Lo Spettatore italiano: Il crudel governo che si fa de’cavalli
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Il crudel governo che si fa de’cavalli
Quante fiate mi ha mosso ad ira il vedere vetturini spietati straziare a colpi di frusta i
poveri cavalli, che con fatica e con angoscia andavano su per un ripido e scosceso cammino! Che se
quelli avessero avuta la favella, avrebbero detto: Deh! lassi noi, le forze nostre sono esaurite:
non possiamo trarre più forte. O tu delle create cose tiranno, fa che pietà delle nostre pene ti
vinca. Quante fiate, per ingordigia di vil mercede, i vetturini, perchè s’affretti l’andata, si
conducono ad usar violenza agli sventurati cavalli! E se ve ne sono de’sì pietosi che non si
consentano a farli correre a scavezzacollo, quando quelli possono trottare appena, si comincia
contesa contro essi, e si viene alle minacce. Ora può uomo in tanta e sì premente bisogna o vaghezza
trovarsi, che non abbia più i sentimenti della umanità? Voi, cortesi donne, che per vostra parte
avete la tenerezza e la compassione, la cui benivoglienza ed affezione tutte e creatore abbraccia,
deh! non vogliate per poco conoscimento di tal crudeltà farvi ree. Anzi piacciavi di essere
sostenitrici di questi animali sì buoni ed infelici, dalla pietosa Giulia prendendo esempio.
Chi è che co’suoi occhi non abbia alcuna fiata visti gli strazi che fanno i carrettieri
de’poveri loro cavalli, i quali dovrebbero esser avuti per compagni delle loro fatiche
e de’loro affanni?
Ma se la fortuna de’cavalli adoperati alla soma ed al traimento è dura, non lo è meno quella
de’cavalli deputati alla carriera, quantunque meno penosi sieno in apparenza i loro travagli.
La natura formandolo ha in lui posta tutta la leggiadria, la nobiltà e la proporzione delle
forme; e costoro sono sì presuntuosi, che s’avvisano di far meglio essi che la natura, mozzando sua
coda e sue orecchie al cavallo per più ornamento. Or come dee potere esser questo, che
alcuni non s’abbiano ad accorgere della bellezza e dell’utilità di quella grossa e lunga coda che
l’una estremità del suo corpo sì ben termina; come quella che giovagli contro i fastidiosi insetti;
che gli ricuopre le naturali operazioni, della qual decenza sarebbe anzi da trarre esempio, che da
cercar distruzione; e che, oltre alla bellezza che ad ogni suo atto gli dona, aiutalo a
contrappesarsi nel correre, e vie meglio i suoi passi assicura? Nullo animale ha orecchie tanto ben
formate e ben poste, e mobili e deste, quanto il cavallo, di cui son quelle non men che
manifestatrici d’ogni sua passione. Non per tanto sì delicata parte acerbamente sì tronca,
ingrossando l’udito della bestia, e lasciandole il capo più che mai nudo al vento ed all’acqua, per
lo barbaro talento di disfigurarla. E dico a voi, o grandi maestri e ammendatori dell’opere di
natura, che i cavalli privati della coda e delle orecchie in pregio avete, e perchè vi gabbate voi
de’Cinesi, i quali de’piedi orribilmente piccoli che hanno le lor donne, si dilettano; o perchè
schernite gl’Indiani, che ai bruni denti ed alle guance tattuate delle femmine loro innamorar si
lasciano?
Zitat/Motto
Est autem non modo ejus qui sociis et civibus, sed
etiam qui servis, qui mutis pecudibus praesit, eo
rum quibus praesit commodis, utilitatique servireNon pure a coloro che agli alleati ed ai cittadini, ma
etiam qui servis, qui mutis pecudibus praesit, eo
rum quibus praesit commodis, utilitatique servire
(Cicer.~k).
Non pure a coloro che agli alleati ed ai cittadini, ma
eziandio a chi agli
schiavi presiede e alle mute crea
ture, conviensi de’sudditi suoi il bene e l’utilità
pro
cacciare.
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Exemplum
Andandomene io un dì da . . . . a . . . . . ebbi a vedere un cavallo,
nel punto che il cocchio per lui tirato s’arrestava alla posta, cadere sotto il traino. Gettato un
alto gemito, e fermando in me gli occhi quella povera bestia rendè la vita: ed a me pareva che mi
pregasse che io dovessi in pro de’suoi simili alcuna cosa ragionare. Quando intesi che egli in quel
giorno era andato tre poste, essendo in prima più settimane stato senza aver luogo ne posa: sì,
dissi meco, ben io torrò la vostra difesa, poveri cavalli. Per uom sensibile cui non è indifferente
nessuna specie d’afflizioni, qual può esservi più degna occupazione, che proteggere le mute
creature, quando son malmenate e patiscono? Certo sempre per un membro nocevole al corpo sociale ho
io tenuto colui al quale aggradisce il fiero diletto di tribular gli animali. Uno de’cosifatti
ammazzerebbe un suo pari, guaterebbe lo stocco sanguinente, e riderebbe. O dolce
simpatia, o singularità gentile dell’umanità! privato di te l’uomo, sarebbe un mostro de’più
spaventevoli.
Ebene 3
Exemplum
Con costei andai io un giorno ad una casa di campagna distante dalla
città molte leghe. Avvenne, che correndo il nostro carro sì ratto che non lasciava considerar cosa,
di subito scemarono la lor velocità i cavalli. Il cocchiere di ciò meravigliandosi,
cominciò dar loro duramente della frusta; ma niente valeva; i cavalli andavano pure passo passo: per
la qual cosa egli arrabbiando raddoppiò le frustate; nè gli bastando, cominciò sopra il capo del
cavallo che più tardo pareva, col manico della frusta a percuotere. Tanta crudeltà non potè vedere
la Giulia; e gridava di tutta sua forza al cocchiere, che si dovesse andar piano; ma quegli era sì
pien di stizza e infocato, che non prestando orecchio alle grida di lei, seguitò rigidamente a
battere i miseri cavalli finchè ricominciarono un poco di trotto. E così procedendo, parve a me
veder l’uno zoppicare, e lo additai al cocchiere, il quale mal volentieri si mosse a scendere giù, e
guardar ne’piedi del cavallo. Nè stato molto spazio di tempo a cercarvi, gridò: L’ho pur trovato; e
dalla fossa del piede di quello un ciottolo acuto trasse fuori; Oh! povero Fendano, dicendo al
cavallo che egli aveva aitato, per certo non potevi tu camminar tanto; mi pare un miracolo che tu
abbia mutato un passo. Povera bestia! povera bestia! Ed intanto gli faceva carezze e palpavagli il
collo. Poi tornato su, riprese lento lento la via. La dicería che verso il suo cavallo fece il
cocchiere, comechè non portasse il leggiadro stile di quella che verso i suoi Ettore tenne, non però
di meno mi piacque; e poco mancò che, per l’affetto il quale allora gli dimostrava, non mi si
facesse perdonare le ingiurie e l’offese che gli avea fatte.
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Exemplum
Ponete mente, mi disse Eugenio un dì che per ventura andavamo insieme
a diporto; ponete mente a quella muta, a veder come il carico la travaglia. In questo freddo e rio
tempo dell’anno s’affaticano in servigio dell’uomo queste sciaurate bestie; ma guardate quanto è
ingrato colui che le guida: vedete là come furiosamente quinci e quindi su le lor groppe mena la
frusta, come ad ogni colpo ne spiccia il sangue; come i cavalli, avvegnachè lassi è spossati, fanno
pure l’estremo delle lor forze; e vedete là, come soverchiato all’ultimo il rialto, lodasi il crudel
maestro del suo feroce menar delle mani, con cui ha vinta la prova. Guardate di qua un altro
carrettiere non meno che il primo efferato, come con una frustata al cavallo che va innanzi, il
quale, scaricando lui la carretta, si è mosso alquanto di luogo, ha cavato l’un occhio del capo; e
come bestemmiando, la medesima sua ferocità ancora non si rimane dal molestare e percuotere quel
dolente animale.
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Exemplum
E qui meritamente son da biasimar forte gl’Inglesi, presso i quali si
son mutate le corse in così disumani, come disonesti spettacoli. O quanti corridori sono sagrificati
alle furie degli scommettitori, e sotto la sferza e sotto gli sproni trafelano! Perciocchè se ad una
fiata ha potuto un cavallo nello spazio di un’ora correre dodici miglia, non istarà
guari che egli parrà sufficiente ad andarne quindici; e questo aumento non sarà l’ultimo, s’egli
vince l’aringo: conciossiachè il suo possessore, sua ragione facendo, non guardi ad altro, se non se
alla differenza che è dal valore del pegno messo, al prezzo del cavallo, se mai avvenisse che per lo
violento correre gli stramazzasse. In Inghilterra, come altrove, quando al cavallo per vecchiezza è
venuta meno la sua bellezza e la sua gagliardia, egli è in dolorosissime fatiche condannato a
distruggere il rimanente della sua vita. E imperciò con tutto che esso per lo lungo e fedele suo
servire abbia meritato che il suo signore gli sia conoscente e benigno, nondimeno è infelice la sua
vecchiezza. Quante volte questi celebrati corsieri che tanto onore si fecero in Newmarcket, e tanto
estolsero ed arricchirono il signor loro, son riservati, non ostanti lor corone, a tirare li cocchi
e le carra! Io ho veduto non senza increscimento questi corridori degradati, e la lor mestizia era
aperta testimonia che essi la ingiusta lor degradazione sentivano. Le cagioni perchè i cavalli sono
sì mal governati ed afflitti, non sono solamente l’inumanità e l’avarizia; ma è da giungervi ancora
un gusto capriccioso e feroce dagli Inglesi cercato, che è il mutilare e sformar questo bello
animale, sotto titolo di dargli perfezione.
