcio
di dover favellare1; nondimeno all’umile sua
natura porto tanto onore, che quando odo compararlo alle più vili persone della nostra specie, me ne
rincresce senza misura. È in alcun uomo milensaggine e sciocchezza? adunque è egli detto stupido e
sciocco a modo dell’asino. È egli ignorante, neghittoso e sozzo? adunque, acciocchè meglio sia
distinta la sua qualità, è assomigliato all’asino. Ma perchè tanto dispregio di così paziente e così
buona bestia, e di così utile? Certamente colui che la biasima per isciocca, fa chiaro
argomento ch’egli non sia ben savio: o manifesta almeno la sua ignoranza, come quegli che dei pregi
e delle doti onde è questo animale fornito, niente conosce. È noto quanta affezione abbia l’asino al
suo signore, non ostante che molti non la meritino. Egli di lontano il sente, e da tutte le altre
persone il discerne; e se lo smarrisce, egli ne va per lui, e d’altro non gli cale. Egli ama pure i
suoi figli sommamente; e Plinio afferma che la madre se fosse dal suo asinello dipartita, salterebbe
per entro le fiamme a riaverlo. Convien che Sterne abbia ottimamente di questo animale conosciuto
l’accorgimento, l’affetto e le altre virtù. A chi non ricorda del pietoso dolore che quel povero
vecchiarello, di cui egli racconta nel Viaggio sentimentale, ebbe della morte del suo asino, stato
sempre suo compagno ed amico?
Ahi! povero animale! come sei crudelmente oppresso, e con qual pazienza, e, dirò anche, con
qual costanza il sostieni! E questa dolcezza imperturbabile che ti fa tanti e sì continui affanni
durare, è chiamata stupefazione! Tu non dimandi alcuna cura, ed a pena ti si lasciano pascere l’erbe
che dagli altri animali schifate sono. Povero animale! tu sei beffato, vilipeso e
battuto ancora per via di sollazzo. Or non sei tu la compagnia dell’uomo, come è il cavallo? e non
sei tu ancor, più ch’egli, compagno, amico e sovvenitore de’poverelli? E perchè dunque sei tu
trattato con tanta crudeltà e con tanta ingratitudine? Gli antichi, che più di noi procedevano con
la natura, non portavano sì torta opinione di una bestia così bisognevole all’uomo. E qui lasciando
di fare una mostra di erudizione che nulla monterebbe, racconterò solamente dell’Asino sagro di
Atene. Essendo egli divenuto vecchio a carreggiar materia da edificare un tempio, fu renduto una
cosa sagra; e fugli per lo Comune donata una provvisione, acciocchè tutto il tempo che gli avanzava
della vita, non avesse più a faticare. Ma tanto era quest’asino amante della fatica, che ogni dì si
metteva innanzi a quelli i quali erano stati posti al suo ufficio, ed era lor guida. E così l’ozio
che egli aveva avuto per guiderdone, era da lui rifiutato. Niuna bestia fatica quanto l’asino, il
quale è incolpato di pigrizia solamente da chi lo carica e lo malmena senza discrezione e senza
misericordia. Conciossiachè egli non pur non ricusi, ma ancora volentieri e di forza lavori, sol che
non sia adoperato oltre la sua possibilità.
Seguitino adesso gl’indiscreti ed i malvoglienti a vituperare ed abbassare quest’eccelente
animale. Il gracchiar loro nulla toglierà ai tanti pregi di lui; e dovrà dirsi che la più grande
sciagura di coloro che a lui comparati sono, è quella di non essere a lui simiglianti. Che se alcuna
delle qualità pur ne possedessero, lungi dall’essere avuti in dispregio ed a scherno, sarebbero ben
reputati generalmente ed onorati.
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Fremdportrait
Quello che sopra tutto deprime l’asino, è il paragone di lui che si fa
col cavallo. Ma se fosse considerato l’asino per sè, e se le bontà della sua specie fossero tutte
conosciute, chi in sul dare sentenza fra questi due animali non istarebbe in forse? Della figura
dell’asino si ride, ed ammirasi quella del cavallo, il quale è tenuto nel regno animale per un capo
d’opera della natura.
Ha egli le zampe più che il cavallo snelle e pulite, l’andar più sicuro, più delicato e
perfetto l’odorato e l’udito. Per rispetto alla grandezza del suo corpo, è egli
similmente più forte, e quello che porta maggior soma degli altri animali, e più lontano. Nella
quantità, come nella qualità dei cibi, egli è più sobrio e più temperato che il cavallo, e nel
beveraggio è egli più schivo e delicato, perocchè non si disseta che ad acqua chiara e di fontana a
lui nota. Ha l’asino sopra il cavallo ancora questo vantaggio, che il suo odor non pute, nè
dispiace. È egli di più sana e miglior complessione; e si deduce dal latte d’asina che per ispezial
rimedio alle disperate malattie si adopera. Mentre che è giovine l’asino, è gaio, festevole e
leggiero; le quali cose tiene egli dalla natura, e le palesa solamente in istato di libertà; ma il
mal governo che n’è fatto, ancora più che il servire, in piccolo spazio di tempo glie le toglie. Il
cavallo molto riceve dall’educazione, laddove l’asino, senza mai venire acquistando, va sempre
perdendo. Che egli possiede di natura moltissime qualità buone, è dimostrato per questo, che ne
ritiene molte, malgrado de’trattamenti a lui usati, i quali dovrebbero al tutto estinguerle; ma, per
sua mala ventura, le qualità ch’egli conserva, sono utili e da pregiare, non appariscenti nè vane.
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Zitat/Motto
“Sconcio giudizio! dice Buffon. Non pensa la gente che al mondo, se
non fossero cavalli, sarebbe l’asino, e per proprio merito e per nostra opinione, il primo, il più
bello e il meglio formato e il più nobile degli animali.”
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Exemplum
Mi sarà sempre di piacevole rimembranza l’asino che io ho veduto in
Carrisburgh nell’isola di Whight, lo cui servigio era di attinger acqua, per una larga ruota, da un
pozzo cavato dai Romani. Egli era sì docile e mansueto, che dall’un capo all’altro di
un grandissimo campo correva al padrone, quando era chiamato. E se il padrona voleva che egli
attingesse acqua, gli diceva: Tom, ho bisogno dell’acqua; va, caro amico, entra nella ruota. Tom
incontanente obbediva con tanta destrezza, che era una meraviglia a riguardare. Per certo egli avrà
saputo il determinato numero delle volte che la ruota doveva fare; perciocchè come la secchia era
salita alla bocca del pozzo, così egli si fermava. E poi sporgeva il capo, come se avesse voluto
significare al padrone ch’aveva fornito il suo servigio, e che si poteva omai vôtare la secchia. La
qual cosa acciocchè più leggiermente si potesse fare, egli ad un tempo o innanzi o indietro faceva
un cotal movimento con molta leggiadria. Era assai dilettevole a vedere con quant’ordine e misura
adempieva egli il suo dovere, ed io non so se ad una ragionevole creatura sarebbe meglio venuto ciò
fatto.
1Vedi Viaggio sentimentale di Sterne.
