Lo Spettatore italiano: Il villesco sposalizio
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Il villesco sposalizio
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Allgemeine Erzählung
Passeggiando, com’è mia usanza, un dì con Eugenio, il menai per
tortuosi sentieri quasi all’entrare di un campagnuolo abituro. E perciocchè era il mattino
bellissimo, tutta la famiglia di là entro erasi sotto un gran pergolato raccolta, al quale molti
cesti di rosai ed alcuni arboscelli in cerchio posti facean siepe. Siccome ci accostavamo dall’un
de’lati, niuno s’accorse del venir nostro; onde io dissi ad Eugenio: Celiamoci dietro questi
fogliuti ramicelli, e stiamo a vedere ciò che coloro ivi fanno. Erano ivi un vecchio venerabile, una
buona madre della famiglia, con una figliuola, la quale di poco doveva i sedici anni aver
trapassati, viva e fresca, che un’aurora di primavera parca. Ci aveva ancora un giovane villanello
venuto dall’un di quei contadi a chiederla per moglie, e le giovanette sorelle della sposa; e tutti
insieme formavano il più bel gruppo e il più commovente che mai o ateniese o romano pittore
disegnasse. Stavasi ritta in piè la fanciulla infra l’amante e la buona madre che le sedea
dappresso, abbandonando ad essa il suo manco braccio, la quale con tutta la passion del materno
amore sel teneva forte: l’altro braccio aveva poggiato in su quel del giovane. Così
dolcemente posta dalla natura in forse, con gli occhi socchiusi, parea stare sospesa intra la madre
e l’amante; ma movendo ella soavemente le dita su per la nerbosa mano di questo, facea palese la
violenza dell’istinto, il cui segreto e potentissimo incanto a lui l’attraeva. Un vestimento
contadinesco di lino bianco come neve ricuopriva modestamente le belle fattezze della sua persona,
non sì però che non consentisse a farle apparere, e con la sua bianchezza rendere più notabile lo
splendore de’suoi begli occhi neri, e delle sue treccie ancor nere come l’ebano. Una rosa non ben
dischiusa, nel suo sen posta, era il maggior suo adornamento. L’una delle sue sorelle, non meno
amorosa e piacevole che ella si fosse, tutta assorta nel pensiero della prossima separazione,
chinava sopra l’omero sinistro della cara sorella il bel volto vestito di malinconia e di tenerezza,
e col destro braccio intorno al collo di lei affettuosissimamente la si stringeva. L’altra sorella,
che dietro la sedia del buon vecchio stava, sporgeva innanzi la testa, e con un pocolin d’invidia
guatava l’avventurata sorella e il villanello a lei fidanzato. La madre stava in silenzio; ma ora
alla figlia, ora al marito le pupille girando, da qualche lagrinietta velate, parea dire nella
tenera favella della natura: O genitor della mia figliuola, come farò io a dipartir da me costei che
tutto si tiene il mio cuore? Somigliante all’aspetto di un patriarca era la sembianza dell’antico
padre della famiglia, come colui che al primo ragguardamento prendeva l’animo altrui, e
confidenza di sè induceva. Aveva egli per età bianchi i capelli; nè d’altro desiderio ardeva, che di
vedersi intorno alle ginocchia pargoleggiar uno stuol di nepoti. E che miglior ventura poteva
incontrargli? Bello ed aitante della persona e buon lavoratore era il giovane, e oltre a questo, era
figliuolo d’uno de’suoi più cari amici che la morte rapito gli avea. Amava il garzone così
teneramente colei che dimandava per isposa; ed era da lei con tanto affetto del suo amor pagato, che
non poteva il buon vecchio star punto in forse. Volgendosi alla sua dolce compagna con un volto che
manifestamente portava segnati i suoi pensieri: Buona madre, le disse con voce così affettuosa e
movente che ne ricerca ogni via del cuore, che dobbiamo noi fare? L’uno è buon giovane, l’altra è
delle migliori fanciulle; perchè contenderemo noi che felici amendue divengano? Mai no. E così
dicendo, le mal ferme braccia verso lei protendeva. La madre con gli occhi di pianto bagnati, in
altra guisa non assentì, che dolcemente ridendo un poco, mentre con ambe le mani stringea le
tremanti braccia della sua figliuola. E d’altra parte il vecchio rivolto al garzone, il quale non
potendo per la soprabbondante letizia formar parola, in atto solo gli si chinava: Tieni, figlio mio,
gli disse, tieni, prendila, figlio; ella è tua, e sii certo ch’io ti do la cosa più cara ch’io
m’abbia: amala teneramente, e tienine conto. E tu, figliuola mia, vogli essere così buona moglie e
così buona madre, come sei tu sempre stata buona e pietosa figlia; acciocchè ambi Iddio
vi benedica e vi consoli. Qual tempra di cuore abbisognava per osservare questo quadro, e rimanersi
ad occhi asciutti? Noi piangemmo, ma dolci erano le nostre lagrime; e mal reggendo a cotanta e non
attesa piena d’affetti, sbucammo fuor del nostro nascondiglio, e palesandoci: Buon giorno, io
incominciai indirizzandomi al vecchio: siateci della vostra man cortese. Buon giorno, ottima madre.
Può esservi giornata più lieta pei genitori, che quella in cui rendono felici i loro figli? Diteci,
o buon vecchio, non è egli vero che al veder questi innamorati giovinetti vi pare ringiovanire di
trent’anni? Per certo saranno essi la consolazione de’vostri giorni, e voi nei figliuoli loro
riviverete. A queste parole la fanciulla tutta arrossata nel viso, e schiva e selvatichetta ricorse
dietro alle spalle del suo promesso marito per non farsi vedere. O l’ipocritella, dissi io, che si
vergogna, e vuol far che noi non veggiamo come ella è contenta! Per suo dispetto adunque e per suo
gastigo io sarò alle nozze, e voglio alla camera nuziale accompagnar la novella sposa.
