Lo Spettatore italiano: La pugna de’galli
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Ebene 1
La pugna de’galli
Zitat/Motto
Eone es
ferox, quia habes imperium in belluas? Terent.~k
Se’ tu sì fiero, perchè a bestie imperi?
Ebene 2
Dilettevole mi è sempre stato il considerare il gallo: quella cresta
regale in fronte, quella coda risagliente in su ‘l dorso, quelle penne a più colori, quel pettoruto
procedere lo rendono il più appariscente di tutti i domestici animali. Godo assai di vederlo nel suo
serraglio, in mezzo alle sue suddite, o moglieri che vogliam dire, delle quali ei prende tutta la
guardia e la cura, ed alle quali tutto il suo ben vuole. Non so qual forza il muova ed instighi; ma
egli governa come un diritto ed umano signore; imperocchè se s’accorge che gallina brami suo cibo,
ei glielo lascia, e se ne astiene; ed a faro altrui la sua dominazion sentire, disdegna usar la
forza, quasi alcun grande ammaestramento porgendo all’uomo, a cui vuol mostrare non essere i men
forti da malmenare, per la ragione stessa che siamo i più forti. E comechè focosissimo sia ne’suoi
appetiti, il gallo sembra più temere la compagnia d’altrui che desiderare la signoria; onde che
geloso è senza modo, ma si lascia alla gelosia rapir contro i rivali, non contro le sue amorose e dilette: per la qual cosa diviene in lui lo spirito della gelosia benigno e ragionevole
più che non par nell’uomo. La natural nimistà la quale è da gallo a gallo, da altrui attizzata e
inasprita, porge al talento anche di civili popoli gradito spettacolo di combattimento. Antico è, e
da’Greci ebbe principio questo fiero sollazzo: e primieramente in Atene la zuffa de’galli fu un
istituto che sentiva di religione e di politica; ed i Romani, imitando i Greci, se lo abbracciarono:
ma perciocchè il fecero nel decadimento di Grecia, quando già l’utilità di questo istituto era
spenta, fu egli tra essi solamente un piacer popolare e senza argomento. Di lontana antichità è la
battaglia de’galli fra’Cinesi, Malani e Persiani, ed alcuni barbari d’America. Si vorrebbe sbandire
e rilegare presso genti rozze e feroci che nulla hanno a fare co’dolci e puliti costumi d’Europa. Ma
sono nondimeno i contrasti de’galli una vaghezza d’uno de’popoli più fiorenti ed orrevoli: io dico
degl’Inglesi, i quali, non sa quanta passione portino a tal maniera di spettacoli, chi tra loro non
è stato mai, nè a quei ridicoli torneamenti è mai intervenuto.
Così sono le zuffe fatte a solo a solo de’galli, e questo è de’giuochi di tal genere il più
usitato; nè mai trovato mi sono alla pugna reale e alla gallese, le quali sono ancora più spietate.
Nella reale si pone in arena una quantità senza conto di galli, de’quali l’un che sopra tutti quanti
vivo rimane, come vincitore, se n’ha il premio. Nella gallese escono in campo quante paia di tai
polli si vogliono, e i vincitori di ciascuna coppia commettono a vicenda tra lor la battaglia, fin
che uno solo abbia vinti tutti. Dalla gallomachia introdotta e ricevuta in Inghilterra discorse
l’uso di questi varii combattimenti: ma per commendarne il trovatore, conviene essere accostumato ai
sanguinosi diletti.
Ebene 3
Exemplum
Sola una fiata incappai a veder la tenzone de’galli; e troppo schifo
mi venne di quel crudo intertenimento, il quale non mi mosse ad altro che a ribrezzo e compassione.
In prima mi disgustò la sconcia guisa onde questi uccelli già speciosi erano deformati;
conciofossechè quella gran coda lunata, con cui tanto paoneggiano, fosse lor fieramente scorciata,
sì che avea sembianza di quella degli struzzi; e col capo senza la corona n’andassero
sì storpi e sì disfatti, che verso loro ogni gallinella sarebbe una grande reina paruta. Furono in
questa forma i duo combattenti portati in arena: e perciocchè non gli ha natura di arme mortali
forniti, l’altrui artificio li guernisce1di un raffio e di un pungiglione, e senza altri, che i pitters, a modo di
patrini, cui commesso è l’incitarli ed accenderli, sono lasciati in mezzo al campo. Appiccasi la
zuffa; e i guerrieri con occhio di bragia e con le penne irte, gran destrezza e accorgimento ed
ardir mostrando, ad incontrar testa per testa si vanno. Più volte ai patrini convien trar fuori
delle piaghe i ferri sanguinenti; e ricomincian la guerra con più impeto è con più ira. Ma
de’riguardanti qual con l’uno, qual con l’altro guerreggiator tenendo, stanno attesi all’evento; ed
un cieco metter de’pegni li tiene con più passion sospesi in su lo spettacolo. A ben porvi cura, si
sarebbe, alla inquietudine ed all’affanno di certi, potuto dedurre che coll’estremo colpo dell’un
degli uccelli dovesse tutto andarne il suo stato, e piaccia a Dio, non ancora il benessere di tutta
la sua casa. Molti e duri furono gli assalti; ma ultimamente l’un de’nemici con tanto impeto per la
testa all’altro diede del suo pungiglione, che non l’un degli occhi ne fece schizzar via, ma quasi
lo fendè per mezzo. E que’crudeli spettatori, senza alcuna pietà avere di quegli uccelli, levarono le grida e il rumore sì alto, che, tratto fuor l’ago dalla ferita un’altra volta,
fu rinnovato il congresso. Ma perciocchè le forze degli avversarii rotte e trafelate erano, poco più
altro fecero d’arme, e poi cadder vinti; e tremando e boccheggiando s’abbandonâr giù col capo: il
quale dall’un de’duo, dopo non guari di tempo, fu un cotal poco mosso; e dichiarò lui vincitore.
1Nella stessa guisa i Romani armavano i galli. Plinio fa menzione dello sprone che chiama telum; ma la gafle, specie di uncino, è stata inventata dagl’Inglesi.
