Lo Spettatore italiano: La ghirlanda di rose
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La ghirlanda di rose
Zitat/Motto
Candida rosa nata in dure spine,
Quando fia chi sua pari al mondo trove?
Quando fia chi sua pari al mondo trove?
Petr., p. I., s. 208.
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I più piccoli guiderdoni bastano per infiammare gli animi a virtù,
solo che sieno concessi a chi gli ha gloriosamente meritati. Ma l’emulazione, la quale è dall’amor
dell’utile eccitata, è propria, per la natura stessa delle ricompense da lei proposte, ad avvilire
gli animi, anzichè a nobilitarti. Così presso i Romani le corone di quercia, di lauro e di qualche
erba ancora più vile erano tenute in grandissimo pregio, ed a queste dee Roma l’imperio del mondo.
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Allgemeine Erzählung
Sia sempre in riverenza la tua memoria, o virtuoso Medardo, il quale
da una semplice ghirlanda di rose sapesti far germogliare tutte e virtù, e mediante quella di una in
altra generazione perpetuarle. Questo santo vescovo, nato circa la metà del sesto secolo a Salency
nella Picardia, volle che ogni anno fosse decretata una ghirlanda di rose a quella verginella del
suo villaggio che gli abitanti giudicato avessero la più virtuosa; e dicesi, aver lui posto colle
sue mani questo bel fregio sul capo di una sua sorella, cui la pubblica voce avea gridato Rosiera;
chè tale si è il nome ond’è onorata chi ottien la ghirlanda di rose. L’antichità non ci
ha mai mostro una più veneranda e più gentile istituzione di questa, nè che abbia prodotto più
salutevoli effetti. Perciocchè tutte le giovanette aspirano solamente a conseguire la rosa; e questo
dolcissimo affetto ingenera e fiorir fa in esse tutte le virtù del loro sesso. I giovanetti, per
desiderio di rendersi degni della scelta delle Rosiere, usano continua severità inverso di sè, e si
sforzano di reprimere i movimenti delle gagliarde passioni. Per tal guisa gli abitanti di Salency
conservano l’innocenza e la semplicità dei villerecci costumi, senza averne però la rozzezza; ed una
Rosiera, coll’ottenere il premio della virtù sua, riceve pur quello dell’onestà di tutti i parenti;
talchè si può dire che in uno coll’eletta donzella è incoronata di rose tutta la sua famiglia.
Spesso s’imprendono lunghi viaggi non per altro che per soddisfare ad una vana curiosità: ma
certamente nessun oggetto mondano dovrebbe più attrarre i viaggiatori, che la gioconda festa di
Salency. La rimembranza che io n’ho serbata, si è una delle più care della mia vita. Dapprima io
chiesi contezza del modo che ivi si tiene affinchè la scelta della Rosiera sia fatta non con amore
di parte, ma secondo i più stretti termini della ragione; e seppi che un mese innanzi la ceremonia
gli abitanti insieme uniti eleggono tre verginelle da presentare al loro signore, o a chi le veci ne
adempie. Questi dichiara Rosiera colei che più degna gli sembra; e tale elezione è
subitamente pubblicata, acciocchè le altre concorrenti, se mai fosse a proposito, ci si possano
opporre: atteso che la più lieve cagione di rimprovero è per sè bastevole ad impedire l’acquisto
della desiderata corona.
Per vaghezza di più particolarmente conoscere la giovane Rosiera, io mi condussi il seguente
mattino da lei col Balì del villaggio: e mi congratulai col venerando genitore di quella, che avesse
avuto in sorte una figliuola tanto virtuosa e gentile. “Ella sola mi fa caro il vivere, dissemi il
vecchio; e le virtù sue si derivano tutte da quelle di una diletta madre.” Il Balì pregollo di
mostrarci le molte ghirlande che il vecchio conservava, siccome egli disse, qual preziosissima
eredità. Apre allora il padre di Coletta un armadio ripieno di corone, di cui ciascuna avea una data
distinta: la più antica delle quali era del duodecimo secolo. “Quai titoli di nobiltà! diss’io al
Balì: questi senza fallo contrappesano bene ad ogni altro, sendo la prova di un merito tutto
proprio.” Coletta osservar mi fece l’ultima di queste corone, quella cioè che aveva ottenuto sua
madre. “Ah! gridò essa colle lagrime agli occhi, perchè non ha potuto ella esser
presente al mio trionfo! Certo n’avria goduto quanto io. Ricevi, o cara madre, l’omaggio di questa
corona, la quale ho acquistata imitando le tue virtù; e comporta in pace che ella da canto alla tua
sia posta.”
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Exemplum
La scelta che allora venne in sorte alla giovane Coletta, fu anche
dalle sue rivali applaudita. Alla qual donzella, per ventura, non per altro fine aveva il cielo
largite tutte le sue grazie, che per rendere più vistosa ed amabile la virtù: se non che ciò da lei
sola ignoravasi; e tutte le sue parole e le azioni prendevan l’immagine della naturale semplicità
del suo cuore. Perduta avendo nell’età di anni quattordici la madre, ella, maggiore dei fratelli e
delle sorelle, ne avea tenuto loro le veci, e cogli esempi e coi consigli suoi gli aveva alla pietà
e alla virtù educati. Il dì della festa, Coletta, di bianco vestita, recossi al castello del signore
al suono dei tamburi, delle viole e delle cornamuse, dalla sua famiglia accompagnata e da dodici
verginelle, pur esse adorne di candide vesti, alle quali dodici giovinetti del villaggio porgevan la
mano. Fu ella in prima menata dal signore e dal suo corteggio alla chiesa parrocchiale, ove ai
divini officii assistè in mezzo del coro; ed appresso introdotta nella cappella di S. Medardo. Quivi
il venerando pastore celebrante benedisse la corona di rose che era sopra l’altare; e poi ch’ebbe
con semplicità ed affetto sermonato, la pose in capo alla fortunata Coletta. Compiuta questa
funzione, cantossi il Te Deum~i, ed un inno in laude di S. Medardo. Oh! quanto debbono
andare alteri gli abitanti di Salency dell’avere avuto un Santo per institutore di tal festa. Qual
augusto carattere è alla corona di rose da quest’origine impresso! La verginella in ricevere quel
dono prezioso arrossa, piange di gioia e trema per un segreto orrore, avvisando di essere incoronata
dalle stesse mani di S. Medardo. Nell’uscir di chiesa, fu la Rosiera, secondo l’uso, invitata ad un
semplice e frugale banchetto apprestatole dagli abitanti; e la festa si chiuse con un ballo
campestre, in cui l’allegrezza dei danzatori si concordava mirabilmente coll’innocenza dei loro
costumi.
