Lo Spettatore italiano: Il ritorno di primavera
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Il ritorno di primavera
Zitat/Motto
Ciò ch’io vedeva, mi sembrava un riso
Dell’Universo, perchè mia ebrezza
Entrava per l’udire e per lo viso.
Dell’Universo, perchè mia ebrezza
Entrava per l’udire e per lo viso.
Dante.
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Ebene 3
Non ritorna mai, diceva Letirso, questa sollazzevole stagione che non
mi ravvivi e non mi rallegri l’animo tutto quanto. E qual è l’uomo che non ne goda? Non ci è poeta
che non s’ingegni di manifestare l’affezione che ha ai fiori, alle aure, agli uccelli di primavera;
e la più ricca fantasia, a voler ritrarre la felicità del secolo d’oro, non seppe altro ritrovare
che una perpetua primavera, come il più conveniente rimerito della innocenza. E nel vero questo
annuale rinnovellarsi del mondo, e questo nuovo apparato delle delizie di natura ne reca
maravigliosa ed ineffabile gioia; a cui chiamare ed affrettar col desio ne costringe il freddo e
l’orror del verno caduto, quando tutte le cose vedove d’ogni bellezza giacciono; di modo che il
primo fiore che s’apre e ci si dimostra, noi, come di felicità messaggiero, salutiamo. La primavera
presenta ad un animo sgombro di cure e di passioni, e aperto ai riposati piaceri, tutto quello che
nella presente vita ne può dilettare. I verdi prati, i boschi fronzuti, l’aura che si
muove ed olezza de’più soavi profumi, il piacevol cantare degli augelletti che d’ogni lato risuona,
la gioia che al ringiovanir dell’anno appalesan le bestie che rinate vedono le loro pasture; queste
cose, ed altre cosiffatte, fanno piovere in terra tanta e tale allegrezza, che a volerla degnamente
descrivere chiamasi il sorriso della natura. Io non so, rispose il malinconico Eugenio, se siane
cagione una mia mala disposizione, o altro; ma è certo che io sempre ho tutt’altro sentito da quella
letizia, la quale fedele amica e compagna si reputa del tempo d’aprile. Per mezzo il verde che
riveste la terra, e la temperanza dell’aria e la serenità del cielo, io provo dentro me una soave e
gradita malinconia, la quale dalla bellezza della campagna e dal canto degli uccelli emmi vie più
addolcita sì, ma non tolta. Si può per avventura investigare donde abbia origine tale malinconia,
alla quale tutti i contemplativi animi più in questo che in altro tempo vanno soggetti. Sendo la
primavera quella che il rinovellamento rimena dell’erbe e dei fiori, per naturale andamento diviene
la stagion delle rimembranze. Le cose che abbiamo intorno, non ci son nuove se non in quanto
rinascono, e in quanto che ci fanno comprendere averle noi conosciute negli anni passati. Poichè
l’inverno, che sembra il ritegno del corso della natura, ne le ha tenute per alcun tempo nascose,
noi le riveggiamo, come amici gran tempo scompagnati, con sentimento più di tenerezza che di
piacere. Se non ad altri, a coloro questo addiviene, i quali, essendo lungamente
vissuti, hanno potuto vedere le vicissitudini delle cose umane. Anche le persone che poco e breve
tempo hanno patito, riandando col pensier gli anni corsi, trovano infinite memorie di tradite
impromesse e di speranze ingannate. I sogni della puerizia ed i pensier giovanili partendosene,
hanno lasciato il campo ad affetti di qualità diversa. Onde è che in mezzo al riposo e alle bellezze
delle scene campestri di che abbellasi la primavera, noi ci andiamo con vivissima immaginazione di felicità rammentando, il che del
presente stato non ci lascia esser contenti. Ma questa ricordanza non si ferma già al farci
ripensare a quello che eravamo noi; ma i compagni e gli amici de’nostri primi anni ci ritrae, e le
venture a quelli incontrate; e con una sollecitudine mista di rammarico ci tornano a mente i nomi
dei condiscepoli, e c’inducono a considerare quanto pochi dalle calamità della vita e di sotto i
rivolgimenti dei tempi ne sono campati. Maggior dolore è poi ricordarsi di quelli ai quali o
parentado o amicizia ci aveva collegati, e che o per lontananza o per acerbo morire o per
alienazioni d’affetti abbiamo per sempre perduti. Che se uno da simiglianti considerazioni si lascia
occupare in modo ch’elleno diventino un’abitudine naturale, sarà egli meno disposto alle romorose
brighe del mondo e al godimento della conversazione ordinaria. Ma io penso che si
potria trarne grande vantaggio. Siamo noi poco inclinati a por mente a noi stessi, e tegniam troppo
conto delle cose di questa vita: ma chi ha presa usanza a quei pensieri onde ho favellato, porrà
ogni studio e cura sopra se stesso; il che gli farà conoscere quanto vana cosa sia il mettere il
cuore a queste dilettazioni esteriori. Nè frattanto gli sarà mestieri di vestire quell’animo
insocievole che indur suole la severità dei tristi ascetici. Ma la soave malinconia di che gli fia
l’animo ingombro, gli darà tal mansuetudine che a basse e vili passioni lo farà soprastare. Ella gli
insegnerà ad avere gli uomini per fratelli suoi, che vanno seco per uno stesso cammino e sottoposti
alle stesse calamità. Ella gli farà venire il desiderio di addolcire le loro pene, e gli purgherà il
cuore da ogni malvoglienza ed invidia. In tal modo parerà egli poco sensibile ai diletti del mondo,
ma sarà più virtuoso e beato.
Zitat/Motto
Il dolce tempo della prima etade
